Errani nei quarti per la terza volta consecutiva a Parigi

Editoriali del Direttore

Errani nei quarti per la terza volta consecutiva a Parigi

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TENNIS ROLAND GARROS – Sara ancora una volta un mostro di tenacia e di regolarità; ha conquistato un altro traguardo di prestigio “con gli attributi”, parole del suo coach Pablo Lozano. Il suo curioso comunicato letto ai giornalisti.

Non c’è due senza tre. C’erano due vittorie, le ultime, sulla Jankovic, ed è arrivata la terza. Sarà il terzo quarto di finale consecutivo per Sara. Negli ottavi era arrivata quattro volte negli Slam – questa era la quinta – ed era sempre andata oltre. Qui a Parigi in finale nel 2012, in semifinale un anno fa. Nel 2012 era giunta nei quarti all’Australian Open e in semifinale all’US open.

Insomma Sara si sta dimostrando di una regolarità, ad alti livelli, che forse nessuna tennista italiana ha mai raggiunto. Per ora Francesca Schiavone, per aver vinto un Roland Garros e giocato una finale l’anno successivo (persa con la Li Na) vanta un record leggermente migliore al Roland Garros perché va ricordato anche il quarto di finale raggiunto nel 2001, ma il cammino di Sara non si è ancora concluso, né in questa edizione del torneo né – tantomeno – per gli anni a venire.

 

La Schiavone ha fatto cinque quarti di finale, una finale e una vittoria, di Sara ho appena detto. Vedendola lottare su ogni palla con la Jankovic che comandava il gioco più di Sara, e più di quanto avesse fatto a Roma (“Si vedeva che aveva programmato di giocare più aggressiva, in particolare con il dritto spingeva molto sul mio rovescio avrebbe detto Sara), quel che diceva Gianni Clerici vicino a noi non poteva non essere, per certi versi, condivisibile: “La partita la vince o la perde la Jankovic”.

Va detto, a contrario, che viste le caratteristiche tecniche di Sara è quasi sempre così con quasi tutte le avversarie: lei non può certo prendere il pallino del gioco con il servizio – almeno fino a che continuerà a battere a 115 km orari di media con la prima e a 109 km con la seconda.

Io spero che prima o poi, magari da novembre in poi quando potrà prendersi un break, Sara cerchi di fare quel che non aveva fatto a suo tempo Filippo Volandri: vada, cioè, dove possono insegnarle a servire…non dico come la Henin, ma magari come la Cibulkova che è più piccolina di lei.

Perché con le gambe che si ritrova, la grinta che ha, l’intelligenza tennistica che dimostra ogni volta che gioca, con un servizio simil-Jankovic (media delle prima 42 km orari in più, 157, media della seconda 32 km in più, 141) per lei la vita sarebbe troppo più semplice.

Mentre Sara lottava su ogni palla, con un’incredibile determinazione e con una feroce concentrazione, ci chiedevamo con Martucci della Gazzetta quanto sarebbe stato forte Fabio Fognini se avesse avuto quelle stesse qualità.

Uno potrebbe replicare adesso: già, e se la Errani, avesse il braccio e il talento di Fognini? Innesti e trapianti di braccia o di cervello nel tennis ancora non si fanno.

E’ indubbio che il tennis di Sara sia altamente dispendioso. Già per arginare le risposte di chi l’aggredisce sul servizio deve prepararsi a compiere scatti pazzeschi e recuperi difficilissimi. Poi lo scambio comincia e sono corse a destra e sinistra, fino a che riesce a…subire di meno.

Le avversarie sanno, se non si chiamano Serena Williams, che un affondo non basterà, ce ne vorranno almeno tre, quattro, probabilmente cinque. E vedendosi ritornare così tante volte la palla indietro, magari alta e liftata, finiscono per perdere la pazienza.

La Jankovic oggi l’ha persa fin troppo presto. Era nervosissima, già dopo due games (persi) ha cominciato a fare monologhi infiniti, soliloqui a volte, diretti al proprio vivacissimo e maleducatissimo angolo altre volte.

E quel gruppo di suoi scatenati e becerissimi tifosi serbi in camicia bianca che urlavano ad ogni suo punto nemmeno fossero ultras della Stella Rossa di Belgrado tanto hanno fatto che tutto il Suzanne Lenglen si è sentito in dovere di schierarsi dalla parte della Errani. Una sorta di pena del contrappasso.

Otto break nei dodici games che dopo 68 minuti di scambi molto intensi hanno portato al tiebreak, dicono quanto le due ragazze hanno dovuto soffrire. Diverse volte erano tutte e due con la lingua di fuori. “Rispetto a Roma abbiamo giocato meno bene – ha detto Sara – eravamo entrambe più stanche e meno a posto fisicamente”.

