WTA, le migliori al mondo: 9. Angelique Kerber

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WTA, le migliori al mondo: 9. Angelique Kerber

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TENNIS AL FEMMINILE – Stagione poco significativa per Angelique Kerber: tanti buoni piazzamenti, la permamanenza per il terzo anno consecutivo nella top ten, ma nessuna vittoria da ricordare. Un anno estremamente simile a quello precedente.QUI la presentazione dei sedici articoli.

Dicembre 2014

Il 2014 è stato un anno senza particolari acuti da parte di Angelique Kerber. Sotto questo aspetto non c’è molto da dire: è stato simile al 2013, stagione in cui ha raccolto ottimi piazzamenti, è riuscita a mantenersi nelle prime dieci, ma senza riuscire davvero a incidere con un risultato di prestigio.

 

Seguendo le sue partite ormai da diversi anni, mi sono fatto l’idea che sia una delle giocatrici meno amate dal pubblico.
Negli stadi è difficile che si ritrovi con il tifo dalla sua, e anche quando leggo i giudizi su di lei degli appassionati, molto raramente trovo qualcuno che la sostiene; mentre sono parecchi quelli che dichiarano di non amarla.
Per quanto mi riguarda mi sono più volte dichiarato kvitoviano e devo confessare che anch’io non posso annoverarmi tra i suoi sostenitori.

Per quali ragioni? Sinceramente faccio fatica a dirlo; vorrei capirlo innanzitutto interrogando me stesso, ma non riesco a razionalizzarne i motivi.
D’accordo, forse i suoi gesti non sono elegantissimi, ma non sono nemmeno così sgraziati da risultare fastidiosi; almeno a me non pare. Quali che siano le cause, Angelique sembra proprio non riuscire a farsi amare.
Però forse, malgrado tutto, si sta ritagliando un ruolo speciale nel circuito.

Per spiegarlo ho bisogno di una breve divagazione, che fa riferimento a “Il cinema secondo Hitchcock” (un libro straordinario, secondo me imperdibile per ogni appassionato di cinema).
Il libro è un’intervista ad Alfred Hitchcock realizzata da François Truffaut, nel corso della quale vengono affrontati uno a uno tutti i film di Hitchcock. Per valutare la loro qualità uno dei criteri ricorrenti sui quali i due registi si basano è quanto sia riuscito o meno il personaggio del “cattivo”.
Non è “il buono” l’elemento fondamentale del film, ma il suo oppositore: più il cattivo è ben delineato, più è costruito in profondità ed è capace di coinvolgere il pubblico, e migliore sarà l’intero film.

Mi è tornata in mente la questione dell’importanza del cattivo, quando ho fatto la scelta delle dodici partite da ricordare del 2014. Alla fine Kerber era presente diverse volte, e con lei in campo molti match erano diventati interessanti. Perfetta “counter-puncher”, non è mai un ostacolo facile da superare, e anche se non è la numero uno del mondo è sicuramente abbastanza brava da farsi temere.

A questo punto penso sia chiaro cosa intendo; se il destino di Angelique non è quello di essere la più amata del circuito, è forse quello di essere la giocatrice che il pubblico “ama odiare” (secondo le definizione coniata per Erich von Stroheim).

P.S. Vi lascio all’articolo del 2013, curiosamente anche quello con riferimenti cinematografici.
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Ecco l’articolo pubblicato il 14 dicembre 2013:

Le 16 stelle WTA: Angelique Kerber, la fighter

Il tennis è uno sport che contiene in sé molte componenti, e ogni giocatore finisce per far emergere quella che si avvicina di più alla sua natura: il giocatore molto tecnico farà sembrare il tennis una specie di scherma con la palla; quello tattico lo farà sembrare una partita a scacchi. E quello di carattere ci ricorda che il tennis può anche somigliare al pugilato: Angelique Kerber è una vera fighter del tennis, e quando scende in campo il rettangolo di gioco diventa il suo ring.

Ci vorrebbe un regista americano per raccontare la storia di Angelique. Una storia che per molti aspetti sembra più simile alla sceneggiatura sulla vita di un pugile che conquista combattendo il sogno americano piuttosto che quella di una tennista nata in Germania da genitori di lingua polacca.
Fossi un produttore, chiamerei Martin Scorsese, e lui saprebbe restituire il giusto pathos a tutta la vicenda.

