TENNISPOTTING 2014: l'anno dei Sons of Anarchy

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TENNISPOTTING 2014: l’anno dei Sons of Anarchy

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"Il problema era tutto qui. Capito ragazzi?"
 
 

Dicembre è il mese dell’agonia dell’appassionato di tennis. Nell’ultimo mese dell’anno si guardano le foto su Twitter dei nostri beniamini, generalmente in vacanza ai tropici prima dell’allenamento in palestra. Non c’è tennis in TV e quindi si passano le giornate a rimuginare sulle delusioni dell’anno, sperando che in questo mese il proprio beniamino si stia allenando per bene all’insegna di un grande 2015

A cura di Claudio Giuliani e Daniele Vallotto

Ah: a dicembre, anzi da fine novembre per l’esattezza, si è giocato a tennis in esibizione, in questo carrozzone ambulante che risponde al nome di IPTL. Tutti i migliori, più o meno, hanno formato squadre miste fra donne, uomini, vecchie glorie e mezze calzette del doppio per sfidarsi su una formula strana – chi l’ha capita può fare l’esame di diritto penale senza studiare – in posti dove il tennis non alberga durante l’anno. E quindi fra spalti mica tanto pieni, esultanze da tornei under 12, e una promiscuità in campo tutta sorrisini e abbracci, questa IPTL ci è scivolata addosso senza rimorso. Era praticamente il circo Togni che sfidava il circo Orfei.

 

TENNISTA DELL’ANNO
Claudio Giuliani: Il tennista più forte del 2014 per i numeri e per l’ATP è Novak Djokovic. Ma il tennista dell’anno per me è Stan Wawrinka. Juan Martin del Potro vinse lo Us Open nel 2009. Da allora, da gennaio 2010 a gennaio 2014 escluso, gli Slam sono stati vinti da Federer, Nadal, Djokovic e Murray. Sedici tornei dello Slam vinti da quattro giocatori, i soliti, i più forti. [pullquote]Poi Wawrinka ha guidato quello che poi si rivelerà il colpo di Stato del tennis[/pullquote], un manipolo di giocatori in cerca di affermazione che ha capito che i Big Four non gli avrebbero concesso che le briciole se loro non si fossero fatti avanti con decisione. Wawrinka è stato il primo a farlo, prendendosi il suo Slam, giocandolo in maniera magnifica. E pazienza se in finale in Australia ha profittato di un Nadal a mezzo servizio: sull’albo d’oro da allora c’è il suo nome. La sua vittoria ha certificato che un altro tennis era possibile, che altri vincitori erano possibili. Ha fatto da apripista, e poi, nel corso dell’anno, ha confermato di non temere più nessuno. Montecarlo, Wimbledon, Us Open, Master: dove non ha vinto ha ceduto di un soffio, anche per maggior bravura altrui. La Coppa Davis vinta sarà ricordata come la Coppa Davis di Federer, perché chiunque sarebbe gregario di fianco a Roger, e perché Roger ha conquistato sul campo il quindici decisivo. Ma Stan ha fatto il suo – parimenti ad altre sbavature, tipo con il Kazakistan – e senza di lui la Svizzera non avrebbe mai vinto l’insalatiera. Stan ha iniziato la rivoluzione, altri si sono accodati. La porta l’ha sfondata lui e quindi per me è il migliore dell’anno.

