Chi l'ha visto? Jo-Wilfried Tsonga, il talento scontratosi con una montagna insuperabile

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Chi l’ha visto? Jo-Wilfried Tsonga, il talento scontratosi con una montagna insuperabile

Un tuffo nel passato per ripercorrere la carriera di uno tennisti più spettacolari dell’ultimo decennio: Jo Wilfried Tsonga

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Jo-Wilfried Tsonga - Bercy 2019 (foto via Twitter, @RolexPMasters)

Articolo a cura di Marco Lorenzoni

Nella quarta puntata di “chi l’ha visto” parliamo di uno dei tennisti più spettacolari degli ultimi anni, Jo Wilfried Tsonga. Il tennista di Les Mans in questi giorni ha provato a chiedere una wild card per l`Australian Open, chiaro segnale di un forte desiderio di tornare a competere con continuità. Nonostante Jo compirà il prossimo marzo ben 37 anni e` comprensibile che non voglia chiudere la carriera al numero 257 del ranking Atp. Lui che nel febbraio del 2012 riuscì a issarsi fino alla quinta posizione del ranking. Era un’altra epoca; Djokovic, Nadal, Federer e Murray occupavano le prime quattro posizioni. A tallonare Jo non c’erano Berrettini, Hurcazk o Ruud ma Ferrer e Berdych. Ciò nonostante Tsonga fu in grado di terminare quell’anno tra i migliori otto e a strappare il pass per le Atp Finals di  Londra per la seconda stagione consecutiva. Tornando a oggi il francese ha terminato il suo 2021 a Wimbledon contro Mikael Ymer perdendo in cinque set. Sconfitta dettata da una serie di problemi fisici che dal 2017 a oggi hanno messo a rischio la sua carriera.

Un infortunio tira l’altro

 

 Il problema più recente è una condizione cronica derivante da legamenti calcificati nella sua schiena che provoca infiammazione e altri problemi che lo hanno tenuto fuori dal circuito per ben quattordici mesi. Tra gennaio del 2020 e lo scorso marzo Jo provava dolore anche mentre giocava con suo figlio. Per questo, quando quest’anno  ha vinto 7-5 al terzo contro Feliciano Lopez al primo turno del torneo di Marsiglia, ha affermato che era una delle vittorie più importanti della sua carriera. “È stata veramente dura “ ha detto dopo quella vittoria “ non ho svolto alcuna attività fisica per otto mesi e ho perso ogni tipo di forma” ha aggiunto “ è triste vedere come per quindici anni ti impegni a costruire qualcosa che in soli otto mesi viene distrutto”. Il suo 2021 però non è proseguito come sperava dal momento che a Dubai contro Malek Jaziri si è dovuto ritirare nel primo set per un altro infortunio al braccio destro. Ha provato a tornare in campo per la stagione sulla terra battuta ma tra Barcellona, Lione e Parigi non ha racimolato nemmeno una vittoria perdendo contro Nishioka, Paul e Gerasimov. Non proprio specialisti del rosso. Sulla sua amata erba, a  Eastbourne ha perso nuovamente da Gerasimov e a Wimbledon Ymer ha di fatto chiuso il suo 2021. Jo era in tabellone allo US Open ma ha dovuto rinunciare all’ultimo minuto per un infortunio al polpaccio destro. Peccato perché se si fosse presentato in una buona condizione avrebbe potuto creare molti grattacapi al suo avversario di primo turno, la testa di serie numero otto Casper Ruud.

I problemi fisici di Jo sono però iniziati  prima del 2020. Nell’aprile del 2018 si è dovuto operare al ginocchio sinistro dopo che già da alcuni mesi le sue prestazioni erano peggiorate. Dopo l’operazione Tsonga ha saltato tutta la stagione sulla terra battuta e così è uscito per la prima volta dall’ottobre del 2007 dai top 50. Insomma possiamo dire che l’ultima stagione in cui Tsonga è stato in grado di giocare un buon numero di tornei è stato il 2017. Ha chiuso quell’anno al numero quindici del mondo e seppur il suo livello era lontano dai tempi migliori il ranking era completamente diverso da quello di oggi.

