I manrovesci di Wimbledon 2017

Tennis da ridere

I manrovesci di Wimbledon 2017

Raccolta di battute semiserie sul terzo slam dell’anno. Le lacrime di Federer, l’ammissione di Cilic, l’organizzazione del team Djokovic e l’amuleto Baldissera

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1. Australian Open, Indian Wells e Wimbledon, cos’hanno in comune i tre successi più importanti dell’anno per te Roger? “Semplice, Luca Baldissera. Anzi, mi ha detto che viene anche a New York: volete che faccia il discorso della premiazione già ora?”.

2. Spiegato il motivo del tifo tutto pro-Roger sul Centre Court: tra gemelli, genitori, sorelle e via discorrendo durante la finale circa metà degli spettatori si chiamavano Federer di cognome.

3. Djokovic tranquillo sul suo recupero psico-fisico: “Ho capito che per risolvere tutti i problemi è ora di alzare il gomito”.

 

4. “Ciao Andy, come va?”. “Beh Nole, potrebbe andare meglio…”. “Ah guarda, io mi sa che mi ritiro”. “Anca me!”.

5. Berdych fa presente ai commentatori di Ubitennis e a Vittorio Sgarbi che ci tiene al suo soprannome: “Meglio Perdych che Goat! Goat! Goat!”.

6. Rod Laver incoraggiato dalla #NextGen: “Ho deciso, torno a giocare: secondo me ai quarti a New York ci arrivo in carrozza. O in carrozzina. Però ci arrivo”.

7. Federer stizzito con Barilla: “Mi avevano detto che avrei dovuto provare una pennetta, ma qui di Flavia manco l’ombra”.

8. Garbine Muguruza rammaricata al party conclusivo: “Dovevo ballare con Roger, poi lui ha scambiato Conchita Martinez per Mirka e tutto è andato a rotoli”.

9. Nadal spiega il motivo della sconfitta con Muller: “Ho capito male la pubblicità, e ho fatto l’amore con il telone”.

10. Roger in lacrime dopo aver visto Leo e Lenny in tribuna: “E adesso chi glielo dice a Mirka che non ce la posso fare a mettere in bacheca anche otto gemelli?”.

11. Un premio meritato anche per Marin Cilic: i piedi più brutti del torneo sono i suoi.

12. Federer: “I gemelli ancora non capiscono bene. Pensano che questo sia il prato di un parco giochi”. Leo e Lenny: “Mamma mamma, anche noi vogliamo andare a tirare le palline all’orso come papà!”.

13. Cilic alla conferenza post match: “Sì, lo ammetto, è stato un problema di vescica. Farsela addosso davanti a 15mila persone, beh, immaginatevi come può essere”.

14. Proverbio tibetano: se rincorsa a numero uno è rincorsa a Andy Murray allora meglio stare fermi e aspettare che Andy Murray torna indietro a sua dimensione vera.

15. Svelato il nuovo team di Novak Djokovic: Agassi lo allenerà solo nei giorni dispari dei mesi pari dalle 9 alle 10 e dalle 18 alle 19, Vajda lo manderà a quel paese nei weekend, Pepe Ymaz gli telefonerà a ore pasti per accertarsi che non mangi carne, Ancic gli sistemerà il giardino al lunedì e al mercoledì prima del tramonto. Pare che il traguardo dei 20 slam sia cosa fatta.

Alessandro Trebbi

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Tennis da ridere

Don’t let me down, don’t net me down

Il compleanno di Dustin Brown, i tristi numeri da circo all’IPTL, Feliciano Lopez che vuole abolire il let e Nadal che invece la rete voleva alzarla. Cara, vecchia, bistrattata rete

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Oggi è il compleanno di Dustin Brown. Auguri DreddyTenniscome hai saggiamente deciso che la gente debba chiamarti su Twitter. 32 anni ben spesi, nella totale consapevolezza di praticare un tennis che sfiora l’autolesionismo sportivo ma ci fa sentire tutti un po’ più vivi e coraggiosi. Adesso sembri anche un reietto, la federazione tedesca ha escluso soltanto te dalle convocazioni di Davis – graziando Kamke e Mischa Zverev, che come te avevano disertato a settembre contro la Polonia – ma figurati se questo ti fa perdere il sorriso. Al massimo, anzi, è motivo per sfoderarne uno nuovo.