Daniele Vallotto: Più che il tennista dell’anno, Wawrinka è il Simón Bolivár dell’anno, l’eroe che risveglia le coscienze dei popoli e li rende più consapevoli della loro forza ispirandoli con i suoi ideali. Parte da Melbourne, passa per il principato di Monaco e sbarca infine a Lille in tre tappe di un viaggio un po’ accidentato ma trionfale che lo incorona come il rivoluzionario dell’anno. Bolivár ha più volte scritto che se non fosse rimasto vedovo, probabilmente non avrebbe mai trovato la forza per diventare il Libertador e dopo la morte della moglie giurò che non si sarebbe più sposato. La storia di Wawrinka è un po’ simile e un po’ diversa perché sembrava che fossero proprio gli affetti a distrarlo dal suo compito e lui stessose ne voleva liberare. Invece il problema non stava fuori ma dentro Wawrinka. Liberatosi di quello, è uscito un tennista a tratti ingiocabile per tutti, pure per quello che è il tennista dell’anno, Novak Djokovic.[pullquote position=right]Il 2014 di Djokovic non differisce molto dal 2013 e dal 2012, almeno per quanto riguarda gli Slam vinti[/pullquote], ma è un anno che secondo me sarà molto speciale nell’album di Novak. Sarà speciale non solo dal punto di vista personale, ma anche da quello della carriera. Dopo le delusioni di Melbourne (relativa) e Parigi (gigantesca), Djokovic arrivava a Wimbledon, su quello che per me è il torneo più difficile per lui da vincere (non facciamoci ingannare dal numero di titoli vinti), a fari un po’ spenti, lui che ormai è tra i primi due favoriti del torneo da almeno tre anni e mezzo. E in finale ci arrivava quasi da sfavorito, relegato al ruolo di attore non protagonista nel film “Il ritorno del Re”. Invece Aragorn-Federer non è (ri)salito al trono di Gondor-Wimbledon, almeno non quest’anno, e il suo posto l’ha preso Novak Djokovic, vero sovrano di questo 2014. Ha giocato una finale straordinaria, arrivata al quinto solo perché di là c’era uno dei mostri più competitivi della storia del tennis. Poi in autunno, quando Federer si è rifatto sotto a Shanghai, ha ripreso a macinare gioco e avversari vincendo quello che restava da vincere. È ritornato alla grande e ora sbarcherà a Melbourne con (di nuovo) tutti gli occhi puntati addosso.

DELUSIONE DELL’ANNO
Claudio Giuliani: Daniele se l’è presa molto con Murray durante l’anno e quindi sicuramente lo sceglierà come bersaglio della sua delusione. Io dico invece Rafael Nadal. Si può giudicare deludente la stagione di un tennista che ha vinto il nono Roland Garros in carriera e fatto finale in un altro Slam, peraltro persa anche per via di un infortunio? Ovvio che l’anno di Nadal, il peggiore della sua carriera da quando è un campione assoluto, è stato meglio di tanti altri e comunque ricco di risultati. Ma il Nadal di quest’anno, quello che è stato tradito ancora una volta dal fisico, ha vinto poco anche sul rosso. E quando ha vinto è stato anche perché si è infortunato l’avversario, come accaduto con Nishikori nell’epilogo di Madrid. Wimbledon è stato il solito Wimbledon degli ultimi anni, mentre, da Londra in poi, non ha praticamente giocato, tranne per delle comparsate dovute in qualche torneo indoor. Un’annata balorda, per lui e per i suoi tifosi, dove comunque non ha mancato di dominare il Roland Garros. La cometa di Halley è visibile dalla terra una volta ogni 86 anni. A Parigi, sui campi in terra rossa del Roland Garros, è stata avvistata nel 2009 con il nome Soderling. Non passeranno ovviamente altri 77 anni dalla nuova sconfitta di Nadal a Parigi, ma comunque nessuno ipotizza un nome diverso dal suo come vincitore del Roland Garros almeno nel futuro prossimo (anche perché a maggio 2015 ricorreranno dieci anni esatti dalla sua prima vittoria a Parigi, datata 2005. [pullquote]Immaginate una conclusione diversa da Rafael che alza la sua decima coppa al RG a dieci anni di distanza dalla prima?[/pullquote]). Detto ciò, la delusione per non aver avuto uno dei protagonisti di questo sport in campo nelle fasi conclusive dei tornei è grande. Rafael ha forse imboccato la fase finale della sua carriera, una lunga carriera, lui che vince Slam dal 2005. Nel 2014 ha parzialmente deluso, ma i suoi tifosi possono stare tranquilli: il 2015 è anno dispari e quindi anno del suo ritorno.

