Più ritiri che ritorni, Circoscrizione Paire e il blues di Federer: Warning 1x15

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Più ritiri che ritorni, Circoscrizione Paire e il blues di Federer: Warning 1×15

Warning è la nostra newsletter, arriva ogni venerdì, questa è l’ultima edizione.

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Una newsletter che sostiene fortemente la vaccinazione per i giornalisti, però PRIMA QUELLI DEL TENNIS

Anche questa volta FEDERER avrà una sezione tutta per lui, questo malgrado i suoi sponsor non investono più su Ubitennis perché da un sondaggio interno a Warning pare che la Rummo tenga la cottura meglio di Barilla e i G-Shock siano più precisi dei Rolex, sicuramente meno pacchiani. Ad ogni modo vi diciamo solamente che abbiamo letto tanta di quella MELASSA a commento che invece di commentare lui ci verrebbe voglia di commentare chi ha scritto di LUI. E non è detto che non l’abbiamo fatto eh.

Ma intanto occupiamoci di tennis.

La settimana scorsa Rublev ha vinto un altro torneo, a Rotterdam, in finale ha battuto uno dei tennisti più sottostimati nel Tour, Marton Fucsovics, a cui piace giocare indossando una maglietta con una taglia di meno. La finale è stata bella e combattuta, alla fine ha vinto il russo perché oramai ha capito come vincere i tornei e le sfide equilibrate. Marton deve aver rosicato molto – è andato vicino alla vittoria – ma talmente tanto che poi al giovedì seguente, negli ottavi di finale in programma a Doha, quando ha realizzato che doveva giocare di nuovo contro Rublev ha preferito ritirarsi. Che deve fare veramente paura in questo periodo visto che non ha giocato neanche i quarti perché anche Gasquet si è ritirato 😱

 

Infatti Richard Gasquet ha preferito non rovinare la striscia di vittorie consecutive del 2021, ha raggiunto quota 1 battendo Blaz Rola e ha deciso di prendersi un weekend per i festeggiamenti. Ricorderete che Richard, che quest’anno compirà 35 anni, si era ritirato dai tornei australiani per un problema fisico.

Ad ogni modo poi Rublev una partita l’ha fatta, ma contro uno straordinario Bautista Agut che al giovedì del torneo ha giocato contro Thiem uno dei match dell’anno. Ha vinto Roberto in due set contro Rublev, ma quella contro Thiem è stata una partita con un’intensità altissima nei tre set; hanno fatto quasi solo vincenti a riprova che al meglio dei tre set la qualità delle partite è più alta. Ma non se li è filati nessuno perché giovedì dopo aver visto Federer nessuno aveva più voglia di vedere tennis, nessuno dei fan sia chiaro, quindi è stato un peccato. Bautista giocherà in finale contro Basilashvili, che dopo aver battuto Federer non se l’è sentita di perdere contro Fritz. Ci sta.

Intanto a Dubai Garbine Muguruza ha battuto di nuovo Sabalenka e poi pure Mertens, raggiunge la terza finale dell’anno nella quale affronterà Barbora Krejcikova, numero 63 del ranking WTA e che, lo ammettiamo senza problemi, abbiamo imparato a conoscere in questi giorni. Giocava Federer dai, avevamo l’autocertificazione. Insomma negli Emirati sembra tutto apparecchiato per il primo trofeo dell’anno per Garbine, eh sì perché le altre due finali le ha perse.

Come previsto, Djokovic è arrivato quota 311 settimane da numero 1 del ranking, ha tolto un altro record a Roger Federer e si tratta di una statistica che conta parecchio, perché vincere uno Slam ogni tanto va bene ma per stare su in cima bisogna vincere con continuità e quindi non ci si possono permettere troppe pause né giocare poco. Una roba stressante insomma, noi saremmo per vincere uno Slam ogni tanto.

