Atp Montecarlo: Fognini solido, ora Tsonga. La prima volta di Seppi

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Atp Montecarlo: Fognini solido, ora Tsonga. La prima volta di Seppi

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TENNIS ATP MONTECARLO – Fabio Fognini riesce a chiudere 7-6 6-4 un match altalenante contro Roberto Bautista Agut. Seppi batte Andujar 7-6 (5) 5-7 6-4. Centra gli ottavi per la prima volta in 9 partecipazioni. Apre Fognini sul centrale ore 10.30, segue Seppi contro Rafa Nadal.Tutte le foto della giornata di Felice Calabrò

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MONTECARLO – Fabio Fognini chiude un match non facile contro lo spagnolo Bautista-Agut e vola agli ottavi a Montecarlo. Ora lo aspetta Tsonga. Fabio gioca bene i punti importanti e riesce a gestire bene un match altalenante. Vince 7/6 6/4 dopo che Bautista recupera da 0-2, da 3-5 e da 5-6 nel primo set.

Fa freddo e tira vento. Non proprio una giornata alla quale siamo abituati qui al Principato. Gli spalti sono ancora semivuoti e i tifosi che cominciano a prendere posto sono tutti intirizziti dal freddo, compresi noi che, dalla tribuna stampa, riceviamo sferzanti raffiche di vento.

Comunque anche Fabio comincia con “il vento in poppa” e sale rapidamente in vantaggio 2-0. L’avversario è Roberto Bautista-Agut, n. 45 del mondo e uno dei 10 spagnoli nei Top 50. Tennista tosto, solido, fisicamente coriaceo, Bautista ha fatto “piangere” parecchi giocatori quest’anno, a cominciare da Del Potro a Melbourne. Fabio conduce 3-1 nei loro precedenti incontri ma il match, sulla carta, potrebbe essere davvero complicato.

E, infatti, Bautista non tarda a farsi “sentire” cominciando a recuperare nello score, grazie anche ad alcuni errori di Fabio che comincia a sbagliare qualcosa di troppo. L’azzurro cerca di non rimanere ingabbiato negli scambi interminabili dello spagnolo anche se, alla fine, Roberto, da 0-2, adesso si ritrova in vantaggio 3-2.

Fin dall’inizio il match è altalenante con vantaggi e recuperi da parte di entrambi i giocatori.

Fabio pareggia 3-3 ma l’iberico, che continua ad essere un “muro di gomma”, sale 4-3 e poi 5-3.

Ma ecco che la situazione si ribalta nuovamente. Fabio stringe i denti e comincia a trovare soluzioni risolutive degne del suo tennis: attacchi, sventagli di rovesci e smorzate.

Dalla grande vetrata della sala stampa da cui stiamo osservando il match (infatti fa così freddo che dalla tribuna stampa ci siamo rifugiati all’interno), si vede benissimo anche l’efficace gioco di gambe di Fabio che ricomincia a muoversi benissimo. Lo sottolinea anche Barbara Grassi, giornalista di Sky Italia, intenta ad osservare la partita accanto a me : “Certo che i piedi di Fabio non ce li ha nessuno !” Ed è vero. Il ligure è rapido, con un timing perfetto e lo scatto è fulmineo come al solito.

Ed ecco che il tennista di Arma di Taggia comincia a recuperare lo svantaggio, strappa il servizio a Bautista e si avvicina 4-5. Al cambio campo entra il medico per somministrargli alcune gocce di collirio. In effetti il vento è così fastidioso che, molto probabilmente, un po’ di terra gli è entrata negli occhi. Pare non si tratti di nulla di grave e Fabio completa il recupero portandosi sul 5-5.

L’italiano sembra nuovamente centrato e aggressivo, mostrando il pugnetto ai punti decisivi.

Si arriva al tie-break. E anche nei 7 punti decisivi c’è un saliscendi costante nel punteggio. Fabio alterna soluzioni pregevolissime come smorzate a fil di rete, fendenti tesissimi e risolutivi a volé facili alte di rovescio cacciate a rete e palle da fondo buttate fuori.

Lo spagnolo si lascia davvero sfuggire una grande occasione; in vantaggio 5-3,  commette errori clamorosi permettendo così a Fognini di recuperare. I due si ritrovano così sul 6-6 e, alla fine, è il ligure a chiudere per 8 punti a 6.