Sara ha temuto di avere i crampi al quadricipite, Jelena ha chiamato il fisio sul 4-3 del primo set…e naturalmente ha fatto i due games successivi! Avete notato che ogni volta che una giocatrice chiama il fisio, l’altra si distrae e “l’infortunata” corre come una spia e sembra sana come un pesce?

Sara è stata, come al solito, molto forte di testa. Non si è disunita per il tifo antipatico, maleducato e distraente degli ultras serbi, non si è innervosita quando ha mancato la palla del 5-1 nel primo set, è stata solida quando la Jankovic nel setpoint a suo favore sul 6-5 ha spinto tantissimo di rovescio ma Sara ha “incontrato” anche lei di rovescio in modo coraggioso ed eccellente, di nuovo non si è scoraggiata dopo tre rovesci consecutivi sbagliati sul 5-2 per lei nel tiebreak.

Sul 5 pari è stata la Jankovic a fare due regali che hanno dato una svolta decisiva alla partita. Con le due ragazze entrambe allo stremo, una capace di vincere due set di fila, secondo e terzo, pareva vicenda abbastanza improbabile.

Difatti, nonostante anche per via del vento, Sara avanti 3-0 (dopo 4 dritti letteralmente buttati via dalla Jankovic nel primo game del terzo set) si sia fatta risucchiare, 3-2, poi è stata brava a tenere gli ultimi 3 games. 6-2 e terzo quarto di finale, non senza essersi prima “vendicata” del tifo rumorosamente scorretto degli ultras serbi mettendo un ditino sotto il naso come per dir loro: “E adesso zitti!”

Mi ha ricordato un po’ – da tifoso viola – il Batistuta che segnò un gol magnifico al Barcellona in Champion’s e zittii il NouCamp. Ci stava, loro si meritavano ben di peggio.

Sara in conferenza stampa post-match ha tenuto duro sul fatto che lei quando gioca il doppio non vuole domande sul singolare (“Fatemele adesso se volete”…se scrivo che i giornali sono quotidiani e, soprattutto quando sono “bruciati” da internet preferirebbero avere dichiarazioni di giornata e non andate a male, sono polemico? Non devo dirlo? Non devo sperare che qualcuno lo spieghi?) e poi, a fine conferenza, ha letto un messaggio urbi et orbi che certamente trovava la sua origine nel nostro contrasto emerso ieri – il testo lo potete trovare sia nella “diretta” di Ubitennis che nel Twitter di Ubitennis -, ma che presenta diversi lati oscuri sui quali non so nemmeno se sia il caso di approfondire. Come si fa qui si sbaglia. Se non se ne parla – cioè non ne parlo io – potrebbe apparire che io sia d’accordo con tutto quel che dice e mi dà fastidio che si possa pensare che tutto quel che dice sia rivolto a me quando so che non è così. Se però ne riparlo, qualcuno dirà che sono pesante, polemico e che dovrei lasciare perdere. Che fare allora? Io credo, per chiarezza, di dover esprimere che:

a) rifiutarsi di parlare alla vigilia di un incontro importante di singolare in uno Slam non mi pare concepibile. Ve lo immaginate l’allenatore del Milan che siccome ha parlato venerdì del derby con l’Inter, al sabato non parla? Succederebbe la rivoluzione, stampa e tv lo crocifiggerebbe. E gli sponsor pure.

Ho assistito mille volte a conferenze stampa di Serena Williams il giorno prima di un incontro importante, anche se il singolare l’aveva giocato il giorno prima e aveva presenziato ad una regolare conferenza stampa.

Per Francesca Schiavone per due anni al Roland Garros e per Flavia Pennetta all’US Open è sempre apparsa come la cosa più normale di questo mondo che le protagoniste di quei risultati incontrassero la stampa il giorno prima dei loro incontri. Altrimenti perché mai i giornali dovrebbero sobbarcarsi le spese per i loro inviati? Tanto varrebbe che se ne stessero a casa e leggessero su internet le interviste del giorno prima.

A Parigi e Wimbledon vengono addirittura organizzate conferenze stampa apposite per chi raggiunge certi traguardi anche se il giocatore o la giocatrice hanno parlato la sera prima. Non a caso un Media manager dell’Atp, mi ha detto sorridendo, mentre accompagnava il simpaticissimo Ernests Gulbis a non so più quale tv: “Ubaldo, ho letto quel che è successo, su questo episodio hai pienamente ragione”. “Chissà se l’avresti detto se era un cosa che riguardava il tennis maschile!” gli ho rilanciato, ridendo. Non so cosa abbia capito Gulbis della vicenda, ma rideva anche lui.

b) Capisco bene che Sara sia una ragazza timida (ma anche “con gli attributi”, quindi non è una che per timidezza si nasconde; se vuole dice la sua eccome). Quelle fra virgolette sono le prime parole che ha usato, per spiegare la vittoria di Sara sulla Jankovic, Pablo Lozano che ho incontrato nella players-lounge prima della conferenza stampa di Sara. Con Pablo, ragazzo civilissimo ed intelligente quanto disponibile, ci siamo parlati abbastanza a lungo e, mi pare, perfettamente capiti.

