Storie di rivalità: Federer o Nadal, Evert o Navratilova, McEnroe o Borg. Oppure 1+1=1

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Storie di rivalità: Federer o Nadal, Evert o Navratilova, McEnroe o Borg. Oppure 1+1=1

Testa o croce? Pari o dispari? SInner o Musetti? Agassi o Sampras? Quale delle due Kessler? Non sempre bisogna scegliere: a volte 1+1 fa sempre 1.

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Bjorn Borg e John McEnroe (foto via Twitter, @Wimbledon)

Beatles o Rolling Stones? Lennon o McCartney? Si narra che Paul McCartney avesse rubato le note agli dei. John Lennon, derubato, lo chiamò per suonare nella band da lui formata. Qualcosa da suonare alla chitarra il test. Dopo nemmeno un minuto, pur sapendo cosa rischiava, John non ebbe dubbi e il giovanissimo Paul divenne un Quarryman e quindi un Beatle. Poi il suo alter ego. Lennon/McCartney divenne firma unica. Contrapposizioni, schieramenti, divisioni. Ma davvero son tali o semplici necessarie parti dell’Uno? Armonia dei contrari. Non nacque forse il Big Bang dal silenzio? Non è forse il bianco l’assenza di colori e il nero la loro somma? Un tunnel è tale se in fondo vi è la luce, l’alba regge sempre un tramonto, la quiete la tempesta.

Chris Evert, l’eleganza di un nuovo tennis. Gesti morbidi, femminilità, esponente del nuovo rovescio bimane. “Two Handed Backhand killed the Classic Stars”. Giocatrice dalla regolarità imbarazzante, pressoché imbattibile sul rosso, sarebbe divenuta una delle tenniste che più hanno ispirato le generazioni a venire. Impossibile da imitare la sua antagonista, rivale e nemesi Martina Navatilova. Tennis estroso e capriccioso il suo, ben presto affinatosi in un serve and volley di classe e potenza mai eguagliata in campo femminile. Evert la lineare elegante compostezza, Navratilova il frastuono del genio. Melodia vs Jazz Core. Si incontrarono 80 volte, 43 a 37 per Martina, 18 Slam a testa, la più grande rivalità che il tennis femminile ricordi. La differenza di stili, volée contro passante, attaccante contro regolarista, la sceneggiatura del match perfetto. Kubrick, Lynch, Kurosawa o Tarantino? Bolognese o genovese, fiorentina o milanese? Bianco o rosso? Londra o Berlino, Borges o Calvino? La mamma o il papà? Gassman non volle bene a Carmelo.

Martina Navratilova e Chris Evert – Wimbledon 1978 (foto via Twitter, @Wimbledon)

Dove non arriva il divino sopperisce il lavoro. Roger Federer diede il buongiorno al mondo agitando una racchetta. Nessuno ebbe dubbi sul suo futuro. Tennista immenso, collante tra il tennis che era e quello che sarebbe stato, avrebbe potuto essere ancora di più se per una parte della sua carriera non avesse dovuto competere con avversari che non lo hanno spinto a migliorarsi per manifesta inferiorità. Il Dio del tennis per non sprecare simil talento gli mandò Nadal. Rafa nacque destro, ma lo zio lo impostò tennisticamente mancino. Gli creò una uncinata di diritto che mandava i destri a giocare nei teloni sul lato del rovescio. Fisico ipertrofico, atteggiamenti e agonismo da lottatore, mano comunque educata che con allenamento ed esperienza sarebbe diventata negli anni sempre più una caratteristica non secondaria del suo gioco. I due avevano tutto per dar spazio ai media per costruire una rivalità.

