Chi vuol battere Roger Federer?

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Chi vuol battere Roger Federer?

Il maestro tenta di suonare la nona. Ma qualcuno è stanco della solita musica

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Le principali agenzie di scommesse, che di pronostici se ne intendono, non hanno dubbi: Roger Federer è il favorito per vincere il torneo di singolare maschile Wimbledon. E di motivi ce ne sono parecchi, ben otto, come il numero di titoli vinti dal fuoriclasse di Basilea ai Championships, incluso quello dello scorso anno. Un record assoluto che lo ha ulteriormente proiettato nell’olimpo delle divinità del tennis. Come se tutto ciò non dovesse bastare, Federer si avvicina a questa edizione dello Slam londinese da n.2 al mondo e con un Australian Open già in cascina in questo 2018. Mica male per uno che il prossimo 8 agosto spegnerà 37 candeline.

Tuttavia, non ce ne vogliano i suoi tifosi, Roger è un po’ meno favorito in questo Wimbledon di quanto lo fosse il suo acerrimo rivale Nadal al Roland Garros. Le cifre non mentono. A partire dal numero di titoli: 8 in 19 partecipazioni per lo svizzero sull’erba di Church Road contro 11 in 14 partecipazioni per lo spagnolo sulla terra di Bois de Boulogne. Proseguendo per il rapporto vittorie/sconfitte: 91/11 per Federer, 86/3 per Nadal con una di queste debacle che è arrivata per ritiro. Inoltre, nella sua marcia di avvicinamento al torneo, il maestro di Basilea è forse stato meno convincente di 12 mesi fa, quando sembrava assolutamente imbattibile sulle superfici veloci. Non ha conquistato nessuno dei due Masters 1000 nella primavera americana e ad Halle, nel piccolo giardino in cui ha alzato il trofeo 9 volte, si è fatto sorprendere in finale dal croato atipico Borna Coric, non certo un erbivoro DOC. Infine bisogna sottolineare che forse la concorrenza è un po’ più agguerrita per lui. Oltre a due degli altri tre big four, tenendo fuori il rientrante Andy Murray, diversi tennisti possono dargli filo da torcere sui prati lussureggianti dell’All England Club. Ecco qui chi sono e perché possono o non possono batterlo.

MARIN CILIC

 

Marin Cilic – Wimbledon 2017 (photo Art Seitz c2017)

Perché sì – Dopo la finale dell’anno scorso, persa in nemmeno due ore per colpa di una condizione fisica non perfetta ma anche un evidente senso di impotenza di fronte a sua maestà Federer, potrebbe sembrare assurdo sostenere che Cilic è il secondo favorito ai Championships. E invece no. All’Australian Open, il garbato ragazzone di Medjugorje è giunto di nuovo in finale, dimostrando che senza big four in giro lui ha qualcosa in più di tutti gli altri sulle superfici veloci. Ma è quasi più significativo come l’abbia giocata quella finale. Sotto un set a zero l’epilogo sembrava di nuovo scontato, ma il croato ha reagito trascinando Roger al quinto con qualità e carattere, vincendo il secondo (al tie-break) e poi il quarto set, prima di crollare nell’ultimo parziale. Nei tornei successivi non ha brillato altrettanto ma si è risvegliato al Roland Garros, con i quarti di finale, e poi al Queen’s dove ha sbaragliato la concorrenza.

Perché no – Ok è già successo una volta che Cilic abbia battuto Federer. Nella semifinale di quello straordinario US Open 2014, in cui il balcanico sembrava una macchina. Ecco, proprio in una macchina si dovrebbe trasformare perché succeda di nuovo: impeccabile al servizio, efficiente in risposta, con il cuore di ghiaccio. Può veramente capitare di nuovo in una semifinale di Wimbledon. In più il suo tabellone non è per nulla facile con un probabile scontro tra bombardieri con Raonic al terzo turno e magari un redivivo Dimitrov ai quarti di finale. 