Non capisco invece a chi alluda – e a quali fatti allluda – Sara quando dice che le sue parole sono state manipolate. Penso, sinceramente, non alludesse a me. Capisco che per evitare polemiche non abbia voluto spiegarsi meglio, però a rilasciare una dichiarazione così è stato un po’ come gettare un’accusa anonima. Ho cercato, come tutti i colleghi presenti, di ripensare a qualche episodio cui potesse riferirsi, ma senza arrivare ad alcuna certezza. Anche perché episodi importanti che la riguardino non mi vengono proprio in mente. Ricordo che una volta rimbalzò su un sito la notizia di una presunta lite fra Sara e Roberta, dopo non so quale partita in cui non ci fu forse una calda stretta di mano – ma Sara sa di essere stata spesso criticata dai telespettatori che l’hanno vista restia a stringere la mano guardando negli occhi l’avversaria che l’ha battuta – e che le due compagne di doppio smentirono e, naturalmente, non gradirono. Si lesse anche di qualche scaramuccia nel corso di un loro incontro (forse Palermo? Non ricordo, confesso), e qualcosina era forse successa, ma probabilmente fu anche un tantino ampliata. Come può succedere. Niente di clamoroso comunque e tale da giustificare – se si riferiva a quegli episodi – l’accusa di manipolazioni, travisamenti etcetera etcetera. Si sa che gli atleti, tutti gli atleti, sono particolarmente sensibili a come vengono riportate le loro frasi. A volte sbagliano i giornalisti, a volte sono loro che non si esprimono poi così bene. Quando per esempio leggo, sempre nel comunicato – che immagino pensato e studiato con una certa attenzione – che “le mie risposte sono direttamente proporzionali alle vostre domande”, beh resto un tantino perplesso su quel “proporzionali”. Ma non è il caso certo qui di fare distinzioni lessicali. Ho sottolineato questo passaggio soltanto perché in passato ho avuto a che fare anche con giocatori – e allenatori – che avevano fatto appena le scuole medie, e talvolta i fraintendimenti verbali erano davvero inevitabili. Ti dicevano una cosa e poi sostenevano di averne detta tutta un’altra. Nella migliore delle ipotesi ti dicevano poi “Mi sono spiegato male”. Nella peggiore “Non hai capito”. Anzi la peggiore era: “Non hai capito perché sei in malafede!”. Potrei raccontare non decine, ma centinaia di episodi al riguardo.

Oscuro, infine, è il passaggio che si riferisce alla sua famiglia “tirata in ballo” e “di pessimo gusto”. Per scrupolo – non si sa mai – sono andato a rileggere i miei articoli per vedere se mi fosse scappato il polpastrello sul tasto – ove si fosse riferita a me, dal momento che parlava di ultimi giorni – e non ho trovato una riga men che meno rispettosa nei confronti della sua famiglia. Anzi, ho rivolto loro solo complimenti. Deduco quindi che Sara si rivolgesse a qualcun altro, ma non so a chi e non mi interessa nemmeno appurarlo.

Desidero qui comunque chiudere questa parentesi per una vicenda cui si è finito effettivamente per dare troppo spazio, sperando che tutti abbiano capito cosa ci si aspetta dagli altri, sotto un profilo sia professionale sia umano. Nel senso di una reciproca disponibilità che non deve irridigidirsi. Due minuti di risposte non dovrebbero mai essere un problema, nell’arco di 24 ore. Scusate il lungo inciso, ma – ripeto – se ignoravo lo sviluppo della vicenda, qualcuno avrebbe potuto pensare ad una qualche mia “insabbiatura”.

Chi mi conosce (mi stimi o mi disistimi) ormai sa che se c’è una persona che non insabbia un bel nulla, questo sono io.

Torno al Roland Garros e alle chances di Sara nel torneo, argomento certo più interessante. Secondo me è favorita con la Petkovic, n.29 Wta (ma la classifica conta poco: la Petkovic è stata top-ten ed è stata a lungo infortunata), non solo per averla battuta recentemente a Madrid 7-5, 6-1. La tedesca, una delle ragazze più simpatiche ed intelligenti del circuito, ha buoni colpi, discreta personalità ed aggressività sul campo, ma è anche abbastanza fallosa: con la olandese Kiki Bertens, che non è un fenomeno, ha vinto soltanto 7-5 al terzo, soffrendo non poco. Più della Errani con la Jankovic, che è tennista di ben altra caratura (anche se uno non si spiega come sia potuta diventare n.1 del mondo una che a rete non la prende veramente mai).