https://twitter.com/DreddyTennis/status/806507216186515457

Qui però la questione della responsabilità non c’entra, si parla di rete. Dustin la onora, vive e gioca per l’obbligo di frequentarla. Un patto che non può essere disatteso, è evidente che non si tratta soltanto di una scelta che può essere revocata nel bel mezzo di una partita, di una carriera, di un tie-break. A rete Dustin semplicemente ci deve andare, peraltro è chiaro che non sempre ci va con in mente un piano preciso: una forza più grande lo schioda da quella zona di campo che per molti tennisti rappresenta l’unico comfort e per lui è soltanto un inevitabile punto di partenza, il gate di un aereoporto che ha fretta di lasciare. Una volta lì è istinto, riflessi, tocco e quella creatività che non guasta. La diapositiva della sua carriera? Ha battuto Nadal due volte su due sfide, ha perso da Benneteau in due occasioni su tre. La rete come necessità.

 

Un altro è Feliciano Lopez, eleganza e gesti classici con spiccata propensione offensiva. Servizio mancino ad uscire, rovescio coperto solo come extrema ratio e fede incondizionata nei colpi tagliatiQui la rete, sì, è una scelta. È ottimizzazione delle proprie potenzialità, naturale prosecuzione di un’impostazione tennistica che oggi tende all’estinzione. Qualche giorno fa lo spagnolo ha paventato addirittura la possibilità di modificare la regola del let a servizio, complici le bizzarrie dell’IPTL – in corso di svolgimento – in cui questa regola non viene utilizzata. “Non ha senso che se la palla tocca la rete sul servizio il punto viene ripetuto, mentre negli scambi normali non è così“. Qualcosa affascina Feliciano nelle corse affannose a cui sarebbero costretti i tennisti in caso di prima di servizio che pizzica il nastro e scavalca la rete. La rete come espressione.

Sempre dalla Spagna, sempre col mancino ma meno in sintonia con le volèe di opposizione è Rafael Nadal. Tempo fa anche lui aveva pensato che si potesse modificare l’approccio del tennis alla rete, addirittura alle fondamenta. Come? Andandoci ancora meno. E come? Alzando la rete, per allungare ulteriormente gli scambi. Il maiorchino se non altro si è dimostrato parecchio diligente, proseguendo sull’onda delle dichiarazioni dello zio Toni che voleva rallentare le palline perché “non si può aspettare un’ora e mezza per applaudire“. La rete come “ma che stiamo dicendo?”.

Dicevamo invece dell’IPTL, il circus itinerante a cui Federer aveva prima promesso una passerella e poi ha fatto ciao con la manina. Elaborate le cinque fasi del lutto il carrozzone lascia in queste ore Singapore per trasferirsi a Hyderabad, nel cuore dell’India. C’è Berdych, c’è uno scatenato Verdasco assolutamente desideroso di far bene ogni qual volta non c’è il rischio di vincere qualcosa di concreto, c’è Martina Hingis che regola agilmente avversarie che a tennis ci giocano eccome, c’è un bizzoso Safin che si tuffa alla Becker e poi si dedica al turpiloquio, c’è Kyrgios e c’è un nugolo di doppisti che traina il pubblico a suon di tweener e lob liftati. Nishikori, per esempio, fa i ricami. Non si può fare a meno di pensare al velo di tristezza che ricopre il (non) fascino dell’esibizione fine a sé stessa, in cui i tennisti provano a sembrare quello che proprio non hanno il coraggio di essere durante l’anno, quando la palla scotta troppo e una prima di servizio può valere migliaia di dollari. La rete come pretesto, la rete come ipocrisia.

No, non vuole essere un de profundis, più che altro un tributo elargito con grande anticipo. Nel caso sia necessario, s’intende: è vivo il desiderio di aver preso una cantonata, di poter ripensare a questo incauto pessimismo tra cinque anni davanti a una finale di Wimbledon disputata tra due volleatori. Nel dubbio, ci si porta avanti con i saluti.

Addio net, e grazie per tutto il pesce.

