Australian Open: Nole fa 15 contro Monfils, Goffin si scioglie al sole – Ubitennis

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Australian Open: Nole fa 15 contro Monfils, Goffin si scioglie al sole

Djokovic conferma il suo trend positivo contro Monfils e lo batte per la 15esima volta. Eliminato Goffin, che non resiste al caldo. Bene del Potro e Chung

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NOLE, UN ALTRO PASSO –È bello ritornare sulla Rod Laver Arena. Come sta il mio gomito? Puoi farmi tutti le domande che vuoi nello spogliatoio”. Provato dalla temperatura atmosferica ma al contempo soddisfatto, Novak Djokovic alza gli occhi al sole di Melbourne. E sorride. Il cemento ardente della Rod Laver Arena si allea con Nole e fa sciogliere letteralmente Monfils, che nel secondo set raggiunge già il punto di cottura. E fa fatica a rimanere in piedi. Da quel punto in poi non c’è più partita. A tratti non si comprende perché il francese decida di andare avanti, per quanto sia plateale nel linguaggio del corpo a manifestare il suo malessere. Fresco trionfatore a Doha, Monfils arrivava da una striscia di cinque match vinti ma avrebbe avuto bisogno delle gambe migliori per scalare il suo personale Everest: contro Nole, infatti, era finito ko in tutti i 14 precedentiSe il serbo aveva convinto all’esordio, è giusto essere cauti stavolta nel trarre indicazioni da un match che è stato vero solo nel primo set, quando – tra l’altro – i nostri eroi sembravano tutt’altro che sul pezzo. L’ha vinto Monfils, in una rumba di 47 minuti al ritmo di cinque break, undici doppi falli complessivi e un netto predominio dei gratuiti sui vincenti. Non un bello spettacolo. Nel cuore del secondo parziale LaMonf inizia a piegarsi sofferente al servizio, a cercare gli angoli d’ombra, a protestare per i “soli” 25 secondi di pausa tra un punto e l’altro. Guai a fidarsi troppo di un istrione, ma da quel momento l’ex numero uno deve solo controllare le operazioni: ha di fronte un avversario reattivo nelle gambe soltanto nei primi due o tre scambi di ogni punto. Djokovic al terzo turno troverà Ramos, sempre battuto nei quattro precedenti. In una partita vera, andranno testati i segnali positivi che arrivano dalla resistenza di fondo (non scontata per chi è rientrato dopo sei mesi) e dalla rinnovata meccanica del servizio, modellata sul gomito sofferente. Oggi è bastato rimanere in piedi, e a 39 gradi non era così scontato.

Pietro Scognamiglio

 

BENNETEAU ROSOLA GOFFIN, CHUNG IMPRESSIONA – Tocca ripetersi, ma è evidente che la parte centrale del programma di questo mercoledì abbia per protagonista un caldo annunciato, ma non per questo meno sopportabile. A farne le spese più di tutti è stato David Goffin, settima testa di serie, che dopo aver vinto agevolmente il primo set contro Julien Benneteau ha seguito pressapoco il percorso di Monfils: è evaporato, con tutto il suo tennis, uscendo dal torneo. Non un crollo verticale quello del belga, che ha sempre cercato di ribellarsi a un destino che lentamente gli si faceva avverso, ma una incapacità piuttosto evidente di essere lucido nelle scelte e nelle esecuzioni. Specie con il dritto, che più e più volte lo ha tradito. Emblematico il colpo fiacco che fermandosi sul nastro ha regalato a Benneteau due match-point nel tie-break del quarto set, circostanza in cui il francese non si è fatto pregare dopo averne sprecati due sul 5-4 dello stesso parziale e affronterà ora Fognini. Il belga, che approfittando di tre doppi falli avversari e di un paio di nastri favorevoli era ritornato in corsa, si era premurato di sciupare persino un set point sul 6-5 che gli avrebbe consegnato la parità e forse un vantaggio consistente nella frazione decisiva. Così non è stato e la seconda testa di serie eliminata nel day 4 – dopo la sconfitta di Querrey (13) contro l’ungherese Fucsovics – lascia a Melbourne oltre 300 punti per non aver difeso il quarto di finale della scorsa edizione. Una sconfitta che sorprende specie alla luce dell’ottimo stato di forma mostrato da Goffin nell’esordio stagionale in Hopman Cup, ma se due indizi fanno una prova basterà riportare alla mente la complicata vittoria a Indian Wells contro Khachanov, con ancora il caldo protagonista, per rendersi conto di come le alte temperature siano mal digerite dal folletto belga. Chi invece del caldo e dell’avversario ha fatto un sol boccone è Hyeon Chung. Il coreano ha dominato nettamente la (ex) sfida Next Gen contro Daniil Medvedev, fresco vincitore a Sydney, e promette ora di riprovarci contro un Next Gen effettivo e di caratura superiore, Sascha Zverev. Avanti in tre set Ramos-Vinolas (21), in quattro set Berdych (19) e Mannarino (26) che risolve un non semplicissimo derby mancino contro Vesely. Ancora più lottato l’altro derby mancino di giornata, quello tra il tedesco Marterer e lo spagnolo Verdasco. La spunta a sorpresa Marterer, di resistenza, dopo tre ore e mezza di gioco. Ora una ghiottissima occasione (affronterà Sandgren) per cogliere il primo ottavo Slam in carriera; appena quattro giorni fa il n.90 ATP aveva giocato e perso un solo incontro in un Major (US Open 2017, vs Young).