Più forte delle avversità

I problemi alla schiena per Tsonga non sono una novità dal momento che nel 2005, quando aveva appena vent’anni, un serio problema a un disco sporgente aveva messo a serio rischio la sua carriera. “Quando sono stato curato per un’ernia del disco è stato terribile “ ha detto Tsonga in una passata intervista all’Equipe “sentivo dolore a ogni movimento e quando ho chiesto al dottore se avrei potuto continuare a giocare a tennis mi ha detto che sarebbe stato molto difficile” ha raccontato Jo. Un peccato per un giocatore che da junior era sembrato molto promettente con la vittoria dello US Open nel 2003 e la seconda posizione nel ranking. Il suo fisco lentamente si riprende e così, grazie a un accordo tra la federazione australiana e quella francese Jo, classificato al numero 212 del ranking, riceve nel 2007 una wild card per l`Australian Open. “Non mi sentivo a mio agio negli spogliatoi” racconterà l’anno seguente. Nonostante sia solamente la sua seconda partita in uno slam Tsonga vince il primo set contro la testa di serie numero 6 Andy Roddick in quello che è il più lungo tie break nella storia del tennis maschile all’Australian Open. l’americano alla fine prevale in quattro set ma Jo si presenta al grande tennis. Dopo quest’ottimo torneo il francese vince ben quattro Challenger (Tallahassee, Mexico City, Lanzarote e Surbiton) e riceve un’altra wild card, stavolta per Wimbledon. Qui riesce ad arrivare per la prima volta in carriera al quarto turno in uno slam battendo giocatori molto pericolosi sui prati come Benneteau e Feliciano Lopez. Allo US Open si spinge fino al terzo turno dove è Nadal a sbarrargli la strada in tre set. Alla fine di quella stagione Jo entra per la prima volta tra i primi 50 giocatori del mondo chiudendo precisamente al numero 43 del ranking. Un salto enorme considerando che aveva iniziato l’anno al numero 212.

Animale da palcoscenico

Fin dai primi anni della sua carriera Tsonga dimostra di sentirsi particolarmente a proprio agio nei grandi palcoscenici. Così, quando la dea bendata accoppia al primo turno dell’Australian Open 2008 Jo contro Andy Murray, a quel tempo numero 9 del mondo, in tanti pensano che il match sarà ben più equilibrato di quanto faccia presagire il ranking. Tsonga, nonostante subisca un bagel nel terzo set, riesce a portare a casa la vittoria in quattro set tirati. È un trionfo particolarmente significativo per il francese dal momento che Andy  vincerà  13 delle successive 14 partite giocate tra i due. “ Murray è sempre stato la mia bestia nera” ha recentemente ammesso Tsonga. Il motivo non è difficile da capire dal momento che Lo scozzese con la sua innata capacità di anticipare la risposta ha sempre neutralizzato il servizio di Tsonga, obbligandolo a giocare in difesa. In più Andy con il suo  slice chiamava  a rete Jo per poi scavalcarlo con un pallonetto, altro marchio di fabbrica del talento di Dunblane.

Dopo il match contro Murray Tsonga approfitta di un tabellone alla portata per arrivare alla semifinale contro il numero due al mondo Rafael Nadal. Qui Jo gioca uno dei migliori match della sua vita mettendo in mostra tutto il suo repertorio. Servizi a 200 km orari, dritti vincenti da ogni zona del campo, solidità impressionante con il rovescio e deliziose stop volley. Il tutto condito da una condizione fisica straripante. Lo score è perfino generoso con lo spagnolo, 6-2 6-3 6-2 Tsonga. “ Non ha sbagliato niente con il rovescio e ogni volta che gli giocavo sul dritto mi tornava indietro un vincente”  dirà Nadal dopo la partita  “Quando ogni palla va sulla riga non c’è molto che possa fare. Non penso sia reale questo livello. Certamente può giocare così ma può farlo ogni settimana?” aggiungerà sconsolato. La prestazione di Tsonga è ancora più incredibile considerando che Rafa pareva essere a posto fisicamente. All’inizio della carriera Nadal faceva fatica a ottenere risultati importanti negli slam sul cemento perché spesso infortunato. Basti pensare allo US Open del 2009 dove Del Potro, per quanto autore di un grande torneo, si trovò davanti in semifinale un Nadal alle prese con un infortunio a gli addominali