Ma cominciamo dall’inizio, anzi, dall’antefatto: di tutti gli sport professionistici femminili, il tennis è di gran lunga il più remunerativo.
Diventare una tennista di successo significa guadagnare bene, e le giocatrici di buon ranking raggiungono medie da diverse centinaia di migliaia di dollari annuali di soli premi. Le primissime poi, viaggiano su cifre milionarie.
Ma alle spalle dello sfavillio del vertice WTA, ci sono molte decine di tenniste che cercano di farsi strada (prima attraverso i tornei junior e poi gli ITF) per poter accedere al circuito principale. Non è però sufficiente entrare nei tornei WTA per garantirsi l’agiatezza: occorre anche riuscire a scalare le classifiche.

Normalmente la maggior parte delle giocatrici più forti è riuscita abbastanza in fretta a percorrere la trafila, magari mettendosi in mostra già da junior e guadagnandosi wild card per misurarsi con le migliori, scavalcando così i gradini intermedi; oppure grazie ad uno-due anni pieni di successi che le hanno proiettate rapidamente nei grandi eventi.

Non è però il caso di Angelique Kerber.
Da junior aveva raggiunto al massimo la 44ma posizione (nel 2004): scorrendo la sua attività si vede che nei confronti con le coetanee che sarebbero diventate famose sono più le sconfitte che le vittorie, anche se non mancano successi con Makarova, Errani e soprattutto Vaidisova e Radwanska.
Passata tra le adulte, Angelique comincia una fase di carriera in cui non riesce a compiere quel salto di qualità necessario ad emergere: 15 partecipazioni ai tornei dello Slam con 10 uscite al primo turno, 3 al secondo, 2 al terzo. Miglior ranking 47mo posto, ma più spesso attorno al 100mo. Nessuna top ten battuta (ma per la verità anche poche volte incontrata) e nessun torneo WTA vinto.

A quasi 24 anni, per una tennista si possono cominciare a stilare i primi bilanci, e valutare le prospettive per il futuro. Che nel suo caso non sembra essere quello ricco di successi e di denaro riservato alle elette del circuito.
Ma siccome la sua è una storia che merita di essere raccontata, non può mancare il colpo di scena.
Improvvisa, la svolta arriva agli US Open 2011. Sconfigge al secondo turno Agnieszka Radwanska (sua antica conoscenza già da junior, come abbiamo visto), in quello che si può definire un quasi derby, visto che Angelique è una tedesca-polacca.

Nei quarti supera Flavia Pennetta e si ferma solo in semifinale dopo una dura lotta contro Samantha Stosur, che poi avrebbe vinto il torneo.
Entrata a Flushing Meadows da numero 92, ne esce come 34 del mondo (e con quasi mezzo milione di dollari guadagnati): ottiene in quindici giorni quello che non le era riuscito in cinque anni.

E’ un progresso che si rivela un formidabile propellente per la stagione successiva; nel 2012 arrivano i primi tornei vinti, i successi contro le top ten (ben 8 vittorie complessive contro 6 differenti giocatrici), la semifinale di Wimbledon, e il quinto posto nel ranking a fine anno.

E anche gli spettatori (come me) che seguono soprattutto i grandi eventi, cominciano a conoscerla: giocatrice dotata di gambe potenti, scattante e rapida al di là delle apparenze, ha la inconsueta caratteristica di colpire meglio in corsa che da fermo; il suo tennis migliore emerge quando deve difendere, contenendo i tentativi di sfondamento delle avversarie, che costringe all’errore rimandando la famosa palla in più.
Grazie alla potenza di gambe è capace di controllare e rimandare anche le palle più basse; e spesso nei recuperi carica di spin il dritto che produce di conseguenza una traiettoria particolarmente insidiosa: appena superata la rete la palla rimbalza molto corta, obbligando le avversarie a colpire correndo in avanti, e non tutte si trovano a loro agio in questa situazione.
Ha una prima di servizio non velocissima, e da classica mancina la traiettoria più efficace è lo slice ad uscire da sinistra. Mentre a mio avviso la seconda è uno dei punti deboli del suo gioco: abbastanza lenta e senza particolari spin, è attaccabile con troppa facilità dalle avversarie più forti.