L’andamento del secondo set ripropone le fasi alterne del primo. Fabio parte in quarta e  si porta in vantaggio 2-0 e poi 5-2. Quanto a Bautista, ora sembra si sia spenta la luce o, meglio, sia “volato via” col vento. Tuttavia, cerca di rientrare in partita e si avvicina 4-5. Ma  Fabio è nuovamente bravo a tener duro, non lasciandosi sfuggire il vantaggio. Chiude un match difficile, scandito dal vento e dal freddo con lo score di 7-6 6-4; ora lo aspetta uno dei grandi idoli del tennis francese, Jo-Wilfried Tsonga. Sarà una bella sfida essendo entrambi quasi di casa qui a Montecarlo, a cominciare dal tifo degli spettatori sugli spalti che si faranno sentire a più non posso per sostenere l’azzurro e il “Blue” di Francia.

È stato un match complicato, non si è potuto giocare bene a tennis oggi; ci son stati tant errori a causa del vento. La partita è stata molto dura. Con questo avversario ci ho giocato parecchie volte, l’ultima volta a Miami. Lui è un giocatore difficile che imposta le partite sul piano atletico. Ho cercato di prendere dei rischi ed oggi non era facile ma sono contento di aver chiuso la partita così” ci ha confermato Fabio in conferenza stampa. Il ligure è apparso calmo e sereno e ha dato ulteriore prova di aver acquisito quella maturità tennistica che fa la differenza. Il Top 10 è sempre più vicino? (Laura Guidobaldi)

A. Seppi b. P. Andujar 7-6 (5) 5-7 6-4 in 2 ore e 49 minuti

Andreas Seppi approda per la prima volta in carriera agli ottavi di finale del torneo di Montecarlo. Lo fa superando dopo un’intensa battaglia un indomito Pablo Andujar, ricorrendo a tutta la pazienza di cui fortunatamente dispone. Già, la pazienza, requisito indispensabile se il servizio va ad intermittenza, commetti qualche gratuito di troppo e il tuo avversario, manco a dirlo, non molla niente e lotta come un ossesso su ogni palla. Alla fine la differenza l’hanno fatta la maggiore regolarità nel tie break del primo set e la zampata nel break decisivo del terzo parziale, aiutato anche dagli errori dello spagnolo.

Il match ha visto Andujar salire 5-2 e servizio nel primo set, poi Seppi ha rimontato e chiuso al tie-break. Nel secondo l’iberico ha centrato l’unico break sul 6-5, mentre nel terzo l’azzurro ha tolto la battuta all’avversario nel settimo game e ha chiuso al terzo match point.

Nel primo parziale i primi quattro giochi seguono i servizi, anche se nel terzo game Seppi deve annullare tre palle break con due buone prime e un errore di Andujar, mentre in quello successivo è lo spagnolo ad annullarne una con un bel dritto lungo linea. Nel quinto gioco, però, Seppi mette in scena la sagra degli errori: due dritti in rete, uno in corridoio, uno che si spegne sul nastro e uno fuori di un metro consegnano in omaggio a Pablo un break inevitabile e meritatissimo. L’azzurro continua i gratuiti e proietta il più continuo iberico sul 5-2 e servizio.

Sul 30-0 Andreas appare deconcentrato e persino dimesso, quando all’improvviso cambia marcia, non sbaglia più niente e centra 4 giochi consecutivi, entusiasmando il pubblico (gremita in ogni ordine di posto la tribunetta del campo 2, italiani in netta maggioranza nonostante stiano giocando contemporaneamente sul Centrale prima Federer e poi Nadal), con un bel rovescio lungo linea e una deliziosa palla corta in risposta a quella dell’avversario. La chiave della svolta, oltre all’assenza di errori, sta nel far muovere Andujar fino ad indurlo all’errore. Il numero 36 ATP però non molla e porta il set al tie-break, che va a sprazzi: Seppi si porta sul 4-1, poi subisce il ritorno dello spagnolo che sale 5-4 (in mezzo una racchetta scaraventata a terra dall’azzurro: se lo fa persino lui significa che l’errore commesso è davvero grossolano), ma poi battezza fuori una risposta sulla riga di Andreas e affossa un dritto in rete. L’altoatesino ringrazia e chiude con prima di servizio e dritto 7 punti a 5.