È ancora presto per la rivoluzione

L’Australian Open del 2008 è un torneo interessante dal momento che rappresenta ‘una piccola novità’. Per la prima volta dall’Australian Open del 2005 un giocatore diverso da Federer e Nadal vince uno slam. Questo qualcuno è Novak Djokovic che s’aggiudica il trofeo battendo proprio Tsonga in finale. Nonostante per entrambi i giocatori questo sia ‘il torneo della consacrazione è interessante notare come per tutti e due il 2009 e il 2010 saranno  stagioni di “assestamento”. Sara` il 2011 l`anno della loro svolta. Djokovic come dominatore del tennis, Jo come maestro di continuità nella top 10. Infatti nel 2008 il francese chiude l’anno al numero sei del mondo ma la classifica è influenzata da due grandi exploit. La finale in Australia e la vittoria a Parigi Bercy che, essendo l’ultimo Masters 1000 della stagione, è spesso terra di conquiste. Infatti in quell`edizione Jo batte in finale un altro illustre outsider, David Nalbandian dopo aver sconfitto Djokovic al terzo turno. Nadal e Federer si ritirano durante il torneo per problemi alla schiena. Nella parte centrale della stagione Tsonga deve convivere con un fastidioso infortunio al ginocchio destro che lo obbliga anche a una piccola operazione. È in grado di rientrare in tempo per lo US Open dove perse al terzo turno contro Tommy Robredo.

Tsonga ha sempre dimostrato nel corso della carriera di essere un giocatore molto continuo. Così nonostante il 2009 sia un’annata meno soddisfacente di quella precedente, il francese ottiene ottimi risultati. A Melbourne viene fermato da Verdasco ai quarti. Impossibile dimenticare il livello di tennis espresso da Nando in quell’edizione dell’Australian Open. A Miami Jo si arrende contro Nole ai quarti di finale e per la prima volta in carriera arriva a gli ottavi a Parigi. Viene battuto da Del Potro in quattro set ma è un’altra sconfitta che ci sta dal momento che Delpo è 5 del mondo e Tsonga pare non amare particolarmente la terra battuta. In Canada è Murray a sconfiggerlo in semifinale mentre è un pochino sorprendente la sconfitta contro Fernando Gonzalez a gli ottavi dello US Open. Finisce comunque la stagione al numero 10 del mondo, un ottimo risultato se si pensa che doveva difendere punti pesantissimi come la finale a Melbourne e la vittoria a Bercy.

Il 2010 è un’altra ottima stagione per Tsonga. In Australia si prende la rivincita su un Djokovic non al meglio nei quarti di finale prima di venire sconfitto nettamente da Federer in semifinale. Gli infortuni però non lo lasciano in pace e così a Parigi si deve ritirare durante il suo match d’ottavi a causa di un problema alla schiena. Sull’erba londinese raggiunge per la prima volta i quarti di finale dove a sbarrargli la strada trova Murray. Stavolta però è il ginocchio a dargli fastidio, deve rinunciare a tutta la stagione estiva sul cemento americano, US Open compreso. Raggiunge i quarti di finale a Shanghai ma non è abbastanza per rimanere in top 10. Jo finisce l`anno al numero 13 del ranking. Il 2010 assieme al 2014 sarà l’unico anno tra il 2008 e il 2015 che il francese chiuderà fuori dai primi dieci.

È abbastanza incredibile notare come nel 2021 Ruud e Sinner abbiano chiuso in top 10 senza nemmeno un quarto di finale negli slam mentre Tsonga finì il 2010 ben fuori dai primi 10 nonostante una semifinale in Australia, un quarto a Wimbledon e risultati di tutto rispetto nei 1000.