A.S.

DELPO VINCE LA SFIDA DEI DRITTONI – La Hisense Arena è gremita e fremente perché si aspetta uno “scontro tra titani” nel senso più epico del termine: in campo due ‘giganti’, l’argentino Juan Manuel Del Potro (testa di serie n°14) e il russo Karen Khachanov, che fanno del gioco di sfondamento il loro unico credo. Gli ingredienti ci sono tutti e alla fine i presenti al banchetto possono ritenersi soddisfatti: vince Del Potro in quattro set, contro la statistica e contro problemi fisici che sembravano condannarlo all’ennesima resa. Il match scorre in maniera lineare (dire scontata sarebbe ingiusto nei confronti dei due atleti in campo, che mai si sono risparmiati) per i primi due set, vinti entrambi dall’argentino, e fino al dodicesimo gioco della terza frazione, quando Delpo entra in campo per chiudere un punto con il rovescio. Effettuato il colpo, il suo volto si contorce in una smorfia e la mano tocca la coscia sinistra: il pubblico rimane stranamente silente, il colosso di Tandil inizia il tiebreak con un doppio fallo e lo chiude senza realizzare un punto, facendo nascere nuove speranze nel rivale. Il giocatore argentino al cambio campo si siede pesantemente e tutto lascia presagire l’inevitabile medical timeout: e invece inizia il quarto set e Delpo ricomincia a martellare, apparentemente muovendosi con maggiore cautela, ma sempre con assoluta sicurezza al servizio, senza nulla concedere al giovane Karen. Forse proprio la gioventù gioca un brutto scherzo al gigante di Mosca: concede tre palle break nel quinto gioco, salva la prima ma sulla seconda del Potro sfonda e si avvantaggia per poi dare sfoggio di estrema saggezza (o scaltrezza?), chiamando il medical timeout in un momento psicologicamente cruciale. Ma le emozioni non sono ancora finite: sul primo match point nel decimo gioco, Delpo scaraventa in corridoio un diritto e lascia tutti con il fiato in sospeso ancora per qualche minuto, sull’occasione successiva inchioda il suo avversario e lo costringe all’errore. Per il bene del torneo e del tennis, speriamo tutti che l’infortunio subito da Del Potro non sia grave e gli consenta di affrontare sabato Tomas Berdych nel terzo turno, sarebbe triste dover rinunciare per l’ennesima volta – a causa di un infortunio – a un giocatore che alla sfortuna ha pagato un tributo fin troppo salato.