Troppo presto – sennò la gente fa gli scongiuri, e la stessa Sara tocca legno – parlare di un’eventuale semifinale, ma se è più che legittimo che il tennista ti risponda sempre “penso a partita dopo partita, il tabellone non l’ho visto etcetera etcetera” il giornalista ha il dovere di informare il lettore che non abbia sott’occhio il tabellone su quelle che potrebbero essere le prospettive.

Dunque, premesso che la prematura eliminazione della Li Na, ha “aperto” il tabellone della metà bassa, chi vince fra Errani e Petkovic trova o la Halep, n. 4 e favorita, o la Kuznetsova, n. 28 (un posto avanti alla Petkovic) ed ex n. 2 che vinse questo torneo nel 2009 dopo essere stata finalista nel 2006. Sara difficilmente ce lo dirà quand’anche deciderà di parlare, ma per le sue caratteristiche forse sarebbe meglio trovarsi la Kuznetsova, che sbaglia di più, che non la Halep. Con la russa Sara ha perso 6 volte su 7, ma ha vinto l’unica giocata sulla terra rossa, qui al Roland Garros nel 2012. Con la Halep i due risultati sul cemento di Miami 2013 (6-1, 6-0 per Sara) e su quello di Doha 2014 (6-2, 6-0 per la Halep), sono talmente contraddittori da far poco testo.

Farò anch’io, allora, come Sara e penserò partita per partita. Ma ne scriverò tutti i giorni, non uno sì e l’altro no. (qui chi sa mettere le faccine dovrebbe mettere una di quelle con il sorriso…perchè ci sorrido su).

Questa la lettera di Sara:

Comunicato Errani Roland Garros 2014

 

Ubaldo commenta la nona giornata del Roland Garros

Leggi il profilo di Andrea Petkovic, avversaria nei quarti di Sara Errani, successivo alla vittoria a Charleston (AGF)

Le 16 stelle WTA: Sara Errani (AGF)

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Australian Open: Jannik Sinner ha più pazienza (e classe) dei suoi fan

Si pretende troppo da lui. Sbaglia chi si dichiara deluso per la sconfitta del tennista altoatesino con Shapovalov. E non era giusto dargli un giorno di riposo in più

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Per dare l’idea delle pesanti, esagerate aspettative che già perfino ieri sono cadute sui riccioli rossi di Jannik Sinner, siamo già al punto che una sconfitta arrivata per 6-4 al quinto set (3-6 6-3 6-2 4-6 6-4) dopo una maratona di quasi quattro ore e una palla mancata per il 5-5 contro il n.12 del mondo Denis Shapovalov, sembra essere percepita da molti impazienti appassionati come una piccola grande delusione.

Niente di più ingiusto. Il ragazzo altoatesino mostra una maggiore maturità rispetto ai suoi fan anche nella sconfitta che resta comunque dolorosa, la seconda al quinto set in uno Slam dopo il 76 s-ubito nel set decisivo con Khachanov a New York, e mi ha detto con grande lucidità e fairplay: “Ho dato quel che potevo, non ci sono scuse. Credo di aver fatto le scelte giuste anche se ho perso. Analizzerò con Riccardo Piatti se avrei dovuto giocare nel game finale lungolinea invece che incrociato, ma “Shapo” ha meritato di vincere perché i punti importanti li ha giocati meglio lui. Se perderò una terza volta al quinto set, magari mi preoccuperò, ma prima o poi vincerò”.

Jannik lo dice stropicciandosi gli occhi, come se non riuscisse neppure a tenerli aperti. Era visibilmente stanco, provato, ma ha rifiutato orgogliosamente di aggrapparsi al minimo alibi. Che tempra.

 

Eppure le attenuanti non mancherebbero. L’inevitabile stress per un torneo appena vinto meno di 24 ore prima, il secondo in carriera e di fila, tutta una serie di battaglie – anche due in un giorno – la “vendetta” consumata con un bel 7-6 al set decisivo in 3h e 10 m di rincorse con Khachanov dopo avergli annullato un match point.

Jannik ha perso la più bella partita del primo giorno d’Australian Open, dando ragione alle attese degli organizzatori che l’avevano programmata match clou nella sessione serale sulla Margaret Court Arena. La sfortuna ha voluto che Jannik si trovasse fra i 64 giocatori della metà alta del tabellone, quelli destinati a giocare il primo giorno.

