A un passo dalla storia."Decisivo lo spirito"(Palliggiano). Missione possibile (Azzolini). Matteo, il quinto uomo (Martucci).

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A un passo dalla storia.”Decisivo lo spirito”(Palliggiano). Missione possibile (Azzolini). Matteo, il quinto uomo (Martucci).

La rassegna stampa del 26 novembre

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A un passo dalla storia. “Decisivo lo spirito” (Davide Palliggiano)

Sogniamo la finale, che non arriva dal 1998. Da quella giocata a Milano e persa nettamene contro la Svezia (4-1). La strada per la gloria passa inevitabilmente dalla sfida di oggi contro il Canada e da una Nazionale che è tra le più talentuose di quelle arrivate a Malaga per la fase finale della Coppa Davis. La vittoria sugli Stati Uniti è ancora negli occhi di tutti, la prova straordinaria di Sonego contro Tiafoe, la lotta di Musetti con Fritz, il doppio vintage Fognini-Bolelli che ci ha regalato il punto decisive. E poi, il team Italia: più che una panchina, una curva. Con Berrettini capo degli ultrà. Matteo ieri si è allenato come mai aveva fatto nell’ultimo mese dopo l’infortunio patito a Napoli lo scorso 23 ottobre durante la finale persa contra Musetti. Ma da qui a essere pronto per un match di Davis ce ne passa. «Giocherei anche su una gamba sola» ha ammesso. Volandri l’ha confermato: «Berrettini s’è allenato, ci sta provando in tutti i modi». Ma squadra che vince non si cambia. Ed è anche giusto così, visto che il romano viene da un mese di inattività: «Bisogna essere oggettivi e pensare al meglio per la squadra: in questo momento i miei compagni stanno meglio e io mi limiterò a dare il mio contributo, cosa come ho fatto contro gli Stati Uniti». L’ULTIMA VOLTA. Berrettini era in campo nell’ultimo precedente contro il Canada, datato 2019. Era il debutto della nuova formula, l’Italia non fece una bella figura e da Madrid tornammo a casa praticamente subito. Sonego e Musetti non c’erano, ma c’erano quelli che oggi saranno i loro avversari nei singolari, Shapovalov e Auger-Aliassime, protagonisti di un Canada arrivato fino alla sua prima e unica finale, poi persa contro la Spagna. «Possiamo batterli con lo stesso spirito con cui abbiamo battuta gli Stati Uniti – ha detto Volandri, che ha iniziato il percorso da capitano di Davis due anni fa –l’ importante riportare il nostro termometro alla stessa temperatura della vigilia con gli Usa e poi dare il 110% contro il Canada». […] «Sarà importante mantenere lo spirito alto, sempre. Ciò ha differenza soprattutto per Sonego, che si è caricato grazie all’aiuto del pubblico. Con Shapovalov, però, avrà bisogno di una partita tecnicamente diversa». SPIRITO DI GRUPPO. Il concetto di squadra è stato più volte sottolineato. E sembra strano in uno sport cosi individuale e talvolta un po’ individualistico. Quelli dell’Italia, però, sono così. I singoli, in una competizione del genere, funzionano meglio se sentono il supporto dei propri compagni. Succede quindi che questi giorni a Malaga siano un continuo motivarsi a vicenda nonostante in campo poi vada soltanto uno di loro, o al massimo due nel doppio. Tutti si sentono un po’ coach, tutti fanno gruppo, a partire dall’hotel, dove si fa un gioco da tavolo chiamato Sequence. «Il gruppo si crea curando ogni piccolo particolare e avendo una relazione con loro durante tutto l’anno – ha spiegato Volandri – Se mi limitassi ad avere contatti solo durante la Davis cì vorrebbe il quadruplo del tempo per creare una squadra. Poi con ognuno di loro devo ovviamente relazionarmi in modo diverso». Si passa in effetti dai 20 anni di Musetti ai 37 di Bolelli. Età diverse, coach diversi, ma spirito azzurro e rispetto per la maglia e per la propria Nazionale. Quello che giovedì l’americano Tiafoe, durante l’inno, non sembra aver avuto indossando delle cuffie. «Bisognerebbe chiedergli il motivo, ma con me in panchina nessuno avrebbe tenuto le cuffie in un momento simile». Capitano, amico, consigliere, ma anche leader di una Nazionale che sta facendo miracoli. Saremo anche sfavoriti, ma il sogno di arrivare in finale, a partire dalle 13 di oggi, non ce lo toglie proprio nessuno.