Personalità e tecnica agli antipodi. Roger elegante nei gesti e nel vestiario, fisico del tennista perfetto, magro, muscolato il giusto, leggero ed elastico. Da decatleta il fisico di Rafa come appariscente i gesti e il look. I match tra i due agli inizi avevano uno schema fisso: Nadal che schiaccia nell’angolo Federer martellandogli il rovescio e questi che si intestardisce ad affrontarlo frontalmente finendone sommerso. Roger avrebbe poi capito che fare a pallate con Rafa aspettando lo spiraglio per lasciare andare il diritto e venirne fuori era dare testate ad un muro. Messa a punto la sua versione di tennista contro balzo-rete, avrebbe risistemando gli equilibri, dando vita a match decisamente meno scontati nelle dinamiche e spesso memorabili, come la finale agli Australian Open del 2017.

L’abbraccio tra Roger e Rafa dopo la finale a Melbourne del 2017

In questa rivalità non è riuscito ad infilarsi Djokovic pur essendo dei tre quello con più vittorie all’attivo negli scontri diretti e con buone possibilità di battere il loro record di vittorie negli Slam. Non che non abbia titoli, personalità e qualità, Djoko, o che si possa negare una rivalità con gli altri due, ma quella di Fedal è troppo radicata da poter essere in breve tempo estirpata o ammetterne altre di pari grado. Il tempo metterà forse le cose al proprio posto. L’uomo ha bisogno di eroi e abbattere i totem non è mai facile insegna Freud. Federer e Nadal sono anche amici, la rivalità è essenzialmente costruita e alimentata ad arte dai media. Scatenare tifoserie è utile al marketing e al sistema tennis tutto. Indubbio è che la presenza dell’uno abbia aiutato a fare dell’altro un tennista migliore.

Sergio Leone faceva del cavaliere solitario il proprio bounty killer. Sguardo fiero, sprezzante, magnifico Eastwood, come sprezzanti le pistole del punk della Westwood. Sampras comparve sulla scena del tennis facendosi affibbiare il nomignolo di “pistol” Pete. Facendo fuori prima Lendl e poi McEnroe, spazzò via i protagonisti del decennio precedente intascando uno Slam come taglia. Con calma avrebbe raccolto anche le taglie di Becker ed Edberg e della loro “volleatoria” rivalità, ben avviando una carriera che lo avrebbe portato a vincere 15 Slam. Ebbe come primo avversario Goran Ivanisevic, ma fu una brevissima rivalità. Goran lo seguiva a ruota per talento, ma la testa gli andava per fatti suoi. Sarebbe stato un avversario più credibile Jim Courier, ma la sceneggiatura aveva già il nome dell’antagonista: Andre Agassi.

Come avvenuto anni dopo per Federer e Nadal, Pete ed Andre erano agli antipodi in tutto: tipo di tennis, stile, look, atteggiamenti. Innescavano un immaginario completamente differente. Come sarebbe accaduto con Rafa e Roger, era quello più classico e sobrio apparente bravo ragazzo ad essere più estroso in campo. Agassi avrebbe avuto miriadi di imitatori, lanciato mode, idolo dei bambini e dei neotennisti come anni dopo Nadal. Pete ne ebbe decisamente meno anche per il suo tennis di difficile serialità. Uno di questi si chiamava Roger Federer che ne ebbe ammirazione tale da scegliere anche lo stesso modello di racchetta. Shapovalov e Tsitsipas ringraziano i due giganti di essere esistiti, come prima fatto da Dimitrov ed ora da Musetti. Che il tennis li abbia in gloria per non disperdere il filo di questa narrazione.