Il secondo set, pur vedendo qua e là qualche palla break, è tecnicamente molto regolare, nel senso negativo del termine; sarebbe soporifero, se non fosse per la giornata stranamente molto fredda, almeno 10 gradi in meno rispetto al sole cocente di ieri e lunedì.

Da segnalare Seppi che se la prende con se stesso esclamando “Aaaah, questo rovescio!” prima di annullare una palla break nel quinto gioco. È lucido Andreas, si rende perfettamente conto che il rovescio non gira bene come ieri contro Youznhy. Nel gioco successivo la scossa che si è dato funziona, il rovescio va e ci sono due palle break, perse perché prima non trova gli appoggi in risposta e poi spara fuori di pochissimo un dritto. Sarà una doppia occasione che rimpiangerà non poco a fine set, quando sul 6-5 Andujar, l’iberico centra il break decisivo sfruttando diversi errori (di nuovo col rovescio) del numero 2 azzurro.  Un set pari, tutto da rifare.

Nel terzo set Seppi ha una palla break al terzo gioco, ma Andujar annulla con un servizio vincente. Il match prosegue seguendo i servizi, Seppi per fare la differenza ha bisogno di cambiare più frequentemente possibile la direzione dei colpi, ma non è facile perché Pablo gioca ben centrato e profondo. Sul 2-2 lo spagnolo tiene a zero la battuta, con l’italiano che, dopo una strenua difesa finita male con un gratuito in rete, frustrato esclama: “Io la spacco la racchetta, la spacco!”. È un buon segnale, significa che Andreas è ben determinato e non vuole cedere nulla, anche se gli errori non mancano.

Sul 3 pari la determinazione di Seppi viene premiata: un doppio fallo di Andujar e un ottimo lungo linea di Seppi gli consegnano due palle break: basta la prima, con lo spagnolo che sbaglia un rovescio a rete al termine di un lungo scambio. Ovazione del pubblico italiano: “Andreas, Andreas!”.  Seppi limita al massimo gli errori e arriva 5-4 40-15 sul suo servizio. Due match point, senza aver mai tremato nei suoi turni di battuta: finita? Neanche per sogno, se dall’altra parte della rete hai uno spagnolo sulla terra, quello pur di non cedere un millimetro venderebbe sua madre. Seppi si sposta dalla parte del dritto e l’iberico lo castiga nel lato scoperto del campo, poi l’italiano serve una seconda lentissima e l’avversario non si fa pregare. Arrivano addirittura due palle del contro break annullate la prima da un gran dritto inside-out e da una combinazione servizio e dritto. Poi Seppi piazza un ace e chiude al terzo match point a rete in bellezza, facendo esplodere la tribuna.

Agli ottavi affronterà Rafael Nadal, si spera in un match non del tutto chiuso in partenza. (Ruggero Canevazzi)

 

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ATP Montreal: super Fritz passeggia su Murray, Kyrgios non manca la prova del nove con Baez

Norrie sconfiggendo Nakashima, vendica Sir Andy e pareggia i conti con i “cugini” d’oltreoceano. A Tiafoe in rimonta la lotta di giornata contro Bonzi. Nishioka si conferma in stato di grazia, Van de Zandschulp riscatta Indian Wells contro Kecmanovic

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Taylor Friz - Montreal 2022 (foto Twitter @OBNmontreal)

N. Kyrgios b. S. Baez 6-4 6-4

C’era grande curiosità nel vedere all’opera, nel primo turno dell’Omnium Banque National presented by Rogers, il fresco campione dell’ATP 500 di Washington Nick Kyrgios. L’australiano era contrapposto, nel quarto incontro sul Centrale dell’IGA Stadium, all’argentino Sebastian Baez, dopo che i due si erano già incontrati all’inizio dell’anno sul veloce del deserto californiano: al primo round del Masters 1000 d’Indian Wells, la sfida se l’aggiudicò nettamente il 27enne di Canberra per 6-4 6-0. Il tennista originario della Malesia si è invece imposto quest’oggi, con un doppio 6-4 in quasi un’ora e mezzo di partita. L’interesse nei confronti del match con protagonista il finalista di Wimbledon, non veniva destato solo ed esclusivamente dal fatto di poter ammirare il suo sempre entusiasmante e spettacolare tennis, ma soprattutto dal voler appurare quale versione di Nick si sarebbe presentata in Canada dopo la vittoria di un torneo.

