(S)punti tecnici della settimana: ATP Finals 2016, la grande bellezza del doppio

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(S)punti tecnici della settimana: ATP Finals 2016, la grande bellezza del doppio

Il doppio, alle ATP Finals, per una volta gode di grande visibilità. Quando è giocato ai massimi livelli, la merita senz’altro. Analizziamo i movimenti in campo dei migliori, rivedendo uno dei punti più spettacolari dell’anno

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Uno dei motivi per cui mi trovo in forte disaccordo con chi sostiene che il doppio andrebbe emarginato, o addirittura abolito, è che la specialità rimane probabilmente l’ultima “isola” nel mare del power-tennis moderno dove è ancora possibile vedere con continuità gesti tecnici (la combinazione serve&volley) ormai quasi scomparsi nelle competizioni di singolare a livello professionistico.
Ma oltre ad essere sempre un piacere per l’occhio dell’appassionato che apprezza la magia di uno split-step in avanzamento, seguito da una volée ad uscire con il taglio sotto, il doppio offre spunti davvero interessanti per quello che riguarda i movimenti di copertura del campo.
Idealmente, i giocatori di una coppia di doppio dovrebbero sempre coordinare i propri spostamenti in modo da non essere mai distanti tra loro più di 5-6 metri. La misura non è casuale: l’allungo massimo laterale di un tennista medio, comprensivo di un passo, della successiva proiezione del busto e del braccio, e della lunghezza della racchetta, è intorno ai 2 metri e mezzo. Di conseguenza, mantenendo una posizione ottimale rispetto al partner, si lascerà poco e niente di spazio al centro, e si otterrà buona copertura esterna, essendo il rettangolo di gioco compresi i corridoi di 10, 97 metri. Quando una coppia si muove correttamente, agli avversari rimangono pochi centimetri per trovare soluzioni vincenti, e questo aspetto è anche più importante rispetto alla qualità dei colpi in sé. Il nostro direttore Ubaldo Scanagatta ne ha scritto davvero molto bene, e con grande passione, durante le Olimpiadi di Rio quest’anno: il segreto non è la copertura dei lungolinea, ma quella al centro, e oltre alla distanza da mantenere tra i due giocatori per tenere chiusa la “forbice” tra di loro, è fondamentale che i membri della coppia si trovino il meno possibile uno più avanti, e uno più indietro. Ci vuole incredibile coordinazione di movimenti sia in orizzontale che in verticale, insomma.

Il finlandese Henri Kontinen (26 anni, miglior classifica in singolare 220) e l’australiano John Peers (28 anni, miglior classifica in singolare 456), grandi specialisti, un po’ a sorpresa ma non troppo – che fossero fortissimi era cosa evidente da un pezzo – hanno trionfato con merito alle ATP Finals 2016, mettendo in riga ogni coppia affrontata con una qualità di “tennis da doppio” che non si vedeva da tempo. E durante il loro match di round robin, opposti ai due Lopez spagnoli, Feliciano e Marc (avevo ammirato un loro ottimo allenamento a New York), hanno vinto – oltre al match – uno dei punti più divertenti dell’intera annata di tennis. Lo vediamo nel video qui sotto, veramente pazzesco.

https://vimeo.com/191779282

 

Giustamente, l’occhio dello spettatore si focalizza sulla straordinaria conclusione dello scambio, con Marc Lopez che tira lo slice esterno al paletto della rete, praticamente rasoterra fin dall’impatto, e John Peers che riesce a controllare la demi-volée di dritto chiudendo in cross. Meritatissima standing ovation. Ma la spettacolarità degli ultimi due colpi – e la conseguente diffusione del filmato in ogni raccolta di highlights – ci dà l’opportunità di analizzare anche quello che succede prima, ed è qui che si può apprezzare appieno la qualità degli automatismi e dei movimenti in campo di tutti e quattro i tennisti. Utilizzando il frame-by-frame, e isolando i fotogrammi degli impatti, andiamo a vedere un’autentica lezione di copertura del campo in doppio.

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Serve John, risponde Marc, i due spagnoli partono in posizione difensiva, si può però già vedere che entrambi i Lopez sono in proiezione verso avanti, aggressivi, fin dall’istante dell’impatto.

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Marc aggredisce la risposta in avanzamento, ben dentro il campo, Henri a rete è in pieno split step di posizionamento, John sta arrivando verso rete.

