Pagellone ATP Miami: Djokovic da 8.5, bene Nadal, sorpresa Nishikori

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Pagellone ATP Miami: Djokovic da 8.5, bene Nadal, sorpresa Nishikori

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Novak Djokovic, Miami 2014 (foto Art Seitz)

TENNIS PAGELLONE ATP MIAMI – Diamo i voti ai protagonisti maschili di Key Biscayne: il serbo è tornato in forma come nel 2011 oppure il dominio in finale è solo un exploit? Bene anche Raonic, promossi Federer e Murray, male le bolle di sapone.

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ATP

Anversa italiana: Sinner spazza via Monfils e Berrettini ringrazia

Exploit del 18enne azzurro che infligge una lezione al N.1 del seeding. Un posto nel main draw dell’Australian Open 2020 è sempre più vicino. Bene per Matteo il KO di Goffin

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Jannik Sinner - Anversa 2019 (foto da Twitter, @EuroTennisOpen)

La vittoria più importante della giovane carriera di Sinner. Questo è il riassunto migliore per la ‘carneficina’ che si è svolta al torneo di Anversa. Un’ora e un minuto di partita in cui Jannik Sinner ha smantellato il tennis brioso di Gael Monfils con il netto risultato di 6-3 6-2.

Pronti, via e palla break per Sinner, convertita con un rovescio imperioso, una costante di tutta la partita. Il francese sembra veramente colpito dal livello del suo giovane avversario, che da fondocampo è ancora più rapido e solido di quanto sappia essere Monfils stesso. Sinner però non è solo difesa e solidità; le sue accelerazioni, soprattutto di rovescio, sono letali e inducono quasi sempre Monfils all’errore o al colpo corto. Soprattutto in risposta c’è una grande differenza di efficacia, quest’oggi, con Monfils completamente incapace di rispondere in maniera efficace quando Jannik dirige il servizio al corpo. Proprio il servizio di Sinner, che ancora paga un certo scarto rispetto ad altri settori del suo tennis, ha comunque evidenziato dei miglioramenti tanto da permettere al 18enne di chiudere la partita con l’84% di punti con la prima e il 71% con la seconda, nonostante un misero 48% di prime in campo.

Di contrasto, Monfils soffre particolarmente i suoi turni di servizio a causa delle grandi capacità di Sinner di rispondere profondo e preciso. A inizio partita Gael prova a forzare molto le seconde e la tattica all’inizio sembra funzionare, ma con il passare dei minuti diventa inefficace scoraggiando il francese. Sinner chiude il primo set sfruttando un dritto in rete del francese e va a condurre 6-3.

L’inizio del secondo set presenta le uniche difficoltà del match del giovane italiano, con la prima e unica palla break salvata senza problemi. Monfils prova a guadagnare di più a rete ma compie degli errori marchiani, e proprio una pessima volée che si affloscia sul net vale il break decisivo di Sinner per il 3-1. Sinner è intoccabile al servizio, complice la pigrizia del tennista francese nella ricerca della palla, e Monfils sembra aver perso le speranze. A dispetto dei pronostici di inizio partita, che il numero 13 del mondo perda il match sul suo servizio è solo una conseguenza naturale della dinamica dell’incontro. Il quinto doppio fallo di Monfils porta in dote tre match point a Sinner, l’ultimo dei quali convertito con il dritto, che tanto bene ha funzionato oggi, ma creato e propiziato dal suo colpo migliore, il rovescio.

Sconfitta senza appello per Monfils, che non è mai stato in partita. Ora la corsa del tennista francese verso le Finals si fa sempre più dura e a goderne è un altro italiano, Matteo Berrettini, che grazie alla sconfitta di David Goffin – proprio qui ad Anversa – manterrà l’ottavo posto nella Race almeno fino ai tornei di Vienna e Basilea. Il belga ha ceduto nettamente in due set a Ugo Humbert in poco più di un’ora (6-3 6-1) e rimane dunque al decimo posto della Race. Sinner invece accede ai quarti dove incontrerà Frances Tiafoe, e soprattutto s’invola verso la posizione 108 del mondo e il main draw degli Australian Open 2020. E l’impressione è che il meglio debba ancora venire.