 
Sampras e Agassi – US Open 1990

“La Grande Bellezza” è figlia de ”La Bella Vita” o solo parenti o semplici amici? L’ambient moderno è nipote della musica da arredamento della prima metà del ‘900? Una epopea è riproducibile dando il ruolo di protagonisti a nuovi attori? Panatta e Barazzutti, Pennetta-Vinci barra Schiavone, Sinner e Musetti, il futuro italiano che sa di presente. Ingredienti a sufficienza per creare dicotomia. Esce veloce la palla a Sinner dai piedi veloci sulla linea di fondo, nuovo step di tennis moderno senza fronzoli, sbrigativo fatto di botte veloci ed anticipate. Non fa mai due colpi uguali di fila Musetti, prendendo quel che gli gira dal suo baule pieno del completo repertorio del tennis. Rovescio bimane Sinner, ad una mano Musetti, diversissimi anche esteticamente. Vinceranno cosa? Chi di più? E Berrettini? Divisi i tavoli dei bar dei circoli le fazioni. I due sono amici e si rispettano non disdegnandosi supporto e complimenti. I giovani han sempre qualcosa da insegnare.

John McEnroe e Bjorn Borg, la madre di tutte le rivalità. In realtà la cosa riguardava più John, Bjorn, avremmo scoperto poi, era già troppo impegnato a gestire la rivalità con se stesso. Borg era bello ed invincibile, icona assoluta del tennis, inscalfibile mentalmente, atleta perfetto. McEnroe gli si pose al cospetto da bambino capriccioso genio della racchetta. Il ritiro di Borg sarebbe stato per lui la fine di una parte di sé stesso. L’avrebbe salvato la rivalità con Ivan Lendl. I due si detestavano ed ognuno avrebbe preferito qualsiasi supplizio pur di non perdere dall’altro. Purtroppo per loro ognuno avrebbe dato e preso batoste e che nessuno mai nomini con McEnroe nei paraggi, la finale di Parigi del 1984.

Monica Seles contro Steffi Graf e la fine, momentanea, del regno della tedesca. Una rivalità che ha per ricordo indelebile l’accadimento che ne ha segnato la fine. Ad Amburgo Seles viene accoltellata mentre è seduta al cambio campo da un folle tifoso di Steffi. Era il 1993, Monica aveva appena 19 anni e già vinto 8 titoli Slam. Nessuno sa cosa sarebbe stato la sua vita se avesse evitato quel giorno, quanto ancora avrebbe potuto vincere in un campo da tennis e quanto diversa sarebbe stata lei, in quanto persona e donna, fuori. Testa o croce? Pari o dispari? Quale delle due Kessler? Impazzivano i nostri nonni. Non sapevano che le Kessler non erano due, perché 1+1 a volte fa UNO. Dadaumpa.

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ATP Vienna, Sinner fa un sol boccone di Novak: ora scontro diretto contro Ruud. Out Norrie

Altra vittoria agevole per Jannik Sinner. Venerdì contro Casper Ruud in palio l’ottavo posto nella Race e la Top 10

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Jannik Sinner (ITA) - Vienna 2021 (© e-motion/Bildagentur Zolles KG/Martin Steiger)

[7] J. Sinner b. [WC] D. Novak 6-4 6-2

Sei vittorie di fila e 20 set consecutivi vinti su campi indoor. Due numeri che inquadrano bene lo stato di forma di Jannik Sinner, che ha raggiunto i quarti di finale anche all’ATP 500 di Vienna (decimo quarto di finale del 2021) giocando in maniera decisa e pressoché impeccabile, confermando un trend che prosegue ormai da dieci giorni. Il suo avversario, la wild card austriaca Dennis Novak, ha giocato un buon match a tratti, ma da metà primo set in poi Jannik ha preso il largo. Vittoria per 6-4 6-2 in 75 minuti di partita, altri 80 punti assicurati e top 10 ATP che si avvicina sempre di più.

Jannik non ha messo in campo una prestazione stellare (come invece era stata quella di 24 ore prima, contro il servizio di Opelka). Se stessimo parlando di uno sport di squadra il match contro Novak corrisponderebbe alla classica partita dove ci si può permettere un po’ di turnover. Anzi, dove sarebbe necessario, poiché il calendario non dà tregua né a Sinner, né a tutti coloro che stanno lottando per un posto alle ATP Finals. Infatti la partenza dell’azzurro è stata un filo più lenta rispetto alle precedenti partite (nelle ultime cinque non ha mai fatto superare al proprio avversario la quota dei quattro game per set).

