ATP Madrid: Nadal è una furia, ora c'è Djokovic. Cuevas elimina Zverev

ATP

ATP Madrid: Nadal è una furia, ora c’è Djokovic. Cuevas elimina Zverev

Prestazione maiuscola del maiorchino per avere la meglio su un coraggioso David Goffin, semifinale ora con Djokovic. Cuevas piega la resistenza del giovane tedesco. Thiem regola Coric

Pubblicato

il

[4] R. Nadal b. [9] D. Goffin 7-6(3) 6-2 (da Madrid, Ferruccio Roberti)

Vi sarà dunque l’attesissimo – l’ultimo vi era stato un anno fa al Foro Italico nei quarti di finale – cinquantesimo capitolo della rivalità tra Djokovic e Nadal, la sfida con più confronti nella storia dell’ATP: 26-23 i precedenti a favore di Nole, che ha vinto gli ultimi 7, ma che sulla terra ha però conquistato solo 7 dei 21 incontri disputati. Per riuscire ad arrivare alle semifinali, Rafa Nadal ha dovuto fornire una prova più che convincente, divenuta nel secondo set ottima, nel corso in un match piacevolissimo che non boccia assolutamente David Goffin, giocatore che rivedremo sicuramente competere con i migliori. Del resto, si affrontavano i due giocatori che nel 2017 avevano vinto più match: 31 per Nadal, 27 per Goffin e si può tranquillamente dire che non abbiano tradito le attese. La partita era facilmente etichettabile come la rivincita della semifinale di Monte Carlo del mese scorso, unico precedente tra i due, vinta da Nadal facilmente nel punteggio, ma ricordata maggiormente per la clamorosa chiamata sbagliata dal giudice di sedia Cedric Mourier.

 

Dopo la prova sottotono e le quasi tre ore contro Fognini in sedicesimi e l’inaspettata sgambatura condita da ottima prestazione contro Kyrgios, Rafael sapeva di dover ancora migliorarsi quest’oggi: “A Montecarlo fu un match duro, sebbene il risultato non lo dica. David è un giocatore completo ed uno dei più in forma: se voglio andare avanti nel torneo devo commettere pochi errori e servire in maniera ancora più aggressiva” Del resto, il cammino di Goffin nel torneo confermava che il belga fosse in forma: il n°10 del mondo, per arrivare ai primi quarti della carriera nel Masters 100 madrileno, non aveva perso sin qui neanche un set per battere Kachanov (dal quale aveva perso a Barcellona, subito dopo Montecarlo), Florian Mayer e Raonic. Dopo una mattinata decisamente fresca illuminata da un timido sole, a Madrid da ora di pranzo piove ad intermittenza e così gli organizzatori hanno deciso di chiudere il tetto del Manolo Santana, rendendo di conseguenza indoor le condizioni di gioco.

