Nadal a Barcellona: “Grande motivazione, ma non cerco record” – Ubitennis

Interviste

Nadal a Barcellona: “Grande motivazione, ma non cerco record”

Rafa alla stampa: “Il GOAT su terra? Non sta a me giudicare, ma i numeri rimangono”. Dimitrov e il segreto per battere Nadal. A Tsitsipas il derby Next Gen con Moutet

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da Barcellona, il nostro inviato Federico Bertelli

Neanche 24 ore dopo la vittoria nel Principato, Nadal atterra nella sua Barcelona per rispondere alle domande della stampa spagnola. Dal punto di vista tennistico l’impressione è che sia il solito Nadal, centrato e affamato come sempre. Ciò che colpisce è la capacità di focalizzarsi sul presente, lasciando da parte qualsiasi tipo di vertigine su ciò che è stato fatto e su ciò che lo aspetta. Un tema che ricorre varie volte e che emerge quando gli viene chiesto cosa ne pensi del suo stato di forma, del tabellone del torneo e della partecipazione last minute di Djokovic“Senza dubbio credo che il tabellone di quest’anno sia uno dei più impegnativi fra tutti quelli che ho affrontato e Barcellona è il torneo ATP 500 su terra battuta migliore al mondo. Arrivo in fiducia e farò il possibile per mantenere un alto livello anche qua. Giocare a Barcellona è sempre un piacere e lo farò con grande motivazione”. In ogni caso la risposta è che si vive giorno per giorno, quello che è stato fatto non conta e non si può dare nulla per scontato. Con questa chiave di lettura si capisce perché consideri quasi offensivo pensare che vincere un Masters 1000 sul rosso sia routine, ordinaria amministrazione da lavoro d’ufficio. E si capisce anche l’attitudine rispetto ai punti da difendere: per Rafa non contano, non sono una pressione e non incidono sul piano mentale. “Credo che voi giornalisti stiate sbagliando: i punti durano un anno e se l’anno scorso non avessi vinto tanto ora sarei qui da numero 15 e non da numero 1, questo è quanto. I punti di Montecarlo sono importanti perché mi hanno consentito di salire al quarto posto nella Race”.

Un Nadal che quando parla mantiene un profilo istituzionale. Più che aspettarsi battute e siparietti da primo Djokovic, è interessante da un punto di vista comunicativo la moderazione nelle risposte. Un esempio è l’ammirevole capacità di mantenere un aplomb inglese di fronte al giornalista che per l’ennesima volta tira fuori il tema del GOAT su terra battuta: “Non spetta a me giudicare, l’unica cosa che rimane sono i numeri… e in ogni caso non vado in cerca di record. Il mio sogno era quello di arrivare a competere al massimo livello e giorno dopo giorno sono riuscito ad arrivare qua e sono ben cosciente che nulla è stato scontato”. L’unica cosa che si lascia scappare è che il numero di tornei vinti è maggiore rispetto a quello di chiunque altro. La platea giornalistica va a toccare anche altri temi, di attualità prettamente spagnola, e anche in questo caso le risposte sono perfettamente misurate. La finale di Coppa del Re recentemente vinta dal Barcellona ha assunto rilevanza politica nazionale per la nota questione dei fischi all’inno spagnolo, e un Nadal perfettamente conscio della sua influenza mediatica non si è tirato indietro dall’esprimere la sua opinione anche su un argomento delicato. Io sono per il rispetto verso tutti, non riesco a fischiare nessuno e quindi non capisco la gente che fischia e non rispetta gli altri. Allo stesso modo non concepisco che in Davis a Valencia sia stato fischiato l’inno tedesco, ma evidentemente ognuno la vede a modo suo. Rispetto il punto di vista ma non lo condivido”.

 

Un concetto di rispetto che è il messaggio principale rivolto anche ad Andrés Iniesta, il campione e capitano del Barcellona che lascerà la sua squadra dopo oltre un decennio di vittorie anche con la Roja. “È un grande campione, la decisione è sua. Dobbiamo soltanto esprimere gratitudine per gli anni in cui abbiamo potuto ammirarlo. Parole di buon senso che dette però da un acceso tifoso del Real Madrid come Nadal non potranno che far piacere a Don Andrés. Insomma, un Rafa apparentemente banale nelle sue esternazioni, che però colpisce per la pulizia e la misura delle parole e nei messaggi sempre positivi e mai sopra le righe.

