Atp Montecarlo: Fognini solido, ora Tsonga. La prima volta di Seppi

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Atp Montecarlo: Fognini solido, ora Tsonga. La prima volta di Seppi

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TENNIS ATP MONTECARLO – Fabio Fognini riesce a chiudere 7-6 6-4 un match altalenante contro Roberto Bautista Agut. Seppi batte Andujar 7-6 (5) 5-7 6-4. Centra gli ottavi per la prima volta in 9 partecipazioni. Apre Fognini sul centrale ore 10.30, segue Seppi contro Rafa Nadal.Tutte le foto della giornata di Felice Calabrò

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MONTECARLO – Fabio Fognini chiude un match non facile contro lo spagnolo Bautista-Agut e vola agli ottavi a Montecarlo. Ora lo aspetta Tsonga. Fabio gioca bene i punti importanti e riesce a gestire bene un match altalenante. Vince 7/6 6/4 dopo che Bautista recupera da 0-2, da 3-5 e da 5-6 nel primo set.

Fa freddo e tira vento. Non proprio una giornata alla quale siamo abituati qui al Principato. Gli spalti sono ancora semivuoti e i tifosi che cominciano a prendere posto sono tutti intirizziti dal freddo, compresi noi che, dalla tribuna stampa, riceviamo sferzanti raffiche di vento.

Comunque anche Fabio comincia con “il vento in poppa” e sale rapidamente in vantaggio 2-0. L’avversario è Roberto Bautista-Agut, n. 45 del mondo e uno dei 10 spagnoli nei Top 50. Tennista tosto, solido, fisicamente coriaceo, Bautista ha fatto “piangere” parecchi giocatori quest’anno, a cominciare da Del Potro a Melbourne. Fabio conduce 3-1 nei loro precedenti incontri ma il match, sulla carta, potrebbe essere davvero complicato.

E, infatti, Bautista non tarda a farsi “sentire” cominciando a recuperare nello score, grazie anche ad alcuni errori di Fabio che comincia a sbagliare qualcosa di troppo. L’azzurro cerca di non rimanere ingabbiato negli scambi interminabili dello spagnolo anche se, alla fine, Roberto, da 0-2, adesso si ritrova in vantaggio 3-2.

Fin dall’inizio il match è altalenante con vantaggi e recuperi da parte di entrambi i giocatori.

Fabio pareggia 3-3 ma l’iberico, che continua ad essere un “muro di gomma”, sale 4-3 e poi 5-3.

Ma ecco che la situazione si ribalta nuovamente. Fabio stringe i denti e comincia a trovare soluzioni risolutive degne del suo tennis: attacchi, sventagli di rovesci e smorzate.

Dalla grande vetrata della sala stampa da cui stiamo osservando il match (infatti fa così freddo che dalla tribuna stampa ci siamo rifugiati all’interno), si vede benissimo anche l’efficace gioco di gambe di Fabio che ricomincia a muoversi benissimo. Lo sottolinea anche Barbara Grassi, giornalista di Sky Italia, intenta ad osservare la partita accanto a me : “Certo che i piedi di Fabio non ce li ha nessuno !” Ed è vero. Il ligure è rapido, con un timing perfetto e lo scatto è fulmineo come al solito.

Ed ecco che il tennista di Arma di Taggia comincia a recuperare lo svantaggio, strappa il servizio a Bautista e si avvicina 4-5. Al cambio campo entra il medico per somministrargli alcune gocce di collirio. In effetti il vento è così fastidioso che, molto probabilmente, un po’ di terra gli è entrata negli occhi. Pare non si tratti di nulla di grave e Fabio completa il recupero portandosi sul 5-5.

L’italiano sembra nuovamente centrato e aggressivo, mostrando il pugnetto ai punti decisivi.

Si arriva al tie-break. E anche nei 7 punti decisivi c’è un saliscendi costante nel punteggio. Fabio alterna soluzioni pregevolissime come smorzate a fil di rete, fendenti tesissimi e risolutivi a volé facili alte di rovescio cacciate a rete e palle da fondo buttate fuori.

