WTA Finals: inarrestabile Kontaveit, Karolina Pliskova supera Muguruza

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WTA Finals: inarrestabile Kontaveit, Karolina Pliskova supera Muguruza

Anett Kontaveit prosegue la sua striscia di vittorie contro Barbora Krejcikova. Karolina Pliskova vince al tie-break del terzo set su Garbine Muguruza

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Anett Kontaveit - WTA Finals Guadalajara 2021 (foto Twitter @wtafinals)
 

Prima giornata della Akron WTA Finals di Guadalajara, il torneo di fine anno del circuito femminile spostato in Messico a causa delle restrizioni ai viaggi imposte dalla Cina che hanno reso impossibile la prevista disputa a Shenzhen. A dare il via alle danze sono state le giocatrici sorteggiate nel gruppo Teotihuacan: nel pomeriggio il primo match ha visto l’affermazione della giocatrice più in forma del momento, Anett Kontaveit, che ha disposto in due set (6-3, 6-4) della campionessa del Roland Garros, la ceca Barbora Krejcikova.

La partita è stata per lunghi tratti a senso unico: Kontaveit ha dominato gli scambi da fondo con la sua maggiore spinta e Krejcikova, che negli ultimi mesi ha giocato poco e vinto ancora meno a causa di qualche fastidio fisico, non è riuscita a contrastare il ritmo dell’avversaria. Primo set deciso da un solo break al quarto game, e secondo set che ha visto l’estone strappare la battuta all’avversaria nel game d’apertura, avendo poi anche la chance di andare sul 5-2 ‘pesante’. L’unico momento in cui Krejcikova ha avuto un piccolo spiraglio per poter rientrare nel match è stato quando con una bella risposta e una palla corta si è portata sullo 0-30 sul 2-3, ma Kontaveit è stata brava a controllare la situazione con la battuta e a portare poi a casa la vittoria.

K. Pliskova b. G. Muguruza 4-6 6-2 7-6(6)

 

Nella sessione serale di Guadalajara si sono invece affrontate le due “veterane” del gruppo, ovvero Karolina Pliskova e Garbine Muguruza, le uniche due giocatrici non esordienti in questa edizione delle WTA Finals.

Nel primo set Pliskova è andata subito avanti 2-0, fallendo la chance del 3-0 con un diritto comodo sbagliato e commettendo due doppi falli per concedere il controbreak e dare il “la” a una serie di quattro game consecutivi per Muguruza. Dopo aver chiuso il primo parziale, però, la spagnola ha ceduto subito il servizio in apertura di secondo set ed è andata sempre più in sofferenza, soprattutto perché Pliskova è diventata intrattabile sulla propria battuta (89% di prime palle e solo due quindici ceduti) e aggredisce con grande continuità e precisione in risposta, sia di diritto sia di rovescio.

Arrivati al terzo set, Pliskova ha rimediato a una “frittata” da due doppi falli combinata nel primo game recuperando subito sul 2-2. Il livello ha preso ad alzarsi, la ceca ha difeso il vantaggio di servire per prima procurandosi diverse chance per staccare Muguruza, ma senza concretizzare: una risposta volata quasi in tribuna sulla prima chance, un ace sulla seconda. Poi ci sono stati anche due match point, sul 5-4, ancora cancellati dalla spagnola con grande personalità.

Si è deciso tutto al tie-break, dove Pliskova non ha potuto fare a meno della sua ossessione odierna per i doppi falli (ben 9 alla fine), ma alla fine è riuscita a chiudere la partita al quarto match point dopo 2 ore e 27 minuti grazie a un errore di rovescio di Muguruza, per la nona volta sconfitta in 11 precedenti sfide contro la ceca.

Giovedì esordiranno le altre quattro protagoniste del torneo, quelle facenti parte del gruppo Chichen Itza: alle 14 locali (le 21 in Italia) Maria Sakkari affronterà Iga Swiatek, mentre nella sessione serale alle 19.30 locali (le 2.30 in Italia) Aryna Sabalenka giocherà contro Paula Badosa.