Altri graditi ritorni
Grande settimana di ritorni per i tennisti francesi. Dopo Gasquet, ha vinto una partita anche Jo-Wilfried Tsonga, che nel tabellone di Marsiglia nella sezione Over 35 ha battuto Feliciano Lopez. Addirittura, sempre a Marsiglia ha vinto un match anche Lucas Pouille. Grandissimo lavoro del direttore del torneo in sede di sorteggio  👏

E ora tocca ai ritiri
A Dubai non giocherà Matteo Berrettini, che ancora non è guarito dal problema agli addominali. D’altronde la differenza ad alto livello è questa: con un problema agli addominali c’è chi si ritira e chi vince gli Slam. SI SCHERZA. Non giocheranno neanche Nick Kyrgios e Gael Monfils negli Emirati, crediamo che la motivazione sia “non gli va”. Mentre la schiena impedirà a Rafa Nadal di essere a Dubai, si stava allenando sul cemento, chissà se andrà a Miami. Fossimo in lui torneremmo a Monte-Carlo ma potrebbe anche venire in Sardegna, ricordiamo che Binaghi è da sempre uno dei suoi tifosi, da sempre insomma: da quando Federer non venne a Roma.


UNA BUONA SETTIMANA

Al venerdì ritroviamo in campo Elisabetta Cocciaretto, una che una settimana fa stava giocando le qualificazioni a Gadalajara e che, questa notte alle ore 2, sfiderà Eugenie Bouchard per un posto in finale. Cocciaretto è la classica tennista italiana tutta corsa e grinta, un tipo di giocatrice che potremmo quasi brevettare e che ciclicamente torna in auge nella nostra schiera di tenniste. Ha avuto il merito di battere la numero 1 del torneo, Nadia Podoroska. Poi ha dominato Davis nei quarti, vediamo che combinerà.

A Dubai invece Martina Trevisan ha perso nelle qualificazioni, poi Azarenka si è ritirata e quindi Trevisan è entrata in tabellone, addirittura al secondo turno. Però ha perso contro Garcia e quindi non prende neanche i punti del primo turno.

In Cile hanno giocato Mager, Caruso e Cecchinato: hanno perso tutti e tre al primo turno. Mager ha lottato per tre ore contro Coria, non capiamo perché con il gioco che ha – leggi gran servizio – non ha preferito giocare indoor, Cecchinato ha perso contro Bagnis mentre Caruso si è fatto battere da Carballes-Baena. Insomma.

Sonego è andato a Doha e ha perso subito, per la seconda volta di fila al primo turno. Lo ha fatto contro Taylor Fritz che, diciamolo, è più forte di Sonego. Ha più tennis, ha colpi migliori, che non vuol dire che Sonego non possa batterlo, ma il Sonego di questo periodo non è niente di speciale, un onesto giocatore da top 100. Altro che ATP Finals.

E poi c’è Jannik, che a Marsiglia ha rischiato di perdere al primo turno contro Barrere, un giocatore francese di dimensione Challenger, giocando male per quasi tre ore e servendo anche peggio. Però è riuscito a vincerla, quando uno è bravo, eh? Al secondo turno ha giocato contro Gaston, quello che aveva fatto impazzire Wawrinka al Roland Garros, e lo ha demolito, però non letteralmente, Gaston era integro a fine gara. Nei quarti di finale poi ha beccato Daniil Medvedev, che essendo il numero due del mondo si è impegnato diremmo al 50, 60% circa per battere facilmente Jannik per 6-2 6-4. Tutto normale, se avete qualche problema con questo risultato allora veramente buttatevi sul padel.


WOLVERINE BLUES

Ok, e ora che Federer ha giocato?

Allora è andata come sapevamo un po’ tutti, ingresso dal tunnel, mano alzata, ovazione, bravo Roger a non piangere subito lui che ha la lacrima facile. La partita con Evans? Era Evans, uno che ha giocato 20 set di allenamento con Roger e crediamo che non ne abbia vinto neanche uno. Però il britannico a momenti vince, perché ha avuto due palle break per andare avanti nel set decisivo. Poi Roger nel momento chiave ha fatto Roger.

Si ma come sta Roger?
Eh, è invecchiato. Ci ha dato proprio quell’impressione, forse il fatto di non averlo visto per un anno ci ha fatto apparire più chiara questa visione: il tanto amato Roger s’è fatto vecchio. Ma non è di certo per come ha giocato, lo sapevamo che avrebbe fatto le solite cose, Federer è uno che se tira un dritto da fermo al centro del campo ti lascia a tre metri dalla palla anche da over 55, è che poi a fine gara era stanco, ed era solo al primo turno. Il suo tennis era il solito e le tante stecche erano solo dovute alla tensione, perché giocare il torneo e allenarsi sono cose diverse sia se giochi al circolo locale che nel Tour dei campioni. Le palle scentrate saranno presto un ricordo, tutto il resto no. Comunque Evans è uno che fa giocare, ti dà tempo, il che non vuol dire che non sia forte ma significa che lascia spesso il pallino del gioco in mano all’avversario, e a Roger questo piace.