Missione possibile (Daniele Azzolini, Tuttosport)

 

Di buono c’è che il tennis dei pronostici, quello dei favoriti sulla carta, del confronto fra i risultati del passato, nei giochi della Coppa non è mai contato granché. Tutto si azzera, al momento di accendere le nuove disfide. E tutto deve essere rivisitato e riscritto, aggiornato secondo i criteri che appartengono esclusivamente alle risposte che vengono dal campo da gioco. […] Nel destino dell’Italia che insegue il sogno di una nuova finale, 24 anni dopo l’ ultima a Milano cancellata dalla sfiga (l’ infortunio alla spalla di Gaudenzi), e quarantasei dall’unica vinta in Cile, si sono manifestate le uniche due formazioni di queste Finals Eight che siano riuscite a trascinare a Malaga un Top Ten n. Taylor Fritz (numero 9) non è bastato agli Stati Uniti, vedremo se Felix Auger-Aliassime (numero 6) sarà sufficiente al Canada. Ma non è detto. La regola che qualsiasi conferma o ribaltone sarà il campo a deciderlo rimane in vigore. E in questa logica gli azzurri potranno ben giocare le loro carte migliori. Ripuliamo dunque il campo da qualsiasi riscontro del passato, per concedere agli azzurri i termini d’ingaggio tratti dagli ultimi match giocati, proprio quelli di Malaga. Conta il giusto sia il 2-2 nei precedenti fra Auger-Aliassime e Lorenzo Musetti, senza dimenticare che l’ultimo favorevole al canadese è giunto a Firenze dopo un curioso intoppo subito dall’italiano, bloccato prima del match da un problema al diaframma che gli rendeva faticosa la respirazione. Lo stesso vale per l’ 1-0 colto da Denis Shapovalov su Lorenzo Sonego al primo turno degli ultimi internazionali di Roma. Potrebbero contare di più, invece, varie altre considerazioni tratte da quanto osservato, a cominciare dal notevole afflato di squadra mostrato dall’Italia. Musetti, per esempio… Ha ben giocato contro Fritz mentre Auger-Aliassime ha stentato non poco a trovare la misura contro Otte, il tedesco. Eppure Musetti ha perso il proprio match, mentre il canadese si è tirato su, un po’ alla volta, fino ad avere ragione dell’avversario, che a dirla tutta un po’ strampalatolo è davvero. Felix veniva da Torino dunque il cambio di superficie può aver gravato sul suo gioco, ma se i problemi non saranno superati, e il ventiduenne di origini togolesi non riuscirà a imporre subito i ritmi del proprio tennis di spinta, Lollo potrebbe approfittarne per dare forma a un match giocato non solo su pochi colpi, ma su geometrie più varie. Certo Felix conosce meglio di Lorenzo il clima della Spagna tennistica. Si allena con Toni Nadal ormai da due anni, e forse anche lui lo considera un po’ come uno “zio’: Shapovalov ha giocato bene in doppio, riprendendosi da un pessimo singolare, nel quale come spesso portato a fare (e strafare) è sembrato dare per scontato che prima o poi il tedesco Struff gli sarebbe caduto sul piatto dalla racchetta. È un giocatore di gran fascino stilistico, il canadese, ma è anche una delle delusioni di quest’ultima stagione. Uno dalle immense possibilità, che non riesce però a dare al proprio tennis la concretezza che serve. Proprio la concretezza, la lucidità, la solidità, invece, sono statti fattori che hanno concesso a Sonego di destabilizzare Tiafoe, obbligandolo quasi sempre a subire. Infine il doppio, con le due coppie salvifiche, entrambe vittoriose nel match che ha portato ltalia e Canada alla semifinale. Pospisll e Shapovalov, da una parte, Fognini e Bolelli dall’altra. Più classici i due azzurri, sebbene anche il doppio, come il singolare, si giochi ormai a suon di scapaccioni alla palla. Più dominanti a rete, per caratteristiche tecniche e di indole personale, i due canadesi. «Auger-Aliassime ha trovato la continuità, in questa stagione, ha grandi mezzi e non mi sorprende vederlo tra primi dieci», ragiona capitan Filippo Volandri, «Shapovalov è un fenomeno, ma discontinuo. Li conosciamo, ci confronteremo su come affrontarli, li conosce bene anche Berrettini e attendiamo qualche buona idea da lui. Siamo un gruppo, e così si deve fare. Ci siamo preoccupati soprattutto di recuperare le energie e di ritrovare la giusta tensione che abbiamo portato in campo contro gli Stati Uniti. Abbiamo una nostra chat, neIla quale ci scambiamo messaggi e opinioni per tutto l’anno. E stata una buona cosa, e mi permette di far sentire tutti parte del gruppo. È successo con Sonego quando non era con noi a Bologna, sta succedendo ora con Sinner». Una nuova esperienza da tifoso attende Berrettini. «Preferirei giocare, ma anche esserci è importante. A casa soffro troppo, qui almeno mi sfogo tifando E mi alleno. Il piede sta tornando a posto». In ritardo perla Davis, ma è una buona notizia. 