JUAN MARTIN DEL POTRO

Juan Martin del Potro – Wimbledon 2017

Perché sì – La strategia di Palito negli ultimi anni è ben chiara. Giocare poco per avere la possibilità di giocare e di giocare bene quando conta. Nelle ultime stagioni l’argentino ha innestato il turbo nel finale, sfruttando anche la stanchezza altrui. Ma quest’anno sembra determinato a fare sul serio da subito. Lo ha dimostrato ad Indian Wells, vincendo il titolo e battendo in finale proprio Federer, in una delle partite più emozionanti dell’anno. Delpo ha così aggiornato il suo discreto bilancio contro lo svizzero di 7 vittorie e 18 sconfitte. Nel corso della sua sfortunata carriera, la Torre di Tandil ha anche imparato ad adattarsi bene sui prati londinesi dove ha ottenuto una semifinale nel 2013 e la medaglia di bronzo olimpica. La sua potenza aiuta e quel back di rovescio dettato dai problemi al polso può essere molto fastidioso. E in termini di personalità non ha nulla da invidiare a nessuno.

Perché no – Se il Cilic il tabellone è insidioso, quello di del Potro assomiglia molto alle forche caudine. La serie è questa: il caldo tedesco Gojowczik, la vecchia colpe mancina Lopez, il due volte campione Murray o l’esplosivo Shapovalov, il solido Goffin, magari Rafa e chissà poi Zverev. Avversari diversi tra loro e molto impegnativi che potrebbero sottrargli tante energie sulla strada dell’ipotetica finale con Federer. E sappiamo come Delpo possa andare in riserva facilmente al meglio dei 5 set. 

NOVAK DJOKOVIC

Novak Djokovic – Wimbledon 2017

Perché sì – Non è un erbivoro nato ma ha vinto 3 volte Wimbledon. Ha battuto 23 volte su 45 Federer di cui due sull’erba di Church Road. Dopo il lungo stop per infortunio, sta piano piano tornando in forma e la finale al Queen’s è solo l’ultima prova. È motivatissimo a riacciuffare la vetta del ranking. Nell’anticipo del gioco è secondo solo appunto allo svizzero. Bastano come motivazioni? In questo torneo di Wimbledon, Nole non ha niente da dimostrare a nessuno. O forse ha tutto da dimostrare, ovvero essere di nuovo il cannibale di qualche anno fa. E quale miglior occasione di un match contro Federer? Potrebbe avvenire solo in finale ma considerando che le due principali teste di serie nel suo spicchio di tabellone sono Thiem e Zverev, accomunati da una relazione complicata con i Championships, quest’eventualità sembra tutt’altro che remota.

Perché no – Perché forse non è ancora il momento giusto. Solo qualche mese fa non sembrava minimamente competitivo e forse immaginare che possa cogliere la vittoria più prestigiosa della stagione è un atto di follia tennistica. Inoltre l’ultima vittoria contro Roger a Wimbledon risale al 2015. E negli ultimi anni il maestro elvetico ha radicalmente modificato il suo gioco sull’erba, e più in generale su tutte le superfici, diventando iper-aggressivo fin dai primi colpi, servizio e risposta. La versione migliore del fenomeno serbo era chiaramente più forte negli ultimi anni sugli scambi prolungati da fondo. Ma forse si troverà meno a suo agio contro questa ‘reincarnazione contemporanea’ di Stefan Edberg.

RAFA NADAL

Rafa Nadal – Wimbledon 2017

Perché sì – Perché è Nadal. Perché la storia dice che i faccia a faccia con lo svizzero di solito li vince lui. Perché forse è da troppo tempo che non va avanti a Wimbledon, un torneo che comunque ha vinto per ben due edizioni e nel quale ha disputato altre tre finali. Perché fino alla semifinale teorica contro del Potro ha un tabellone piuttosto agevole.