Infatti poi è arrivato un fabbro del tennis quale Basilashvili che si è messo a testa bassa a menare la palla con la racchetta con molta cattiveria. Lui non è un fenomeno eh, è uno che negli ultimi mesi ha fatto più notizia per l’arresto per violenza domestica che per risultati di tennis. E contro Basilashvili a Roger è successa una cosa che capita sovente, e cioè che la seconda partita dopo tanto tempo di inattività si gioca peggio rispetto alla prima.

Il match è stato anche brutto, Federer ha fatto i soliti punti facili, tutti guardano come sta il suo rovescio manco fosse il dritto di Edberg (o il rovescio di Berrettini, se preferite) quando invece è col dritto che continua a fare punti facili, solo che Roger è durato un set. Perché, come dirà poi, Federer si è svegliato coi dolori di chi ha fatto un grande sforzo fisico. Sta di fatto che dopo aver vinto il primo set facilmente ha perso per 6-1 il secondo – e Roger erano sette anni che non perdeva un set per 6-1 – e nel terzo ha giocato senza mai dare l’impressione di vincere. Ha salvato numerose palle break ma poi, quasi non si sa come, è arrivato a matchpoint. Solo che Nikoloz non ha fatto una piega neanche in quel frangente, ha annullato bene la palla match e poi ha chiuso per 7-5.

La conferenza stampa di Federer è stata tutta incentrata sula sua condizione fisica com’è normale che sia ma questo significa anche che se siamo a chiedergli come si sente quando si alza la mattina dopo tre set contro Evans allora… Comunque non giocherà a Dubai, neanche a Miami, tornerà sulla terra battuta crediamo. Per carità, siamo fiduciosi che giocherà meglio rispetto a quanto visto in questa settimana, ma non crediamo neanche che sarà realmente competitivo nei tornei importanti. Cioè, voi ce lo vedete a fare 7 partite al meglio dei cinque set a Wimbledon? Contro Djokovic e compagnia bella poi, noi no. Ma magari ci sbagliamo eh, sono solo impressioni. Non vorremmo però che la gente si approfittasse di lui, la conoscete quella massima che recita quando l’albero è a terra sono buoni tutti a fare legna?

Ecco, ci siamo capiti.

Chiudiamo lo spazio Federer con un po’ di rassegna, che i giornalisti (lo siamo anche noi eh, nel senso che la gabella all’ordine più inutile dell’universo comunque la paghiamo anche con i musei chiusi) hanno rispolverato le stilografiche per vergare in una sorta di competizione magna il pezzo più bello su Federer.

Su Supertennis un articolo post Evans recita “non ha mai tirato di rovescio come oggi”. A pezzo online si sono accorti che stavano guardando gli Australian Open del 2017; Clerici invece scrive che “Di qui a chiamare eroica la sua performance ce ne passa”. La parola eroe oramai non vuol dire più niente, è svuotata di significato, oramai chiunque faccia l’infermiere o il professore o il tennista, e cioè il proprio lavoro, può diventare eroe. Lo diceva pure David Bowie, no? Però il vincitore è Gabriele Romagnoli, lo scrittore, che ha fiutato lettori in ansia da paroloni e ha fatto letteralmente strage di colleghi.  “Lì, su quel confine, su un campo da tennis in Qatar o in ospedale in Brianza, vanno dimostrate sapienza e determinazione”, ehm insomma. “Il timore che non tornasse più è diventato metafora della nostra preoccupazione: non riavere la vita come la conoscevamo”, sì guarda, era proprio in cima ai nostri pensieri considerato che stiamo rientrando in lockdown. “Nella proiezione mitologica che l’eroe sportivo accende..”, eccolo qui anche lui, eroe, però ha aggiunto sportivo (che per noi è un’aggravante).


