Pietrangeli e il finto attacco al padel: "Sport delle pippe"

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Pietrangeli e il finto attacco al padel: “Sport delle pippe”

Con una battuta Nicola Pietrangeli, estremizza un concetto semplice. A Padel possono giocare tutti subito, divertendosi. Nel tennis ci vuole più tempo

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Nicola Pietrangeli
 

Basta giocare con una racchetta in mano, una pallina da tennis e l’obiettivo di fare un 15 in più degli avversari che stanno dall’altra parte di un campo delimitato da una rete, per considerare il padel una disciplina figlia del tennis?

La questione tiene banco ormai da un po’, ovvero da quando in tanti hanno cominciato a frequentare della gabbie in plexiglass tenendo una racchetta, magari non avendone mai tenuta una prima, se non quella dei racchettoni da spiaggia che fa tanto pendant con il periodo dell’anno in cui ci troviamo. 

Per rispondere a questa domanda prenderò in prestito il concetto che il mio maestro di tennis, Gianmarco, ha utilizzato nel dirmi che avrebbe inserito nel nostro club di Acicastello, in provincia di Catania, due campi da paddle in un contesto ben più ampio di campi da tennis. “Sai qual è la differenza? Il tennis è uno sport, il padel un gioco…la gente di diverte”: non avrei saputo declinare meglio il pensiero. 

 

Pensiero a quanto pare condiviso anche da chi di tennis, iperbole a parte, ne ha scritto un pezzo di storia. Italiana, di sicuro. Nicola Pietrangeli, ospite della trasmissione Estate in diretta, in onda su Raiuno, senza molti giri di parole sul tema è intervenuto così: “Il padel è lo sport delle pippe”. Un’espressione che potrebbe sembrare nettamente indirizzata verso uno pseudoclassismo ma che in realtà non è così: “ […]sia ben chiaro, è una battuta. Lo è perché permette a tutti di divertirsi. Non c’è dubbio che uno che gioca male a padel si diverte di più di uno che gioca male a tennis. Quindi faccio i complimenti al padel, perché il giocatore scarso di tennis la palla non la tocca mai e non si diverte. Nel padel le distanze sono più brevi”.

https://video.repubblica.it/sport/nicola-pietrangeli-critica-il-padel-con-una-battuta-e-il-trionfo-delle-pippe/418672/419606

Discorso lineare e lucido, che rappresenta poi il vero successo di questo gioco. Un neofita, dopo un’ora di paddle riesce a divertirsi; dopo un’ora di tennis forse riesce a colpire due palline…e non ne sarei neanche così sicuro. Ecco perché il paddle piace, soprattutto nella pratica amatoriale, più che nella visione televisiva (qui il tennis resta ad oggi inarrivabile): “I campioni sono campioni, lasciamoli perdere. Si diverte molto di più un giocatore scarso di padel che non uno scarso di tennis” ha concluso Pietrangeli. Il concetto iniziale è di sicuro estremizzato ma segna in modo netto quella differenza che dicevamo. Il gioco è gioco, ed è giusto che sia divertente e accessibile a tutti e subito; la pratica sportiva, ci sia concesso, è un’altra cosa. Pippe o non pippe. 

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L’ultimo scambio del coach dei coach: addio a Nick Bollettieri

A 91 anni, ci lascia il più grande coach della storia del tennis. La sua Tennis Academy, fondata nel 1978, ha cambiato per sempre il modo di approcciare al tennis professionistico

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Si è spento a 91 anni Nicholas James Bollettieri, meglio noto come Nick. Figlio di immigrati italo-americani, è stato il coach che più di tutti ha saputo cambiare l’approccio dei giocatori al tennis professionistico. Una vita dedicata a giovani tennisti talentuosi, che lo ha visto trascurare la propria vita privata, in cui si contano ben 8 mogli diverse e 7 figli, per dedicarsi al mestiere di “allenatore di tennis”, sebbene non abbia mai giocato un torneo in tutta la sua vita.

Laureato in filosofia, inizia la sua avventura nel mondo del tennis nei primi anni Settanta, diventando il direttore delle attività agonistiche al Dorado Beach Hotel a Porto Rico, di proprietà dei Rockefeller. Nel 1978 apre la sua Tennis Academy a Bradenton, in Florida – ora di proprietà della IMG. La vera rivoluzione introdotta da Bollettieri è stata quella di trasformare l’accademia in un luogo simile a college americano: i suoi allievi erano invitati a vivere all’interno dell’impianto, dove erano a loro disposizione campi da gioco aperti a tutti le ore, affiancati dall’offerta di numerosi corsi di studio compatibili con gli allenamenti. Secondo Nick, l’amore e la passione per il gioco erano l’elemento cardine per ambire alle vette della classifica mondiale. La sua lungimiranza gli ha permesso di capire, prima degli altri, la direzione futura del tennis: si può lecitamente considerare l’ideatore del power tennis, basato sulla potenza e la forza degli scambi da fondo campo. Forse, in fondo, più che capire in che direzione stava andando il tennis, è lui stesso ad averne indicato la strada.

