ATP FINALS - Il contropiede del CTS (capienza ridotta al 60% dal 75%) spiazza FIT e acquirenti dei biglietti

Editoriali del Direttore

ATP FINALS – Il contropiede del CTS (capienza ridotta al 60% dal 75%) spiazza FIT e acquirenti dei biglietti

La Fit li aveva venduti in overbooking. Superficiale ottimismo? La Stampa di Torino scrive: “Gigantesca figuraccia planetaria”. Imputati FIT, Governo e CTS. Ubitennis però invoca le attenuanti generiche

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Il Pala Alpitour di Torino (foto palaalpitour.it)

Venerdì pomeriggio è arrivato il fulmine a ciel sereno. E con un tuono assordante. A lanciarlo suo malgrado è stato il CTS, il Comitato Tecnico Scientifico che – certamente influenzato dalla recrudescenza della pandemia riscontrata in tutto il Nord Europa (Olanda, Belgio, Germania etcetera) e con la sensazione che l’Italia finora risulti un po’ meno colpita grazie ad una maggior percentuale di vaccinati e green pass assieme a un clima più temperato vissuto nel nostro Paese a confronto con le nazioni più a nord, ma che non sia il caso di abbassare la guardia – ha ritenuto opportuno ridurre la ventilata capienza del 75% all’interno del PalaAlpiTour per le ATP finals al 60%.

Inevitabilmente turbata dall’inatteso contropiedo la FIT ha reagito immediatamente diramando un comunicato che più in basso riportiamo integralmente e al quale probabilmente ne seguirà almeno un altro per informare i possessori dei biglietti improvvisamente diventati invalidi/scaduti riguardo al modo di essere rimborsati più o meno tempestivamente. I criteri con i quali alcuni sono diventati biglietti inutilizzabili e altri invece sono rimasti validi non sono ancora stati chiariti. A seconda dei prezzi? Della nazionalità degli acquirenti (chi viene dall’estero avrà certamente “investito” altri soldi in viaggi e hotel…e quei soldi nessuno li rimborserà mai)? Della distanza da Torino? Dei posti che dovranno essere correttamente distanziati? Dei tempi d’acquisto? Privilegiando chi li aveva acquistati prima? O no? Avendo avuto notizia da lettori che hanno scritto a Ubitennis per segnalare di aver avuto comunicazione che i loro biglietti, sebbene acquistati nel 2020, non erano più utilizzabili, la situazione per ora appare tutt’altro che chiara.

Riprendiamo qui sull’argomento un estratto della quotidiana newsletter omnisport di Angelo.Carotenuto@loslalom.it (Carotenuto, giornalista napoletano autore di diversi libri, è l’ex capo della redazione sportiva de La Repubblica; ha collaborato con il Corriere dello Sport, adesso collabora con la Gazzetta dello Sport) che tutti i giorni magistralmente raccoglie, assembla e commenta articoli e opinioni usciti giornalmente sui media (Orson Welles diceva: “Il montaggio è tutto”), scrive quanto segue: “Il Masters di Torino si apre domani con una contrazione dei posti al palazzetto ed è la scelta più rassicurante e più razionale per chi sa cosa succede fuori dalle righe dei campi di calcio, di basket, di tennis, quelli che non stanno seduti sulle poltrone in pelle umana. Il punto è che a Torino avevano già venduto i biglietti al 75 percento della capienza prima che fosse ufficiale la decisione e adesso devono rimborsare quelli in eccedenza. Andrea Rossi su la Stampa la definisce una gigantesca figuraccia planetaria cui nessuno può dirsi estraneo. Non gli organizzatori, che hanno venduto in overbooking contando su una deroga che nessuno aveva loro assicurato, almeno fino a dieci giorni fa. Non il governo che, appunto, dieci giorni fa ha garantito spalti pieni o quasi e indotto a mettere in vendita nuovi biglietti. E nemmeno il Comitato tecnico scientifico che, annunciato il lasciapassare, ora se lo è rimangiato. La lotta alla pandemia è prioritaria, nessuno lo nega. E nel momento in cui il Covid torna a fare paura è sacrosanta la massima prudenza. Ma proprio per questo motivo sarebbe stato prudente ponderare bene le scelte e decidere su basi razionali anziché sull’onda dell’entusiasmo o per compiacere chi voleva vendere più biglietti. Perché i biglietti si rimborseranno pure ma la figuraccia non ha prezzo.

 

Prosegue Carotenuto: “Sono sconfortanti invece le parole di Angelo Binaghi, il presidente della federazione tennis. Nel definirsi uomo delle istituzioni dice «non posso che comprendere ed accettare la decisione del CTS. In un momento in cui i contagi da coronavirus stanno risalendo ogni forma di prudenza è giustificata. Proprio per questo, però, mi aspetto che adesso il CTS rispetti quanto pensava in tema di equiparazione fra appassionati di tennis e spettatori di cinema e teatri e riduca immediatamente anche la loro capienza al 60%”». 

Nel momento di massimo splendore del tennis italiano degli ultimi 40 anni, la soddisfazione di Binaghi stamattina consisterebbe nel vedere ridotte le capienze di cinema e teatri, in una ripicca del poco. Un orizzonte di attesa triste, infelice, con del rancore immotivato. Binaghi esige l’equiparazione con un mondo che neppure lontanamente ha usufruito delle stesse opportunità concesse allo sport, e al suo in modo particolare. Nessuno sta togliendo nulla al tennis, casomai non gli viene aggiunto qualcosa che si basava su un auspicio, purtroppo superato dai fatti. Cinema e teatri erano chiusi quando il tennis mandava avanti la sua attività regolarmente. Il suo mondo lavorava, quello dello spettacolo no. Nell’ottobre del 2020 non si poteva nemmeno giocare a calcio tra amici, erano vietate le partite di basket, pallavolo, beach volley all’aperto e al chiuso, non c’erano la boxe né le arti marziali. Il tennis amatoriale era invece in campo grazie alla distanza di sicurezza, con tutto quel che significa in termini di ricadute economiche per il settore. Un privilegio. Erano giorni in cui un attore come Paolo Rossi recitava nei cortili dei palazzi, altri meno noti hanno dovuto cambiare mestiere, mentre la federazione tennis aumentava i tesserati, potendo perfino giocare al chiuso. Andatevi a guardare i tesseramenti del padel in quei mesi. Erano i giorni delle tensioni tra gli sport che chiedevano e il governo che frenava. La federazione tennis li trascorse facendo entrare in consiglio federale la politica, affiliando al consiglio di Binaghi come vicepresidente la sindaca Chiara Appendino, stesso partito del ministro Spadafora. Non sembra il profilo di chi oggi possa lamentarsi di un discrimine”. 

Qui si chiude la parentesi della newsletter di Slalom.it dedicata ai biglietti, ma amplissima è la sezione dedicata poi al ricordo di Giampiero Galeazzi, con una raccolta di molti interessanti e struggenti amarcord.

Ma a Ubitennis sono giunte anche mail di lettori che facevano notare come “al cinema si sta due ore tutti con mascherine, senza muoversi e senza parlare, con possibilità di contatti e contagi quindi molto più difficili, diversamente da uno spettacolo sportivo nel quale ci si comporta in tutt’altra maniera: al tennis le ore possono diventare anche 5 o 6 per un paio di incontri e c’è pure l’intervallo e il … diritto a rifocillarsi e a andare in bagno per un toilette break regolamentare. E poi perché, conclude un lettore, “che senso ha farsi la guerra tra poveri? Cornuti e mazziati?”.

Prima di pubblicare per esteso il comunicato FIT, vorrei dire che sebbene anche io trovi poco elegante l’appello a “maltrattare”  cinema e teatro in nome di una sopposta parità di trattamento, sono invece meno severo, meno giustizialista riguardo alla vendita “overbooking” dei biglietti.

Questa pandemia ha spiazzato parecchi promoters, tanti eventi, e che si cercasse di organizzarsi per procurarsi il massimo incasso possibile nel caso le cose fossero filate per il verso giusto – ed era il verso che sembrava profilarsi uno o due mesi fa, addirittura 10 giorni fa si sperava di ottenere l’80% se non il 100% – insieme alla possibilità di avere un PalaAlpitour pieno di pubblico festante… era tutto sommato desiderio umanamente comprensibile e – senza eccedere in buonismo – non solo per far cassetta. Tutto ciò purchè si fosse pensato per tempo anche a un piano B, quello di riserva cioè per restituire agli appassionati quel 15% di biglietti venduti oltre il 60%. A questo spero che si fosse pensato e che, comunque, si comunichi rapidamente agli acquirenti sacrificati quel che hanno diritto di sapere. Avrà certo un ruolo anche …la fortuna. Sì perché se uno avesse acquistato biglietti in una sezione più piena anziché meno piena, il fatto che li abbia acquistati più presto o più tardi avrà magari poco peso.

Esiste questa clausola, riguardo ai criteri di selezione del 60% previsti dall’articolo 4 di Termini e Condizioni:

Qualora, per cause non imputabili all’Organizzatore, l’accesso all’Impianto sia consentito in misura inferiore rispetto ai biglietti venduti, l’eccedenza di questi ultimi sarà oggetto di annullamento, per ciascun settore dell’Impianto in ciascuna sessione, secondo l’ordine temporale di acquisto (a partire dall’ultimo) e di ristoro, da parte dell’Organizzatore, nelle forme consentite dalle norme vigenti in materia”.

Quel “a partire dall’ultimo” non mi è chiarissimo, che vuole dire?, si torna all’indietro? Non mi è chiarissimo perché mi pare strano che qualcuno si sia visto revocare il biglietto acquistato nel 2020: se si era prenotato fra i primi non avrebbe più diritti degli ultimi? E non solo per una questione di interessi…

Concludiamo pubblicando per esteso il comunicato diramato ieri dalla FIT: “Cattive notizie per le Nitto ATP Finals di Torino da parte del CTS. Contrariamente a quanto aveva comunicato in passato, il Comitato Tecnico Scientifico che indirizza l’azione del Governo in materia di lotta al Covid non ha confermato ne’ il giudizio sulle differenze di comportamento del pubblico del tennis rispetto a quello di altre discipline sportive, ne’ l’intenzione, ufficialmente espressa, di concedere una deroga che avrebbe consentito di riempire il Pala Alpitour al 75% della sua capienza massima anziche’ mantenerla al 60%. E’ davvero sorprendente come, dopo la reiterata presa d’atto di tale differenza e l’attenzione prestata alle sollecitazioni del Sottosegretario Vezzali e del Dipartimento per lo Sport, il CTS abbia oggi disconosciuto la somiglianza fra i comportamenti del pubblico del tennis e quello di cinema e teatri, consentendo a questi ultimi di continuare a riempire le rispettive sale anche al 100% della capienza. Questa inattesa retromarcia avra’ purtroppo conseguenze negative per quanti avevano di recente acquistato biglietti per le Nitto ATP Finals, visto che i posti a loro riservati sono diventati indisponibili. La Federazione Italiana Tennis non potra’ purtroppo far altro che rimborsare integralmente, subito dopo la fine del torneo, coloro che non sono rientrati nel primo 60% di acquirenti. “Come uomo delle istituzioni non posso che comprendere ed accettare la decisione del CTS – ha commentato il Presidente della FIT Angelo Binaghi – In un momento in cui i contagi da coronavirus stanno risalendo ogni forma di prudenza e’ giustificata. Proprio per questo, pero’, mi aspetto che adesso il CTS rispetti quanto pensava in tema di equiparazione fra appassionati di tennis e spettatori di cinema e teatri e riduca immediatamente anche la loro capienza al 60%”.

Per finire raccomandiamo ai lettori massimo equilibrio e massima educazione nei loro eventuali commenti a questa vicenda. Anche se aveste comprato biglietti che non potrete utilizzare eh…

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Coppa Davis

Davis Cup: oltre le più azzurre previsioni. Un’Italia così forte può vincere la Davis? Isner: “Sinner sicuro top 3”

Capitan Fish: “L’Italia può battere qualsiasi squadra”. Forse non la Russia di Medvedev e Rublev. Il mio ricordo di Siviglia 2004, il Sinner di ieri mi ha ricordato quel Nadal

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Jannik Sinner - Finale Coppa Davis Torino 2021 (Photo by Jose Manuel Alvarez / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

“Abbiamo una squadra fortissima”. Ipse, Sinner, Dixit. Come dargli torto? “Sinner diventerà certamente un top-3 del mondo!”. Ipse, Isner, dixit. Come dargli torto dopo quello che ho visto oggi?

Due esordienti hanno stroncato le reni ai giganti made in USA. Mi è tornata in mente la finale di Coppa Davis, quella vera, di Siviglia nel 2004 quando due tennisti nati e cresciuti nella piccolissima isola di Maiorca, l’esordiente diciottenne Rafa Nadal e il ventottenne Carlos Moya, stroncarono le reni a un Paese di 300 milioni di abitanti. Già, anche in quell’occasione, sul banco degli sconfitti ci finirono gli Stati Uniti, vincitori di 32 Coppe Davis, che schieravano Andy Roddick e per l’appunto l’attuale capitano di Coppa Davis Mardy Fish.

La Coppa Davis non è più la stessa, purtroppo, ma è vero che abbiamo una squadra fortissima se anche senza il nostro numero uno, Matteo Berrettini, siamo stati capaci di risolvere in due ore e mezzo la pratica americana a Torino.

 

In 2 ore e 31 minuti in totale l’Italia dei due esordienti in azzurro, con tanto di scritta Italia sulle spalle blu, Lorenzo Sonego e Jannik Sinner, ha dominato i giganti degli Stati Uniti, Reilly Opelka e John Isner, senza neppure perdere un solo game di servizio. Nessuno dei due azzurri. Sonego in un’ora e 29 minuti (6-3 7-6) ha concesso una sola palla break nel sesto game del primo set, cancellandola coraggiosamente. Sinner (6-2 6-0 in un’ora e 2 minuti) ne ha salvate tre consecutive nel secondo game del secondo set quando peraltro già era avanti di un break.

Se ieri ci avessero detto che un paio di giocatori avrebbero potuto chiudere il loro match senza perdere il servizio, avremmo probabilmente pensato che quelli sarebbero stati gli americani. C’è qualcuno al mondo che batte più forte di loro? Invece a non perdere il servizio sono stati gli azzurri e non quei due tipacci che tirano giù noci di cocco a 235 km orari da più di 4 metri e mezzo d’altezza, sommando la loro, la lunghezza delle braccia, quella della racchetta con l’aggiunta del saltino che hanno imparato a fare per incocciare la malcapitata pallina più su ancora per strapazzarla ben bene.

Francamente neppure il tifoso più ottimista avrebbe potuto immaginarsi uno scenario del genere. Io, ad esempio, non avevo nascosto la mia preoccupazione. Temevo soprattutto che Lorenzo Sonego patisse l’emozione di giocare nella sua Torino, a coronare un sogno di qualunque bambino che prende la racchetta in mano: giocare in Coppa Davis per l’Italia e proprio nella tua città, davanti alla tua famiglia, ai tuoi amici, con l’obbligo di vincere perché… il doppio americano aveva i favori generali del pronostico contro qualsiasi coppia azzurra. Sulle spalle c’era un carico di pressione assai pesante. Pesantissimo. Roba da far tremare i polsi, insomma. Sinner si era già più abituato, nel corso dell’anno, giocando finali davvero importanti, a situazioni pesanti.

Beh, Lorenzo ha cominciato il suo match mettendo dentro 4 prime palle sui primi 4 punti, tutti vinti. Meglio di così non poteva cominciare. Ha perso meno punti sul proprio servizio che non Opelka anche nel primo set: lui 6 in 5 turni, l’americano 7 in 4 turni. 28 punti per Sonego nel primo set, 21 per Opelka. E nel secondo, fino al tiebreak, la differenza è stata ancora più netta: Sonego ha ceduto 3 punti soltanto in 6 turni, Opelka 8. Quando Lorenzo ha fatto subito il minibreak nel tiebreak è apparso quasi fosse la logica conseguenza di quel che avevamo visto fono a quel momento.

Così come il fatto che Lorenzo, mettendo a segno l’ace n.4 e l’ace n.5 nel secondo e nel sesto punto di quel tiebreak, è stata la dimostrazione di una straordinaria lucidità e capacità di concentrazione. Quel minibreak gli è bastato, tenendo tutti i suoi servizi a non concedere la minima chance a un Opelka così stranito da apparire quasi rassegnato. Ma era furibondo… tanto che, obbligato a presentarsi in conferenza stampa, è stato di una scortesia, e di una mancanza di professionalità, pazzesca. Ha risposto a monosillabi, un vero gigante nella maleducazione.

Tutto il contrario di John Isner. Un Isner che aveva molte più ragioni di essere furioso. Mai aveva perso con un punteggio simile. 6-2 6-0! Ma vi rendete conto? Mentre arrivava in sala stampa ero andato di corsa a leggere i suoi risultati di 15 anni, dal 2021 al 2006 e non avevo trovato nessuna batosta così dura. Mai neppure un 6-0. La volta in cui aveva fatto meno game erano stati 4. Con Sinner ne ha fatti 2.

Cercando di non maramaldeggiare, ma solo dopo essermi reso conto della sua educazione – ha anche detto che era stata bellissima l’atmosfera, il tifo degli italiani e che l’unico dispiacere era stato quello di non essere riuscito a essere più competitivo – gli ho dovuto dire che avevo cercato nelle statistiche un punteggio altrettanto duro da lui subito nel corso della sua lunga carriera e lui ha ammesso con grande savoir faire: “Non ricordo che mi sia mai successo, ce lo siamo chiesti anche noi negli spogliatoi, ma Sinner ha giocato in un modo incredibile, non mi ha dato alcuna possibilità… è stato davvero troppo bravo. Non c’era davvero nulla che io potessi fare e se mi guardo indietro ci sono poche volte nelle quali non ho avuto un colpo in canna, una chance per rovesciare un match. Oggi invece è stato così. Non ricordo un match che io abbia perso altrettanto facilmente. Credo sia la prima volta. Naturalmente tutto il credito va a lui… che, ed è ancora più importante, è un bravissimo ragazzo, a very nice kid, davvero”.

È stato lì che gli ho chiesto se a suo avviso Sinner aveva le carte in regola per aspirare a un posto fra i primi 3 tennisti del mondo. E lui non ha avuto dubbi: “Anche se avessi giocato al meglio delle mie possibilità non so se sarei riuscito a batterlo oggi. Credo che questa indoor sia probabilmente la superficie più adatta al suo tennis. Forse se avessi avuto qualche match in più d’allenamento alle mie spalle avrei potuto giocare un match un po’ più equilibrato, ma non so se ci sarebbero molti giocatori che potrebbero batterlo su questo campo. Sono sicuro che sentirete parlare molto di lui in futuro, avrà molta pressione sulle sue spalle, ma la risposta è sì, lo vedo arrivare fra i primi 3 tennisti del mondo. Questa superficie è probabilmente la migliore per lui, ha avuto davvero ottimi risultati indoor quest’anno, penso che abbia solo 20 anni. Ma sì, penso che avrà certo un futuro radioso. Il nostro sport è fortunato ad avere un ragazzo come lui”.

E Mardy Fish ha poi detto: È la prima volta che vedo Sinner così da vicino e sono rimasto incredibilmente impressionato. Sì, perché avrò visto giocare Isner 600 o 700 volte e non ho mai visto nessuno rispondere al suo servizio come ha fatto stasera Sinner… E anche John mi ha detto la stessa cosa… Ci sono tanti giocatori che ho visto rispondere particolarmente bene, i del Potro, i Medvedev, ma stando lontani dalla riga di fondo. Lui sembra vedere bene prima dove andrà la palla. Decisamente il tennis italiano ha davanti a sé un brillante futuro. Per come gli italiani hanno giocato oggi, avrebbero vinto contro qualunque squadra al mondo”.

Beh… e se avessimo avuto anche il miglior Berrettini? Davvero forse soltanto la Russia di Medvedev e Rublev sembra più forte di noi, se i nostri giocano così. E il rimpianto per il formato della vecchia Coppa Davis cresce a dismisura. Perché potendo giocare 4 singolari invece di due, e riducendo l’importanza del doppio che oggi vale il 33 per cento dei punti e nella antica Coppa Davis invece valeva il 20 per cento, avremmo avuto vere chances di conquistarla per più di uno, due o tre anni. Se pensiamo che l’abbiamo vinta una volta sola… beh, cavolo, come sono cambiate le cose in un paio d’anni, da quella semifinale parigina raggiunta da Cecchinato a Parigi (dopo un “buco nero” di circa 40 anni e 160 Slam!), al trionfo monegasco di Fabio Fognini nell’aprile 2019, con gli 11 tornei vinti da allora dai tennisti italiani in mezzo a 13 finali raggiunte.

Oggi dobbiamo stare attenti. Dobbiamo vincere entrambi i singolari perché il doppio contro Cabal e Farah (campioni a Wimbledon nel 2019) non ci vedrebbe favoriti. Non credo che Galan possa combinarci lo scherzo di battere Sinner e che Mejia (se gioca lui invece di Cristiano Rodriguez) possa creare veri problemi a Sonego. Ragionevolmente giocheremo i quarti di finali lunedì contro la Croazia di Cilic e Gojo. Sinner dovrà giocare contro Cilic e Sonego contro Gojo. E anche in quel caso sarà meglio vincere entrambi i singolari, perché contro Pavic e Mektic, n.1 mondiale del doppio, sarebbe meglio non dover giocare un match decisivo.

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Editoriali del Direttore

Davis Cup, i tennisti vedono l’Italia favorita con gli USA. Io mica tanto, ma spero di sbagliarmi

Tante incertezze sulle formazioni. Il gran dubbio Fognini-Sonego. Chi giocherà fra Isner e Tiafoe? E sì che Isner sarebbe il N.1, ma Opelka non lo si discute

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Ho sempre pensato che la Croazia fosse più forte di quest’Australia, anche se non mi aspettavo che Gojo battesse Popyrin. E a confermare il mio pronostico è arrivata la prima tristanzuola giornata di Coppa Davis a Torino, pochissimi spettatori nonostante i ragazzi portati dalle scuole, spalti vuoti salvo uno sparuto gruppo croato.

D’altra parte non si poteva pretendere che qualcuno arrivasse dall’Australia, fra i Paesi più difficili al mondo da raggiungere (o in cui rientrare) ma non semplice neppure da lasciare.

La Croazia, che ha chiuso sul 2-0 i singolari ancora prima di schierare il doppio n.1 del mondo Pavic-Mektic (che infatti hanno dominato gli aussies Peers-De Minaur) giocherà lunedì – ormai sono in vena di pronostici – contro chi emergerà già stasera dal duello Italia-USA.

 

Partita durissima, quella dei nostri, perché giocare indoor contro i giganti americani, Opelka 2 metri e 11, Isner 2 metri e 8, e senza l’apporto di Matteo Berrettini non è davvero un sorteggio ideale.

Oggi i giocatori con cui ho avuto la possibilità di parlare, Gojo, Popyrin, Cilic, hanno detto tutti che l’Italia doveva essere considerata leggermente favorita. Chi riferendosi alla gran forma di Sinner, chi al fattore campo, chi all’annata particolarmente felice del tennis italiano.

Io confesso di non essere stato in grado di capire se Filippo Volandri ha intenzione di schierare come secondo singolarista Fabio Fognini oppure Lorenzo Sonego. Non ho potuto verificare chi sia più in forma dei due, il “trispapà” Fabio o il torinese e torinista Lorenzo, perché a differenza di Jannik che si è allenato al PalaAlpiTour con un Volandri ancora in buone condizioni atletiche e tennistiche, loro due sono andati a giocare al Cral Reale Mutua.

Volandri in questi giorni sembra essere stato in maggiore sintonia con Fognini, che stamattina si è allenato sfoggiando una maglia azzurra con su scritto Italia. Forse Volandri ha più fiducia nell’esperienza di Fognini. Ma è anche vero che conosce tutto sommato meglio Fognini che Sonego, il quale avrebbe l’handicap di esordire con la maglia della nazionale (salvo che alle Olimpiadi…).

Il campo con i rimbalzi alti, e non particolarmente veloce – anzi…e poi ci sono le palle Wilson anziché le Dunlop delle ATP Finals – parrebbe dare a Fognini qualche margine di vantaggio. Tuttavia a me la scelta Fognini pare molto rischiosa: non so quanto abbia potuto allenarsi e non è che i suoi ultimi risultati siano stati entusiasmanti.

Bisogna vedere anche chi sceglierà capitan Mardy Fish: se decidesse di schierare i due giganti, Isner N.24 scenderebbe in campo da N.1 contro Sinner ma per secondo, mentre il primo match lo disputerebbero i numeri due, Opelka N.26 e Fognini N.37.

Però, se invece Fish volesse tenere fresco Isner, 36 anni e mezzo, per schierarlo in doppio al fianco di Sock o di Ram, allora Opelka diventerebbe il N.1 contro Sinner e Tiafoe giocherebbe contro Fognini.

Onestamente il doppio italiano non mi sembra forte come qualunque dei tre doppi che possono schierare gli Stati Uniti. La vittoria all’Open d’Australia di Fognini e Bolelli è ormai parecchio datata: 2015, sono passati quasi sette anni.

Ergo dobbiamo cercare di vincere i due singolari. E mentre Sinner deve essere considerato favorito, con le riserve del caso, nel singolare dei numeri uno, nell’altro match a me non pare che saremmo favoriti.

Quindi, augurandomi ovviamente di sbagliare, a differenza di quello che hanno detto tutti i tennisti ascoltati oggi, un leggerissimo margine per me ce lo ha il team USA.

Quanti break potranno mai subire Opelka e Isner se dovessero giocare i singolari? Di sicuro qualche set finirà al tiebreak. E magari perderanno un set 6-4 o 7-5. Se Fognini perdesse un servizio, come ne recupererebbe uno o due?

Sulle prime mi ero rallegrato che il campo di questa Coppa Davis non fosse così veloce come quello delle ATP Finals.  Però poi ho sentito Mardy Fish dire che ai suoi giocatori il campo più lento piaceva: “Gli aces e i servizi vincenti li fanno ovunque, anche se un campo è lento. Ma se è troppo veloce non riescono a recuperare sugli angoli. Forse per Isner il campo in terra  battuta è quello ideale…”.

E in effetti mi sono ricordato di Isner che battè Federer sulla terra rossa in Svizzera in Coppa Davis o che fece una gran battaglia con Rafa Nadal al Roland Garros nel 2011. Rafa vinse 6-4 6-7 6-7 6-2 6-4. Quest’anno al Roland Garros Isner ha lottato per 4 set con il finalista del torneo Tsitsipas.

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Editoriali del Direttore

Sascha Zverev, un doppio Maestro e una storia che ricorda Ivan Lendl: tanti tornei vinti, zero Slam

Il percorso del tedesco, già n.3 ATP a soli 20 anni e mezzo, è simile a quello del ceco che nel novembre 1981 era anche lui già n.3, ma fino all’84 non vinse uno Slam. Poi però furono 8

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Alexander Zverev - Nitto ATP Finals Torino 2021 (foto @atptour)

Non avrà vinto ancora uno Slam, ma intanto è un doppio Maestro. Aveva vinto le ATP Finals a Londra nel 2018, sorprendendo Nole Djokovic dal quale aveva perso nel round robin, si è ripetuto a Torino ridiventando Maestro dopo aver battuto il n.1 Djokovic e il n.2 del mondo Medvedev fra semifinale e finale.

Zverev è soltanto il quarto tennista che infilando la doppietta n.1 e n.2, finisce per vincere il Masters. Ci sono stati anche tre tennisti che avevano battuto il n.1 e il n.2 del mondo fra girone all’italiana e semifinale, ma poi non avevano vinto il torneo che chiude l’anno ATP: Gene Mayer, David Goffin e Dominic Thiem. I soli tre invece che battendo n.1 e n.2 hanno invece trionfato nel Masters erano stati Lendl nell’82 (che batté McEnroe e Connors), Edberg nell’89 (superò Lendl e Becker) e Agassi nel ’90 (sconfisse Edberg e Becker).

Per ora il cammino di Sascha Zverev ricorda molto da vicino quello di Ivan Lendl che fino al 1984 – quando rimontò John McEnroe in una memorabile finale a Parigi – non era mai riuscito a vincere uno Slam pur avendo giocato quattro finali Majors. Ricordo che molti scrissero di lui come se potesse essere una vittima di un “complesso Slam”. Sì, perché da quando un Ivan ventenne – nato il 7 marzo 1960 – aveva vinto il suo primo torneo nell’aprile del 1980 sulla terra battuta di River Oaks a Houston, si era cominciato a parlare di lui come di un ormai prossimo Slam-winner. Peccato, però, che al momento decisivo Ivan falliva sempre la prova.

 

Quando finalmente Lendl trionfò al Roland Garros, e in circostanze abbastanza rocambolesche, con McEnroe che lo stava dominando e improvvisamente perse la testa per via di un fotografo che lo disturbava con i clic della sua macchina fotografica, Lendl aveva già vinto la bellezza di 40 tornei. Tornei anche importanti, fra quelli del circuito WCT e altri che oggi equivarrebbero ai Masters 1000. Il trionfo al Roland Garros 1984 fu il titolo n.41 per il ceco di Ostrava. Aveva appena compiuto 24 anni. Ma già prima dell’US Open 1981 Lendl era asceso al terzo posto delle classifiche mondiali. A 21 anni e mezzo. Nessuno pensava che gli ci sarebbero voluti altri due anni e mezzo prima di aggiudicarsi uno Slam.

Stessa cosa si è pensato per Sascha Zverev quando già nel 2017, a 20 anni, ha vinto cinque tornei e fra quelli due Masters 1000 come gli Internazionali d’Italia e il Canadian Open (oltre a Washington, sì il torneo vinto quest’estate da Sinner, Monaco e Montpellier). E poi, nel 2018, un altro Masters 1000 sulla terra battuta, Madrid, prima del bis a Washington e Monaco, e delle Finals ATP a Londra per il primo incoronamento da Maestro. Però, dopo un’involuzione tecnica e psicologica che lo portava a commettere più doppi falli che ace nelle fasi decisive di un match, nel 2019 Sascha ha fatto il passo del gambero, retrocedendo da n.3 a n.7 del mondo. Soltanto al diciottesimo Slam, nel gennaio 2020 a Melbourne, è riuscito a raggiungere la prima semifinale di uno Slam. E a fine 2020 c’è stata quella finale all’US Open nella quale, dopo aver vinto i primi due set, si è fatto rimontare e, pur avendo servito per il match contro Thiem, ha finito per perdere la trebisonda, servendo con braccio rattrappito dalla tensione nel finale, perso al tiebreak decisivo.

Adesso Zverev ha vinto 19 tornei, e dimostrato a Torino di aver compiuto davvero grandissimi progressi. Ha giocato per tutto il torneo in modo davvero eccellente. Ha vinto la maggior parte degli scambi prolungati a fondocampo con Djokovic sabato sera. Ha dominato Medvedev anche negli scambi di rovescio domenica. E avrebbe dovuto vincere già nel round robin contro lo stesso avversario. Invece ci ha perso al tiebreak del set decisivo e solo per 8 punti a 6.

In finale, rovesciando l’esito del match del girone eliminatorio come è successo per 11 volte su 19 Masters, si è preso il rischio e la soddisfazione di servire l’ace con la seconda battuta sul matchpoint al termine di una partita nella quale non ha concesso lo straccio di una pallabreak al russo. Lo aveva breakkato nel terzo game del primo set, e di nuovo nel primo gioco del secondo set per un doppio 6-4.

Perché Zverev conquisti il suo primo Slam prima dei 25 anni, dovrà cercare di vincere l’Australian Open. A questo punto, con Djokovic alle prese con il vaccino sì-vaccino no, con Federer che è incerto perfino se partecipare a Wimbledon 2022, con Nadal che non ha più giocato agonisticamente da Washington, Zverev sa di poter essere considerato favorito del torneo non meno di Medvedev e …Djokovic se Nole andrà.

A novembre 1984 Lendl vinse il Benson&Hedges e il suo torneo n.42, Zverev nel novembre 2021 è fermo a quota 19. Però il tedesco dal 2017 in poi ha dovuto misurarsi con i Fab 4… Questo non basta a spiegare tante cose? Oggi Sascha, a 24 anni e mezzo – è nato il 20 aprile del 1997 – è indiscutibilmente il n.3 del mondo. Ha trionfato in 6 tornei, più di chiunque altro, e fra questi 6 tornei ce ne sono almeno 4 di assoluto prestigio: i 2 Masters 1000, il torneo olimpico di Tokyo con la medaglia d’oro, le finali ATP. Alla fine il presunto “complessato” Lendl ha vinto 8 Slam e anche se non ha mai centrato il suo incubo Wimbledon – due finali, 5 semifinali però – ha vinto 2 Australian Open, 3 Roland Garros e 3 US Open. Io dico che Zverev firmerebbe per vincere 8 Slam. Voi no?

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