Grande Slam 2021, la classifica maschile: Djokovic davanti a tutti, Berrettini terzo

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Grande Slam 2021, la classifica maschile: Djokovic davanti a tutti, Berrettini terzo

Dal Grande Slam sfiorato da Djokovic al declino di Federer e Nadal, passando per il primo titolo di Medvedev. Chi sono i 20 tennisti che hanno fatto più punti?

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Novak Djokovic con il trofeo - Roland Garros 2021 (foto Twitter @RolandGarros)
 

I quattro Slam sono da qualche anno a questa parte universalmente riconosciuti come gli eventi più importanti della stagione tennistica, nonché come il primo parametro per la valutazione della carriera di un giocatore. Persino nel dibattito sul fantomatico GOAT (vale a dire, il miglior giocatore di tutti i tempi) il numero di Slam vinti è citato sempre in maniera piuttosto altisonante. Se il rendimento in questi quattro tornei – da solo – viene preso come unità di misura di intere carriere, va da sé che lo stesso ragionamento dovrebbe essere valido per tracciare un bilancio dell’annata di un tennista. Come vedremo, questo non è sempre vero, ma chiaramente, anche solo per la quantità di punti messi in palio, si tratta di dati decisamente interessanti. 

Eviteremo la domanda retorica “Chi ha fatto meglio quest’anno?”, perché anche il più distratto lettore di Ubitennis o il più tiepido appassionato non può non sapere che Novak Djokovic è arrivato a un passo dal completare il Grande Slam, vale a dire la vittoria nello stesso anno solare di tutti e quattro i tornei più prestigiosi. Dopo aver vinto Australian Open, Roland Garros e Wimbledon, il serbo si è arreso a Daniil Medvedev (e alla tensione) nella finale dello US Open, mancando così di un soffio la storica impresa.

Prima di proseguire però, diamo un’occhiata a come sarebbe composta la Top 20 se venissero conteggiati solo i punti ottenuti nel 2021 nei quattro Major (tra parentesi la posizione reale nel ranking ATP):

 
  1. Djokovic 7200 (1)
  2. Medvedev 3740 (2)
  3. Berrettini 2100 (7)
  4. Tsitsipas 2020 (4)
  5. Zverev 1980 (3)
  6. Auger-Aliassime 1270 (11)
  7. Nadal 1080 (6)
  8. Shapovalov 900 (14)
  9. Karatsev 865 (18)
  10. Hurkacz 785 (9)
  11. Schwartzman 720 (13)
  12. Rublev 640 (5)
  13. Federer 540 (16)
  14. Harris 540 (31)
  15. Alcaraz 540 (32)
  16. Khachanov 505 (29)
  17. Fucsovics 505 (40)
  18. Dimitrov 460 (28)
  19. Van De Zandschulp 460 (57)
  20. Davidovich Fokina 380 (50)

A considerevole distanza da Djokovic troviamo proprio Medvedev, il giocatore che gli ha rotto le uova nel paniere a New York. Il russo ha conquistato 3740 punti (circa la metà di quelli di Nole) per gran parte derivanti dal successo a Flushing Meadows e dalla finale persa in Australia. Tuttavia ha sorpreso il buon rendimento di Medvedev sull’erba di Wimbledon (ottavi) e soprattutto sulla terra Roland Garros (quarti), vale a dire sulle due superfici storicamente più ostiche per lui.

Al terzo posto troviamo il nostro Matteo Berrettini, probabilmente la vera sorpresa Slam del 2021, che ha dimostrato grande continuità e maturità nella gestione di questi appuntamenti così importanti. L’azzurro è stato l’unico, insieme a Djokovic, Medvedev e Zverev, a raggiungere almeno gli ottavi in tutti e quattro gli Slam: ottavi in Australia, quarti a Parigi e New York, prima storica finale italiana a Wimbledon. Più ancora dei singoli risultati è un altro il dato che impressiona e di cui Matteo può essere fiero: solo un giocatore è stato in grado di batterlo negli Slam e quel giocatore è nientemeno che Novak Djokovic. A Melbourne, Berrettini si era ritirato prima degli ottavi contro Stefanos Tsitsipas, mentre in tutti gli altri appuntamenti ha avuto la sfortuna di incontrare sul proprio cammino il giocatore più forte del mondo. Peraltro in tutte le sfide con Nole Matteo ha fatto davvero una bella figura, e soprattutto al Roland Garros meritava di andare almeno quinto set.