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Australian Open: l’ostacolo Carreno tra Berrettini e i quarti

Nessun precedente tra i due, se dovesse vincere Matteo Berrettini sarebbe il primo tennista italiano a raggiungere i quarti in tutti gli Slam, il quarto a farlo agli Australian Open. Carreno Busta non è mai andato più avanti del quarto turno a Melbourne e non ha mai battuto un Top10 nello Slam australiano.

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Pablo Carreno Busta - Australian Open 2022 (foto Twitter @AustralianOpen)

Dopo l’impresa Alcaraz (chiariamolo subito, impresa per i bookmakers e per molti appassionati di tennis, non per i valori espressi dal ranking ATP), Matteo Berrettini proverà a centrare l’ennesimo traguardo storico per il tennis italiano. Battendo Pablo Carreno-Busta nella sfida degli ottavi di finale degli Australian Open diverrebbe il primo italiano ad aver raggiunto almeno i quarti in tutti gli Slam, grandissimo segnale di continuità e di versatilità. Sarebbe inoltre il quarto italiano a raggiungere il livello dei migliori 8 nello Slam australiano dopo De Stefani (1935) e Pietrangeli (1957), imprese che si perdono nella notte dei tempi, e Cristiano Caratti (1991), sconfitto poi dal McEnroe meno famoso, Patrick. Nel frattempo ha già eguagliato Adriano Panatta e Fabio Fognini per le apparizioni negli ottavi di una prova Slam (8).

Come detto per cogliere l’impresa Matteo incontrerà sulla sua strada Pablo Carreno-Busta, spagnolo nr.21 ATP e dotato di buona continuità di rendimento mostrata soprattutto negli ultimi anni. Tra i due nessun precedente. Lo spagnolo vanta 6 titoli vinti in carriera, una finale di ATP Cup raggiunta con la Spagna proprio all’inizio di stagione (sconfitto solo da Shapovalov nella finale dopo 4 vittorie su 4 nei precedenti singolari), facente parte della squadra vincitrice la Davis nel 2019, due semifinali agli US Open come miglior risultato negli Slam. Famosa quella del 2020 quando arrivò tra i primi 4 dopo aver beneficiato della squalifica di Novak Djokovic per il “famoso” lancio della pallina sulla giudice di linea negli ottavi. Carreno perse in semifinale con Zverev dopo aver vinto i primi due set.

In Australia lo spagnolo non è mai andato oltre il quarto turno come il nostro tennista e non ha mai battuto nello slam australiano un Top10. Piccola curiosità, Matteo Berrettini e Pablo Carreno-Busta l’anno scorso hanno lasciato gli Australian Open entrambi agli ottavi di finale ed entrambi per problema agli addominali. Berrettini non scendendo proprio in campo contro Tsitsipas, Carreno abbandonando dopo il primo set la sfida con Grigor Dimitrov.

 

Negli Slam è di tutt’altro livello il cammino sin qui di Berrettini che come sappiamo ha fatto finale a Wimbledon lo scorso anno, semifinale agli US Open (2019) e quarti di finale a Parigi (2021). Praticamente l’anno scorso Matteo ha sempre vinto sul campo negli Slam eccetto che con Djokovic (che lo ha per l’appunto sconfitto in finale a Wimbledon, nei quarti a Parigi e nei quarti a New York).

I due sfidanti sono stati approssimativamente lo stesso tempo in campo in questi Australian Open nei primi 3 turni e quindi a livello di sforzo profuso partiranno alla pari. Berrettini ha speso 9 ore e 58 minuti contro le 9 ore e 44 minuti di Carreno. Matteo ha battuto lo statunitense Nakashima, l’altro americano Kozlov prima di vincere al quinto contro Alcaraz. Pablo ha invece superato l’argentino Etcheverry, l’ostico olandese Griekspoor (in cinque set) e il figlio d’arte Sebastian Korda (in quattro set).

