Le 80 meraviglie di Lea Pericoli

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Le 80 meraviglie di Lea Pericoli

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È la splendida Signora del tennis italiano e oggi festeggia il traguardo degli 80 anni. È la “Divina” Lea Pericoli, campionessa e icona dentro e fuori dal campo, ambasciatrice del tennis femminile italiano, maestra della penna e della cronaca nonché esempio di coraggio nella lotta alla malattia

La prima volta che mi innamorai delle telecronache tennistiche ero poco più che una bambina ed è stato anche grazie a lei. La ascoltavo per ore durante i suoi commenti su Telemontecarlo – televisione per la quale ha lavorato oltre 20 anni -, colpita da quella voce vellutata e dolcissima, ma allo stesso tempo sobria e affermata. Era Lea Pericoli, la prima donna in Italia a commentare un evento sportivo. Insieme alle voci di Gianni Clerici e Rino Tommasi, c’era anche quella di una splendida signora milanese a tenermi compagnia dall’altra parte  del televisore che trasmetteva i match tanto attesi. Come dicevo, ero ancora una ragazzina e mi sentivo profondamente fiera di poter ascoltare una donna che parlasse di tennis, una donna che fosse stata, per giunta, una grande campionessa italiana e che, dotata di una voce rassicurante e “aristocratica”, potesse svelare i misteri della racchetta con una tale grazia e competenza.

 

Oggi quella Fata del tennis italiano compie 80 anni, eppure il tempo sembra essersi fermato: Lea è ancora bella, sempre raffinata, dall’incedere elegante, ancora very classy nei suoi completi di giacca e pantalone color panna. E, dopo averla ammirata e ascoltata per anni attraverso lo schermo televisivo, ho avuto finalmente la fortuna di conoscerla di persona e perfino di intervistarla, nel 2012, praticamente nel suo “giardino”, durante il torneo di Montecarlo. E, in quell’occasione, ho ritrovato quella grazia e quel fascino che lasciava presagire la sua voce anni prima, accompagnati da grande disponibilità e garbatezza.

Gli 80 anni di Lea Pericoli racchiudono in sé tante “vite”. Perché la Pericoli non è solo una leggenda del tennis italiano, è anche una donna che ha saputo inventarsi e “ricrearsi” più volte, dalla personalità eclettica e un savoir faire davvero fuori dal comune.

Lea è nata il 22 marzo del 1935 a Milano, ma ha trascorso la sua infanzia e adolescenza in “quest’Africa che io porto dentro il cuore” – come dirà sempre –  essendosi trasferita piccolissima con i genitori ad Addis Abeba, quando l’Etiopia era ancora colonia italiana. Il padre e la madre le trasmettono la grande passione per il tennis e rapidamente la giovane Lea comincia a rivelare e sviluppare un feeling notevole con la racchetta.

Campionessa italiana dal 1958 al 1975, la Pericoli si aggiudica 3 volte il torneo di Montecarlo in singolare, 5 in doppio e 3 in doppio misto; approda inoltre tre volte agli ottavi a Wimbledon e, sempre agli ottavi, quattro volte al Roland Garros. In doppio, in coppia con Silvana Lazzarino, si issa in semifinale nello slam parigino e ben 5 volte in finale a Roma. Tennista estremamente coriacea e resistente, sfiancava l’avversaria ingaggiando un solido palleggio da fondo campo “servendole”, con un’arte tutta sua, scomodi ed esasperanti pallonetti.

Ancora oggi, Lea è una presenza irrinunciabile dei campi da tennis italiani e nel mondo, essendo stata insignita dalla Fit del ruolo di “ambasciatrice” del tennis italiano femminile. È, inoltre, splendida maestra di cerimonie degli Internazionali BNL d’Italia, premiando con la classe che la contraddistingue i campioni e le campionesse del torneo. Ma non solo. Nel 2005, la Pericoli è la prima donna a ricevere dall’ITF il premio “Service to the Game” per i 30 anni durante i quali ha reso omaggio al tennis in tutte le sue forme. Inoltre, nel 2007, durante la finale di Fed Cup a Mosca, è stata insignita dell’Award of Excellence per il “significativo contributo al successo della Coppa Davis femminile”.