Benoit Paire – ATP Santiago 2021 (foto via Twitter @chile_open)

CIRCOSCRIZIONE BENOIT PAIRE

A Santiago, in Cile, Benoit Paire ha perso malamente al primo turno contro Rune, un norvegese di 17 anni. Allora la gente ha cominciato con la solita rottura di scatole e lui ha scritto un bel post spiegando per l’ennesima volta la sua visione di vita 👇

“Il circuito ATP è diventato noioso e ridicolo. So che ora comincerete con la solfa che non mi rendo conto di quanto sono fortunato e via dicendo ma giocare in stadi senza pubblico e quindi senza atmosfera non è il motivo per il quale gioco a tennis. Stare in hotel e poi andare al circolo sapendo che in caso di qualche uscita sarò squalificato o multato, così il tennis per me è diventata una cosa senza gusto, ci vorrà tempo per farmi piacere questo pseudo-circuito ATP, cercherò di adattarmi e ritrovare la voglia di giocare. Andrò a Miami ed Acapulco con l’unico scopo di sorridere quando colpirò la pallina, senza pensare ai risultati”. 

Ne abbiamo parlato con un amico di Warning, un sostenitore della prima ora con il quale abbiamo una comunità di vedute che un giorno ci porterà girare il centro America in bicicletta aspettando l’ora della birra.

Una cosa che deve essere molto chiara a chi segue lo sport è che gli atleti non gli devono di niente. Loro giocano solo per sé stessi, non per i tornei, non per gli spettatori, non per le televisioni.  E invece stanno tutti sempre là a criticare, sempre. È un ragionamento malvagio: io pago e allora tu ti comporti come dico io“.

NOI SOTTOSCRIVIAMO COL SANGUE


Quindici numeri, e tutti fatti sensa ansia, mica siamo come la fisioterapista di Garbine Muguruza, Adriana Forti, che non regge la pressione mentre gioca la spagnola.

Ci sentiamo venerdì, commenteremo il torneo maschile di Dubai fra le altre cose: non ci saranno né Djokovic, né Nadal né Federer: sarà (un torneo) bellissimo (semi cit.).

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ATP

ATP Ginevra, Medvedev stecca al rientro contro un ottimo Gasquet. Out Cecchinato

Niente da fare per Daniil alla prima su terra battuta, il francese mette a segno la seconda vittoria contro un top 2. Cecchinato surclassato da Majchrzak

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Richard Gasquet – ATP Ginevra 2022 (foto via Twitter @atptour)

R. Gasquet b. [1/WC] D. Medvedev 6-2 7-6(5)

Torna in campo Daniil Medvedev dopo l’operazione all’ernia e il progetto musicale con Shapovalov. Il palcoscenico – un ATP 250 su terra battuta – non sarebbe certo un appuntamento imprescindibile in condizioni normali, ma c’è un quarto di finale al Roland Garros da difendere e il tempo stringe. Tra la superficie del Gonet Geneva Open (la cui lentezza è mitigata dai 400 metri di altitudine) e l’assenza dalle competizioni, non ci si poteva aspettare troppo da Medvedev e così è stato. Un set e mezzo passato a lamentarsi verso il suo angolo, a cambiare racchette (solo una rotta su cinque) e a tirare un po’ dove capita, per poi cominciare a trovare almeno in parte il proprio gioco senza peraltro riuscire a portare il match alla partita finale. Ma è stata innanzitutto la giornata del vincitore, quel Richard Gasquet alla sua seconda vittoria in carriera contro un top 2 dopo il successo su Federer a Monte Carlo nel 2005 – il loro primo duello. Ora è 1-16 contro i numeri uno e 1-20 contro i numeri due. E, pareggiando il conto nelle quattro sfide con Daniil, ci deliziato con tocchi e rovesci lungolinea che mettono di buon umore (magari non l’avversario).

L’incontro si fa presto in salita per un Medvedev a disagio: dritti fuori di metri e doppi falli gli costano due break nel primo parziale senza che in risposta riesca a creare la minima apprensione a Gasquet che si limita a fare il dalla parte del rovescio. Vedere Medvedev per la prima volta senza conoscerlo deve lasciare perplessi; o forse no, nel senso che, se tutto storto colpisce il dritto al volo con quello swing, nessuno dovrebbe sorprendersi quando la palla va a fare un altro buco nell’ozonosfera. E invece, con quella stortezza, con quegli swing, è numero 2 al mondo. Pure 1 è stato.