Angelique però non è una difensivista pura; se il match diventa combattuto, sull’onda dell’entusiasmo (o della disperazione) può cominciare anche a spingere lei. E se riesce ad aprirsi il campo capita che lanci il suo tipico urlo che accompagna il vincente definitivo.

https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=c4S8QARXlFg#t=457

Contro le giocatrici più deboli può anche impostare la partita, ma secondo me il suo livello di gioco in “versione attaccante”, è inferiore: da attaccante non credo valga le prime dieci del mondo; anche perché, come dicevo, gioca meno bene quando colpisce da ferma, e produce un numero di gratuiti superiore.

Siccome si trova meglio a spingere il rovescio incrociato e il dritto lungolinea, da mancina finisce quasi sempre per cercare il vincente nell’angolo di campo coperto dal dritto delle giocatrici destre. E non è detto che insistere verso quella zona sia produttivo, soprattutto se si gioca contro chi ha nel dritto il suo colpo migliore.
E’ un problema difficile da risolvere per lei, perché l’alternativa che ha è lo sventaglio di dritto, un colpo che in termini di geometria equivale ad un rovescio incrociato, e quindi non allarga le sue varianti tattiche; mentre il lungolinea di rovescio è efficace sopratutto nei momenti di massima forma.

Quando questi schemi non sono sufficienti, la sua alternativa preferita è la palla corta lungolinea di rovescio: che però funziona a giorni alterni.
Ha un gioco di rete piuttosto arrangiato, anche se ha il pregio di avere buoni riflessi.

Ma secondo me ciò che rende particolare Angelique Kerber è il carattere: è una lottatrice, che dà il meglio di sé nella battaglia. E’ stata capace di uscire vincitrice da partite giocate non solo contro l’avversaria, ma contro un intero stadio; e infatti ha conquistato i primi due tornei sconfiggendo la giocatrice di casa: a Copenhagen Wozniacki, e a Parigi (indoor) Marion Bartoli.
Memorabile anche il match contro Venus Williams agli US Open 2012: in quella occasione Venus dichiarò di avere sentito per la prima volta in carriera tutto il centrale di Flushing Meadows dalla sua parte. Ma a vincere fu Angelique.

https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=KAszIWxOpFc#t=956

Quando ha contro le attaccanti che cominciano a martellare a tutto braccio, si esalta nella lotta; e allora nessuna palla per lei è troppo lontana per non provare a raggiungerla; e se riesce ad arrivarci vicino, farà di tutto per rimandarla dall’altra parte, magari perfino cambiando di mano:

https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=KAszIWxOpFc#t=425

Forse per alcuni aspetti la miglior Kerber è la versione femminile che più si avvicina a Nadal: e non lo dico solo per questioni tattiche e caratteriali, ma anche perché, come Rafa, curiosamente è mancina con la racchetta, ma non per altre attività della vita: per esempio firma gli autografi con la destra.

Con il 2013 inizia una nuova fase, anche questo un classico tòpos da film sportivo: il rischio dell’appagamento. Perché lo sappiamo tutti, un lottatore non può permettersi di mollare nemmeno di un centimetro, non può imborghesirsi.

Nella stagione appena conclusa i risultati non sono stati all’altezza del 2012: qualche turno in meno negli Slam, un solo torneo vinto in extremis (Linz), e la conquista dell’ultimo posto utile per partecipare al Masters, grazie ai buoni risultati in Asia e al forfait di Maria Sharapova.
Nel 2013 ha sempre perso contro le top ten, a parte due match vinti contro la “solita” Radwanska. Probabilmente le sue avversarie hanno trovato alcune contromisure: sanno quanto occorre spingere per chiudere i vincenti, sanno dove andare preferibilmente a coprire quando è Angelique a prendere l’iniziativa.

E forse anche Kerber ha perso un po’ di quella carica agonistica che aveva fatto la sua fortuna l’anno precedente. Del resto già nel 2012 si era notato che quando non riesce ad “accendersi”, può perdere dei match senza quasi entrare in partita, come nella semifinale di Wimbledon contro Radwanska (ancora lei…).

Nel frattempo quella di Kerber è diventata una storia di successo; in Polonia esiste una Academy di tennis che porta il suo nome, dove collabora con il suo ex-allenatore (Torben Beltz) che a metà 2011 aveva cominciato a seguirla e l’aveva portata ai vertici.

Non è più la giocatrice alla caccia del riscatto per aver sofferto tante stagioni nelle retrovie; è una tennista milionaria che le avversarie hanno imparato a conoscere.
Per tornare ai livelli 2012 forse sarebbe utile qualche novità tattica per rendere meno prevedibili certe soluzioni. E naturalmente Angelique avrà bisogno della sua voglia di lottare sempre e comunque su ogni palla perché, come dicevo, lei è la fighter del tennis femminile.

