ATP IW: Pospisil eroe in California, Murray a casa!

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ATP IW: Pospisil eroe in California, Murray a casa!

Clamoroso a Indian Wells! Esordio fatale per Murray, la partita perfetta la fa il canadese: si apre una voragine nel tabellone. Thiem spedito, Monfils e Goffin un po’ meno

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[Q] V. Pospisil b. [1] A. Murray 6-4 7-6(5) (Marco Pardini)

È il giocatore più forte del mondo, sapevo che avrei dovuto giocare un match perfetto. Adesso sono senza parole“. L’impresa di giornata porta la firma di Vasek Pospisil, che batte per la prima volta in carriera il n.1 del mondo Andy Murray. Lo fa attaccando la rete con continuità, senza timori reverenziali e approfittando di uno scozzese nervoso e poco lucido nei momenti cruciali. Del resto Indian Wells non è mai stato il torneo preferito da Andy Murray, i risultati parlano chiaro con lo scozzese che ha raggiunto una sola volta la finale, nel 2009 sconfitto da Nadal, ed è uscito anzi tempo in diverse occasioni per mano di giocatori modesti come Young, Garcia-Lopez e Delbonis. Tuttavia nessuno si aspettava un esito simile nella sessione serale del day 3 del torneo. Vasek Pospisil, canadese, ragazzo classe ’90 scivolato alla posizione numero 129 delle classifiche mondiali e costretto alle qualificazioni pur vantando un best ranking di 25, si è preso la sua rivincita. Gli infortuni, un periodo di involuzione e una cattiva gestione delle aspettative hanno bloccato la crescita di questo ragazzo che ha sofferto l’ingombrante figura del connazionale Raonic vivendo spesso nell’ombra dello stesso. I pochi acuti della sua carriera, ormai datati, come la vittoria in doppio di Wimbledon con Sock nel 2014, la prima finale in singolare a Washington persa contro Raonic, ma soprattutto i quarti sull’erba londinese nel 2015 sconfitto dallo stesso Murray, rendono il risultato di questa sera decisamente sorprendente. È vero che la versione 2017 di Murray era stata poco convincente nonostante il recente successo di Dubai e la finale di Doha di inizio anno, ma la versione di Indian Wells è apparsa ancora più preoccupante.

Il numero uno è costretto a salvare subito tre palle break nel game d’apertura del match ma è il primo a tentare l’allungo strappando il servizio a Pospisil nel quarto gioco. Entrambi però, soffrono al servizio e si apre una serie di quattro break consecutivi conclusa nell’ottavo gioco quando il canadese riesce a tenere il servizio e a portarsi in parità. Murray tenta di allungare gli scambi, di far muovere l’avversario che invece cerca di comandare con il dritto scendendo continuamente a rete per mettere pressione allo scozzese che, estremamente falloso, inizia ad innervosirsi. Il nono gioco è emblematico con Murray che, avanti nel punteggio e in controllo del game, sbaglia, si fa rimontare e nervoso, concede il break all’avversario. Nel gioco successivo Pospsil pasticcia un po’ nei pressi della rete ma, aiutato dal servizio e da un pizzico di riga colpito con uno schiaffo al volo di dritto, chiude il parziale per 6-4 aggiudicandosi per la prima volta un parziale contro lo scozzese. Il buon momento di Pospisil continua nei primi minuti del secondo set, il dritto pesante del canadese continua ad essere penetrante, forzando gli errori di Murray sempre più inquieto sul campo e sempre più in difficoltà nel punteggio quando scivola sotto due zero con chance di doppio break nel terzo gioco per il canadese. Il pubblico rumoreggia, Murray sbraita contro il suo angolo mentre gli occhi di Pospisil brillano di ardore sotto la luna piena sull’enorme Stadium 1. Ma qui è puntuale la reazione del campione che tira fuori il carattere, prende in mano la situazione, si fa più aggressivo e approfittando anche di qualche piccola, giustificabile, incertezza di Pospisil, recupera lo svantaggio e passa avanti nel punteggio. Tuttavia il canadese non si scompone, ha chiaro quello che deve fare, cerca di trovare coraggio, spinge da fondocampo accelerando con il dritto e cercando poi di verticalizzare velocemente a rete concludendo con voleè che dimostrano una sensibilità acuta in una mano capace di generare allo stesso tempo anche violentissime conclusioni.