KYRGIOS MOSTRA LA MATURITÀ ACQUISITA – Infatti erano tre anni che il giocatore aussie non si trovava a dover gestire una situazione di questo tipo, e si sa che non è mai facile affrontare un nuovo appuntamento del Tour – ancor di più se si tratta di un evento tra i più prestigiosi del circuito – dovendo amministrare un fisico provato dalle fatiche della settimana precedente. Il Citi Open però non si è limitato a richiedere all’istrionico di origini greche il normale sforzo fisico e mentale che serve per conquistare partite in sequenza ed alzare un trofeo, ma ha voluto ogni goccia di sudore ed energia a disposizione del suo serbatoio. L’ex n. 13 del ranking si è difatti rivelato il mattatore assoluto dei sette giorni nella capitale USA, tra doppi turni a ripetizione per via dei ritardi dovuti alla pioggia ed un percorso parallelo nel doppio, esaltante allo stesso modo del singolare. Il risultato finale è stata una doppietta trionfante, con il successo assieme a Jack Sock.

 

Kyrgios quando aveva vinto il suo ultimo titolo – il sesto – proprio a Washington, in Canada a Montreal il lunedì successivo aveva lasciato inopinatamente il torneo già al primo turno, sconfitto senza colpo ferire dal nobile decaduto Kyle Edmund. Dunque l’attesa di scoprire se i miglioramenti fatti vedere sotto l’aspetto mentale, della continuità di rendimento e dell’approccio al professionismo nel 2022 avrebbero portato una reale rottura con quello che è stato il bad boy del passato; era importante anche alla luce del confronto possibile con quanto successo tre stagioni orsono. Ebbene l’esame, o la prova del nove fate vobis, è stata superata a pieni voti dall’ex n. 1 juniores. Certo non sono mancate le difficoltà lungo il corso della partita, ma alla fine ciò che emerso è la seguente costatazione: quando Nick ha giocato da Nick, l’argentino non ha potuto che subire e soccombere dimostrando di essere disarmato contro il talento fumantino dell’avversario.

L’inizio del duello è stato scoppiettante per Kyrgios, il quale ha messo in mostra tutta la propria completezza tecnica: creatività, manualità, cambi di ritmo, velocità di braccio, timing sulla palla sensazionale, esplosività, rovesci anticipati, accelerazioni incredibili e improvvise, angoli mozzafiato. Insomma tutto il campionario aussie, il solito ed ineluttabile one-man show. Non aveva possibilità di reagire in alcun modo il pedalatore albiceleste, che pure si discosta dal classico sudamericano cresciuto a pane e mattone tritato e che può esprimersi al meglio solamente nelle lunghe e fangose battaglie sulla polvere rossiccia. Intendiamoci, nasce sul rosso e la terra rimane la sua superficie preferita, ma Seb ha già dimostrato ampiamente di sapersi districare nelle condizioni di gioco più rapide che si trovano sul cemento, ad esempio quando si fece conoscere al grande pubblico nelle Next Gen novembrine di Milano togliendosi immediatamente di dosso l’odiosa etichetta di specialista. Ma come preannunciato, stereotipo o no, l’ex Top 15 in tutto il suo splendore sale 5-1.

Qui però le energie consumate nell’ultimo periodo annebbiano la lucidità di Kyrgios, che almeno per un frangente di gara torna quello di sempre: atteggiamento svogliato, discontinuità, scelte insensate; permettendo così il rientro prepotente di Baez. Il 21enne di Buenos Aires limita gli errori e si rifà sotto prepotentemente, ricordandosi di possedere nella solidità e nella resistenza agli scambi prolungati i fiori all’occhiello del suo gioco. Probabilmente non gli aveva mostrati finora a causa della scarsa fiducia di cui gode dopo un periodo per lui alquanto negativo – 5 sconfitte consecutive dalla finale di Bastad -, anzi aveva fatto sì che essi si trasformassero in frequenti aiutini per Nick.