Dopo Nadal, fa il suo ingresso in sala stampa anche anche il numero 2 del tabellone, Grigor Dimitrov, che esordisce parlando della qualità dei giocatori presenti in tabellone: “Sarà un grande spettacolo, tutti se lo godranno. Sono felice di vedere come andrà… sono nella parte buona del tabellone, spero di poter giocare quanti più match possibili”. Poi spazio ad alcune considerazioni sul passaggio alla terra rossa, una superficie su cui il bulgaro è cresciuto: “È sempre difficile quando si passa alla terra battuta, cambiano le scarpe, le corde, il modo di muoversi in campo. È necessario fare degli aggiustamenti perché all’inizio ci sente un po’ rigidi, le partite possono protrarsi a lungo”. Interessanti le considerazioni di Grisha sul suo stato di forma, sia mentale che fisico, e sulle sue possibilità contro i top player: “Sicuramente l’anno scorso è migliorata la mia confidenza e la fiducia in me stesso, anche se è un processo che è ancora in corso. In passato ho perso tante partite tirate mentre ora poco a poco la bilancia comincia a pendere dalla mia parte. Per vincere grandi tornei è necessario battere i migliori, e anche se contro Nadal e Federer il mio record non è dei migliori, non sento di avere problemi mentali”.

Chiosa finale su Nadal e la sconfitta subita dal bulgaro a MontecarloFisicamente posso reggere tutto il tempo necessario. Se con Nadal non sono riuscito ad avere un risultato migliore è stato per colpa di un affaticamento alla spalla, e in questo momento non si può competere con Nadal se non si è al 100%. L’anno scorso ho potuto allenarmi sempre senza problemi, quest’anno invece ho avuto qualche fastidio, ho dovuto lavorare per tornare al livello che volevo, ma adesso sono a posto. Battere Nadal è solo una questione di consistenza, il mio piano di gioco credo funzioni, si tratta di riuscire ad eseguirlo sufficientemente a lungo”.


LA CRONACA DEGLI INCONTRI DELLA PRIMA GIORNATA

PAIRE DIVERTE – In attesa dell’esordio del legittimo proprietario, ad inaugurare il programma di giornata della Pista Rafa Nadal sono il cileno Nicolas Jarry e il francese Benoit Paire, che ha la meglio in 2 ore e 23 minuti. Un Paire che quest’anno non ha fatto faville e che con questa vittoria porta in pareggio il bilancio vittorie e sconfitte (10-10). Un Paire che nel bene e nel male fa la partita, mentre Jarry cerca diligentemente di approfittare delle opportunità offerte. Come sempre non mancano alcuni punti spettacolari di Paire, con palle corte seguite da drive di rovescio al volo, intervallate come al solito da discese a rete e palle corte senza senso. Il pubblico di Barcelona avrà modo di divertirsi ancora, con Carreno Busta, prossimo avversario del francese, che potrebbe dover affrontare un test di solidità mentale.

NEXT GEN VS NEXT GEN – Partita intensa e divertente per un set, che si spegne nel secondo parziale con l’airone greco Stefanos Tsitsipas che prende il largo dopo un illusorio break iniziale del 19enne francese Corentin Moutet. Primo set che vede uno schema tattico ben preciso, con Moutet alla ricerca del rovescio di Tsitsipas con palle lavorate e cariche di effetto, e uno Stefanos più aggressivo nel tentativo di entrare in comando dello scambio. La differenza la fanno fondamentalmente il servizio e il diritto del greco, di ben altro peso rispetto al proprio avversario. Nel primo parziale il francese riesce a rimanere in scia salvando svariate palle break grazie a un atteggiamento più coraggioso nei momenti importanti e con alcuni punti anche di pregevole fattura, in particolare un paio di attacchi in controtempo e alcune palle corte ben giocate. Tuttavia sul 5-4 e set point Tsitsipas arriva il momento decisivo: nel tentativo di salvare una situazione disperata la racchetta del giovane francese va a sbattere contro la mano del giudice linea mandandolo fuori equilibrio. Dal vivo in effetti sembrava un concorso di colpa: se da un lato il campo era abbastanza stretto (si giocava sul campo 2), dall’altro il giudice non ha fatto granché per scansarsi. Situazione mal gestita dal giudice di sedia che evidentemente non aveva certezza di quale applicazione dare del regolamento, limitandosi a prendere atto di quanto avvenuto senza dar alcuna spiegazione della scelta fatta ne ai giocatori ne al pubblico. Partita virtualmente finita: il greco chiude 6-4 6-1 in un’ora e 27 minuti.

