ATP Madrid: fuori Nole, ancora non ci siamo. Rafa è un rullo

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ATP Madrid: fuori Nole, ancora non ci siamo. Rafa è un rullo

MADRID – Djokovic lotta ma cede al terzo con Kyle Edmund. La risalita sarà lunga. Nadal sembra inarrestabile, 48 set consecutivi vinti. Bene Goffin e Zverev, Thiem passa al terzo

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da Madrid, il nostro inviato

[1] R. Nadal b. G. Monfils 6-3 6-1

 

NADAL, ORA SONO 48 Inarrestabile. Questa è l’impressione che dà Rafael Nadal quando lo vedi giocare sulla terra rossa. Gael Monfils, specialmente nelle condizioni di oggi, ovvero ben lontane dal suo passato da top-10, non poteva fare più che una figura da onesto sparring partner. Il fuoriclasse di Manacor lo ha mandato in affanno fin dal palleggio di riscaldamento, figurarsi in partita. Dritti pesantissimi, rovesci in spinta, discese a rete in controtempo, passanti, tutto. Poco da raccontare, un 6-3 6-1 un’oretta abbondante che definire conquistato in scioltezza è poco, e siamo a meno 1. Meno un set dal record di parziali consecutivi vinti da un tennista professionista, che resiste dal 1984 (McEnroe, 49, durante una delle stagioni più dominate della storia del gioco). Per larga parte della partita, lo stesso Monfils (con la grande simpatia istintiva che lo contraddistingue), resosi conto della situazione insostenibile dal punto di vista sia fisico che tecnico, ha accettato di buon grado il ruolo di spalla e spettatore non pagante, sorridendo spesso e fermandosi diverse volte a scherzare con gli spettatori delle prime file, chiedendogli consigli su cosa fare, e come. Verso la fine del match, più di un momento di autentico spettacolo offerto da Rafa, con vincenti spaventosi tirati da ogni posizione del campo. Come detto, siamo a 48 set consecutivi vinti: è difficile ritenere che Schwartzman possa impedire negli ottavi di finale a Rafa di raggiungere e superare Johnny Mac. Poco altro da aggiungere, solo da applaudire. Che campione.

K. Edmund b. [10] N. Djokovic 6-3 2-6 6-3 (da Madrid, Ferruccio Roberti)

NOLE DOVE SEI? – Non supera la prova del nove Nole Djokovic: il serbo, capace lunedì di raccogliere la migliore vittoria dell’anno- per ranking e caratura dell’avversario- contro Nishikori, 20 ATP, si arrende a un ottimo Edmund che continua a mostrare progressi anche sulla terra, dove quest’anno aveva raggiunto la finale a Marrakech e i quarti a Estoril. Nole paga un pessimo primo set, nel quale appariva quasi svogliato, bloccato da pressione e chissà quali pensieri. Poi, per sua fortuna, è riuscito a scuotersi e a prodursi in una prova dignitosa: può recriminare la sfortuna per due brutti rimbalzi quando nel terzo set ha perso il servizio e, soprattutto, nel medesimo parziale, può rimpiangere tre palle break consecutive non capitalizzate. Del resto, le impressioni erano state negative sin dall’inizio. Già dai primi scambi – sotto gli occhi dell’ex “Fenomeno”, Luiz Nazario de Lima, in arte Ronaldo, grande attaccante per diversi anni anche del Real Madrid – Nole dava l’idea di essere nervoso, scuotendo la testa e producendosi in smorfie che non facevano presagire nulla di buono per l’esito della sua partita.