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Nell’istante in cui John colpisce la volée alta di rovescio, Marc sta rientrando verso il centro a coprire, Feliciano si prepara alla difesa, Henri rimane giustamente sul suo lungolinea.

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Sulla volée centrale arriva prima Marc, e mentre sta colpendo Feliciano è in frenata per poi tornare a coprire verso l’esterno. John e Henri sono perfettamente coordinati a rete adesso.

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Arriva la volée di John, stavolta esterna, sarà Feliciano a prenderla, Marc è già scattato ad allargarsi dal compagno per non lasciare spazio alla sua sinistra.

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L’impatto del rovescio di Feliciano trova tutti e quattro i giocatori posizionati impeccabilmente, John e Henri a rete giustamente rivolti verso il lungolinea sinistro, e perfettamente paralleli, Marc in posizione difensiva del centro del campo.

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Henri gioca la volée, Marc l’ha letta e sta steppando pronto a difendere il lato esterno.

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Qui, se Marc non fosse stato posizionato correttamente, il punto sarebbe finito, ma lo spagnolo ci arriva e alza sull’uomo più attaccato alla rete, che è Henri.

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Nell’istante in cui si accorge di essere stato scavalcato dalla palla, Henri si accuccia per lasciare spazio per lo smash a John, che era già partito in anticipo. Coordinazione fantastica.

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In elevazione, proiezione laterale e in arretramento questo smash per John è pressochè impossibile da chiudere con violenza, non solo, la direzione esterna è obbligata dalla postura di braccio e spalle. Feliciano lo ha intuito in anticipo, e si prepara a difendere.

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Feliciano sta colpendo il rovescio difensivo in allungo, Henri è già scattato verso il lungolinea, sapendo che John appena ricaduto dallo smash precedente non può che rimanere a destra. Anche Marc sta avanzando verso il campo.

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Mentrte Henri è in pieno allungo sulla volée, tocca a Marc prepararsi alla difesa, lo vediamo steppare perfetto nell’esatto centro della porzione di campo dove una palla colpita così può potenzialmente finire. Contemporaneamente, Feliciano e John stanno rientrando verso i rispettivi compagni. Sempre ottime – considerando la dinamica del punto – le distanze e le posizioni.

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Henri azzecca una gran palla corta ed esterna, Marc ci va in anticipo, Feliciano è intanto arrivato a rete in perfetta copertura centrale, così come perfetto è John in difesa anche lui al centro. Ma ecco il problema di Marc: la palla è più bassa del cubo dello sponsor FedEx davanti ai raccattapalle, e questo gli impedisce la traiettoria verso il lungolinea che sarebbe senz’altro vincente.

marc lopez impact

Lo vediamo meglio qui: all’impatto (frame di sinistra) la palla è appena più bassa del cubo, se Marc la giocasse “dritta” non lo supererebbe, e lo spagnolo è costretto a trovare il campo con una traiettoria diagonale, la palla passa di lato alla rete all’altezza di metà del paletto. Straordinario comunque. Però…

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… purtroppo per Marc aver avuto il lungoriga chiuso dall’ostacolo permette a John di trovare e ribattere una delle palle più rasoterra immaginabili nel tennis, con una splendida demi-volée di dritto incrociata. Henri e Marc sono fuorigioco adesso, è un vero e proprio punto di singolare, Feliciano non potrebbe coprire meglio la rete, John ha sfuttato il suo esemplare posizionamento.

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Fine del punto, Feliciano non poteva fare di più che costringere John a stringere il cross al massimo, nel frattempo Henri era già rientrato nell’eventualità che lo spagnolo fosse riuscito a giocare l’allungo. Tutto fantastico.

Se riguardiamo il video focalizzandoci sugli spostamenti dei quattro giocatori, il balletto rapidissimo ma preciso al centimetro è impressionante. Sono questi automatismi che fanno la differenza in questa specialità, e sono aspetti tecnico-tattici interessantissimi. Non potrei essere più felice, personalmente, per la formula delle Finals che offre un palcoscenico e una copertura mediatica simile al doppio, che a mio avviso, disertato dai “grandi” o meno che sia, rimane uno spettacolo magnifico quando ben giocato come ci hanno fatto vedere Marc, Feliciano, Henri e John. Splendidi.