COME SI BATTE NADAL? ANCHE CUEVAS DICE LA SUA – Facile vittoria per Pablo Cuevas contro il qualificato Ojeda Lara, che a margine della vittoria ha rilasciato alcune dichiarazioni alla stampa: “Fino ai 23-24 anni non ho mai  giocato su erba e fino a 18 mai sul cemento. In Sud America si gioca sempre su terra rossa. Il tennis comparato con altri sport? Al primo posto c’è il calcio, al secondo il calcio e al terzo il calcio, poi vengono anche gli altri sport”. Non poteva certamente mancare un commento sul rullo compressore Nadal, visto che Cuevas è comunque uno dei pochi che in carriera è riuscito a batterlo su terra battuta (Rio 2016, mentre sempre a Rio nel 2017 è comunque riuscito a portarlo al terzo set): Battere Nadal adesso è ancora più complicato a causa della sua aggressività. Devi riuscire a non farti dominare. E poi ha quella difesa che ha sempre avuto”. Divertente anche il commento rispetto alla possibilità di destabilizzare Nadal con qualche tattica temeraria, come il servizio da sotto, ipotesi circolata in rete negli ultimi giorni, specie alla luce della posizione in risposta di Rafa, che è stata praticamente attaccata ai teloni di bordocampo a Montecarlo. “A Rio quanto battei Ramos-Vinolas in finale, annullai un match point battendo dal basso. Tuttavia in quel caso non fu una scelta dettata dalla strategia, quanto dalla paura di sbagliare: in quel match feci 12 doppi falli. In ogni caso un’idea del genere contro Rafa può funzionare una volta, non di più”.

Risultati:

G. Garcia-Lopez b. Y. Sugita 7-6(5) 7-6(5)
[WC] M. Granollers b M. Kukushkin 6-2 6-2
D. Lajovic b. [WC] Martinez 6-4 6-7(5) 6-3
L. Mayer b. M. Zverev 6-3 6-0
I. Karlovic b. [WC] T. Robredo 6-7(5) 7-6(8) 6-4
S. Tsitsipas b. [Q] C. Moutet 6-4 6-1
[Q] R. Dutra Silva b. J. Donaldson 6-3 6-1
B. Paire b. N. Jarry 7-6(4) 6-7(3) 6-4
P. Cuevas b. [Q] R. Ojeda Lara 6-0 6-4
M. Jaziri b. T. Sandgren 6-4 6-4

Il tabellone completo

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Australian Open

Australian Open: Halep, lupa solitaria. Azarenka crolla, Genie sfida Serena

Così lontane, così vicine. Cosa hanno in comune Bouchard e Williams? La numero uno del mondo si vendica di Kanepi: “Non ho aspettative”. Vika Azarenka in lacrime: “Perché tutto questo?”

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Tra lacrime, vendette e felici ritorni si è chiusa la seconda giornata dell’Australia Open 2019, che ci consegna il quadro completo dei primi turni. Serena Williams dopo due anni ha rimesso piede su quella Rod Laver Arena in cui festeggiò il 23esimo Slam della sua carriera. Un ritorno a Melbourne sul velluto il suo. Solo due giochi concessi a Tatjana Maria, un’ottima prestazione per iniziare al meglio la rincorsa al record di 24 Slam ancora nelle mani di Margaret Court. Al secondo turno però gli occhi non saranno tutti puntati su di lei. Ciò non capita molto spesso, ma quando dall’altro lato della rete c’è Eugenie Bouchard è più che comprensibile. L’amatissima tennista canadese, tornata in top 100 da pochi mesi, ha battuto in meno di un’ora Shuai Peng in un match che sembrava ben indirizzato già dai primi punti.