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Tennis da ridere

Addio Vine, alla fine è stato… divertente

Vine chiude. Noi abbiamo raccolto i mini-video più divertenti dal mondo della racchetta. Avete le ore contate (forse)

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Duecento milioni di utenti attivi e un miliardo e mezzo di visualizzazioni al giorno non sono bastati a salvare Vine. La piattaforma di condivisione di mini-video da sei secondi sarà prossimamente dismessa. La notizia è arrivata circa un mese fa, quando Twitter, che aveva acquistato Vine nel 2013, ha comunicato la decisione di chiudere i battenti. A detta dei vertici del micro-blogging con sede a San Francisco, l’applicazione rimarrà online e i contenuti saranno ancora disponibili per un po’. Noi non ci fidiamo e abbiamo così scelto di raccogliere i più divertenti e stilare una breve classifica di siparietti in-court e off-court.

10Nadal e i suoi problemi di sudorazione eccessiva. Serve una mano?

9“Genie, è il tuo turno” – “Devo proprio?”

 

8 – Palombella danese di inizio stagione

7A Charleston Andrea Petkovic ha sempre dato il meglio (e lo scorso anno con Jelena Jankovic, fu protagonista di questa folle intervista)

6 – Quando esattamente Murray ha deciso di diventare numero uno del mondo

5Ancora Alizè Cornet (Il campo era lo stesso del famoso “come fai a darmi warning“)

4 – Challenge!

3Adele o Madonna?

2Kyrgios & Kokkinakis

Tris di Vine al numero 1. Ladies and Gentleman, l’uomo che ha dato il la alla crisi di Novak Djokovic

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Tennis da ridere

Il Bagel del giorno – Mescal non dimentica

Roger Federer, memore di quanto accaduto due anni fa, si prende la rivincita su Marin Cilic. In questo Bagel anche interviste palindrome, omaggi dovuti, opinionisti illustri, dedica personale di Eugenie Bouchard

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Incredibile a Church road, una giornata di grande tennis ha impreziosito la storia di Wimbledon di un altro grande capitolo da ricordare. Due quarti sul centrale finiti al quinto set fra cui un’epica rimonta di Roger Federer.

Lo svizzero ha ritrovato condizione anche eliminando, grazie ai consigli del trainer Paganini, i rischi inutili. A farne le spese le gemelline, che non fanno un bagnetto da ormai due settimane e non vedono l’ora che arrivi domenica. Roger ha regolato al termine di una gran battaglia un Cilic in condizioni paradisiache, anche grazie a una collaborazione ex jugoslava che sta dando i suoi frutti.

Tutti i tennisti balcanici hanno infatti stretto un patto per passarsi l’un l’altro i propri poteri una volta esclusi dal torneo. E così Cilic si è presentato in campo infuso dello spirito di Djokovic esattamente come accadde a New York due anni fa, e così farà anche venerdì in semifinale Milos Raonic, il canadese originario del Montenegro che farà saggiare il Sapore Vero dei suoi colpi all’elvetico.

 

Tutto però pare apparecchiato per l’ottava di Roger. Un’eventuale finale contro l’idolo di casa Murray non sarebbe un problema, anche perché lo stesso scozzese ha una ragione in più per perdere. “Ora che Ivan Lendl è tornato nel team – ci spiega Andy – organizziamo delle belle cene a casa mia. Ma tra lui, la moglie, noi, mio fratello e cognati vari siamo sempre in nove a tavola e mi tocca litigare con Kim, perché di piatti ne ho solo otto. Da lunedì non sarà più un problema”.

Murray avrà ora in semifinale Tomas Berdych, soprannominato da molti utenti Perdych per l’inenarrabile serie di fallimenti sportivi, l’incredibile sfilza di miserie personali, le numerose occasioni in cui il ceco ha dimostrato il suo status di uomo mediocre e sfigatone. Per lo scozzese sarà una passeggiata di salute.