ANDY VINCE ANCORA – Destini in un certo senso intrecciati quelli di Sinner e Andy Murray. Non solo le similitudini tecniche che alcuni addetti ai lavori hanno evidenziato, anche un incrocio… di tabellone. Oggi il britannico è sceso in campo subito dopo Sinner, battendo in due set Cuevas, poco dopo aver comunicato la sua rinuncia all’invito riservatogli dal direttore dell’ATP 500 di Vienna che ha di fatto liberato un posto in tabellone proprio a Sinner, che quindi sarà ai nastri di partenza del torneo austriaco.

 

Tornando al quattordicesimo match dal ritorno dall’operazione all’anca, Murray ha vinto il terzo incrocio su tre e il settimo set su sette contro Cuevas. Il dritto di Murray è a pieni giri sin dalle prime battute del match ed è cruciale nelle trame d’attacco del tennista britannico, con la quasi totalità dei punti che nascono da accelerazioni notevoli dal lato destro. L’iniziativa è sempre di Murray e il linguaggio del corpo di Cuevas tradisce un po’ di insicurezza. L’uruguagio comincia a sciogliere il suo tennis in un quarto game infinito, con ben set palle break fallite da Murray: la resistenza di Pablo e si concretizza in un bel dritto inside-out dopo dieci minuti di lotta. Da quel momento i turni di servizio si fanno sempre più rapidi. L’equilibrio si spezza quando Cuevas va a servire per restare nel set, e Murray sfrutta la crepa giusta per passare in vantaggio accogliendo una difesa in slice di Cuevas a rete.

Il secondo set si apre con un improvviso calo di tensione di Murray al servizio, che in un game fotocopia del quarto del primo set – altri undici minuti – deve annullare ben quattro palle break. Come nel primo i servizi si assestano dopo lo stesso evento, ed è ancora Murray il primo a trovare la chiave per portare il parziale dalla sua parte. Sempre sfruttando il rendimento ottimo del suo dritto si procura due palle break e converte la seconda. La partita sostanzialmente finisce qui. Seguono due game al servizio interlocutori dopo i quali Murray non trema e chiude l’incontro con un ace. Netto passo avanti a livello di gioco rispetto alla partita con Coppejans per Murray, che adesso sfiderà per un posto in semifinale Marius Copil, che ha avuto bisogno di tre set e quasi tre ore per eliminare il numero 3 del seeding Schwartzman.

Risultati:

[WC] J. Sinner b. [1] G. Monfils 6-3 6-2
[PR] A. Murray b. [8] P. Cuevas 6-4 6-3
[Q] M. Copil b. [3] D. Schwartzman 6-4 5-7 7-6(6)
F. Tiafoe b. [7] J-L. Struff 6-4 6-4
U. Humbert b. [2] D. Goffin 6-3 6-1

Il tabellone completo – La Race to London aggiornata

Giorgio Di Maio

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ATP

Seppi accede ai quarti di Mosca, Fabbiano fuori all’esordio

Altra vittoria al terzo per Andreas, che dopo Garin rimonta anche Carballes Baena. Ora Khachanov che salva 5 MP Thomas parte bene ma si spegne presto contro Gerasimov

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Andreas Seppi - Zhuhai 2019 (foto via Twitter, @ZhuhaiChampions)

Si risolve favorevolmente al terzo set la sfida tra Andreas Seppi e lo spagnolo Carballes Baena, di fronte per la prima volta in carriera nel secondo turno della Kremlin Cup 2019.

Dopo la maratona vittoriosa contro Garin, Andreas emerge da un’altra prova di resistenza nonostante un primo set sfuggito sul finale: sotto 6-5, in un game labirinto, il giocatore di Caldaro annulla ben quattro set point e non sfrutta due palle break, prima di consegnare il parziale allo spagnolo (avanti 8-0 negli ace) dopo ben 56 minuti. Inerzia completamente cambiata però da quel momento: nel secondo set – pur andando subito sotto di un break – Seppi sale in cattedra e lascia appena un gioco al suo avversario. La perdita d’efficacia delle prime di Carballes fa il paio con la crescente solidità in risposta del 72 del mondo.

Il trend positivo si protrae nel terzo e decisivo parziale, controllato in modo anche piuttosto vistoso da un Andreas capace di vincere 15 punti in risposta e di breakkare Carballes nel primo e nell’ultimo game del parziale. Saranno quarti di finale per la quarta volta in stagione nel tour maggiore, e Karen Khachanov, favorito nel suo match di ottavi su Philipp Kohlschreiber, promette di essere un test discretamente probante.

 

Si ferma invece all’esordio la corsa moscovita di Thomas Fabbiano. Il tarantino, 89 del ranking, è stato battuto in due set da Egor Gerasimov, proveniente dalle qualificazioni. Il bielorusso, 98 del mondo, ha fatto affidamento sugli 11 ace (a 1) messi a segno per garantirsi al secondo turno l’incrocio con la sesta testa di serie Andrey Rublev. Nel primo set l’azzurro si era trovato anche avanti di un break, vantaggio che però si è visto subito sfuggire dalle mani non capitalizzando i due successivi suoi turni in battuta. A penalizzarlo, anche i cinque doppi falli complessivi e il litigio con la prima di servizio nel secondo set (dentro appena nel 52% dei casi). Nel post US Open, Fabbiano è stato sconfitto in cinque dei sei incontri disputati.

Negli altri incontri incredibile vittoria di Karen Khachanov che nel terzo set annulla 5 match point a Philipp Kohlschreiber prima di chiudere 9 punti a 7 il tie-break decisivo alla prima occasione. Sarà lui ad affrontare Seppi nei quarti venerdì.

Risultati primo turno:

[Q] E. Gerasimov b. T. Fabbiano 6-3 6-4
[WC] A. Avidzba b. [WC] A. Kachmazov 6-1 4-6 6-1

Risultati secondo turno:

A. Seppi b. R. Carballes Baena 5-7 6-1 6-3
[7] A. Mannarino b. M. Kukushkin 7-6(4) 6-2
[4] D. Lajovic b. [Q] L. Rosol 6-4 6-7(6) 6-3
[2] K. Khachanov b. P. Kohlschreiber 3-6 6-3 7-6(7)

Il tabellone completo

a cura di Pietro Scognamiglio ed Emmanuel Marian

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Focus

Numeri: l’ascesa di Medvedev, la scalata di Berrettini

Il russo si conferma il giocatore più in forma del circuito con il secondo titolo Masters 1000 consecutivo, Matteo è il nuovo N.1 d’Italia e punta le Finals di Londra. Gauff campionessa a 15 anni

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Matteo Berrettini - US Open 2019 (foto via Twitter, @ATP_Tour)

