I segreti di un campione: Juan Martin Del Potro

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I segreti di un campione: Juan Martin Del Potro

Quello che i numeri raccontano del gioco di un campione sfortunato

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Juan Martin del Potro - Roland Garros 2018 (foto Roberto Dell'Olivo)
 
 

Il 14 settembre 2009, Roger Federer scende in campo a Flushing Meadows con i favori del pronostico, e non soltanto perché disputa la sesta finale consecutiva in quel Major, avendo vinto le precedenti cinque.

Federer, nel 2009, si è rialzato, dopo aver ceduto la vetta della classifica ATP all’eterno rivale Nadal: dopo aver perso proprio con Nadal in Australia in finale, ha conquistato non soltanto la vittoria a Wimbledon ma anche, per la prima (e tuttora unica) volta, si è aggiudicato il Roland Garros.

Per completare il quadro. lo sfidante è un ragazzo di vent’anni, alla sua prima finale in un Major. È un gigante di quasi due metri, argentino: si chiama Juan Martin Del Potro. Inesperto a quei livelli, sì, ma quando tocca la palla di dritto, questo ragazzo fa davvero paura, forse anche a Sua Maestà Federer. E infatti, dopo essersi portato in vantaggio per due set a uno, l’elvetico perde il tie-break del quarto set. Sulle ali dell’entusiasmo, Delpo dilaga nel set decisivo, che si aggiudica per 6-2, sconfiggendo il suo idolo.

 

Sembra l’alba di una grande carriera e, invece, purtroppo, rimarrà l’unica vittoria Slam dell’argentino, che ha recentemente annunciato il proprio ritiro. Una lunga serie di imprevisti, cominciata nel 2010 con un grave infortunio al polso e conclusasi con l’infortunio al ginocchio del 2018, che tuttora fa sentire i suoi strascichi, ha probabilmente impedito a Delpo di realizzare pienamente il proprio potenziale. Ciò nonostante, la sua carriera, che pure si sviluppa nell’era dei Big Three (Federer, Nadal, Djokovic), è chiara testimonianza non solo di qualità di gioco, ma anche di determinazione.

Cercheremo, attraverso l’analisi statistica dei match disputati in tornei del Grande Slam a partire dal 2011 da Del Potro, di intuire quali elementi, quali pattern abbiano portato l’argentino al successo, nei momenti di maggiore forma. Prima però proviamo a ripercorrere brevemente la sua carriera, a partire dai primi passi.

Palmarès

Delpo esordisce a livello ATP nel 2006, a Viña del Mar, battendo Albert Portas, prima di essere sconfitto al secondo turno da Fernando González, in un match tra veri e propri pesi massimi del dritto. Già l’anno successivo, qualificandosi al terzo turno sia agli US Open che al Masters 1000 di Madrid, l’argentino raggiunge la top 50.

Nel 2008, la stella di Delpo comincia a brillare nel tennis mondiale, arrivano i primi titoli ATP e, un po’ a sorpresa, l’argentino li conquista entrambi sulla terra battuta: a Stoccarda e a Kitzbühel. Nonostante qualche problema alla schiena, Del Potro chiude l’anno in top 10, e scalda i motori per un grande 2009.

Dell’anno successivo, si ricorda soprattutto l’exploit con il titolo agli US Open, superando Federer in finale (da sottolineare come, in semifinale, Delpo avesse sconfitto anche Nadal): in generale, si tratta di una grande stagione, che porta l’argentino in top 5, e a raggiungere anche la finale del Master di fine anno, in cui viene sconfitto da Davydenko.

Il 2010 è l’anno del primo grave infortunio al polso: perde praticamente tutta la stagione, scivolando fuori dalla top 250. Anche l’anno successivo, complice una posizione in classifica da ricostruire, è molto travagliato, e regala a Delpo soltanto la soddisfazione di portare l’Argentina in finale di Coppa Davis, che verrà vinta dalla Spagna.

Il 2012 è l’anno delle Olimpiadi di Londra, il torneo si gioca sull’erba di Wimbledon. Delpo viene sconfitto da Federer in semifinale e si aggiudicherà una medaglia di bronzo che sa di riscatto. Il match di semifinale con Federer, una partita da antologia, è la più lunga mai giocata al meglio dei tre set. A fine anno, Delpo è di nuovo in top 10.