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ATP Finals – Spunti Tecnici: Matteo Berrettini e il dritto che fa male anche ai top-players

SPONSORIZZATO – Per non parlare del servizio… Gli straordinari risultati del testimonial Lotto, consolidato ATP Top 10, dipendono in gran parte dal binomio dritto servizio

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(photos @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)
(photo @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)

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Tecnicamente, stando in campo con Matteo Berrettini, che si prepara a giocare le ATP Finals per la seconda volta in carriera (record per il tennis italiano maschile, come l’esaltante finale raggiunta sull’erba di Londra), è molto interessante vedere quanto i colpi dell’azzurro sponsorizzato da Lotto Sport Italia siano strutturati con l’obiettivo dell’efficienza e dell’incisività.

Il dritto è uno dei più potenti e carichi di top-spin del Tour, parole di Novak Djokovic, una botta paragonabile a quella di Juan Martin del Potro, il servizio è sempre la specialità di casa, e il rovescio slice (con rotazione all’indietro) è diventato solido e molto efficace. D’altronde, a questi livelli non vai in fondo agli Slam con buchi tecnici evidenti, chi critica il rovescio di Matteo dovrebbe provare a starci in campo contro, come ha detto anche Monfils dopo averci perso a New York due anni fa. Vediamoci insieme Berrettini da vicinissimo.

(photos @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)
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Qui sopra, un paio di esecuzioni del dritto in open stance, postura frontale, il classico “sventaglio” con cui l’italiano martella a ritmo altissimo da ogni angolo del campo. Da notare, a parte l’ovalizzazione perfetta e l’ottima spinta della gamba esterna, come Matteo tenga l’indice della mano destra ben separato dalle altre dita. La cosa consente una maggiore sensibilità, la nocca del dito avvolge il manico più avanti sostenendolo e “sentendolo”, è il cosiddetto “pistol grip“, l’impugnatura “a pistola”, come se l’indice fosse su un grilletto immaginario. Rispetto al “hammer grip“, che non è l’impugnatura a martello che in italiano è la continental, ma è la postura della mano sul manico a dita raccolte, il vantaggio a livello di percezione e tatto è notevole, a patto che si sia in grado, con la forza dell’arto, di reggere con sufficiente saldezza l’attrezzo. Ecco un esempio più chiaro, per capirci.

 

Sopra, Dominic Thiem, sotto, Berrettini. Se osserviamo l’indice, la differenza è evidente. Sono due dritti brutali per potenza, efficacissimi entrambi, ma avete presente quando un colpo ha “qualcosa” in più? Magari dà un’impressione di maggior controllo, o di varietà di esecuzioni, tipicamente la capacità di tirare piatto oppure super-arrotato cambiando l’angolo di attacco del piatto corde sulla palla con disinvoltura? Ma non si riesce a focalizzare quale sia la causa, o perché uno ci riesca meglio di un altro? Ecco, questi dettagli spesso sono la risposta. E sappiamo bene che una delle caratteristiche tecniche di Matteo è proprio la capacità di sparare liftoni alternati a manate piatte come niente fosse.

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(photos @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)
(photos @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)

Qui sopra, vediamo il rovescio tagliato con rotazione all’indietro, ovvero lo slice. Berrettini ha lavorato moltissimo su questo colpo, ce lo ha detto lui stesso, e i risultati si vedono. Non parte molto in alto con la testa della racchetta, non sale troppo con la spalla, e tiene il braccio abbastanza discosto dal corpo (pensiamo a Roberta Vinci, che arrivava dietro la schiena col piatto corde, e avvolgeva il braccio così tanto che ancora un po’ si strangolava da sola, con la spalla destra in gola). Il movimento a colpire risulta più orizzontale, data l’altezza di Matteo la cosa per lui funziona più che bene, ed è ottima la conduzione del piatto corde, con postura perfettamente composta, come si può apprezzare nella seconda immagine. Notevole la capacità di andare basso con le ginocchia, data la stazza del giocatore. La rasoiata in slice di Berrettini non ha nulla da invidiare, quanto a efficacia e cattiveria della rotazione, a esecuzioni ben più “blasonate” dal punto di vista stilistico. Bravissimo.

Qui sopra (sequenza originale ed esclusiva di Ubitennis da Indian Wells), il super-servizio, senza commenti perché le immagini parlano da sole. Il caricamento iniziale, con il brandeggio basculante “alla Raonic”, e il polso morbido, con presa leggerissima, sono caratteristiche personali di Matteo. Decontrazione totale, che produce una frustata con pochi eguali nel circuito. Dalla “trophy position” in poi, vediamo le immagini, anche scolasticamente è una martellata fantastica, il lieve attimo di surplace con racchetta piatta verso l’alto, difettuccio veniale ma presente fino a tre anni fa, è sparito, Matteo va di taglio ad aggredire la palla in modo perfetto. Che missili, ragazzi.