Perché no – Appunto è da troppi anni che Rafa fatica ai Championships, subendo sconfitte da giocatori sulla carta molto meno quotati di lui: Rosol, Darcis, Kyrgios, Muller. Un motivo ci dovrà pur essere. La vicinanza con il Roland Garros, ovvero il suo obbiettivo principale nella stagione, sembra la spiegazione più logica. Non a caso, il toro di Manacor negli ultimi anni è sembrato sempre a disagio sulla superficie, dando l’impressione di essere poco preparato. E difficilmente quest’anno, a 32 anni suonati, avrà pensato di rivedere le sue priorità. L’assenza nei tornei di preparazione sembra deporre a favore di questa tesi.

NICK KYRGIOS

Nick Kyrgios – Wimbledon 2017

Perché sì – Se c’è qualcuno che sull’erba di Wimbledon può giocare allo stesso gioco di Federer e pensare di vincere pure, questo è proprio Nick Kyrgios. Servizio potente, dritto incisivo, proiezione al gioco di volo, colpi di classe. Ne abbiamo avuto un assaggio nell’equilibrata semifinale di Stoccarda, persa al tie-break decisivo a causa di qualche doppio fallo di troppo. In realtà, l’australiano una volta l’ha pure battuto Roger, ma sulla terra battuta di Madrid nel 2015, nel loro primo scontro diretto. A rimarcare il fatto che di timori reverenziali ne ha ben pochi, e non ne ha certo maturati in questi anni. Anche lui è nel lato di tabellone di Djokovic, Zverev e Thiem ma dovrà fare attenzione ad alcuni primi turni da prendere con le pinze (Haase al secondo turno e uno tra Tomic e Nishikori al terzo). 

Perché no – A proposito di maturità, i passi in avanti sono stati ben pochi. Infatti ad oggi, Kyrgios potrebbe perdere al primo turno contro il navigato Denis Istomin, per colpa magari di uno dei suoi soliti improvvisi infortuni o di un calo di tensione, come potrebbe appunto battere Roger Federer in finale a Wimbledon senza battere ciglio. Sono passati ormai quattro anni da quella tempesta perfetta che travolse Nadal a Church Road. Ma il talento di Canberra non è ancora sbocciato definitivamente. Questo inizio di stagione è emblematico delle sue difficoltà a fare il salto definitivo di qualità: ectoplasmatico per diversi mesi e poi risorto improvvisamente sui prati. Rimane dunque una mina vagante, prima ancora per sé stesso che per gli altri. 

MILOS RAONIC

Milos Raonic – Wimbledon 2017 (photo Art Seitz c2017)

Perché sì – Potenzialmente il big server canadese può essere letale sui campi di Wimbledon. Raonic unisce ad uno dei servizi più dirompenti del tour un dritto micidiale e una mobilità discreta considerata la sua stazza. Negli anni ha incrementato anche le sue propensione alla rete e migliorato le sue abilità in quella zona di campo. Non a caso due anni fa è riuscito ad arrivare fino alla finale a Londra, battendo proprio un esausto Federer in semifinale. Dopo l’ennesima stagione di alti e bassi, con un piede in infermeria e l’altro in campo, ha colto una bella finale a Stoccarda, persa guarda caso con il fenomeno rossocrociato. La sua carta vincente per questa edizione dei Championships? La presenza in panchina di Goran Ivanisevic, uno che due trucchetti su come vincere Wimbledon li conosce.

Perché no – Quel “potenzialmente” si riferisce appunto ad un Raonic in condizioni ottimali. E sappiamo bene che questa circostanza è ben poco probabile. In questo senso, il ritiro al Queen’s prima del secondo turno contro Feliciano Lopez non può certo essere rassicurante. Inoltre, se è vero che ha battuto Federer una volta a Wimbledon è anche vero che per altre 11 volte è uscito perdente dallo scontro diretto, l’ultima volta proprio ai Championships dello scorso anno, in tre set piuttosto netti. L’impressione è che se FedEx riesce a neutralizzare il suo servizio, il canadese rimanga abbastanza sguarnito e la mancanza di un po’ di sana irriverenza non aiuta. Come sottolineato in precedenza, potrebbe presto trovarsi di fronte Cilic, in uno scontro che dirà tanto sulle ambizioni di entrambi nel torneo e per il resto della stagione.