Nel 2013 la crescita continua, fino a portarlo in semifinale a Wimbledon e, nuovamente nella top 5 mondiale. Purtroppo però, un secondo infortunio al polso interrompe la rincorsa dell’argentino, e lo costringe di fatto a saltare due intere stagioni, 2014 e 2015.

Il 2016, l’anno del rientro, è anche quello delle Olimpiadi di Rio. E l’atmosfera delle Olimpiadi sembra fare un gran bene a Delpo, che conquista una grande medaglia d’argento. Nello stesso anno, porta la sua Argentina a vincere la coppa Davis.

Sembra la volta buona: l’anno successivo, incontra una volta Federer, di cui peraltro Delpo è un grande fan, sempre agli US Open, ai quarti di finale. Ancora una volta, lo sconfigge, per arrendersi poi a Nadal in semifinale. Complice anche altri buoni risultati, come la vittoria a Stoccolma (ventesimo titolo ATP, nonostante i continui infortuni) e la finale a Basilea, l’argentino rientra in top 10, e si qualifica per il Master di fine anno.

Nel 2018, Delpo raggiunge addirittura la terza posizione del ranking mondiale: sempre a Flushing Meadows, incontra ancora una volta Nadal in semifinale. Il maiorchino è costretto a ritirarsi a causa di un infortunio al ginocchio, e Del Potro raggiunge una finale Slam. Sarà sconfitto da Djokovic, in tre set.

Purtroppo però, durante il Master 1000 di Shanghai, Del Potro subisce un nuovo infortunio, e chiude anticipatamente la stagione. Da allora, si può dire che l’argentino non sia mai veramente rientrato a pieno regime tanto che, recentemente, ha annunciato la propria intenzione di ritirarsi.

Uno sguardo d’insieme

Prima di approfondire l’analisi, alla ricerca di pattern vincenti e perdenti, cerchiamo, nei limiti del possibile, di averne una visione d’insieme, inquadrando lo stile di gioco di Del Potro degli ultimi dieci anni con una serie di statistiche, i cui valori medi sono mostrati in Figura 1, separatamente per superficie di gioco.

Figura 1. Statistiche medie di gioco per Del Potro, match di singolare in tornei del Grande Slam dal 2011 in poi

Il numero di vincenti e di ace, specialmente sul veloce, è davvero notevole ma forse, considerate le caratteristiche fisiche e lo stile di gioco di Delpo, colpisce ancora di più la sua capacità di procurarsi palle break, in particolare sulla terra battuta. Questo a testimonianza del fatto che, per quanto Del Potro faccia della violenza dei propri colpi, in particolare del dritto, un’arma vincente, si tratta di un giocatore completo, che sa procurarsi diverse chance anche nei game di risposta, su una superficie che porta a scambi più lunghi.

Un secondo set di statistiche, mostrato in Figura 2, può esserci d’aiuto nel farci un’idea ancora più precisa:

Figura 2. Altre statistiche medie per Del Potro, match di singolare in tornei del Grande Slam dal 2011 in poi

Da questo secondo plot, emerge forse un piccolo punto debole di Del Potro. La prima di servizio, eventualmente seguita dal dritto, è eccezionale, e porta a una percentuale di punti vinti con la prima superiore al 70% su tutte le superfici, che addirittura si avvicina all’80% sul veloce. La seconda palla però, a differenza ad esempio di ciò che accade nel caso di un altro big server con capacità di fare gioco come Berrettini, è molto più aggredibile, e procura a Delpo un rendimento tra il 50% e il 60%.

I pattern più significativi, gli elementi-chiave del gioco di Del Potro

Dopo questa panoramica, proviamo a chiederci quale o quali tra le varie statistiche di gioco (che rappresentano le nostre variabili di input) si rivelino decisive, e in che modo, rispetto alla vittoria o alla sconfitta nel match (che rappresenta la nostra variabile di output). Impostiamo cioè, in altre parole, un problema di classificazione.