5- i soli tennisti ad aver accumulato da fine aprile in poi più punti di Matteo Berrettini. Questa settimana il ventitreenne romano è per la prima volta numero 1 azzurro e soprattutto occupa il best career ranking di 11 ATP (ha mancato per soli 10 punti l’accesso nella top ten). Nella Race il nostro giocatore è all’ottavo posto, un piazzamento che come noto gli garantirebbe una storica partecipazione alle ATP Finals. Sarebbe un traguardo meritato per quanto fatto vedere in questi ultimi sei mesi, durante i quali, giocando bene su tutte le superfici del circuito (erba, terra rossa e cemento) Matteo ha immagazinato 2250 punti, più di quelli raccolti nello stesso lasso temporale da tennisti attualmente più in alto in classifica di lui, come Tsitsipas (2180) e Zverev (2210). Subito dopo Montecarlo, Berrettini era del resto solo 55 ATP e veniva da una prima parte di 2019 piuttosto deludente: aveva rimediato quattro eliminazioni al primo turno e la sola semifinale a Sofia e la vittoria del Challenger di Phoenix non potevano certo farlo essere soddisfatto per la propria classifica, non migliorata rispetto a quella di fine 2018. In quei mesi, ancora Matteo si considerava soprattutto un terraiolo, come ci diceva quando lo intervistammo nel corso del torneo di Dubai. I due titoli vinti a Budapest e Stoccarda, la finale raggiunta a Monaco di Baviera e la semi ad Halle gli consentivano però un grande balzo in classifica: l’ingresso nella top 20 si confermava un giusto riconoscimento del livello raggiunto dal suo tennis, certificato anche dagli ottavi conquistati a Wimbledon. Una distorsione alla caviglia destra gli ha poi impedito di giocare dopo Londra, posticipando di settimana in settimana il suo rientro, avvenuto solo a metà agosto a Cincinnati: quando è arrivato agli Us Open, su una superficie e in condizioni sulle quali in carriera non aveva mai fatto bene -in nessun torneo ATP giocato sul cemento all’aperto aveva mai raggiunto i quarti- quasi nessuno poteva immaginare l’exploit che avrebbe compiuto, issandosi sino alle semifinali dello Slam newyorkese. Un risultato non casuale, come visto la scorsa settimana a Shanghai, dove Matteo non ha perso un set per raggiungere le prime semifinali in un Masters 1000: prima eliminando due top 40 come Struff (6-2 6-1) e Garin (duplice 6-3), poi superando per  la quarta volta (tutte nel 2019) un top 10, in questo caso Bautista Agut (7-6 6-4) e poi un top 5 come Thiem (7-6 6-4). La sconfitta piuttosto netta patita contro Zverev nella semifinale di Shanghai nulla toglie ai suoi enormi meriti.

6- i tornei giocati in estate da Fabio Fognini. Come noto, dopo gli ottavi raggiunti al Roland Garros il ligure era entrato nella top 10: lo scorso giugno è stato il primo italiano ad accedervi negli ultimi quaranta anni (l’ultimo era stato nel 1979 Barazzutti, secondo italiano di sempre dopo Adriano Panatta). A trentadue anni compiuti il mese precedente, Fabio è divenuto il tennista più anziano nell’era Open a entrare per la prima volta tra i primi dieci del ranking (per la precisione, meno giovani di lui a farlo per la prima volta furono il 38enne Rosewall e il 35 Laver nell’agosto 1973, quando fu inaugurata la classifica ATP). Salito sino al nono posto della classifica, l’azzurro ha però sofferto un’estate deludente, anche a causa dei problemi fisici che lo hanno accompagnato (prima un fastidio alla gamba destra a Umago, quando si è ritirato contro Travaglia e poi alla caviglia a Cincinnati, dove ha dato forfait). Fognini è riuscito così tra Wimbledon e Us Open a giocare appena sei tornei, nel corso dei quali ha vinto appena sette partite (l’unica buona performance è arrivata a Montreal, dove si è qualificato nei quarti, perdendo in tre set contro Nadal). L’estate è poi terminata per lui con l’orgoglio di scendere in campo alla Laver Cup giocata a Ginevra, ma è sembrato un amaro contentino per un finale di stagione da vivere senza grandi stimoli. Prima della trasferta asiatica le sue chances di partecipare alle ATP Finals sembravano infatti piuttosto compromesse, considerato il trend negativo degli ultimi mesi: invece, le cinque vittorie complessive tra Pechino e Shanghai e i due quarti conseguiti in questi due tornei -sconfiggendo clienti ostici come Querrey e Rublev, un campione in ripresa come Murray e un top ten come Khachanov- hanno lasciato la porta aperta a una clamorosa rimonta da parte del ligure: Zverev, settimo nella Race, è lontano 620 punti, Berrettini, ottavo, lo è 310. Iscritto a Stoccolma, Basilea (dove la settimana giocherà per la prima volta in carriera) e Bercy ha ancora 1750 potenziali punti da rincorrere per mettere la ciliegina sulla torta su una stagione comunque resa memorabile dalla conquista del titolo di Monte Carlo.

8- i top 20 battuti da Daniil Medvedev da quando lo scorso agosto ha partecipato ai Canadian Open. Arrivato a Montreal reduce dalla finale persa a Washington contro Kyrgios, da quel punto in poi ha inanellato 25 vittorie nelle successive 27 partite giocate: successi che hanno permesso al russo la vittoria di due Masters 1000 (Cincinnati e Shanghai) e di un ATP 250 (San Pietroburgo), oltre che il raggiungimento di due finali (US Open e Montreal). Questi piazzamenti hanno garantito al russo un assegno complessivo di 5.123.640 dollari di soli montepremi (corrispondenti al 53% di quanto incassato sinora in tutta la sua giovane carriera) e la conquista del relativo bottino di 4050 punti che gli ha permesso di salire dal nono al quarto posto del ranking, con ottime prospettive di occupare anche la terza posizione, già detenuta da questa settimana nella Race, dove ha scalzato Federer. Alzando sempre più il livello del suo tennis e contestualmente la fiducia nei suoi mezzi, il russo classe ’96 da Montreal in poi ha perso solo da Nadal: nettamente nella finale dei Canadian Open, di un soffio in quella (splendida) di New York. Eccezion fatta per colui che dal 4 novembre tornerà al numero 1 del mondo, Medevedev ha avuto un rendimento così elevato da sconfiggere in questi tre mesi Zverev, Tsitsipas, Fognini, Coric, Goffin, Djokovic, Khachanov e Thiem e di farlo in maniera anche netta: ad eccezione del serbo, non ha mai perso nemmeno un set per superarli. La sua corsa al numero 3 del mondo sembra ben avviata, considerando anche il personale stato di forma che lo vede, dopo la seminfinale agli Us Open, in serie utile da dieci partite, tutte vinte senza lasciare per strada un set (a Shanghai si sono arresi inermi Norrie, Pospisil, Fognini, Tsitsipas e Zverev). Risulta per lui ancora impossibile, per quanto concerne questo 2019, la rincorsa ai primi due posti del ranking ATP, distanti oltre tremila punti: dal 2005 la classifica del tennis maschile termina ininterrottamente con due a rotazione dei quattro Fab Four a occupare i primi due gradini del podio e bisognerà aspettare almeno un altro anno per sapere se la loro egemonia terminerà o meno.

11- i tennisti italiani tra i primi 128 giocatori al mondo. Quest’ultimo numero è molto ricorrente e importante nel tennis: corrisponde ai giocatori presenti nel main draw di uno Slam, sebbene come noto entrino per diritto di classifica solo i primi 104 al momento della chiusura delle iscrizioni. Per capire quanto sia eccellente dal punto di vista quantitativo -e qualitativamente abbiamo due tennisti tra i primi dodici, e solo la Russia fa in tal senso un pò meglio, con Khachanov e Medvedev- il momento vissuto dal nostro settore maschile, basti pensare che lo stesso numero di tennisti tra i primi 128 al mondo lo ha una scuola che negli ultimi vent’anni ha primeggiato come quella spagnola. Solo due potenze imparagonabili per bacini di utenza e tradizione tennistica come Francia e Stati Uniti fanno appena meglio di noi, con dodici rappresentanti. In questa particolare fascia di classifica considerata, dallo scorso lunedì abbiamo guadagnato un giocatore, grazie alle semifinali nel challenger francese di Yannick Sinner, il quale, da nemmeno due mesi maggiorenne, continua la sua scalata verso la top 100, nonostante un 2019 iniziato fuori dai primi 500 del mondo.Risulta sempre maggiore la differenza con l’attuale decadenza del settore femminile, nel quale, se Giorgi ha un raffreddore, nessuna tennista azzurra partecipa a un torneo importante del circuito: e con la stagione falcidiata di infortuni della maceratese, costretta a giocare solo sedici tornei nel 2019 (tra inizio febbraio e l’estate ha giocato solo a Miami) troviamo la prima tennista italiana appena al novantaduesimo posto. Impietoso, ma doveroso notare che nella classifica WTA di questa settimana ben trenta nazioni attualmente fanno meglio di noi, con almeno una propria giocatrice con una classifica migliore della Giorgi (e addirittura venti ne hanno almeno due con un ranking migliore di quello di Camila). In un circuito WTA nel quale quattro top ten e altre quattro top 20 non hanno ancora compiuto 24 anni, la nostra unica under 23 tra le prime 250 del mondo è Jasmine Paolini. Senza metterle pressioni addosso, l’unico raggio di luce tra le nostre donne arriva da Elisabetta Cocciaretto: entrata nella top 300 da qualche settimana, dopo aver iniziato il 2019 fuori dalle prime 700, la diciottenne anconetana che l’anno scorso agli Australian Open Juniores arrivava in semifinale dopo aver sconfitto Gauff al primo turno, sta facendo un gran lavoro, i cui frutti sono ancora tuttavia imprevedibili.