Andrea Franchino

CHE FATICA DOM – Ad inaugurare la quarta giornata degli Australian Open sulla Margaret Court Arena è Dominic Thiem, numero 5 del mondo e del tabellone. Il suo avversario è lo statunitense Denis Kudla. Unico precedente tra i due proprio in Australia, a Brisbane, negli ottavi di due anni fa: facile vittoria in due set per l’austriaco. Questa volta sarà tutta un’altra storia. Thiem parte subito forte e strappa il servizio a 15 nel secondo gioco, issandosi, in poco meno di 20 minuti, sul 3-0. Sul 4-1 l’andamento del match cambia, Kudla recupera nel settimo game il break e nel decimo gioco strappa di nuovo il servizio all’austriaco, portandosi sul 6-5. Denis non sfrutta l’occasione offrendo il controbreak a “Dominator”. Si va dunque al tie break. A sorpresa a spuntarla, dopo aver annullato due set point, è Kudla in un’ora e 15 di battaglia. Nel secondo set l’equilibrio regna sovrano fino al 4-3 per lo statunitense che nell’ottavo gioco approfitta dei tanti errori di dritto del suo avversario e strappa il servizio andando a servire per il secondo set: Denis annulla due palle del contro break e si porta in vantaggio di 2 set a zero. Thiem è con le spalle al muro. Il terzo set è infinito. Molti dei game al servizio di Kudla durano minuti. Thiem riesce finalmente nell’ottavo gioco ad ottenere il break, chiudendo il parziale per 6-3. Siamo a due ore e 50 minuti di partita, e la maggior resistenza di “Dominator” comincia a venir fuori. Ad inizio terzo set è subito break per l’austriaco, che porta a casa senza soffrire il parziale (6-2), senza offrire alcuna palla break. Si va dunque al quinto e decisivo set (il primo a Melbourne per Thiem). Come spesso accade in questi lunghi match, il favorito, e rimontante, prende nettamente il sopravvento: è infatti subito break a favore di Dom nel primo gioco. Kudla comincia a mostrare i segni della stanchezza e sbaglia tantissimo da fondo. Thiem viaggia finalmente in discesa e chiude la maratona tennistica per 6-2 dopo quasi 4 ore di gioco. Al terzo turno affronterà Mannarino (che ha battuto Vesely in quattro set) e avrà bisogno di un tennis molto più brillante di quello mostrato oggi, contro un avversario non all’altezza negli ultimi tre parziali.

Domenico Giugliano

Risultati:

[5] D. Thiem b. [Q] D. Kudla 6-7(6) 3-6 6-3 6-2 6-3
N. Kicker b. L. Lacko 6-2 7-5 1-6 7-5
M. Fucsovics b. [13] S. Querrey 6-4 7-6(6) 4-6 6-2
[21] A. Ramos-Vinolas b. [WC] T. Smyczek 6-4 6-2 7-6(2)
[19] T. Berdych b. G. Garcia-Lopez 6-3 2-6 6-2 6-3
[26] A. Mannarino b. J. Vesely 6-3 7-6(4) 5-7 6-3
[25] F. Fognini b. E. Donskoy 2-6 6-3 6-4 6-1
H. Chung b. D. Medvedev 7-6(4) 6-1 6-1
[12] J.M. del Potro b. K. Khachanov 6-4 7-6(4) 6-7(0) 6-4
[14] N. Djokovic b. G. Monfils 4-6 6-3 6-1 6-3
[29] R. Gasquet b. [Q] L. Sonego 6-2 6-2 6-3
J. Benneteau b. [7] D. Goffin 1-6 7-6(5) 6-1 7-6(4)
M. Marterer b. F. Verdasco 6-4 4-6 7-6(5) 3-6 6-3
[4] A. Zverev b. P. Gojowczyk 6-1 6-3 4-6 6-3
[2] R. Federer b. J.L. Struff 6-4 6-4 7-6(4)
T. Sandgren b. [9] S. Wawrinka 6-2 6-1 6-4

IL LIVESCORE DEL DAY 4: UOMINI – DONNE
I TABELLONI COMPLETI: UOMINI – DONNE

Sharapova si vendica, avanti Halep. Crisi Muguruza
Kerber, a 30 anni un ritorno da regina?
Giorgi esce acciaccata, Fognini più forte del caldo
Wawrinka fa presenza, Federer avanti con le marce basse

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Australian Open LIVE: la sesta giornata

La diretta della sesta giornata dell’Australian Open 2019

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L’ordine di gioco, i campi e gli orari del DAY 6
Il tabellone maschile – Il tabellone femminile

Tutto quello che c’è da sapere sull’Australian Open 2019

Cronache dal day 5

 

Approfondimenti 

La diretta FB dei nostri inviati

Australian Open Day 5: Fabbiano e Seppi, accidenti!