Per maggiore chiarezza, facciamo in modo che l’algoritmo di classificazione utilizzato restituisca automaticamente, sulla base delle variabili a disposizione, un modello costituito da un insieme di regole, che rappresentano i pattern statisticamente più significativi che conducono Del Potro alla vittoria o alla sconfitta. Di seguito, illustriamo le tre regole più significative così calcolate:

  1. Se Del Potro concede meno di sei palle break e si presenta meno di quarantacinque volte a rete, allora l’argentino vince la partita”. Il pattern si è verificato in cinquantaquattro occasioni e, in tutte e cinquantaquattro, Del Potro ha vinto il match.
  2. Se Del Potro ha una percentuale di trasformazione delle palle break di almeno il 13.9% maggiore dell’avversario, si aggiudica la partita”. Il pattern è meno generale, ma altrettanto preciso: si è verificato ventitré volte, e per ventitré volte Del Potro si è aggiudicato la vittoria.
  3. Se Del Potro concede più di sette palle break, se ne procura meno di quindici e mette a segno meno di quarantanove vincenti, viene sconfitto”. Il pattern è piuttosto generale, anche se meno preciso: si verifica venti volte, e in diciassette occasioni l’argentino viene sconfitto.

Sulla base di regole come queste, considerando che quanto più una caratteristica del gioco compare come condizione rilevante all’interno di tali pattern, tanto più potremo definirla un elemento-chiave del gioco del campione argentino.

Potremo quindi, sulla base dei dati, stilare un feature ranking, ovvero una sorta di classifica dei vari aspetti del gioco, distinguendo quelli che, in misura maggiore, da soli o in combinazione con altri, si sono rivelati decisivi.

Figura 3. Feature ranking associato ai match di Grande Slam di Del Potro, dal 2011 in poi. La lunghezza della barra rappresenta la rilevanza della feature, la direzione rappresenta il verso della correlazione (diretta per barre che si sviluppano verso destra, inversa per barre che si sviluppano verso sinistra)

L’elemento più significativo sembra essere la pressione che Delpo è in grado di mettere al proprio avversario con i propri turni di servizio. La prima chiave verso la vittoria, in altre parole, è concedere poche palle break. Soltanto dopo (terza e quarta feature) vengono la percentuale di trasformazione delle palle break rispetto a quella dell’avversario, e il numero di palle break che Delpo si procura nei suoi game di risposta. Ancor meno rilevante (quinta feature in ordine di importanza), la percentuale di trasformazione delle palle break di Delpo, considerata da sola e non in relazione a quella dell’avversario.

In altre parole, i numeri sembrano dirci questo: se nei suoi game di servizio Del Potro riesce a imporsi, senza lasciare spazio all’avversario e creando difficoltà anche nel trovare ritmo, avrà, presto o tardi, le occasioni giuste in qualche game di risposta, così portando a casa il match. A confermare tale sintesi, osserviamo che la seconda feature più significativa in ordine di importanza è il numero di vincenti messi a segno dall’argentino, e sappiamo che, una quota significativa di questi vincenti sono dritti violentissimi dopo una buona prima di servizio. In sintesi: se questo schema funziona, per l’avversario la partita sarà molto complicata. Hanno dovuto accorgersene vere e proprie leggende del tennis come Federer e Nadal, anche nei loro anni migliori. Nondimeno, Delpo si avvia a chiudere la propria carriera con in bacheca un solo trionfo Slam, una finale e quattro semifinali. Risultati ragguardevoli, in sé, ma senz’altro riduttivi rispetto al potenziale dell’argentino.

Ciò nonostante, con la sua voglia di lottare e di rialzarsi, oltre che col suo stile aggressivo, ha saputo accendere l’entusiasmo dei tifosi. E d’altronde, come ricordava John Steinbeck in una lettera indirizzata al figlio Thom: “Non avere paura di perdere. Se deve accadere, accadrà. L’importante è non avere fretta. Le cose belle non scappano via”. E il trionfo del 2009, la vittoria in Coppa Davis del 2016, le due medaglie olimpiche a sorpresa, entrambe segno di riscatto, resteranno, sempre, nel cuore degli appassionati.