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Flash

WTA Cincinnati: Serena Williams perde nettamente contro Raducanu e saluta per sempre il torneo

Emma Raducanu domina Serena Williams che lascia il torneo senza salutare il pubblico e saltando la conferenza stampa.

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Serena Williams - Cincinnati 2022 (foto Twitter @cincytennis)

[10] E. Raducanu b. [WC] S. Williams 6-4 6-0 (da Cincinnati il nostro inviato)

Serena Williams non ha voluto alcuna celebrazione una volta uscita dal campo dopo la sua netta sconfitta nel primo turno del “ Western & Southern Open” . Ha salutato con una stretta di mano laconica la giovane britannica, ma d’altronde anche quando era nel fiore della giovinezza Serena non era un esempio di particolare sportività nell’accettare le sconfitte. Ha abbandonato il campo salutando velocemente quel pubblico che l’ha vista trionfare in Ohio “back to back” nel 2014 e nel 2015.

La partita si sarebbe dovuta giocare lunedì sera ma gli organizzatori all’ultimo secondo hanno deciso di spostarla alla sera seguente scatenando la rabbia di coloro che avevano organizzato il viaggio nel sud dell’Ohio solo per salutare Serena Williams. Forse questa “fuga” dopo la sconfitta da parte di Serena è un po’ egoistica verso coloro che erano venuti soprattutto per assaporare l’atmosfera dell’addio e si sono trovati a uscire dal ‘Lindner Family Tennis Center” non solo senza una partita ma  nemmeno senza l’effimero fascino di un degno “farewell”. 

 

Per quanto riguarda il match c’e’ davvero poco da dire. Serena Williams e’ apparsa come non mai dipendente dalla prima di servizio, ha tirato sette aces ma con la seconda ha vinto solo il 17% di punti. È apparsa spesso lenta in uscita dal servizio e, rispetto anche a qualche stagione fa, la sua palla ha perso in velocità. Raducanu, nata nello stesso anno in cui Serena diventava numero uno del ranking per la prima volta in carriera, non si è fatta spaventare dal palcoscenico giocando un match ordinato.

Durante l’intervista sul campo Raducanu ha speso le solite parole di circostanza “capisco che facevate il tifo per lei perché anche una parte di me voleva che lei vincesse”. Un’altra ragazza cresciuta nel mito di Serena o nonostante i soli diciannove anni ha già imparato le regole del gioco.

Emma Raducanu – Cincinnati 2022 (foto Twitter @cincytennis)

L’ho vista giocare qui per la prima volta quando aveva poco più di vent’anni “ ci dice Karl, nativo di Cincinnati e una vita passata a fotografare giovani promesse, che avevamo già conosciuto durante il Challenger di Champaign lo scorso novembre. “Paul Flory, il vecchio direttore del torneo di Cincinnati – aggiunge Karl – diceva sempre che se Venus perdeva la mattina sicuramente Serena avrebbe perso nel pomeriggio perché senza Venus non aveva motivazione”. Andando a rispolverare le vecchie edizioni del torneo  nell’edizione 2009 Venus perse a gli ottavi contro Flavia Pennetta e qualche ora seguente Serena venne sconfitta da Sybille Bammer. Forse una semplice coincidenza. “Alla fine questo sport e’ intrattenimento – aggiunge Karl – Serena negli anni d’oro era talmente forte che la gente voleva vederla giocare. Fatte le proporzioni è come Kyrgios. Entrambi hanno avuto moltissimi comportamenti discutibili ma sono in grado di attirare il pubblico”. 

La “legacy” di Serena Williams a livello umano e’ meno tangibile rispetto a quella sul campo. Per quanto possa essere banale, da quella sconfitta allo US Open del 2015 contro Roberta Vinci di pari passo con il suo declino anche il tennis femminile ha faticato terribilmente a trovare una regina degna di lei. 

Poco dopo le 21 la maggioranza degli spettatori ha lasciato l’impianto, Serena Williams probabilmente non calcherà mai più i campi in cemento di Mason ma l’empatia verso una grande campionessa ha lasciato spazio a una delusione per uno spettacolo mancato.     