Oggi intanto si giocano le semifinali femminili. Si va verso un’epica finale fra sorellone come ai bei tempi; le Williams, oggi consigliate rispettivamente da papà Richard e da Patrick Mouratoglu, cercano di rinverdire i fasti familiari di un tempo, quando arrivavano spesso prima e seconda ai tempi in cui erano guidate da Mansell e Prost. Serena, più che dalle avversarie in campo, pare preoccupata dalle domande dei giornalisti. Ultimamente le è stato persino chiesto di commentare il passaggio di Durant a Golden State. Domanda su cui Serena ha nicchiato non essendo grande esperta di basket, al contrario della sua storica rivale Maria Sharapova, tennista decisamente colta, di recente anche sul fatto.

Serena dovrà però guardarsi dall’assalto di Elena Vesnina, che oggi incontrerà sia in singolo che in doppio. La russa è stata baciata da “The Lendl Effect”, paradigma che indica che se Gulbis sfascia una racchetta a Pechino, una pioggia di vincenti di abbatte su New York.

Il grande deluso del giorno è però ovviamente Marin Cilic. Il croato, definito da molti e anche da Federer stesso una delle persone più gentili nel tour, ha confermato la sua fama concedendoci un’intervista nonostante la scottante eliminazione odierna.

Marin, anche questa volta sembrava che potessi battere Roger, ma lui da grande campione nel finale ha cambiato marcia e non ha sbagliato più nulla…
O tutto fare, o era fottuto.

Hai commentato il post partita con lui? Vi siete scambiati qualche battuta? O ha mantenuto il suo elvetico aplomb?
I Re sono seri.

Quindi comprendo che Roger fosse preso in altri pensieri. Sai mica dove si reca appena terminati i suoi incontri?
A vedere l’erede va.

Grazie per l’informazione. Quanto a te, ti trovi ancora bene con Goran, oppure stai pensando di cambiare allenatore? Raonic per esempio si è affidato alle cure di un grande ex tennista e ora commentatore tv, John McEnroe. Noi in Italia abbiamo una figura simile, Adriano Panatta…
In amor io diffido i romani.

Non stai pensando quindi di allargare il tuo staff? Durante i tuoi incontri vediamo che nel tuo box c’è ancora spazio…
I tre sedili deserti?

Sì.
I tre poco coperti?

Esatto… [Qui Marin pare rimuginare un po’ e si perde in un silenzio meditabondo]

Vabbè non importa, passiamo a un argomento diverso, l’impegno nell’umanitario. Roger, Rafa, Novak, Tomas, tutti hanno una loro fondazione. Tu hai mai pensato di iniziarne una? Sappiamo che ti sei impegnato molto con l’Unicef in passato…
All’Unicef non feci nulla.

Ah si? Chiedo scusa, devono avermi dato un’informazione errata. Non hai mai pensato di far qualcosa anche tu, che ne so, per l’educazione?
Ora dieci lire per i licei darò.

Bene, così si fa Marin! Un commento sulla tua racchetta, hai provato nuovi modelli? Questa non è un po’ troppo smilza per fronteggiare gli spin dei top player odierni?
Essa m’è leggera, ma regge le masse.

Quindi un’ottima racchetta…
E lo vedo, lei è lodevole.

Ottimo, ne proverò una anch’io. Dal momento che vanno di moda a Wimbledon le domande strane, chiudiamo con una nota per sdrammatizzare: cosa ne pensi del caffè qui a SW19?
È Tavor, provate!

Quindi sa di medicinale?
E le tazzine, igienizzatele!

Riguardo a quanto accaduto nella prima settimana, non poteva non essere menzionata la sconfitta di Novak Djokovic ad opera di San Querrey da Sam Francisco. Nole si è arreso dopo 4 set di lotta, interrompendo così una lunga striscia di ottavi, quarti, semi e finali slam. Un upset che poteva essere preventivato solo per scherzo. Delusi in molti ma non il grande capo Seminole, che stavolta aveva ampiamente previsto la sconfitta del suo pupillo. Abbiamo richiesto una sua opinione ora che le Semi(senza)Nole stanno per iniziare.

Grande festa a Wimbledòn
Tutti i grandi pronti son,
manca solo Noletron
e la Masha col Meldòn.
Di bianco vestiti pronti all’inchino,
di fronte a Betta nel box monarchino,
(invidierà l’assente maiorchino?)
Di spada e fioretto, di piatto e di fino
Fra altri sportivi a seguirli, indovino,
Vi sarà anche un nuotator Bambino.

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