 

71- la posizione nel ranking di Cori Gauff, a 15 anni e mezzo unica tennista non maggiorenne nella top 100 WTA. Che la giocatrice nata ad Atlanta ma cresciuta tennisticamente in Florida fosse destinata a un precoce ingresso nel grande tennis era ipotizzabile vedendo quanto di brillante da lei fatto tra gli Juniores: nel 2017 ha raggiunto la finale degli US Open, divenendo a tredici anni la più giovane finalista dello Slam newyorkese; l’anno scorso ha vinto il Roland Garros ed è divenuta, quattordicenne, numero 1 al mondo tra le under 18. Nel mondo delle pro, Gauff ha incominciato ad approciarsi solo quest’anno: a Miami ha ottenuto la prima vittoria a livello WTA, ma è a Wimbledon che ha davvero iniziato a far parlare di sè. Ai Championships, da 313 WTA, è divenuta la più giovane qualificata nell’Era Open ed è poi arrivata agli ottavi, sconfiggendo anche Venus Williams al primo turno: un successo che, all’età di 15 anni e 122 giorni, ha fatto diventare la Gauff la più giovane tennista a vincere un match in uno Slam dai tempi di Anna Kournikova.  La carriera tra le pro è poi continuata in estate col successo in doppio a Wahington con la diciassettenne connazionale McNally (anch’ella sulle soglie della top 100 e con la quale Coco nel 2018 aveva vinto gli Us Open Juniores) e soprattutto con l’ottimo terzo turno raggiunto nello Slam newyorkese. Il regolamento della WTA riguardo alle tenniste della sua fascia d’età non le permette di giocare con continuità nel circuito, ma Gauff la settimana scorsa era comunque salita sino al 110 WTA. A Linz, come accade a tutti i campioni, per una volta ha avuto bisogno anche della mano della Dea Bendata: eliminata nel turno decisivo delle quali dalla tedesca Korpatsch, 130 WTA,  Gauff è stata ripescata nel tabellone principale per il forfait della testa di serie numero 3 Sevastova e da quel momento in poi ha cambiato marcia. La giovanissima statunitense ha iniziato conquistando i primi quarti nel circuito WTA, sconfiggendo due tenniste dalla classifica mediocre come Voegele (6-3 7-6) e Kozlova ( 6-4 4-6 2-0 RET.). A quel punto ha ottenuto la vittoria sin qui più prestigiosa della carriera contro Bertens (7-6 6-4) prima top 10 sconfitta: un successo che ha fatto da apripista a quelli contro due top 80 dal grande passato come Petkovic in semifinale (ex 9 WTA, superata con un duplice 6-4) e Ostapenko in finale (due anni fa vincitrice del Roland Garros, superata con un 6-3 1-6 6-2).

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