Nota: l’analisi e i grafici inseriti nell’articolo sono realizzati per mezzo del software Rulex


Genovese, classe 1985, Damiano Verda è ingegnere informatico e data scientist ma anche appassionato di scrittura. “There’s four and twenty million doors on life’s endless corridor” (ci sono milioni di porte lungo l’infinito corridoio della vita), cantavano gli Oasis. Convinto che anche scrivere, divertendosi, possa essere un modo per cercare di socchiudere qualcuna di quelle porte, lungo quel corridoio senza fine. Per leggere i suoi articoli visitate www.damianoverda.it

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Wimbledon, preview quarti: Halep-Anisimova, Nadal-Fritz e Garin-Kyrgios

LONDRA – Due semifinali anticipate fra Simona e Amanda, e fra Rafa e Taylor. Più la curiosità per Nick contro Cristian, fisico dell’australiano permettendo

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(da Londra il nostro inviato)
Simona Halep – Amanda Anisimova
Dal punto di vista di Simona, una partita molto molto simile a quella vinta in modo nettissimo su Paula Badosa, che è una giocatrice di tipologia quasi sovrapponibile ad Amanda. Bei fisici, belle botte con tutti i fondamentali, tendenza a cercare le palle filanti e semipiatte. Purtroppo per loro, davanti a una maestra della corsa e del contrattacco come la Halep in forma vista qui a Wimbledon, o realizzano percentuali straordinarie, o non ne escono. Favorita Simona, quindi, a meno di una prestazione straordinaria di Anisimova.
Consigliata a chi apprezza le battaglie fra violenza e manovra.

Taylor Fritz – Rafael Nadal
Il match del giorno, perchè Taylor è arrivato ai quarti giocando bene, in crescendo, e mettendo in mostra un bell’adattamento all’erba. Mi perdoneranno gli avversari precedenti, a cominciare da Lorenzo Sonego, ma questo sarà il primo vero test per Rafa, e se lo supererà probabilmente la semifinale con chi vincerà tra Garin e Kyrgios sarà meno pericolosa, dati i problemucci fisici e di affaticamento accusati dal favorito di quella sfida Nick. Se poi dovesse uscirne Garin, insomma, immaginarlo battere Nadal sul centrale mi riesce difficile. Ma prima, per lo spagnolo ci sono da affrontare i gran servizi, i drittoni, i rovesci ficcanti e l’ottima fisicità di Fritz, che a Indian Wells l’ha battuto, anche se era stata una partita fra infortunati vinta dal meno malconcio.
Consigliata ai tifosi di Rafa, e pure a quelli di Djokovic che potranno monitorare lo spauracchio.

Cristian Garin – Nick Kyrgios
Il simpatico Cristian piace un po’ a tutti, è un ragazzone allegro e davvero forte (è stato nei primi 20, ora è 43 ATP), ma decisamente quello che gli sta succedendo quest’anno a Wimbledon ha del miracoloso, considerato che è un picchiatore da terra e cemento prestato ai prati con diverse perplessità tecniche. Qualche giorno fa ha dichiarato: “quando ho visto che avrei dovuto giocare contro Berrettini ero furibondo. Lui e Djokovic per me erano i più forti del torneo, mi sembrava una vera sfortuna avere Matteo al primo turno“. Sono d’accordo con lui, i rimpianti per Matteo vengono fuori ogni volta che scrivo il suo nome. Dovrebbe bastare una versione di Nick appena sufficiente per far valere la differenza di talento e propensione all’erba, ma con l’australiano fare pronostici è semplicemente inutile. Speriamo che Kyrgios stia bene atleticamente, e che sia un confronto divertente.
Consigliata a tutti, come sempre quando scende in campo Nick.

 

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Wimbledon, Maria: “Mi piace che si parli di me come madre. Cambiare il rovescio non è stato semplice”

La veterana tedesca raggiunge la prima semifinale Slam della carriera. Dopo i 34 anni, solo altre cinque campionesse sono riuscite nell’impresa a Wimbledon

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Tatjana Maria - Wimbledon 2022 (Twitter @Wimbledon)
Tatjana Maria - Wimbledon 2022 (Twitter @Wimbledon)

Non si ferma l’incredibile corsa di Tatjana Maria, che a quasi 35 anni (li compirà l’8 agosto) ottiene la prima semifinale Slam della carriera. La tedesca fa suo il derby contro la connazionale Jule Niemeier, che al secondo turno aveva eliminato la testa di serie numero due Anett Kontaveit. “È fantastico, ho cercato di mantenere la calma nello spogliatoio e capire quello che avessi fatto, ma è ancora difficile da realizzare!”. Queste sono state le primissime parole della numero 103 del mondo all’esordio in conferenza stampa, lei che è soltanto la quarta giocatrice dal 1984 a raggiungere le semifinali a Wimbledon nonostante fosse fuori dalla top100 ad inizio torneo (le altre sono Mirjana Lucic, n°134 nel 1999; Jie Zheng, n°133 nel 2008 e Serena Williams, n°181 nel 2018).