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La coppia Monfils-Svitolina aspetta una bambina. Anche Konta incinta

I due tennisti Gael Monfils e Elina Svitolina annunciano via social la lieta notizia. La settimana scorsa era stato il turno di Johanna Konta

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Gael Monfils e Elina Svitolina (foto Twitter @Gael_Monfils)

Mentre gli Internazionali BNL d’Italia giungono all’appuntamento conclusivo di questa edizione con due finali non troppo incerte, il mondo del tennis extra-campo si ravviva con la notizia divulgata via social dalla coppia composta da Elina Svitolina e Gael Monfils. I due infatti hanno annunciato di aspettare una bambina, il cui parto è previsto per ottobre. “Con il cuore pieno di amore e felicità, siamo lieti di annunciare che aspettiamo una bambina ad ottobre” queste le parole con le quali si è espresso sia il francese che l’ucraina.

L’ultimo match disputato da Svitolina è il primo turno di Miami del 24 marzo perso al tiebreak del terzo set da Heather Watson, mentre la sua ultima vittoria risale al 4 marzo a Monterrey contro la bulgara Tomova. Attualmente n.27 del mondo, non rivedremo la 27enne Elina in campo per un po’.

Risale alla settimana scorsa invece – per la precisione al 9 maggio – la notizia simile diffusa da Johanna Konta. “Sono impegnata a cuocere il mio piccolo muffin in questo momento”, aveva scherzato la britannica sui social, sposatasi a dicembre 2021 poco dopo il ritiro dal tennis professionistico a 30 anni.

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Come Barty solo Henin: le reazioni dei colleghi. E n.1 chi diventa?

Barty seconda regina del tennis femminile ad abdicare. Chiude con lo Slam di casa come Sampras, si ritira ad un anno da Borg

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Ashleigh Barty - Australian Open 2022 (foto Twitter @AustralianOpen)

Stamani, 23 marzo 2022, il tennis si è svegliato con un colpo al cuore. Un fulmine a ciel sereno che si è abbattuto contro il mondo della racchetta, una data che sicuramente non dimenticheremo. La numero 1 del mondo, nonché campionessa Slam per tre volte, Ashleigh Barty ha annunciato ufficialmente il suo ritiro dal tennis professionistico; affermando di aver dato tutto e di essere pronta ad inseguire nuovi sogni. Una notizia shock, Ash infatti è solo la seconda regina del tennis femminile su 27 che, sedendo sul trono WTA, annuncia la propria decisione di porre fine all’attività agonistica a stagione in corso.

COME LEI SOLO HENIN – L’unico precedente si è avuto nel maggio 2008, quando l’allora n.1 del mondo Justine Henin annunciò la fine della propria carriera – salvo poi cambiare idea e comunicare il 22 settembre 2009 il ritorno alle competizioni a 27 anni – e seppur anche in quel caso lo scalpore fu tanto, Justine aveva avuto un pessimo avvio di stagione perdendo malamente all’Open d’Australia con Maria Sharapova. Dunque il ritiro della belga arrivò a termine di un periodo difficile, differentemente dalla tennista australiana che ha iniziato invece la nuova stagione con una striscia di 11 vittorie e 0 sconfitte mettendo in bacheca tre titoli, (trionfo in singolare e in doppio al torneo di Adelaide) compreso il primo Major dell’anno. Effettivamente, però la belga non riuscì più a rientrare nel circuito ad alti livelli a causa di un infortunio al gomito, annunciando il suo ritiro definitivo nel gennaio 2011. Ricordiamo, inoltre che Barty aveva deciso di non prendere parte al Sunshine Double; motivando tale scelta con il fatto di non aver recuperato pienamente dalle fatiche di Melbourne, che gli erano valse il suo terzo titolo Slam.