Ben 12 dei suoi allievi hanno raggiunto la vetta delle classifiche ATP e WTA: Andre Agassi, Jim Courier, Marcelo Rios, Pete Sampras, Jennifer Capriati, Jelena Jankovic, Martina Hingis, Monica Seles, Maria Sharapova e le sorelle Williams.

 

È l’uomo che impose ad Andre Agassi il rovescio a due mani perché, secondo lui, era il colpo migliore per vincere i grandi tornei: in un tennis sempre più rapido, il rovescio a una mano sarebbe diventato un problema. Lo stesso Agassi, nella sua biografia Open, ha parlato molto degli allenamenti alla Bollettieri Academy, criticando aspramente i metodi utilizzati, a suo dire, troppo duri. Anche oggi, chi sceglie di varcare la soglia dell’Accademia deve accettare rigide regole che coinvolgono tutti gli aspetti della vita: dall’alimentazione allo studio, dalla fatica fisica alla preparazione mentale.

Bollettieri è stato anche il primo ad applicare il concetto di mental coaching e a dare risalto all’aspetto mentale dei giocatori. A Milano, nel 2015, in occasione della presentazione della sua ultima fatica editoriale, Bollettieri su Sharapova e Seles aveva detto Nessuna delle due era un’atleta, ma erano entrambe forti mentalmente”.

La sua formula per essere un ottimo coach Capire chi sono i tuoi allievi, anche le loro manie. Non si tratta di insegnare a colpire una palla, ma aiutare i giocatori 24 ore al giorno, 7 giorni alla settimana, 365 giorni all’anno”.

Nick ci lascia con una grande eredità che, siamo certi, non sarà lasciata cadere nel vuoto. Dopo aver letto o ascoltato le sue parole, si rimane con la sensazione di aver assistito a una vera lezione di vita che si adatta bene a qualsiasi contesto dell’esistenza umana, non solo all’interno del rettangolo da gioco E come diceva lui stesso, “tutte le persone grandi nella vita devono fare errori, se non commetti errori non puoi diventare una grande persona”.

Buon viaggio Nick.

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Tsitsipas, retromarcia su Rublev: “Sono stato ingiusto, Andrey ha una grande varietà di armi”

Tre settimane dopo le dichiarazioni sulla povertà di mezzi di Rublev, Stefanos Tsitsipas si dice dispiaciuto e spiega il perché di quelle parole

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Stefanos Tsitsipas - Astana 2022 (Instagram @atptour)
Stefanos Tsitsipas - Astana 2022 (Instagram @atptour)

Stefanos Tsitsipas aveva lasciato le ATP Finals alla sua maniera, vale a dire con una di quelle dichiarazioni normalmente da evitare in nome della sportività e che certo non contribuiscono ad attirare le simpatie dei più. Parlando di Andrey Rublev, l’avversario che lo aveva appena sconfitto mettendo anticipatamente fine alla sua corsa verso secondo titolo di Maestro, Tsitsipas aveva detto: È un peccato, mi sento il giocatore migliore. Non credo di dover dirlo, mi sembra abbastanza ovvio. Ma, sì, lui ha prevalso con i pochi mezzi a sua disposizione”.

Una frase poco carina, nonostante sembri innegabile che il greco abbia la capacità di perdere un match in più modi rispetto a Rublev. A mente fredda, Stefanos pare dispiaciuto di quelle affermazioni e così, in un’intervista al quotidiano di Riad Arab News in vista della sua partecipazione alla Diriyah Tennis Cup, corregge il tiro e fornisce una spiegazione per quella sua uscita non troppo felice.

“Quanto ho detto in quella conferenza stampa su Rublev è stato molto ingiusto nei suoi confronti e poco corretto. La vedevo da un punto di vista differente: volevo farlo arrabbiare in vista del suo match successivo [la semifinale contro Casper Ruud] in modo da farlo giocare anche meglio. Inutile spiegarne i motivi perché era piuttosto ovvia la mia situazione”.

 

Tsitsipas era numero 3 del mondo, ma l’eventuale vittoria di Ruud su Rublev avrebbe significato il sorpasso norvegese e la conseguente estromissione dal podio. Che appunto c’è stato, anche perché Andrey ha praticamente smesso di giocare dal 4 pari del primo set, arrabbiato, furibondo, come lo voleva Tsitsipas ma non “come” lo avrebbe voluto.