Il primo set entra nel vivo nel quarto gioco, quando Goffin deve annullare 4 palle break totali: lo fa con aiuto del servizio e del coraggio, che sin dai primi minuti ha messo in campo, rischiando molto per non farsi attaccare. Nel gioco successivo, è il maiorchino a dover annullare una pericolosa palla break, -sara’ l’unica per lui nel parziale- che il belga si guadagna rispondendo bene e chiudendo con una bella volèe​ di rovescio. Nadal però si tira fuori dal pericolo con uno spettacolare dritto ad uncino, e nel sesto game arriva a guadagnarsi due nuove palle per allungare nel punteggio: la prima è annullata dal servizio del belga, la seconda vede vivere uno degli scambi più belli dell’intero match, lungo e pieno di ribaltamenti di possibilità per chiudere: alla fine, Rafa, ne esce con un rovescio che, purtroppo per lui, termina in corridoio. Da quel momento in poi, il set, che continua ad essere piacevole, non registra nessuna palla break e solo una volta si andrà ai vantaggi: si arriva al tie-break dopo sessantadue minuti di sostanziale equilibrio. Nel gioco decisivo, sul 2 pari, tre errori consecutivi di Goffin fanno involare Rafa, che fa suo il primo set in 1 ora e 11 minuti, appena due in meno di quelli che gli erano occorsi per battere ieri sera Kyrgios. Nel terzo gioco del secondo parziale il nove volte campione del Roland Garros prova l’allungo decisivo, alza il livello del suo gioco (spettacolare un quindici chiuso da stop volley di dritto) e riesce a strappare per la prima volta nell’incontro il servizio al belga, quando sono trascorsi 95 minuti dall’inizio dell’incontro. Goffin mostra di meritare la sua classifica da top ten e non molla, anzi si issa a 4 palle break, che il maiorchino annulla, mostrando l’attuale ottimo stato di forma psico-fisica, con due servizi vincenti ed altri due punti su cui Goffin non ha recriminazioni. Il settimo gioco è il più bello dell’incontro: i due mostrano tutto il loro talento e l’eccellente preparazione fisica di cui godono attualmente, nel corso di un gioco in cui, per due volte, la quasi totalità del Manolo Santana- oggi meno pieno che nella sfida di ieri sera contro Kyrgios- istintavamente si alza in piedi ad appaludire con entusiasmo. Goffin, annulla quattro palle break, ma sulla quinta è letteralmente sfondato da un gran rovescio al fulmicotone di Nadal, che vola sul 5-2. La partita finisce in pratica lì e Rafael Nadal conquista, dopo 1 ora e 59 minuti, l’accesso alle semifinali e, contestualmente, la cima dell’ATP Race.

P. Cuevas b. A. Zverev 3-6 6-0 6-4 (da Madrid, Remo Borgatti)

Il quarto meno nobile del tabellone madrileno arricchisce il programma del Grand Stand, monopolizzato dai doppi. Di fronte, per la prima volta in carriera, due che appartengono a generazioni successive. Tra il giovane corsaro Alexander Zverev e l’ammiraglio Pablo Cuevas ci sono infatti undici primavere di differenza oltre che stili contrapposti di gioco. Il tedesco è una sintesi pressoché perfetta del tennista moderno e concilia alla perfezione fisico e tecnica; per lui non sono certo azzardate ipotesi di ingresso imminente tra gli eletti e un futuro prossimo da re. Intanto è imbattuto da sette incontri e ha buttato fuori con autorità due teste di serie come Cilic e Berdych. L’uruguagio invece solca i mari dell’ATP da quasi tre lustri e della terra rossa è uno dei maggiori intenditori, come dimostrano i sei titoli in carriera. Pablo è abituato ai marosi e le sue tre vittorie al terzo (contro Bellucci, Mahut e Paire) non sono state esenti da momenti di bonaccia assoluta come i quattro match-point fatti recuperare a Bellucci nel tie-break decisivo o lo 0-6 subìto con Paire.

Non piove ma le previsioni non sono buone e il tetto è chiuso. Dopo tre giochi di studio, Zverev rompe gli indugi e infila undici punti consecutivi dal 30-30 del terzo gioco allo 0-15 del sesto facendo valere una pesantezza di palla che Cuevas stenta ad attenuare. Sotto 1-4, Pablo inizia quell’opera di affinamento della sua arte che gli darà soddisfazioni in seguito. Il primo colpo ad essere revisionato è la battuta ma sulla risposta deve ancora patire la potenza del tedesco, baldanzoso anche con il serve-and-volley. Per ora nei turni di servizio di “Sasha” quasi non si gioca e due prime oltre i 220 km/h sanciscono la fine del primo set (6-3). L’uruguagio va a sedersi a capo chino ma il Grand Stand, pieno in ogni ordine di posti, vuole battaglia e lo incita a gran voce. Cuevas sembra perdersi dentro la sua Lacoste blu un tantino abbondante mentre Zverev, filiforme nella maglietta arancione, giochicchia con la catenina tra un punto e l’altro. Pablo risale da 0-30 nel game che inaugura il secondo parziale e, avanti 1-0, si prende due palle-break e poi una terza annullata dal tedesco con l’ausilio del nastro ma sulla seconda parità il sudamericano piazza il tweener che fa esplodere l’Arantxa Sanchez e sbigottire l’incredulo Zverev.