WTA Finals: risultati, gironi e calendario

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Billie Jean King Cup

Competizioni a squadre, il bilancio dopo tre anni di rivoluzioni

Ecco quanto ha funzionato e quanto no (per ora). BJK Cup e Coppa Davis sono cambiate molto in questi ultimi anni. L’ATP ha introdotto l’ATP Cup (già defunta e sostituita dalla United Cup, assieme alla WTA)

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L’anno tennistico si è appena concluso,  condotto a termine dalla Coppa Davis vinta dal Canada. Quella del 2022 è stata la terza edizione tenutasi secondo la nuova formula che ha rivoluzionato la competizione nel 2019.  Parimenti, la fu Fed Cup, omologo femminile del torneo, nel 2020 ha cambiato nome – diventando Billie Jean King Cup, in onore della tennista e attivista americana – e formula, del tutto simile a quella della controparte maschile. 

Dopo tre anni (nel 2020 gli eventi non si sono tenuti a causa del Covid) possiamo dire che le modifiche siano state positive? O, al contrario, hanno peggiorato una situazione già critica?  

La Coppa Davis che Gerard Pique, con la sua Kosmos, ha preso in mano tre anni fa era in grave perdita economica e in crisi di notorietà. Secondo quel pensiero progressista espresso da Mouratoglu col suo evento UTS (un campionato “a tempo”, che sembrava più un gioco di carte che tennis ma che sarà disputato anche nel 2023) lo sport stava perdendo appeal fra i più giovani, ormai incapaci, immersi come sono nell’informazione e nell’intrattenimento lampo dei social, di concedersi e concedere al tennis del tempo. Il tempo che questo sport necessariamente richiede. Ed allora, come prima modifica, i tre set su cinque sono diventati due su tre. Alla notizia in molti s’erano disperati di perdere per sempre il pathos delle grandi battaglie, di vedere la Davis declassata dal rango di “quinto slam”. Eppure, a ben vedere, forse questa risulta oggi la modifica più riuscita. Salvo la programmazione disastrosa della prima edizione (con match che terminavano alle 4 di mattina) gli orari e le durate dei match si sono dimostrate adeguate ad una fruizione televisiva e “giovane”.  

 

Ora, oltre ad aver accorciato la durata delle partite, è stata accorciata pure la durata dei tie, che prima erano spalmati su tre giorni – quattro singolari e un doppio – mentre oggi si consumano in un pomeriggio di due singolari e un doppio. 

Quest’ultima specialità è passata ad assumere, matematicamente, un’importanza nuova ed elevata: prima il 20 per cento dei punti, ora il 33. Ciò ha permesso a squadre come la Croazia e l’Australia (l’abbiamo visto nell’ultima Davis) di sfruttare le loro forti coppie per farsi strada nel torneo. Questo anche se i giocatori “famosi” che dovrebbero attirare un pubblico giovane e mainstream disputano prevalentemente il singolare. Ed un appassionato di tennis medio spesso non conosca tutti i nomi delle coppie presenti anche solo alle ATP Finals. E che spesso molti doppisti non disputino, nella fase finale, alcun match, a causa della prematura conclusione del tie. Non si è forse puntato sulla carta sbagliata? 

Un altro problema di questa Davis riguarda proprio la presenza – o più spesso l’assenza – dei top player. Piqué (o chi per lui) ha deciso di concentrare la competizione nell’ultima settimana di calendario, in un unica sede (quest’anno Malaga, in precedenza Madrid e sede itinerante). Questo ha fatto certo sì che la Davis richiami molta più attenzione mediatica, (anche se la percentuale di biglietti venduti a tifosi stranieri rimane il 21 per cento) e che in un certo senso si ponga come omologo del mondiale di Calcio (quest’anno al via, tra l’altro, in contemporanea). Manca, tuttavia, la sacralità della cadenza quadriennale, una tradizione ed una cultura sportiva ben differente: la Coppa Del Mondo non si chiama Coppa Rimet, mentre la Coppa Davis mantiene il nome del suo fondatore, Dwight Filley Davis.  

E i giocatori migliori spesso la disertano. Match così importanti concentrati in una massacrante dieci giorni, peraltro alla fine della stagione, non devono convincere fino in fondo i migliori del mondo, maniacalmente attenti ad una preparazione che non ammette la minima sovrapposizione e che li mantenga sempre in perfetta forma. Non a caso Alexander Zverev, in un primo momento, si è addirittura rifiutato di scendere in campo nella nuova Davis.  