D: Ti sei attenuta alla tua solita routine questa mattina, con la solita lezione di tennis con tua figlia? E oltre a ciò, ci racconti che cosa vuol dire vivere queste emozioni insieme alla tua famiglia?

Tatjana Maria: “Sì, era tutto uguale. Questo mattina siamo arrivati ​​alle 8:30 e Charlotte (sua figlia, ndr) aveva una lezione. Continuiamo alla stessa maniera: fuori dal campo per me non cambia nulla, quindi cerco di continuare così. Anche se giocherò le semifinali (sorride)!”

 

D: Si parla molto del fatto che sei madre di due bambine e quanto tutto ciò sia incredibile. Ti piace essere descritta così o preferiresti, semplicemente, che si parlasse di te come una tennista?

Tatjana Maria: Mi piace assolutamente che si parli di me come madre. Penso che questa sia la cosa più importante della mia vita. Sono in semifinale di Wimbledon ed è incredibile, ma sono pur sempre una mamma. Dopo questo torneo vedrò i miei figli e farò le stesse cose che vedo e faccio ogni singolo giorno”.

D: Hai appena detto che è incredibile quello che hai raggiunto. Come mai?

Tatjana Maria: “Sicuramente perché questo è il miglior Grande Slam della mia carriera. In passato avevo soltanto raggiunto una volta il terzo turno qui, mentre negli altri Major non ero mai andata oltre il secondo turno: ora sono in semifinale a Wimbledon. Ho sempre creduto di avere qualcosa dentro, però essere arrivata a questo punto, specialmente dopo che un anno fa ho dato alla luce la mia secondogenita, è qualcosa di incredibile.

D: Che cos’ha detto Charlotte della tua vittoria?

Tatjana Maria: Charlotte è felice di poter stare altri due giorni qui! Ha capito che è qualcosa di davvero speciale, è molto orgogliosa di me e questo è fantastico”.

D: Posso chiederti qualcosa sul cambiamento del tuo rovescio? Dev’essere molto rischioso cambiarlo ad un punto già avanzato della tua carriera: quanto è stato difficile? Ha funzionato fin dall’inizio oppure no?

Tatjana Maria: “È stato molto complicato, perché dalla parte del rovescio giocavo soltanto lo slice. Non avevo mai giocato un rovescio a due mani, nemmeno quando la mia avversaria veniva a rete. Mio marito mi ha detto di voler provare a cambiare il mio rovescio e farmelo giocare a una mano: è stato rischioso, certo, ma mi sono totalmente fidata di lui. Ora mi sembra di non aver mai giocato un colpo diverso da questo. Ovviamente all’inizio non era facile, avevo bisogno di fiducia e di giocarlo quante più volte possibile. Con il tempo è sempre andato meglio.

D: La lista delle donne che sono riuscite ad approdare in semifinale a Wimbledon dopo i 34 anni comprende Billie Jean King, Martina Navratilova, Chrissie Evert, Venus Williams, Serena Williams e ora Tatjana Maria. Che effetto fa far parte di questo gruppo?

Tatjana Maria: È incredibile, davvero. Non riesco ancora a credere che il mio nome appartenga a questo gruppo, senza dubbio mi rende orgogliosa.

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Wimbledon, Sinner: “Allenarsi con Djokovic ha vantaggi e svantaggi. Credo di poter essere orgoglioso di quello che ho fatto”

Jannik Sinner non aveva mai vinto un match sull’erba a livello ATP prima di questo torneo. Oggi è andato ad un solo set dalla vittoria contro Djokovic, ma non è bastato

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Jannik Sinner - Wimbledon 2022 (Twitter @Wimbledon)
Jannik Sinner - Wimbledon 2022 (Twitter @Wimbledon)

Jannik Sinner è andato ad un passo dalla gloria, ha cullato l’idea di poter eliminare Novak Djokovic (che non perde a Wimbledon dal 2017), ma si è dovuto arrendere al rientro in partita del serbo, che lentamente ha girato il match a suo favore. Una partita che certamente lascia qualche rimpianto visto come si era messa, ma dalla quale certamente l’azzurro saprà ricavare le cose positive. Che non sono assolutamente poche.