 

Novak ha mancato due palle break sul 2-1, decidendo di cambiare troppo repentinamente col rovescio in lungolinea e incappando nell’errore non forzato. Il servizio ha aiutato invece Sinner a evitare troppi scambi prolungati nel corso della partita. Dopo aver gestito i primi 6 game, ha trovato il break grazie a qualche omaggio dell’austriaco. Molto carico il nostro, che salendo 5-3 ha stretto forte il pugno e poco dopo ha incamerato una prima frazione che è parsa “di routine”, ma in realtà non lo era affatto. Importantissimo anche il game vinto in apertura di secondo set da Jannik, che ha strappato subito il servizio a Novak e ha sfruttato un paio di sbavature avversarie nel turno di battuta per salvare una palla break e salire 2-0. Ha affrontato con grande sicurezza anche il game di servizio successivo, dove ha recuperato da 0-40. È riuscito così a non perdere il servizio per la quarta partita consecutiva.

Chiuso il secondo set, che si è rivelato essere una pura formalità, Sinner ha guadagnato i quarti di finale e si è avvicinato di qualche centimetro al sogno chiamato ATP Finals. Ora lo attende uno scontro diretto: sfiderà Casper Ruud, che al momento è il settimo giocatore della “Race to Torino”. Gli head to head dicono 1-0 per l’italiano, che ha battuto Ruud proprio sui campi di Vienna un anno fa. Sinner si presenterà con 2925 punti, Ruud con 3060: in caso di vittoria l’italiano accorcerebbe a -45 su Casper e supererebbe Hubert Hurkacz, conquistando l’ottavo posto provvisorio. Ma non finisce qui. Infatti una vittoria nei quarti di finale gli garantirebbe anche l’accesso alla top 10 ATP, mettendo fuori Dominic Thiem.

Ancora parliamo di congetture. Ciò che è certo è che Jannik ha guadagnato punti in ottica qualificazione sul campione del Masters 1000 di Indian Wells Cameron Norrie. Il britannico ha mancato tre match point di fila nel tie-break del secondo set e ha finito per cedere 6-3 al terzo set a Felix Auger-Aliassime, ancora non tagliato fuori dai discorsi di qualificazione, ma con un ritardo di quasi 600 punti dall’ottava piazza. Hurkacz manterrà quindi il suo vantaggio su Norrie, nonostante la sconfitta con Murray, almeno per qualche altro giorno. Sinner ha messo 50 punti tra sé e il giocatore britannico, con la chance di consolidare il vantaggio prima di Bercy. La lotta per giocare a Torino continua e ci aspettano giornate al cardiopalma.

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ATP Vienna: un grande Sonego si inchina davanti al muro norvegese di Ruud

Sonego cede le armi a Casper Ruud ma dimostra di poter lottare alla pari con un top 10

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Lorenzo Sonego (ITA) - Vienna 2021 (© e-motion/Bildagentur Zolles KG/Christian Hofer)

[4] C. Ruud b. L. Sonego 7-5 4-6 6-4

Una delle più bella partite fin qui giocate, piena di pathos e di emozioni, con Sonego che alla fine deve inchinarsi alla regolarità asfissiante di Ruud che rimane costante per tutte le quasi 3 ore di partita.

Un Ruud che porta a casa la dodicesima partita consecutiva a terzo set in un match 2 su 3, dimostrando una grande tenuta fisica e mentale, che alla fine spesso fa la differenza.

 

Precedenti che vedono Ruud in vantaggio 2-0, anche se questo è il primo scontro fra i due indoor, una superfice che i teoria dovrebbe avvantaggiare Lorenzo, anche in virtù della bella cavalcata che ha avuto lo scorso anno.