Pubblicato da Ubitennis su Venerdì 18 gennaio 2019

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Australian Open

E se Sharapova fosse tornata sul serio? [VIDEO]

MELBOURNE – Dimezzata la pattuglia azzurra. Restano solo i numeri uno, Fognini e Giorgi. Anisimova: è nata una stella? Per Federer e Nadal il torneo comincia ora. Djokovic… attento a Shapovalov

Ubaldo Scanagatta

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Maria Sharapova - Australian Open 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Spazio sponsorizzato da Barilla

VIDEO – Ubaldo Scanagatta con il giornalista del New York Times Ben Rothenberg: la sorpresa Anisimova

 

Il poker è diventato una coppia. Otto azzurri al via (sette uomini più la sola Camila Giorgi), quattro al terzo turno, sono rimasti solo due che possono teoricamente approdare agli ottavi. E sono i numeri del nostro tennis, Fabio Fognini e Camila Giorgi.

Il primo è atteso dallo spagnolo Carreno Busta che lo ha battuto 5 volte su 5 ma secondo me è battibile. E anche secondo Lucone Vanni che contro di lui ha vinto i primi due set e (6-7 2-6 6-3 7-5 6-4) e lo ha tenuto in campo per 3 ore e 47 minuti. Camila fin qui ha passeggiato, ma non potrà farlo nel match che chiuderà la giornata del sabato australiano (e corrisponderà circa alle 11 italiane del mattino) contro Karolina Pliskova, ex n.1 del mondo, ex finalista dell’US Open, testa di serie n.7. Pliskova ha vinto 4 dei 5 precedenti duelli, il solo che ha perso è stato sulla terra battuta a Praga. Sebbene Camila abbia battuto 9 top-ten in carriera, e quindi abbia dimostrato di essere capace di qualsiasi impresa, avrà bisogno della complicità della giraffa ceca per raggiungere gli ottavi.

Di come si sono comportati i due italiani sconfitti nella notte italiana, Fabbiano con Dimitrov e Seppi con Tiafoe, ha già scritto Luca Baldissera. È evidente che i maggiori rimpianti li ha Andreas, perché Fabbiano ha giocato qui la sua miglior partita contro un Dimitrov bene in palla e quindi superiore, ancorché non così nettamente come si sarebbe potuto pensare. Da questa partita la fiducia di Thomas nelle proprie possibilità dovrebbe essere uscita rafforzata: “Sono partite come queste, in tornei e campi come questi, davanti a così tanta gente cui certo io non sono abituato, quelle per le quali noi tennisti in fondo viviamo e ci battiamo ha detto Thomas con la sua solita genuina semplicità.

Andreas invece rimpiange di aver giocato con poca attenzione all’inizio del quarto e del quinto set: “Mandare avanti di un break, subito 1-0, un giovane capace di esaltarsi e di giocare più libero da quel momento in poi, mi è costato caro”. Ci sono state soprattutto quelle tre pallebreak consecutive per raggiungere il 5 pari nel quarto set che potevano, se trasformate, condurre a un tiebreak in cui avrebbe potuto succedere di tutto. Peccato. Tiafoe ‘arrapato’ è comunque un cagnaccio. Bel servizio, gran rovescio, e un dritto arroncolato con una presa continental irregolare ma anche assai pesante quando lo tira a pochi cm dalla riga di fondo.

Per il resto… direi che lo scontro della giornata è stato quello fra Maria Sharapova e Caroline Wozniacki, due belle fanciulle che non si possono proprio vedere. Caroline non ha mai nascosto la propria antipatia per Maria.  “Lei non parla mai con nessuna di noi, non ha amiche nel circuito, sta con il suo team e basta” ha detto anche ieri. Ma tutti ricorderanno che Caroline era fra quelle che non aveva avuti peli sulla lingua all’epoca in cui Maria era stata “pescata” dal controllo antidoping e se fosse stato per lei Maria sarebbe stata squalificata a vita. Un anno e mezzo fa poi fra le due ci furono due frecciate mica male fra le due rivali all’US Open 2017. La prima a lanciarne una fu Carolina, furibonda per una sconfitta (6-2 6-7 6-1) con Makarova patita sul campo 17 dove il match era finito ben dopo la mezzanotte: “(Someone back from a drugs sentence… play every match on centre court!) Qualcuno di ritorno da una squalifica per doping… gioca ogni match sul campo centrale! E fare un orario che mettendo la n.5 del mondo come quinto match su un campo periferico è inaccettabile dichiarò in una videointervista al sito danese Exstrabladet su un campo periferico.