Matteo, il quinto uomo (Vincenzo Martucci, Il Messaggero)

«Vinciamo 2-1, mi piace di più se ci riusciamo allo spareggio». Il tifoso Vip della panchina azzurra di coppa Davis è molto di più del quinto uomo, e del nome, Matteo Berrettini, il primo finalista italiano a Wimbledon: è l’anima del gruppo, lo spirito della squadra che, senza lui e Sinner – convalescenti -, ha battuto gli Stati Uniti e oggi in semifinale sfida il Canada, ancora contro pronostico. INSIEME “Squadra” è il credo degli azzurri che ritornano alle semifinali 8 anni dopo. «E’ una parola complessa per un tennista, che è individualista per tutta la stagione ATP, ma in Davis scambiandosi esperienze e cose personali ne ricava dei benefici. Un anno e mezzo fa Filippo (Volandri) mi ha presentato il progettoDavis con lui come capitano e ha messo al primo posto il concetto di gruppo, che in Davis dev’essere più condiviso e coeso per fare la differenza com’è stato contro gli Stati Uniti», spiega Berrettini che mercoledì mattina s’è svegliato alle 5 per raggiungere Malaga: «Era l’unico volo, ma la levataccia valeva comunque la pena. Quando, ho capito che non avrei potuto partecipare in campo perché il recupero dopo l’ultimo infortunio andava a rilento ho chiamato il capitano, gli ho detto che ci tenevo a esserci anch’io, in panchina, per sostenere i compagni e dare un contributo alla squadra. Da casa avrei sofferto troppo e ho già rinunciato troppo spesso, volevo esserci». AMORE Il ruolo di super-tifoso è difficile: «Non puoi scatenare tutta l’adrenalina magari picchiando la palla con forza, però durante le partite dei ragazzi ho urlato e ho dato qualche bella manata contro la balaustra. Di sicuro, viverla così dal vivo è più stressante che giocare». Per amore solo per amore: «Io gioco da sempre le competizioni a squadre, prima al circolo della Corte dei Conti, poi all’Aniene, con Vincenzo Santopadre che mi ha inculcato quai è il meglio per la squadra. Pensando a che cosa mi piacerebbe che gli altri facessero per me se potessi giocare». I primi flash di Davis a chi sono legati? «Potito Staraceci ho giocato insieme in serie A e Fabio (Fognini) che batte Murray a Napoli, una delle sue partite più belle». SUGGERITORE Il valore aggiunto di Matteo è anche tecnico. «Conosco bene Tommy Paul, sapevo che ama servire in certi angoli e alla Laver Cup ho visto Sock cosa faceva in doppio, ne ho parlato anche con Novak (Djokovic) ed Andy (Murray), e l’ho fatto presente al capitano». Chissà che dritte potrà dare su Aliassime e Shapovalov: «Non ho visto il doppio del Canada con la Germania, eravamo cotti, ma so che Denis, col suo talento, ha dato la svolta. Aliassime è in forma, ha avuto un’annata portentosa, sarà anche stanco, serve bene e su questa superficie è particolarmente pericoloso, ma Musetti ha il talento per batterlo. Quei due sono molto giovani, e vicini d’età, sono cresciuti insieme, sono una squadra da sempre. Ma non mi preoccupa che il Canada sia favorito, a noi piace anche un po’ giocare contro pronostico: guarda come ha reagito Sonego contro Tiafoe dopo una stagione con momenti complicati. Qui dovevamo esserci Jannik ed io e invece hanno giocato i singolari i due Lorenzo, e l’hanno fatto alla grande perché hanno fatto gruppo, superando anche le differenze d’età». La curiosità LIMITI Matteo ha ripreso in mano la racchetta qualche giorno fa, coach Santopadre è venuto come lui in vacanza a Malaga e guarda le partite in tribuna coi figli: «Finalmente ho ritrovato il campo, ma una cosa è allenarsi e un’altra è essere performante, e io non devo forzare i tempi anche se ho ritrovato anche sensazioni positive. Devo riconoscere i miei limiti. Anche se giocherei su una gamba sola ci sono i miei compagni». E c’è la famosa squadra. Avversari ripescati al posto della Russia Curiosamente, il Canada, avversaria dell’Italia nelle semifinali di coppa Davis di oggi a Malaga, è stata ripescata al posto della Russia, detentrice della Coppa, che non potrà difendere il titolo per l’espulsione da parte della federazione internazionale dopo l’invasione dell’Ucraina. La scelta è stata presa seguendo il ranking ITF e i nordamericani hanno ufficialmente usufruito di una wild card. Malgrado, per l’assenza dei suoi gioielli, Aliassime e Shapovalov, la formazione guidata dall’ex pro Dancevic era stata eliminata per 4-0 dall’Olanda. […]