Berrettini è al suo best ranking in questo momento alla posizione nr.7. Carreno-Busta è attualmente nr. 21 ma è stato anche nr.10. Nel 2021 hanno vinto entrambi due titoli, Matteo a Belgrado e al Queen’s, lo spagnolo a Marbella e ad Amburgo. Il tennista italiano non ha partecipato al torneo olimpico mentre Carreno ha colto un preziosissimo bronzo olimpico battendo Novak Djokovic nella finale per il 3° e 4° posto. Da rimarcare che Berrettini però nella passata stagione ha raggiunto la prima finale in un Master Series in quel di Madrid, sconfitto poi da Alexander Zverev.

In carriera Carreno-Busta ha vinto 6 titoli e giocato altre 4 finali, Berrettini ha vinto 5 titoli e giocato altre 3 finali. Così come lo spagnolo non ha vinto titoli sull’erba né giocato finali, così l’italiano non ha mai vinto sul veloce né tantomeno disputato finali (che visto il gioco di Matteo è una stranezza).

Che sfida sarà per il nostro Berrettini? Una sfida sicuramente impegnativa e non poco. Carreno-Busta non ha l’esplosività e la fisicità di Alcaraz ma è dotato di grandissima tecnica e notevole combattività. Venirne a capo non sarà facile e bisognerà armarsi di sacrosanta pazienza dalla prima all’ultima palla. Certo, la potenza del nostro tennista non è facile da digerire per nessuno e l’impressione è che se Matteo giocherà ad alti livelli il traguardo dei quarti sarà nettamente alla portata. Ma di sicuro non sarà una sfida facile e ogni sforzo dovrà essere centellinato per avere quella lucidità in più rispetto all’avversario nei momenti cruciali del match

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Australian Open, Sinner: “Devo imparare a tenere un certo livello per tante ore. Ho ancora margine”

Jannik si prepara a sfidare De Minaur e ad affrontare la seconda settimana Slam: “Dovrò aumentare l’intensità. De Minaur in casa gioca sempre bene”

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Jannik Sinner all'Australian Open 2022 (Credit: @atptour on Twitter)

Ha perso il primo set del torneo (e anche dell’anno) Jannik Sinner, impegnato non poco da Taro Daniel sulla KIA Arena: 6-1 al quarto in quasi due ore e tre quarti per guadagnare il primo ottavo di finale all’Open d’Australia. Rispondendo alle domande dei giornalisti, prima l’altoatesino ha fatto un bilancio della sua prima settimana e delle sue tre vittorie a Melbourne Park contro Sousa, Johnson e ora Daniel: “Quello che conta è che sono passato alla seconda settimana, sono contento. Al di là delle partite vinte, oggi è stata dura. Non lo conoscevo molto bene. Ho fatto qualche non forzato di troppo e lui invece non stava sbagliando tanto. Quindi ha iniziato ad alzare il livello e io nel secondo ho diminuito l’intensità. Non è stata la partita più pulita”.

Sulle caratteristiche di Daniel, ha detto che lui “è molto solido da fondo e stava servendo molto bene, per questo per me è stato difficile. Ho provato a guadagnarmi qualche palla break per metterlo sotto pressione. Nel secondo ha provato a fare lui il gioco e ad aprire di più il campo, da lì ho dovuto cambiare qualcosa”.

Per la terza volta ci saranno due italiani negli ottavi dell’Open d’Australia. Era già capitato nel 2018 con Seppi (perse con Edmund) e Fognini (perse contro Berdych) e nel 2021 con Berrettini (ritiratosi prima del match con Tsitsipas) e Fognini (battuto da Nadal). Stavolta portiamo Matteo Berrettini e Jannik Sinner, con prospettive ben diverse. Entrambi giocheranno da chiari favoriti i loro match, il primo contro Carreno Busta e il secondo contro Alex De Minaur. Per questo motivo, tra le domande in inglese c’è stato spazio anche per un commento sul tennis italiano in generale e sula generazione di giocatori che sta emergendo in questi anni. In merito, Jannik ha detto che “come in tutte le cose, c’è una ragione per cui sta accadendo. Ci sono tanti tornei in Italia, tanti ITF e tanti Challenger. Dunque i migliori giovani possono avere una wild card negli eventi e possono giocare. Anche se poi perdi puoi stare lì, allenarti con giocatori migliori di te. Questa è una ragione, l’altra è che ogni giovane cerca di spingersi a migliorare grazie a i progressi di un altro, dunque entrambi arrivano più in alto. Inoltre abbiamo tanti coach bravi. Auguro a tutti buona fortuna”.