Maria Sharapova non gliele rimandò a dire dietro le spalle: “Prima di tutto sapete bene che non sono io a fare gli orari – disse dopo aver passato il terzo turno, lei che era n.146 del mondo e aveva potuto rigiocare dopo 15 mesi di squalifica grazie a una wild card contestata da tante giocatrici (fra cui Woz) – io lotto ovunque mi mettano, sono felice anche se mi fanno giocare nel parcheggio del Queens. La sola cosa che a me importa è che sono in ottavi. Sì, non so bene dove sia lei… (I am not sure where she is…)”. Perfida Maria.

Al di là di queste schermaglie, e di una rivalità datata e preceduta ieri da 10 duelli (6-4 per Maria erano gli head to head, ma l’ultimo match risaliva al 2015, a Madrid e l’aveva vinto Maria), il match è stato bello, intenso, ben giocato. Di più. Non avevo più visto giocare così bene Sharapova da un anno e mezzo, quando aveva battuto al primo turno dell’US Open 2017 Halep per la settima volta consecutiva: 6-4 4-6 6-3 fu il punteggio. E sapete come ha vinto stavolta su Woz? 6-4 4-6 6-3. Piuttosto curioso non trovate? Sulle seconde di servizio non trascendentali di Woz, Maria ha sparato risposte di dritto fulminanti. Meglio che ai bei tempi, quando era n.1. E che fosse ben determinata lo ha mostrato – vedi anche cronache di Vanni Gibertini – il recupero nel primo set da 1-4 a 6-4.

“Lì ho perso il mio ritmo…” ha detto Wozniacki, campionessa in carica, che ha sorprendentemente finito per perdere anche alcuni scambi lunghissimi… “Quelli che lei di solito predilige…”, ha affondato il coltello Maria nella conferenza post match. Forse Maria stavolta “is really back”. Ma poiché al prossimo turno ha un altro osso duro, la beniamina locale Barty, poi eventualmente la vincente di Kvitova-Anisimova, sarà meglio aspettare a dirlo. Anche perché la metà bassa del tabellone è presidiata da Angie Kerber. Mi hanno fortemente impressionate tutte le tenniste appena citate. Kvitova che gioca bene per me è forse la più forte in assoluto, ma sappiamo bene anche quanto possa essere discontinua. La maturità della ragazzina del New Jersey, la diciassettenne Amanda Anisimova che si è liberata della temutissima Sabalenka (n.11), ha fatto scalpore. Questa ragazzina figli di genitori russi è davvero fortissima. Già oggi, non solo domani. Inutile dire che il suo idolo è Maria Sharapova… probabilmente perché russa trapiantata in America fin da bambina.

Passando agli uomini ero sicuro che Nadal fosse di un’altra categoria rispetto a De Minaur, il pupillo di Hewitt (per il quale stravede talmente che i vari bad boys Tomic e Kyrgios gliene dicono di tutti i colori). È stato come vedere di fronte sul ring due pugili di categorie diverse, un peso massimo contro un peso nemmeno medio, diciamo un welter. No match. E anche Federer contro… l’amico Fritz ha potuto fare quel che voleva. 6-2 7-5 6-2 non è così diverso da 6-1 6-2 6-4, ci sono solo due game in più per Fritz.