 

Nel secondo parziale il leitmotiv non cambia granché, tra un Richard che dispensa pazienza e ottimo tennis e un Daniil che tenta di battere il record di racchette cambiate (che poi sono tutte uguali, facesse almeno come certi giocatori di circolo che hanno attrezzi completamente diversi e solide teorie a giustificarne la rotazione). Prova anche un paio di smorzate, ma il solo risultato che ottiene è evidenziare la corsa in avanti e la “mano” del classe 1986.

A caccia del secondo break per un 4-1 che chiuderebbe un match rimasto al massimo socchiuso (a essere generosi), Gasquet viene penalizzato da una chiamata sbagliata (il giudice di linea dà buona una palla fuori, l’arbitro non lo corregge e lui non si ferma in tempo per chiedere la verifica). L’episodio cambia l’inerzia della sfida e ciò non si manifesta solo con il controbreak, bensì con un Medvedev in fiducia che non rivolge più al coach Cervara occhiate del tipo “complimenti, sono proprio forte” dopo ogni pessima giocata. O, semplicemente, l’ultima racchetta impugnata ha la tensione giusta.

Nel tie-break spalla a spalla tra azzardi e timori, è Richard il primo ad avere la palla per chiudere; anzi, Medvedev neanche gliela fa arrivare perché manda lunga la seconda battuta e dunque ai quarti contro Majchrzak va Gasquet.

K. Majchrzak b. [Q] M. Cecchinato 6-2 6-3

Dopo aver superato le qualificazioni e Dominic Thiem nel derby delle zero vittorie ATP nel 2022, Marco Cecchinato si arrende a un buonissimo Kamil Majchrzak, n. 81 del ranking e di regola più a suo agio sulle superfici veloci, pur avendo nella smorzata il colpo preferito, come ha ben dimostrato nella sfida del martedì ginevrino. Solidissimo ed efficace particolarmente dalla parte del rovescio, è stato spesso in grado di annullare il vantaggio che il Ceck sa prendersi con il kick da sinistra, piazzando cinque break. La differenza più evidente nei dati sul servizio, è appunto la bassa resa di Marco con la prima, il 48% contro il 73 di Kamil.

Parte subito forte, Majchrzak, che strappa il servizio azzurro rispondendo bene con il colpo bimane e poi conferma depositando tre drop-shot irraggiungibili. Cecchinato muove il punteggio, si scuote e si procura una palla per rientrare, cancellata però dall’ace. Il polacco non molla la presa fino al 5-1, ma il turno di battuta perso anche per un avversario che non ci sta è subito recuperato. Marco rimane aggrappato alla seconda partita per i primi cinque giochi, poi due smorzate in rete e la risposta di rovescio polacca aprono la strada all’allungo decisivo che arriva con il punto sulla diagonale sinistra. Sono passati 59 minuti e non succede molto altro nei successivi, ultimi dieci.

Il tabellone dell’ATP 250 di Ginevra

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WTA Strasburgo: bei successi per Makarova e Ferro. Avanti Pera, Friedsam e Linette

Grande vittoria su Cirstea per la russa, bene come la padrona di casa. Nessuna particolare sorpresa negli altri match

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Fiona Ferro - Roland Garros 2021 (via Twitter, @rolandgarros)

La sorpresa di giornata è stata certamente già servita in questo martedì all’ Internationaux de Strasbourg, WTA 250. Ekaterina Makarova, russa al n.274 della classifica WTA(solo omonima della ben più celebre mancina, ex n.8 al mondo) ha eliminato Sorana Cirstea, tds n.3 e n.27 del ranking. 1-6 6-3 6-2 il finale in favore della classe 1996, che dopo un pessimo inizio ha saputo risalire, approfittando dei soliti alti e bassi della rumena, sempre bella da veder giocare, ma alle volte troppo fumosa, come in questo caso, che l’ha portata ad una sconfitta eufemisticamente clamorosa. La prossima avversaria di Makarova sarà Oceane Dodin, una delle padrone di casa. E parlando di transalpine è giusto citare la vittoria di Fiona Ferro, n.139 al mondo, per 6-3 6-4 contro un’altra russa, la lucky loser Angelina Gabueva. Certo, compito facile da assolvere, trattandosi di una giocatrice a stento tra le prime 600(n.594), ma brava comunque Ferro a non cullarsi troppo e ad essere ben decisa a portare a casa il match, dato che Gabueva è anche andata avanti nel primo, oltre a mettere a segno vari break nel secondo, giocandosi al massimo le sue carte. Quindi comoda sì, ma non banale, la vittoria della francese, che giocherà il prossimo match contro la svizzera Viktorija Golubic, tds n.9.