Il linguaggio del corpo non mentiva nemmeno questa volta: Nole perdeva il turno di servizio inaugurale e a nulla gli serviva riconquistare il break nel gioco successivo. Nel quinto game, infatti, Edmund gli strappava nuovamente il servizio. Il pubblico del Manolo Santana provava in tutti i modi a incoraggiarlo, ma il campione serbo continuava a ciondolare per il campo con un atteggiamento all’apparenza indolente, muovendosi sempre a testa bassa. Significativo in tal senso era il nono gioco, nel quale Djokovic perdeva nuovamente la battuta a 0, senza che praticamente si muovesse per il campo. Edmund, bravissimo a non farsi distrarre, non doveva fare nulla di straordinario per conquistare il primo set in trentadue minuti: in quel momento del match pochissimi – e forse nemmeno il serbo – potevano immaginare che la partita non avesse un esito segnato. Il due volte campione di Madrid (nel 2011 e nel 2016) aveva sempre sconfitto senza perdere un set il 22 ATP nelle tre precedenti volte che si erano affrontati e sembrava ricordarsene a inizio secondo set, quando, con un moto d’orgoglio, brekkava Edmund nel corso del primo gioco. Sembrava essere una casualità che non avrebbe cambiato l’inevitabile destino del match. Il serbo però iniziava a servire molto bene (nel secondo set col 71% di prime in campo e l’87% di punti vinti con la prima). Come sempre accade nel tennis, riuscire a guadagnare punti facili, infondeva fiducia e anche Nole, piano piano, si rianimava, colpendo bene e producendosi in bei recuperi “alla Djokovic vecchia maniera”. Edmund ci capiva abbastanza poco e, così, il serbo portava a casa il parziale col punteggio di 6-2 e, dopo 68 minuti, si andava al terzo e decisivo set.

Finalmente nasceva una partita vera, anche piacevole: in campo non c’era più solo il talentuoso ventitreenne britannico, capace di arrivare alle semifinali degli ultimi Australian Open, ma anche il campione serbo, che colpiva la palla coi piedi dentro la riga di fondo, dando profondità ai suoi colpi con entrambi i fondamentali. Un segnale faceva capire il cambiamento in atto in Nole: si sentivano i gemiti del serbo dopo aver colpito la palla, come non accadeva invece nel corso del primo set. Nel quinto gioco Nole si procurava tre palle break consecutive: sulle prime due era bravo il britannico ad aiutarsi col servizio, sulla terza, dopo un lungo scambio, mandava lungo un rovescio. Nell’ottavo gioco, dopo che aveva difeso facilmente i precedenti turni di servizio, il fato non aiutava Nole: un paio di rimbalzi negativi portavano a palla break Edmund, che capitalizzava alla prima occasione, grazie a un dritto lungo di Djokovic. La partita finiva lì: nel gioco successivo il britannico manteneva a 0 il servizio e dopo 1 ora e 42 minuti guadagnava l’accesso agli ottavi, in quella che è la sua prima partecipazione in carriera a Madrid. Lo attende domani David Goffin, 10 ATP.

BRAVO DAVID, RIMONTA KEVINBuona vittoria per il belga David Goffin sull’olandese Robin Haase. Un primo set in cui i giocatori alla battuta non hanno trovato continuità lo ha visto prevalere per tre break a due, con quello decisivo piazzato al dodicesimo game. 7-5. Nel secondo parziale Goffin è entrato meglio in ritmo con il servizio (nessuna palla break concessa) e con le sue consuete belle geometrie, mentre Haase, a parta qualche pallata vincente, ha continuato a trovarsi spesso in difficoltà. Break al sesto gioco per David, e match chiuso poco dopo, 6-3, senza problemi. Kevin Anderson è riuscito a piegare alla distanza Mikhail Kukushkin, in un match scarno a livello di spettacolo, ma piuttosto intenso almeno nei primi due set. la prima e unica palla break del primo parziale, all’undicesimo game, è costata il set al sudafricano, 7-5. Anderson ne ha salvata un’altra nel secondo set, sul 4-4, per poi riuscire a pareggiare i conti vincendo il tie-break in modo netto. Nel terzo set, evidentemente sciolto di braccio, Kevin ha martellato dall’inizio alla fine, facendo valere la sua maggiore pesantezza di palla. Subito 4-0 con due break, il conseguente 6-2 finale gli consegna gli ottavi di finale contro Kohlschreiber.