 

Come se non bastasse Pospisil esce vincitore anche da scambi prolungati, variando molto il ritmo con dritti carichi di top spin e rovesci tagliati in slice, mostrando finalmente un’eccellente condizione atletica e costringendo Murray a diversi errori grossolani in manovra. Entrambi, con alti e bassi, tengono i rispettivi turni di battuta e l’esito più giusto per un set decisamente equilibrato è il tie break. Nonostante un meraviglioso lob di Murray nel primo punto del tie break, il primo a tentare un allungo è il canadese, carico e aggressivo, sempre alla ricerca della rete, che approfitta di un sanguinoso doppio fallo dello scozzese nel quarto punto per scappare nel punteggio. Murray appare soffocato dalle continue incursioni a rete di Pospisil e come a Melbourne contro Zverev, giocatore con caratteristiche simili a Vasek, fatica a trovare soluzioni. L’urlo liberatorio del canadese arriva al quarto match point con uno splendido tracciante di dritto in diagonale sul quale Andy può solo guardare. Il tabellone maschile subisce così il secondo grande scossone della giornata dopo l’eliminazione di Tsonga, nello stesso quarto di Murray, ad opera di Fognini concedendo così a diversi giocatori una grande occasione per raggiungere le semifinali. Per Murray, in difficoltà nel gestire la pressione di essere il numero uno del mondo, si tratta della seconda grande delusione dell’anno dopo Melbourne. Vasek invece – che al prossimo turno se la vedrà con il qualificato serbo Lajovic (1-0 Canada nei precedenti) – trova la vittoria della carriera, cercata, voluta e meritata, con cattiveria e decisione, con quel sorriso che da tempo ormai non vedevamo più splendere sul suo volto.

Murray: “Il serve&volley di Pospisil? Non ho perso per quello”

[8] D. Thiem b. J. Chardy 6-2 6-4 (Matteo Polimanti)

La campagna californiana della testa di serie numero 8 Dominic Thiem inizia sul campo numero 2 con il francese Jeremy Chardy, attualmente numero 80 del mondo ma con un best ranking di 25 e giocatore sempre ostico su questo tipo di campi. Partenza falsa per Chardy che nel game di apertura commette due doppi falli consecutivi consegnando subito il break di vantaggio al suo avversario: la trama del match appare dall’inizio molto chiara con Thiem intento a cercare con costanza il rovescio ballerino del francese, che al contrario prova a comandare con il suo dritto piatto e ficcante. Chardy ha la possibilità di rientrare nel parziale sul 3-1 procurandosi tre palle break, annullate però con il servizio da Thiem, che al contrario del suo avversario riesce a concretizzare le occasioni ed effettua il secondo break sul 4-2, chiudendo poi al gioco successivo il primo set in 35 minuti di gioco. Secondo set più equilibrato, passaggio a vuoto ad inizio parziale per Thiem che perde a zero il servizio ma riconquista subito il break nuovamente alla prima occasione dimostrando come sappia giocare da campione i punti chiave del match: equlibrio fino al 4-4 quando Chardy viene tradito dal suo colpo preferito, affossa in rete un comodo dritto e dà la possibilità all’austriaco di chiudere l’incontro al cambio di campo; il francese non vuole mollare, si procura altre due chance di break ma ancora una volta nel momento decisivo Thiem se la cava con il servizio e al primo match point chiude con il punteggio di 6-2 6-4. Il prossimo avversario dello stakanovista austriaco uscirà dalla sfida tra Misha Zverev e il portoghese Joao Sousa in una parte del tabellone presidiata da Gael Monfils e Stan Wawrinka.