Si comincia così con Ruud che vince il sorteggio e decide di servire per primo. Fin dalle prime battute il tema tattico è abbastanza chiaro con lo scandinavo focalizzato nel cercare di portare gli scambi sulla diagonale di rovescio, proponendo palle cariche di effetto all’italiano.

Nel quinto game Lorenzo arriva ad annusare qualche possibilità, in un gioco in cui il norvegese non trova la prima ma Ruud gli sbatte la porta in faccia. Sul 40-30 e seconda di servizio lo scandinavo segue a rete una seconda di servizio, una situazione di gioco che abbiamo visto anche nel suo match di primo turno. Probabilmente un tema studiato a tavolino per garantire un minimo di imprevedibilità, anche su base statistica, visto che il padre e coach di Ruud ci ha confermato che si servono dei servizi di analisi statistica da parte di una società esterna.

Un Sonego comunque che va in crescendo e ritarda l’appuntamento con il break di un solo game: nel successivo infatti lascia andare il braccio e con 3 vincenti si assicura il break che però non riesce a consolidare. Nel game successivo a causa di un Ruud estremamente efficace in difesa che lo porta ad andare fuori giri. Il match insomma va un po’ a strappi, con Sonego che però fa più la partita, mentre Ruud cerca essenzialmente la profondità rispetto all’accelerazione definitiva e praticamente non sbaglia mai. La sensazione è che dopo circa 45 minuti di partita questo livello di giovo non sia sufficiente per portare a casa la partita, che necessita innanzitutto di partire da una maggior incisività al servizio, che nel primo set è chiaramente insufficiente.

Casper Ruud (NOR) – Vienna 2021 (© e-motion/Bildagentur Zolles KG/Christian Hofer)

Si arriva così al decimo game con Sonego che salva un paio di palle break ma sbaglia una sanguinosa quanto banale volee smorzata che gli avrebbe dato il gioco; fortunatamente però Lorenzo è bravo a mantenere i nervi saldi e a portare comunque a casa il gioco continuando ad attaccare a tutto braccio e stavolta chiudendo bene a rete. La sofferenza però continua nel game successivo, con il norvegese che continua a proporre palle complicate senza mai sbagliare e porta alla fine all’errore Sonego, che regala il 7-5 con un doppio fallo e due banali errori non forzati, che però sono anche figli della pressione costante a cui il nostro ragazzo è sottoposto. A fine set le statistiche raccontano un solo errore non forzato di Ruud, contro i 12 di Lorenzo.

Secondo set che continua con questa andazzo e Lorenzo che sembra Laocoonte preso fra le spire del serpente che cerca di divincolarsi e in un qualche modo riesce a salvare la ghirba nel primo gioco. Il problema è che proprio uno non sa da che parte prenderla: Ruud oggi è veramente impeccabile in termini di consistenza, e non si tira indietro quando si trova una palla facile da spingere con il dritto, soprattutto quello a sventaglio. Insomma fino ad ora bravo lui (e magari pure fortunato ad essere nato 15 anni dopo Ferrer, Ferru sarebbe orgoglioso di questo suo epigono). Ci vorrebbe insomma che Lorenzo trovasse un’altra marcia, come fece a Roma contro Djokovic nel secondo set. E facendo leva sul carattere questa marcia Sonego la trova, con una performance al servizio che nel secondo set sale di livello come prime in campo (oltre il 70% e tirate a tutta fra l’altro). Peccato che Ruud anche in risposta manda di là di tutto e nell’ottavo gioco sono di nuovo guai: altra palla break per il norvegese, ma stavolta Lorenzo è bravissimo a tirarsi fuori dalla buca: basti dire che per chiudere il game deve inventarsi un passante di rovescio di volo e di pura sensibilità. Non sono solo i pochi errori non forzati, ma la qualità della difesa e la capacità di gestire e appoggiarsi alla velocità di palla di Sonego, che vista da bordo campo vi possiamo assicurare che viaggia eccome, in un campo, il numero 2, che da meno spazio ai giocatori per difendersi. Nel game successivo Ruud sembra sbrigare la solita pratica ma da 0-30 si fa riprendere e stavolta il serve and volley sulla seconda di servizio non gli funziona sul 40-30. Così si va ai vantaggi dove Sonego tira tutto quello che ha e riesce finalmente a sfondare il muro di Ruud e game successivo vinto a 0 con punto esclamativo di dritto inside in all’incrocio delle righe.