Lo spagnolo si lascia davvero sfuggire una grande occasione; in vantaggio 5-3,  commette errori clamorosi permettendo così a Fognini di recuperare. I due si ritrovano così sul 6-6 e, alla fine, è il ligure a chiudere per 8 punti a 6.

L’andamento del secondo set ripropone le fasi alterne del primo. Fabio parte in quarta e  si porta in vantaggio 2-0 e poi 5-2. Quanto a Bautista, ora sembra si sia spenta la luce o, meglio, sia “volato via” col vento. Tuttavia, cerca di rientrare in partita e si avvicina 4-5. Ma  Fabio è nuovamente bravo a tener duro, non lasciandosi sfuggire il vantaggio. Chiude un match difficile, scandito dal vento e dal freddo con lo score di 7-6 6-4; ora lo aspetta uno dei grandi idoli del tennis francese, Jo-Wilfried Tsonga. Sarà una bella sfida essendo entrambi quasi di casa qui a Montecarlo, a cominciare dal tifo degli spettatori sugli spalti che si faranno sentire a più non posso per sostenere l’azzurro e il “Blue” di Francia.

È stato un match complicato, non si è potuto giocare bene a tennis oggi; ci son stati tant errori a causa del vento. La partita è stata molto dura. Con questo avversario ci ho giocato parecchie volte, l’ultima volta a Miami. Lui è un giocatore difficile che imposta le partite sul piano atletico. Ho cercato di prendere dei rischi ed oggi non era facile ma sono contento di aver chiuso la partita così” ci ha confermato Fabio in conferenza stampa. Il ligure è apparso calmo e sereno e ha dato ulteriore prova di aver acquisito quella maturità tennistica che fa la differenza. Il Top 10 è sempre più vicino? (Laura Guidobaldi)

A. Seppi b. P. Andujar 7-6 (5) 5-7 6-4 in 2 ore e 49 minuti

Andreas Seppi approda per la prima volta in carriera agli ottavi di finale del torneo di Montecarlo. Lo fa superando dopo un’intensa battaglia un indomito Pablo Andujar, ricorrendo a tutta la pazienza di cui fortunatamente dispone. Già, la pazienza, requisito indispensabile se il servizio va ad intermittenza, commetti qualche gratuito di troppo e il tuo avversario, manco a dirlo, non molla niente e lotta come un ossesso su ogni palla. Alla fine la differenza l’hanno fatta la maggiore regolarità nel tie break del primo set e la zampata nel break decisivo del terzo parziale, aiutato anche dagli errori dello spagnolo.

Il match ha visto Andujar salire 5-2 e servizio nel primo set, poi Seppi ha rimontato e chiuso al tie-break. Nel secondo l’iberico ha centrato l’unico break sul 6-5, mentre nel terzo l’azzurro ha tolto la battuta all’avversario nel settimo game e ha chiuso al terzo match point.

Nel primo parziale i primi quattro giochi seguono i servizi, anche se nel terzo game Seppi deve annullare tre palle break con due buone prime e un errore di Andujar, mentre in quello successivo è lo spagnolo ad annullarne una con un bel dritto lungo linea. Nel quinto gioco, però, Seppi mette in scena la sagra degli errori: due dritti in rete, uno in corridoio, uno che si spegne sul nastro e uno fuori di un metro consegnano in omaggio a Pablo un break inevitabile e meritatissimo. L’azzurro continua i gratuiti e proietta il più continuo iberico sul 5-2 e servizio.