Appena fuori dal podio si ferma Stefanos Tsitsipas, autore di un 2021 a due facce. A una prima metà di stagione davvero entusiasmante, soprattutto nei tornei su terra battuta, è seguito un secondo semestre decisamente più altalenante e avaro di risultati di pregio. Anche i risultati nei quattro Slam rispecchiano fedelmente questo andamento: semifinale all’Australian Open e addirittura finale al Roland Garros, poi primo turno a Wimbledon e terzo allo US Open. Lo spartiacque della sua annata è stata chiaramente la finale di Parigi, nella quale Stefanos si è trovato a un solo set dal battere Djokovic e vincere il suo primo Slam, finendo invece per subire la rimonta del serbo. Molto continuo anche il rendimento Slam di Alexander Zverev. Il campione delle Nitto ATP Finals ha centrato due semifinali (Roland Garros e US Open), un quarto in Australia e gli ottavi a Wimbledon, collezionando 1980 punti.

DECLINO FEDAL E SORPRESE – Il bicchiere di Rafael Nadal e Roger Federer può essere visto sia mezzo pieno che mezzo vuoto. I due non sono vicinissimi alle posizioni di vertice (settimo lo spagnolo, tredicesimo lo svizzero), ma sono comunque rientrati tra i migliori quindici nonostante abbiano giocato solo due Slam su quattro. Rafa ha raggiunto i quarti in Australia e poi la semifinale nel feudo parigino, mentre Roger si è fatto largo con le unghie e con i denti fino agli ottavi al Roland Garros (memorabile la sfida notturna contro Koepfer) e fino ai quarti a Wimbledon (da dimenticare il 6-0 rifilatogli da Hurkacz in quello che rimane l’ultimo set giocato dallo svizzero). Ormai non è un mistero che i due veterani abbiano puntato tutte le loro ultime fiches sui Major, ma vederli competere a così alto livello in questo contesto è tutt’altro che scontato alla luce dell’età che avanza e del fisico che scricchiola.

Tra i primi venti sono riusciti a fare capolino anche tutta una serie di giocatori protagonisti di un singolo exploit in uno dei quattro tornei. Se la semifinale di Denis Shapovalov a Wimbledon non è forse così incredibile (ben 720 dei suoi 900 punti gli vengono dai prati londinesi), ben più sorprendenti sono state le cavalcate di Aslan Karatsev a Melbourne, i quarti al Roland Garros di Alejandro Davidovich Fokina o quelli di Botic Van de Zandschulp a New York (l’olandese è l’unico ad aver strappato un set al futuro campione Medvedev).

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Due francesi ai box: fermi per infortunio Corentin Moutet e Pierre-Hugues Herbert

Il mancino di Neuilly-sur-Seine si è operato al polso destro, ancora problema al ginocchio per il doppista cinque volte campione Slam

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Corentin Moutet - 2021 US Open (Andrew Ong/USTA)

Non arrivano buone notizie dall’infermeria per il tennis francese. Due giocatori dovranno rimanere fermi dal circuito per due infortuni delicati. Questa mattina Corentin Moutet ha annunciato sul suo profilo Instagram di essersi sottoposto ad un intervento chirurgico al polso destro con una foto che lo rappresenta con il braccio ingessato. “Voglio ringraziarvi per il grande sostegno ricevuto, farò di tutto per tornare in campo più forte di prima. So che la strada sarà lunga, ma sono motivato a fare del mio meglio”, scrive il classe 1999 nel suo post. Moutet è stato eliminato al secondo turno degli Australian Open, sconfitto da Francisco Cerundolo in quattro set: già nello Slam australiano usava spesso il rovescio in slice per evitare di sollecitare il polso destro: “Era difficile persino prendere una bottiglia d’acqua in mano”. Il mancino francese ha già annunciato il forfait per i tornei di Cordoba e Buenos Aires in Sudamerica, ma potrà tornare velocemente ad allenarsi essendo il braccio destro interessato dell’infortunio.