“È stato un match molto duro, ma lo sapevo già prima di scendere in campo. Stavo giocando bene, ma lui ha alzato il suo livello di gioco nel quarto set. Penso di aver giocato bene nel quinto, ho soltanto sbagliato alcuni colpi alla fine, ma penso di poter essere orgoglioso di quanto ho fatto. Comincia così la conferenza stampa di Sinner, che si dice poi “fiducioso per il futuro prossimo”.

D: Al termine del match Novak ha detto che era convinto di vincere la partita. A che punto del match invece tu hai pensato che l’incontro di stesse scivolando via?

 

Jannik Sinner: “È una partita al meglio dei cinque set. Quando sei in vantaggio di due set giochi ogni parziale nel miglior modo possibile. Nel terzo quando stavo servendo ed ero 0-15, ho mandato in rete un dritto semplice e sono andato sotto 0-30. Poi dopo lui ha giocato un buon punto e, invece di essere, 15-30 eravamo 0-40, poi ho subito il break. A quel punto lui ha iniziato a giocare meglio. Come ho detto, nel quinto set credo di aver giocato bene. Dovevo probabilmente fare qualcosa in più perché, alla fine, era lui a dettare gli scambi“.

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Jannik Sinner al microscopio

D: Visto il modo in cui hai giocato a Wimbledon quest’anno e i diversi giocatori che hai battuto, pensi di poter tornare qui in futuro e fare nuovamente bene? E, chissà, magari un giorno vincere il torneo?

Jannik Sinner: Penso di aver giocato ogni partita meglio rispetto alla precedente, anche se gli avversari erano sempre diversi. Penso anche al futuro, tornare qui l’anno prossimo può aiutami molto. Ho imparato molte cose sull’erba e questo è stato il motivo per cui abbiamo scelto di giocare su questa superficie. Ho dimostrato di saper giocare un buon tennis, chissà che un giorno non riuscirò ad esprimermi ancora meglio. Cercherò di continuare a lavorare sodo, perché questa alla fine è la cosa più importante. Ora magari avremo qualche giorno libero, ma subito dopo torneremo a spingere di nuovo. Poi vediamo come andranno i prossimi mesi”.

D: Hai avuto la possibilità di allenarti spesso con Novak: in che modo ciò ti ha permesso di migliorare? E come ti ha aiutato oggi, in particolare, visto che nei primi due set colpivi veramente bene la palla?

Jannik Sinner: Credo che abbiamo uno stile di tennis simile, per certi versi. Mi piace sempre allenarmi con lui, ovviamente ti offre una buona palla da colpire. Penso di avercela anch’io, quindi riusciamo a mantenere un buon ritmo. In un certo senso può aiutarti, perché quando giochi contro sai che cosa aspettarti. Dall’altra parte, chiaramente si conoscono le debolezze reciproche. Dopo il primo turno ci siamo allenati insieme e, il giorno dopo, abbiamo vinto entrambi. È sempre una sensazione speciale poter soltanto allenarsi con lui. Poi il torneo è diverso, ci sono tante cose diverse, come la tensione e il pubblico, che è sempre speciale”.


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D: Quando Nick Kyrgios era qui l’altro giorno (in sala stampa, ndr), ha parlato di te e di come ti non abbia paura nonostante tu sia giovane. Ti ha paragonato a lui, quando a 19 anni ha battuto Nadal qui, rendendo evidente che lui e Djokovic non erano degli dei, potevi far loro del male. Come ti senti a scendere in campo contro Novak Djokovic a livello psicologico?