Non è questo il punto che girerà il vento del match, perché Alexander torna in vantaggio con un ace, ma certo qualcosa succede perché Cuevas resiste e finalmente si prende la battuta dell’avversario con un rovescio lungo linea di assoluta eccellenza. Dal 2-0 Pablo  siede in cattedra, esaspera le rotazioni (soprattutto di rovescio) e manda fuori giri Zverev che lentamente abbandona la contesa anche mentalmente. In un attimo è 6-0 e l’atteggiamento rinunciatario di Sasha fa piovere qualche fischio dagli spalti. Il quadro tattico e psicologico della partita è cambiato ma se Zverev vuole diventare grande deve imparare a soffrire. Il ventenne di Amburgo non è fortunato nel terzo game del segmento conclusivo e due dritti fuori di centimetri potevano regalargli il break. In difficoltà (0-30) nel gioco seguente, Alexander recupera mostrando buone gambe su una palla corta di Cuevas e nei due turni successivi di servizio non concederà più un punto tenendo la scia del rivale di giornata (4-4) ma Pablo ha deciso di cuocere il tedesco a fuoco lento e trova angoli stretti con il rovescio che gli consentono poi di mettere a segno drop velenosi su cui Sasha corre invano. Avanti 5-4, Cuevas gioca con attenzione un paio di risposte e attende l’errore di Zverev al termine di uno scambio lunghissimo seguito in apnea dall’intero stadio: 15-40 e due match-point. Basta il primo, sul quale Cuevas risponde a una fucilata e non dà il tempo a Sasha di organizzarsi.

Dopo i quarti conquistati sempre quest’anno a Indian Wells e Montecarlo, domani giocherà la prima semifinale in carriera in un Masters 1000. Pablo è più vivo che mai.

[8] D. Thiem b. [LL] B. Coric 6-1 6-4 (Gabriele Ferrara)

Secondo scontro diretto tra Dominic Thiem e Borna Coric, con il secondo che si era aggiudicato il precedente un mese e mezzo fa a Miami. Il croato è arrivato fin qui in maniera rocambolesca, dal momento che cinque giorni fa era stato eliminato all’ultimo turno di qualificazioni da Kukushkin. Dopo, però, ha approfittato del forfait di Gasquet, riuscendo ad issarsi fino ai quarti superando il più “vecchio” dei fratelli Zverev, Herbert e Murray, autore di una prestazione sconcertante. Dall’altra parte, invece, Thiem ha vinto senza troppi problemi con Donaldson, annullando poi cinque match point a Dimitrov e spuntandola al ventesimo punto del tiebreak decisivo. Entrambi erano alla caccia della prima semifinale in un torneo di questo livello, ma Thiem è già arrivato fino a quel punto in uno Slam, ovvero il Roland Garros di 12 mesi fa. Alla fine ha vinto l’austriaco, superiore al più giovane avversario in tutti i settori di gioco.

La sfida inizia con Thiem che appare subito molto centrato: solo prime in campo e la solita potenza debordante su cui Coric può fare poco . Borna non ha nel proprio arsenale le accelerazioni dell’austriaco, il quale nel quarto gioco trova il break con uno splendido dritto inside-out, dopo che si era procurato l’occasione grazie ad un gratuito di rovescio del rivale: 3-1. Coric è un combattente nato e un drop-shot millimetrico e una fantastica risposta in diagonale lo portano sullo 0-40; ciò nonostante, Dominic trova aiuto dalla prima – oltre che da un gratuito di dritto di Coric sul 40 pari – per consolidare il break. Il numero 59 ATP continua a insistere sulla diagonale sinistra, ma non riesce mai a guadagnare campo: due rovesci lungolinea, un back quasi rasoterra e un accelerazione vincente, valgono il doppio break e, di fatto, la fine del set, che termina dopo 29 minuti: 6-1.