[11] D. Goffin b. K. Khachanov 6-4 3-6 6-3 (Chiara Nardi)

Sullo Stadium 4 esordisce il belga David Goffin, testa di serie n. 11 e con un recente passato da top 10, contro il russo Karen Khachanov, avversari per la prima volta in carriera. Il match inizia con un buon ritmo tenuto da Goffin, che strappa immediatamente il servizio a un Khachanov molto falloso e sale poi 2-0. Il russo migliora il rendimento al servizio, risponde bene e trova ottime accelerazioni con entrambi i fondamentali, che lo portano sul 4-2, approfittando anche delle molte seconde di servizio di Goffin. Karen torna ad essere meno aggressivo e a subire l’iniziativa di Goffin, che sale 5-4. Prima di portare a casa il set alla terza occasione, il belga annulla due palle break al russo e commette poi due doppi falli sui primi due set point. Il secondo parziale è piuttosto rapido: David ha un passaggio a vuoto nel quarto game e Karen, dopo aver salvato quattro palle break nel primo gioco, gestisce bene i suoi turni di servizio e porta il match al terzo set. Il primo a conquistare un servizio di vantaggio è il russo al termine di un quinto game molto lungo, ma nel gioco successivo Khachanov regala a Goffin il contro break. Il tennista belga sale poi 5-3 e conquista a 0 l’ultimo game grazie ad un errore di rovescio di Khachanov dopo un dritto profondo di Goffin. Al terzo turno il n. 12 del mondo affronterà il vincente del match Dzumhur-Ramos Vinolas.

[28] P. Kohlschreiber b. A. Dolgopolov 6-7(3) 1-1 rit. (Andrea Ciocci)

Incontro di cartello, quello fra Dolgopolov e Kohlschreiber, in quest’inizio un po’ sonnacchioso di torneo. Da un lato l’ineffabile ucraino, volto da efebo e colpi da mago, fresco vincitore a Buenos Aires dopo una siccità di titoli durata cinque anni. Dall’altro, l’esperto teutonico, sette volte a un punto dal battere Sir Andy Murray a Dubai – e abbonato a questi “quasi” sgarbi, come sperimentato da sua maestà Federer nel 2015 ad Halle, giardino di riserva dello svizzero. Si inizia con Dolgopolov che, come nella natura del suo tennis a margine zero, alterna grandi punti a errori non forzati. Ma, complice anche un Kohlschreiber che risponde dai teloni, è decisamente lui a condurre le danze. Punto dopo punto, toglie il tempo al tedesco. Un’aggressività che paga: il primo break è per lui. Kohlschreiber tiene duro, salva un set point sul 5-2. E aspetta gli immancabili unforced di Dolgopolov, che cede il servizio sul 5-3. Si arriva al tiebreak. Dove l’ucraino in versione “avanti tutta” vince il primo parziale per 7-2, nonostante appaia sofferente alla caviglia che l’ha costretto al ritiro a Rio. Ma con l’inizio della seconda frazione si capisce la ragione del forcing estremo dell’ucraino. La caviglia fa troppo male e lo costringe a evitare il benché minimo scatto. Chiaramente menomato, Dolgopolov si ritira sul punteggio di 7-6 1-1, in una partita che stava dominando ben più di quanto non dica lo score. Il tedesco attende il vincente del match Wawrinka-Lorenzi.