 

Di seguito le domande della conferenza in italiano.

Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport: Cosa pensi che sia successo durante quel momento di appannamento nel secondo set?

Sinner: “Nei match al meglio dei cinque set possono capitare momenti difficili. Sono andato giù un po’ in tutte le cose nel secondo, ma anche nel primo dopo il 3-0. Stavo giocando bene, cambiando direzione di palla e attaccando la rete. Poi non lo sono più riuscito a fare e lui è entrato in partita. Sentivo che il livello fosse più equilibrato già da fine primo set. Poi se avessi fatto break nel primo game del secondo sarebbe stato diverso, il break da 40-0 ha cambiato poi la partita. Ho provato a star lì col servizio e lui ha anche servito molto bene sulle palle break. Di sicuro devo riuscire a tenere un livello alto per tante ore”.

Lorenzo Ercoli, Il Tennis Italiano: Come gestirai un’altra seconda settimana in uno Slam?

Sinner: “Cercherò di gestire bene l’off court. Quando allenarsi, come comportarsi. Provi a fare meglio tante cose assieme. Io credo di avere tanto margine in qualsiasi cosa, dunque sarà un altro test anche la prossima settimana. Dovrò alzare il livello di gioco di sicuro”.

Ubaldo Scanagatta, Ubitennis: Che influenza avrà il tifo degli australiani sul match con De Minaur?

Sinner: “Mi è già capitato di giocare con qualcuno che gioca in casa qualche volta, quindi col pubblico contro [ad esempio sul cemento americano nel 2021, Isner a Cincinnati e ben quattro statunitensi a Washington battuti, ndr]. Sicuramente non è semplice ma proverò a essere il più pronto possibile anche perché lui a casa gioca sempre bene”.


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Australian Open, Sinner supera Daniel con qualche inciampo. Ottavi con De Minaur [VIDEO]

Sinner supera un momento di grande difficoltà tra secondo e terzo set e vince in quattro. È il più giovane a raggiungere quattro ottavi Slam dai tempi di del Potro

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Jannik Sinner all'Australian Open 2022 (Credit: @DavisCup on Twitter)

[11] J. Sinner b. [Q] T. Daniel 6-4 1-6 6-3 6-1

Come lo scorso anno, ci saranno due tennisti italiani negli ottavi di finale dell’Australian Open maschile. Dopo Matteo Berrettini, anche Jannik Sinner si è conquistato un posto nella seconda settimana dello Slam australiano battendo Taro Daniel sulla KIA Arena di Melbourne Park in quattro set e 2 ore e 40 di partita. Sarà il suo quarto ottavo di finale in un Major, risultando il più giovane tennista a giocarne così tanti da Juan Martin del Potro (2009). Per Sinner è il primo quarto turno raggiunto all’Australian Open (Wimbledon è l’unico Slam dove ancora gli manca, ma ci ha giocato solo nel 2021). Qualora sia lui che Berrettini raggiungessero i quarti, sarebbe la prima volta dal Roland Garros del 1973 con due azzurri fra i primi otto di uno Slam (allora furono Panatta e Bertolucci).

Il match è stato più complicato del previsto contro il numero 120 del mondo, proveniente dalle qualificazioni. LÌ, tra l’altro, aveva superato tre italiani (Arnaboldi, Moroni e Caruso, oltre a Musetti ad Adelaide 1). Quella di Jannik è dunque una dolce vendetta per il tennis italiano, ma dopo il secondo set, perso 6-1, tutto era ancora in discussione. Qualche sbavatura tattica di Jannik, che non è riuscito a incidere nello scambio con colpi più lavorati e angolati nella prima metà di partita, e l’ottimo stato di forma di Daniel hanno fatto sì che il match non fosse pienamente in controllo dell’italiano.