Genie ha qualche chance di sorprendere Serena in un secondo turno Slam? Le speranze sono esigue, la fiducia non è al massimo, ma Bouchard ha – finalmente – buone sensazioni: “Ora sono felice. Mi diverto in campo e sento che negli ultimi mesi ho fatto dei miglioramenti importanti. Ho giocato in modo solido negli ultimi tornei, mi sono goduta le partite e anche gli allenamenti. Questo è molto importante, perché ho avuto molti momenti in cui non mi sono divertita tanto.” Se guardassimo solamente i due palmares, la sfida avrebbe pochissima risonanza mediatica, ma l’enorme seguito di tifosi che sperano di vedere una versione di Bouchard nuova – e soprattutto vincente – amplifica in modo anche eccessivo le voci sulla prossima partita. E i media cavalcano l’onda.

Le domande dei giornalisti hanno tuttavia evidenziato un tratto comune tra Serena e Genie, le quali apparentemente condividono davvero poche cose. “Sarà un gran match” ha detto Williams, “lei gioca molto bene. Apprezzo molto il fatto che non abbia mollato. La gente la dà per finita e lei non si lascia turbare da questo. Continua a lottare e a fare ciò che deve.” La voglia di rialzarsi sempre e di non mollare mai nonostante le mille voci in circolazione è un tratto caratteristico non solo della canadese anche della carriera di Serena, sebbene quest’ultima lo abbia fatto sempre a livelli straordinari. Bouchard ha elogiato così la sua prossima avversaria: “Ammiro la longevità della sua carriera e il suo dominio negli anni, ma ovviamente ammiro anche il fatto che sia ritornata forte così tante volte, dopo gli infortuni, dopo la gravidanza”.

 

Dopo aver deluso così tante aspettative (spesso troppo elevate) è complicato parlare di una Bouchard pronta al grande salto. Ma a volte proprio un match apparentemente impossibile da vincere può determinare la svolta. Chi può dire che sia troppo tardi?

Serena, come all’ultimo US Open, si trova nell’ottavo della prima testa di serie, Simona Halep. Anche a Flushing Meadows la rumena si era trovata di fronte l’estone Kaia Kanepi al primo turno e il match si era concluso piuttosto male per lei, così tanto da liquidare in questo modo le domande dei giornalisti su quell’incontro: “E’ passato. Quel torneo per me non esiste più.” I brutti ricordi di quel perentorio 6-2 6-4 e la striscia aperta di cinque sconfitte consecutive rendevano l’esordio di Simona all’Australian Open un’autentica trappola, dalla quale è dovuta uscire senza l’aiuto di Cahill. La finalista uscente affronterà questa prima parte di stagione senza un allenatore, dopo aver chiuso l’esperienza con il coach che l’ha fatta diventare grande: “Com’è venire in Australia senza Darren? Strano e difficile (sorride). Lui però è qui, mi dà qualche consiglio e gli sono grata per essermi così vicino. Siamo amici anche se non abbiamo più il rapporto coach-giocatore.

Ora spetta solo a lei ricercare il giusto approccio al match e in questo primo turno l’ha fatto nel modo giusto. Dopo essere stata bombardata per più di un’ora da Kanepi, Halep ha vendicato la sconfitta patita qualche mese fa rimontando un set e un break di ritardo e ha raggiunto il secondo turno: “Sì, non vincevo un match da Cincinnati, ma se penso a tutte queste cose prima di un match non potrei più giocare a tennis. Ho preso un rischio arrivando tardi in Australia, ma avevo bisogno di passare del tempo a casa. Mi sono detta di non avere aspettative venendo qui. Nessuna pressione. Solo dare il mio meglio e trovare il ritmo giusto. Ora ho fatto un passo in avanti, non mi sento a un alto livello, ma sono motivata.”

