ATP Madrid: Nadal è una furia, ora c'è Djokovic. Cuevas elimina Zverev

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ATP Madrid: Nadal è una furia, ora c’è Djokovic. Cuevas elimina Zverev

Prestazione maiuscola del maiorchino per avere la meglio su un coraggioso David Goffin, semifinale ora con Djokovic. Cuevas piega la resistenza del giovane tedesco. Thiem regola Coric

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[4] R. Nadal b. [9] D. Goffin 7-6(3) 6-2 (da Madrid, Ferruccio Roberti)

Vi sarà dunque l’attesissimo – l’ultimo vi era stato un anno fa al Foro Italico nei quarti di finale – cinquantesimo capitolo della rivalità tra Djokovic e Nadal, la sfida con più confronti nella storia dell’ATP: 26-23 i precedenti a favore di Nole, che ha vinto gli ultimi 7, ma che sulla terra ha però conquistato solo 7 dei 21 incontri disputati. Per riuscire ad arrivare alle semifinali, Rafa Nadal ha dovuto fornire una prova più che convincente, divenuta nel secondo set ottima, nel corso in un match piacevolissimo che non boccia assolutamente David Goffin, giocatore che rivedremo sicuramente competere con i migliori. Del resto, si affrontavano i due giocatori che nel 2017 avevano vinto più match: 31 per Nadal, 27 per Goffin e si può tranquillamente dire che non abbiano tradito le attese. La partita era facilmente etichettabile come la rivincita della semifinale di Monte Carlo del mese scorso, unico precedente tra i due, vinta da Nadal facilmente nel punteggio, ma ricordata maggiormente per la clamorosa chiamata sbagliata dal giudice di sedia Cedric Mourier.

 

Dopo la prova sottotono e le quasi tre ore contro Fognini in sedicesimi e l’inaspettata sgambatura condita da ottima prestazione contro Kyrgios, Rafael sapeva di dover ancora migliorarsi quest’oggi: “A Montecarlo fu un match duro, sebbene il risultato non lo dica. David è un giocatore completo ed uno dei più in forma: se voglio andare avanti nel torneo devo commettere pochi errori e servire in maniera ancora più aggressiva” Del resto, il cammino di Goffin nel torneo confermava che il belga fosse in forma: il n°10 del mondo, per arrivare ai primi quarti della carriera nel Masters 100 madrileno, non aveva perso sin qui neanche un set per battere Kachanov (dal quale aveva perso a Barcellona, subito dopo Montecarlo), Florian Mayer e Raonic. Dopo una mattinata decisamente fresca illuminata da un timido sole, a Madrid da ora di pranzo piove ad intermittenza e così gli organizzatori hanno deciso di chiudere il tetto del Manolo Santana, rendendo di conseguenza indoor le condizioni di gioco.

Il primo set entra nel vivo nel quarto gioco, quando Goffin deve annullare 4 palle break totali: lo fa con aiuto del servizio e del coraggio, che sin dai primi minuti ha messo in campo, rischiando molto per non farsi attaccare. Nel gioco successivo, è il maiorchino a dover annullare una pericolosa palla break, -sara’ l’unica per lui nel parziale- che il belga si guadagna rispondendo bene e chiudendo con una bella volèe​ di rovescio. Nadal però si tira fuori dal pericolo con uno spettacolare dritto ad uncino, e nel sesto game arriva a guadagnarsi due nuove palle per allungare nel punteggio: la prima è annullata dal servizio del belga, la seconda vede vivere uno degli scambi più belli dell’intero match, lungo e pieno di ribaltamenti di possibilità per chiudere: alla fine, Rafa, ne esce con un rovescio che, purtroppo per lui, termina in corridoio. Da quel momento in poi, il set, che continua ad essere piacevole, non registra nessuna palla break e solo una volta si andrà ai vantaggi: si arriva al tie-break dopo sessantadue minuti di sostanziale equilibrio. Nel gioco decisivo, sul 2 pari, tre errori consecutivi di Goffin fanno involare Rafa, che fa suo il primo set in 1 ora e 11 minuti, appena due in meno di quelli che gli erano occorsi per battere ieri sera Kyrgios. Nel terzo gioco del secondo parziale il nove volte campione del Roland Garros prova l’allungo decisivo, alza il livello del suo gioco (spettacolare un quindici chiuso da stop volley di dritto) e riesce a strappare per la prima volta nell’incontro il servizio al belga, quando sono trascorsi 95 minuti dall’inizio dell’incontro. Goffin mostra di meritare la sua classifica da top ten e non molla, anzi si issa a 4 palle break, che il maiorchino annulla, mostrando l’attuale ottimo stato di forma psico-fisica, con due servizi vincenti ed altri due punti su cui Goffin non ha recriminazioni. Il settimo gioco è il più bello dell’incontro: i due mostrano tutto il loro talento e l’eccellente preparazione fisica di cui godono attualmente, nel corso di un gioco in cui, per due volte, la quasi totalità del Manolo Santana- oggi meno pieno che nella sfida di ieri sera contro Kyrgios- istintavamente si alza in piedi ad appaludire con entusiasmo. Goffin, annulla quattro palle break, ma sulla quinta è letteralmente sfondato da un gran rovescio al fulmicotone di Nadal, che vola sul 5-2. La partita finisce in pratica lì e Rafael Nadal conquista, dopo 1 ora e 59 minuti, l’accesso alle semifinali e, contestualmente, la cima dell’ATP Race.