Il tabellone completo del torneo

Un’altra giocatrice rumena classificata più in alto della sua avversaria, oltre Cirstea, è stata costretta ad uscire anzitempo dal tabellone di Strasburgo: Gabriela Ruse, n.52, ha perso 5-7 4-6 contro Bernarda Pera,122 al mondo. L’americana porta a casa un match combattuto e intenso, in 1h e 57 minuti, recuperando il break per poi metterlo a segno in entrambi i parziali, sfruttando un gran 67% di punti vinti con la prima, e prenotandosi un bell’incontro duro con la n.1 del seeding, Karolina Pliskova. Vittoria in due set anche per Magda Linette contro Heather Watson. Ma è una vittoria decisamente diversa quella della tds n.8 contro la britannica: score che recita un desolante e perentorio 6-1 6-1, con un’impressionante 100% di punti con la prima per la polacca, che attende ai quarti una tra Sasnovich e Angelique Kerber. Una connazionale dell’ex n.1 al mondo è stata protagonista della partita più interessante di giornata, e cioè Anna-Lena Friedsam, che ha avuto la meglio per 4-6 6-3 7-6(5) su Daria Saville, la ritrovata australiana dei miracoli nella primavera sul cemento americano. La tedesca, n.207 al mondo, nonostante le quasi ottanta posizioni di svantaggio ha giocato un gran match, una lotta con le unghie e con i denti in 2h e 40, per la possibilità di sfidare al prossimo turno Elise Mertens, n.4 del seeding. Un match equilibrato quasi in tutto, dove alla fine la voglia ha fatto la differenza.

 

Il tabellone completo del torneo

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ATP

ATP Ginevra: Fognini opaco, ne approfitta Kokkinakis. Avanti anche O’Connell, Sousa, Basilashvili e Nikles

Terza vittoria sul rosso in carriera per l’australiano Thanasi Kokkinakis. Fabio Fognini mai realmente in partita. Qualche sorpresa negli altri match, tra cui un pazzesco derby svizzero

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Fabio Fognini - Montecarlo 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

Dopo un lunedì nettamente soddisfacente al Geneva Open, torneo 250 che si gioca a Ginevra in preparazione del Roland Garros (grazie alla bella vittoria di Marco Cecchinato) non si può dire altrettanto di questo inizio di martedì: la sconfitta di Fabio Fognini fa male. Thanasi Kokkinakis, infatti, aveva vinto la sua ultima partita sulla terra battuta il 28 maggio 2015 (7 anni fa) contro Bernard Tomic al Roland Garros, di certo non è un esperto, a differenza dell’azzurro. Il 6-4 6-3 maturato in un’oretta e mezzo è però strameritato dal n.85 al mondo, sempre in controllo e capace di mantenere Fognini a distanza, salvo un piccolo blackout nel primo set, come andiamo a vedere.

IL MATCH – L’inizio per Fabio è promettente, trattandosi di uno 0-40: ma molto bravo Kokkinakis a rientrare ed annullare tutte le occasioni, sfruttando un buon servizio e picchiando da fondo. Arrendevole Fognini nel game successivo, che mette poche prime e sbaglia troppo da fondo, trovandosi lui sotto di un break. L’australiano è più costante e molto solido da fondo, oltre a servire meglio(ma questo era ben prevedibile). Nel solito, fatidico settimo game, Fognini sembra ritrovare l’ispirazione da fondo, tracciando bene il campo di rovescio e conducendo a vari errori l’australiano: altro 0-40, che stavolta sulla seconda palla break è finalizzato, aiutato da un brutto errore in uscita col dritto di Kokkinakis, sempre troppo aggressivo e poco paziente. Sugli scambi da fondo chiaramente meglio Fabio, deve solo chiedere qualcosa in più al servizio. Altre due palle break nel nono game che potrebbero segnare un solco psicologico a favore del n.52 al mondo, ma c’è un gran rientro di Thanasi, che col dritto incide con forza e trova anche buoni uno-due, quando può, perché merito a Fognini di rispondere sempre bene e con profondità. Alla fine, proprio nel momento in cui sembrava essere salito, l’azzurro getta alle ortiche il primo set: complice qualche rimbalzo malevolo(tanti in questo parziale) e delle ottime risposte di Kokkinakis, cede il servizio quasi in maniera velleitaria, evidenziando la mancanza della prima e poca reattività in uscita.

