Thiem, piedi ancora più veloci con Massu nel box: "Lo devo anche a lui"

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Thiem, piedi ancora più veloci con Massu nel box: “Lo devo anche a lui”

In un paio di settimane di collaborazione, Nicolas Massu ha già ‘portato’ Thiem a vincere un 1000. Secondo l’austriaco non è soltanto un caso

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IL PODCAST DEI NOSTRI INVIATI

Quello che è successo in questi dieci giorni mi sembra irreale. Ero in cattiva forma sotto diversi punti di vista e adesso sono il campione di Indian Wells. Non mi sembra del tutto reale“. Fa ancora fatica a realizzare Dominic Thiem, che in California ha vinto il titolo più importante della sua carriera. Sulla superficie che per diverso tempo gli è stata indigesta, contro un avversario infinitamente più esperto – specie su questi campi – sebbene meno giovane, meno fresco e meno esplosivo di lui. Tutti aspetti che alla fine sono risultati decisivi.

La sensazione, a posteriori, è che Dominic avesse in canna da un po’ di tempo questo exploit. Doveva trovare le condizioni ideali, un pizzico di fortuna e una spinta decisiva che probabilmente è arrivata dal nuov(issim)o allenatore Nicolas Massu. L’ex tennista cileno assume davvero le sembianze del santone, quasi di un demiurgo, se si considera che i due hanno ufficializzato la collaborazione appena dieci giorni fa diffondendo il cauto proposito di lavorare assieme per i tornei di Indian Wells e Miami. “Ci siamo confrontati prima del match. Roger è un giocatore completo, è difficile trovare soluzioni contro di lui ma in qualche modo ce l’ho fatta. C’è anche una componente di fortuna; non credo che la tattica sia l’aspetto più importante. È grandioso averlo nel mio box perché è molto motivato e trasmette queste motivazioni a me sul campo. Ci siamo allenati molto duramente prima di Indian Wells; in 12-13 giorni sono passato dal non essere in gran forma a essere il campione di Indian Wells. È un risultato incredibile che dipende anche da lui“.

DOMINIC PIÉ VELOCE –Inutile nascondere quanto abbiano pesato i due straordinari recuperi sulle palle corte che Federer ha scelto di giocare nell’undicesimo game del terzo set; in occasione della prima, in particolare, Dominic è riuscito a giocare un recupero vincente partendo con i piedi dietro la scritta ‘Indian Wells. “Sono fortunato a essere così veloce, immagino sia un regalo dei miei genitori” sorride Dominic. “Anche se sono veloce, però, di tanto in tanto ho problemi a muovermi con precisione. Tutti i top player sembrano molto eleganti quando si muovono, io non troppo. Devo allenarmi molto per essere preciso nelle esecuzioni“. E deve averlo fatto straordinariamente bene negli ultimi giorni, se i risultati sono quelli ammirati in California.

Non un talento cristallino – nel senso comune di questa locuzione – quello del neo-numero 4 del mondo, ma un grandissimo talento se allarghiamo l’accezione alla cultura del lavoro e alla ‘capacità di sopportarlo’, come aveva raccontato a proposito di Thiem il suo ex allenatore Gunter Bresnik. E oltre alle gambe d’acciaio, di cui avevamo già avuto una consistente prova durante la gran battaglia contro Nadal a New York, è servita quella solidità mentale che spesso gli aveva fatto difetto. Non questa settimana. “Sono rimasto concentrato in tutte le partite, senza piangermi addosso. Sono rimasto sempre positivo. Un po’ come lo US Open dello scorso anno, giocai un grande torneo. Ho cercato di mantenere lo slancio più a lungo di New York“.

Ultimo tassello del puzzle, non certo meno decisivo degli altri, il grande feeling che Thiem ha sviluppato con le condizioni di gioco a Indian Wells. “Ho sempre detto che mi piacciono. Sono abbastanza simili alla terra, campi in cemento piuttosto lenti con un buon rimbalzo, soprattutto di giorno. È incredibile che io abbia vinto il mio primo grande titolo su una superficie diversa dalla terra. Quello che mi rende felice è aver trasformato un brutto inizio di stagione in un grande successo“. Bravo Dominic. Lo meriti tutto.