Pazienza, dice lui. E noi con lui. Io stesso mi ero chiesto se non sarebbe stato più giusto che gli organizzatori consentissero ai finalisti di un altro loro torneo conclusosi domenica un giorno extra di riposo. Mi sono risposto che non sarebbe stato giusto. In fondo la finale del Melbourne 1 (Great Ocean Road) era previsto sulla corta distanza dei due set su tre (tant’è che Sinner ha vinto la finale in due). Perché quindi programmare due partite di fila di Slam, quindi tre set su cinque? Non sarebbe stato neppure conveniente per lo stesso Sinner. Figurarsi per Shapovalov. Non è colpa di Shapovalov se Sinner ha deciso di giocare un torneo che finiva di domenica, pur considerando le complicazioni che sono derivate dal giovedì in cui non si è potuto giocare.

Il neo 32 del mondo ha dimostrato che con il ventunenne mancino canadese non c’è proprio il gap di 20 posti del ranking ATP. Lo ha detto lui stesso in conferenza, a margine dei dei dovuti complimenti all’avversario: “Non c’è tutta questa differenza tra me e lui. Semplicemente, oggi ha giocato meglio di me i punti importanti“. Considerazione lucida e onesta che, mi pare, conti più di qualsiasi altra. Jannik ha 2 anni di meno, ve lo ricordo.

Nella prima ora di gioco, anzi, è stato decisamente superiore. Poi, calato d’intensità, ha perso secondo e terzo set per ritrovarsi sotto d’un break nel quarto. Ma con smisurato orgoglio ha rimontato e vinto il set. Purtroppo all’inizio del quinto ha subito lui il break che non è più riuscito a recuperare pur avendo sfiorato il cinque pari.

Non ha mai mollato insomma. Anzi ha lottato fino all’ultimissima palla, spendendo tutto quello che aveva. Ha perso, non ha accampato scuse, è una sconfitta che va vista in positivo. Forse è perfino più importante di una vittoria, e anche questa considerazione l’aveva fatta lui stesso in conferenza dopo aver battuto Travaglia. Non c’è nessuno motivo per perdere la nostra fiducia nelle sue qualità. Anzi, ce ne sono parecchi per credere ancora di più in lui.

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Australian Open, 6 vittorie azzurre e 8 KO al primo turno: poteva andare meglio, no?

Con le delusioni Cecchinato e Seppi e l’amaro in bocca per Sinner, la risposta è sì. Bravissima Errani, e adesso può sorprendere Venus. Bello il derby Fognini-Caruso

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All’interrogativo posto dal titolo, a seguito di sei vittorie al primo turno e otto sconfitte, mi viene fatto di rispondere che sì, certo che poteva andare meglio.

Chiaro che è facile dirlo, scriverlo stando davanti a un computer, però le vittorie che io pensavo potessero arrivare con percentuali vicine al 50% e non sono venute – premesso che mi sarei accontentato della metà – erano quelle di Mager, Travaglia, Cecchinato, Cocciaretto e…(why not?) Sinner. Cinque speranze svanite.

Di vittorie inattese, comunque arrivate fuor di mio pronostico una sola: quella di Sara Errani sulla Wang. E brava Sara. Dovrei darle a questo punto fiducia anche con Venus Williams, 40 anni, all’ottantottesimo Slam? 73 anni in due, match più “anziani” anagraficamente è difficile ipotizzarli. Se Venus non riuscisse a fare 50 risposte vincenti sulle seconde dal basso di Sara, boh, magari ci scappa un’altra vittoria a sorpresa. Sara vanta un quarto di finale a Melbourne 2012, nove anni fa, ai suoi bei tempi (2012) e Venus ben altri record, compresa due finali (2003 e 2017), ma 40 anni pesano più di 33. Se – vista dalla prospettiva di Sara –  gli scambi si prolungassero e diventasse una gara di corsa, ci potrebbe essere lotta e sorpresa.

 

Tornando al bilancio di primo turno – con 14 azzurri al via: il record di 15 era stato nel ’92 – il primo duro colpo era arrivato dalla prima giornata dell’Australian Open, perché i maschi (che quest’anno eguagliavano il record di partecipazione del ’92 e di un anno fa con 9 presenze) sono schizzati fuori in tre su tre, Mager con Karatsev, seguito da Travaglia con Tiafoe e da Sinner con Shapovalov.