IL PRIMO RITIRO, COME JORDAN – Probabilmente, invece questo periodo di pausa tra Melbourne e Indian Wells è stato propedeutico per maturare la decisione finale di appendere la racchetta al chiodo. In realtà però se analizziamo nel dettaglio la carriera della 25enne di Ipswich ci si accorge che questa presa di coscienza fulminea e ai più inimmaginabile fino a qualche ora fa, non è proprio discostante dal personaggio, anzi; l’australiana si era già presa una pausa dall’attività agonistica nel settembre del 2014 quando si ritirò una prima volta per cercare d’intraprendere la carriera professionistica come giocatrice di cricket. Ma due anni più tardi ritornò sui suoi passi, riallacciando i legami con il suo primo grande amore sportivo. In un certo senso ci sono molte similitudini con quello che accadde al leggendario Michael Jordan, il quale dopo il primo three-peat (tre titoli NBA consecutivi: 1991, 1992, 1993) con i Chicago Bulls, annunciò il ritiro nel 1993 per cercare fortuna nella Major League baseball; per poi successivamente rientrare in NBA nel 1995.

 

AL SUO POSTO? – Il 2021 e l’inizio del 2022 erano stati a tratti dominati dalla talentuosa tennista australiana, e la sua permanenza in cima al ranking – escluse le settimane di congelamento della classifica a causa della pandemia – si è esteso a 112 settimane consecutive che la portano al quinto posto della striscia più lunga della storia dopo Steffi Graf e Serena Williams a 186 settimane, Martina Navratilova a 156, e Chris Evert a 113. Nel conteggio totale invece è al settimo posto con 119. Nel precedente datato 2008, Henin chiese di rimuovere il suo nome dal ranking e se Barty dovesse fare altrettanto ci sarà gran battaglia alle sue spalle per accaparrarsi la prima posizione mondiale. Al momento in testa a questa corsa c’è Iga Swiatek, circa 700 punti davanti alla ceca Krajcikova, e con l’andare avanti della stagione potranno trovare spazio anche Badosa, Sabalenka e Kontaveit. Tutte tenniste che non hanno mai ricoperto questo ruolo. In ogni caso si potrebbe avere una nuova leader già dopo Miami.

PRECEDENTI ILLUSTRI – A livello di gioco invece quello della 25enne sarà una perdita di proporzioni incolmabili. Il suo tennis sopraffino, paragonabile per tecnica a quello di Ons Jabeur incantava gli occhi degli appassionati, e abbinare al suo tocco delicato un servizio e un gioco da fondo così potente ed efficace la rendeva unica e speciale. Sfumano dunque tutti i sogni di possibili rivalità con tenniste dallo stile complementare al suo come Osaka e soprattutto Swiatek. Barty chiude la carriera trionfando nello Slam di casa come accadde a Pete Sampras nel 2002, ma per trovare un altro ritiro altrettanto sconvolgente si deve tornare indietro a quello di Bjorn Borg che lasciò il tennis un anno più anziano di Barty. Ovviamente lo svedese all’epoca era un’icona mondiale molto di più di quanto non lo sia ora Barty, ma il vuoto a livello tennistico che hanno lasciato entrambi è paragonabile.

LE REAZIONI DEI COLLEGHI – Ovviamente, questa notizia ha scosso i cuori di tutti gli appassionati e gli addetti aI lavori del mondo del tennis. Numerose sono state le reazioni al ritiro di Barty, soprattutto tra le giocatrici ma non solo.  Fra le testimonianze che hanno pullulato Twitter dall’alba, ci sono state quelle di altre campionesse dei Major; come Simona Halep che ha ricordato il rapporto speciale che la lega ad Ash: “ Ash, cosa posso dire, sai che ho le lacrime giusto? Amica mia, mi mancherai in tour. Eri diversa e speciale, abbiamo condiviso alcuni momenti incredibili. Qual è il tuo prossimo passo? Campione del Grande Slam nel golf? Sii felice e goditi la vita al massimo, tua Simona.”– o come Petra Kvitova, che invece è sembrata non aver ancora realizzato; ma ciò nonostante ha sottolineato le incredibili peculiarità di un personaggio unico nel tennis: “Ash, non ho parole… in realtà stai mostrando la tua vera classe lasciando il tennis in questo modo bellissimo. Sono così felice di aver potuto condividere il campo con te .. il tennis non sarà mai più lo stesso senza di te! Ti ammiro come giocatrice e come persona.. ti auguro solo il meglio!”. Come detto non solo tennisti, ma anche dirigenti; dalle dichiarazioni del CEO della WTA Steve Simon: “Auguriamo ad Ash solo il meglio e sappiamo che continuerà a essere una straordinaria ambasciatrice per il tennis, mentre inizierà un nuovo capitolo della sua vita. Ci mancherà”– fino alle parole del CEO di Tennis Australia e direttore degli Australian Open; Craig Tiley: “Congratulazioni Ash per la tua brillante carriera. Sei stata un modello incredibile, sia in campo che fuori e la comunità del tennis, specialmente in Australia sentirà molto la tua mancanza. Goditi il tuo ritiro dal professionismo ed il prossimo capitolo della tua vita. Non vediamo l’ora di supportarti in qualsiasi cosa tu scelga di fare”.