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Australian Open

Australian Open, preview semifinali maschili: sembra tutto pronto per Tsitsipas-Djokovic, ma le fiamme di Khachanov e Paul bruciano ancora

La finale che tutti desiderano è ormai sempre più vicina, ma un russo e un americano non saranno così d’accordo

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Novak Djokovic - Australian Open 2023 (foto Twitter @AustralianOpen)

Dopo aver assistito a due semifinali femminili di buon livello, ma magre in termini di emozioni, ci si avvia verso un venerdì con gli ultimi 4 tra gli uomini…ancora meno entusiasmante. Sulla carta, il vento sembra tutto a favore di una finale Tsitsipas-Djokovic, messa in conto da molti ad inizio torneo, da tutti arrivati a venerdì scorso. Ma gli sconvolgimenti, nel tennis, sono sempre all’ordine del giorno, e i due sfidanti dei giganti (chi più, chi meno) si giocheranno tutte le loro carte in partite che possono valere una buona fetta di carriera.

[18] Karen Khachanov – [3] Stefanos Tsitsipas

Se c’è qualcuno che sembra essere in forma come raramente ha mai mostrato prima, che apparentemente abbia infine compiuto il suo destino, senza dubbio è Karen Khachanov. Il russo, che esplose come primo ad altissimi livelli tra i connazionali, vincendo Bercy 2018, era stato poi messo in ombra dalle incredibili ascese di Medvedev e Rublev. Oggi il n.18 del seeding è alla seconda semifinale Slam di fila, e appare pronto a dare filo da torcere anche a Tsitsipas. Il greco ha giocato un torneo finora sontuoso, condito da prestazioni strabilianti al servizio e una sicurezza sulla palla da far paura, con le accelerazioni di dritto, accoppiate a una battuta curata al minimo dettaglio e battezzata con la massima potenza, hanno tenuto a distanza gli avversari. Il solo Sinner ha impensierito davvero Stefanos, che giocherà la quarta semifinale in Australia negli ultimi 5 anni (terza di fila), partendo però per la prima volta da favorito, dopo aver perso contro Nadal nel 2019 e negli ultimi due anni con Medvedev.