Infortuni che non danno pace a Pierre-Hugues Herbert. Il doppista vincitore delle ATP Finals 2019 e 2021 si era ripreso da poco dal lungo stop per un problema al ginocchio sinistro accusato nel Challenger di Ilkley dopo una caduta a terra, sull’erba nello scorso giugno, poco prima di Wimbledon. Il giocatore francese ha avuto una ricaduta nel match della scorsa settimana a Quimper contro Dominic Stricker: poco dopo aver colpito un dritto, ha accusato un forte dolore al ginocchio sinistro, cominciando a zoppicare.

 

È riuscito a concludere il match, ma dovrà fermarsi di nuovo per un periodo indefinito come scrive sul suo profilo Instagram, ritraendosi con un tutore al ginocchio. Herbert compirà 32 anni nel prossimo marzo: vedremo se il ginocchio gli darà tregua e gli permetterà di tornare ai livelli a cui ci aveva abituati.

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L’ATP non prenderà provvedimenti disciplinari contro Zverev sul caso Sharypova: “Non ci sono prove sufficienti”

In un comunicato ufficiale, l’ATP fa chiarezza sulla questione Zverev, ma con una precisazione: “Il caso potrebbe essere riaperto se emergeranno nuove prove”

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Alexander Zverev è alla ricerca della forma migliore dopo l’infortunio che lo ha tenuto lontano dai campi dallo scorso Roland Garros. Il tedesco, scivolato al n°14 del ranking, ha disputato quattro match fino ad ora, perdendone tre. È comunque comprensibile che il suo livello sia ancora lontano da quello espresso nelle ultime stagioni – che lo aveva portato a lottare per il numero 1 ATPcome da lui stesso affermato qualche settimana fa alla United Cup.

La notizia odierna, tuttavia, permette al finalista dello US Open 2020 di tirare un bel sospiro di sollievo per una vicenda extra-campo che lo vedeva coinvolto da tempo. Zverev, infatti, era stato accusato di violenza domestica dall’ex fidanzata Olya Sharypova, con le indagini che sono durate quasi un anno e mezzo. Come si legge sul sito dell’ATP, l’investigazione che coinvolgeva il tedesco è stata completata oggi e non comporterà provvedimenti disciplinati ai suoi danni per mancanza di prove.

Le indagini riguardavano le presunte violenze subite dalla donna nell’ottobre 2019, durante il Masters1000 di Shanghai, ma non solo. La lente d’ingrandimento era puntata anche su altri possibili simili avvenimenti, a Monaco, New York e Ginevra. Le indagini dell’LFG (Lake Forest Group, ente di grande esperienza nel settore, anche per quanto riguarda lo sport professionistico) sono state condotte in maniera totalmente indipendente, con l’ATP che ha sempre avuto accesso alle informazioni e agli eventuali aggiornamenti.

 

Sono state ascoltate tanto le due parti in causa quanto altre persone potenzialmente coinvolte, per un totale di 24 individui tra familiari, amici e tennisti. Dopo oltre 15 mesi, l’LFG ha ultimato le indagini, consegnando all’ATP quanto emerso. Considerata la mancanza di prove sufficienti, così come le dichiarazioni contrastanti di Sharypova, non è stato possibile confermare le accuse di quest’ultima. Di conseguenza, l’ATP non prenderà provvedimenti disciplinari contro Alexander Zverev, che ha sempre fermamente negato le accuse e supportato le indagini dell’ATP. Il caso potrebbe comunque essere riaperto nel caso in cui emergessero nuove prove.

Massimo Calvelli, CEO dell’ATP, si è così espresso sulla vicenda: “La serietà e complessità di queste accuse hanno richiesto un’investigazione completa, così come l’intervento di investigatori specializzati. Questo processo ci ha mostrato la necessità di essere ancora più pronti e preparati per queste circostanze. Ci aspetta ancora un lavoro molto importante in futuro”.

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Il dominio degli anni ’80 nel tennis maschile: tra Djokovic, Murray e Nadal è 12-1 sulla generazione anni ’90 nelle finali Slam

Dodici vittorie e una sconfitta, recita il bilancio delle finali Slam fra esponenti della “generazione ‘80” e “generazione ‘90”: un dato che deve far riflettere

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Novak Djokovic e Stefanos Tsitsipas – Australian Open 2023 (foto via Twitter @usopen)
Novak Djokovic e Stefanos Tsitsipas – Australian Open 2023 (foto via Twitter @usopen)