P. Cuevas b. A. Zverev 3-6 6-0 6-4 (da Madrid, Remo Borgatti)

Il quarto meno nobile del tabellone madrileno arricchisce il programma del Grand Stand, monopolizzato dai doppi. Di fronte, per la prima volta in carriera, due che appartengono a generazioni successive. Tra il giovane corsaro Alexander Zverev e l’ammiraglio Pablo Cuevas ci sono infatti undici primavere di differenza oltre che stili contrapposti di gioco. Il tedesco è una sintesi pressoché perfetta del tennista moderno e concilia alla perfezione fisico e tecnica; per lui non sono certo azzardate ipotesi di ingresso imminente tra gli eletti e un futuro prossimo da re. Intanto è imbattuto da sette incontri e ha buttato fuori con autorità due teste di serie come Cilic e Berdych. L’uruguagio invece solca i mari dell’ATP da quasi tre lustri e della terra rossa è uno dei maggiori intenditori, come dimostrano i sei titoli in carriera. Pablo è abituato ai marosi e le sue tre vittorie al terzo (contro Bellucci, Mahut e Paire) non sono state esenti da momenti di bonaccia assoluta come i quattro match-point fatti recuperare a Bellucci nel tie-break decisivo o lo 0-6 subìto con Paire.

Non piove ma le previsioni non sono buone e il tetto è chiuso. Dopo tre giochi di studio, Zverev rompe gli indugi e infila undici punti consecutivi dal 30-30 del terzo gioco allo 0-15 del sesto facendo valere una pesantezza di palla che Cuevas stenta ad attenuare. Sotto 1-4, Pablo inizia quell’opera di affinamento della sua arte che gli darà soddisfazioni in seguito. Il primo colpo ad essere revisionato è la battuta ma sulla risposta deve ancora patire la potenza del tedesco, baldanzoso anche con il serve-and-volley. Per ora nei turni di servizio di “Sasha” quasi non si gioca e due prime oltre i 220 km/h sanciscono la fine del primo set (6-3). L’uruguagio va a sedersi a capo chino ma il Grand Stand, pieno in ogni ordine di posti, vuole battaglia e lo incita a gran voce. Cuevas sembra perdersi dentro la sua Lacoste blu un tantino abbondante mentre Zverev, filiforme nella maglietta arancione, giochicchia con la catenina tra un punto e l’altro. Pablo risale da 0-30 nel game che inaugura il secondo parziale e, avanti 1-0, si prende due palle-break e poi una terza annullata dal tedesco con l’ausilio del nastro ma sulla seconda parità il sudamericano piazza il tweener che fa esplodere l’Arantxa Sanchez e sbigottire l’incredulo Zverev.

