Ryan Harrison, un doppio ritorno

Dopo la risalita nel ranking di singolare, l'ex-promessa Ryan Harrison si afferma anche in doppio con l'amico Michael Venus. Per ritardare il pagamento della scommessa al coach Sanguinetti

Ryan Harrison, un doppio ritorno

Mentre alle Nitto ATP Finals 2017 i riflettori sono tutti puntati su Jack Sock e sulla sua miracolosa ascesa delle ultime settimane da anonimo gitante con racchetta a semifinalista del torneo dei “maestri”, anche Ryan Harrison, un altro americano suo coetaneo, sta portando a termine un’annata che lo ha visto ottenere i migliori risultati della carriera e superare il milione di dollari vinto in una sola stagione. “Tecnicamente è solo mezzo milione di dollari – ha precisato Harrison – perché dalla scorsa primavera sono sposato quindi mia moglie Lauren ha diritto alla metà di tutto ciò che possiedo”.

È strano come a volte giri la sorte: cinque anni fa era proprio Ryan ad essere additato come la più concreta speranza del tennis USA: nel 2012 era arrivato nei primi 50 della classifica mondiale ed aveva preso parte alle Olimpiadi di Londra, mentre il suo collega Jack Sock arrancava dei bassifondi del ranking e cercava di avvicinarsi alla duecentesima posizione arrabattandosi nei Challenger. Poi la ruota ha iniziato a girare, le vittorie di Ryan si sono fatte più rare mentre Sock continuava il suo costante progresso. Dopo diversi anni di crisi tecnica e di risultati, però, nel 2017 sono arrivati per Harrison il ritorno nei Top 50, la prima vittoria in un torneo ATP (a Memphis) e soprattutto il primo titolo del Grande Slam in doppio al Roland Garros in coppia con il suo amico di sempre Michael Venus. “Io e Michael ci conosciamo da quando avevamo 13 anni – dice Ryan dopo essersi assicurato il passaggio alla semifinale delle Nitto ATP Finals – mio padre ha lavorato molto su di lui così come su di me, ed è molto orgoglioso dei nostri successi di quest’ultimo anno”. Dopo il trionfo parigino Harrison e Venus hanno consolidato la loro posizione tra le prime otto coppie del circuito con i quarti di finale a Wimbledon e la semifinale a Cincinnati, bilanciando le sei sconfitte al primo turno in cui sono incappati tra l’estate e l’autunno che hanno rischiato di compromettere la qualificazione per Londra, raggiunta solamente al Rolex Paris Masters di Bercy.

 

Il merito di questa rinascita di Harrison è anche da attribuire al contributo del suo allenatore italiano, Davide Sanguinetti, che dall’inizio di questa stagione si divide tra i suoi impegni con il giocatore cinese Di Wu ed il 25enne americano, il quale viene anche seguito dal coach della USTA Peter Lucassen nelle settimane in cui Sanguinetti non è disponibile. “Conosco Davide da parecchi anni – ci ha raccontato Ryan durante una chiacchierata a quattr’occhi nella Players Lounge della Rogers Cup a Montreal – da che sono nel circuito l’ho sempre visto in giro per tornei, e si è sempre interessato a me ed ai miei progressi. Quando ero un teenager ed ero uno dei più promettenti giovani americani avevo parecchi occhi puntati addosso, che naturalmente sono scomparsi quando i miei risultati sono peggiorati ed il mio ranking ha iniziato a scendere. Davide però non ha mai smesso di seguirmi e di interessarsi a me, quindi lo scorso anno, quando sono tornato nella condizione di potermi permettere una guida personale, ho contattato Davide per chiedergli di seguirmi a tempo pieno”.

Sanguinetti però aveva un impegno precedente con la federazione cinese ed anche, in misura minore, con il giapponese Go Soeda con cui lavora da tanti anni, per cui Harrison ha risolto il problema ingaggiando part time anche l’olandese Peter Lucassen, che al soldo della USTA si occupa anche del giovane Ernesto Escobedo. “In questo modo, tra Davide e Peter, riesco ad avere una persona che mi segue in ogni torneo”.

La situazione ha creato una situazione curiosa durante le qualificazioni della Rogers Cup a Montreal quando Escobedo, assistito da Lucassen, si è trovato di fronte a Christian Harrison, il fratello minore di Ryan, che dopo una serie incredibile di infortuni e ben sette interventi chirurgici sta tentando di ricostruire una carriera mai veramente cominciata. È normale in un ambiente come il tennis che capiti di incontrare amici o giocatori allenati da un tuo coach o ex-coach. In quella situazione io cercavo naturalmente di supportare mio fratello, ma è naturale e sicuramente non ci sono problemi con Peter o Ernesto per quello”.

L’annata piena di successi, nonostante sia stata particolarmente generosa con il suo conto in banca, ha comunque lasciato Harrison con un debito da pagare nei confronti di Sanguinetti: i due avevano scommesso che si sarebbero rasati a zero in caso di vittoria in un torneo, e mentre l’italiano ha puntualmente pagato dazio dopo il successo di Memphis in febbraio presentandosi sotto il sole di Indian Wells con il cranio rasato, Ryan non ha per il momento ancora rispettato l’impegno. Su richiesta della sua allora fidanzata Lauren, infatti, è stato deciso di ritardare il taglio dei capelli per non inficiare le foto del matrimonio in programma il 31 marzo scorso (nel quale Michael Venus è stato uno dei testimoni di Ryan). “Sì, non ho ancora pagato la scommessa – ha ammesso Harrison – e dovrò essere strategico nello scegliere il momento giusto, probabilmente durante la off-season. Davide ha sempre i capelli piuttosto corti, per cui lui non ha bisogno di molto tempo per tornare alla lunghezza abituale; io d’altro canto ho bisogno di un mese per farli ricrescere, e non posso rischiare di andare in Australia a giocare sotto il solleone senza capelli”.

Sarà quindi un Ringraziamento con il rasoio in mano quello che Ryan trascorrerà molto probabilmente ad Austin, Texas con la sua famiglia, non prima però di aver provato a terminare l’anno in bellezza alle Finals di Londra. “È straordinario essere qui: è il torneo cui tutti aspirano a partecipare, ed esserci arrivato con il mio amico d’infanzia Michael e con tutta la mia famiglia presente, compreso mio padre che è sempre molto riluttante a salire su un aereo, lo rende ancora più speciale”.

Anche Sock, prima dell’exploit in singolare di quest’anno, si era affermato in doppio conquistando Wimbledon in coppia con il canadese Pospisil e l’oro olimpico nel misto con Bethanie Mattek-Sands: chissà che anche per Ryan l’arrivo ai piani alti del ranking in singolare non sia dietro l’angolo.

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