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ATP

ATP Cincinnati: esordi vincenti per Alcaraz e Medvedev

Decisamente agevole la prima assoluta in Ohio dello spagnolo, molto meno convincente la vittoria del numero uno del mondo

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Daniil Medvedev, Cincinnati 2022 (foto: twitter @CincyTennis)

La notte italiana è teatro di alcuni degli esordi più attesi al Western & Southern Open, come quelli di Carlos Alcaraz e Daniil Medvedev, rispettivamente teste di serie numero 3 e 1. Scende in campo per primo l’enfant prodige spagnolo, che in poco più di un’ora ha la meglio su Mackenzie McDonald senza spendere chissà quante energie. Giornata abbastanza negativa quella dello statunitense, che non può opporsi in nessun modo all’avanzata del numero 4 del mondo.

Totalmente diverso il match di Medvedev, chiamato a riscattarsi dopo la sconfitta con Kyrgios patita a Montreal la scorsa settimana e che non ha un battesimo facile contro Botic Van De Zandschulp. L’olandese non sembra in una gran giornata, sbaglia tantissimo – soprattutto nel primo set – ma viene più volte graziato dal russo, bravo a chiudere in due set ma costretto ad annullare un set point nel secondo parziale.

[3] C. Alcaraz b. M. McDonald 6-3 6-2

 

McDonald parte al servizio e conquista i primi due punti della partita, ma Alcaraz non si fa pregare e entra subito al 100%, infilando quattro punti di fila e partendo subito in vantaggio. Non appena si entra nello scambio lo spagnolo fa valere la maggiore pesantezza di palla e lo statunitense può far poco, andando subito sotto 0-2. Il primo set si gioca nei turni di battuta della testa di serie numero 3, che certamente non è una gran notizia per McDonald. Il numero 72 del mondo, data anche la posizione arretrata di Alcaraz in ribattuta, prova a mantenersi in scia accorciando gli scambi con alcuni serve&volley che gli fruttano diversi punti. In risposta, tuttavia, non riesce praticamente mai ad essere aggressivo nonostante una percentuale di prime non elevatissima dello spagnolo, che con la seconda spesso sceglie a ragione di andare al corpo.

Avanti 4-2 il numero 4 del mondo ha la possibilità di crearsi un’altra palla break, ma sul 30-30 McDonald copre benissimo la rete con due ottime volée e accorcia le distanze poco dopo. Nonostante qualche errore qua e là Alcaraz continua a non avere problemi nei suoi turni di battuta, aumentando le percentuali al servizio e portandosi sul 5-3. Nel primo set l’iberico conquista il 90% di punti sulla seconda, dato in cui si cela la grande difficoltà di McDonald a trovare profondità in risposta. Al servizio per rimanere nel set, lo statunitense è costretto a cedere nuovamente la battuta: anche grazie a un lob millimetrico (e al doppio fallo del suo avversario sul set point) Alcaraz chiude 6-3 la prima frazione.

Anche in avvio di secondo parziale la situazione non cambia, con il 19enne di Murcia che continua ad essere dominante con i suoi colpi da fondo, mentre il suo avversario non riesce a trovare le giuste contromisure, specialmente con il dritto. Come nel primo set McDonald cerca di prendere costantemente la rete, ma nel quarto gioco viene passato con il rovescio da Alcaraz, che si procura un break point ma sbaglia la risposta subito dopo. Il game si trascina ai vantaggi, lo statunitense vince il punto più bello della partita dopo uno scambio prolungato nei pressi rete e impatta sul 2-2.

I problemi però per McDonald sono appena iniziati, dato che da quel momento non conquisterà più un singolo gioco. Alcaraz si procura altre due palle break consecutive nel sesto gioco e questa volta va a segno. Lo spagnolo è totalmente in controllo del match, affonda ripetutamente con dritto e rovescio e si porta senza fatica sul 5-2. L’incontro si conclude con il quarto break in favore della testa di serie numero 3, che con l’ennesimo dritto penetrante si impone 6-3 6-2 ed ottiene la sua prima vittoria in carriera a Cincinnati: al terzo turno per lui ci sarà il vincente del match tra Cilic e Ruusuvuori.