I colleghi spagnoli, sempre assai patriottici, facevano osservare a Rafa che, per via di quattro iberici al terzo turno, nessun altro Paese aveva fatto meglio. Ma Rafa ha avuto buon gioco a replicare (in spagnolo quindi non lo troverete sui transcripts): “Fino a 25 anni fa chi avesse raggiunto un quarto di finale in uno Slam sarebbe stato esaltato come il protagonista di un grande risultato. Ma poi da 15/10 anni abbiamo avuto tanti di quei giocatori, di top ten, che la gente spagnola… si è abituata male. Vero che siamo arrivati in quattro al terzo turno… ma siamo tutti di una certa età, Verdasco (che stava vincendo due set a zero con Cilic ma ha perso al quinto dopo aver avuto occasione di vincere in 4), io, Bautista Agut… il più giovane è Carreno Busta. L’unico giovane che abbiamo in questo momento è Munar… siamo realisti, mi sa che rimpiangeremo a lungo il periodo che abbiamo vissuto, perché il ricambio generazionale non mi pare che ci sia”.

Che dovrebbero dire gli svizzeri allora che dopo Federer e Wawrinka hanno solo Laaksonen? Inciso: in ottavi Roger troverà Tsitsipas e dovrà stare attento, molto attento, perché il ragazzino greco non ha timori reverenziali. E i cechi che si affidano ancora al “riesumato” Berdych che ha chiuso in bellezza contro Schwartzman e sarà il prossimo avversario di Rafa? Chi vincerà fra Rafa e Berdych troverà il vincente di Tiafoe-Dimitrov, partita fra i due che hanno fatto fuori Seppi e Fabbiano nonché giocatori brillanti, divertenti da vedere.

Ce ne sono meno nella parte alta del tabellone dove stanotte mi incuriosisce Djokovic-Shapovalov, anche se credo che Nole vincerà senza troppi problemi perché è troppo più solido, dove seguirò naturalmente Fognini-Carreno Busta con Fabio che giocherà certamente i colpi migliori ma potrebbero non bastare e poi però non c’è nessuna partita che mi ecciti particolarmente. Direi nemmeno fra le donne, a meno che Venus Williams riesca a mettere sotto torchio una Halep ancora convincente a metà. Ma ci credo poco. Credo quasi più in Camila Giorgi contro Pliskova. Ma magari confondo, da buon patriota, la speranza con la realtà.

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Australian Open

Born to run

Amanda Anisimova è una predestinata. L’abbiamo detto tante volte ma credeteci, questa volta è vero. Lei è nata per correre: forse Kvitova la fermerà agli ottavi, ma il viaggio è cominciato

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Dopo la folgorante vittoria ai danni di Sabalenka, da alcuni persino considerata tra le favorite per la vittoria dell’Australian Open, il tennis non può ignorare Amanda Anisimova, non più. A darle i natali circa 17 anni e mezzo fa è stata la cittadina di Freehold, New Jersey, la stessa che cinquantadue anni prima, nel bel mezzo dell’erogazione del Piano Marshall, ebbe l’ardire di regalare al mondo Bruce Springsteen. Col senno di poi si può dire che del piano facesse parte anche lui; nient’altro che un bene di conforto a lento rilascio, Bruce, che avrebbe cominciato a sortire i suoi effetti negli anni Settanta. Born in the U.S.A. ma soprattutto nato per correre, e Amanda sembra essere stata generata sotto la stessa stella da papà Konstantin e mamma Olga, nati a Mosca ma abbastanza facoltosi e lungimiranti da decidere di trasferirsi negli Stati Uniti nel 1998. Amanda ha una sorella maggiore, Maria, che al momento della trasvolata aveva già dieci anni; ha giocato a tennis durante il college salvo poi concentrarsi sugli studi economici, che l’hanno portata ad assumere la direzione della Bank of America Merrill Lynch (nel 2017) ed essere indicata da Forbes come una delle trenta under 30 più influenti del mondo della finanza (nel 2018).

Due anni formidabili per le sorelle Anisimova. Sono gli stessi in cui la piccola Amanda si affaccia al professionismo e gioca il suo primo Slam tra i grandi, a Parigi nel 2017, qualche mese prima di concludere in bellezza la sua carriera juniores vincendo lo US Open. Nel 2018 comincia a correre per davvero. La spensieratezza con la quale schiena prima Pavlyuchenkova e poi Kvitova a Indian Wells, a soli sedici anni, genera chiacchiericcio attorno al suo nome ed è annebbiata solo in parte dall’infortunio alla caviglia destra a causa del quale è costretta a fermarsi per quattro mesi, appena salita sul trampolino per tuffarsi nel mondo dei grandi. “È stato frustrante perché stavo giocando alla grande, ho dovuto ricominciare da zero ed è stata dura. Mi sono presa un po’ di tempo per pensare ad alcune cose, per questo ho avuto alti e bassi nel corso della stagione”.