Modello di eleganza ed originalità, Lea è diventata un’icona dell’outfit di allora, indossando gli indimenticabili e vezzosi completini bianchi con tanto di pizzi e fiocchi, disegnati dal sarto inglese Ted Tinling e che oggi si possono ammirare nel Victoria Albert Museum di Londra.

Ma la “Divina” Lea, a cui Gianni Clerici ha dedicato uno dei suoi gioielli su Repubblica alcuni giorni fa, non fu solo campionessa di tennis e di eleganza. No. Lea ha saputo affermarsi brillantemente anche con la penna, diventando giornalista e scrittrice di successo, collaborando con il Giornale, diretto da Indro Montanelli e pubblicando diversi libri di pregio, come “La storia del tennis” in cui racconta la vita e la carriera all’amico fraterno Nicola Pietrangeli (pubblicata nel 2007) e  lo scritto autobiografico “Maldafrica”, edito nel 2009. Insieme a Pietrangeli, la Pericoli forma infatti una “coppia” inossidabile nel rappresentare il tennis italiano nel mondo e nel  simboleggiare la grandezza del tennis “vintage”.

Donna coraggiosa e mai doma, l’ex campionessa milanese ha avuto, inoltre, la forza di affrontare e superare una malattia tumorale che l’ha colpita agli inizi degli anni ’70 e, da allora, continua a recare il proprio contributo alla ricerca sul cancro e alla Lega italiana per la lotta contro i tumori. Recentemente ha dovuto nuovamente affrontare un’operazione; e lo ha fatto in silenzio, con la determinazione di sempre. E, oggi, il suo pensiero e la sua azione sono dedicati anche ai bimbi affetti da malattie gravi, tant’è che per il suo compleanno, Lea ha fatto sapere di non volere nessun regalo ma un’offerta per loro. Insomma, una vera lady, come ne restano poche.

Da giovane amazzone “spericolata” nelle sconfinate distese dell’Africa orientale a lottattrice mai doma dentro e fuori dal campo, gli 80 anni della Pericoli sono stati caratterizzati dall’intensità, la curiosità, la passione e l’eleganza con cui Lea ha saputo costruire la propria vita, di cui “ho apprezzato ogni minuto” ha detto in una recente intervista.

E, dopo i primi 80 anni, l’avventura continua. Buon compleanno Lea !

 

 

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Gianni Clerici ed Hemingway

Ricordi e aneddoti su Gianni Clerici: dall’incontro con Hemingway, alle passeggiate tra i vialetti di Wimbledon

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Gianni era dolcissimo e fumantino allo stesso tempo. L’ho conosciuto più di dieci anni fa a una conferenza stampa della Schiavone, che aveva appena passato un turno a Wimbledon. Gianni Clerici le chiese se la leonessa (nomignolo, che forse le aveva appioppato proprio lui) fosse tornata a ruggire…E lei: “Voi giornalisti dovete smetterla di chiamarmi così”…Non l’avesse mai detto. Gianni da persona affabile divenne un leone e alla Schiavone replicò che lei non doveva permettersi di apostrofarlo come “giornalista”, perché lui era un semplice scriba e non poteva essere accomunato con nessuno. Abbandonò la conferenza stampa e non ci mise più piede quell’anno e negli anni successivi. Gianni era così: un aristocratico del tennis e della scrittura.

Gianni Clerici e quel bar sospeso tra tennis e tempo

Al Press Center di Wimbledon la mattina era tra i primi ad arrivare. Condividevo questo privilegio per la mia insonnia. Alla macchinetta del caffè il primo commento: Repubblica mi ha dato le solite 40-50 righe striminzite di spalla“…
“Gianni preferisco leggerti altrove… nei tuoi libri
E lui si illuminava e ribatteva: “ma va là…

 

Gli raccontai che un amico di mio figlio, Guido, aveva assistito a una match vicino a lui ed era rimasto folgorato dalle sue parole. Gianni si ricordò perfettamente di questo ragazzo gracilino e molto educato, compagno di una partita. Gianni era un peripatetico. Gli piaceva tantissimo passeggiare lungo i vialetti di Wimbledon, il nostro Eden, e raccontare. Un giorno incontrò Ernest Hemingway in un baretto di Pamplona. Ma dai Gianni…

“Sì, ho origliato quello che diceva a un amico. Parlava di un torero, Romero, ucciso dal torello di cui si era innamorato”. Al grande scrittore americano Gianni si presentò come ammiratore e scriba, chiedendo se Romero fosse al centro del suo nuovo romanzo. E lui rispose con la proposta di un gentlemen’s agreement: se lui non avesse utilizzato quella storia, avrebbe potuta scriverla l’interlocutore appena conosciuto.