 

Karen ha giocato un torneo altrettanto di livello, vincendo una gran partita con Tiafoe in 4 (tie-break decisivo folle) e approfittando del triste ritiro di Korda nei quarti, ma senza alcun dubbio merita di trovarsi a giocare per un posto in finale. Può dare problemi effettivi al greco? La risposta è un sì convinto, ma non fortissimo: il gioco di Khachanov è duro, fatto di intensità e accelerazioni, terreno sul quale senza dubbio troverà degne risposte dal n.3 del mondo. Tsitsipas se servirà come fatto finora, e riuscirà a non dare fissi riferimenti da fondo campo al russo, cercandone di stanare gli errori per vincere la partita prima di tutto psicologicamente, non dovrebbe avere problemi. Sottolineiamo che anche da questo punto di vista Karen ha mostrato però progressi in questo torneo, e sembra essere arrivata qualche certezza in più anche in termini di aggressività e di tattica durante il match, dunque attenzione a darlo già per spacciato in ogni caso (per quanto i precedenti siano 5-1 per il greco, seppur mai in uno Slam). Anche le quote, infatti, sono nette, ma non eccessivamente: 1,40 su Bet365, Eurobet e Goldbet la vittoria della tds n.3, con i tre siti che ancora concordano nel dare a 3 l’upset (difficile, non impossibile) del moscovita.

[4] Novak Djokovic – Tommy Paul

Quella di Khachanov potrebbe essere un’impresa, e ipotizzarla non appare chissà che utopia…ma a Tommy Paul serve un vero e proprio miracolo. L’americano è la sorpresa n.1 del tabellone maschile, giunge ai quarti da non testa di serie e con un ruolino di marcia in cui ha battuto avversari forse non sempre di primissima fascia, ma giocando sempre serenamente e con la giusta grinta per portare a casa i match (oltre a gestire bene la tensione, come contro Shelton ai quarti). Ma tutte le buone cose dell’americano, primo dal 2009 ancora in gara a questo punto in Australia, impallidiscono di fronte a ciò che ha finora mostrato Novak Djokovic. Il serbo è in condizioni a dir poco straripanti, i fastidi alla gamba sembrano ormai un lontano ricordo, e il gioco espresso è difficile anche da commentare, pensare da reggere per i malcapitati avversari (il nativo del New Jersey lo proverà per la prima volta in carriera sulla propria pelle).

Paul gioca un tennis frizzante, veloce, senza eccedere nello scambio lungo né cercare troppo di chiudere in fretta, oltre a un notevole gioco di piedi che potrebbe rivelarsi decisivo…per vincere un set. Già, triste a dirsi considerando che si parla di una semifinale Slam, ma probabilmente il massimo a cui può ambire Tommy (che da lunedì sarà anche n.19 al mondo, best ranking) è quello di strappare un parziale al serbo e cercare quantomeno una dignitosa figura. Anche se, considerando le condizioni di Nole, servirà anche una sua bella mano, se non in termini di errori quantomeno di un calo di intensità negli scambi e di efficienza al servizio, che possano permettere a Paul di prendere ogni tanto in mano lo scambio. Insomma un brutto Djokovic e un Paul perfetto potrebbero portare a partita pari, per quanto in ogni caso non mancherà lo spettacolo, tra colpi da showman ed entusiasmanti lotte da fondo e a rete. Ma soprattutto, nel tennis l’impossibile, proprio quando meno ce lo si aspetta può diventare possibile, e anche una semifinale senza nulla da dire può diventare una grande storia. I bookmakers non sembrano essere però molto d’accordo: l’affermazione di Nole (e il fatto che giochi la decima semifinale solo qui a Melbourne, con un bilancio di 9 vittorie, sempre tramutatesi in titoli, non aiuta) è a 1,05 su Bet e Goldbet, a 1,04 su Eurobet, che paga invece 11 volte la posta il sogno americano, contro le 10 degli altri due operatori.

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Australian Open: Djokovic ancora più favorito per il titolo per i bookmakers rispetto alla vigilia

Quasi imbarazzante la “fiducia” dei siti di Betting nel campione serbo. La finale con Tsitsipas sembra inevitabile

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Tutto è pronto ormai per le semifinali maschili dell’Australian Open; alle 04:30 di questa notte, ora italiana, si inizia con Karen Kachanov e Stefanos Tsitsipas. Sul sito di scommesse Sisal Matchpoint il greco gode ovviamente dei favori del pronostico, ma non in maniera così netta come avremmo potuto immaginare. La vittoria è infatti data a 1,40, contro il 2,90 che andrebbe a pagare un successo del russo. Evidentemente il cammino senza clamori ma deciso e impreziosito da una vittoria in quattro set contro Frances Tiafoe ha convinto gli esperti a non sottovalutare l’underdog moscovita. Cifre che potrebbero attirare qualche estimatore in più dalla parte del biondo ellenico.