Daniele Vallotto: Nessun dubbio: Andy Murray. A Melbourne ha tutte le giustificazioni di un rientro delicato, al Roland Garros fa il suo arrivando in semifinale, agli US Open perde contro Djokovic senza troppi rimpianti ma a Wimbledon, dove tutti lo aspettano, crolla in maniera netta e clamorosa. Tre set a zero contro Dimitrov non sono giustificabili. A meno che tu non sia infortunato, come si dice, si sospetta e Dimitrov parzialmente conferma. Ma non sappiamo esattamente come sono andate le cose e allora tocca registrare un Murray pallido, senza mordente, al solito lamentoso ma senza piani alternativi alle moine autoassolventi. Fa parlare di sé soprattutto nei tornei minori e questa è un’indicazione che riassume meglio di altre il suo 2014: la battaglia di Acapulco, i match point annullati a Shenzen e Valencia. La partita con Nadal a Roma è forse la più bella da ricordare, anche se la perde, quella contro Federer lascia però il segno più indelebile. Perché è l’ultima, certo, ma anche perché è la sconfitta più severa che Murray abbia subìto negli ultimi sette anni. Va sciacquata via in fretta.

COLPO DELL’ANNO
Claudio Giuliani: Ogni volta che cerchiamo fuori l’Hot Shot del mese viene fuori Grigor Dimitrov fra i risultati. In maggio, a Roma, ha fatto una volée in tuffo contro Berdych sotto i miei occhi che ancora me la sogno di notte. Sicuramente è quello che ha fatto più Hot Shot di tutti durante l’anno e allora io lo premio, scegliendo un colpo di difficoltà dieci che solamente a lui ho visto fare durante l’anno.

Daniele Vallotto: Troppo facile scegliere il colpo dell’anno. C’è incoscienza, spettacolo, arroganza, applausi, sbalordimento, follia, improvvisazione, fortuna: tutto ciò per cui amiamo quei cavalli pazzi come Nick Kyrgios. Il bello è che c’è la netta sensazione che Kyrgios sappia di essere molto forte – e questo è comune – ma che sappia anche quale responsabilità comporta questa consapevolezza – e questo è molto meno comune. L’augurio per il nuovo anno è che a questi colpi di puro genio si sommino partite dure, intense, spettacolari e vincenti. Wawrinka e Cilic hanno segnato la strada, a Kyrgios e ad altri spetta il compito di non smarrirla.

PARTITA DELL’ANNO
Claudio Giuliani: Sull’onda dell’emotività direi Djokovic contro Federer a Wimbledon, per tanti motivi. Ma cerchiamo di fare una scelta più razionale, scegliendo almeno tre fra le partite più belle viste durante il 2014.[pullquote position=right]Stan Wawrinka che batte Novak Djokovic 9-7 al quinto set degli Australian Open è sicuramente la partita più sorprendente e significativa dell’anno[/pullquote], per quello che verrà dopo la quindicina di Melbourne. Novak Djokovic che interrompe il sogno di Roger Federer vincitore a Wimbledon, in finale, si slancia verso un altro anno chiuso da numero uno al mondo. Altrimenti, sarebbe stato un fallimento. La terza partita più bella dell’anno vede protagonista sempre Stan Wawrinka (che non a caso ho scelto anche come tennista dell’anno), contro Kei Nishikori, a New York. Questa volta Wawrinka cede il passo ad un altro tennista in cerca di affermazione fra i più grandi, ma la partita è sempre magnifica. Le partite migliori sono sempre quelle degli Slam, perché c’è in palio più gloria, ma soprattutto perché si chiedono risorse extra a fisico e testa. Anche nel due su tre, però, abbiamo avuto ne 2014 alcuni grandi match: Nadal contro Murray a Roma, ma soprattutto Robredo contro Murray a Valencia, un grandissimo spettacolo di lotta e resistenza: un duello di spade è spettacolare come e quanto una sfida di fioretto, delle volte.