LOTTANO PHILIPP E PABLO – Nel frattempo, Philipp Kohlschreiber è uscito vittorioso da una lotta durissima contro Roberto Bautista Agut, riuscendo a far valere alla distanza il suo tennis brillante, fatto di rotazioni, angoli e attacchi con lo splendido rovescio. L’ordinato e geometrico spagnolo ha giocato bene, ma ha sofferto alla fine la maggior predisposizione per la terra battuta del recente finalista di Monaco di Baviera, che ha chiuso 7-5 al set decisivo. Pablo Cuevas, anche lui dotato di un rovescio a una mano tra i migliori del circuito, a sua volta ha dovuto ricorrere al terzo parziale per avere ragione di un coriaceo Albert Ramos-Vinolas, che però ha saputo incidere con le sue traiettorie mancine solo a tratti. Il secondo set è stato combattuto e giocato punto a punto, e vinto al tie-break da Albert, il primo e il terzo (e decisivo) hanno visto Pablo imporre la sua pesantezza di palla, con diverse belle accelerazioni vincenti. Per Cuevas ora John Isner, che ha superato in due tiebreak Ryan Harrison nel derby a stelle e strisce.

SASCHA E DOM SOTTO LE STELLE – La meglio gioventù del tennis mondiale, o almeno la più cool, scende in campo che è già sera. A rigor di classifica tali sono oggi Dominic Thiem (7 ATP, tds 5) e Alexander Zverev (3 ATP, tds 2), uniche leve nuove (o seminuove…) a piazzarsi stabilmente fra i top ten. Certo, per svellere il dinamico duo dal podio ci vorrebbe un piede di porco invece che la racchetta ma sia l’austriaco che il tedesco hanno dimostrato di poter essere dei rivali credibili. Si gioca per gli ottavi e il primo a raggiungerli è Thiem. Sul campo dedicato ad Arantxa Sanchez però Dominic non dà buona prova di sé. Nervoso, smagrito e smarrito, non sembra ancora aver recuperato piena mobilità dopo l’infortunio alla caviglia e perde il primo set contro il mancino Federico Delbonis (78 ATP) annegando in un mare di errori. Molti di dritto, parecchi di metri. Delbo palleggia intelligentemente al centro per non aprire angoli ma dal secondo set in poi un taglio fra l’indice e il medio della mano sinistra gli crea qualche problema. Sia come sia Thiem riesce a migliorare quel tanto che basta per far emergere la differenza di livello. Un break gli consente il riaggancio prima del soffertissimo 7-5 al decider che lo promuove. Decisivi gli aces. Due (uno con la seconda palla), lo tolgono d’impaccio nel sesto gioco, l’ultimo gli consegna il match. Nel grigiore generale è da salvare la gran reazione dell’austriaco al break subito sul 5-4 quando ha servito una prima volta per chiudere. Avrà adesso un avversario durissimo, quel Borna Coric capace di spaventare sua maestà Roger a Indian Wells. Precedenti in parità, ma se lo stato dell’arte è questo Dominic rischia il massacro. Sul Santana, quando gli spagnoli sono nel pieno della cena, tocca ad Alexander Zverev svolgere un compitino facile facile contro il russo Evgeny Donskoy (90 ATP). Giusto il tempo di arrivare al caffé e la partita finisce, troppa la differenza in efficacia di gioco e attitudine fra i due. Donskoy non è certo a suo agio sulla terra ma dopo aver ceduto nettamente il primo parziale ha il merito di non mollare nel secondo, complice anche uno svagato Sascha che tarda a piantare le ultime banderillas e benedice un nastro. Prossimo turno contro Leo Mayer che ha distrutto il vecchio leone Verdasco. Nessun precedente.

ha collaborato Raffaello Esposito

Risultati:

[8] D. Goffin b. R. Haase 7-5 6-3
K. Edmund b. [10] N. Djokovic 6-3 2-6 6-3
[1] R. Nadal b. G. Monfils 6-3 6-1
[6] K. Anderson b. [Q] M. Kukushkin 5-7 7-6(3) 6-2
P. Cuevas b. A. Ramos-Vinolas 6-1 6-7(2) 6-2
[7] J. Isner b. R. Harrison 7-6(1) 7-6(7)
P. Kohlschreiber b. [11] R. Bautista Agut 6-3 4-6 7-5
[13] D. Schwartzman b. F. Lopez 7-5 2-6 6-2
L. Mayer b. F. Verdasco 6-2 6-1
B. Coric b. J.L. Struff 6-0 6-2
[5] D. Thiem b. [Q] F. Delbonis 4-6 6-3 7-5
[2] A. Zverev b. [Q] E. Donskoy 6-2 7-5

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Wimbledon, Goffin vince una maratona di 4h30′ contro Tiafoe e va ai quarti: troverà Norrie, la speranza Brit