 

Dal terzo set in poi Jannik ha diminuito gli errori non forzati (23 nei primi due set, 8 negli altri due) e il servizio l’ha aiutato a portare a casa la vittoria. Il suo prossimo avversario sarà Alex De Minaur (battuto nella finale delle Next Gen 2019), che si è sbarazzato di Pablo Andujar per 6-4 6-4 6-2; in questo inizio di stagione Demon ha battuto sia Berrettini (in ATP Cup) che Musetti (al primo turno dell’Happy Slam).

LA PARTITA

I primi dieci minuti di partita avevano lasciato pensare a un’altra serata rilassata per il classe 2001. Daniel è stato investito dalla solita partenza fulminea di Jannik: ha conquistato il primo break con un gran rovescio incrociato dopo 26 colpi, poi ha continuato a velocizzare e verticalizzare il palleggio sin dalla risposta per guadagnarne un secondo (3-0). È da qui che sono iniziati i dubbi però. Daniel non si è scomposto e provando ad addormentare il palleggio ha beneficiato delle sbavature da fondocampo di Sinner per recuperare entrambi i break e impattare 3-3. Entrambi i giocatori sono stati infastiditi dal vento che – non troppo forte – accompagnava il crepuscolo a Melbourne Park. Jannik è tornato in sé nel settimo game, aperto da due grandi accelerazioni di dritto, e sullo 0-40 il giapponese ha commesso un doppio fallo. Il servizio lo ha aiutato a scrollarsi di dosso le incertezze e a chiudere il primo set in meno di 40 minuti.

È la fase iniziale del secondo che rischiava di inguaiare seriamente Sinner. Infatti un break nel primo game avrebbe probabilmente tenuto Daniel a bada, invece – sullo 0-0 – dopo due punti da applausi sia in difesa che in attacco, ha mancato un rovescio lungolinea e Taro ha vinto il game. Ancora più importante dal punto di vista psicologico il break conquistato dal giapponese nel gioco successivo, arrivato da 40-0 senza che Sinner facesse chissà quali disastri. La differenza l’hanno fatta i punti giocati in maniera aggressiva da Daniel, che ha mulinato forsennatamente con i piedi per buona parte dell’incontro nel tentativo di mantenere l’iniziativa. Qui Jannik è rimasto un po’ bloccato, forse preoccupato, di fronte all’incremento di ritmo da parte del suo avversario, decisamente in fiducia. Ha subìto un secondo break che ha fruttato un impronosticabile 6-1 in favore del qualificato giapponese.

Importante la resa con la prima di servizio per Daniel, così come nel match vinto contro Murray. Tuttavia è lo stesso servizio che ha sostenuto Sinner nella sua fase di appannamento da inizio terzo set in poi (parziale che chiuderà con un ottimo 83% di prime in campo). In questo modo il giapponese non ha mai avuto chance di impensierirlo fino al 4-3, momento in cui un Jannik non esplosivo e aggressivo come al solito (e come nei primi game) in risposta ha provato a rifarsi avanti. Un dritto in corsa vincente gli ha dato l’energia per provare a fare lui la partita in questo ottavo game dove si è portato 0-40: qui Daniel ha piazzato tre servizi vincenti consecutivi, ma la foga agonistica l’ha portato a commettere il suo settimo doppio fallo e ad andare fuori giri col dritto, dando quarta e quinta opportunità di break a Jann nel game. L’ultima è stata quella decisiva. Ha poi chiuso senza concedere palle break, pur con qualche singhiozzo, 6-3.

Molto più godibile il quarto set di Sinner. Libero dalla legittima pressione, l’italiano ha trovato il break nel primo game aiutato da un altro doppio fallo di Daniel. Consapevole di non avere tante altre frecce nel suo arco, avendole tirate quasi tutte nei primi tre parziali, il giapponese è calato d’intensità e di attenzione, permettendo a Sinner di guadagnare campo e montare sulla palla, come sa fare. Col calare della sera su Melbourne Park, si sono viste le migliori cose da parte dell’azzurro, che a suon di vincenti (58 il dato complessivo) si è preso con altri due break il suo posto nel quarto turno.


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