Daniele Vallotto: La partita più bella è quella che ha il sapore del riscatto per Stan Wawrinka. Una vittoria al quinto, in rimonta, per 9-7: tutto ciò che sognavo per il mio perdente preferito in quel maledetto Australian Open 2013. Uno pensa che non ci si rialzi più da una batosta del genere ma oramai Wawrinka è vaccinato per qualsiasi sconfitta. E l’effetto del vaccino significa primo Slam, primo Master 1000 e prima Davis. Non posso scegliere diversamente nemmeno per la seconda e la terza posizione del podio: Djokovic-Federer supera Wawrinka-Nishikori di poco per il valore che ha una finale di Wimbledon al confronto di un quarto di finale agli US Open. Sono state tre partite altamente incerte e spettacolari dove il confronto di stili è diventato a tratti marcatissimo – per quanto possibile, si intende – e il cui esito si è risolto in un paio di un punti.[pullquote]Per il due su tre, che è oggettivamente un altro sport, scelgo due partite che si sono giocate a Roma: Murray-Nadal e Raonic-Djokovic[/pullquote]. La terza è, un po’ tirata per i capelli, Wawrinka-Federer al Masters. Una partita che è durata ben oltre le tre ore per tutte le discussioni e dietrologie che ne sono derivate in vista della Coppa Davis e che dal punto di vista del gioco ha lasciato tutti col fiato sospeso. Mi è dispiaciuto molto per Wawrinka ma quei serve and volley hanno tradito tutta la paura che si è concentrata nel braccio di Stan al momento del match point. Un vero peccato ma si è campioni anche e soprattutto quando si riesce a vincere pur non essendo mai stati superiori al proprio avversario. E Federer, che raramente si fa mettere sotto così, ne è venuto fuori in maniera incredibile.

PEGGIOR PARTITA DELL’ANNO
Claudio Giuliani: Anche qui ne scelgo tre. Avete presente le ATP Finals 2014? Togliete Federer contro Wawrinka e scegliete due partite a caso. Aggiungete Murray contro Federer, e avrete il trittico dei tre match più brutti dell’anno.

Daniele Vallotto: Il Masters dovrebbe farla da padrone. Però è anche vero che non bisogna peccare di recentisimo e quindi ne prendo solo una e cioè Djokovic-Cilic, probabilmente la partita più brutta dell’anno tanto era arrendevole e sconfitto in partenza il croato.[pullquote]Altri due orrori dell’anno: Bernard Tomic che riesce a vincere un game su tredici in ventotto minuti (!) contro Jarkko Nieminen e poi lo psicodramma Monfils-Fognini al Roland Garros[/pullquote]. Succede davvero di tutto: Monfils che vince appena sei punti nel quarto set e ammette candidamente di aver voluto perdere 6-0 per servire per primo nel quinto set (anche se non è necessariamente un vantaggio) e Fognini, che già credeva di aver vinto con l’avversario apparentemente infortunato, che va fuori di testa nel quinto e conclude con la bellezza di 81 errori non forzati. Al Roland Garros, quando si affrontano questi due qua, succede sempre di tutto e il tennis giocato rappresenta solo una minima parte dello spettacolo (se vogliamo chiamarlo così).

Continua a pagina 2 con: sorpresa dell’anno, italiano dell’anno, metallurgico dell’anno, qualche parola sugli outfit, selfie dell’anno (vabbè troppo facile) e naturalmente il tweet dell’anno.

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WTA 125 Contrexeville, nei quarti derby tra Sara Errani e Camila Rosatello

Sfida tricolore in Francia per un posto in semifinale. Ancora in corsa nel torneo anche Jasmine Paolini

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Sara Errani - ITF Brescia 2022 (foto GAME)