Nella seconda giornata gli altri sei uomini hanno chiuso sul 4-2, con le convincenti vittorie di Berrettini (Anderson), Fognini (Herbert), Sonego (Querrey) e Caruso (Laaksonen), tutte in tre set.  12 set a zero. Onestamente non pensavo che Seppi, ormai purtroppo un po’ in disarmo (anche se continua a battersi) potesse battere Cuevas, ma mi illudevo sul conto di Cecchinato, soprattutto dopo il primo set vinto su McDonald. Invece il Ceck ha perso le uniche due partite giocate qui in Australia (tra Slam e torneo di preparazione): la trasferta nella terra dei canguri è stata un vero disastro. Tant’è che ha dichiarato di essersene pentito. Se non si convince che sul cemento occorre giocare in modo diverso rispetto alla terra, temo che avrà poche soddisfazioni anche in avvenire.

BILANCI, TRA 2020 E 2021

Il bilancio uomini dunque è quattro vittorie, ben vissute, e cinque sconfitte, con quella di Sinner che brucia più delle altre solo perché è arrivato a un soffio dal 5 pari al quinto, quando avrebbe ancora potuto succedere di tutto dopo 4 ore di gioco e tanta stanchezza. Anche il bilancio delle cinque donne è negativo, due sole vittorie (Giorgi su Shvedova e Errani su Wang) e tre sconfitte (Trevisan con Alexandrova, Paolini con Karolina Pliskova, Cocciaretto con Barthel), ma direi che era nelle previsioni, salvo invertire la vittoria della Errani con la sconfitta della Cocciaretto.

Un anno fa il bilancio dei nove uomini si concluse allo stesso modo: quattro vittorie (Berrettini su Harris, Sinner su Purcell, Seppi su Kecmanovic, Fognini su Opelka), cinque sconfitte (Caruso con Tsitsipas, Travaglia con Garin, Sonego con Kyrgios, Cecchinato con Zverev, Giustino con Raonic). Delle quattro donne nel 2020 passò il primo turno solo Giorgi (su Lottner). Persero Trevisan con Kenin, Cocciaretto con Kerber, Paolini con Bunkova.

Insomma, se non è zuppa è pan bagnato.

Un Sinner vittorioso avrebbe fatto la differenza, perché il secondo turno  che adesso è di Shapovalov (Tomic) lo avrebbe visto favorito e al terzo turno con Auger-Aliassime e poi al quarto con Schwartzman poteva esserci partita.

Ma rispetto a un anno fa, quando dei quattro superstiti tre persero (Sinner da Fucsovics, Berrettini da Sandgren, Seppi da Wawrinka) con Fognini che giunse agli ottavi (sconfitto da Sandgren) dopo aver battuto Thompson e Pella, forse stiamo un tantino meglio.

Intanto perché un azzurro al terzo turno c’è di sicuro e cioè il vincente del derby Fognini-Caruso, il cui esito mi incuriosisce non poco. E direi che si può pronosticare quasi sicuro anche Berrettini contro il ceco Machac n.199 ATP. Il quasi quarantenne Lopez, uno degli ultimi panda del serve&volley, ha sempre un tennis fastidioso per uno come Sonego che preferirebbe trovare avversari che gli danno ritmo, però 3 set su 5 dovrebbe far prevalere la sua maggiore freschezza. Insomma tre italiani al terzo turno come nel 2019 (Fognini, Seppi e Fabbiano) è un obiettivo eguagliabile.

Alle donne, il cui record di partecipazione è di nove e risale al 2004 (Garbin, Pennetta, Adriana Serra Zanetti e Grande eliminate al primo turno, Antonella Serra Zanetti, Schiavone e Camerin al secondo, Santangelo e Farina agli ottavi), credo non si possa chiedere che di… sopravvivere alla notte in cui, come detto, Errani affronta Venus Williams e, come non detto, Camila Giorgi sogna di ripetere contro Iga Swiatek il risultato conseguito quando Iga (sempre al secondo turno di Melbourne, due anni fa) non aveva ancora vinto il Roland Garros e… non era la Swiatek.

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Sinner, Travaglia, ATP Cup: una domenica azzurra davvero speciale

Ma neppure bestiale. A Melbourne almeno un titolo non ci sfuggirà, con la settima finale tutta italiana. E battere la Russia di Medvedev e Rublev con Fognini e Berrettini è difficile, ma non impossibile

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ATP Cup 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Non era mai successo che sei tennisti italiani si trovassero tutti impegnati, nella stessa domenica, in finale a tornei/eventi ATP, cioè quelli del maggior circuito. Finale tutta italiana fra Jannik Sinner e Stefano Travaglia nel Melbourne 1 (Great Ocean Road), finale di ATP Cup per l’Italia con Matteo Berrettini, Fabio Fognini, Simone Bolelli e Andrea Vavassori che si troveranno alle prese – contro pronostico – con la Russia di Medvedev e Rublev.