Nel secondo parziale Coric è costretto a chiamare un medical time-out dopo tre game a causa di un problema alla spalla destra, che però in realtà non sembra essere particolarmente preoccupante. Al rientro in campo, il ragazzo di Zagabria continua a servire con ottime percentuali, mettendo quasi il 70% di prime in campo e perdendo solamente due punti nei primi tre turni di battuta. Adesso Borna gioca con maggiore aggressività e nel sesto gioco riesce a portarsi ai vantaggi sul servizio dell’avversario; qui, però, sbaglia in larghezza un rovescio su una palla centrale e con poco peso, mentre nel punto seguente è bravo Thiem ad andare a segno con un dritto inside-out vincente. Sul 3 pari l’austriaco Dominic torna ad imporre con continuità il proprio maggior punch e si procura tre palle break: sulle prime Coric si salva venendo a prendersi il punto a rete, ma sulla terza Dominic trova un fantastico dritto inside-in che vale il sorpasso. Coric protesta con Lahyani perché crede che la palla sia out. L’esito negativo della disputa, forse, gli toglie le ultime speranze di rimonta. Thiem, infatti, chiude agevolmente la contesa dopo un’ora e 19 minuti: 6-1 6-4 il punteggio finale. Ottima prova dell’austriaco, che da lunedì salirà al numero 7 del mondo e che domani affronterà Pablo Cuevas (l’uruguaiano si è aggiudicato l’unico head to head, disputatosi al Roland Garros nel 2015).

Risultati:

[2] N. Djokovic b. [6] K. Nishikori W/O
P. Cuevas b. A. Zverev 3-6 6-0 6-4
[4] R. Nadal b. [9] D. Goffin 7-6(3) 6-2
[8] D. Thiem b. [LL] B. Coric 6-1 6-4

Continua a leggere
Commenti

ATP

Il rovescio di Sinner è il più “pesante” del mondo, parola di O’Shannessy

Dal lato del rovescio nessuno imprime tanto spin quanto l’altoatesino e anche la velocità di palla è in (e da?) top 5

Pubblicato

il

Jannik Sinner - Rotterdam 2020 (via Twitter, @abnamrowtt)

Costretti a un off season anticipata e forzata, le possibilità dell’appassionato di tennis sono due: guardare avanti e avanzare ipotesi sul futuro dello sport o volgersi indietro, scartabellando tra gli incontri passati in cerca di numeri e storie interessanti. Chi di dati in archivio ne ha da vendere è il solito Craig O’Shannessy, che sul sito ATP ha passato in rassegna i giocatori per stabilire chi avesse il rovescio più potente. Dalla sua analisi, lo statistico australiano ha tratto fuori un nome ben preciso: Jannik Sinner.

Secondo O’Shannessy il giovane italiano, numero 73 ATP, possiede il “rovescio più potente e cattivo“. Al di là delle disquisizioni estetiche sul gesto, che è oggettivamente fluido, pulito e eseguito apparentemente senza sforzo, chiunque abbia visto Sinner, anche solo in televisione, si sarà accorto dell’effettiva potenza del colpo. Due sono i punti forti del rovescio di Jannik stando ai rilevamenti di O’Shannessy: spin e velocità di palla. In entrambe le categorie l’azzurro compare tra i primi cinque all’interno di un campione di 94 giocatori, che considera coloro che hanno disputato almeno dieci match tra il 2018 e il 2020 su campi dotati di tecnologia Hawk-Eye (indispensabile per certe misurazioni).

SPIN – Imprimere spin alla palla ha il doppio vantaggio di consentire un maggior controllo, aumentando il margine di errore, e di mandare di là dalla rete una palla “scomoda” per l’avversario, più difficile da gestire. Dal lato del rovescio nessuno dà più rotazione alla palla di Jannik Sinner, che nei 17 incontri presi in considerazione ha fatto registrare una media di 1858 rotazioni al minuto.