Il pittore della carta stampata: il ricordo di Gianni Clerici di Steve Flink

Gianni qualche tempo dopo mi inviò una copia di “Quello del tennis”, appena edito. C’era la storia del torero Romero, ereditata da Hemingway. Con questo biglietto che conservo come una reliquia: “Caro Antonio, non sono in molti, oltre a noi, ad aver giocato a Wimbledon. Alla prossima edizione! Gianni”.

Era un uomo generoso. Avevo partecipato al torneo dei giornalisti accreditati a Wimbledon, vincendo una bottiglia di Champagne che la sera avevamo bevuto assieme al ristorante. Gianni nobilitò questa partecipazione con quelle righe. Lui, invece, aveva partecipato al Wimbledon vero, all’età di 23 anni, dopo aver raggiunto Londra in Topolina.

Ciao Gianni, porterò nel cuore quelle lunghe passeggiate e quelle cene offerte il giovedì ai giornalisti dal Wimbledon Club. Al termine mi chiedevi mezzo toscano, che fumavi con orgoglio, facendo il giro dei tavoli. Gianni, la Hall of Fame già dal 2006 ti ha accolto tra gli immortali del tennis. Per me resti un caro amico che condivide i vialetti di Wimbledon come se fossero quelli dell’Eden. Grazie.

Antonio De Florio

L’addio a Clerici sui giornali italiani: “Lui, Mura e Brera, i tre grandi Gianni del racconto sportivo”

Clicca qui per leggere la classifica ATP aggiornata al 20 giugno 2022!

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La vita di un giornalista di tennis che vive nell’Ucraina dilaniata dalla guerra [ESCLUSIVA]

UbiTennis è il primo media a parlare con Sergey Kontorchik, delle sue esperienze di guerra e della reazione
della comunità del tennis

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Traduzione dell’intervista di Adam Addicott, pubblicata su ubitennis.net 26/05/2022

A volte dovevo scrivere notizie mentre ero seduto in un rifugio, soprattutto durante i primi mesi. Le sirene d’allarme suonavano molto, molto spesso. Molte volte ci sono anche suoni di aerei, jet da combattimento, ambulanze o sirene di camion dei pompieri e suoni di esplosioni se un missile colpisce qualcosa o se i sistemi di difesa aerea entrano in funzione”.

Sergey Kontorchik è come qualsiasi altro giornalista di tennis nel mondo. Segue religiosamente lo sport per tenersi aggiornato sugli ultimi sviluppi. L’ucraino è il fondatore del sito web Великий теніс України o come è comunemente noto in inglese BTU. Nel 2012 ha deciso di creare una pagina Facebook per promuovere il tennis nel suo paese. Tre anni dopo è stato lanciato un sito web e l’anno scorso ha ricevuto per la prima volta più di un milione di visitatori.

 

“Sono stato ispirato dal tennis e avevo anche il desiderio di essere più vicino al mondo del tennis e forse di attirare più ucraini nello sport che amo”, racconta a UbiTennis.

All’inizio il sito web era piuttosto piccolo, perché non avevo sponsor e nessun collaboratore e pagavo tutto di tasca mia“.

Ho iniziato a comunicare di più con i nostri giocatori. Ogni volta che ce n’era la possibilità ho provato a visitare le partite della nazionale in Coppa Davis/Billie Jean King Cup e altri tornei, scattare foto e parlare con i giocatori per approfondire la storia del tennis ucraino. Dal 2015 altre due persone, entusiaste quanto me, si sono unite a BTU. Sono molto fortunato di avere questo team, perché senza di loro non sarebbe possibile portare avanti questo progetto così attivamente”.