Il belga torna nei quarti a Wimbledon dopo averli raggiunti anche nel 2019. Sfiderà Cameron, il primo suddito della Regina nei quarti da Murray 2017

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Cameron Norrie - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)
Cameron Norrie - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)

D. Goffin b. [23] F. Tiafoe 7-6 5-7 5-7 6-4 7-5

David Goffin eguaglia il suo miglior risultato a Wimbledon (e negli Slam). Il belga ha superato al quinto set (7-6 5-7 5-7 6-4 7-5) dopo una maratona di oltre 4 ore e mezza Frances Tiafoe ed è così tra gli ultimi 8 giocatori in gara ai Championships 2022: aveva raggiunto questo traguardo a Londra anche nel 2019 e altre due volte (una a Parigi e una a Melbourne). È stato un match a tratti entusiasmante, con continui colpi di scena. David è stato nel complesso più continuo e spesso anche più propositivo rispetto all’avversario che ha comunque mostrato un livello di attenzione costante, a dimostrazione della maturità ormai raggiunta dall’americano. Goffin si conferma però un raffinato interprete dell’erba. Contro Norrie avrà una grande occasione per conquistare la prima semifinale Slam della carriera.

IL MATCH – Dopo il break in apertura di Goffin, nel quarto game gli standard di gioco si alzano decisamente: Goffin cerca spesso la rete, Tiafoe fa il tergicristallo anche da molto lontano rispetto alla linea di fondo campo ma riesce a trovare un paio di guizzi che gli permettono di effettuare il contro break alla seconda opportunità. Dopo aver chiuso il punto che vale il 2-2 con una volée colpita in risposta a un passante di ovescio quasi a botta sicura di Goffin, l’americano dà un primo assaggio delle sue doti di showman avvicinandosi e stringendo le mani ad alcuni spettatori che si complimentano con lui. Nei giochi successi non mancano le occasioni di break da entrambe le parti, ma nessuno riesce a concretizzarle più per meriti dell’avversario che per demeriti propri. Dopo oltre un’ora di set molto equilibrato si arriva così al tie-break, da cui esce vincitore il più propositivo dei due: Goffin.

 

Tiafoe non ha però intenzione di arrendersi dopo solo un set. Sull’1-1 Goffin non sfrutta ben sei occasioni per tenere il servizio in un gioco in cui era avanti 40-0 e l’americano, più propenso a prendere in mano le redini dello scambio, brekka. Pochi minuti dopo ha anche diverse occasioni per operare il doppio break e andare in fuga. Il belga, però, non regala nulla e dopo essersi salvato ha la forza e il cinismo per riagganciare l’avversario sul 3-3. In ogni game è battaglia: Tiafoe dà l’impressione di avere il potenziale per accelerare ma sbaglia spesso sul più bello. Non, però, all’ennesima palla break del set sul 5-5: Frances entra bene in campo e chiude con una volée a campo aperto. È lo strappo decisivo per vincere un parziale che poteva finire con più di venti minuti di anticipo. Invece, dopo 2 ore e 15 inizia una partita al meglio dei tre set.

Il match rimane equilibrato anche nel terzo. L’unica novità è che i giochi scorrono molto più rapidamente (soprattutto quelli in cui batte il belga) e le palle break sono meno frequenti. Fino al 5-5 le uniche, nel sesto game, sono appannaggio di Goffin che però non sfrutta una percentuale bassissima di prime in campo dell’avversario. Nell’undicesimo gioco, però, Tiafoe cambia passo e trasforma la prima opportunità di break in suo favore del set. Sul 6-5 Frances si conferma solido e aggressivo e porta a casa il parziale.

Inaspettatamente Tiafoe ha bisogno di un medical time out nella pausa tra terzo e quarto, pur non mostrando particolari problemi fisici. In ogni caso, l’avvio del nuovo parziale è a tinte belghe: David vince 12 dei primi 15 punti e si porta rapidamente sul 3-0 in virtù di una ritrovata spinta che così mancava dal primo set (e di un calo d’attenzione dell’americano). Goffin va anche vicino a mettere un’ipoteca sul parziale quando ha l’occasione per portarsi sul 4-0, ma un dritto lungo linea che sarebbe stato vincente finisce per pochi centimetri in corridoio. La fuga del belga arriva pochi minuti dopo, ma sul 5-1, quando anche Tiafoe era probabilmente già con la testa al quinto set, inizia il black-out di David. Frances non può credere ai suoi occhi e così ne approfitta per recuperare i due break di svantaggio e servire per agganciare l’avversario sul 5-5. Ma qui arriva un altro colpo di scena: Tiafoe sente il momento, commette due doppi falli, sbaglia una chiamata con il falco e non riesce a completare la rimonta. Goffin, senza essersi ripreso più di tanto dal passaggio a vuoto, riesce quindi a chiudere sul 6-4 e a portare la partita al quinto.