Il dominio e lo strapotere di Novak Djokovic hanno fatto da padroni anche in questa edizione 2023 degli Australian Open. Il 35enne serbo ha trionfato a Melbourne per la decima volta, vincendo per la 22esima volta un torneo del Grande Slam ai danni del 24enne Stefanos Tsitsipas. Un successo che ha riaperto anche l’eterna questione di un ricambio generazionale che nel tennis maschile di vertice tarda ad arrivare. Infatti, appena due esponenti della classe ’90 (giocatori nati tra il 1990 e il 1999) hanno vinto uno Slam: Dominic Thiem in uno US Open estremamente particolare nel 2020 contro Alexander Zverev in finale, sfruttando anche la chance della squalifica di Djokovic per una pallata al giudice di linea nel match contro Carreno Busta; Daniil Medvedev sempre allo Us Open nel 2021 contro un Djokovic che avvertì la pressione del Grande Slam sulle sue spalle. Se allarghiamo il campo a tutti i giocatori nati dopo il 1990, anche Carlos Alcaraz, classe 2003, ha vinto uno Slam lo scorso anno, sempre quello newyorkese imponendosi nella finale contro Casper Ruud.

La statistica più impressionante riguarda i confronti nelle finali Major tra i giocatori nati tra il 1980 e il 1989 e quelli nati tra il 1990 e il 1999. Il bilancio è inequivocabile: 12 vittorie e 1 sconfitta per i più “anziani” a partire dalla finale di Wimbledon 2016 fino alla finale degli Australian Open di quest’anno.


Il primo scontro generazionale in una finale Slam avviene proprio nel 2016 ai Championships: Andy Murray batte in tre set il canadese Milos Raonic vincendo per la seconda volta sui prati londinesi. Nel 2018 e nel 2019 al Roland Garros Rafa Nadal nel suo feudo sconfigge Dominic Thiem: nella prima occasione perdendo appena nove giochi, nella seconda occasione lasciando per strada un set, ma vincendo comunque senza grossi patemi. Sempre nel 2019 a faticare moltissimo nella finale US Open è lo stesso Nadal contro Medvedev: il russo rimonta due set di svantaggio, ma non può nulla al quinto contro la voglia di non mollare dello spagnolo. Neanche Thiem va lontano dal successo nel 2020 all’Australian Open contro Novak Djokovic: va avanti due set a uno, ma anche l’austriaco cede nella sua prima finale Slam lontana dalla terra battuta. Nel 2021 ci provano in tre nell’anno magico del serbo: Tsitsipas, Berrettini e Medvedev. Il greco perde in cinque set la finale del Roland Garros dopo essere stato avanti di due set, il romano perde la finale di Wimbledon dopo aver vinto il primo set e il russo perde nettamente la finale in Australia, ma si prende la rivincita a New York, giocando il miglior tennis della carriera e fermando la corsa di Djokovic verso il Grande Slam.
La tendenza si conferma nel 2022 (e nel 2023) con i successi di Nadal su Medvedev all’Australian Open con una clamorosa rimonta da uno svantaggio di due set, la vittoria del maiorchino su Ruud al Roland Garros e i trionfi di Djokovic su Kyrgios a Wimbledon e su Tsitsipas qualche giorno fa a Melbourne.

 


Qual è il problema delle nuove generazioni? La sudditanza psicologica nei confronti dei mostri sacri Djokovic e Nadal è certamente un fattore per chi cresce nel mito di certi giocatori, ma l’ipotesi è pure quella di un’inferiorità tecnica e un’inadeguatezza a porsi al livello di leggende come Djokovic, Nadal e Murray. Ancora nei match 3 su 5 sono sempre i più esperti a farsi valere negli scontri generazionali: la longevità agonistica è indubbiamente cresciuta rispetto a qualche decennio fa, basti pensare che tutti e tre i big 3 hanno vinto gli Australian Open a 35 anni. Federer e Nadal hanno vinto rispettivamente nel 2017 e nel 2022 e da lì in avanti hanno trionfato ancora a livello Major. L’impressione è che Djokovic abbia ancora un fisico che lo sostenga nei match di lunga durata, oltre ad una tenuta mentale fuori dalla norma: vedremo se in questo 2023 i nati negli anni Novanta si daranno un’altra possibilità di spezzare un’egemonia che va avanti da tre lustri o se lasceranno già spazio ai Millennials nati dal 2000 in poi come Alcaraz (che ha già vinto uno US Open), Rune, Auger-Aliassime o Sinner.

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