Jannik Sinner: “Sicuramente quando scendi in campo sai di essere sul Centre Court con molta gente che ti guarda. Questo è quanto di buono sai prima della partita. Quando affronti questo tipo di giocatori è un po’ diverso dal solito, ma mi piace sfidare me stesso: sono un ragazzo a cui piace la competizione. Questo è ovviamente anche il motivo per cui mi alleno, ossia per poter arrivare a giocare partite speciali e in turni importanti, come i quarti di finale di oggi. So di avere ancora molto da migliorare, ma credo di poter essere felice dopo questo Wimbledon. Dopo che Djokovic ha perso il secondo set ha dovuto alzare il suo livello, altrimenti probabilmente avrebbe perso. Ma so bene che lui è uno dei migliori giocatori di tutti i tempi.

D: Ci potresti parlare degli aspetti che secondo te sono andati bene e di quelli che sono andati male in questa partita e che lavoro si fa con il tuo team per trarre insegnamenti da questo match?

Jannik Sinner: “Oggi non era semplice, perché lui [questo] campo lo conosce bene. Tutti e due eravamo tesi, tutti e due sapevamo che era una partita molto importante, soprattutto lo era per me, per capire tante cose. Mi sentivo che oggi avrei fatto una bella partita, poi non è andata come volevo. Ci sono state alcune cose nel terzo set che hanno cambiato la situazione, lui mi ha messo in difficoltà, poi nel quinto set ho fatto quello che dovevo fare. Dovevo andare io a comandare, poi sbaglio ancora le volée, sbaglio ancora le smorzate, sbaglio ancora un po’ il modo di servire, ma il modo di affrontare la partita è giusto. E si sbaglierà ancora tanto nella vita, ma non dubito che quello che ho fatto oggi sia giusto, poi ci saranno tante cose da analizzare, stasera o domani, della partita, ma la cosa più importante è quella di continuare a lavorare.”

D: Novak ha detto che i suoi 20 anni di esperienza sul circuito lo aiutano a gestire il flusso di emozioni nella partita e che questo gli ha permesso di rovesciare partite che erano molto compromesse. Credi che questa potrebbe essere una tua area di miglioramento?

Jannik Sinner: “Lui in questa situazione ci è stato tante volte, ha tanti anni nel circuito, ha giocato tante partite importanti, e questo sicuramente aiuta. È una domanda difficile, non so come lui si senta in quelle situazioni. Però i migliori al mondo hanno modo di cambiare la partita molto velocemente, tante scelte diverse. Alla fine sto provando anch’io a fare la stessa cosa: questo è giocare a tennis, cambiare il momentum della partita.”

D: Si è avuta l’impressione che negli ultimi tre set ti abbia abbandonato un po’ il servizio, la tua percentuale di prima sia calata e Djokovic è riuscito a prendere lui il comando delle operazioni.

Jannik Sinner: “Ti porta anche lui a cambiare il servizio, non è che sparisce di colpo. C’era una parte del campo nella quale si giocava a favore di vento e una nella quale si giocava contro vento, e io facevo molta fatica a giocare contro vento. Poi lui entrava molto bene, tirando piatto e molto profondo, però parlando del servizio credo di essere migliorato molto, anche nelle partite scorse, quindi il lavoro fatto è quello giusto.”

D: Cosa ti sei detto quando hai visto sul tabellone 7-5, 6-2 contro Djokovic? E cosa ha fatto Djokovic dal terzo set in poi per cambiare la partita?

Jannik Sinner: “Alla seconda domanda non rispondo, perché magari giochiamo ancora un po’ di volte l’uno contro l’altro. Lui lo sa, ma non voglio che gli altri avversari lo sappiano. Per quel che riguarda il punteggio, non guardo tanto il punteggio, ma il livello di gioco, e il mio era molto alto. Ho servito bene, ho mosso la palla io, volevo continuare in quel modo, poi lui ti porta a giocare il match nel modo che piace a lui, è molto bravo a fare questo.
Credo di poter essere contento di quello che ho fatto oggi. A me non piace perdere, ma è successo, tuttavia ho fatto tante cose positive nell’ultima settimana e mezzo, cose che magari non mi aspettavo perché non mi sentivo bene su erba, e spero che tutto questo mi possa aiutare per il prossimo anno e per le prossime edizioni. C’è un po’ la delusione per la sconfitta, ma alla fine lui ha vinto sei volte qui, e c’è un motivo, e lui ha giocato molto bene perché l’ho portato a giocare bene.

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