 

Di seguito la Top 5 nella categoria “spin”:

1. Jannik Sinner = 1858 rpm
2. Martin Klizan = 1840 rpm
3. Felix Auger-Aliassime = 1825 rpm
4. Pablo Cuevas = 1735 rpm
5. John Millman = 1680 rpm

Sinner è accompagnato da nomi che hanno nel rovescio il loro colpo migliore o più solido. Nell’elenco troviamo un solo monomane, Pablo Cuevas, sempre molto apprezzato per il suo rovescio classico che gli ha fruttato buonissimi risultati soprattutto sulla terra battuta. Non si legge il nome di nessun giocatore attualmente incluso nella Top 10 del ranking ATP. Tra i migliori dieci giocatori del mondo, quello che produce più spin con il rovescio è Gael Monfils (1551 rpm), seguito da Stefanos Tsitsipas (1280 rpm) e Daniil Medvedev (1262 rpm). Leggermente più indietro Rafael Nadal (1252 rpm) e Novak Djokovic (1148 rpm), mentre Roger Federer si attesta intorno alle 548 rotazioni per minuto, dato viziato dal maggior impiego del colpo tagliato rispetto ai colleghi top 10.

VELOCITA’ DI PALLA – Anche in quanto a velocità, il rovescio di Jannik non ha niente da invidiare al resto del circuito. In questa particolare categoria, l’altoatesino si siede al quinto posto con una media di circa 69 miglia orarie (111 km/h), ma la differenza con chi lo precede non è poi così abissale, come si può vedere.

1. Nikoloz Basilashvili = 71.2 mph
2. John Millman = 70.2 mph
3. Rafael Nadal = 69.8 mph
4. Ugo Humbert = 69.2 mph
5. Jannik Sinner = 69.1 mph

Se non sorprende leggere i nomi di Basilashvili e Millman (unico insieme a Sinner ad apparire in entrambe le Top 5), un pochino forse stupisce vedere Nadal in terza posizione. Il rovescio del maiorchino, a lungo bistrattato dalla critica, ma in effetti il vero e proprio colpo naturale di Rafa, viaggia ad una media di quasi 70 miglia all’ora (circa 112 km/h). Nessuno tra gli attuali top 10 tira forte come lui, né Dominic Thiem (67.4 mph), né Novak Djokovic (67.3 mph) né Alexander Zverev (67 mph). Il rivale di una vita, Roger Federer, con le sue 66.1 miglia orarie di media è perfettamente in linea con la media del campione (66 mph).

Rafa Nadal – Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

IL DOMINIO MILANESE – I dati di Sinner hanno toccato il loro apice durante la vittoriosa cavalcata alle Next Gen ATP Finals. Nel corso del torneo, l’azzurro ha fatto registrare una velocità media dal lato del rovescio di 75.3 mph, ovvero ben 7.1 miglia orarie in più rispetto alla media dei cinque avversari affrontati (Tiafoe, Ymer, Humbert, Kecmanovic, De Minaur). Impressionante è stato il rendimento durante il match contro Mikael Ymer, dominato 4-0 4-2 4-1 sparando rovesci alla spaventosa media di 80.2 miglia orarie (129 km/h).

Ad aiutarlo, oltre al braccio e al tempismo perfetto, è intervenuta la posizione in campo, sempre molto aggressiva. Nel corso del torneo milanese, Jannik ha messo i piedi in campo per colpire il rovescio nel 23% dei casi (il doppio rispetto agli avversari affrontati) e solo il 13% delle volte è stato costretto a indietreggiare più di due metri oltre la linea di fondo. I dati ovviamente sono gli uni figli degli altri: è ovvio che colpendo forte ci si può trovare più facilmente nella posizione di attaccare con i piedi dentro il campo e di conseguenza su palle più comode si può anche spingere più forte. Se a questo si aggiunge la fiducia inscalfibile e la determinazione di Sinner in quel periodo, ecco che abbiamo la settimana perfetta.

Di certo c’è che nel corso delle Next Gen Finals il mondo del tennis si è accorto della pericolosità del rovescio di Sinner, un colpo su cui probabilmente si appoggeranno molto le sorti della sua carriera futura e che già allo stato attuale è tra i migliori al mondo.