Non è questo il punto che girerà il vento del match, perché Alexander torna in vantaggio con un ace, ma certo qualcosa succede perché Cuevas resiste e finalmente si prende la battuta dell’avversario con un rovescio lungo linea di assoluta eccellenza. Dal 2-0 Pablo  siede in cattedra, esaspera le rotazioni (soprattutto di rovescio) e manda fuori giri Zverev che lentamente abbandona la contesa anche mentalmente. In un attimo è 6-0 e l’atteggiamento rinunciatario di Sasha fa piovere qualche fischio dagli spalti. Il quadro tattico e psicologico della partita è cambiato ma se Zverev vuole diventare grande deve imparare a soffrire. Il ventenne di Amburgo non è fortunato nel terzo game del segmento conclusivo e due dritti fuori di centimetri potevano regalargli il break. In difficoltà (0-30) nel gioco seguente, Alexander recupera mostrando buone gambe su una palla corta di Cuevas e nei due turni successivi di servizio non concederà più un punto tenendo la scia del rivale di giornata (4-4) ma Pablo ha deciso di cuocere il tedesco a fuoco lento e trova angoli stretti con il rovescio che gli consentono poi di mettere a segno drop velenosi su cui Sasha corre invano. Avanti 5-4, Cuevas gioca con attenzione un paio di risposte e attende l’errore di Zverev al termine di uno scambio lunghissimo seguito in apnea dall’intero stadio: 15-40 e due match-point. Basta il primo, sul quale Cuevas risponde a una fucilata e non dà il tempo a Sasha di organizzarsi.

Dopo i quarti conquistati sempre quest’anno a Indian Wells e Montecarlo, domani giocherà la prima semifinale in carriera in un Masters 1000. Pablo è più vivo che mai.

[8] D. Thiem b. [LL] B. Coric 6-1 6-4 (Gabriele Ferrara)

Secondo scontro diretto tra Dominic Thiem e Borna Coric, con il secondo che si era aggiudicato il precedente un mese e mezzo fa a Miami. Il croato è arrivato fin qui in maniera rocambolesca, dal momento che cinque giorni fa era stato eliminato all’ultimo turno di qualificazioni da Kukushkin. Dopo, però, ha approfittato del forfait di Gasquet, riuscendo ad issarsi fino ai quarti superando il più “vecchio” dei fratelli Zverev, Herbert e Murray, autore di una prestazione sconcertante. Dall’altra parte, invece, Thiem ha vinto senza troppi problemi con Donaldson, annullando poi cinque match point a Dimitrov e spuntandola al ventesimo punto del tiebreak decisivo. Entrambi erano alla caccia della prima semifinale in un torneo di questo livello, ma Thiem è già arrivato fino a quel punto in uno Slam, ovvero il Roland Garros di 12 mesi fa. Alla fine ha vinto l’austriaco, superiore al più giovane avversario in tutti i settori di gioco.

La sfida inizia con Thiem che appare subito molto centrato: solo prime in campo e la solita potenza debordante su cui Coric può fare poco . Borna non ha nel proprio arsenale le accelerazioni dell’austriaco, il quale nel quarto gioco trova il break con uno splendido dritto inside-out, dopo che si era procurato l’occasione grazie ad un gratuito di rovescio del rivale: 3-1. Coric è un combattente nato e un drop-shot millimetrico e una fantastica risposta in diagonale lo portano sullo 0-40; ciò nonostante, Dominic trova aiuto dalla prima – oltre che da un gratuito di dritto di Coric sul 40 pari – per consolidare il break. Il numero 59 ATP continua a insistere sulla diagonale sinistra, ma non riesce mai a guadagnare campo: due rovesci lungolinea, un back quasi rasoterra e un accelerazione vincente, valgono il doppio break e, di fatto, la fine del set, che termina dopo 29 minuti: 6-1.

Nel secondo parziale Coric è costretto a chiamare un medical time-out dopo tre game a causa di un problema alla spalla destra, che però in realtà non sembra essere particolarmente preoccupante. Al rientro in campo, il ragazzo di Zagabria continua a servire con ottime percentuali, mettendo quasi il 70% di prime in campo e perdendo solamente due punti nei primi tre turni di battuta. Adesso Borna gioca con maggiore aggressività e nel sesto gioco riesce a portarsi ai vantaggi sul servizio dell’avversario; qui, però, sbaglia in larghezza un rovescio su una palla centrale e con poco peso, mentre nel punto seguente è bravo Thiem ad andare a segno con un dritto inside-out vincente. Sul 3 pari l’austriaco Dominic torna ad imporre con continuità il proprio maggior punch e si procura tre palle break: sulle prime Coric si salva venendo a prendersi il punto a rete, ma sulla terza Dominic trova un fantastico dritto inside-in che vale il sorpasso. Coric protesta con Lahyani perché crede che la palla sia out. L’esito negativo della disputa, forse, gli toglie le ultime speranze di rimonta. Thiem, infatti, chiude agevolmente la contesa dopo un’ora e 19 minuti: 6-1 6-4 il punteggio finale. Ottima prova dell’austriaco, che da lunedì salirà al numero 7 del mondo e che domani affronterà Pablo Cuevas (l’uruguaiano si è aggiudicato l’unico head to head, disputatosi al Roland Garros nel 2015).