Sul 30-0 Andreas appare deconcentrato e persino dimesso, quando all’improvviso cambia marcia, non sbaglia più niente e centra 4 giochi consecutivi, entusiasmando il pubblico (gremita in ogni ordine di posto la tribunetta del campo 2, italiani in netta maggioranza nonostante stiano giocando contemporaneamente sul Centrale prima Federer e poi Nadal), con un bel rovescio lungo linea e una deliziosa palla corta in risposta a quella dell’avversario. La chiave della svolta, oltre all’assenza di errori, sta nel far muovere Andujar fino ad indurlo all’errore. Il numero 36 ATP però non molla e porta il set al tie-break, che va a sprazzi: Seppi si porta sul 4-1, poi subisce il ritorno dello spagnolo che sale 5-4 (in mezzo una racchetta scaraventata a terra dall’azzurro: se lo fa persino lui significa che l’errore commesso è davvero grossolano), ma poi battezza fuori una risposta sulla riga di Andreas e affossa un dritto in rete. L’altoatesino ringrazia e chiude con prima di servizio e dritto 7 punti a 5.

Il secondo set, pur vedendo qua e là qualche palla break, è tecnicamente molto regolare, nel senso negativo del termine; sarebbe soporifero, se non fosse per la giornata stranamente molto fredda, almeno 10 gradi in meno rispetto al sole cocente di ieri e lunedì.

Da segnalare Seppi che se la prende con se stesso esclamando “Aaaah, questo rovescio!” prima di annullare una palla break nel quinto gioco. È lucido Andreas, si rende perfettamente conto che il rovescio non gira bene come ieri contro Youznhy. Nel gioco successivo la scossa che si è dato funziona, il rovescio va e ci sono due palle break, perse perché prima non trova gli appoggi in risposta e poi spara fuori di pochissimo un dritto. Sarà una doppia occasione che rimpiangerà non poco a fine set, quando sul 6-5 Andujar, l’iberico centra il break decisivo sfruttando diversi errori (di nuovo col rovescio) del numero 2 azzurro.  Un set pari, tutto da rifare.

Nel terzo set Seppi ha una palla break al terzo gioco, ma Andujar annulla con un servizio vincente. Il match prosegue seguendo i servizi, Seppi per fare la differenza ha bisogno di cambiare più frequentemente possibile la direzione dei colpi, ma non è facile perché Pablo gioca ben centrato e profondo. Sul 2-2 lo spagnolo tiene a zero la battuta, con l’italiano che, dopo una strenua difesa finita male con un gratuito in rete, frustrato esclama: “Io la spacco la racchetta, la spacco!”. È un buon segnale, significa che Andreas è ben determinato e non vuole cedere nulla, anche se gli errori non mancano.

Sul 3 pari la determinazione di Seppi viene premiata: un doppio fallo di Andujar e un ottimo lungo linea di Seppi gli consegnano due palle break: basta la prima, con lo spagnolo che sbaglia un rovescio a rete al termine di un lungo scambio. Ovazione del pubblico italiano: “Andreas, Andreas!”.  Seppi limita al massimo gli errori e arriva 5-4 40-15 sul suo servizio. Due match point, senza aver mai tremato nei suoi turni di battuta: finita? Neanche per sogno, se dall’altra parte della rete hai uno spagnolo sulla terra, quello pur di non cedere un millimetro venderebbe sua madre. Seppi si sposta dalla parte del dritto e l’iberico lo castiga nel lato scoperto del campo, poi l’italiano serve una seconda lentissima e l’avversario non si fa pregare. Arrivano addirittura due palle del contro break annullate la prima da un gran dritto inside-out e da una combinazione servizio e dritto. Poi Seppi piazza un ace e chiude al terzo match point a rete in bellezza, facendo esplodere la tribuna.

Agli ottavi affronterà Rafael Nadal, si spera in un match non del tutto chiuso in partenza. (Ruggero Canevazzi)

 

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Djokovic, agenda piena: anche Adelaide prima dell’Australian Open

Dopo l’esibizione di Abu Dhabi e l’ATP Cup, il serbo scenderà in campo anche nella settimana immediatamente precedente allo Slam australiano. Dove difenderà il titolo

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Novak Djokovic - Australian Open 2019 (via Twitter, @AustralianOpen)

La scelta va in controtendenza: Novak Djokovic ha riempito la sua agenda fino all’Australian Open. Ai già noti impegni del Mubadala Tennis Championships (esibizione ad Abu Dhabi) e della neonata ATP Cup, il numero due del mondo ha aggiunto l’iscrizione al 250 di Adelaide in programma dal 12 al 18 gennaio. Sarà quindi in campo anche nella settimana che precede immediatamente lo Slam di Melbourne. Decisione atipica per i big, nello specifico anche per il serbo che solo tre volte in carriera ha optato per questa soluzione.