Nonostante il periodo complicato che sta vivendo, non ha voluto far mancare la sua voce anche Elina Svitolina: “Nient’altro che RISPETTO per te!!! Ti auguro il meglio per quello che verrà dopo e congratulazioni per la tua illustre carriera”. Infine concludiamo con il commento di Andy Murray, molto più laconico, ma altrettanto pieno di significato: “Felice per Ash Barty, distrutto per il tennis, che giocatrice”. Lo scozzese ci è già passato; con la differenza che il suo ritiro non è stata una scelta consenziente ma forzata dai problemi all’anca, tanto è vero che grazie alla sue tenacia è riuscito a rientrare nel tour.

Ma Ashleigh sembra aver preso questa decisione, con molta consapevolezza e serenità d’animo. Si vede che questa scelta la rende felice. E allora noi non possiamo solo che augurarle il meglio per i prossimi sogni che ha intenzione di raggiungere. Poi chissà, se mai dovesse ripensarci noi saremmo pronti a riaccoglierla a braccia aperte, e intanto ci gustiamo a ripetizione il suo ultimo punto giocato.

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La disarmante superiorità di Ashleigh Barty

La numero 1 del mondo ha vinto in Australia il terzo titolo Slam dominando il campo delle avversarie. Quali sono le ragioni di questa supremazia?

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Ashleigh Barty - Australian Open 2022 (via Twitter @AustralianOpen)

In occasione del ritiro di Ashleigh Barty, riproponiamo questo pezzo che celebra il suo ultimo successo Slam all’Australian Open 

Per iniziare l’articolo dedicato all’Australian Open 2022 e alla sua vincitrice, ecco una lista di nomi:
Chris Evert
Martina Navratilova
Hana Mandlikova
Steffi Graf
Serena Williams
Maria Sharapova
Ashleigh Barty

Cosa hanno in comune? A oggi nell’era Open solo queste giocatrici possono vantare almeno un titolo Slam conquistato su terra, erba e cemento (spero di non aver controllato male). Ricordo che il cemento è stato introdotto nello Slam americano nel 1978 e in quello australiano nel 1988, e questo ha probabilmente impedito a grandi protagoniste del primo periodo Open (come Margaret Smith Court, Billie Jean King o Evonne Goolagong) di far parte della lista. Ma da quando le superfici si sono stabilizzate, il dato tecnico è diventato attendibile e rilevante.

Dunque, grazie al successo australiano, Barty è riuscita a entrare in questa ristrettissima élite. Campionessa sulla terra di Parigi (2019), sull’erba di Wimbledon (2021) e sul cemento di Melbourne (2022).

Non solo: per il modo con il quale ha vinto l’ultimo Slam, siamo un po’ tutti spinti ad andare oltre il giudizio sul singolo torneo, per spaziare verso valutazioni che abbracciano orizzonti più ampi e ambiziosi. Non si tratta cioè semplicemente di celebrare il successo in questo Australian Open, ma di cominciare a inquadrare storicamente il suo ruolo e provare a immaginare fino a che punto potrebbe affermare il suo primato sulla concorrenza.

I numeri delle scorse due settimane sono inequivocabili: Barty ha conquistato il titolo con un percorso netto. Sette partite, quattordici set vinti e nessuno perso. E da quando è scesa in campo nel 2022 ha già vinto due tornei (Adelaide e Australian Open), per un totale di 10 match chiusi in due set e uno solo, il primo disputato, vinto in tre set (4-6, 7-5, 6-2 contro Coco Gauff). Zero sconfitte.

Il suo tragitto a Melbourne è stato questo: 6-0 6-1 a Tsurenko, 6-1 6-1 a Bronzetti, 6-2 6-3 a Giorgi, 6-4 6-3 ad Anisimova, 6-2 6-0 a Pegula, 6-1 6-3 a Keys, 6-3 7-6(2) a Collins. Quindi Ashleigh ha sconfitto due giocatrici italiane e ben quattro statunitensi nei turni conclusivi. Curiosità: anche in occasione del successo al Roland Garros 2019 aveva sconfitto le stesse quattro americane (nell’ordine di allora Pegula, Collins, Keys e Anisimova), con in più una quinta statunitense (Sofia Kenin).