Risultati:

[2] N. Djokovic b. [6] K. Nishikori W/O
P. Cuevas b. A. Zverev 3-6 6-0 6-4
[4] R. Nadal b. [9] D. Goffin 7-6(3) 6-2
[8] D. Thiem b. [LL] B. Coric 6-1 6-4

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Cecchinato ritrova la vittoria a Winston-Salem. Avanza anche Giorgi

Il tennista siciliano approfitta del ritiro di Bublik dopo aver vinto il primo set. Interrotta la striscia di 10 sconfitte. Giorgi liquida in due set la russa Gasparyan all’esordio nel Bronx Open

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Nella marcia di avvicinamento del tennis italiano agli US Open, mentre sono in corso le qualificazioni dell’ultimo Slam dell’anno, arrivano due buone notizie per i nostri colori.

Si interrompe la striscia negativa di ben dieci sconfitte al primo turno (era ora!) per Marco Cecchinato, che a Winston-Salem (ATP 250) batte il kazako Bublik sfruttando il suo ritiro a inizio secondo set. Cecchinato aveva vinto il primo set al tie break per 7 punti a 3 ed era avanti 1-0 e servizio nel secondo parziale.

L’incontro si è giocato sul court 2, non coperto da produzione televisiva, dunque si può far riferimento soltanto alle indicazioni del livescore. Primo set molto equilibrato nella scansione dei punti, con il tennista siciliano bravo ad annullare le uniche due palle break del primo parziale nel settimo gioco. Equilibrio anche nel tie-break sino al 3-3, poi con 4 punti consecutivi Cecchinato ha portato a casa il set, pochi istanti prima del ritiro del ritiro di Bublik. Per Cecchinato al secondo turno ci sarà l’australiano John Millman (martedì ore 19, ancora sul court 2), con l’augurio che possa essere la scintilla utile a scatenare la rinascita del semifinalista del Roland Garros 2018.

La pioggia che sta imperversando sugli Stati Uniti ha costretto gli organizzatori a rinviare qualcuno dei match in programma, tra cui Fabbiano-Rublev che si giocherà nella giornata di martedì alle 19 italiane. Il pugliese, in caso di vittoria, sarebbe costretto al doppio impegno poiché attorno alla mezzanotte italiana dovrebbe sfidare Ramos-Vinolas. Al doppio impegno sarà costretto anche l’avversario di Sonego (uno tra Hoang e Dzumhur), che aspetta il vincitore della sfida di primo turno per affrontarlo dopo la mezzanotte.

 

Arrivano buone notizie anche dal torneo femminile Bronx Open, nuovo WTA International in corso di svolgimento a New York. Camila Giorgi ha disposto facilmente al suo esordio della russa Gasparyan. 6-2 6-3 il punteggio finale per la tennista marchigiana, sempre in controllo del match, chiuso in appena 67 minuti. Per lei al secondo turno sfida con la tedesca Petkovic che ha eliminato la testa di serie numero 4 del tabellone, la cinese Shuai Zhang. Avanzano al turno successivo anche Potapova, Muchova, Sasnovich e Siniakova. Eliminata nettamente anche Coco Vandeweghe, a cui il torneo aveva concesso una wild card, ancora in piena convalescenza dopo il lungo stop (è tornata in campo meno di un mese fa).

Il tabellone di Winston-Salem
Il tabellone del Bronx Open (New York)

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Medvedev fa il pompiere: “Sapevo di poter vincere un 1000, ma uno Slam è diverso”

Il russo ha vinto il suo primo 1000, e ha dovuto anche lottare con i crampi: “Ero stanchissimo giù durante la partita, ho tentato di non darlo a vedere. US Open? Sarò pronto”

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Medvedev, sua moglie il coach Gilles Cervara - Cincinnati 2019 (via Twitter, @ATP_Tour)

Sì, è esattamente così!” ha risposto col pieno sorriso dei vincitori Daniil Medvedev, per la prima volta in conferenza stampa da campione di un Masters 1000 dopo aver battuto Goffin nella finale di Cincinnati. “Se mi aveste chiesto prima del torneo come avrei festeggiato la vittoria, probabilmente avrei detto che mi sarei steso sul campo, avrei iniziato a urlare, saltando e alzando in alto le mani. Ma ero stanchissimo già durante la partita, a dire la verità. Soprattutto sul 5-3, ho iniziato ad avere crampi ovunque, ovviamente ho provato a non darlo a vedere (e ci è riuscito: Goffin in conferenza ha ammesso di non essersene accorto, ndr). Nell’ultimo game ero 15-40 ho pensato: ok, se andiamo 5-5 cosa succede? Così ho tirato quattro grandi servizi e alla fine ero completamente privo di forze. Come diciamo in Russia: ‘chi non rischia, non beve champagne’. Stanotte berrò champagne!“.