Le stesse considerazioni possono benissimo essere estese alla BJK CUP, ugualmente soggetta ad una trasfigurazione che ha portato effetti positivi, ma che non sembra, in definitiva, aver adempiuto totalmente al suo compito di rebranding, almeno per ora. Potrebbero le competizioni ITF imitare quelle ATP e WTA? Sull’altro fronte, le due associazioni professionistiche hanno messo in campo, negli ultimi anni, alcune iniziative discutibili e perlomeno discusse. 

Nel 2020 L’ATP ha inaugurato la ATP Cup, torneo da disputarsi a gennaio in varie città australiane. Il motivo di questa scelta è palese: quasi tutti i grandi tennisti, in quel periodo dell’anno, sono in Australia, freschi e pronti a dare avvio alla stagione. Cercano un torneo di prestigio e di competizione che li carichi, quale può essere il suddetto evento. Non a caso la prima finale del torneo è stata fra la Serbia di Novak Djokovic e la Spagna di Rafa Nadal, spronati fra l’altro dalla posta di punti in palio, prima 750 poi 500. Un’idea che aveva già seguito la Davis dal 2009 al 2015 senza però grande successo. 

L’esperienza dell’ATP CUP si è già conclusa, dopo tre edizioni funestate dal Covid e poste troppo in prossimità con un brand troppo simile, la Coppa Davis. E tuttavia la sua eredità sarà raccolta dalla United Cup, progetto in collaborazione con la WTA, che produrrà una sinergia di tennis maschile e femminile sulla scia di quanto fatto dalla Hopman Cup negli anni passati (con l’Italia in campo il 29 dicembre). Un evento che era sempre stato amato e seguito, senza tuttavia quel fuoco della competizione che dovrebbe ardere ora nella United Cup. Che grazie a questa sua peculiarità potrebbe allontanare i paragoni con la Davis e stemperare la troppa vicinanza fra le due competizioni.  

In definitiva, il tennis sta provando a rinnovarsi. O meglio, le sue istituzioni stanno provando a rinnovarlo. In maniere discordi e scoordinate, spesso. E questo non è mai un bene. Sono stati fatti passi avanti, anche se alcuni di essi si sono rivelati passi falsi. Ma la voglia di cambiare, di “ringiovanire” il prodotto c’è, e può avere dei risvolti positivi sull’industria del nostro sport. Con un occhio di riguardo, ci si augura, alla sua storia centenaria che ne definisce l’essenza. 

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United Cup: scelti i capitani delle squadre, tra campioni di ieri e quelli di oggi

La Pat Rafter Arena di Brisbane, la RAC Arena di Perth e la Ken Rosewall Arena di Sydney ospiteranno la fase a gironi da giovedì 29 dicembre.

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La United Cup è alle porte. Il nuovo evento annuale a squadre miste, giocato in tre città australiane – Brisbane, Perth e Sydney – darà il via alla stagione mondiale del tennis da giovedì 29 dicembre (l’Italia sarà in campo con Musetti e Trevisan). Per l’occasione sono stati scelti i capitani che guideranno le diverse squadre; tra loro ci sono sia i campioni di oggi che quelli del passato. Tra questi: Agnieszka Radwanska, Tim Henman e Gisela Dulko.

Partiamo dalle vecchie glorie: a Brisbane, l’ex numero 2 del mondo Radwanska sarà il capitano del Team Poland nel Gruppo B, guidato dal numero 1 del mondo Iga Swiatek e dal numero 10 del mondo Hubert Hurkacz. A Perth, Dulko, ex numero 1 al mondo di doppio e campione di doppio agli Australian Open 2011, guiderà la squadra argentina nel Gruppo F, assieme a Croazia e Francia. Per la Croazia ci sarà la ex numero 4 del mondo e campionessa del Roland Garros Iva Majoli. Tra le sue fila sono presenti Borna Coric e Donna Vekic. Spostandoci a Sydney, Tim Henman, primo britannico a raggiungere le semifinali maschili a Wimbledon in 25 anni, sarà il capitano della Gran Bretagna. A guidare i suoi ci saranno il numero 14 del mondo Cameron Norrie e Daniel Evans.