Gli altri incontri (Diego Serra)

A inizio giornata cade Ivo Karlovic, numero 21 ATP, contro il giapponese Yoshihito Nishioka, che nel primo set risponde bene a ben 7 palle break di Karlovic, per poi giocarsi benissimo la prima palla break che il servizio del croato gli concede. Si disunisce Karlovic nel secondo set facendosi brekkare per altre due volte. Non ci sono invece break come facilmente prevedibile tra John Isner e Mikhail Kukushkin, due set che si concludono al tiebreak in cui ha la meglio lo statunitense. Fatica solo un set Tomas Berdych contro Bjorn Fratangelo, statunitense wild card numero 112 del mondo. Primo set con un break per parte e Fratangelo che ha due set point nel decimo game, che però fallisce. Il tiebreak consegna a Berdych il set. Secondo set senza storia, con due break iniziali del giocatore ceco. Eliminato invece in tre set Feliciano Lopez, nell’incontro contro Dusan Lajovic spettacolare il terzo set, che ha consegnato al tiebreak il match al giocatore serbo. Vince in tre set Gael Monfils contro Darian King, numero 138 ATP, proveniente dalle Barbados. King gioca un primo set perfetto, brekkando tre volte il francese, che appare svogliato e sconclusionato al servizio. peccato che Darian non giochi i due set restanti lasciando via libera a Monfils. Avanza Pablo Cuevas battendo in due set Martin Klizan, in una partita in bilico nel primo set quando il gioco aggressivo di Klizan costringe Cuevas al tiebreak, che il giocatore uruguagio fa suo. Ancora tiebreak anche nel secondo set con Klizan che smarrisce il servizio sempre sul più bello. Ora Cuevas affronterà Fognini, tre a uno i precedenti a favore di Fabio.

Risultati:

[8] D. Thiem b. J. Chardy 6-2 6-4
[11] D. Goffin b. K. Khachanov 6-4 3-6 6-3
[LL] Y. Nishioka b. [19] I. Karlovic 6-4 6-3
F. Fognini b. [7] J.W. Tsonga 7-6(4) 3-6 6-4
[20] J. Isner b. [LL] M. Kukushkin 7-6(0) 7-6(8)
[21] P. Carreno Busta b. [Q] P. Gojowczyk 7-5 6-2
[28] P. Kohlschreiber b. A. Dolgopolov 6-7(3) 1-1 rit.
[6] T. Berdych b. [WC] B. Fratangelo 7-6(4) 6-4
[Q] D. Lajovic b. [30] F. Lopez 6-2 4-6 7-6(2)
[29] M. Zverev b. J. Sousa 6-4 6-3
[22] A. Ramos-Vinolas b. D. Dzumhur 6-4 5-7 7-5
[16] R. Bautista Agut b. A. Mannarino 7-5 6-2
[10] G. Monfils b. [Q] D. King 3-6 6-0 6-1
[27] P. Cuevas b. M. Klizan 7-6(3) 7-6(5)
[3] S. Wawrinka b. P. Lorenzi 6-3 6-4
[Q] V. Pospisil b. [1] A. Murray 6-4 7-6(5)

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La terza volta è quella buona: a Cincinnati il campione è Medvedev

CINCINNATI – Dopo le sconfitte di Washington e Montreal, il russo trionfa e solleva il primo trofeo di categoria Masters 1000. Sará numero 5 in classifica

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Daniil Medvedev, trofeo - Cincinnati 2019 (via Twitter, @ATP_Tour)

Dal nostro inviato a Cincinnati

[9] D. Medvedev b. [16] D. Goffin 7-6(3) 6-4

Three time’s a charm” dicono da queste parti, la terza volta è quella buona. Dopo le finali perse a Washington e Montreal, Daniil Medvedev suggella questa sua straordinaria estate con la più prestigiosa vittoria della sua carriera, diventando il più giovane campione del Western&Southern Open dal 2008 quando a trionfare fu Andy Murray. La finale di questo splendido torneo, che nella settimana ha ospitato 198.044 spettatori (numero inferiore solamente ai 199.217 del 2015), ha avuto un primo set di ottima fattura, nonostante il gran caldo che ha parzialmente svuotato le tribune (la sessione era un tutto esaurito), e un secondo set più a senso unico, con un finale da brivido, dato che Medvedev stava accusando fisicamente la fatica e se non avesse chiuso sul 5-4 del secondo set avrebbe potuto trovarsi in grossi guai.