Quattro servizi provvidenziali, che hanno cavato il 23enne russo da un impaccio che avrebbe potuto trasformarsi in una clamorosa beffa. Dopo aver perso un punto a una manciata di centimetri dalla linea del traguardo, il nuovo Daniil si è persino prodotto in un gesto ‘da vecchio Daniil’, ovvero ha spaccato la racchetta. “Penso sia stata l’unica delle ultime tre settimane, ero frustrato perché avrei potuto perdere il titolo per colpa dei crampi e nessuna sapeva cosa stesse accadendo“.

Oltre a un serbatoio di fiducia pressoché inesauribile dopo venti giorni così, Daniil racconta anche di un involontario talismano. “Uso un gel per evitare che le mani sudino troppo, qui negli USA è molto umido e altrimenti non riuscirei a impugnare la racchetta. La cosa divertente è che ho iniziato a utilizzarlo lo scorso anno a Winston-Salem, e da allora i miei risultati sono andati solo migliorando“. Negli ultimi 365 giorni, infatti, il russo ha vinto la bellezza di 68 partite (con 22 sconfitte) e si è laureato quattro volte campione di un torneo raggiungendo altrettante finali.

Il russo ha inoltre scalato oltre cinquanta posizioni in classifica dall’agosto 2018, e grazie a questo successo ha riportato la Russia in top 5 dopo nove anni. Paradossalmente, una delle chiavi di questo successo è stata la netta sconfitta di Montreal contro Nadal. “Quando giochi la prima finale in un ‘1000’ tremi come un ragazzino, soprattutto se affronti Nadal che ha giocato 55 finali Slam, 55 finali nei 1000… ok, sto esagerando, ma insomma per lui è una routine, io invece mi trovavo per la prima volta in finale in uno stadio così pieno. Quindi ho potuto usare quell’esperienza contro David, e forse ho vinto anche per quel motivo. Nella vita l’esperienza è tutto“. Appena otto giorni fa non aveva mai giocato la finale di un 1000 e adesso ne ha addirittura due nel curriculum, con una vittoria che diventa la quinta della ‘nuova’ generazione in questa categoria di tornei dopo i tre titoli di Zverev e quello del connazionale Khachanov, lo scorso anno a Bercy.

Sapevo di poter vincere un Masters 1000, e infatti ci sono appena riuscito. Ma vincere uno Slam è diverso“, precisa Medvedev per provare a spegnere gli entusiasmi dei cronisti attorno a lui. “Finora non ho mai neanche raggiunto i quarti di finale. A Montreal dissi che sarei stato soddisfatto dei quarti, ed è andata meglio. Allo US Open sarei soddisfatto – che non significa felice – dei quarti di finale ma dipende da tante cose, anche dal sorteggio. Adesso ho bisogno di fare un passo alla volta“.

Il primo, probabilmente, sarà trovare la strada migliore per minimizzare gli effetti della fatiche di queste tre intensissime settimane (lo ricordiamo, Medvedev ha raggiunto la finale a Washington, Montreal e Cincinnati). “Ora cerco di non pensarci, anche perché non ho alcun rimpianti. Ero prontissimo fisicamente per queste tre settimane. Ora con il mio team penseremo a una strategia per recuperare in tempo per lunedì o martedì, mi auguro sia martedì. Ma non ci sono motivi per credere che non sarò pronto per lo US Open“.