Nonostante le quattro ore di match nelle gambe, nel set decisivo il livello di gioco torna ad alzarsi dopo un quarto set piuttosto negativo per entrambi. Le occasioni di break, però, latitano: la stanchezza si fa comunque sentire e i giocatori, dopo essersi concentrati sui rispettivi turni di servizio, si lasciano un po’ andare in risposta. Il punto che porta l’americano sul 5-5, con un botta e risposta di colpi difensivi che diventano offensivi, è uno dei più belli del match. Frances si carica e capisce che deve cogliere l’attimo, ma Goffin tira fuori non uno ma tre jolly (ovvero altrettanti servizi vincenti) per annullare due palle break e salire sul 6-5. L’americano accusa il colpo, mentre il belga è un muro e sul match point ha il coraggio di attaccare. Quando il timer sul campo segna 4 ore e 37, David taglia il traguardo di questa divertente maratona.

[9] C. Norrie b. [30] T. Paul 6-4 7-5 6-4

La prima volta in un quarto Slam non potrebbe essere più dolce per Cameron Norrie: l’inglese centra questo traguardo proprio a Wimbledon, dimostrando la sua solidità con una vittoria in tre set su Tommy Paul. In due ore e 21 minuti Cameron, che non aveva mai oltrepassato il terzo turno in uno Slam prima di questo torneo, è il primo britannico a finire nei Last 8 da Andy Murray nel 2017 ed il quinto suddito della Regina ad avercela mai fatta. Per farcela, nella sua quinta apparizione all’All England Club, ha superato Munar in una battaglia di cinque set, ma poi non ha concesso nulla a Pablo Andujar e a Steve Johnson così come a Paul. Tommy abbandona così quello che è stato per lui un ottimo torneo: agli USA, vista anche l’eliminazione di Frances Tiafoe, restano le carte Brandon Nakashima e Taylor Fritz. Norrie, invece, ha l’occasione della vita: David Goffin è un avversario decisamente ostico, ma in quarti di finale a Wimbledon si può trovare di peggio.

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John Isner nuovo primatista mondiale di aces: superato Ivo Karlovic

L’americano ha commentato così il suo record: “Continuando a giocare il numero totale salirà ancora: potrei restare lassù molto a lungo”

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John Isner - Roma 2022 (foto Twitter @ATPTour_ES)

L’ace con cui è salito 30-30 nel terzo gioco della partita contro Jannik Sinner poteva sembrare un ace qualunque, per John Isner. Ma non lo era: con quella bordata centrale l’americano ha battuto il record mondiale per il numero totale di aces messi a segno in carriera, salendo a quota 13.729. Il primato precedente del dato, che l’ATP registra dal 1991, apparteneva al croato Ivo Karlovic. Isner, che contro Sinner ha tirato in tutto 24 aces, ha dichiarato in merito: “È davvero fantastico. È una cosa di cui sono molto orgoglioso. Sarò il leader di tutti i tempi. Continuerò a giocare, continuerò ad aumentare il mio totale… E non so se la cifra finale sarà battuta. Potrei restare in vetta davvero per molto tempo”.

Il 37enne originario della North Carolina, diventato professionista nel 2007, ha ottenuto risultati notevoli nell’arco della sua carriera (tra cui una semifinale a Wimbledon nel 2018, due quarti agli US Open nel 2011 e nel 2018, con il quarto turno raggiunto in tutte le prove dello Slam) sfruttando il servizio come arma principale. Oltre al record messo a segno contro Sinner a Wimbledon, l’americano è anche in testa alla classifica degli ace del 2022 con 629 in 28 partite. Isner si è classificato al primo posto dell’ATP Tour per numero di ace in sette stagioni e ha superato la soglia dei 1000 ace per sette volte, compreso il record di carriera di 1260 del 2015.