In conclusione, abbiamo un gran bel giocatore, moderno, fisico, potente, e dotato di tecnica assai più raffinata di quanto appaia a prima vista (e soprattutto in TV). La grande sensibilità della sua palla corta ne è un esempio, non spari servizi a 225 all’ora, dritti a 160 dall’altra parte, e poi chiudi il punto con una carezza a mezza spanna dal nastro se non hai tanta, ma tanta “mano”. Un po’ di abitudine ad andare a rete a prendersi qualche punto in più, altra cosa su cui Berrettini e Santopadre ci hanno detto di stare lavorando parecchio, con successo viste le vittorie, e il “pacchetto” è completo.

Terzo anno chiuso in top-10 ATP, titoli prestigiosi come al Queen’s Club, soddisfazioni personali come la convocazione per il team Europa alla Laver Cup, e il sogno della finale di Wimbledon: Matteo Berrettini è arrivato tra i grandi del tennis, e ha intenzione di rimanerci a lungo.

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Wimbledon, uno sguardo tecnico: cosa deve fare Berrettini per battere Hurkacz

Preview tecnica delle semifinali maschili: per Berrettini saranno fondamentali servizio e slice di rovescio, Hurkacz dovrà… rispondere. Le speranze di Shapovalov? Sbracciare come non ci fosse un domani

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Matteo Berrettini - Wimbledon 2021 (credit AELTC/Edward Whitaker)

In occasione delle semifinali maschili di Wimbledon, con la storica presenza di Matteo Berrettini, tornano le preview tecniche di Luca Baldissera – purtroppo non da bordo campo, a causa delle difficoltà attuale indotte dalla pandemia. Ma Luca conta di tornare a scrivere presto anche dal campo!


Djokovic contro tutti? Il “mantra” di questi ultimi giorni di torneo, quando i contendenti per il singolare maschile sono rimasti in quattro, sembra essere quello. Da un lato il supercampione, che dà costantemente l’impressione di viaggiare con il “cruise control“; dall’altro tre giovanotti di belle, se non bellissime, speranze. Che potrebbero arrivare a realizzarsi proprio qui a Church Road, chissà, anche se appare onestamente molto difficile. Ma andiamo con ordine, cosa possiamo aspettarci oggi pomeriggio?

Matteo Berrettini vs Hubert Hurkacz

Cosa deve fare Matteo per vincere: testa bassa, e fiducia totale nelle sue armi migliori, che possono essere devastanti per chiunque. Il servizio, innanzitutto, con le straordinarie percentuali di unreturned serves“, le palle che non tornano, dato assai più importante e significativo degli ace, dovrà mantenere l’efficacia mostrata finora. Siamo poco sotto al 50% in 5 partite, prime e seconde aggregate, tantissima roba, in cima alla classifica di questa statistica. Se poi qualcosa dall’altro lato della rete effettivamente ritornerà, entra in azione il dritto, che è una cannonata di velocità e pesantezza molto superiori a qualunque accelerazione dell’avversario. Si entra nello scambio? Allora ecco lo slice di rovescio, sempre interpretato come arma tattica che consenta poi di girarsi e mettere in azione il drittone di cui sopra. Tutto molto semplice tatticamente per Berrettini, dipenderà da lui e dalle percentuali che saprà realizzare.

 

Cosa deve fare Hubert per vincere: rispondere, rispondere, rispondere. Se vieni travolto dal bombardamento di Matteo non hai scampo, i suoi turni di battuta durano poco, e tu vai in affanno anche quando tocca a te servire, sapendo di non poterti permettere la minima sbavatura. Attenzione a non attaccare con troppa disinvoltura il rovescio dell’italiano, che è capace di giocare slice bassi e insidiosi, ma il pallino del gioco deve essere tuo. Tre-quattro colpi al massimo e poi via dentro, sfruttando la qualità dei due fondamentali. In un match del genere, come fosse un duello nel vecchio west, vince chi estrae la pistola e spara per primo. Purtroppo per Hurkacz, il calibro di Berrettini appare di poco superiore.