Non è stata una buona giornata invece per Victoria Azarenka, due volte campionessa a Melbourne nel 2012 e 2013. La bielorussa è stata eliminata da Laura Siegemund dopo aver vinto il primo, un brutto colpo per Vika, che si è presentata in conferenza stampa con il morale sotto i piedi. Non l’ha aiutata affatto la domanda di un giornalista, che le ha chiesto cosa le dà la forza di superare tutte le sfide che sta affrontando da quando è nato suo figlio. La tennista è scoppiata in lacrime:Ho dovuto affrontare molte brutte cose nella mia vita. Mi chiedo perché, penso che questo mi renda più forte. Almeno vorrei crederci. A volte ho solo bisogno di tempo, di pazienza e un po’ di supporto”.

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Australian Open

Shapovalov tra Twitter e court dopo l’esordio: “Sto giocando alla grande”

Espulso dalla nota rete social per presunte irregolarità nella comunicazione anagrafica, il canadese ha brillantemente superato il primo turno dell’Australian Open. E in conferenza ha chiacchierato parecchio

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Tutto sotto controllo per Denis Shapovalov, apparso fresco come un fiore di campo nella conferenza stampa seguita alla facile vittoria su Pablo Andujar nel giorno dell’esordio a Melbourne. Il (quasi) ventenne canadese è apparso in forma sfolgorante, con tanto di taglio di capelli rimodellato sul corto, dopo il passo falso commesso ad Auckland un paio di settimane fa, quando Denis ha dovuto ingoiare un’inopinata sconfitta contro Joao Sousa, non certo il principe delle superfici rapide. “Ma lui in Nuova Zelanda ha giocato bene, e io mi stavo ancora rodando”. In effetti, com’è arcinoto, Shapovalov si è sottoposto a una preparazione invernale molto severa, accompagnato nel raggiungimento dello scopo dal nuovo coach Rob Steckley: a quanto pare la collaborazione tra i due si è rivelata prodiga di frutti, dal momento che Steckley, ingaggiato ad interim lo scorso settembre, avrebbe dovuto “provare” solo fino al termine della passata stagione. “Ci stiamo trovando bene, abbiamo studiato varie soluzioni per portare il mio gioco a un livello successivo e più alto e forse proprio per questo motivo ho faticato sia contro Sousa ad Auckland, sia contro Sock al Kooyong Classic. Soprattutto in Nuova Zelanda avevo ben preciso in mente quello che dovevo fare, ma semplicemente non riuscivo a portare il lavoro a termine, soprattutto a causa di errori con il dritto. Quando si prova qualcosa di nuovo è normale che sia così: gli stessi dritti che con Sousa uscivano oggi sono entrati”.

Ha voglia di interloquire, Denis, forse perché detta possibilità gli è stata preclusa su Twitter: secondo quanto ha fatto sapere il giocatore, apparso scherzosamente (ma non troppo) preoccupato dalla faccenda, il noto social fondato a San Francisco gli avrebbe sospeso l’account per verifiche sui suoi dati anagrafici. “Hanno messo in piedi delle complicazioni assurde perché ritengono che io mi sia iscritto quando ero troppo giovane, quindi mi hanno chiesto di spedire una lettera con la certificazione di un genitore. Fa ridere vero? Se qualcuno di influente è in ascolto, mi aiuti a essere riammesso!”.

Di buon umore, e ci mancherebbe altro: dei sessantaquattro qualificati al secondo round, “Shapo” è parso tra i più brillanti, e il corridoio verso i sedicesimi con presumibile vista su Novak Djokovic pare essere piuttosto sgombro: “Ma Taro Daniel – il suo prossimo rivale – è pericoloso. Dovrò prestare molta attenzione, del resto lui a New York qualche anno fa è stato sopra di un set e un break contro Rafa Nadal”.

 

Dichiarazioni di circostanza in favore del terraiolo giapponese a parte, Denis può fare un buon torneo, ed entro la fine del 2019 in molti si attendono da lui il grande salto. In primis i vertici dell’ATP, sempre alla spasmodica ricerca di nuove star da affiancare alle veterane leggende over 30, che vedono nel canadese una delle vedette in grado di vendere, e vendere bene, il prodotto nel futuro prossimo. “Sono entusiasta di quello che sta avvenendo e avverrà nel circuito in termini di ricambio generazionale. Ci sono molti talenti, provenienti da molte nazioni diverse, che adottano stili parecchio differenti. Io, Tsitsipas, Tiafoe, De Minaur: naturalmente i primi della classe dominano ancora e saranno in giro per molto tempo, quindi dobbiamo salire di livello”.