Si va così al terzo set con Sonego che continua ad essere aggressivo e fa anche ottimo uso di soluzione slice al servizio seguite a rete per mettere pressione a Ruud e trovare un po’ più di respiro sui propri game di servizio, che scorrono via abbastanza rapidi. In generale tatticamente Lorenzo cerca più gli angoli per aprirsi il campo soprattutto al servizio, con meno soluzione sulla T e cercando di accorciare gli scambi, anche con qualche palla corta. Tutto scorre via pulito fino all’ottavo game, con Sonego che devo affrontare due palle break, la prima salvata grazie ad una difesa arcigna in totale apnea, con il volume delle urla in costante crescita, e la seconda con un ace. Quando aumentano i decibel per Lorenzo di solito aumentano anche i giri del motore;.e infatti altro ace e altro urlaccio liberatorio, seguito da un servizio vincente per salvare il game. Lorenzo ci prova anche nel game seguente, ma sarà l’ultima fiammata, con il norvegese che recupera da 0-30 e nel game successivo, approfittando anche di un paio di errori dell’italiano porta a casa la partita. A fine match abbiamo chiesto un parere al solito disponibilissimo coach Gipo Arbino, che si è detto soddisfatto della prestazione e convinto che Lorenzo abbia comunque margini di miglioramento sia fisici che mentali. Sotto il profilo fisico si è visto come Ruud da questo punto di vista sia una macchina, e dal punto di vista mentale il rilievo del coach è stato quello di dover credere maggiormente nei propri mezzi, senza dover per forza cercare soluzioni strane e con la confidenza di poter comunque reggere lo scambio con chiunque.

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ATP

ATP Vienna: Berrettini lotta con le unghie e porta a casa la vittoria

Un Matteo Berrettini meno scintillante del solito porta a casa la vittoria in quel di Vienna e si guadagna un quarto di finale con Carlos Alcaraz

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Matteo Berrettini (ITA), - Vienna 2021 (© e-motion/Bildagentur Zolles KG/Martin Steiger)
[3] M. Berrettini b. N. Basilashvili 6-7(5) 6-2 6-3

Ultima partita del giorno sul campo centrale che vede opposti il numero italiano contro l’imprevedibile fabbro georgiano. Berrettini conduce nei precedenti 3-1 con l’ultimo successo del georgiano ormai datato 2018 quando Berrettini ancora non era entrato nell’elite del tennis che conta.

Partita che deciderà chi andrà ad incrociara lo spagnolo Alcaraz che nel match precedente ha battuto un combattivo Murray. Partita quella di Berrettini che viaggerà su binari tattici ben diversi da quella precedente caratterizzata anche da scambi lunghi e combattuti.

Qua si confrontano due mani pesanti del circuito, anche se probabilmente la più pesante è proprio quella di Matteo (tanto da essersi guadagnato il rispetto nel tour con il soprannome “the hammer”); i colpi in gioco più pesanti sono il servizio e il dritto di Berrettini, con Basilashvili che oggi se vorrà portarla casa dovrà sperare in una giornata sottotono di Matteo sui suoi due fondamentali migliori, o nella sua capacità di rispondere con continuità alle bombe di Berrettini, spostando il gioco sulla diagonale di rovescio.