Novak Djokovic vs Denis Shapovalov

Cosa deve fare Denis per vincere: sbracciare a tutto campo come non ci fosse un domani (anche perché, se non ci riesce, il “domani tennistico” non ci sarà di sicuro). Ricordarsi del 13 maggio a Roma, quando fece soffrire Rafa Nadal per tre ore e mezza, sciorinando un tennis d’attacco di esplosività formidabile. Quando un tipo come Shapovalov decide di spaccare la palla, sono guai per tutti, Djokovic compreso. Ma gli alti e bassi di rendimento tipici del canadese, uno come Khachanov (per esempio) te li perdona, Novak no. Lo schema dritto mancino (e servizio) a spostare lateralmente l’avversario, seguito dall’accelerazione incrociata dall’altra parte può essere letale, specialmente se eseguita con l’anticipo di rovescio. Il problema, per Denis, è che anche tutto questo potrebbe non bastare, visto il mostro di continuità che si troverà davanti. Ma questo non deve impedirgli di provarci con tutta la convinzione possibile. Come lui stesso ha detto, in fondo si parte sempre da 0-0.

Denis Shapovalov – Wimbledon 2021 (via Twitter, @Wimbledon)

Cosa deve fare Novak per vincere: presentarsi in campo (ok, scherzo). Il buon vecchio Djoker, per vincere, dovrà “semplicemente” alzare un minimo i suoi standard di rendimento soprattutto in risposta, e ricordarsi del primo set in assoluto giocato (e perso) in questo torneo dal giovane inglese Draper. I servizi mancini danno fastidio a tutti, Nole compreso, ma quando hai una qualità nell’impatto di rovescio di livello clamoroso devi fidarti del tuo colpo, e mollare il più spesso possibile l’anticipo diagonale o lungolinea. Se riesci a togliere da subito l’iniziativa a uno come Shapovalov, il resto (ovvero il controllo del palleggio e delle geometrie da fondocampo) diventa ordinaria amministrazione. Occhio a non rischiare troppo con le seconde palle aggressive, contro Shapovalov – che non è Nadal in risposta – non dovrebbe essere necessario, e regalare punti così è sempre pericoloso. Il pubblico sarà in maggioranza favorevole al canadese, ma questo non ha mai costituito un problema per Djokovic, come ha abbondantemente dimostrato proprio sul campo centrale due anni fa.

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US Open, spunti tecnici più attesi: il segreto del dritto di Berrettini

NEW YORK – Botte clamorose con la battuta, accelerazioni fulminanti da fondocampo, affettate efficacissime, e un ottimo tocco di palla. Matteo ha già tutto quello che serve per il tennis di vertice

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da New York, il nostro inviato

Innanzitutto, ben ritrovati a bordocampo. All’indomani della strepitosa vittoria su Gael Monfils, che consegna Matteo Berrettini alla storia del tennis italiano, con una semifinale Slam su cemento a cui non era mai arrivato nessuno (Corrado Barazzutti, nel 1977, arrivò tra i primi 4 allo US Open, ma si giocava a Forest Hills, su terra verde), era inevitabile il pellegrinaggio all’allenamento del ragazzone di Roma che sta facendo sognare tutti. Sul Grandstand di Flushing Meadows, Matteo ha fatto un’oretta di “training” con coach Santopadre. Quando ho salutato lui e Matteo, belli rilassati e sorridenti, e accompagnati da Craig O’Shannessy, ormai membro aggiunto del team almeno in questo torneo, ho detto scherzando: “Ehi, uno sparring partner giovane oggi vedo“. Vincenzo si è fatto una risata e mi ha risposto: “Beh Luca, bisogna fare allenamento in modo più possibile simile alla partita che verrà. Quindi, c’era bisogno di un mancino con pochi capelli!“. Ecco, questa era l’atmosfera nel pomeriggio di New York, davvero piacevole e allegra.

Tecnicamente, stando in campo con il “team Italia” che tanto successo sta ottenendo quest’anno allo US Open, ho trovato interessante vedere quanto i colpi di Berrettini siano strutturati con l’obiettivo dell’efficienza e dell’incisività. Rispetto a quando lo avevo fotografato e analizzato a Melbourne, gennaio 2018, il dritto mi è sembrato ancora più esplosivo, una botta, il servizio è sempre la specialità di casa, e il rovescio slice è diventato solido e molto efficace. D’altronde, a questi livelli non vai in fondo a tornei del genere con buchi tecnici evidenti, chi critica il rovescio di Matteo dovrebbe provare a starci in campo contro, come ha detto anche Monfils. Vediamoci insieme Berrettini da vicinissimo.