È difficile trovare un difetto nell’impegno di Kontorcvhik mentre si occupa degli ultimi sviluppi agli Open di Francia dalla sua terra natale colpita dalla guerra. L’Ucraina è impegnata in un conflitto militare con la Russia dal 24 febbraio dopo che è stata intrapresa una cosiddetta “operazione speciale”. Dal 24 maggio l’Alto Commissario per i Diritti Umani delle Nazioni Unite ha potuto verificare che 3.942 civili sono stati uccisi e altri 4.591 feriti. Anche se si teme che il bilancio sia significativamente più alto e il conteggio non tenga conto delle morti dei militari coinvolti.

Kontorchik vive a Dnipro, una città situata al centro della regione di Dnipropetrovsk che confina con Donetsk, una delle due aree controllate dai separatisti sostenuti da Mosca e si chiama Repubblica Popolare di Donetsk. Secondo il diritto internazionale la regione fa parte dell’Ucraina ma la Russia la riconosce come nazione indipendente. È una delle aree [di interesse russo] che ha fatto sì che la guerra iniziasse.

Mi sono svegliato alle 6 del mattino a causa dei terribili e rumorosi schianti: il nostro aeroporto è stato colpito da diversi missili. Ho controllato il mio telefono e ho visto dozzine di messaggi su Putin che ha avviato una guerra e inviato truppe russe che sono entrate nel nostro paese da più direzioni e che Kiev e il nord dell’Ucraina sono stati attaccati dalla parte della Bielorussia. È stato terrificante, ha detto Kontorchik nel momento in cui ha scoperto che la guerra era iniziata.

Dnipro è sempre stata vicina alla prima linea nel sud-est dell’Ucraina. È diventata un fulcro per gli sforzi sia umanitari che militari. Dnipro è diventata un luogo in cui i feriti arrivano dal fronte e gli sfollati vengono per sfuggire dalla guerra. Lo stesso sta accadendo ora, solo su scala molto più ampia”. Ha aggiunto.

UbiTennis è il primo media ad offrire a Kontorchik una piattaforma per parlare delle sue esperienze come giornalista di tennis che vive in una zona di guerra. A causa delle barriere linguistiche, abbiamo interagito tramite un traduttore per ottenere informazioni accurate.

In un certo senso il tennis ha creato un piccolo senso di evasione per gli scrittori di BTU e il loro proprietario. Hanno partecipato a vari eventi di raccolta fondi per aiutare a sostenere le persone colpite dalla guerra. Uno dei loro lettori con sede in Italia ha inviato loro “diversi pallet” di medicinali.

Ti permette di allontanarti per un attimo da questo orrore che gira dappertutto e che ti ruba un sacco di energie. Non è rilassante. Sì, il tennis è una distrazione e ti ricorda che la vita deve andare avanti, ma è sbagliato vederlo come “ok, ora posso godermi il mio tempo ed essere eccitato a causa del tennis, spiega Kontorchik.

Abbiamo scoperto che è davvero difficile guardare le partite di tennis in questo momento. Non riesci a mantenere la concentrazione o il tuo interesse. Ho provato a seguire alcune partite importanti e non sono riuscito a guardarle a lungo. Perdevo l’attenzione rapidamente. Prova a immaginare, sei stato così interessato a qualcosa per tutta la tua vita e la guerra te la rende quasi indifferente. Molti ucraini dicono che è difficile guardare film o leggere libri in questo momento. Come se il loro cervello avesse qualche forma di resistenza. Ma è importante fare qualcosa per non perdere completamente la testa”.

Cercare di promuovere il tennis in un paese colpito da un conflitto è un compito difficile. Secondo un recente rapporto, si dice che le forze russe abbiano distrutto in Ucraina almeno 130 strutture scolastiche e danneggiato altre 1500. Inevitabilmente questo avrà anche un impatto sull’accesso agli impianti sportivi. Quanto a BTU, hanno perso tutti i loro guadagni dalla pubblicità. Ora si affidano alle donazioni dei lettori per sopravvivere.

Affrontare una nuova realtà

Sin dall’inizio del conflitto, BTU ha sentito il bisogno di dare voce a coloro che nello sport potrebbero non essere in grado di parlare con i media internazionali. Un esempio è quello di Viacheslav Bielinskyi. Un diciottenne che lo scorso dicembre ha raggiunto la quinta posizione nella classifica [mondiale] juniores, dice che i giocatori russi hanno parlato con lui della loro opposizione alla guerra, ma hanno paura di farlo pubblicamente. Quelle conversazioni sono avvenute tra giocatori che giocavano nel circuito ITF.

“Siamo stati in contatto con i nostri tennisti dal primo giorno di guerra”, ha risposto Kontorchik quando gli è stato chiesto del suo legame con le stelle del tennis del suo paese.

In questo momento cerchiamo anche di raccogliere le loro storie sull’affrontare una nuova realtà, magari per parlare con chi non ha avuto la possibilità di comunicare con i media internazionali e vuole condividere con noi la propria storia. C’è chi vuole condividere e c’è chi vuole andare avanti e magari lasciare qualche episodio dell’orrore nel passato“.

Sembra assurdo che nel 2022 alcune di queste interviste siano state realizzate mentre i tennisti si nascondevano nei rifugi antiaerei. Coloro che sono riusciti a sfuggire al conflitto continuano a esprimere la loro posizione in campo. Elina Svitolina ha già parlato dell’impatto mentale della guerra e ha raccolto fondi per la sua patria. Dayana Yastremska ha donato il premio in denaro vinto con il titolo dell’Open di Lione. Nel frattempo, gli ex giocatori Alexandr Dolgopolov e Sergiy Stakhovsky si sono uniti alle forze armate del loro Paese.

Per quanto riguarda i giocatori russi e bielorussi, alcuni hanno espresso messaggi contro la guerra, ma nessuno si è spinto a tal punto da criticare il proprio governo. Il motivo principale è probabilmente legato alle severe leggi del loro Paese, che potenzialmente puniscono chi critica il conflitto. Per questo motivo Wimbledon ha deciso di non mettere in atto un documento che preveda una dichiarazione che i giocatori dovrebbero firmare, nella quale si condanna il proprio governo per poter prendere parte al torneo.

Tuttavia, questa argomentazione colpisce particolarmente Kontorchik, che sottolinea come la Russia abbia annesso la Crimea nel 2014, ma le leggi contro la guerra in Russia siano state pubblicate solo nel marzo 2022.

“C’è stata una reazione molto limitata da parte della famosa popolazione russa o bielorussa in generale. Anche da parte di coloro che trascorrono la maggior parte del loro tempo all’estero, anche da parte di coloro che vivono lì con le loro famiglie. Molti hanno provato a parlare solo dopo che le sanzioni hanno iniziato a impedire loro di condurre il loro solito stile di vita lussuoso, afferma.

Per i giocatori ucraini è come un doppio fallo: il primo “out” è che non si ottiene la risposta che ci si aspetterebbe dagli amici o dai colleghi; il secondo “out” è che si ha l’impressione che l’intera comunità degli appassionati di tennis, dei media e delle autorità non capisca affatto il tuo punto di vista. Se questi ragazzi rimangono in silenzio, i giocatori ucraini continuano ovviamente a chiedersi cosa possano pensare: forse sostengono Putin, forse pensano che sia tutta colpa dell’Ucraina, forse non riescono a vedere la differenza tra il bene e il male. È assurdo. È già davvero difficile continuare a giocare e cercare di costruire la propria carriera soltanto considerando questi fattori, senza parlare del fatto di non avere una casa”.

Il conflitto ha scatenato l’azione del mondo sportivo, ma anche nel tennis è un argomento che divide. L’ATP, la WTA e l’ITF hanno sospeso i giocatori russi e bielorussi dal giocare sotto la loro bandiera, oltre a escludere le loro federazioni nazionali dagli eventi a squadre. Wimbledon ha fatto un ulteriore passo avanti, vietando loro di giocare e facendo arrabbiare gli altri organi di governo dello sport. Il risultato è che il Grande Slam di quest’anno si svolgerà senza l’assegnazione di punti di classifica per la prima volta da quando il sistema di classifica è stato introdotto quasi 50 anni fa.

Questo divieto è stato un segno inaspettato, ma importante, di sostegno all’Ucraina, anche se alcuni continuano a ricordarci che lo hanno fatto solo per l’immagine pubblica“, ha commentato Kontorchik. “Tuttavia è stato anche un messaggio per gli altri grandi tornei. Wimbledon è il più grande evento tennistico della storia, le persone al di fuori del tennis lo conoscono e lo seguono. Il tennis, come qualsiasi altro sport, è un importante strumento di propaganda per i russi, che stanno sfruttando al massimo il loro successo sportivo”.