Shapovalov promette di installarsi ai vertici di un circuito in fase di piena trasformazione, una trasformazione che lo aggrada, a quanto pare: “Dall’anno prossimo l’ATP Cup permetterà a tutti di preparare meglio l’Australian Open, e girerà a tutti i giocatori molti soldi utili a foraggiare l’attività professionistica. In generale il mondo delle competizioni a squadre si sta evolvendo in un modo che sono molto curioso di esplorare”. Il tutto sotto l’occhio vigile dei grandi rappresentanti dei giocatori in seno al fatidico Council: “Sono molto giovane, e anche se ho le mie idee non mi sento di entrare in una stanza e svelare il mio punto di vista con decisione. Ciò non vuol dire che non ragioni su moltissimi aspetti della vita nel Tour, ma non mi sento ancora arrivato a quella fase della carriera in cui posso pretendere di essere ascoltato con attenzione. Del resto oggigiorno mi sento tutelato da grandi uomini come Novak Djokovic, Kevin Anderson, Robin Haase e Vasek Pospisil, non potrei chiedere di meglio”.

Forse solo una cosa, giusto per essere onesti: “La settimana scorsa ho fatto una seduta d’allenamento con Roger e mi dicevo è impossibile, quello dall’altra parte della rete si chiama Roger Federer e ritiene che il mio livello sia sufficiente ad allenarlo, ero in stato di shock”. Pare che Roger abbia espresso pareri entusiastici sullo stile di gioco del canadese: “Lo ringrazio, ma mi ha distrutto”. Per superare i vecchietti ce ne vuole ancora un po’.

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Australian Open

Federer: “Sapere di Andy è stato uno shock”. Djokovic: “Sono stato male per lui”

MELBOURNE – Nelle dichiarazioni pre-torneo tutto il rammarico di Roger e Novak per il ritiro di Murray

Luca Baldissera

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Roger Federer nella conferenza stampa pre-torneo - Australian Open 2019 (foto @AustralianOpen Twitter)

da Melbourne, il nostro inviato

ROGER FEDERER

Cosa pensi del ritiro di Andy Murray? Quanto è stato difficile, secondo te, prendere questa decisione?
Beh, purtroppo credo che in questo caso sia stato il suo corpo a prendere la decisione per lui. Devono essere stati due anni duri per lui. Mi ricordo quando abbiamo giocato a Glasgow, sapevo quanto non stesse bene allora. Facevo fatica a credere che riuscisse a giocare, ma era per una buona causa, e sentiva di essere in grado di farlo. Credo che tutti possano capire, quando ti rendi conto che non potrai mai tornare al 100% è comprensibile arrivare a questa decisione. Ero triste, deluso, è stato uno shock sapere che lo avremmo perso, ma sappiamo che prima o poi una fine arriva per tutti.

 

Com’è andata la preparazione invernale? Hai cambiato qualcosa quest’anno?
Non ho fatto alcun cambiamento, ho potuto lavorare più intensamente di quanto mi aspettavo, ma non ho fatto variazioni in vista di un’eventuale stagione sulla terra rossa. Dopo mi sono sentito bene, il mio corpo mi ha consentito di allenarmi come programmato e anche di più.

Come sono cambiate le tue sensazioni fisiche, da atleta di oltre 37 anni? Rispetto a 10 anni fa cos’è cambiato?
Con l’età si impiega più tempo a recuperare dai piccoli traumi, dai doloretti. Probabilmente ogni giocatore ha un punto debole, per alcuni è l’anca, per altri il ginocchio, o la spalla, eccetera. E gli infortuni a quelle parti del corpo impiegano di più per guarire.

La Hopman Cup ti ha dato più convinzione?
Ha funzionato tutto molto bene, come nell’ultimo paio di anni. Sempre molto divertente giocare in squadra con Belinda, il pubblico a Perth è incredibile. E poi, logisticamente, venendo da Dubai è comodo, il fuso orario non è pesante da assorbire.