La vittoria nel primo parziale è pagata rispettivamente 2,40 e 1,50; il successo secco di Tsitsipas è remunerato con un 2,75 e l’under/over in termini di game meno interessante (1,57) è fissato a 42,5; se vittoria in tre set deve essere, si prevede comunque battaglia. La soluzione straight, qualunque sia il vincitore, è data a 2,20, e poco più alta, 2,60 quella in quattro. Il quinto set è a 3,50.

Interessante notare come nella scommessa sul vincitore in termini di numero di giochi, l’handicap che più avvicina all’equilibrio le quote tra i due contendenti, è fissato a -4,5. Un modo come dire che se Stefanos non perderà nemmeno un set, dovrà probabilmente, secondo gli “addetti ai lavori”, ricorrere ad almeno un tiebreak.

 

Le quote della seconda semifinale, Djokovic-Paul, sono fortemente influenzate, e non poteva essere altrimenti, dalle straordinarie performance del campione serbo. La decima finale a Melbourne di Nole ha una ricompensa di 1,05, mentre la sconfitta, che sarebbe tra l’altro la sua prima in una semifinale australiana, viene data a dieci. Quote demoralizzanti per una semifinale Slam; evidentemente il buon cammino dell’americano non ha impressionato più di tanto i bookmaker.

Per quanto riguarda l’antepost, il recente vincitore del torneo di Adelaide 1 è dato a 1,25 (all’inizio del torneo era a 1,90), Tsitsipas segue a 5, mentre i due sfavoriti sono dati a 16 (Khachanov) e 33 (Paul).

Danilo Gori

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Editoriali del Direttore

Australian Open: due semifinali donne? No, una sola. Djokovic senior? Padrone di pensare, dire e fare ciò che vuole, ma inopportuno

Rybakina e Sabalenka gemelle anche nel modo di vincere. Mentre Srdjan Djokovic ha trovato modo di creare una difficoltà in più a Novak, che non ne aveva certo bisogno. Ma non è la prima volta

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Voglio dire quello che penso sulla vicenda di papà Djokovic che si lascia coinvolgere da un gruppetto di simpatizzanti di Putin. Lo farò qui subito dopo aver commentato il tennis giocato e da giocare.

Le due semifinali femminili mi sono sembrate…una sola, con la seconda copia carbone della prima. Quasi lo stesso punteggio, 7-6 6-3 per Rybakina su Azarenka, 7-6, 6-2 per Sabalenka su Linette, 1h e 43 m la prima, 1h e 42 m la seconda.

Due ragazzone sopra il metro e 82cm (tanto è alta la Sabalenka, la Rybakina è due cm di più), più massiccia e potente la bielorussa di 24 anni (80kg). Più longilinea (73 kg) ma con un servizio non meno efficace la kazaka che fino al 2017 era russa e che dal proprio forte servizio (già con i suoi 9 ace contro i 3 dell’Azarenka, e i suoi 3 doppi falli contro i 6 di Vika, ha ricavato 9 punti in più) ha colto altri frutti importanti.

 

Ha infatti raccolto il 76% di punti quando ha messo dentro la prima, mentre la Azarenka non è andata oltre al 63%. Ha ugualmente subito 3 break, ma la Azarenka ha fatto peggio perché anche a causa della sua debole seconda palla di break ne ha subiti 5. Insomma, ci sono stati 8 break su 21 game. Per il tennis femminile non sono neppure troppi. Semmai è curioso che a leggere i dati statistici sono tutti talmente a favore della Rybakina che il punteggio appare quasi troppo benevolo per la Azarenka: 30 vincenti contro 26 (+4), 21 errori gratuiti contro 27 (+6). E in effetti poi a contare i punti vinti sono 78 quelli di Elena contro i 62 di Vika: 16 punti non sono pochi per un match di 140 punti finito 7-6 (4),6-3.