Pessimo invece l’avvio di secondo set per l’ex n.9 al mondo, che nel secondo gioco si vede strappare il servizio dopo varie palle per impattare sull’1-1: sfortunato per la deviazione del nastro sulla palla break, ma gioca praticamente da fermo provando a far correre solo il braccio, quasi con fretta di accorciare gli scambi, e questo permette a Kokkinakis, senza strafare, di andare avanti. Qualche timido segnale, finalmente, arriva ancora una volta nel settimo game, dove per la prima volta nel set Fognini arriva ai vantaggi in risposta: la fiamma è comunque molto flebile, dato che Kokkinakis non trema alla battuta, e Fabio troppo a intermittenza trova buone risposte o le sue famose verticalizzazioni, unico modo per stanare l’australiano, con la coperta che si fa sempre più corta. Alla fine chiude agevolmente 6-3 il secondo set e il match Thanasi, ancora contando molto su servizio e uno-due, sottolineando le precarie condizioni fisiche di Fabio, che getta via l’ultimo game, senza neanche provare più di tanto a rientrare. La speranza è che si rimetta in sesto per il Roland Garros, al via la prossima settimana. Bravo comunque Kokkinakis, solido e sempre costante, che al prossimo turno affronterà un vero specialista delle polveri rosse, l’argentino Federico Delbonis, tds n.7 e due volte semifinalista qui, l’ultima nel 2019.

 

GLI ALTRI MATCH – quella della sconfitta di Fognini è certamente una notizia sorprendente, ma non è l’unica emersa dalle partite giocate oggi in Svizzera. Infatti Albert Ramos-Vinolas, n.42 ATP e ottimo giocatore sulla terra(anche una finale 1000, a Montecarlo nel 2017) è stato battuto dall’australiano Christopher O’Connell. 7-6(5) 6-4 il finale a favore del n.124 al mondo, che non ha mai subito break e ha scavato la differenza proprio con il servizio: 11 ace e un incredibile 84% di punti vinti con la prima. Affronterà al prossimo turno il big server per eccellenza, attualmente, la tds n.4 Reilly Opelka. Ma i dispiaceri spagnoli non si esauriscono con Ramos, dato che è caduto anche Pablo Andujar, per quanto certamente meno a sorpresa. Il suo giustiziere è stato infatti Joao Sousa, portoghese, che ha avuto vita facile portando a casa il match con un rapido 6-1 6-4 in 1h e 17 minuti, dominando dall’inizio alla fine il match, tranne un passaggio a vuoto all’inizio del secondo, dove Andujar è andato avanti 3-0 e sembrava in controllo, salvo poi subire la rimonta dell’ex n.28 al mondo.

Il prossimo avversario di Sousa sarà una delle teste di serie del torneo, precisamente la numero 5, Nikoloz Basilashvili. Il georgiano ha giocato un solo set, vinto 6-4, e approfittando poi del ritiro di Facundo Bagnis. Parziale giocato in 4 game intensissimi, per poi scivolare in una sorta di lenta monotonia fino al break ottenuto nel nono game dal n.25 al mondo, che arriverà dunque più riposato al secondo turno. Ma se il match di Basilashvili è stato breve, altrettanto non si può dire del derby svizzero tra Leandro Riedi e Johan Nikles. La vittoria è stata di quest’ultimo, qualificato, per 5-7 7-6(3) 7-5, sull’avversario che era invece una wild card. Grande emozione per il n.317 al mondo, alla prima vittoria ATP in carriera, per di più in casa e dopo oltre 2h e 30 di match con un connazionale anche favorito. Per Nikles, dopo questa battaglia, ci sarà l’olandese Tallon Griekspoor, quindi potrebbe anche sognare un’altra impresa per proseguire in questo sogno.

Il tabellone completo dell’ATP 250 Ginevra

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