Nel ‘Grand Est Open 88’, un ITF W125 in corso di svolgimento sui campi in terra rossa di Contrexeville (paesino di 3.650 anime situato nel dipartimento dei Vosgi, in Francia) sarà derby italiano nei quarti di finale tra l’intramontabile Sara Errani e Camilla Rosatello. La 35enne di Massa Lombarda (n.171 del ranking mondiale), dopo aver sconfitto all’esordio 7-6(5) 6-3 la russa Oksana Selekhmeteva (n.147 WTA), si è ripetuta al secondo turno imponendosi in rimonta, con il punteggio di 2-6 6-2 6-4, dopo quasi due ore di partita, su Olga Danilovic, n.122 WTA. La 21enne serba è giocatrice forte ma non fortissima, ma diciamo che noi abbiamo per lei un occhio di riguardo in quanto figlia dell’indimenticabile Sasha Danilovic, l’ex stella del basket che a Bologna ha lasciato mille cuori infranti…per i più svariati motivi. Comunque sia ‘Sarita’, che sappiamo essere grande appassionata di palla a spicchi, è stata solidissima e nel parziale decisivo ha recuperato ben tre volte un break di svantaggio, concludendo a braccia alzate la terza sfida (tutte vittoriose) con Olga.

Venerdì la tennistaromagnola si giocherà un posto in semifinale con Camilla Rosatello, n.259 del ranking, promossa dalle qualificazioni, in una sfida per cui non ci sono precedenti. La 27enne di Saluzzo, dopo aver sconfitto all’esordio nel main draw la messicana Fernanda Contreras Gomez, n.185 WTA, ha sconfitto per 7-6(7) 6-1, in un’ora e 39 minuti di gioco, la francese Alice Robbe, n.294 WTA, alla quale ha annullato ben sette set-point (quattro nel decimo game, uno nel dodicesimo e due nel tie-break). Inoltre potrebbe aggiungersi una terza italiana perché Jasmine Paolini (n.64 WTA e terza testa di serie), dopo il successo in rimonta sulla statunitense Bernarda Pera (n.125 WTA), tornerà in campo venerdì per affrontare la russa Anna Blinkova (n.137 WTA), con la moscovita in vantaggio 2-1 nei precedenti, anche se la 26enne di Castelnuovo Garfagnana ha vinto l’ultima sfida lo scorso anno all’ITF W125 di Bol (Croazia) quando poi si aggiudicò il titolo. 

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Editoriali del Direttore

Wimbledon: Nadal eroico, altra vittoria epica. Ma se perdesse 8 servizi anche con Kyrgios non vincerebbe mai

LONDRA – Taylor Fritz non è riuscito a ribatterlo. Ma Rafa ha 7 vite e il miraggio del 23° Slam è la molla (anche se lui nega). Il dottore farà il miracolo? Gli antidolorifici non bastano. Ha servito prime a 170 km orari, seconde a 152…

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Rafael Nadal – Wimbledon 2022 (foto via Twitter @ATPTour_ES)

Chi ha visto i miei video conosce già il mio pensiero. Per chi non li ha visti dico che Nadal è stato ancora una volta formidabile, direi quasi eroico, più o meno come quando in Australia ha rimontato Medvedev in quel modo.

Giocare con una contrattura (stiramento) addominale quando si dovrebbe servire sopra ai 200 km orari è una impresa titanica, alla fin fine quasi assurda perché per quante iniezioni antidoloriche uno possa decidere di prendere per…farsi del male, un conto è sopportare quel sacrificio nel corso di una finale, un altro è sottoporsi a quel supplizio in un quarto di finale, quando ben che vada ci saranno ancora due partite da giocare. Non c’è bisogno che Rafa si informi da Matteo Berrettini che è stato fermo mesi e quando ha ripreso un po’ troppo presto la cicatrice ha colpito ancora.

E poi quelle che aspettano Rafa non sono due partite qualsiasi. La prima contro un Kyrgios che non è mai più stato, in otto anni, in questo stato fisico e mentale e che giocherà la sua prima semifinale di sempre in uno Slam, 8 anni dopo i quarti raggiunti qui, la seconda molto eventuale contro Djokovic che ha vinto le ultime tre edizioni di Wimbledon e lotta come Rafa – ma dicendolo a chiare note (cosa che Rafa fa con un po’ meno trasparenza) – per aggiungere un altro Slam alla sua cintura.

 

Rafa lotta per lo Slam n.23, Nole per il n.21, e chissà che poi fra i due litiganti non sia il terzo, Kyrgios, a godere. Chi può escluderlo? Vedrò che cosa ne pensano i bookmakers, ma anche loro mica ci azzeccano sempre. Basti vedere chi avevano decretato fortemente favorito fra Sinner e Alcaraz.