IL TABELLONE COMPLETO DI CINCINNATI (con tutti i risultati)

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La terza volta è quella buona: a Cincinnati il campione è Medvedev

CINCINNATI – Dopo le sconfitte di Washington e Montreal, il russo trionfa e solleva il primo trofeo di categoria Masters 1000. Sará numero 5 in classifica

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Daniil Medvedev, trofeo - Cincinnati 2019 (via Twitter, @ATP_Tour)

Dal nostro inviato a Cincinnati

[9] D. Medvedev b. [16] D. Goffin 7-6(3) 6-4

Three time’s a charm” dicono da queste parti, la terza volta è quella buona. Dopo le finali perse a Washington e Montreal, Daniil Medvedev suggella questa sua straordinaria estate con la più prestigiosa vittoria della sua carriera, diventando il più giovane campione del Western&Southern Open dal 2008 quando a trionfare fu Andy Murray. La finale di questo splendido torneo, che nella settimana ha ospitato 198.044 spettatori (numero inferiore solamente ai 199.217 del 2015), ha avuto un primo set di ottima fattura, nonostante il gran caldo che ha parzialmente svuotato le tribune (la sessione era un tutto esaurito), e un secondo set più a senso unico, con un finale da brivido, dato che Medvedev stava accusando fisicamente la fatica e se non avesse chiuso sul 5-4 del secondo set avrebbe potuto trovarsi in grossi guai.

 

Devono passare alcuni minuti prima che i giocatori, pronti alla bocca degli spogliatoi, possano entrare in campo a causa di una rete difettosa (o meglio, a causa di due reti difettosi, visto che è stato necessario ricorrere alla terza rete). Poi, una volta iniziato il match, deve passare un quarto d’ora buono prima che Goffin riesca a vincere un punto sul servizio di Medvedev. Il russo dovrebbe essere stanco per tutte le partite giocate nelle ultime tre settimane, ma negli scambi da fondo è lui ad avere il comando delle operazioni. E quando serve sembra continuare la serie iniziata la sera precedente contro Djokovic, nella quale le seconde di servizio erano molto simili alle prime. Goffin non è però tipo da lasciarsi demoralizzare: avanzando verso la linea di fondo in fase di risposta, il belga costringe all’errore un Medvedev curiosamente nervoso, che mentre vede l’avversario rimontarlo fino al 4-4 (annullando un paio di palle break nel frattempo) comincia a rivolgere sarcasticamente il pollice in alto verso il suo angolo ogni volta che sbaglia un diritto. Goffin danza per il campo anticipando ogni colpo mentre Daniil sembra sempre più frustrato e se la prende con il suo allenatore. Sul 5-6 15-30 il belga esce da una situazione complicata con uno splendido lungolinea di rovescio che finisce uno scambio prolungato. I primi quattro punti del tie-break vanno contro il servizio, poi Medvedev mette una gran prima e subito dopo riceve un mezzo regalo da Goffin, che non chiude una brutta controcorta di Daniil. Si cambia campo sul 4-2 e Medvedev infila immediatamente una risposta vincente sul serve and volley di Goffin. Il primo set point è annullato da un passante cross di diritto, ma sul secondo il doppio fallo n.4 di David pone fine al primo parziale dopo 56 minuti di gioco.

La perdita del primo set non fa bene al belga, che esordisce nel secondo con un parziale di 1-9 lasciando ancora una volta scappare Medvedev, come aveva fatto ad inizio match. Il problema per lui, però, è che il suo avversario sembra ritornato intoccabile sul servizio: i primi quattro turni di battuta di Medvedev sono tutti vinti a zero. Ma quando è ora di chiudere il match, il fantasma delle due finali perse nelle ultime due settimane si fa pesante: va sotto 0-30, poi 15-40 con un drop shot giocato malissimo, dopo il quale scaraventa a terra la racchetta. Poi però il super-servizio torna a soccorrerlo: quattro mazzate consecutive iscrivono Daniil Medvedev nell’albo dei vincitori di un Masters 1000. “Sul 5-3 ho iniziato ad avere crampi, piuttosto dolorosi – ha detto Medvedev subito dopo il match – Sicuramente era un misto di nervi e dei 24 giorni consecutivi nei quali ho giocato a tennis nell’ultimo mese. Sapevo che sul 5-5 sarei stato spacciato, per cui ho messo quattro servizi che non è riuscito a rispondere”.

Si tratta del terzo nuovo vincitore di Masters 1000 della stagione, dopo Thiem a Indian Wells e Fognini a Montecarlo, che con questa vittoria sale al n.5 della classifica mondiale. Medvedev se ne va da Cincinnati con oltre un milione di dollari in tasca (meno il 35% di tasse, ovviamente) e soprattutto con la consapevolezza di avere un arma letale su cui contare nei momenti importanti (un servizio che non sapevamo potesse essere così micidiale) e la fiducia giusta per affrontare con grandi ambizioni l’ultimo Slam della stagione.

TABELLONE MASCHILE COMPLETO (con tutti i risultati)

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