I precedenti – per quanto dilazionati nel tempo – non sono incoraggianti: nell’ormai lontano 2006 è passato da ‘s-Hertogenbosch prima del ko ai sedicesimi di Wimbledon contro Mario Ancic. Nel 2009 ha optato per una soluzione paragonabile a quella attuale: due tornei (Brisbane e Sydney) prima di Melbourne, dove però la corsa si è fermata ai quarti di finale contro Andy Roddick. Più di recente, nell’estate 2017, la parentesi di Eastbourne ha preceduto l’eliminazione ai quarti di Wimbledon per mano di Tomas Berdych.

Stringendo il focus sull’approccio al primo Slam dell’anno – il preferito del serbo che l’ha conquistato sette volte, l’ultima a gennaio – la strada scelta è stata quasi sempre diversa rispetto a ciò che vedremo tra qualche settimana e a quanto accaduto nel precedente del 2009. Nel 2007 – unica apparizione ad Adelaide prima del 2020 – il serbo vinse il torneo in finale contro Chris Guccione per poi fermarsi agli ottavi dell’Australian Open contro Federer. Dal 2015 al 2019 il calendario è stato abbastanza uniforme: con la sola eccezione del 2018, Djokovic ha sempre preparato il primo Major passando da Doha (appuntamenti non immediatamente successivi). Due i successi in Qatar (2015 e 2016), tre quelli a Melbourne Park (2015, 2016 e 2019).

A cambiare il quadro per la prossima stagione è chiaramente intervenuto il nuovo torneo per nazioni che verrà ospitato proprio in Australia. Per non andare in sovrapposizione, l’esibizione di Mubadala (ci sarà anche Nadal) è stata anticipata di una settimana rispetto alla passata stagione (19-21 dicembre) al fine di consentire ai giocatori spostamenti più comodi verso l’emisfero Sud.

Djokovic, insieme a Dusan Lajovic, difenderà i colori della Serbia dal 3 gennaio nel girone di ATP Cup di Brisbane che comprende anche Cile, Francia e Sudafrica. Da consigliere in quota giocatori, il serbo ha parlato di recente a Madrid dell’opportunità di un tavolo di discussione tra ATP e ITF per arrivare a una fusione tra la nuova Davis e l’ATP Cup. Strada ancora lunga da percorrere. L’obiettivo più importante e più immediato rimane per lui la difesa del titolo dell’Australian Open. Con Adelaide tappa intermedia.

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Tsitsipas vince una bella edizione delle Finals: è Maestro a soli 21 anni

LONDRA – La finale è la degna conclusione di uno splendido torneo. Thiem si fa rimontare ma esce dal campo con onore. Stefanos è il più giovane Maestro dal 2001

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Stefanos Tsitsipas - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)
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[6] S. Tsitsipas b. [5] D. Thiem 6-7(6) 6-2 7-6(4) (da Londra, il nostro inviato)

Stefanos Tsitsipas soffia la polvere dai libri di storia dell’ATP vincendo il torneo di fine stagione a soli 21 anni e tre mesi. Il greco è il ‘Maestro’ più giovane dallo Hewitt poco più che ventenne che si impose nel 2001, ed è soprattutto il vincitore all’esordio più giovane dai tempi del 19enne McEnroe nel 1978, praticamente una vita fa. Maestro a 21 anni come, nel recente passato, Zverev lo scorso anno (21 anni e sette mesi) e soprattutto Djokovic nel 2008 (21 anni e sei mesi).

 

Un torneo già di grande livello trova quindi nella finale una conclusione meravigliosa. Tsitsipas ha battuto con merito un grandissimo Thiem, capace di risorgere dopo aver vinto un primo set di livello eccelso ed equilibratissimo e perso nettamente il secondo. La maggiore propositività di Tsitsipas, molto solido anche in difesa, oggi avrebbe steso sin da subito molti giocatori. Non Thiem, che ha annullato un set point e poi ha sfruttato l’unico vero errore di Tsitsipas, un rovescio quasi steccato che Thiem ha trasformato nel 7-4 finale. Nel secondo set l’austriaco è però sparito dal campo, seppellito da una versione di Tsitsipas simile a un Federer ateniese. Non tanto per qualche colpo di pregio ma per la capacità di variare degna dello svizzero, come volare in campo per chiudere a rete, offrire dal fondo parabole di rovescio e dritti imprevedibili. Il terzo set è stato l’epilogo più alto di queste Finals, con Tsitsipas che salito 3-1 ha subito l’orgoglio e il grande gioco di Thiem, che ha subito contro-breakkato portando il match al tie-break. Stefanos è salito fino al 4-1 con due servizi a disposizione, ma ancora una volta in un’arena ormai tutta per Stefanos, Dominic ha impattato sul 4-4. Un altro errore di dritto però, il suo colpo più deficitario oggi, ha mandato Tsitsipas sull’Olimpo, Maestro a 21 anni.

PRIMA DELLA PARTITAStefan Edberg, Maestro nel 1989, segue da ospite d’onore nello Star Box B (quello dietro il giudice di sedia), in attesa di premiare il vincitore di questa edizione. Nell’altro box degli ospiti d’onore, lo Star Box A (esattamente di fronte al B, quasi perché i VIP si guardino negli occhi invidiando i privilegi altrui o vantandosi dei propri), ci sono Hugh Grant e Woody Harrelson. Entrambi sono grandi appassionati sportivi. nel calcio capita spesso di vedere il bellone di Notting Hill sugli spalti di Craven Cottage per i match del Fulham, mentre il capo della polizia Bill Willoughby di Tre Manifesti a Ebbing Missouri compare ogni tanto con maglie da calcio del tutto imprevedibili (un vecchio tweet lo immortalava addirittura con quella della Reggina). L’ultima immagine di Harrelson ‘sport addicted’ è però il magico show offerto a Wimbledon, quando con addosso un’evidente sbornia ha tentato di riguadagnare il suo posto sul Central Court, venendo invece respinto dallo steward. Nacque addirittura un account Twitter celebrativo, poi tornato alla normalità, ma chi non conosce la storia può rimediare cliccando qui. I precedenti dicono 4-2 Thiem, con Tsitsipas che ha vinto solo uno dei quattro incontri sul duro al 1000 (Toronto 2018).

UN ROVESCIO COSTA CARO A STEF – La finale parte molto bene, anche se notiamo qualche posto vuoto qua e là: è un peccato per l’ultimo grande match dell’anno (Davis by Cosmos a parte) ma i prezzi sono da grande evento londinese. L’intensità degli scambi è subito molto forte, i servizi ben oliati ma gli scambi superiori ai tre colpi sono parecchi. Sul 1-1 40-0 servizio Tsitsipas, Thiem indovina un gran rovescio lungolinea, uno dei colpi migliori e più dolorosi per l’avversario, ma è troppo presto per capire se lo potrà utilizzare spesso nella partita. Il finalista degli ultimi due Roland Garros annulla una palla break sul 2-1 e poi sul 4-3, mentre nel gioco prima, è il due volte giustiziere di Federer (qui ieri e all’Australian Open, non proprio due vittorie in tornei da poco) a salvare il servizio in un’occasione. Il tie-break viene deciso da un rovescio sbagliato da Stefanos nel momento peggiore e dopo aver annullato con uno smash a rete un set point. Poco più di un’ora di grande tennis, che si porta a casa il freddo viennese.

Dominic Thiem – ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

TUTTO DA RIFARE PER DOMINIC – Nel secondo set Zeus interviene subito e affianca a Tsitsipas Ade, Dio degli inferi, perché la ferocia con cui reagisce per rispondere al set perso sembra del tutto adatta a mandare l’amico Dominic negli inferi. Naturalmente Ermes dai piedi alati è con lui dal primo turno contro Medvedev. Due divinità dalla tua spiegano bene perché il semifinalista di Melbourne, Roma e Shanghai si porti sul 4-0, ma il campo lo fa certamente meglio. Giunto sul 5-2 40-15 e servizio, la seconda sopra i 200 km orari sul secondo set point rimanda tutto al terzo set, dove Dominic è chiamato a non pensare neanche per un attimo perché in un amen ha perso il set di vantaggio ottenuto dopo più di un’ora di battaglia. Sul 3-0 pesante per Stefanos, la pausa è buona per inquadrare sui maxi-schermi il succitato Woody Harrelson. Anche per quanto detto sopra, un attore così poliedrico e insieme un personaggio così bizzarro, è difficile da odiare e infatti il pubblico si esalta in un’espressione di entusiastica sorpresa cui Woody risponde con un saluto e un’espressione delle sue. Il set non ha storia, complice anche la rottura prolungata dell’austriaco (25 punti a 12, nessun punto portato a casa da Thiem con la seconda di servizio).

LOTTA SENZA QUARTIERE – Apre Thiem al servizio e sul 30 pari un punto da colpi di velocità siderale viene deciso da un vincente lungo linea del n.6 del mondo che manda in visibilio tutta l’O2 Arena. Thiem deve annullare una palla break, ma il servizio viene ceduto due giochi dopo. Dopo 1 ora e 49 minuti di partita, sull’1 pari del terzo, si rompe l’equilibrio. Serve l’austriaco, ma il greco sale 15-40; la prima viene annullata da una buona volèe di Dominic (nonostante l’indegno urletto di disturbo appena prima del colpo di un cretino, versione peggiore dei discendenti della grande civiltà greca), ma sulla seconda il compagno di Kiki Mladenovic manda in rete il dritto in uscita dal servizio. Tsitsipas sembra inarrestabile, conferma il break e sale 3-1. A impressionare di Tsitsipas è l’intelligenza tattica ben superiore ai suoi 21 anni. I colpi difensivi liftati del greco per recuperare il campo quando viene cacciato indietro sotto le bombarde dell’artigliera asburgica sono eloquenti a tal proposito, un’astuzia degna di Ulisse ma senza il suo opportunismo (lui non avrebbe mai lottato alla morte con Nadal, meno male che nel XI secolo abbiamo Stefanos!).

A questo punto il trofeo dei Maestri sembra prendere la strada di Atene, ma la fanteria austriaca ha già mostrato le sue capacità di ricorrere alla rete e di non mollare niente (se non come Nadal – come lui a rifiutare la sconfitta chi altri? – certamente come Michael Chung). Quando Stefanos serve per sul 3-2 15 pari, spedisce inopinatamente lungo uno schiaffo al volo a rete e lo paga a carissimo prezzo: Dominic recupera correndo come Bolt (copyright del collega Ferri) e alla seconda palla del contro-break si giova di un errore di rovescio del greco, che lo scaraventa dall’Olimpo alla terra, nel luogo dove i comuni mortali contano le ore, a Greenwich. Nel momento a lui più sfavorevole e con un pubblico tutto per il semidio ateniese, Thiem mette in campo due dritti anomali mostruosi, giocati girando attorno alla palla, mostruosi perché non indirizzati lungolinea ma strettissimi a lambire la rete.

EPILOGOSul 5 pari, il Colosseo contemporaneo trova la sua estasi. “Tsitsipas, Tsitsipas, Tsitsipas”. L’acustica è perfetta, la battaglia di più. Ma Dominic Thiem, che per il pubblico è ora il cattivo, non fa una piega e serve da Dio sotto gli occhi dell’Olimpo. Dopo quasi due ore e mezza di sublime battaglia, l’epilogo al tie-break è il più giusto, il più epico. Sul 2-1 per il greco, la perfezione di Tsitsipas costringe Thiem ai due errori meno gratuiti di sempre, ma sul 4-1 il roccioso Thiem prima fa due punti sul servizio avversari, agganciandolo sul 4 pari, ma a quel punto dimostra anche lui di essere umano e fragile, con un dritto in rete che pone fine alla contesa. Sul 6-4, Tsitsipas chiude al primo match point e si laurea Maestro 2019.