Se è vero che i record sono fatti per essere battuti, sarà di certo difficile trovare un servizio migliore di quello di John: è evidente che Isner sia aiutato dalla sua altezza (è uno spilungone di 208 cm e alzando la racchetta scaglia la pallina a terra da quasi 4 metri), ma è altrettanto chiaro che ciò non basta per tirare fuori dal servizio ciò che ha saputo ottenere lui, che in carriera ha vinto il 92% dei suoi game di servizio, compreso il 79% dei punti con la prima palla. Subentrano infatti altre qualità tecniche e mentali. E lo ha confermato anche un altro grande battitore come Andy Roddick. “Isner, sempre Isner. Ci sono stati grandi servitori che sono stati giocatori più forti, ma il suo servizio è il migliore di sempre”. Come dargli torto.

 

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Wimbledon: Van Rijthoven suona l’ottava sinfonia, ora lo attende Djokovic. Il tennis Usa si riscopre nel tempio della racchetta

Goffin ferma i sogni di ripresa di Humbert. Sock rischia il rimontone, ma Cressy è sprecone nonostante la pioggia salvifica. Paul è sempre più erbivoro, a furia di far fuori mancini. Vince anche Norrie

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Tim van Rijthoven - 's-Hertogenbosch 2022 (foto Twitter @atptour)

Tim Van Rijthoven, alla prima partecipazione nel tabellone principale di uno Slam, approda agli ottavi di finale superando per 6-4 6-3 6-4 con una durata complessiva del match di poco oltre l’ora e quaranta di gioco, la testa di serie n. 22 Nikoloz Basilashvili. Continua dunque la marcia trionfale sulla superficie erbosa del 25enne olandese, ancora imbattuto dallo straordinario successo sui prati casalinghi di ‘S-Hertogenbosh, centrando l’ottava affermazione consecutiva. Prima della settimana, che ai più era sembrata quella della vita – irrepetibile e che almeno una volta nella carriera di ogni giocatore si materializza – sublime nel “Bosco del Duca”, Tim non aveva mai vinto un match a livello ATP. Invece, nella cavalcata mastodontica che lo ha portato al primo titolo nel circuito maggiore, ha messo in fila tre scalpi davvero eccezionali, nonché le prime tre tds del torneo orange: Taylor Fritz, Felix Auger-Aliassime e il n. 1 del mondo Daniil Medvedev.

TIM COME KUDLA NEL 2015 – Come detto, poteva sembrare che l’allora n. 205 della classifica stesse giocando su quella che viene definita, la nuvoletta della racchetta dove tutto riesce; ma in realtà era chiaro fin da subito che il tennista sconosciuto che si aveva di fronte era un animale erbivoro di razza assolutamente protetta. Un giocatore capace di impiegare il campo in erba nella sua totalità, con il suo tennis d’attacco e di manualità esecutiva di primissimo piano, al tal punto da attirare l’attenzione degli organizzatori di Wimbledon e ricevere un invito per debuttare nel main-draw. Ebbene, l’attuale n. 104 ha confermato in maniera dirompente la sua altissima competitività in queste condizioni di gioco, regolando prima in tre set il malcapitato Delbonis e poi eliminando la tds n. 15 Reilly Opelka. Una vittoria, quella contro il bombardiere americano, di grande spessore a cui ha dato seguito – e se possibile facendo anche meglio – contro il georgiano, il quale è caduto sotto i colpi dei servizi vincenti di Van Rijthoven. L’olandese è stato infatti autore di ben 21 ace e di un incredibile 88% di punti vinti con la prima.