[1] D. Medvedev b. B. Van De Zandschulp 6-4 7-5

Decisamente più equilibrato rispetto al match precedente è l’esordio del numero uno del mondo. Van De Zandschulp parte al servizio con le idee chiarissime: conquistare la rete il prima possibile. Il piano funziona a metà, perché sì gli porta i primi due punti, ma gli costa anche il break. Ai vantaggi infatti l’olandese si precipita ancora a rete, ma sbaglia la direzione dell’attacco e viene infilato. Con qualche patema, pur senza annullare chance di controbreak immediato, Medvedev sale subito 2-0 e ha una possibilità per il doppio break nel terzo gioco, ma sbaglia la risposta. Il numero 24 ATP questa volta ne approfitta e accorcia le distanze, cercando spesso di variare gli angoli al servizio vista la posizione arretrata del suo avversario.

Il russo non mostra certo la sua miglior versione in avvio, ma i diversi errori di Van De Zandschulp lo aiutano a mantenersi in vantaggio. L’olandese conquista soltanto due dei primi dodici punti dalla riga di fondo ed è ancora costretto ai vantaggi nel quinto game, dove annulla una nuova opportunità di break grazie allo schema servizio-dritto, portandosi sul 2-3. È una partita povera di spettacolo e ricca di errori, dove a fare la differenza è unicamente il break conquistato da Medvedev ad inizio partita. Anche usufruendo dei diversi gratuiti del suo avversario (e dell’apporto della prima di servizio, 12/12), il russo riesce a conservare il vantaggio fino a fine set, archiviato 6-4 con due grandi dritti alla Medvedev e dopo aver vinto gli ultimi sedici punti al servizio.

In avvio di secondo parziale Van De Zandschulp mette la testa avanti per la prima volta nel match e, in generale, dà la sensazione di essere un po’ più aggressivo e propositivo. Diminuiscono pian piano i gratuiti da una parte e dall’altra, anche se il match resta tutt’altro che spettacolare. I problemi dell’olandese continuano però ad essere in risposta, dove non riesce a conquistare punti. Sul 2-2 Medvedev ha l’occasione di porre una seria ipoteca sul match: sul 15-15, infatti, infila una gran risposta vincente di dritto e ringrazia i due doppi falli consecutivi del suo avversario, che lo mandano avanti di un break anche nel secondo set.

Al momento di allungare il numero uno del mondo fa registrare un calo inaspettato e, con un comodo rovescio spedito in rete, restituisce immediatamente il break. Van De Zandschulp tiene ai vantaggi il settimo game e si porta sul 4-3, ma i problemi per lui si ripalesano nel gioco successivo, dove finisce subito sotto 0-40. L’olandese però non si perde d’animo, gioca soltanto più serve&volley e riesce clamorosamente a rimettere in piedi un game che sembrava perso. Va detto che l’aiuto di Medvedev si rivela fondamentale, con il russo che avrebbe potuto fare decisamente meglio su almeno due delle tre palle break e si trova così a servire per rimanere nel set. Annullato un pericoloso set point, con un ace provvidenziale la testa di serie numero uno opera prima l’aggancio sul 5-5, quindi il definitivo sorpasso. Esattamente come sul 2-2 sono i doppi falli a condannare Van De Zandschulp, addirittura tre in questa occasione. Medvedev fatica a chiudere, annulla una nuova palla break ma al terzo match point si impone 6-4 7-5: al prossimo turno attende il vincente del match tra Paul e Shapovalov.