Tre quarti di finale su 4 sono finiti al quinto set. Forse alla fine quello meno incerto è stato quello perso da Sinner, perché oggettivamente negli ultimi tre set la superiorità di Djokovic, tale e quella a quella di Sinner prima del terzo set, è apparsa abbastanza netta e irreversibile.

Norrie aveva rimontato Goffin e vinto soltanto 7-5 al quinto, mentre Nadal è riuscito a spuntarla soltanto al tiebreak decisivo del quinto set su Fritz che era talmente disperato da confessare in tv: “Questa è la prima volta dopo un match di tennis che ho avuto voglia di piangere”.

A metà secondo set Nadal ha creduto di doversi ritirareSuo padre, forse più saggio di lui, ma anche meno guerriero, lo ha invitato a farlo. Rafa non gli ha dato retta. Ha deciso di continuare servendo a tre quarti di velocità. La media della velocità dei suoi servizi, influenzata dal primo set nel quale ancora non aveva avvertito eccessivo dolore, è stata di 106 miglia orarie sulla prima (170 km orari), e di 94,6 sulla seconda (fra 152 e 153 km orari).

Così ha perso 8 volte il servizio nel match. Ecco: se Rafa dovesse perdere 8 volte il servizio con Kyrgios si può scordare di raggiungere la finale.

I medici oggi sembrano capaci di fare miracoli. A volte. Abbiamo letto in passato di presunti strappi guariti con la velocità di uno stiramento, presunti stiramenti guariti con la velocità di una contrattura.

Le nostre esperienze di tennisti della domenica ci consiglierebbero riposo assoluto per 3 settimane almeno. Ma oggi la medicina, che è capace anche di anestetizzare un piede di un tennista in modo che questi che zoppicava visibilmente anche nel solo camminare, correva invece come una lepre, sembra capace di risolvere anche problemi irrisolvibili per la gente normale.

I campioni sembrano sempre più non essere gente normale. Nadal di sicuro, con i suoi 36 anni compiuti, normale non lo è, altrimenti non lo definrebbero tutti…Fenomeno, con la effe maiuscola. Ma anche Djokovic, Ma anche Federer fino a oltre i 37-38 anni. E Murray che lotta come un pazzo con un’anca di titanio?

Mah. Oggi come oggi, senza aver visto alcuna ecografia, senza avere la minima idea del dolore che può aver provato Rafa quando è finito l’effetto degli antidolorifici, penso onestamente – e superficialmente lo ammetto – che il suo generosissimo sacrificio sia stato inutile.

Lui stesso ha detto “Se gioco…” e “Spero di poter giocare…” e anche “Devo essere al 100 per 100…”.

Insomma io onestamente non vedo come possa essere al 100 per 100. Tuttavia posso capire che ci voglia ancora provare, perché chi può sapere se Kyrgios non si alzi venerdì mattina con la testa da un’altra parte, con il piede sbagliato.

Il problema che Rafa analizzerà di sicuro, però, sarà: “Ma se anche battessi Kyrgios in una delle sue giornate di mattana, folli…poi come faccio a battere anche Djokovic?”.

Vedremo. Non credo che oggi arrivi alcuna notizia, perché secondo me Rafa proverà fino all’ultimo a giocare. La mentalità è quella. Mi spezzo ma non mi piego. Un guerriero nato e cresciuto. Mai davvero invecchiato.

Ci proverà salvo che stia proprio a pezzi. Oppure se il suo dottore di fiducia gli dicesse: “Guarda che se ci giochi sopra starai fermo per 6 mesi e la cicatrice che indebolisce perennemente il muscolo addominale non te la toglierà più nessuno”.

Allora, in questo caso, verrà fatto consiglio di famiglia e si deciderà il daffarsi. Ritirarsi in semifinale è brutto, è triste, ma è capitato a tanti, Berrettini ne sa qualcosa anche se non era ancora semifinale,  anche se non a tennisti che hanno appena raggiunto l’ottava semifinale e contavano di fare la terza doppietta Roland Garros-Wimbledon nello stesso anno (come nel 2008 e nel 2010) oltre che di vincere il 23mo Slam. Anche se Rafa non lo dice, è la vera molla per tutto, la ragione per cui è venuto fin qui recuperando miracolosamente  dal piede malato.

Chi vivrà vedrà. L’augurio, naturalmente, è quello di assistere domani venerdì alla miglior semifinale possibile fra Kyrgios e Nadal, anche perché non mi aspetto granchè dall’altra semifinale Djokovic-Norrie perché penso che Nole vincerà 3 set a zero…se non si distrae per un set.

Per finire vi invito ad andare su Ubitennis.net a vedere la video intervista realizzata con Brad Gilbert, ex n.4 del mondo, ed ex coach di Agassi, Roddick, Murray e altri. Dà i suoi pronostici, parla di Sinner e Berrettini, di Cahill…insomma chi se la cava con l’inglese non se lo perda finchè non saremo riusciti a organizzarne la traduzione.

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Federer e le sorelle Williams, la fine è vicina?

La competizione “è una droga legale che molte persone vorrebbero avere” dice Navratilova. Venus, Serena e Roger sono nella fase finale della carriera, ma il ritiro ufficiale non sembra prossimo

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Non è facile smettere, e lo sanno bene Roger Federer e le sorelle Venus e Serena Williams, che nonostante l’età e i conseguenti acciacchi e i sempre più sporadici tornei ancora non hanno annunciato il loro ritiro ufficiale dalle competizioni. La ventitre volte campionessa Slam è tornata a giocare quest’anno a Wimbledon nel singolare dopo mesi di assenza, perdendo però al primo turno dopo un buon match contro la francese Harmony Tan. In un articolo sul New York Times Christopher Clarey prova ad analizzare la situazione di questi tre tennisti, ormai soltanto part-time, e la possibilità che nessuno di questi tre si ritiri in maniera definitiva per davvero. La stessa Venus, impegnata nel doppio misto ai Championships, ha detto in maniera enigmatica “Non saprete mai quando potrei presentarmi (per giocare ndr)“.

Come spiega l’agente americano Tom Ross il ritiro definitivo è anche una scelta economica. “Il ritiro ufficiale non solo pone fine alla carriera da giocatore. Può risolvere un contratto di sponsorizzazione o un accordo di sponsorizzazione e ridurre la visibilità di una star. In genere, è ufficiale che quando annunci il tuo pensionamento, ciò sta chiaramente dando all’azienda il diritto di recedere.“. Viene comunque difficile immaginare un abbandono degli sponsor per Roger Federer o Serena Williams, con il primo che ha un contratto anche per il post-tennis e la seconda che ha letteralmente un edificio riservato a lei nel quartier generale di Nike a Portland.

Anche perché per le superstar non mancano le possibilità di gioco anche in caso di prolungati periodi di inattività. Qualsiasi torneo del mondo concederebbe una wild card a sportivi ma anche macchine di soldi ed interesse come Serena o Federer. Per Martina Navratilova è anche una questione psicologica. “Ti rendi conto di quanto sei fortunato ad essere là fuori a fare quello che facciamo. È una droga. È una droga molto legale che molte persone vorrebbero avere, ma non possono ottenere”.

In sostanza non è tanto remota la possibilità che questi tennisti, come John McEnroe che non ha mai ufficialmente annunciato il ritiro anche per questioni di sponsor, possano continuare a giocare ancora per un po’ per selezionatissimi eventi all’anno, giusto per fare, come ha detto Federer durante la cerimonia per i 100 anni del Centrale, “one more time. Anche perché, come dice Navratilova stessa (che dopo aver annunciato il ritiro ha vinto uno Slam in doppio a 49 anni), “Il fatto è che se ti piace giocare, allora gioca. Venus ha giocato e la gente dice che sta danneggiando la sua legacy. No, quei titoli sono ancora lì“.

 

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