Ovviamente questo cammino immacolato, al suo primo main-draw in un Major e per di più da giocatore invitato, del 25enne di Roosendaal ha portato in dote con sé inevitabilmente dei record: è infatti la prima wild-card a raggiungere il quarto turno a Church Road dai tempi di Denis Kudla nel 2015, dopo aver già ottenuto un primato per il tennis nazionale riportando un tennista dei Paesi Bassi ai sedicesimi dei Championships dal suo coach Igor Sijsling, che vi riuscì nel 2013 (poi raggiunto in questo traguardo da Van De Zandschulp). Ora per lo spavaldo Tim, la prova più difficile, l’impresa più ardua: il 6 volte campione di Wimbledon Novak Djokovic, il serbo ha arato senza mezze misure Kecmanovic. Certamente match a dir poco in salita per lui, ma chissà se proprio la grande sorpresa di questa stagione su erba non possa rivelarsi l’ostacolo più imponente per Nole nel percorso verso l’atto finale dello Slam londinese? Staremo a vedere, sicuramente il rappresentante dell’Arancia Meccanica non avrà nulla da perdere. A proposito di questo, Tim, ormai giunto alle porte della Top 100, è stato fortemente penalizzato dalla mancanza dei punti, visto che altrimenti avrebbe già sfondato ampiamente il muro dei primi cento.

 

IL TENNIS STATUNITENSE IN RINASCITA, COME IL REDIVIVO SOCK – Questa 136esima edizione dell’evento tennistico più famoso nel mondo, è stata senza ombra di dubbio finora ad appannaggio degli americani. Infatti sono addirittura sette, i tennisti a stelle e strisce che si sono qualificati per il terzo turno: Isner, Tiafoe, Johnson, Paul, Brooksby, Nakashima e Fritz. A questi si aggiunge il redivivo Jack Sock, che dopo la sospensione per pioggia nella giornata di ieri, ha completo il proprio incontro di secondo turno facendo suo il derby con il serve&voller Maxime Cressy. La partita era stata interrotta nel primo game del terzo set, con l’ex n. 8 del mondo al servizio ed il punteggio che recitava 15-15, ma soprattutto un doppio 6-4 per il campione di Parigi Bercy 2017. L’opera da rifinire, ha però richiesto al 29enne di Lincoln uno sforzo maggiore di quello previsto. Anzi Jack si è ritrovato ad un passo – forse anche meno – da un quinto set che lo avrebbe visto nettamente sfavorito a livello d’inerzia.

L’EX N. 8 HA FATTO LA DIFFERNZA CON LA RISPOSTA E I LOB – Infatti, sembrava che la tavola fosse stata apparecchiata per la rimonta del franco-statunitense, che avrebbe così vinto lo scontro odierno in tre parziali ribaltando totalmente l’esito del match. Dunque pioggia benefica e salvifica per il n. 45, dall’altro lato maledetta per il semifinalista delle ATP Finals di cinque anni fa. Il 25enne parigino si è intascato agevolmente il set della ripresa delle ostilità per 6-3, salendo poi comodamente sul 5-4 e 40-15 nel quarto. Proprio sul più bello, quando la quinta frazione sembrava oramai solo una formalità, Sock ha alzato i giri del motore in ribattuta e ha costretto grazie a tre rispostone in anticipo – le prime due direzionandole verso le stringhe delle scarpe di Maxime, che è incappato nell’errore dovendo giocare due demi-volée impossibili, mentre la terza è stata un autentico capolavoro in lungolinea al fulmicotone – l’avversario a cedere il turno di servizio, frantumandogli i due set point consecutivi. Purtroppo per lui, Cressy ha sprecato ancora visto che ritrovando lucidità ha strappato nuovamente la battuta al suo connazionale, ma non è riuscito per la seconda volta, nel dodicesimo game, a trascinare la contesa al parziale finale. La quantità abnorme di occasioni mancate, ha spento psicologicamente il metro e 98 di origini transalpine nel tie-break, totalmente a senso unico e dominato per 7-1 dal giocatore del Nebraska. Successo significativo per il tre volte vincitore Slam in doppio dopi anni turbolenti, considerando che il suo contendente era fresco di finale ad Eastbourne e perciò in un ottimo stato di forma, che gli permette di eguagliare il miglior risultato ottenuto su questi campi risalente al 2016.