“Desideravo davvero che Andrey vincesse quel match e la mia tattica è stata di gettare un po’ di benzina sul fuoco per renderlo più affamato e concentrato” continua la sua razionale spiegazione Stef che, non va dimenticato, era arrivato a Torino con la possibilità, alzando il trofeo da imbattuto, di diventare numero 1 del mondo. È anche comprensibile che vengano in mente piani che ad altri possono apparire contorti una volta buttato il tie-break contro Djokovic e perso la sfida decisiva per la semifinale contro il rosso moscovita dopo aver giocato con le ali ai piedi il primo set mettendosi a litigare con Zeus, cioè Apostolos, e pure con la mamma. Della prestazione di Andrey contro Ruud si è naturalmente accorto anche lo stesso Tsitsipas. “Penso che sia stato sbagliato farlo perché [Rublev] ha dato la sensazione di non essere in grado di giocare. Ho visto il match, non penso che abbia giocato bene come mi sarei aspettato. La sua vittoria era l’unico modo per me di finire l’anno in top 3. Ci ho scherzato un po’ cercando di usare al meglio le mie possibilità, ma la cosa migliore sarebbe stata vincere il mio incontro”.

In ogni caso, quella tra Stefanos e Andrey ha già tutti i crismi si un’ottima rivalità che si sta assestando su tre confronti a stagione, con il ventiquattrenne di Atene avanti 6-5 secondo l’ATP. Un bilancio che potrebbe anche essere letto in pareggio o addirittura invertito, togliendo dal piatto il torneo con i set ai quattro e senza vantaggi e aggiungendo un duello Challenger.

“Andrey è un giocatore eccellente” dice ancora Tsitsipas. “Ha una grande varietà di armi che usa estremamente bene in campo. Colpisce la palla davvero forte, una specie di Marat Safin della nuova generazione. É uno dei più disciplinati, è divertente, un’anima bella e gli piace prendersi in giro. Alla fine, “sì, mi dispiace aver detto quelle parole, mi faceva male essere stato eliminato e ho cercato di liberarmi dell’energia negativa, ma non è stato il modo giusto di farlo”.

I due saranno tra i protagonisti dell’esibizione saudita dall’8 al 10 dicembre che vedrà all’opera anche Matteo Berrettini, quindi ci sarà l’occasione di un incontro almeno fuori dal campo. “Mi piacerebbe scusarmi con lui. Quello che avevo detto non è ciò che penso”.

In definitiva, anche Tsitsipas sa dire le cose giuste e riconoscere i propri errori. Questo, va da sé, non significa che in futuro non saprà fornire altro materiale off-court su cui scrivere mentre tenterà di limitare offese gratuite ai colleghi senza perdere l’indispensabile dose di arroganza. Come del resto Rublev che, dopo la bella vittoria su Medvedev alle ATP Finals, ha rivelato di essere al lavoro sul proprio comportamento, salvo poi, contro Ruud, percuotere con più efficacia sé stesso della palla. Insomma, un ulteriore obiettivo per entrambi che aggiunge un nuovo livello alla loro rivalità.

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Diriyah Tennis Cup, presente anche Berrettini: “Qui per capire il mio attuale livello”

Matteo Berrettini completa il campo dei partecipanti all’esibizione saudita insieme a Hubert Hurkacz

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Matteo Berrettini - Napoli 2022 (foto Riccardo Lolli - Tennis Napoli Cup)

Sono stati annunciati i nomi degli ultimi due giocatori che prenderanno parte alla Diriyah Tennis Cup presented by Aramco, torneo di esibizione che si disputerà in Arabia Saudita dall’8 al 10 dicembre e che vanta ora la partecipazione di cinque top 10 e di altri nomi illustri del tennis. Sono dunque Matteo Berrettini e Hubert Hurkacz coloro che vanno ad aggiungersi a Stefanos Tsitsipas, Daniil Medvedev, Andrey Rublev, Taylor Fritz, Alexander Zverev, Cameron Norrie, Nick Kyrgios, Dominic Stricker, Dominic Thiem e Stan Wawrinka.

“Non sono mai stato in Arabia Saudita, ma sono certo che l’atmosfera sarà fantastica e spero che il tennis ispirerà gli appassionati del posto e in particolare la generazione più giovane” ha detto Matteo. “Dopo alcune difficoltà, sono entusiasta di competere contro un fortissimo campo di partecipazione per vedere a che punto è il mio livello prima dell’inizio della nuova stagione”.

Il numero 10 del mondo Hurkacz afferma che “giocare torneo come la Diriyah Tennis Cup è una grande opportunità perché puoi dare il meglio contro alcuni dei migliori giocatori del mondo. Ti aiuta a vedere aspetti del tuo gioco che dovresti migliorare nella off-season e fino a gennaio hai tempo per fare qualche modifica”.

 

Per quanto riguarda la formula, le prime quattro teste di serie hanno un bye al primo turno e sono direttamente ammesse ai quarti di finale che si disputeranno giovedì dopo il completamento degli ottavi. Venerdì le semifinali e sabato la finale che designerà il vincitore. In questa edizione ci sarà spazio anche per il doppio, gara aperta agli sconfitti della prima giornata.

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