 

Primo set nel quale i servizi la fanno da padrone e in cui si scambia poco e infatti si assiste solo ad una palla break in favore di Basilashvili, annullata da Matteo in apertura, quando ancora il braccio doveva scaldarsi, e che risulterà infatti il game più tirato del set. Si arriva così al tie break come naturale conclusione di un set con poche emozioni, dove il georgiano è riuscito liberare i propri potenti colpi, dando fastidio a Matteo in particolare con le variazioni lungolinea e prendendo il sopravvento sugli scambi più tirati. Nel tie break l’equilibrio regge fino al 4-4, quando Matteo perde il filo del gioco e con 3 errori non forzati regala il set al georgiano.

La situazione continua a farsi complicata anche nel secondo set, quando nel game di apertura il georgiano arriva nuovamente a palla break nel game più tirato del match, che risulterà poi decisivo per le sorti finali del match. Se infatti il georgiano fosse riuscito ad esondare in quell’occasione, probabilmente Matteo, che fino a quel punto si era trovato in difficoltà sulla risposta al servizio, avrebbe avuto dei problemi a raddrizzarla; il fatto di aver tenuto botta, annullando la palla break con un fenomenale seconda di servizio in kick a uscire, ha consentito alla storia di prendere tutt’altra piega. Nel game successivo infatti Berrettini al terzo tentativo (dopo che i primi due erano stati annullati con due ace da Basilashvili) riesce nell’impresa di strappare il servizio al georgiano, che perde un po’ la concentrazione e lascia andare alla fine il parziale, con Berrettini che riesce a consolidare il vantaggio con un altro break.

Match che così va al terzo set, dove torna l’equilibrio e la differenza la fanno veramente un paio di punti, ovvero le singole palle break che risulteranno a disposizione dei due giocatori.

Nel secondo game, servizio basilashvili Berrettini è bravo a rispondere e a tirare fuori il jolly con un clamoroso vincente in corsa di diritto lungolinea, che sembra incidere sul morale del georgiano, che commette due banali errori e regala il break all’italiano.

Nel settimo game invece arriva invece il momento di difficoltà per Berrettini, che però è bravissimo sul 15-30 a tornare a galla con un’intelligente combinazione di slice acuminati che gli consentono poi di liberare il diritto; e successivamente aggrappandosi a san servizio, mette a segno un paio di ace oltre i 210 Km/h che gli consentono di salvarsi e poi andare tranquillamente a servire per il match.

Possiamo dire che più che altro si tratta di consapevolezza in me stesso – ha detto Berrettini dopo il match – nel primo set non ho giocato al massimo, sapevo che potevo giocare meglio e salire di livello; con un po’ più di tranquillità emotiva“.

Il prossimo avversario Alcaraz, con il quale Berrettini si è allenato una volta sola a Indian Wells, ha armi importanti, impressiona l’atteggiamento e come affronta le partite senza cali fisiologici per quell’età. “Sicuramente non è fra i migliori servitori del circuito. Spesso è il servizio e anche il primo colpo come viene piazzato, anche soprattutto col dritto possa fare più male, però a priori mi piace offendere e proverò a non fargli fare quello che gli piace fare e prendere l’inizaitva“.

Tre italiani su cinque hanno vinto, e forse la partita di Berrettini e quella più dura tra quelle che gli azzurri devono affrontare. “Loro però sono al secondo turno,” dice prontamente Matteo. Quando gli viene chiesto un’opinione si match degli altri azzurri, soprattutto quella di Sonego con Ruud, Matteo risponde: “La partitia di Lorenzo con Rudd penso partano alla pari, Ruud sta avendo risultati importanti anche sul cemento, però Lorenzo si trova bene su questi campi, mentre Jannik parte da favorito con Novak, anche se gioca in casa“. C’è tempo poi per un’ultima battuta a proposito del campo: “Non ho trovato condizioni estreme, in altre situazioni è più faticoso, alla laver Cup ad esempio faceva ancora più caldo. Io non ho trovato particolari problemi sotto questo aspetto“.

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