Ciò nonostante, nulla avrebbe potuto evitargli di finire sotto il treno Kyrgios, che quando parte così è difficile anche solo dirottarlo fuori dai binari, a meno che non sia lui stesso a risollevare l’avversario, come accade puntualmente nello scontro odierno. Perciò parziale di quattro giochi del n. 32 e l’equilibrio torna dirompente, ma per fortuna dell’australiano ha una seconda opportunità per chiudere il set che non si fa sfuggire. Alla prima frazione da 43 minuti, segue un’altra identica sia come punteggio che come durata: questa volta con molta più stabilità, con un Baez ormai dentro il match e che addirittura si permette di beffare Nick con un tweener-lob. Kyrgios se la ride sornione, punzecchiato dalla sua stessa velenosa freccia, ma poco importa visto che la battuta risale vertiginosamente ed il break maturato nel quinto game viene portato fino in fondo. Al quarto match point è finalmente ufficiale, dopo lo scontro in Australia sarà ancora Medvedev contro Kyrgios.

[10] T. Fritz b. [WC] A. Murray 6-1 6-3

Il tre volte campione del torneo Andy Murray, vincitore nel 2009 e nel 2015 in quel di Montreal – batté Nishikori e Djokovic per alzare il titolo -, mentre fu autore del trionfo del 2010 a Toronto, invitato dagli organizzatori tramite wild card viene immediatamente estromesso dal torneo per mano della tds n. 10 Taylor Fritz. Il 24enne di San Diego con questa splendida vittoria, ottiene il primo successo nel torneo, ponendo fine ad una serie di sconfitte subite nelle sue apparizioni all’Open del Canada: fuori sempre al primo turno nel 2016 e nel 2021 a Toronto, nel 2019 a Montreal. Il n. 1 del tennis americano può così mettersi subito alle spalle il crollo fisico avuto contro Evans a Washington, mentre il 34enne di Glasgow oggi ha palesato evidenti ed imponenti limiti sulla seconda di servizio.

UN FRITZ SPAZIALE ACCENDE “RADIO MURRAY” – Il confronto tra Murray e Fritz è il classico scontro tra un solido tennista moderno dotato di grande servizio ed un altrettanto fantastico ribattitore. Da una parte il rampante n. 1 del tennis americano, che sembra in ripresa, voglioso di una piazza tra i primi dieci giocatori del mondo e che non nasconde l’ambizione di essere a Torino alla fine dell’anno solare. Dall’altra quello che riprendendo la definizione coniata dal maestro Clerici è la pura rappresentazione del contro attaccante, abile nel palleggio prolungato e soprattutto nell’alzare difese arcigne invalicabili.

Andy si esalta nella lotta e non si risparmia mai sul piano fisico, allora Taylor decide che bisogna subito testare le qualità dello scozzese e verificare se lo scorrere del tempo ha eroso oppure no l’immarcescibile tennista dall’anca d’acciaio: pronti via ed è già game surreale, 14 minuti e 19 secondi, 20 punti giocati, cinque palle break concesse. Mettiamoci pure che l’ex n. 1 mondiale trova solo 9 prime, cadendo anche in due doppi falli: così in men che non si dica, è 3-0 per il campione d’Indian Wells. Ma ciò che sorprende maggiormente è l’estrema aggressività, fatta vedere in risposta dal primo quindici del match da parte del numero 13.

Anticipa e lo fa benissimo, inoltre sono soprattutto molto evidenti gli enormi miglioramenti compiuti dalla tds n. 10 dal lato del rovescio. Ora è un colpo che fa veramente male, e che Fritz non disdegna neanche di mandare in lungolinea direttamente in ribattuta. Taylor è semplicemente ingiocabile, s’esibisce in un super fotonico dritto in corsa che ricade sulla riga. Un vincente eccezionale, che dà il là alla mattanza di Murray. Il due volte oro olimpico è totalmente impotente, continuamente confinato a remare sui teloni e ciò facilita di gran lunga “le castagne” del drittone di Fritz. Lo statunitense comanda con sublime tranquillità, non concede praticamente nulla nei suoi turni di servizio (85% di punti vinti con la prima, 71% con la seconda). È quasi avvilente osservare lo sguardo del 34enne di Glasgow, in completa balia del californiano e incapace di trovare una soluzione al massacro tennistico che sta subendo.

La wild card britannica cerca conforto nel suo angolo prima che le operazioni riprendano, ma è difficile scovare risposte utili a soverchiare l’”amico Fritz” in gradissimo spolvero. Ma il campione per quanto possa perdere colpi nella parte finale di carriera, in questo caso dovendo sopportare anche tanti gravi infortuni, rimane dentro di sé un fenomeno con quella fiammella che non si spegnerà mai: Andy ruggisce in apertura di seconda frazione, e nonostante la propria palla continui a viaggiare parecchi chilometri in meno rispetto a quella americana, oltre a rimanere molto più corta, quantomeno si porta per la prima volta ai vantaggi in risposta.