In fondo quando hai preso la racchetta in mano a due anni e subito hai capito – prima di poterlo realmente capire – che sarebbe stata la tua vita, non hai fretta di arrivare. Amanda rientra in campo a fine luglio con la caviglia ancora dolorante, giocando però subito bene a San José e Cincinnati (ottavi, come a Indian Wells). Per vederla in finale basta attendere fino a metà settembre, nel torneino di Hiroshima, dove soltanto una Hsieh in stato di grazia può impartirle una severa lezione.

 

Come detto, Amanda non ha fretta. Né di diventare una campionessa, né quando si appresta a servire, né quando costruisce il punto. Affronta ogni quindici come un rompicapo a tempo di cui conosce la soluzione, ragione per cui nei suoi occhi non si legge alcun affanno. A impressionare del suo tennis è poi l’equilibrio, la capacità di dividere il campo in due metà perfettamente equivalenti e utili allo stesso scopo: tirare colpi vincenti. “Molte persone mi dicono che ho un gran rovescio, ma a me piace giocare anche il dritto. Non credo di avere un colpo migliore dell’altro“. Dritto o rovescio che sia, per certo c’è che Amanda colpisce la palla sistematicamente quando sta salendo, giocando a ricattare il tempo, a volte quasi in demi-volée come ha prontamente rilevato un cronista durante la sua ultima conferenza stampa. La frenesia è ristretta all’istante di impatto con la palla, come nel caso di questo dritto tirato oggi a Sabalenka.

La scansione delle movenze di Amanda non ha prodotto una corrispondenza inequivocabile con tenniste del presente o del passato, né lei ci aiuta troppo rifiutando la pantomima degli idoli e dei modelli di comportamento con la consistente eccezione – in effetti ci si poteva pensare – di Maria Sharapova, con la quale ha scambiato qualche parola dopo la vittoria di oggi. “La guardo giocare da quando era piccola, mi è sempre piaciuto guardare anche le sue interviste. È una grande persona anche fuori dal campo“. Lunghe leve e occhi – un po’ meno glaciali – fissi sull’avversaria come quelli di Maria, alla quale proverà a rubare quella sottile capacità di dominare la competizione emotiva con la partita, concentrandosi esclusivamente sulla propria metà di campo. Talenti con cui si nasce, ma che vanno allenati giorno per giorno circondandosi delle persone giuste.

Nel suo team la figura di riferimento è sempre stata papà Konstantin, che per favorire le occasioni di incontro tra sua figlia e i migliori allenatori statunitensi aveva scelto di spostare la famiglia in Florida. Si respira tennis, da quelle parti: a Bradenton sorge l’accademia di Bollettieri, a Lake None il campus USTA dove Anisimova si è spesso allenata. Compiuti undici anni, Anisimova è stata affidata alle ‘cure’ di Nick Saviano, che di lì a un paio d’anni avrebbe contribuito al 2014 miracoloso di Eugenie Bouchard; Saviano continua seguire Anisimova come coach fino al 2017 per poi essere sostituito da Max Fomine, già nel team in qualità di hitting partner. Il rapporto con Saviano è rimasto ottimo, tanto che Amanda torna ad allenarsi con lui quando fa base in Florida, ma ad accompagnarla nei tornei sono rimasti soltanto il papà e Max Fomine.

Questo, di torneo, non è ancora finito. Amanda sarà la prima giocatrice nata nel nuovo millennio a giocare un ottavo di finale Slam e affronterà Petra Kvitova, già malmenata qualche mese fa in California. La giocatrice ceca è in gran forma e intende procedere verso il titolo, ma coincidenza vuole che questo sia esattamente lo stesso obiettivo della 17enne di Freehold. “Il mio sogno? Voglio vincere già questo torneo!” ha risposto con il sorriso a un giornalista, puntando però il dito sul tavolo perché non sembrasse solo un capriccio di gioventù. Quando sei nata per correre, l’ambizione è il tuo destino.

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