Si tratta quindi di una circostanza che deve essere considerata assolutamente eccezionale. Intanto perché su 167 finali d’epoca professionista con un tennista italiano in gara dalla primissima dell’8 agosto del ’71 – quando Adriano Panatta batté Martin Mulligan a Senigallia – soltanto sei erano state fino a oggi le finali tutte italiane. E l’ultima, per l’appunto al mio circolo delle Cascine e che ricordo benissimo, risale a 33 anni fa! La vinse al CT Firenze, il 22 maggio 1988, Massimiliano Narducci su Claudio Panatta (3-6 6-1 6-4). Trentatre anni sono davvero tanti. Al “mio” torneo fiorentino i quarti furono giocati da Duncan-Mancini (6-2 5-7 7-5), Claudio Panatta-Rebolledo (6-1 7-6), Arraya-Frana (6-4 1-6 7-6) e Narducci-Yzaga (6-2 3-6 6-3), le semifinali Furono Panatta-Duncan (7-6 6-2) e Narducci Arraya (6-4 6-1).

Non ho avuto tempo di andare a ricercare chi fossero le prime teste di serie di quel torneo alle Cascine di 33 anni fa, ma in quello che si conclude oggi del Great Ocean Road Open – a proposito, che meraviglia la Great Ocean Road per raggiungere i “12 Apostoli”, 12 scoglioni pazzeschi al cui confronto i nostri due gloriosi Faraglioni di Capri escono ridimensionati – c’erano due top 20, Goffin n.14 e Khachanov n.20, poi Hurkacz n.29. Direi che questo torneo in cui Stefano Travaglia centra la prima finale in carriera – complimenti insieme al best ranking n.60! – e Sinner la seconda dopo quella vinta a Sofia contro Pospisil (6-4 3-6 7-6), fosse di livello superiore.

 

Jannik resterebbe n.36 se la perdesse, dovrebbe salire di 4 o 5 posti vincendo il torneo scavalcando così Lorenzo Sonego che dovrebbe scendere a 34. Insomma, se questo torneo si fosse potuto giocare una settimana prima, Sinner sarebbe stato testa di serie e avrebbe evitato di dover affrontare Shapovalov al primo turno. Non è per nulla scontato che Jannik debba perdere con il giovane canadese, però temo che possa arrivare ad affrontarlo un po’ stanco per le maratone di questi giorni, due partite venerdì, oltre tre di maratona con Khachanov questo sabato, la finale domenica e magari un tantino scarico prima di ritrovarsi subito già lunedì in campo contro Shapovalov in un duello sulla distanza dei tre set su cinque, dopo che gli organizzatori dell’Australian Open hanno deciso di far giocare i match della metà alta del tabellone maschile nel primissimo giorno, insieme a quelli femminili della metà bassa.

Jannik Sinner – ATP Melbourne 1, Great Ocean Road 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Forse Craig Tiley e il suo team avrebbero potuto (dovuto?) tener conto di chi era in finale questa domenica e dar loro un giorno di riposo in più. Sarebbe stato meglio, anche se poi c’è il rischio di dover giocare due match senza il consueto giorno di riposo. Intanto bravissimi Travaglia e Sinner, con il primo che ha vinto la sua semifinale con Monteiro in due set e con il secondo che ha avuto i nervi saldi e il coraggio per annullare un matchpoint sul 6-5 e ben 12 palle break in una giornata in cui il servizio (cinque break subiti e soltanto il 61% di prime palle) ha funzionato a intermittenza.

Ma bravissimo anche Fognini a vincere contro la sua bestia nera Carreno Busta che lo aveva messo sotto sette volte in sette precedenti duelli. Dopo la prima deludente prestazione di Fabio contro l’austriaco Novak c’era da preoccuparsi. Contro Paire si era tornati a sorridere ma con ancora qualche dubbio perché Paire per tutta la parte iniziale del match era sembrato più fuori di testa del solito. Ma adesso il tabù sfatato con Carreno Busta darà sicuramente ben altra fiducia a Fabio e al suo nuovo coach Alberto Mancini.

Con il suo avversario di stanotte, Rublev, Fabio ha un bel bilancio, cinque vittorie e una sconfitta (a Umago) e poi il suo tabellone all’Australian Open non è semplicissimo, il francese più forte in doppio Herbert e poi il vincente fra Caruso e Laaksonen per arrivare al terzo turno contro “leprotto” de Minaur, ma oggettivamente non è nemmeno così duro come quello toccato a Sinner (Shapovalov) e a Berrettini (Anderson).