Ma il vincitore junior dello US Open per ora non si scompone minimante, il barone di sua maestà adesso tuttavia è molto più consistente da fondo. Fritz dunque è chiamato ad essere perfetto, ma tentenna però prima l’ace e poi il dritto a comandare lo portano sul 2-2 pur attraversando i primi brividi dell’incontro. Il giocatore a stelle e strisce allora comprende che deve affondare il coltello e finire la preda, non permettendo a quest’ultima di riemergere: così si arrampica a palla break. La radio scozzese, a questo punto, inizia a imperversare su tutte le frequenze, la seconda continua incessantemente a latitare a livello di efficacia ma il cuore di Murray riesce ad evitare l’allungo definitivo (3-2, senza break per lo scozzese).

Ma è soltanto questione di tempo, nel settimo game ancora problematiche in battuta per il n. 48 ATP: come era accaduto nel break del primo set, due doppi falli in aggiunta ad un brutto dritto scaraventato in rete condannano Murray. Il tre volte campione Slam è frustato, nervoso, colpisce violentemente la racchetta verso il suolo; ma Taylor proprio nel momento in cui si avvicina alla vittoria concede la prima palla break (dopo 80 minuti). Lo schema “servizio e dritto” però non perdona e la tds n. 10 s’inerpica sul 5-3. Fritz oggi è semplicemente di un altro livello, continua a vincere anche i punti sulla diagonale a lui sfavorevole contro uno dei bimani migliori degli ultimi decenni, ed inevitabilmente breakka ancora chiudendo il match.

ALTRI MATCH – Tra gli incontri più belli andati in scena tra il tardo pomeriggio canadese e l’apertura della la sessione serale, c’è sicuramente da menzionare la strabiliante battaglia durata la bellezza di 2h37 fra Frances Tiafoe e Benjamin Bonzi. Il tennista statunitense, attuale n. 24 ATP, ha avuto la meglio in rimonta dopo aver perso il primo set al tie-break nonostante un set point avuto a disposizione con lo score finale di (8)6-7 7-5 6-3. Una lotta nel segno degli ace, 10 per il francese e addirittura 15 per il 24enne americano, ma in generale costellata da servizi dirompenti a tal punto che sono state cancellate 10 delle 15 palle break concesse. Frances ha dimostrato però anche grande capacità nell’utilizzo del colpo del ko, con i suoi 53 vincenti mitigati da pochi gratuiti nel rapporto con essi (28).

Ora per una delle nuove leve del tennis USA, che pare aver imboccato la strada giusta per ritornare grande, ci sarà proprio l’indomabile Fritz in un derby che si preannuncia da fuochi d’artificio. Se per il vecchio leone ferito Andy, le cose non sono andate come avrebbe voluto, a prenderne il testimone – come successo a Wimbledon – e a vendicarsi contro i “cugini” d’oltreoceano ci pensa Cameron Norrie. Il mancino di Sua Maestà, reduce dalla finale a Los Cabos, ha liquidato con un doppio 6-4 il solido Brandon Nakashima in 1h14: andamento del match simmetrico, con un break per frazione arrivato in entrambi i casi nel terzo game. Il n. 63 del mondo si arrende, nonostante abbia scagliato 6 ace e fatto registrare un bilancio tra winner e unforced di +6 (22/16), al mostruoso rendimento in battuta del nativo di Johannesburg: 81% di prime in campo, 82% di realizzazione, 89% di punti vinti con la seconda e dulcis in fundo 0 break point offerti. Il n. 11 ATP è stato pressoché perfetto, lo testimoniano i soli 5 errori nell’intero incontro a fronte di ben 19 vincenti.

Conferma invece l’ottimo stato di forma il finalista del Citi Open Yoshito Nishioka, che ha superato per 6-2 6-3 il sempre più irriconoscibile Benoit Paire. Il giapponese dopo il grande balzo in classifica, ha potuto prendere parte al main-draw grazie allo Special Exempt e nel quarto match sul Court 5 ha surclassato il 33enne di Avignone, il quale ha comunque mandato giù 12 ace ma è stato anche artefice di 36 non forzati.

