Kostyuk quindicenne per caso: “Sono molto delusa”

I record frantumati e la pioggia di complimenti non sono bastati a consolare una teenager parsa affranta dopo la sconfitta nel derby con Svitolina. "Oggi ho mostrato il 10% di quello che so fare"

Kostyuk quindicenne per caso: “Sono molto delusa”
Marta Kostyuk - Australian Open 2018 (@RDO foto)

Un talento di purezza astrale, una pletora di primati eguagliati e il futuro in cassaforte. Tutti, anche i più ritrosi ad azzardare i più scontati pronostici sono costretti ad ammettere, magari obtorto collo, che la ragazzina arriverà: perché di fenomeno trattasi. Del resto, con quel tennis e i record già in cassaforte sbagliarsi sembra piuttosto difficile: campionessa dell’Australian Open Junior lo scorso anno, Marta Kostyuk ha poi conquistato il primo trofeo tra i professionisti in maggio nel diecimila dollari di Dunakeszi, Ungheria settentrionale, diventando la più giovane giocatrice ucraina a vincere un titolo “pro” in singolare, nonché la quarta della storia dopo Henin, Safina e Sharapova ad alzare al cielo un trofeo prima di aver compiuto quindici anni. Sconfitta nel terzo turno dell’Australian Open degli adulti dalla compatriota Svitolina dopo aver passato il setaccio delle qualificazioni, Marta durante la sua prima esperienza in un Major “vero” ha inteso mandare in archivio alcune altre prestazioni utili a farla entrare nella storia del tennis: ricevuta una wild card per il tabellone cadetto, la quindicenne ucraina superando in tre dure battaglie Arina Rodionova, Daniela Seguel e Barbora Krejcikova  è diventata la prima tennista nata nel 2002 a prendere parte al main draw di un evento del Grande Slam. Tutto qui? Nemmeno per sogno. Marta ha prevalso anche nel match di primo turno contro Shuai Peng (più giovane giocatrice a riuscire nell’impresa a Melbourne dai tempi di Martina Hingis ’96) e in quello di secondo contro Olivia Rogowska (più giovane a raggiungere il terzo turno in un Major dal 1997, quando Mirjana Lucic-Baroni guadagnò il terzo turno all’Open degli Stati Uniti).

In questi casi si è soliti parlare di favole, e la favola di Marta Kostyuk si è interrotta al terzo round. A sbarrarle la strada in un derby senza troppa storia si è palesata Elina Svitolina, top five in splendida forma e appartenente alla ristretta cerchia delle favoritissime alla vittoria finale. Tutto sommato ci sarebbero sufficienti motivi per essere soddisfatti, ma la numero 521 del mondo, sorpresa in disperate lacrime al termine della partita, non sembra pensarla allo stesso modo: “Ho giocato contro una grandissima avversaria, quindi è facile non prendersi né colpe, né responsabilità. Ma se devo essere onesta oggi ho imparato che si può far partita con tutti, se si gioca bene, facendo le scelte corrette. La verità è che ho giocato male e sono molto delusa. Penso di aver mostrato il 10% di quello che sono in grado di fare. Dovrei pagare a Svitolina l’ora di lezione“.

 

Un ragionamento profondo e inatteso, considerando l’elaborazione proveniente da una ragazzina che avrebbe l’età per frequentare la seconda liceo: la tendenza a rifuggire dalle scuse rischia di diventare un fondamentale molto più importante dell’ottimo rovescio, in prospettiva. La numero 4 del mondo dall’altra parte della rete, il caldo feroce, un impianto di dimensioni mai viste: di giustificazioni da apporre sul libretto di ordinanza in dotazione a una scolaretta ce ne sarebbero state in abbondanza, ma Kostyuk è una quindicenne per caso, e all’interrogazione si presenta disarmata: “Il caldo è stato tremendo, il termometro segnava 39 gradi, quindi in campo se ne percepivano almeno dieci di più. Il livello delle energie in queste condizioni cala molto rapidamente, ma vale per tutti e bisogna essere preparati anche a questo” – ha dichiarato la quindicenne nata a Kiev, la quale si è concessa una giusta fuga nel rifugio dell’inesperienza solo quando le è stato chiesto se il fatto di giocare in un impianto imponente come la Rod Laver Arena le avesse causato qualche grattacapo extra: “Si, perché francamente non mi capita tutti i giorni. Mi ha creato problemi soprattutto al servizio, non riuscivo a prendere le misure. E poi tutta quella gente, è stato complicato“.

Una maturità quasi spiazzante, che non manca di emergere anche nella risposta alla più classica delle domande: “Cosa avrei potuto fare per girare il match a mio favore?“. Nessun dubbio: “Non è mia abitudine pensare a quello che avrei potuto fare. Meglio ragionare sulle contromisure da adottare per non far la stessa fine la prossima volta“. Un deciso sguardo rivolto al futuro, insomma; un futuro che nell’immediato la vedrà impegnata nel torneo junior di doppio al via lunedì, mentre per il secondo weekend di febbraio è previsto il suo esordio in Fed Cup a Canberra, dove l’Ucraina affronterà l’Australia nel tie valevole per il primo turno del World Group II. Non sarà un calendario un po’ troppo serrato per una matricola? “Per fortuna non mi dovrò muovere dall’Australia, quindi potrò staccare un paio di giorni dal tennis e fare la turista. Giocare per la propria nazionale – non ci sarà Svitolina, Kostyuk è convocata insieme alle sorelle Kichenok, mentre è ancora ignoto il nome del quarto elemento, NdR – è sempre un grande piacere, si tratti di Fed Cup o di competizioni giovanili“.

Quindici anni per caso dicevamo. Un’adolescenza che si scorge solo rispondendo all’ultima domanda propostale in conferenza stampa, quando le è stato chiesto di svelare il contenuto della conversazione avuta con la madre nel dopo partita: “Non fatemelo dire, mi metterei a piangere di nuovo“. Riparleremo di lei, presumibilmente molto presto.

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