A guidare la Spagna ci sarà l’ex giocatore di doppio numero 3 al mondo Marc Lopez; il team è composto da Rafael Nadal e Paula Badosa. La padrona di casa, l’Australia (che giocherà a Sydney nel Gruppo D) sarà capitanata dall’ex numero 1 del mondo e due volte campione del Grande Slam Lleyton Hewitt in tandem con l’ex numero 4 del mondo e più volte campionessa del Grande Slam Sam Stosur . A proposito dei giocatori-capitani abbiamo: Stan Wawrinka alle prese con la squadra svizzera e Alexander Bublik che supervisiona il Kazakistan nello stesso gruppo a Brisbane. Il numero 28 del mondo Grigor Dimitrov sarà il capitano della Bulgaria, mentre Kirsten Flipkens sarà il capitano del Belgio. Infine il campione di doppio del Grande Slam Edouard Roger-Vasselin sarà il capitano della Francia.

 

La Pat Rafter Arena di Brisbane, la RAC Arena di Perth e la Ken Rosewall Arena di Sydney saranno i teatri della fase a gironi della United Cup da giovedì 29 dicembre a mercoledì 4 gennaio 2023.

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Naomi Osaka parla di salute mentale al Late Show: “Perché sopportare quando puoi affrontare il problema?”

La tennista giapponese, ospite da Stephen Colbert, spiega l’importanza di saper accettare momenti negativi, e del lavorare per risolvere i problemi

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Naomi Osaka ospite al The Late Night Show con Stephen Colbert, 2022

Il 2022 non è stato un anno da ricordare a livello tennistico per Naomi Osaka. Un solo picco, rappresentato dalla finale conquistata dal WTA 1000 di Miami, e tanti cattivi risultati nei pochi match giocati dalla tennista nipponica. Osaka che ha concentrato maggiormente la sua attenzione al mondo fuori dal campo da gioco, con il lancio di una sua agenzia e di una media company con Lebron James. La quattro volte campionessa Slam è stata ospite al Late Show con Stephen Colbert sulla CBS per presentare il suo libro per bambini chiamato “The Way Champs Play”.

Un’intervista che è iniziata con la tennista giapponese ripercorrere gli inizi con la racchetta da tennis sui campi pubblici di New York in compagnia del padre. Città nella quale vive ancora la nonna di Osaka e che le piace visitare a caccia di buon cibo haitiano.

Un libro su come giocano i campioni, scritto da una tennista che non ha avuto paura di parlare delle sfide a livello mentale che gli sportivi devono affrontare. La tennista giapponese non ha mai nascosto il fatto che anche gli sportivi possano affrontare delle difficoltà a livello mentale e debbano accettare il fatto che a volte va bene non essere ok. Situazione che ha visto il suo apice durante il Roland Garros 2021 quando Osaka dichiarò di non prendere parte alle conferenze stampa in segno di protesta contro i giornalisti, rei di non rispettare la salute mentale dei giocatori.

 

Mi hanno sempre insegnato a resistere davanti alle difficoltà e a lavorarci su. – ha dichiarato Osaka – E penso che sia stata una lezione molto preziosa, perché mi ha aiutato a superare molte cose nella mia vita. Ma c’è stato solo un momento in cui mi sono chiesta tra me e me, perché? Una riflessione che ha portato la giapponese a cambiare approccio: “Non era una riflessione in termini negativi, ma se mi sento in questo modo, perché dovrei continuare a resistere e andare oltre quando posso affrontarlo, risolverlo e poi continuare il mio viaggio?

Una situazione difficile che ha visto Osaka ricevere il supporto di diversi personaggi nel mondo dello sport: “Sono rimasta un po’ chiusa in casa per un po’ dopo che è successa tutta quella faccenda. Poi sono andata a Tokyo per le Olimpiadi.  Ci sono stati così tanti atleti che sono venuti da me. Sono rimasta molto sorpresa e al contempo onorata di ciò. Si tratta di persone che di solito vedo in televisione e mi sono sentita davvero grata verso di loro e davvero supportata”.

Vi è anche tempo per un siparietto sulla gioia che prova Naomi nel non essere riconosciuta in pubblico: “Mi piace vestirmi in maniera comoda, pantaloni della tuta e felpa con cappuccio, indosso un cappello; quindi, immagino di sembrare un ragazzo a molte persone”. Viaggiare in incognito che ha portato ad un incidente con una agente della TSA (sicurezza aeroportuale statunitense). L’agente, ignara di parlare con la tennista giapponese ha dichiarata: “’Ok, il prossimo. Signore, per favore, venga”. Quando Osaka si è avvicinata a lei e le ha porto il passaporto l’agente ha letto il nome rimanendo scioccata. “Per me è stato molto divertente” ha concluso la tennista nipponica.

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