E che dire adesso a proposito di Berrettini che dopo Thiem e Monfils ha dominato anche Bautista Agut senza perdere un set in tre partite ad altissimo livello? Beh, i superlativi usati “bravissimo” per gli altri tre tennisti per lui potrebbero risultare quasi “understatement”. Zero set persi contro giocatori di quel livello, sei game persi in totale sia con Thiem sia con Monfils, otto con Bautista Agut. Questo Berrettini ha tutta l’aria di poter essere competitivo anche con Medvedev, anche se è giusto considerarlo sfavorito. Ma per come ha giocato, e per il loro unico e combattuto precedente, Matteo potrebbe pure vincere. E poi c’è comunque il doppio. Non è che i russi siano due doppisti fenomenali. Fognini in Australia ha vinto uno Slam (con Bolelli), a Berrettini non è poi così facile strappare il servizio quando a rete c’è anche un Fognini che può intercettare le risposte. Insomma ragazzi… fiducia!

Si potrà pensare o dire che magari l’ATP Cup, alla sua seconda edizione è ancora una manifestazione di insufficiente tradizione (valore?) anche se dovevano parteciparvi 14 dei primi 16 tennisti del mondo. Si ha ancora la sensazione che i giocatori possano affrontarla con minor convinzione. Nadal che preferisce non giocarla, Thiem che un anno fa la giocò di peste ma poi invece fece un grandissimo Australian Open. Però è anche certamente vero che nessun top-player ha piacere di perdere e scende in campo fregandosene, soprattutto con rivali dello stesso calibro. Semmai si può avere un po’ meno concentrazione nelle fasi di preparazione al match. Anche il fatto che il capitano sia il coach del giocatore toglie un po’ di “stile” alla situazione, e non solo per il n.2 del team. Il capitano di Coppa Davis ha un altro impatto.

Matteo Berrettini – ATP Cup 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Sarà dunque una domenica davvero speciale… Un po’ un peccato – non siamo mai contenti! – doverla vivere fino in piena notte e all’alba, dormendo poco per chi vorrà seguire la finale d’ATP Cup Italia-Russia da mezzanotte e la finale Sinner-Travaglia dalle 4 del mattino. Un programma che darà più ragione del solito a chi disse “la domenica è quel giorno che la mattina hai sonno, il pomeriggio hai mal di testa e la sera hai la paranoia del lunedì”. Un lunedì del tutto particolare, per l’appunto, perché cominciano due settimane di notti insonni per i veri appassionati e di superlavoro per chiunque collabori seriamente a un sito di tennis.

Una domenica speciale, ma comunque non… bestiale. Almeno un trionfo azzurro in un singolo evento siamo sicuri che potremo celebrarlo. E sarà il titolo numero 69 nella storia del tennis italiano Era Open. Gaudeamus.

TUTTI I 68 TITOLI ATP DEL TENNIS ITALIANO

1971 – A. Panatta (Senigallia)
1973 – A. Panatta (Bournemouth)
1974 – A. Panatta (Firenze)
1975 – A. Panatta (Kitzbuhel, Stoccolma), Bertolucci (Firenze)
1976 – Bertolucci (Barcellona, Firenze), A. Panatta (Roma, Roland Garros), Zugarelli (Bastad), Barazzutti (Nizza)
1977 – Barazzutti (Bastad, Parigi indoor, Charlotte), Bertolucci (Firenze, Amburgo, Berlino), A. Panatta (Houston)
1978 – A. Panatta (Tokyo)
1980 – A. Panatta (Firenze), Barazzutti (Cairo)
1981 – Ocleppo (Linz)
1984 – Cancellotti (Firenze, Palermo)
1985 – C. Panatta (Bari)
1986 – Canè (Bordeaux), Colombo (S. Vincent)
1987 – Pistolesi (Bari)
1988 – Narducci (Firenze)
1989 – Canè (Bastad)
1991 – Camporese (Rotterdam), Canè (Bologna), Pozzi (Brisbane)
1992 – Camporese (Milano), Pescosolido (Scottsdale)
1993 – Pescosolido (Tel Aviv)
1994 – Furlan (San Jose, Casablanca)
1998 – Gaudenzi (Casablanca)
2001 – Gaudenzi (St. Polten, Bastad)
2002 – Sanguinetti (Milano, Delray Beach)
2004 – Volandri (St. Polten)
2006 – Bracciali (Casablanca), Volandri (Palermo)
2011 – Seppi (Eastbourne)
2012 – Seppi (Belgrado, Mosca)
2013 – Fognini (Amburgo, Stoccarda)
2014 – Fognini (Vina del Mar)
2016 – Lorenzi (Kitzbuhel), Fognini (Umago)
2017 – Fognini (Gstaad)
2018 – Fognini (San Paolo, Bastad, Los Cabos), Cecchinato (Budapest, Umago), Berrettini (Gstaad)
2019 – Cecchinato (Buenos Aires), Fognini (Montecarlo), Berrettini (Budapest, Stoccarda), Sonego (Antalya)
2020 – Sinner (Sofia)

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