 

Qui sopra, in alto preparazione e caricamento, sotto impatto e finale del dritto in open stance, postura frontale. Da notare, a parte l’ovalizzazione perfetta e l’ottima spinta della gamba esterna, come Matteo tenga l’indice della mano destra ben separato dalle altre dita. La cosa consente una maggiore sensibilità, la nocca del dito avvolge il manico più avanti sostenendolo e “sentendolo”, è il cosiddetto “pistol grip“, l’impugnatura “a pistola”, come se l’indice fosse su un grilletto immaginario. Rispetto al “hammer grip“, che non è l’impugnatura a martello che in italiano è la continental, ma è la postura della mano sul manico a dita raccolte, il vantaggio a livello di percezione e tatto è notevole, a patto che si sia in grado, con la forza dell’arto, di reggere con sufficiente saldezza l’attrezzo. Ecco un esempio più chiaro, per capirci.

Sopra, Dominic Thiem, sotto, Berrettini. Se osserviamo l’indice, la differenza è evidente. Sono due dritti brutali per potenza, efficacissimi entrambi, ma avete presente quando un colpo ha “qualcosa” in più? Magari dà un’impressione di maggior controllo, o di varietà di esecuzioni, tipicamente la capacità di tirare piatto oppure super-arrotato cambiando l’angolo di attacco del piatto corde sulla palla con disinvoltura? Ma non si riesce a focalizzare quale sia la causa, o perché uno ci riesca meglio di un altro? Ecco, questi dettagli spesso sono la risposta. E sappiamo bene che una delle caratteristiche tecniche di Matteo è proprio la capacità di sparare liftoni alternati a manate piatte come niente fosse.

Qui sopra, un dritto classico in neutral stance, affiancato e in proiezione verso avanti, splendida la compostezza e l’allineamento braccio-racchetta. Berrettini a destra ha davvero un colpo di livello top mondiale, ormai, e lo sta ben dimostrando qui a New York.

Qui sopra, vediamo il rovescio tagliato con rotazione all’indietro, ovvero lo slice. Berrettini ha lavorato moltissimo su questo colpo, ce lo ha detto lui stesso, e i risultati si vedono. Non parte molto in alto con la testa della racchetta, non sale troppo con la spalla, e tiene il braccio abbastanza discosto dal corpo (pensiamo a Roberta Vinci, che arrivava dietro la schiena col piatto corde, e avvolgeva il braccio così tanto che ancora un po’ si strangolava da sola, con la spalla destra in gola). Il movimento a colpire risulta più orizzontale, data l’altezza di Matteo la cosa per lui funziona più che bene, ed è ottima la conduzione in orizzontale-esterno del piatto corde, con il gomito che si apre verso destra con timing perfetto. Da vicino, posso assicurarvi che la rasoiata in slice di Berrettini non ha nulla da invidiare, quanto a efficacia e cattiveria della rotazione, a esecuzioni ben più “blasonate” dal punto di vista stilistico. Bravissimo.

Qui sopra, il super-servizio, senza commenti perché le immagini parlano da sole. Il caricamento iniziale, con il brandeggio basculante “alla Raonic”, e il polso morbido, sono caratteristiche personali di Matteo. Dalla “trophy position” in poi, vediamo le immagini, anche scolasticamente è una martellata fantastica, il lieve attimo di surplace con racchetta piatta verso l’alto è sparito, va di taglio ad aggredire la palla in modo perfetto. Che missili, ragazzi.

Per finire in modo curioso, ecco Matteo che si diverte a sperimentare il rovescio a una mano, e devo dire che non è niente male. Meglio non provarci con Nadal, però.

In conclusione, signori, abbiamo un gran bel giocatore, moderno, fisico, potente, e dotato di tecnica assai più raffinata di quanto appaia a prima vista (e soprattutto in TV). La grande sensibilità della sua palla corta ne è un esempio, non spari servizi a 225 all’ora, dritti a 160 dall’altra parte, e poi chiudi il punto con una carezza a mezza spanna dal nastro se non hai tanta, ma tanta “mano”. Un po’ di abitudine ad andare a rete a prendersi qualche punto in più, altra cosa su cui Berrettini e Santopadre ci hanno detto di stare lavorando parecchio, e direi che ci siamo. Non so se basterà con Rafa, naturalmente, ma per una gran carriera ad altissimo livello, che poi è stato già altro che raggiunto, non manca nulla.

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