 

Devono passare alcuni minuti prima che i giocatori, pronti alla bocca degli spogliatoi, possano entrare in campo a causa di una rete difettosa (o meglio, a causa di due reti difettosi, visto che è stato necessario ricorrere alla terza rete). Poi, una volta iniziato il match, deve passare un quarto d’ora buono prima che Goffin riesca a vincere un punto sul servizio di Medvedev. Il russo dovrebbe essere stanco per tutte le partite giocate nelle ultime tre settimane, ma negli scambi da fondo è lui ad avere il comando delle operazioni. E quando serve sembra continuare la serie iniziata la sera precedente contro Djokovic, nella quale le seconde di servizio erano molto simili alle prime. Goffin non è però tipo da lasciarsi demoralizzare: avanzando verso la linea di fondo in fase di risposta, il belga costringe all’errore un Medvedev curiosamente nervoso, che mentre vede l’avversario rimontarlo fino al 4-4 (annullando un paio di palle break nel frattempo) comincia a rivolgere sarcasticamente il pollice in alto verso il suo angolo ogni volta che sbaglia un diritto. Goffin danza per il campo anticipando ogni colpo mentre Daniil sembra sempre più frustrato e se la prende con il suo allenatore. Sul 5-6 15-30 il belga esce da una situazione complicata con uno splendido lungolinea di rovescio che finisce uno scambio prolungato. I primi quattro punti del tie-break vanno contro il servizio, poi Medvedev mette una gran prima e subito dopo riceve un mezzo regalo da Goffin, che non chiude una brutta controcorta di Daniil. Si cambia campo sul 4-2 e Medvedev infila immediatamente una risposta vincente sul serve and volley di Goffin. Il primo set point è annullato da un passante cross di diritto, ma sul secondo il doppio fallo n.4 di David pone fine al primo parziale dopo 56 minuti di gioco.

La perdita del primo set non fa bene al belga, che esordisce nel secondo con un parziale di 1-9 lasciando ancora una volta scappare Medvedev, come aveva fatto ad inizio match. Il problema per lui, però, è che il suo avversario sembra ritornato intoccabile sul servizio: i primi quattro turni di battuta di Medvedev sono tutti vinti a zero. Ma quando è ora di chiudere il match, il fantasma delle due finali perse nelle ultime due settimane si fa pesante: va sotto 0-30, poi 15-40 con un drop shot giocato malissimo, dopo il quale scaraventa a terra la racchetta. Poi però il super-servizio torna a soccorrerlo: quattro mazzate consecutive iscrivono Daniil Medvedev nell’albo dei vincitori di un Masters 1000. “Sul 5-3 ho iniziato ad avere crampi, piuttosto dolorosi – ha detto Medvedev subito dopo il match – Sicuramente era un misto di nervi e dei 24 giorni consecutivi nei quali ho giocato a tennis nell’ultimo mese. Sapevo che sul 5-5 sarei stato spacciato, per cui ho messo quattro servizi che non è riuscito a rispondere”.

Si tratta del terzo nuovo vincitore di Masters 1000 della stagione, dopo Thiem a Indian Wells e Fognini a Montecarlo, che con questa vittoria sale al n.5 della classifica mondiale. Medvedev se ne va da Cincinnati con oltre un milione di dollari in tasca (meno il 35% di tasse, ovviamente) e soprattutto con la consapevolezza di avere un arma letale su cui contare nei momenti importanti (un servizio che non sapevamo potesse essere così micidiale) e la fiducia giusta per affrontare con grandi ambizioni l’ultimo Slam della stagione.