Ma anche quelli che separano Sabalenka da Linette per il loro 7-6 (1) 6-2, non sono distanti: 71 a 58, 13 punti. Però 6 di quei 13 vengono dal tiebreak vinto 7-1.  E il match ha richiesto 129 punti, 11 meno di quell’altro.

C’è stata la metà dei break, 4 in tutto, perché la Sabalenka (6° ace contro 1, 2 doppi falli contro 1= +4) ha concesso un solo break su 4 palle break, salvandone quindi 3 e strappando 3 volte in 7bp la battuta alla ragazza polacca che comunque il suo torneo lo aveva già vinto battendo una testa di serie dopo l’altra, Kontaveit 16, Alexandrova 19, Garcia 4 e Pliskova 30, e potrà festeggiare questi exploit salendo da n.45 a n.22 quando il suo best ranking era stato 33. La Sabalenka, dal canto suo, ritorna al suo best ranking di n.2 scavalcando Jabeur e Pegula.  Ma era già stata n.2. Se anche vincesse il torneo resterebbe a distanza siderale dalla Swiatek, che ha 10.485 punti e Aryna non potrebbe guadagnarne di più che altri 700 arrampicandosi a 6.100. Quanto alla Rybakina, mai più su di n.12, è già top-ten comunque vada, e potrebbe diventare n.8 vincendo il secondo Slam in carriera dopo Wimbledon superando Bencic e Kasatkina. Sarebbe stata in realtà n.5 del mondo se avesse potuto aggiungere i 2.000 che non ha avuto a Wimbledon e n.2 vincendo il torneo. Ma quei 2.000 è meglio che li dimentichi. Nessuno glieli restituirà, né a lei né a Djokovic che però vincendo il torneo ridiventerebbe comunque n.1 ATP.

E vengo alla questione Djokovic senior. Papà Djokovic è libero di pensarla come vuole. E anche di esprimere i suoi pensieri come preferisce. Le sue azioni e i suoi pensieri non sono comportano alcuna responsabilità per Djokovic junior. I figli non sono responsabili per quello che dicono e fanno i genitori. E viceversa.

Ciò detto papà Djokovic talvolta dice e fa cose inopportune, in qualche modo creando evitabilissimi imbarazzi al figlio, quasi non si rendesse conto che suo figlio era arrivato in Australia quest’anno con qualche apprensione, portandosi inevitabilmente appresso una situazione complessa per quanto accaduto Down Under un anno fa.

Se anche Srdjan è un sostenitore palese di Putin poteva capire che non era opportuno unirsi a quel gruppetto di filorussi (come lui) in un momento in cui l’Australia e Tennis Australia hanno preso la decisione di riaprire le porte a suo figlio ma è stata presa anche la decisione (giusta o sbagliata che sia) di non consentire a bandiere russe e bielorusse di sventolare durante il torneo. Torneo nel quale tennisti russi e bielorussi giocano per sé stessi, senza bandiere e inni.

Papà Djokovic resta padronissimo di essere filoPutin, ci mancherebbe. Magari lo è pure Novak, sebbene lo scorso anno avesse preso una posizione piuttosto critica nei confronti dell’aggressione russa – così come successivamente sarebbe stato critico prima nei confronti di Wimbledon che aveva bandito la partecipazione di tennisti russi e bielorussi ai Championships e poi di ATP che aveva reagito togliendo i punti ATP a tutti i partecipanti al torneo di Church Road – ma considerando che tutti i Djokovic sono comunque ospiti di un Paese e di un’organizzazione che ha preso pubblicamente certe posizioni, beh con un minimo di sensibilità avrebbe potuto astenersi dal mischiarsi a quella manifestazione filo-Putin e filo-russa. Io sono quasi certo che Novak, a prescindere da come la pensa lui stesso (io non lo so), non è stato contento. Ma non è la prima volta che il padre gli combina qualche casino. Ormai, però, la frittata è stata fatta. Nole dovrà rispondere a qualche domanda in più, come è accaduto anche a Vika Azarenka. Ma di sicuro saprà come cavarsela.   

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