PAUL FA STRAGE DI MANCINI E CENTRA I PRIMI OTTAVI SLAM – Degli otto statunitensi qualificati al terzo turno, ce n’è già uno che ha staccato il pass per gli ottavi. Stiamo parlando del sempre più erbivoro Tommy Paul, che ha letteralmente liquidato il mancino ceco Jiri Vesely con un secco 6-3 6-2 6-2 in poco più di un’ora e mezza di partita. Una sfida tra ex Top 5 e campioni Slam a livello giovanile (il nordamericano è stato n. 3 junior e vinse il Roland Garros 2015, mentre il n. 68 ATP fece anche meglio raggiungendo la prima piazza del ranking di categoria, trionfando in Australia nel 2011). La tds n. 30, prima di questa stagione non aveva mai vinto un match su erba nel Tour principale. Invece nel 2022 ha invertito marcia, dopo le ottime prestazioni fatte registrare al Queen’s e a Eastbourne, in entrambi gli appuntamenti si è spinto sino ai quarti, ed ora si sta confermando nel torneo principe dei prati. Il 25enne del New Jersey ha infatti fatto fuori due mancini nei primi due turni, senza perdere alcun set, che ben si adattano all’erba: Verdasco, che se pur ormai giunto alla veneranda età di 38 anni, è stato capace di giungere nel 2013 ai quarti di Wimbledon; e Mannarino. Dunque terza vittoria di fila su un tennista mancino, fra l’altro quest’ultimo duellante sconfitto in grado in carriera di ottenere come migliori risultati negli Slam due ottavi proprio nel Major londinese: nel 2016 e nel 2018. Il primo H2H in assoluto era andato in scena proprio in questo torneo tre anni fa, ma nell’impianto di Roehampton, in quel caso nel turno finale delle quali vinse facilmente in tre set Jiri.

GOFFIN RITROVA I PRATI, PER TORNARE AI QUARTI L’OSTACOLO DA SUPERARE E’ BUBLIK – A distanza di tre anni dall’ultima vittoria erbosa, datata Wimbledon 2019, David Goffin ha ripreso il proprio cammino fatto di tennis pulito e geometrico e dopo aver superato Albot e la tds n. 31 Baez, si è qualificato nuovamente per i sedicesimi di finale in uno Slam dopo il recente Roland Garros. A Bois de Boulogne fu estromesso dal futuro campione di Halle Hurkacz, mentre quest’oggi è stato lui artefice dell’eliminazione di un giocatore capace di alzare il titolo sull’erba tedesca, giardino di casa Federer: Ugo Humbert. Il talentuoso francese si è arreso subendo la rimonta per 4-6 7-5 6-2 7-5 in quasi tre ore (2h47), e non riesce quindi a dare seguito allo scalpo della tds n. 3 Casper Ruud del turno precedente. Ugo, sprofondato al n. 112, nonostante qualche acuto in questa stagione sui prati sta vivendo un anno horribilis – prima del torneo 6 match vinti su 23 disputati in stagione. L’augurio è che possa tornare rapidamente tra i primi 100. Da par suo l’ex vice-maestro delle Finals 2017, vorrà ripetere il meraviglioso cammino del 2019 che gli garantì il terzo quarto di finale Slam della carriera, dopo quelli australiani del 2017 e francesi del 2016. Il 31enne di Liegi ha fornito una ragguardevole performance con il fondamentale d’inizio gioco: 80% di punti vinti, di contro l’ex n. 25 transalpino si è macchiato di 54 gratuiti. Ora per David, c’è Frances Tiafoe, vittorioso nel match tra pazzerelli su Bublik.

[9] C. Norrie b. S. Johnson 6-4 6-1 6-0 (di Ruggero Canevazzi)

Tutto facile per la testa di serie n.9 Cameron Norrie, che si sbarazza in tre comodi set di Steve Johnson dopo appena un’ora e 49 minuti di partita, davanti alla partecipazione entusiasta del pubblico del Centrale e di mamma Helen, brillante microbiologa che per l’occasione sfoggia un elegante abito grigio con risvolti rossi (del resto sul Centrale è d’obbligo fare bella figura). Johnson si è difeso come ha potuto con un bel back di rovescio, ma era troppo poco per arginare la ben superiore solidità del beniamino di casa, che ha raccolto gli applausi del Centrale con bellissimi recuperi ed eccellenti passanti. Il generoso americano le ha provate tutte, ma ha pagato molto caro i numerosi errori in prossimità della rete, ricordando una delle frasi più belle di Rino Tommasi: “Chiamato a rete, rivelava le umili origini”. Approda sicuro per la prima volta in carriera alla seconda settimana di un Major Cameron Norrie, che agli ottavi sfiderà un altro americano, Tommy Paul.

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