Stefanos Tsitsipas a terra – ATP Finals 2019 (via Twitter, @atptour)

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Thiem: “Ho un buon rapporto con Tsitsipas, ma sul campo è sempre battaglia”

LONDRA – Le ambizioni dell’austriaco crescono, alla vigilia della sua venticinquesima finale in carriera. Questa sarà la più importante

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Dominic Thiem - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)
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da Londra, il nostro inviato

Dominic Thiem è forse l’unico giocatore, tra quelli nati negli anni ’90, che sinora è stato capace di inserirsi con una certa continuità all’inseguimento delle quattro leggende del tennis. Il suo salto di qualità è arrivato soprattutto negli ultimi due anni, un lasso di tempo in cui ha vinto otto tornei (metà dei quali sul veloce, dove a inizio carriera difettava parecchio), battuto nove volte giocatori compresi in top 5 – tra questi due volte Nadal, due volte Djokovic, tre volte Federer – e raggiunto due volte la finale al Roland Garros. Adesso l’austriaco sembra pronto per fare persino qualcosa in più, ovvero iniziare a togliere qualche titolo pesante ai mostri sacri, come ha già saputo fare quest’anno battendo Federer in finale a Indian Wells. Intanto giocherà da favorito contro Tsitsipas (inizio del match alle 19 italiane), che ha battuto in quattro confronti diretti su sei.

 

Domani affronterai Stefanos Tsitsipas che hai avuto modo di conoscere meglio alla Laver Cup. Ce ne puoi parlare un po’?
Ho sempre avuto un buon rapporto con lui ma sicuramente alla Laver Cup ci siamo conosciuti tutti meglio. C’era una bellissima chimica tra tutti noi. Ci siamo divertiti molto. Sono tutti ragazzi simpatici. E anche negli altri tornei passiamo dei bei momenti insieme. Ma quando siamo sul campo combattiamo una battaglia e per due o tre ore mettiamo da parte l’amicizia.

Quella di domani sarà una finale con due giocatori con il rovescio a una mano, cosa che non capitava da 13 anni. Ci sapresti dire cosa fa si che questo modo di giocare il rovescio renda lo spettacolo più interessante e gradevole?
È una bella cosa perché per un lungo periodo ci sono stati pochi giocatori con questa caratteristica. Ora grazie a me, Stefanos, Shapovalov avremo modo di vederlo per 10 o 15 anni e credo sia grandioso. Se lo si sa giocare bene come noi sulle superfici indoor offre grandi vantaggi perché offre molte opzioni.

Poco fa Zverev ha detto che secondo lui nel 2020 qualcuno vincerà un torneo dello Slam per la prima volta. Condividi?
Sì. Non al 100%, ma lo credo possibile anche io pur se i primi tre continueranno ad essere ancora i favoriti. Per quel che mi riguarda spero che nel 2020 riesca a proseguire nella mia crescita che mi pare vada nella giusta direzione. Perciò dopo questo torneo mi prenderò un po’ di riposo ma poi tornerò ad allenarmi per migliorare ancora. Sono molto motivato e credo che nel 2020 farò ancora meglio di quest’anno.

A fine anno sarai numero 4 al mondo. È meglio che essere il numero 3 per qualche settimana durante l’anno? Ci sono 5 anni di differenza tra te e Tsitsipas come tra Federer e Nadal. Ti fa pensare a nulla questo fatto?
In vista dell’Australian Open è certamente importante. Meglio arrivare allo Slam come quarta testa di serie che come quinta. Per quanto riguarda la differenza d’età è una curiosa coincidenza. Ho visto una foto in cui ci alleniamo insieme nel 2016. Credo che nessuno dei due potesse anche solo immaginare che tre anni dopo saremmo arrivati qui.

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