“Se guardiamo la questione dal punto di vista della dirigenza del tennis, sembra incomprensibile che stiano seriamente spingendo per togliere i punti a tutti. Con il pretesto di proteggere i diritti di tutti i tennisti, in sostanza tutti saranno puniti, e nessuno avrà l’opportunità di guadagnare punti a Wimbledon. Questa sarebbe la cosiddetta tutela dei diritti?”.

Date le ripercussioni legate a Wimbledon, è probabile che gli altri tornei non seguano lo stesso precedente, a meno che non siano costretti a farlo.

Il tutto fa sorgere la domanda: cos’altro si potrebbe fare? Kontorchik rende omaggio a coloro che hanno contribuito a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla crisi, tra cui la numero 1 del mondo Iga Swiatek, che ha parlato più volte della guerra. Andy Murray e Roger Federer sono tra i giocatori che hanno fatto donazioni per gli sforzi umanitari. La Federazione svizzera di tennis ha ospitato giocatori ucraini. Infine, l’ex campionessa degli Open di Francia Francesca Schiavone ha organizzato un evento di beneficenza a favore della fondazione di Svitolina.

D’altro canto, c’è anche un certo grado di delusione. Quando è emerso il timore che Peng Shuai potesse essere sottoposta a censura da parte delle autorità cinesi, la WTA ha reagito in modo rapido e deciso sospendendo tutti i suoi eventi in Cina, causando perdite di milioni di dollari.

Le azioni del mondo del tennis, dei top player, del management, sono state estremamente deludenti in generale. Molti ucraini hanno lasciato commenti, stanno perdendo o hanno già perso il desiderio di seguire questo sport se questa ne è la reazione sincera”, ritiene Kontorchik.

“La guerra in Ucraina è uno slogan “No war” o “Stand for peace” (usato nello sport) – ma siamo onesti – come può qualcuno, qualsiasi persona sana di mente, essere a favore della guerra e contro la pace in generale?”.

Il racconto di Kontorcvhik su cosa significhi vivere in Ucraina in questo periodo rimette davvero tutto in prospettiva. Come milioni di suoi compatrioti, è inevitabilmente colpito dalla guerra. Eppure, continua a dedicare il suo tempo al tennis. Anche se nessuno sa per quanto tempo, visto che si trova in un Paese dal futuro incerto.

“Siamo chiari: il futuro del tennis in Ucraina è molto, molto incerto. A nessuno interesserà il tennis, quando la gente in Ucraina non avrà dove vivere e cosa mangiare. Le Nazioni Unite dicono che una guerra prolungata porterà 9 ucraini su 10 a vivere in condizioni di povertà o quasi. Il 50% delle aziende ha già chiuso, l’altro 50% sta lottando in questo momento. Il nostro nuovo e moderno centro di tennis è stato distrutto, i campi non sono in buone condizioni tali da permettere i giocatori di allenarsi. È solo la punta dell’iceberg”, conclude.

Traduzione di Alice Nagni e Massimo Volpati

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John McEnroe affronterà l’avversario più duro di sempre: sé stesso

McEnroe entra dritto nel metaverso: scenderà in campo contro la versione più giovane di sé stesso, usando una tecnologia basata sull’intelligenza artificiale

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John McEnroe - Roland Garros Legends 2018 (foto Roberto Dell'Olivo)

Articolo di Evan Bleier, pubblicato su InsideHook, 11 maggio 2022

Sebbene abbiano disputato decisamente meno incontri di Roger Federer e Rafael Nadal (40), Federer e Novak Djokovic (50) e Djokovic e Nadal (58), Bjorn Borg e John McEnroe sono stati recentemente votati come la più bella rivalità sportiva di tutti i tempi, non solo nel tennis. Hanno giocato l’uno contro l’altro 14 volte dal 1978 al 1981 e McEnroe vanta la vittoria nell’ultima delle loro sfide, agli US Open del 1981 sui campi di Flushing Meadows nel Queens. Ma per quanto ostico sia stato Borg come avversario, il sessantatreenne tennista americano a fine mese si imbarcherà in una sfida se possibile ancor più dura: in un evento sponsorizzato da Michelob Ultra: sfiderà la versione più giovane di sé stesso.