Questi numeri illustrano una supremazia evidente, alla quale le avversarie non hanno saputo opporsi, se non a sprazzi, per qualche porzione di set. Per trovare un Australian Open altrettanto dominato occorre tornare al 2017, all’ultimo impegno di Serena Williams pre-maternità: anche per lei 14 set a zero e 23mo (e sinora ultimo) Slam nel palmarès.

Le caratteristiche fisico-tecniche di Ashleigh Barty
Indubbiamente una parte importante della supremazia dimostrata da Barty in questo inizio di 2022 deriva dalle sue qualità e specificità tecniche. Per una analisi più approfondita del tema rimando a un articolo scritto nell’aprile 2019 in occasione del suo primo grande successo, a Miami (“La maturità di Ashleigh Barty”). Qui sintetizzo alcuni aspetti fondamentali.

Innanzitutto il servizio. Un colpo forse non sempre sufficientemente apprezzato, ma di qualità assoluta. Completissimo per varietà di esecuzione, con una prima così incisiva che spesso ha aiutato Barty a tirarsi fuori dai guai sulle palle break, vincendo il punto senza nemmeno iniziare lo scambio.

Un colpo che le permette spesso di viaggiare tranquilla e con un bel margine di sicurezza sulle avversarie. Potente, preciso, vario, ma altrettanto efficace anche quando è lavorato slice e kick. E con una caratteristica che non finisce mai di sorprendermi: la grande facilità nel cambiare direzione fra prima e seconda, senza che questo le faccia aumentare i doppi falli.

Poi il dritto, con una quota di topspin che le permette esecuzioni potenti ma anche con margine di sicurezza nel transito sopra la rete. In questo momento, a mio avviso, semplicemente il miglior dritto del circuito WTA.

A due fondamentali quasi di stampo ATP, Barty aggiunge il rovescio giocato prevalentemente in back. Un rovescio che mette in difficoltà molte avversarie, poco abituate a gestire parabole basse e sfuggenti. Nel confronto sulla diagonale sinistra, lo slice di Barty va ad impattare sul rovescio bimane delle avversarie destre. Per replicare allo slice con il rovescio bimane in topspin occorre grande sicurezza tecnica ma anche disponibilità al sacrificio, perché è obbligatorio scendere molto basse di gambe per eseguire lo swing al meglio. Il tutto si traduce in un surplus di sforzo fisico e, a lungo andare, anche mentale, che può pesare sugli equilibri dei match.

Ecco perché un colpo che per Ashleigh è sostanzialmente di manovra, raramente utilizzato con lo scopo di ottenere vincenti diretti, a volte può fare la differenza perfino più del dritto, grazie alla quantità di errori gratuiti causati alle avversarie. L’efficacia del colpo slice di Barty ha finito per mascherare la relativa affidabilità della versione in topspin, che sicuramente non è alla altezza del dritto. Ma del resto anche Steffi Graf aveva una impostazione simile (gran dritto e rovescio slice), e i risultati raggiunti da Steffi parlano chiaro.

Circoscrivere l’analisi ai tre colpi base non illustra però a sufficienza il quadro tecnico di Barty. Intanto perché anche nei colpi di volo possiede una qualità superiore. E poi perché sa utilizzare altrettanto bene i drop-shot e tutte le soluzioni di contenimento, che le permettono di sostenere interi scambi in difesa senza andare in difficoltà. E se poi c’è da improvvisare qualcosa in situazioni-limite ecco che Ashleigh sfodera colpi anomali, come per esempio questo dritto al volo da fondo campo:

Ma nemmeno elencare la totalità del suo repertorio le rende in pieno giustizia, perché in lei c’è qualcosa in più, che va al di là della meccanica esecutiva del singolo colpo. Quel qualcosa in più lo definirei in questo modo: la naturalezza con cui produce tennis. Una naturalezza che, per esempio, si esprime attraverso la padronanza con cui si muove per il campo. Ashleigh sembra sempre a suo agio in ogni situazione, grazie al totale dominio dei movimenti del corpo in relazione a quelli della palla. Coordinazione, rapidità di lettura delle situazioni e immediata capacità di impostare lo sviluppo dello scambio. Qualità rarissime, che in lei sono vicine alla perfezione.

a pagina 2: Le caratteristiche tattiche e mentali di Barty

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