Continua a leggere

ATP

Wawrinka: “Posso fare ancora grandi cose. Io come Murray? Lui è avanti anni luce”

Stan Wawrinka racconta a L’Equipe gli ultimi progetti di carriera e le dirette con l’amico Paire. “Ci piace goderci la vita! Sicuramente dovrò perdere un po’ di peso dopo la fine dell’isolamento, ma va bene…”

Pubblicato

il

Stan Wawrinka - Australian Open 2020 (foto Twitter @AustralianOpen)

Tra uno “StanPairo” (le dirette con Paire) e l’altro, Stan Wawrinka si concede a L’Equipe per un’intervista sulla situazione attuale del tennis, l’isolamento forzato e i suoi pensieri sulla fase finale della sua carriera. L’ex n. 3 del mondo e tre volte campione Slam è uno dei grandi protagonisti social di questo confinamento, soprattutto grazie alle esilaranti live chat su Instagram con l’amico Benôit Paire.

Tanto esilaranti che Stan avrebbe perfino voluto che il quotidiano francese titolasse la sua intervista con due frasi, a scelta, pronunciate da Benoît durante le loro dirette. Non essendo stato possibile, lo stesso Wawrinka ha ricontattato L’Equipe: “Allora, questa intervista? Sono pronte le domande?“. Eccome se lo erano, racconta il giornalista Quentin Moynet, che non poteva proprio esimersi dal rivolgerne una su quelle chiacchierate virtuali con tanto di aperitivo:Facciamo quello che ci piace e in modo naturale, non ci chiediamo se vada bene per la nostra immagine” ammette lo svizzero, “siamo noi in tutto e per tutto. Con Benoît siamo un buon doppio! Raccontiamo aneddoti, qualche stupidaggine e le persone entrano nel nostro mondo. Parliamo apertamente come se ci fossimo solo noi due, a casa mia, a casa sua, al ristorante o a un torneo; e ci divertiamo. La derisione fa interamente parte del nostro rapporto e della nostra vita. Anche quando non facciamo uno “StanPairo” in diretta, passiamo del tempo insieme. Ci telefoniamo spesso in questo periodo. Non mi sorprende perché siamo spontanei. Lo facciamo perché ci fa piacere”.

E per bere un piccolo cocktail…Questo è un difetto che abbiamo entrambi, siamo sportivi d’élite ma ci piace goderci la vita (sorride)”.

 

Ai due amici piace concedersi degli aperitivi ma Stan apprezza molto anche la buona tavola. Domanda secca (ammettiamolo, Stan in carriera ha avuto questa tendenza): è ingrassato in questa quarantena? “Sicuramente dovrò perdere un po’ di peso dopo la fine dell’isolamento, ma va bene, non sono aumentato molto. Resto un peso massimo del tennis! Ho sempre contato sul fisico. Non sono grasso, altrimenti non avrei avuto questa carriera ma non sono neanche snello. Ho sempre trovato più o meno il giusto equilibrio tra la pesantezza e i muscoli, che sono quelli che mi aiutano di più nel mio gioco” […].

Contemporaneamente ai vostri aperitivi, l’attualità del tennis è stata intensa in queste ultime settimane nonostante lo stop del circuito. Teme il fatto che non si possa riprendere a giocare quest’anno?

È difficile immaginare di uscirne subito. La cosa più importante è pensare alla salute di tutti. Bisogna vedere se ci sarà una seconda ondata. Il tennis è uno degli sport più complicati da gestire in piena crisi da coronavirus perché si arriva da ogni parte del mondo, è necessario che si possa viaggiare e radunarsi. Il tennis sarà l’ultima tappa. Il Roland Garros, per esempio, non è organizzato da cinquanta persone. E anche se si gioca senza pubblico, c’è tantissima gente sul posto. È troppo presto per saperlo, tutto è possibile, anche che non si rigiochi affatto quest’anno“.