Verso la fine del mese, ESPN+ trasmetterà in streaming l’incontro tra l’ex numero 1 del mondo e sette volte campione Slam ed una riproduzione computerizzata di sé stesso in grado di adattarsi alle situazioni di gioco attraverso un sistema di risposta automatizzato. Progettato per imitare lo stile di gioco di McEnroe espresso nei cinque anni migliori della sua carriera usando come materiale di riferimento centinaia di ore di filmati storici, questo avversario guidato dall’intelligenza artificiale sarà difficile da battere. Ciò non significa che McEnroe, quello vero, non ci proverà. Detto questo, il tennista non si aspetta di fare a sé stesso quello che un tempo fece a Borg. “Ho più di 60 anni e ho molta esperienza, ma è come dire di avere un buon piano di gioco contro Mike Tyson fino a quando lui non ti sferra il primo colpo”, ha detto McEnroe ad InsideHook.

 

“Presumo che il mio io più giovane sia tremendamente più in forma di me dal punto di vista atletico. Anche se riuscissi a leggergli nel pensiero, sarebbe dura. Onestamente, però, ritengo che in questa occasione vincere non sia la cosa più importante. Quello che conta è divertirsi. Sto cercando di godermi tutte le cose che ho avuto e che ho ancora. Quando ripenso alla mia carriera, anche agli anni in cui ero il miglior tennista del mondo, penso che non abbia saputo gustarmi quello che avevo quanto avrei potuto. Provavo un senso di vuoto.”

Come abbiamo visto di recente nel caso di Naomi Osaka, quello che ha descritto McEnroe, il fatto di non provare piacere anche quando si esprime il proprio gioco migliore, è qualcosa contro cui stanno combattendo anche le stelle del tennis di oggi. Secondo McEnroe, essendo il tennis uno sport individuale e non di squadra (a parte il doppio), contribuisce a certe dinamiche psicologiche e può creare una sensazione di isolamento.

“Certo, prevalgono gli aspetti positivi perché, se vinci raggiungi una gloria incredibile. Ma se perdi, il dolore è enorme e subisci tutte le relative conseguenze”, dice. “Questo è un grosso problema. Ci sono troppe persone che su questo mettono i paraocchi. Penso che si tratti principalmente del timore di fallire o di una combinazione di fattori, ma non è cosa facile da superare. Vivi in una bolla e sei convinto che il mondo intero ruoti attorno ad essa. Esci e devi competere, rischiando di fallire. E come lo affronti? Noi diciamo sempre ai ragazzi della mia accademia di tennis che si impara più dalle sconfitte che dalle vittorie. Ma a nessuno piace perdere, per niente. Diventa un problema cronico e può anche avere effetti debilitanti.”

Fortunatamente per McEnroe, una sconfitta contro l’avatar di sé stesso dotato di intelligenza artificiale non sarebbe poi la fine del mondo a questo punto della sua vita e della sua carriera, visto che ora – finalmente – lui ha iniziato a calmarsi… almeno un po’. Adesso riesco a ridere di me stesso e a non prendermi troppo sul serio. Voglio divertirmi un po’ nella vita, voglio godermela. Mi ci sono voluti letteralmente decenni per raggiungere questa condizione mentale. Mi permette di mostrare un lato della mia personalità che non si vedeva sul campo da tennis”, dice. “Mi sono accadute così tante belle cose nella vita. Ho sei figli che sono ancora in buona salute dopo le cose pazzesche di questi ultimi anni. Sento di non aver ringraziato abbastanza la fortuna; se non riuscissi a godermi cose come queste, vorrebbe dire che c’è qualcosa di profondamente sbagliato. Ora mi godo la vita. Non considero il risultato come la cosa più importante.” Allora chi vincerà? “Sento di non poter perdere. Questa è la buona notizia”, dice McEnroe. “Mi piacerebbe dirti che vincerò io, ma in questo momento il McEnroe versione ’84 sarebbe il favorito contro chiunque.”

Tradotto da Ilchia Di Gorga

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