TABELLONE MASCHILE COMPLETO (con tutti i risultati)

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Cincinnati: Medvedev fa fuori Djokovic e va in finale

Indietro di un set, Daniil Medvedev rovescia il match e sconfigge Novak Djokovic. Terza finale consecutiva per lui

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Dal nostro inviato a Cincinnati

[9] D. Medvedev b. [1] N. Djokovic 3-6 6-3 6-3

Sembra davvero non voler finire il momento magico di Daniil Medvedev, che dopo aver perso una manciata di game nelle ultime due partite, nella semifinale del Western&Southern Open di Cincinnati è riuscito a ottenere lo scalpo più pregiato, quello del n.1 del mondo Novak Djokovic. La partita non si era messa per nulla bene, il serbo sembrava poter portare a casa la vittoria con la solita prestazione di crudele efficacia, ma quando nel secondo set Medvedev ha cambiato tattica, iniziando a picchiare entrambe le palle di servizio, il match è girato completamente. “Novak mi stava distruggendo sulla seconda, e allora ho iniziato a servire la seconda come la prima. È una cosa che faccio ogni tanto quando la mia seconda non funziona – ha spiegato Medvedev a Brad Gilbert che lo ha intervistato a bordo campo per la ESPN – poi ho iniziato a giocare in maniera incredibile, il pubblico mi ha davvero aiutato, perché dopo il primo set mi sentivo stanchissimo, e sono riuscito a vincere”.

 

Il solito primo set clinico di Djokovic apre la semifinale con un 6-3 tanto noioso e scontato quanto glacialmente efficace. In una giornata che di glaciale non ha proprio nulla, visto il gran caldo che imperversa su Cincinnati nonostante il breve acquazzone pomeridiano, Novak Djokovic mette in scena la sua consueta solidità da fondo condita ad arte da efficacissime sortite in avanti che sembrano sottrarre a Medvedev anche quella poca aria che l’afa dell’Ohio concede. Un solo break nel parziale, al sesto gioco, subito il quale Medvedev sembra aver l’aspetto di uno che vuole “darla su”, come direbbero dalle parti di Milano. La pressione del n.1 del mondo lo costringe lontano dalla riga di fondo, dove peraltro si sistema volontariamente per rispondere alla battuta, e da lì per lui è complicato tentare gli affondi di rovescio lungolinea che così tanto gli hanno reso nell’ultimo mese.

Sul 2-2 un provvidenziale ace salva Medvedev da un break che avrebbe potuto essere decisivo. I due si chiamano ripetutamente a rete con belle smorzate mentre il calar della sera fa spuntare qualche refolo di vento refrigerante e gli insetti della campagna dell’Ohio fanno sentire le prime avvisaglie delle loro scorribande notturne. Al cambio di campo Medvedev chiede l’intervento del medico per una spalla dolorante e deve salvarsi da 0-30 subito dopo. Lo scampato pericolo lo convince a lasciare andare i colpi un po’ di più e contestualmente riesce ad avvicinarsi alla riga di fondo di un paio di metri, e la frittella si rigira: un paio di errori di Djokovic, una palla break che spunta dal nulla e Medvedev che sulla seconda lascia partire una botta di rovescio che prende la riga. Tre ace nel game successivo e dopo un’ora e dieci il match va al terzo set.

Prima del terzo set, Medvedev chiede un nuovo massaggio alla spalla destra, poi entra in campo e spara prime e seconde come se fosse Raonic. Djokovic sembra infastidito da questa vicenda che ha perso un set e commette qualche errore in più, tanto che al terzo game si trova sotto 15-40 e mette un rovescio qualunque in rete come raramente lo si vede fare. Daniil continua a martellare tutti i servizi che deve giocare, arriva qualche doppio fallo, ma la tattica sembra pagare: si giunge sul 4-2 dopo che il giudice di sedia Layani in un’occasione ha dovuto fare addirittura due “overrule” sullo stesso punto (chissà come è stato contento!). Djokovic sembra incredulo, ma non riesce a procurarsi nessuna chance sul servizio di Medvedev, e sul 3-5 sembra quasi che si consegni all’avversario, con due discese a rete davvero avventate sulle quali il suo avversario lo immola per volare alla sua seconda semifinale Masters 1000 consecutiva.