 
Thiem e Federer (premiazione) – Indian Wells 2019 (foto Luigi Serra)

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Medvedev e Cilic si scuotono al Queen’s. Rientro con successo per Anderson

LONDRA – Cambiamento, fiducia, fortuna: i tre big trovano ciò che cercavano nella prima giornata sull’erba di Londra

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Daniil Medvedev - Queen's 2019 (foto Alberto Pezzali/Ubitennis)

Dal nostro inviato a Londra

Nel tennis come in automobile, dopo mesi di rosso c’è chi aspettava soltanto il verde per ripartire. Marin Cilic, Daniil Medvedev e Kevin Anderson erano tutti alla ricerca del posto giusto per ritrovare buone sensazioni e vittorie; i risultati della prima giornata dei Fever-Tree Championships sembrano dire loro che forse quel posto può essere il Queen’s Club.

La campagna di difesa del titolo di Cilic, nel box del quale sedeva per la prima volta l’ex pro Wayne Ferreira, è partita fortissimo con una striscia di cinque game consecutivi. Soltanto nel secondo set il ventitreenne cileno è riuscito a imbrigliarlo, recuperando il break di svantaggio al momento in cui il croato serviva per la vittoria e costringendolo a un tie-break impegnativo, concluso per 7 punti a 5. Al prossimo turno Cilic affronterà Diego Schwartzman, vincente in appena cinquantadue minuti su un Alexander Bublik che pure aveva disputato due buoni round di qualificazione. Il risultato sorprende specialmente per la superficie sulla quale è giunto: per il peque si tratta appena del secondo successo su erba in carriera nei tabelloni ATP.

 

Bravo dall’inizio alla fine invece Daniil Medvedev, che ha saggiato per primo l’erba del campo centrale con una prestazione eccellente contro Fernando Verdasco. Dopo un inizio di stagione straripante il russo aveva bruscamente rallentato, anche a causa di qualche guaio fisico, e si presentava a Londra con l’obiettivo minimo di interrompere una serie di cinque sconfitte consecutive. “Ma erano state tutte partite tirate, sarebbero potute finire in ogni modo” ha detto dopo una doccia, “sono stato un po’ sfortunato ultimamente”. Oggi invece ha girato tutto per il suo verso e la vittoria è arrivata con tutto il merito, grazie a una resa costante al servizio e anche qualche piccola magia, come la volée appoggiata con cui ha concluso il primo set.

Kevin Anderson – Queen’s 2019 (foto Alberto Pezzali/Ubitennis)

Ha avuto successo anche il ritorno di Kevin Anderson, al primo torneo dopo lo stop dovuto all’epicondilite (il famigerato “gomito del tennista”). Fermo addirittura dai quarti di finale del Masters 1000 di Miami, il sudafricano è partito un po’ imballato, cedendo a Cameron Norrie il proprio game d’apertura. Da lì in poi i due hanno tenuto la battuta fino a fine set e poi ancora fino al tie-break del secondo, che Anderson si è preso con un ace. Col passare dei minuti il numero due del tabellone ha mostrato di aver atteso di essere pienamente competitivo per ripresentarsi in campo: solido nello scambio, ha bussato alla porta di Norrie per due ore finché, alla decima palla break, il britannico non ha aperto.

Fuori dal centre court intanto Nicolas Mahut continua il suo percorso facendosi largo… tra i giovani: dopo Jarry e Davidovich Fokina nelle qualificazioni, oggi è toccato a un falloso Frances Tiafoe cedergli il passo in due set. Martedì il trentasettenne francese potrà finalmente riposarsi per un giorno con il doppio e scoprire chi, tra Wawrinka e Daniel Evans, sarà suo avversario negli ottavi di finale. Stan e Dan si affronteranno in apertura di un programma monomane, che include Tsitsipas, Dimitrov, Feliciano Lopez, Shapovalov (contro Del Potro!) e il nostro Marco Cecchinato. Sempre che non piova, come invece minaccia di fare.

Risultati:

[4] D. Medvedev b. F. Verdasco 6-2 6-4
[5] M. