L’Italia ancora candidata a ospitare un girone di Coppa Davis, ma tante le incognite

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L’Italia ancora candidata a ospitare un girone di Coppa Davis, ma tante le incognite

Perché le wild card a Serbia e Gran Bretagna. Le quattro probabili sedi dei gironi eliminatori. Anche la fase finale sarà indoor. Australia e USA cinque anni senza match in casa. Il problema del pubblico a Abu Dhabi. Tanti bei discorsi, anche di Gaudenzi, ma vincono gli interessi

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PalaAlpitour Torino - Finale Coppa Davis 2021 (Photo by Jose Manuel Alvarez / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

La Coppa Davis 2021 si è conclusa a fine anno tennistico con lo stesso prevedibile risultato con cui si era aperto insieme con l’ATP Cup: la vittoria dello squadrone russo, il solo a schierare due top-five, Medvedev 2 e Rublev 5, un recente ex top-ten, Khachanov e un top-20 come Karatsev, N.18 (ma con un best ranking ancora ad agosto di N.15). Si tratta della terza vittoria della squadra della federazione russa dopo quelle del 2002 (3-2 alla Francia) e del 2006 (3-2 all’Argentina) con Safin e Kafelnikov prima, con Youzhny, Davydenko e Tursunov poi; il merito di quest’ultimo successo va ascritto soprattutto ad un Medvedev che ha vinto i suoi 5 incontri senza perdere un solo set. In cinque incontri la Russia ha perso solo due partite, ma una – quella del doppio ceduto ai tedeschi – a risultato acquisito, quando non contava nulla ed erano scese in campo le riserve Khachanov e Karatsev. “Avevo giocato una sola volta la vecchia Coppa Davis, ma insomma due anni fa qui l’aveva vinta Nadal, questa volta c’era Djokovic, a me sembra sempre una manifestazione di cui si può essere orgogliosi a vincerla”.

Forse davvero la sola squadra che avrebbe potuto competere per la vittoria poteva essere la nostra, se gli azzurri avessero potuto schierare sia Berrettini sia Sinner, perché sull’eventuale 1-1 il doppio russo non sarebbe stato imbattibile, chiunque lo avesse giocato.

La Madrid Arena di Casa de Campo – stadio praticamente riaperto per l’occasione dopo che un incendio avvenuto il 31 ottobre del 2012, quando si erano radunate 16.600 persone per una festa chiamata “Thriller Music Park”, aveva provocato la morte di 5 ragazze (3 di 18 anni) e 29 feriti gravemente nel disperato fuggi fuggi generale; è poi seguita una serie di azioni legali connesse all’assenza di un sufficiente numero di vie di fuga per tutta quella gente, e nel marzo 2018 Miguel Angel Flores, l’impresario ritenuto “responsabile” della festa e della mancata sicurezza, è stato condannato a 4 anni di reclusione – ha comunque registrato una più che discreta affluenza di pubblico nelle giornate finali, da 6.000 a 9.000 spettatori, nonostante la Spagna non fosse presente. Forse il De Profundis questa gara non lo merita. Semmai vedremo ad Abu Dhabi.

 

Questo mi fa credere che a competere per essere una delle quattro città prescelte a ospitare uno dei 4 gironi a 4 (e non più a tre) della Coppa Davis 2022 ci saranno nuovamente:
1) Madrid, perché è difficile che la Kosmos di Pique e soci ci rinuncino;
2) probabilmente Torino (o comunque un’altra città italiana, visto che Torino ha già le Nitto ATP Finals…però la situazione logistico-organizzativa resta favorevole e l’Italia ha una squadra super-competitiva in grado di vincere il proprio girone, salvo che ci sia un altro…Gojo che improvvisa dispetti o che la Slovacchia ci faccia lo sgambetto a Bratislava il 4-5 marzo);
3) quasi certamente Londra o Manchester (entrambe candidate nel 2019 a ospitare le ATP Finals)
4) chissà che la quarta non sia Mosca, cui certo non mancherebbero i mezzi economici per venire incontro alle pretese di Kosmos e ITF. Mosca, anzi, avrebbe potuto essere la candidata con più chances per poter ospitare anche la fase finale. Per i prossimi 5 anni la RTF sarà sempre fra le primissime squadre favorite per la riconquista della nuova Davis.

Tutto ciò ipotizzato, mi pare che la principale novità emersa dalla conferenza stampa del presidente ITF David Haggerty e del chief executive office della Kosmos Enric Rojas possa essere – quantomeno rispetto ai dubbi e alle prime critiche emerse a seguito delle indiscrezioni dei giorni scorsi e da noi riprese – sta nell’annuncio che anche i quarti di finale, le semifinali e la finale che si disputeranno in sede neutra, verranno giocati in uno stadio indoor.

Dalle prime indiscrezioni non era subito sembrato così. Era evidente che soltanto in stadi indoor si sarebbero potute ospitare in pieno inverno le fasi eliminatorie nelle quattro città europee che organizzeranno i 4 gironi da martedì 22 novembre 2022. E a tutti era apparso incredibile che si potesse pensare di fare giocare i gironi eliminatori per quasi una settimana al coperto per poi pretendere di far giocare invece le fasi finale su campi all’aperto.

Ciò anche se il clima consentirebbe ovviamente ad Abu Dhabi di giocare tranquillamente outdoor. Che sarà Abu Dhabi la sede della fase finale, checchè se ne dica, è però quasi scontato. Manca solo la firma. Non so perché ancora essa manchi, ma al momento non sarebbero emerse alternative serie…data la montagna di soldi che serve per accaparrarsi la fase finale della Coppa Davis nuovo formato per 5 anni. Come accennavo prima, forse solo la Russia potrebbe garantirne altrettanti (soprattutto ora che la Cina, dopo il caso Peng Shuai, con la presa di posizione della WTA ben più coraggiosa di quelle di ATP e CIO, sembra proprio fuori causa).

Comunque sia, questa notizia ci rassicura sul piano sportivo e cancella quella che a prima vista era apparsa una incongruenza tecnica intollerabile.

Però alcuni difetti restano. E non sono pochi. Se è vero che il tennis di vertice da qualche anno è soprattutto europeo – a Torino gli otto “maestri” qualificati per le ATP Finals erano tutti europei, così come le due riserve – tutti i Paesi extra europei per i prossimi 5 anni non potranno vedere neppure un match casalingo di Coppa Davis, almeno per quanto riguarda la fase finale. Non è un difetto da poco lasciar fuori per un quinquennio Paesi dalle indiscutibili grandi tradizioni in Davis.

Come gli Stati Uniti che hanno vinto 32 Coppe Davis, come l’Australia che ne ha vinte 28. I due Paesi a lungo capaci di monopolizzare Challenge Round e grandi sfide non potranno più assistere per 5 anni a un match giocato in casa nelle fasi finali, quelle che più contano, davanti al proprio pubblico. Per loro saranno solo trasferte e zero promozione at home. Idem per le altre due nazioni extra europee che hanno vinto la Davis, anche se una volta sola: Argentina e Sud Africa.

Nei giorni scorsi abbiamo pubblicato qui su Ubitennis le pesanti critiche di Lleyton Hewitt, di Isner e altri tennisti americani al nuovo format di questa coppa rimodellata nel 2019. Certamente adesso non avranno cambiato idea. Intensificheranno, semmai, i loro strali.

Direi che è soprattutto in Australia che la Coppa Davis ha continuato ad essere molto sentita, per via della sua grandissima tradizione – dal ’50 al ’67 con capitano Harry Hopman la vinsero 15 volte in 18 anni grazie ai formidabili Sedgman, Rosewall, Hoad, Laver, Newcombe, Roche, Emerson, Stolle – anche se poi gli aussies non l’hanno più vinta che per altre sole 6 volte dopo il ’67 (’73, ‘77, ’83 ,’86 e ‘99, l’ultima nel 2003, 18 anni fa, quando la finale la giocarono in casa vincendola 3-1 contro la Spagna).

In Australia l’ATP Cup potrebbe finire per avere il sopravvento sulla Coppa Davis nell’immaginario collettivo, anche per questioni meramente logistiche. Difatti quando la si è giocata ha avuto ovunque un notevole successo di pubblico. Anche all’Australian Open del resto, in tempi pre-Covid, la presenza straniera è sempre stata massiccia. Grazie a tanti appassionati desiderosi di trasferirsi al caldo abbinando spirito turistico, più i tanti emigrati che lavorano Down Under.

Continuando a riferirsi all’altra delle due potenze che più di tutte hanno scritto la storia della Coppa Davis, oggi come oggi nel Nord America la Davis sembra essere molto meno sentita che in Australia (e anche in Argentina). Media compresi. Si avverta dalla East alla West Coast una sostanziale indifferenza. Per anni i network americani hanno perfino snobbato l’acquisto dei diritti tv, anche perché il tennis USA non era mai protagonista.

Ero a Mosca quando gli USA di Sampras, Courier e Martin vinsero nel 1995 sui russi che, persa la finale dell’anno precedente con la Svezia con la complicità del presidente i Boris Yeltsin e del ministro dello sport Tarpishev, avrebbero fatto carte false pur di vincerla per la prima volta. Pete Sampras fu l’eroe di quei tre giorni. Vinse due singolari e il doppio con Todd Martin…ma soprattutto un singolare 6-4 al quinto contro Chesnokov su un lentissimo campo in terra battuta  con un dritto vincente sul matchpoint… tirato il quale cadde vittima di crampi terribili, urlando come fosse ferito a morte. Pete uscì dal campo a braccia, trasportato dai compagni. Un finale drammatico. Ma proprio Sampras raccontò poi assai deluso, e lamentandosene non poco, che negli USA le sue tre epiche vittorie erano passate quasi inosservate, finendo nelle “brevi” dei giornali di maggior tiratura.

Forse anche per questo scarso interesse, oltre che per la crisi tecnica attraversata dal tennis americano dalla “scomparsa” agonistica del loro ultimo numero uno (per 13 settimane) Andy Roddick, gli USA hanno catturato la Davis l’ultima volta nel 2007 (con Roddick e Blake a Portland, nell’Oregon, proprio sulla Russia) dopo averla conquistata nel ’78, ’79, ’81, ’82, 90, e ’95. Insomma una sola volta negli ultimi 15 anni, dopo 31 trionfi ben più remoti.

E devono molte delle loro vittorie fra il ’78 e l’82 a John McEnroe, che adorava il clima di quella Coppa Davis e che a quell’epoca era uno dei più forti tennista del mondo, quasi…un Djokovic quanto ad amor patrio.

Quella del ’79, qualcuno anziano come me ricorderà, avvenne contro l’Italia: McEnroe, Gerulaitis, Smith e Lutz in doppio non lasciarono un set in 5 match a San Francisco agli azzurri Panatta, Barazzutti, Bertolucci e Zugarelli (ahinoi c’era anche il pachidermico tifoso Serafino con le sue urla a non farci fare una gran bella figura) dei quali abbiamo rivissuto in questi giorni una anticipazione della Docuserie firmata da Domenico Procacci in occasione del Torino Film Festival (che vedremo uscire su SKY verso aprile-maggio) e che non si limita a raccontare la contrastata spedizione 1976 nel Cile di Pinochet alla volta dell’unica vittoria italiana nella manifestazione creata da Dwight Davis nel 1900.

A pagina 2: la wild card alla Serbia assicura la presenza di Djokovic, ma perché darne una anche alla Gran Bretagna (la seconda di fila)? Le chance dell’Italia di ospitare un girone, le problematiche di un viaggio ad Abu Dhabi per gli appassionati e i proclami di Gaudenzi

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Preliminari Coppa Davis 2022: Slovacchia-Italia si gioca su cemento indoor a Bratislava

Scelta la sede e la superficie per lo spareggio del 4-5 marzo. Si gioca per raggiungere le Davis Cup Finals di novembre. C’è un precedente datato 2009

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Filippo Volandri e Jannik Sinner - Finali Coppa Davis 2021 (photo by Jose Manuel Alvarez / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

Il percorso in Coppa Davis della Nazionale italiana di Filippo Volandri partirà ufficialmente il prossimo venerdì 4 marzo. Berrettini, Sinner e compagni voleranno in Slovacchia per la sfida di playoff che mette in palio la qualificazione alle Davis Cup Finals by Rakuten del 2022. È stata annunciata la sede del confronto, ovvero la NTC Arena di Bratislava. La superficie dovrebbe essere cemento indoor, dunque abbastanza favorevole ai nostri primi due singolaristi – se confermeranno la loro presenza per il 4 e 5 marzo – Matteo Berrettini e Jannik Sinner. La Slovacchia ha infatti ospitato il Cile lo scorso settembre, giocando sempre alla NTC Arena e scegliendo il cemento come superficie. Il team guidato da Gombos e dal capitano Tibor Toth si impose 3-1, guadagnandosi la possibilità di giocare il turno preliminare nel World Group 2022.

C’è un precedente tra Italia e Slovacchia, squadra finalista della competizione nel 2005, sconfitta proprio a Bratislava contro la Croazia. Nel 2009 gli azzurri ospitarono sulla terra rossa di Cagliari la Slovacchia nel match di secondo turno del Gruppo I Europa-Africa e si imposero per 4-1. Vinsero in tre set Starace su Hrbaty (6-1 6-2 6-4) e in cinque set Fognini su Lacko (1-6 6-3 6-2 1-6 6-1). Il ligure, dopo la sconfitta nel doppio, chiuse la pratica superando Hrbaty 7-6 6-1 6-3 (arrotondò il punteggio Cipolla contro Lacko). L’Italia si qualificò così ai playoff di settembre per accedere al World Group, ma nulla poterono Seppi, Bolelli e Starace contro la Svizzera di Federer e Wawrinka, che vinse 3-2 a Genova.

Oltre un decennio più tardi le prospettive sono totalmente diverse per la nostra nazionale, che si presentava già alle Finals del 2021 tra le favorite, ma proverà ad arrivare in fondo nella competizione anche nel 2022, sperando di aggiungere alla squadra il numero italiano 1 Matteo Berrettini, fermato dall’infortunio all’addominale a novembre e assente alle Finali di Davis. Si dovrà passare dal preliminare, così come faranno altre 23 nazionali. Dieci di queste hanno ottenuto il posto vincendo lo spareggio per entrare nel World Group a settembre, mentre le altre 14 sono squadre che si sono qualificate tra il terzo e il 18esimo posto alle Davis Cup Finals ’21. Le prime due classificate, Russia e Croazia, sono già di diritto alle Finali 2022, così come le due wild card, assegnate a Serbia e Gran Bretagna.

 

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Binaghi: “Vogliamo candidarci per ospitare uno dei gironi della Coppa Davis 2022”

Il presidente FIT conferma l’interesse ma la scelta del luogo non è scontata: “L’avremmo voluta fare a Cagliari, ma ci chiedono un palazzetto da 8000 persone”

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Angelo Binaghi a Cagliari per Italia-Corea del Sud, Coppa Davis 2020 (foto Felice Calabrò)

A livello di risultati, la stagione 2021 è stata una delle più floride per la storia del tennis italiano, mentre dal punto di vista organizzativo è stata senza dubbio la più gloriosa di sempre. Negli ultimi dodici mesi, gli eventi di maggior prestigio ad essersi svolti nello stivale sono quelli che hanno concluso la stagione: le Nitto ATP Finals e un girone delle fasi finali della Davis Cup by Rakuten entrambi avvenuti al Pala Alpitour di Torino, oltre alle Intesa Sanpaolo Next Gen ATP Finals all’Allianz Cloud di Milano. Al netto del caos biglietti, tutto si è svolto in maniera più che decorosa e tutto lascia sperare che da qui in avanti non si possa migliorare.

E mentre le Finals a Torino sono garantite fino al 2025, ora la Federtennis vuole confermare l’impegno anche nella competizione a squadre. Come già annunciato le settimane passate, infatti, dal prossimo anno la Davis si dovrebbe trasferire ad Abu Dhabi dai quarti di finale in poi, mantenendo tuttavia la forma a gironi per decretare le partecipanti della fase finale, anche se si passerà da sei gruppi da tre a quattro gironi da quattro nazionali. Ebbene, l’Italia vuole candidarsi per ospitare uno dei gironi come accaduto quest’anno.

“Come paese stiamo facendo un’offerta per avere per i prossimi cinque anni la fase finale di Coppa Davis“, ha detto Angelo Binaghi, presidente della Federazione Italiana Tennis. “L’avremmo voluta fare a Cagliari ma ci chiedono un palazzetto da 8000 persone. Per capienza siamo alla posizione N.107 in Italia. Non la possiamo fare perché qui non c’è e a causa di questo la regione che più ha investito si vede scappare questa opportunità. Parteciperemo alla gara per la prima volta. Vorremmo ospitare i gironi a quattro squadre“. Queste le parole del numero 1 della FIT pronunciate durante la presentazione della giornata finale delle Cupra FIP Finals di padel a Cagliari. È scontato aggiungere che visto com’è andato quest’anno, la città di Torino con i 15.657 posti del PalaAlpitour sarebbe sicuramente la scelta più probabile.

 

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Coppa Davis 2021: RTF troppo forte, la sorpresa Gojo, Italia mezza delusione

Medvedev e Rublev non sbagliano un colpo. La Croazia in finale grazie al numero due, N.279 del ranking ATP. L’Italia fallisce l’appuntamento con le semifinali. Delusione Spagna. Organizzazione migliore rispetto al 2019, ma nel 2022 il format cambierà ancora

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Daniil Medvedev alla 2021 Davis Cup by Rakuten (Credit: Manuel Queimadelos/Quality Sport Images/Kosmos Tennis)

La stagione tennistica 2021 si è chiusa come da tradizione con la finale di Coppa Davis. La vittoria è andata alla RTF, a certificare un anno davvero d’oro del movimento tennistico russo. Oltre alla Davis alla federazione russa sono finite l’ATP Cup, la Billie Jean King Cup e la Coppa Davis juniores. Insomma, nel 2021 non ce ne è stato per nessuno.

Nulla si può dire sul successo dei russi in quel di Madrid. Ampiamente pronosticato prima dell’inizio della manifestazione, Medvedev e Rublev non hanno sbagliato una partita (se si esclude la rimonta subìta da Andrey contro Feliciano Lopez, di 16 anni più anziano…), partendo semmai con il freno a mano tirato nelle prime sfide e poi carburando alla grande quando il torneo andava avanti. Se al vecchio format della Davis si imputava la colpa di non premiare per molteplici fattori la squadra in assoluto più forte, la nuova formula mai come quest’anno ha premiato davvero i migliori e il verdetto appare incontrovertibile.

Nessuno invece si sarebbe aspettato la Croazia finalista. Ma le incredibili performance di Borna Gojo unite all’affidabilità dei numeri uno in doppio, Mektic e Pavic, ha fatto sì che i tentennamenti di Marin Cilic venissero ampiamente compensati. Del resto con l’attuale formula il doppio pesa per il 33%: quando almeno un singolare lo porti a casa e puoi schierare i migliori al mondo nella specialità (oltretutto anche campioni olimpici), la vittoria finale è praticamente cosa fatta. Complimenti ai croati, oltretutto finalisti nel 2016 e campioni nel 2018, gran bella testimonianza di continuità.

 

Diciamo la verità, ci attendevamo molto dalla nostra nazionale. Le aspettative erano alte nonostante l’assenza di Berrettini (che ha pesato e non poco). Ma la mancanza di un doppio collaudato (visto anche l’indisponibilità di Bolelli convocato proprio al posto di Berrettini) e l’eccessiva tensione (probabilmente) accusata da Lorenzo Sonego hanno fatto sì che la nostra nazionale si fermasse ai quarti. Certo, così come nel 2019 ci ha fermato la poi finalista, allora il Canada, quest’anno la Croazia. Ma la super-performance di Gojo non può essere una attenuante per i nostri ragazzi. Se si vuole andare avanti nella manifestazione bisogna essere più forti di tutto e tutti e nonostante un anno più che positivo per il nostro movimento l’appuntamento con la Davis è stato fallito. In ogni caso i margini per i prossimi anni sono più che ampi, il futuro sembra dalla nostra parte. Non resta che pazientare.

Per il resto vanno sicuramente fatti i complimenti alla Germania, che nonostante l’assenza di Alexander Zverev si è guadagnata le semifinali, facendo fuori nel girone la Serbia di Nole Djokovic (poi ripescata come migliore seconda). Anche qui decisivo un doppio formato da specialisti, Tim Puez e Kevin Krawietz. Molto bene anche la Svezia dei fratelli Ymer. Vero che sono passati come migliori secondi nel girone forse meno valido del lotto da un punto di vista qualitativo, però fa piacere rivedere nel tennis che conta una nazionale che per anni ha dominato nella manifestazione. Vedremo se nelle prossime edizioni gli svedesi sapranno confermarsi.

Djokovic si è dimostrato troppo solo per portare la Serbia in finale, uno degli obiettivi che il numero 1 del mondo si era riproposto di raggiungere e che invece ha puntualmente fallito. Ma in una formula che prevede le sfide su tre incontri, se non hai una valida spalla e un buon doppio fai fatica anche se sei il migliore del mondo. Maluccio la Spagna detentrice del titolo. Certo hanno pesato non poco l’assenza di Nadal e la positività dell’ultimo momento al COVID di Alcaraz. Ma che sia stato Feliciano Lopez a 40 anni il trascinatore della squadra la dice lunga, e l’eliminazione nel Round Robin è stata più che meritata.

Complimenti al solito Kazakistan, che oramai da matricola è diventato una costante mina vagante della manifestazione. Ai quarti si è arreso alla Serbia di Djokovic, ma se l’è giocata fino all’ultima palla e per il movimento kazako non è cosa da poco. Con Bublik in campo per i prossimi anni, il Kazakistan potrebbe regalare altre piacevoli sorprese.

Se Ecuador e Colombia hanno fatto quello che potevano, grosse delusioni sono venute da Francia e Stati Uniti che rispetto alla loro storia passata hanno tradito le attese. La Gran Bretagna ha mancato le semifinali perdendo nei quarti con la Germania in una rivincita dei quarti del 2019 che allora aveva vinto. Potenzialmente i britannici erano più forti, piccola delusione.

Deludente anche l’Australia, sconfitta nettamente dalla Croazia e nella sostanza subito fuori dalla competizione. L’Ungheria ha fatto quello che poteva, vaso di coccio tra Australia e Croazia. Gli ungheresi hanno impegnato sia gli “aussie” che i croati poi futuri finalisti. Zombor Piros si è preso anche il lusso di battere Marin Cilic, di più era difficile aspettarsi.

Non giudicabile il Canada, troppo pesanti le assenze di Shapovalov e Auger-Aliassime, certo passare da finalisti a ultimi del lotto è davvero pesante. Non giudicabili nemmeno Cechia e Austria, arrivate alle Finals con minime aspettative e che hanno comunque onorato l’impegno.

Facciamo anche un rapido bilancio della nuova formula della Davis, che quest’anno rispetto all’edizione 2019 si è giocata su più giorni ma soprattutto ha diviso i Round Robin su tre sedi. Da questo punto di vista la mossa è stata sicuramente indovinata. È vero che non sono mancate le partite finite a tarda notte, ma si sono evitati gli scempi visti a Madrid e sicuramente tutta l’organizzazione ne ha giovato.

Va anche rimarcato che se l’obiettivo dell’ITF, al di là di quello economico, era far sì che la manifestazione fosse una specie di Coppa del mondo dove vince la squadra più forte, come detto all’inizio l’obiettivo è stato indovinato. Certo, il fattore campo è sempre stato un qualcosa di unico nel mondo tennistico per la Davis, ma probabilmente sia la vittoria della Spagna nel 2019 (anche se giocando in casa un piccolo vantaggio sicuramente c’era stato) sia quella della RTF quest’anno hanno premiato i team migliori, e i loro successi danno ancora più lustro alla manifestazione.

Come detto però la formula cambierà ancora. Si passerà a 4 gironi da 4 squadre, quindi le nazionali alle Finals passeranno da 18 a 16. Le prime due di ogni girone ai quarti che si giocheranno in un’altra sede (Abu Dhabi?), niente più calcoli cervellotici per scegliere le migliori seconde come nelle ultime due edizioni. Andrà meglio? Solo il tempo ce lo potrà dire. Per il resto ci sentiamo solo di rimarcare che nonostante tutto anche questa edizione della Davis ha riservato tante emozioni, tante piccole imprese da raccontare, tanti match combattuti, un’atmosfera sempre molto particolare e suggestiva. Si ricomincerà a marzo con i Qualifiers per le Finals 2022, l’Italia cercherà la qualificazione in Slovacchia (sulla carta impegno più che abbordabile). Nonostante tutto, lunga vita alla Davis!

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