Lo scorso anno dicesti di non avere la sensazione che avresti vinto. Come ti senti quest’anno?
Sento di stare giocando bene, certo Denis (Istomin n.d.r.) è un avversario pericoloso, gioca bene sui campi veloci, me lo ricordo quando battè Novak qui due anni fa.

Ritornando al discorso riguardante la forma fisica, durante la loro carriera Rafa, Novak e Stan hanno avuto problemi più seri dei tuoi. Qual è il motivo della tuo essere così in forma alla tua età, secondo te?
C’è bisogno di un po’ di fortuna, magari qualche anno fa un piccolo intoppo l’ho avuto con l’incidente al ginocchio in bagno. Ma ormai conosco e capisco bene il mio corpo, so quando posso giocare, so quando devo fermarmi. In parte può anche essere il mio stile di gioco, ma anche se tutti mi dicono che sono fluido nei colpi, per ottenere questo ci vuole moltissimo lavoro.

NOVAK DJOKOVIC

Cosa si prova a giocare uno Slam che senti quasi come casa tua?
Lo chiamano lo Slam felice (Happy Slam) per un motivo! L’atmosfera è fantastica, anche in giro per la città ci sono un sacco di vibrazioni positive, e poi qui a Melbourne c’è una numerosa comunità serba, che mi sostiene tutti gli anni.

Domanda inevitabile su Andy Murray: vi siete allenati insieme l’altro ieri, ti sarai sicuramente accorto delle sue difficoltà, hai forse trattenuto un po’ il braccio?
No, ho spinto come al solito. Era ovvio che avesse dei problemi, Andy è stato per anni uno dei giocatori più in forma del circuito, uno di quelli che ti rimanda sempre una palla in più. Le nostre carriere sono state simili, fin dagli junior. Siamo nati a una settimana di distanza, abbiamo giocato insieme e contro per tutta la vita, anche tecnicamente il suo tennis è simile al mio. Sono stato male per lui a vederlo così in difficoltà. Andy è amatissimo e rispettato da tutti negli spogliatoi, è una leggenda del nostro sport, plurivincitore Slam, due ori Olimpici, la Coppa Davis.

Hai vinto qui la prima volta 10 anni fa. Cosa si prova a difendere un titolo Slam?
Nel 2008 ero un ragazzino che sgomitava per emergere, vincere qui è stato incredibile. La seconda volta è stata molto diversa, le prospettive cambiano. Ho dovuto aspettare diverso tempo per fare nuovamente un exploit simile.

Ieri il player’s council ha votato per la sostituzione del presidente ATP a fine anno. In qualità di presidente del council, credi che ci sia voglia di cambiamento da parte dei giocatori?
Non so come tu abbia avuto questa informazione, sono cose riservate, non posso commentare nulla al riguardo. Sul prize money, siamo soddisfatti dell’andamento generale. C’è una discussione in corso con gli Slam, lo scopo è ottenere più montepremi per i primi turni, e per le qualificazioni. Dovrebbero esserci più di un centinaio di giocatori che possono permettersi di viaggiare per il tour e vivere bene di tennis.

Andy era incredibilmente rispettato anche dalle giocatrici e dalla WTA. Cosa credi si possa fare per far sì che ci sia un’armonia maggiore tra ATP e WTA?
Credo che uomini e donne siano parte della stessa squadra, dovremmo tutti essere in armonia, rispettandoci a vicenda, e facendo del nostro meglio per far prosperare il tennis.

Come si inserisce in questo contesto il fatto che uno come Stakhovsky, noto per le sue posizioni negative e controverse, sia nel player’s council?
Hai puntualizzato le cose negative su Sergiy, ma ce ne sono anche molte di positive, come il suo contributo e il suo impegno nel migliorare le condizioni dei giocatori oltre la 50ma posizione. Riguardo a Justin Gimelstob, prima di esprimere delle valutazioni bisogna attendere che l’inchiesta che lo coinvolge si concluda. Lui è molto rispettato tra i giocatori, e ha fatto parecchie cose importanti. Non posso dire di più, il processo è ancora in corso.

Alla fine delle domande in inglese, mentre i giornalisti internazionali si allontanavano dalla stanza, Novak, sorridendo, ha detto in serbo: “Che razza di prima conferenza stampa, abbiamo parlato più di politica che di tennis!“.

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