Si tratta della seconda vittoria consecutiva per Medvedev contro Djokovic, che ora si trova la ghiottissima possibilità di conquistare il suo primo titolo Masters 1000 contro un giocatore che non è uno dei Big 3, per arrivare contestualmente al n.5 della classifica ed avere la quinta testa di serie al prossimo US Open. I precedenti tra Medvedev e Goffin sono in parità: lo scorso gennaio al terzo turno dell’Australian Open Medvedev vinse in tre set, mentre poco più di un mese fa a Wimbledon, sempre al terzo turno, fu Goffin a spuntarla per 7-5 al quinto set.

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Cincinnati: la prima volta di David Goffin in una finale 1000

Il belga conquista la prima finale Masters 1000 in carriera contro Richard Gasquet

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Dopo tanti tentativi infruttuosi, finalmente David Goffin è riusicito a superare lo scoglio delle semifinali in un torneo Masters 1000. Lo ha fatto superando in due set (6-3, 6-4) un Richard Gasquet in buona ripresa dopo l’infortunio all’inguine che lo ha costretto ad andare sotto i ferri lo scorso gennaio ed a mancare buona parte della stagione, ma probabilmente provato dalla lunga partita giocata meno di 24 ore prima contro Bautista Agut nei quarti di finale. Neanche il francese era un esordiente a questo turno di un torneo così importante, ma mancava all’appuntamento con le semifinali da oltre sei anni, dal torneo di Miami del 2013 quando era stato sconfitto da Andy Murray, e non andava in finale da Toronto 2012.

Primo set davvero senza storia, anche se il punteggio potrebbe far sembrare altrimenti. David Goffin sempre in controllo degli scambi e del punteggio, con un break ottenuto al quarto gioco grazie a tre errori di Gasquet (curiosamente tutti di rovescio) e chiuso con un vincente lungolinea dalla parte sinistra. C’è un abisso tra i due nel differenziale tra vincenti ed errori gratuiti: 7 vincenti e 11 errori per Gasquet (quindi -4), 13 vincenti e 4 errori (+7) per Goffin.

Sullo 0-1 del secondo set il belga si disunisce, dal 40-15 sbaglia quattro colpi da fondocampo facendo scappare l’avversario sul 2-0, ma si riprende subito andandosi a conquistare un paio di punti a rete e riprendendosi il break. Il match non è entusiasmante, la giornata nuvolosa è comunque molto calda e umida e i due protagonisti sudano copiosamente, soprattutto Gasquet che si cambia continuamente magliette, ma anche calzini e scarpe, al cambio di campo. Sul 3-3 un nastro fortunato regala a Goffin una palla break sulla quale Gasquet mette lungo un rovescio di palleggio mandando l’avversario a servire con un vantaggio sufficiente da permettergli di conquistare la sua prima finale Masters 1000 in carriera.

 

Sono molto contento di come ho giocato, ho servito in maniera intelligente e sono riuscito a sfruttare questa opportunità per arrivare in finale. Credo che Richard fosse un po’ stanco dopo aver giocato oltre due ore contro Bautista Agut, mentre io ho avuto una giornata di pausa [a causa del ritiro di Nishioka], ma sono comunque stato bravo a tenere sotto controllo le mie emozioni per questa chance che sapevo di poter sfruttare”. Goffin arriva in finale in un Masters 1000 al quinto tentativo, dopo che nelle precedenti occasioni era stato sconfitto da Raonic, Djokovic, Nadal e Federer, quest’ultima proprio 12 mesi fa qui a Cincinnati, quando dovette ritirarsi contro lo svizzero a causa di un infortunio alla spalla destra dopo aver perso il primo set.

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