Sul Court 9 invece a seguito di Tiafoe/Bonzi, si sono dati battaglia Miomir Kecmanovic (n. 35 ATP) e Botic Van De Zandschulp (n. 25 ATP). La sfida era un remake dello scontro tenutosi al BNP Paribas Open del deserto californiano, nel quale vinse il serbo in due parziali tirati dando il là alla miglior fase della sua stagione conquistando due quarti consecutivi nel Sunshine Double. In realtà però l’ultimo confronto diretto, è datato al mese di aprile quando sul rosso di Monaco di Baviera l’olandese trionfò in rimonta accedendo alla finale del torneo – che poi avrebbe perso con Rune ritirandosi per problemi respiratori. Ebbene il tennista orange, dando continuità a quel successo si è imposto per 6-1 7-5 in poco più di un’ora. Eccezionale performance al sevizio per BVDZ: doppia cifra di ace (12), 85% di punti vinti con la prima. A questi numeri ha aggiunto un trentello di vincenti, oltre ad aver annullato 4 delle cinque possibilità di break offerte.

IL TABELLONE DEL MASTERS 1000 DI MONTREAL

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ATP Montreal: avanza Rune sul qualificato Fognini

Già bravo a qualificarsi, Fabio Fognini cede al primo turno contro Holger Rune a Montreal

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Holger Rune - Montreal 2022 (foto Twitter @OBNmontreal)

H. Rune b. [Q] F. Fognini 6-3 7-5 (da Montreal il nostro inviato)

Dopo l’uscita di scena di Berrettini, il tennis italiano perde un altro rappresentante a Montreal. Fabio Fognini, che era riuscito a conquistarsi un posto nel tabellone principale dell’Omnium Banque Nationale passando attraverso le qualificazioni, ha perso il suo match di primo turno in due set contro il danese Holger Rune, n. 26 dell’ultimo ranking ATP e quartofinalista all’ultimo Roland Garros, ma reduce da una striscia di sette sconfitte consecutive interrotta solamente la scorsa settimana a Washington.

Fognini ha lasciato scappare il suo avversario subito all’inizio del primo set, concedendo il break al secondo game e dovendo annullare anche due chance dello 0-4 due game più tardi. Una volta scampato il pericolo Fognini ha iniziato a tenere meglio gli scambi, lavorando molto bene con i lungolinea e chiamando anche a rete il suo avversario con la palla corta, situazione nella quale Rune ha dimostrato di non essere totalmente a suo agio nonostante la sua grande rapidità di spostamento.

 

Nel nono game, con Rune al servizio per il primo set, Fognini ha avuto ben quattro opportunità del controbreak per rientrare nel parziale, ma non è riuscito a prendere il comando dello scambio in nessuna di quelle occasioni e ha finito poi per cedere il set per 6-3.

Il secondo set è iniziato con un Fognini più proiettato verso la rete che ha messo in mostra anche alcuni ottimi serve and volley. Il ritmo degli scambi era sostenuto e il pubblico del campo 5, che contava anche un buon numero di italo-canadesi impegnati a incoraggiare Fognini nella lingua di Dante senza peraltro troppo successo, dimostrava di apprezzare lo spettacolo e sovente iniziava a celebrare i punti prima che fossero finiti.

Gli aerei in decollo dal vicino aeroporto Trudeau passavano proprio sopra il campo con cadenza sostenuta, dando l’impressione che ci si trovasse a Flushing Meadows più che a Montreal, ma la temperatura ancora decisamente rigida per la stagione estiva non lasciava dubbi che non ci si potesse trovare a New York. L’allungo decisivo arrivava all’undicesimo gioco, quando due errori inguaiavano Fognini sullo 0-30 e il ragazzo danese finiva per ottenere quello che sarebbe stato l’unico break del set permettendogli di mettere in cassaforte la vittoria.

Al prossimo turno Rune se la dovrà vedere con Pablo Carreno Busta (due vittorie su due per lo spagnolo nei precedenti) che nel pomeriggio aveva superato il nostro Berrettini.

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ATP Montreal: un opaco Berrettini si arrende subito a Carreno Busta

Matteo Berrettini esce al primo turno del Masters 1000 di Montreal. “Non c’era nessun aspetto del mio gioco a cui potessi attacarmi”. Prima di andare a Cincinnati alcuni giorni di pausa

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Matteo Berrettini - Montreal 2022 (foto Ubitennis)

P. Carreno Busta b. [11] M. Berrettini 6-3 6-2 (da Montreal, il nostro inviato)

Non sappiamo se Matteo Berrettini sia meteoropatico o meno, certo è che la versione del suo gioco fatta vedere in questo primo turno dell’Omnium Banque Nationale di Montreal assomigliava molto al cielo che negli ultimi due giorni ha ricoperto la città canadese: grigio, cupo, freddino e senza mai un bagliore che possa dare speranza di un miglioramento.

Berrettini è mestamente uscito dal torneo quasi prima di entrarci, forse sorpreso dal repentino cambio di condizioni climatiche, dopo essersi allenato per diversi giorni a Montreal in una calura quasi caraibica. “Forse è stata la partita più brutta che abbia mai giocato” ci ha detto Matteo a caldo subito dopo essere uscito dal Court Rogers e trasportato all’ingresso degli spogliatoi dalle “golf cart” della sicurezza. “Ci sono giornate buone e giornate meno buone e oggi davvero è stata una giornata pessima. Non c’era alcun problema in particolare, solo non ho trovato alcun aspetto del mio gioco a cui potermi attaccare”.

 

Le statistiche del servizio descrivono perfettamente la partita: solo due punti su tre sulla prima, addirittura uno su quattro sulla seconda, per quella che dovrebbe essere l’arma principale di Berrettini. Ben 30 gli errori gratuiti per Matteo, più della metà dei quali con il diritto che però gli ha dato soltanto 8 punti vincenti.

Il match sicuramente non era semplice: Carreno Busta è un avversario particolarmente tosto su questa superficie, e non era stato certo un sorteggio benevolo quello che l’aveva opposto a Berrettini al primo turno. Ci può sicuramente stare la sconfitta, ma il modo in cui è arrivata è abbastanza sorprendente.

E dire che la partita era iniziata in maniera equilibrata: negli scambi da fondo gli errori arrivavano sia da una parte sia dall’altra. D’altro canto non è semplice giocare subito bene in una partita ripetutamente ritardata, giocata sotto le luci artificiali nonostante fosse da poco passato mezzogiorno e con una temperatura di circa 16 gradi. Berrettini ha dovuto salvare due palle break nel primo turno di battuta, ma poi si era stabilizzato sul suo solito rendimento, arrivando un paio di volte a 30 sul servizio dell’avversario, ma non riuscendo mai a lasciare un vero graffio nel match. Il rumore della palla sul suo diritto era molto meno pulito del solito, le traiettorie erano spesso erratiche e la fiducia di forzare una delle sue armi principali faticava ad arrivare.

Sul 3-4 del primo set l’inizio del tracollo: un turno di battuta perduto a zero dava a Carreno Busta il via libera per conquistare il primo parziale; poi all’inizio del secondo Berrettini riusciva a salvare in qualche modo il suo primo game di servizio annullando due palle break con due belle battute, ma il turno seguente veniva ceduto ancora a zero, e da quel momento forse se ne andava anche la voglia di rimanere attaccati a una partita per la quale sentiva di non avere le energie.

È stato un anno molto complicato il mio – ha continuato Berrettini nel nostro colloquio post match – ho dovuto affrontare tante situazioni, e anche se in effetti ho giocato molto poco, ho comunque speso tante energie nervose e oggi mi sentivo davvero stanco. Per fortuna ci saranno altre partite, altri tornei, ora ho bisogno sicuramente di uno-due giorni di riposo e poi decideremo con il mio team se rimanere qui ad allenarmi oppure andare subito a Cincinnati”.

Oltre alla innegabile giornata storta, probabilmente la sconfitta odierna è da imputare anche a un periodo non semplice a livello mentale vissuto da Berrettini a causa del forzato ritiro da Wimbledon, dove era tra i favoriti e al quale era arrivato vincendo due tornei consecutivi. Queste delusioni possono richiedere periodi di tempo più o meno lunghi per essere completamente metabolizzate, e forse Matteo non è ancora pronto per guardare quanto è successo nello specchietto retrovisore.

Ma nel tennis che non si ferma mai un altro torneo è sempre dietro l’angolo: il Western&Southern Open di Cincinnati comincerà tra pochi giorni, e per Berrettini rappresenterà l’occasione di ritornare al suo abituale rendimento in una situazione ambientale (campi veloci e gran caldo) che sembrano essere quelle più adatte alle sue caratteristiche.

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