Il tabellone completo dell’ATP di Cincinnati

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ATP

ATP Cincinnati: Carreno Busta subito fuori, Kyrgios e Paul d’ordinaria amministrazione, travolgenti Fritz e De Minaur

Nessun problema per i due australiani, men che meno per gli americani, in un martedì senza scossoni a Cincinnati

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de minaur 16 08 2022

Nessun risultato che lasci a bocca aperta in quanto ad eliminazioni, ma se c’è un risultato che può essere quasi sorprendente, in questo martedì al Western and Southern Open, è quello di Nick Kyrgios. Infatti l’australiano ha battuto 7-5 6-4 Alejandro Davidovich Fokina, dunque per una volta non è il suo il risultato più comodo di giornata. Scendendo nei dettagli della partita, in realtà, non si trovano particolari problemi per l’ex finalista di questo torneo, che subisce solo un contro-break nel secondo set, dunque vedendosi costretto a rimandare il momento della vittoria, ma senza mai trovarsi a rincorrere lo spagnolo, autore di una prestazione sufficiente che non basta però per questo Nick. Chiude con 10 ace e il 71% di conversione con la prima, come sempre abbinando buon servizio e colpi da applausi da fondo, andando a creare un incrocio da urlo al prossimo turno contro il n.1 d’America.

Quella che sulla carta potrebbe sembrare una sorpresa, in realtà non lo è poi tanto: il vincitore di Montreal, Pablo Carreno Busta, è stato sconfitto al primo turno da Miomir Kecmanovic al tie-break del terzo set (1-6 7-5 7-6). È risaputo come chi vince un torneo rischi parecchio all’avvio del torneo successivo, soprattutto in un caso come questo nel quale il torneo vinto è certamente il più prestigioso nella carriera del vincitore. Sceso in campo neanche 48 ore dopo il trionfo in Canada, Carreno Busta è partito benissimo ma ha poi pagato le tante energie nervose spese nel weelend passato e ha dovuto cedere sulla volata finale a Kecmanovic, che ora incontrerà sul suo cammino Jannik Sinner.

 

Taylor Fritz ha travolto per 6-1 6-1 Sebastian Baez (decisamente sfortunato con il sorteggio in questi due 1000, la settimana scorsa all’esordio a Montreal pescò Kyrgios), centrando un ottimo esordio all’ultimo Master dell’anno sul suolo di casa, ben memore di Indian Wells. Decisamente convincente la tds n.11, che chiude con l’80% di conversione con la prima e salvando 3 palle break su 3, contro un argentino che come sempre ci ha provato fino all’ultimo, ma sul cemento ha ben pochi mezzi per impensierire Fritz. Eliminato per due volte di fila (Washington e Montreal) da Daniel Evans agli ottavi l’americano, al secondo turno affronterà per la prima volta in carriera Nick Kyrgios. Uno dei due australiani che hanno vinto con successo oggi, insieme ad Alex De Minaur, tra l’altro eliminato proprio dal connazionale agli ottavi in Canada. Il trottolino ha battuto 6-2 6-2 senza problemi il qualificato Henri Laaksonen, senza dover mai neanche annullare una palla break e perdendo solo 3 punti al servizio. Il recente campione di Atlanta incontrerà al prossimo turno, in una partita da leccarsi i baffi, la settima forza del tabellone Felix Auger-Aliassime.

Parlando di giocatori in forma, chiudiamo citando il debutto vincente e convincente di Tommy Paul, che la scorsa settimana ha raggiunto il primo quarto di finale 1000 della carriera, abbinandolo alla vittoria più prestigiosa nel meraviglioso secondo turno contro Carlos Alcaraz. Il n.31 al mondo ha battuto 6-3 6-2 il connazionale Jenson Brooksby, che ha un po’ deluso nei due 1000 estivi americani, mettendo in campo un brillante 88% di conversione con la prima e divertendo e divertendosi come suo solito con il tipico tennis pieno di estro e ad alto tasso di godibilità che sempre mette in campo. E, a proposito di divertimento e di secondi turni da vedere, il prossimo avversario sarà Denis Shapovalov, alla perenne ricerca di sé stesso, in quello che si preannuncia un blockbuster tennistico per andare a sfidare (eventualmente) il n.1 al mondo Daniil Medvedev.

Il tabellone completo del Masters 1000 Cincinnati

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