In questo momento di pausa, c’è anche il tempo per riflettere su un tennis più “unito”. Ne aveva già parlato Andrea Gaudenzi nella prima conferenza ufficiale con la stampa italiana. Ma la proposta rivoluzionaria arriva da Roger Federer. Che ne pensa Stan?

Il tweet di Roger ha colto di sorpresa tutti perché giunge dal giocatore più grande di tutti. In generale, quando dice qualcosa, lo fa con lucidità e dietro c’è un vera riflessione. Quando Roger si esprime, le cose si muovono molto più velocemente. È nel consiglio dei giocatori, parla con Novak, Rafa. Ma non sono discussioni che iniziano ora, esistono già da tempo in seno alle istanze del tennis. Sono cose complicate da realizzare concretamente ed è per questo che ci vuole tempo. Se l’ATP e la WTA riescono a trovare una buona formula, potrebbe essere molto interessante per il futuro del tennis“.

C’è stato inoltre l’annuncio di un fondo di sostegno per i giocatori più bassi in classifica…

È molto importante sostenere i giocatori che hanno delle difficoltà. Se il tennis esiste, è grazie a tutti i tennisti, non solo a quelli che sono al top. Ma tutto ciò permette di capire che c’è una mancanza di armonia nel tennis pro: i tornei dello Slam fanno guadagnare molti soldi alle loro federazioni. E ciò provoca maggiore squilibrio tra quei quattro eventi e gli altri. La Francia o l’Inghilterra possono sostenere tutte le loro strutture, cosa che gli altri paesi non possono fare poiché non hanno alcuna riserva […]

La situazione attuale permetterà di unire punti di vista divisi da anni?

Diciamo che questa crisi favorisce il dialogo. Lo abbiamo visto, il Roland Garros ha cercato di forzare la mano, non è stata una buona soluzione. Da quel momento, c’è stato un dialogo […] È necessario mettersi attorno a un tavolo e trovare un accordo. In ogni caso, questa crisi prova, una volta ancora, che il tennis ha troppe identità”.

Un mese fa Stan Wawrinka ha compiuto 35 anni e la sua carriera, seppur ancora densa di impegni e competitività, si avvia verso la fase finale. Dopo il ritiro, ci sarà ancora un futuro nel tennis per lui, magari come allenatore o dirigente?

Un po’, forse. Ho la sensazione che non resterò molto in questo ambiente. Mi interessano anche altre cose, in altri campi. Ho delle sensazioni che mi portano altrove“.

E dove?È troppo presto per parlarne (sorride). Ho fatto molto più di quanto potessi immaginare o sperare. Ho vinto praticamente tutto quello che si può vincere nel tennis, è una fortuna enorme“.

Ha uno statuto che peserebbe nelle decisioni. Lei e Andy Murray siete i migliori giocatori dell’era attuale dopo i Fab 3…Vorrei tanto che fosse vero quando mi dicono che sono un giocatore dello stesso calibro di Andy” confessa Stan interrompendo il giornalista, “ma sarebbe una mancanza di rispetto nei confronti della sua carriera. L’unica cosa che ci avvicina sono i tre titoli Slam. Per il resto, è avanti anni luce rispetto a me. È stato n. 1 del mondo, ha vinto più di 40 titoli (ne ha vinti 46), tantissimi Masters 1000 (14), e giocato non so quante finali Major (8). È pazzesco. Se avesse vinto uno o due Slam in più, ora si parlerebbe ancora di Fab 4“.

Andy Murray e Stan Wawrinka – Roland Garros 2017 (foto Roberto Dell’Olivo)

A 35 anni, questa pausa forzate la preoccupa?

No, riesco a gestirla bene. Sono privilegiato, posso passare del tempo con mia figlia. L’aiuto a fare i compiti, dalle 8 del mattino alle 12 e poi ancora un po’ nel pomeriggio. E mi riposo. Sto perdendo un anno? Sono alla fine della carriera, non mi resta troppo tempo, ma non mi metto pressione. Siamo talmente lontani dalle gare… Adesso mantengo la forma fisica, ma non faccio un allenamento intenso. Sono abbastanza rilassato“.

Piccola parentesi, per chi non dovesse ricordarlo: Wawrinka si è sposato nel 2009 con la modella Ilham Vuilloud e nel 2010 i due hanno avuto una figlia, Alexia, prima del divorzio formalizzato nel 2015.

[…].

Stan si sente capace di vincere un secondo Roland Garros?  

Non ho più chance al Roland Garros di quante non ne abbia in un altro Slam. Ok, forse a Wimbledon di meno (ride). Mi ritengo ancora capace di fare grandi cose. Ad ogni modo lo pensavo all’inizio dell’anno. Ora le gare sono molto lontane. È facile pensare di poter realizzare grandi cose stando seduti sul divano”.

Continua a leggere

ATP

Thiem contro il fondo di solidarietà: “Non vedo perché dovrei regalare i miei soldi”

“Molti giocatori non danno tutto per il tennis e sono poco professionali”, ha dichiarato Dominic a ‘Kronen Zeitung’

Pubblicato

il

Dominic Thiem - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Qui l’articolo originale pubblicato su tennisnet.com

Dominic Thiem si è espresso in merito al progetto di un fondo di solidarietà per i giocatori dal ranking più basso (il Player Relief Fund, su cui stanno lavorando a stretto contatto ATP, WTA, ITF e i quattro tornei dello Slam, ndr). All’austriaco non piace l’idea che vengano stanziati nove milioni di dollari per i professionisti con una classifica compresa tra la posizione n. 250 e 700. “Conosco il circuito Future, ci ho giocato per due anni: ci sono molti giocatori che non danno tutto per il tennis e sono poco professionali. Non vedo perché dovrei regalare loro dei soldi, ha detto Thiem in un’intervista al quotidiano austriaco Kronen Zeitung. “Preferisco fare donazioni alle persone o alle istituzioni che ne hanno veramente bisogno”.

Soltanto lo scorso dicembre ha destato scalpore un match del circuito ITF: un giocatore ucraino ha disputato una partita di qualificazione a Doha senza riuscire a conquistare un solo punto. Nessuno di noi top player ha ricevuto tutto in dono, ce lo siamo dovuti sudare. Nessun lavoro ti dà la garanzia di arrivare a guadagnare tanti soldi un giorno” ha detto Thiem, che poi ha aggiunto: Nessun giocatore deve lottare per la sopravvivenza, neppure quelli con un ranking più basso. Nessuno muore di fame”.

ALLENAMENTO AD ALT-ERLAA – A seguito dell’abrogazione delle misure restrittive per gli sportivi professionisti in Austria, Thiem ha ripreso ad allenarsi nei giorni scorsi sui campi da tennis. Contrariamente agli anni scorsi non si allena più al Centro di allenamento Südstadt a Maria Enzersdorf, bensì ad Alt-Erlaa, nella zona sud-ovest di Vienna.È un bell’impianto. Ci alleniamo sulla terra indoor. Rispetto a Südstadt le cose non sono molto diverse. Mi ci allenerò quando sarò a casa”, ha detto Thiem.

Il padre Wolfgang ha ritirato da Südstadt il suo gruppo di allenamento con Dominic, Dennis Novak e gli altri per lanciare un segnale in seguito alle divergenze con la federtennis austriaca. È stata respinta l’ipotesi che Thiem possa abbandonare la squadra di Davis per via di queste tensioni. “Abbiamo buone chance a Madrid. Ovviamente voglio giocarci assolutamente”, ha aggiunto Thiem con la condizione che entro autunno si torni a giocare regolarmente sul tour. “Non mi faccio coinvolgere in questioni dietro le quinte. Se voglio giocare, gioco”.

Thiem spera in un ritorno sul tour ad agosto e nel frattempo prova a ritrovare un certo ritmo. Secondo le sue parole, inizierà una preparazione più intensa soltanto cinque o sei settimane prima del ritorno in campo.

Traduzione a cura di Andrés Enrique Liss

 

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement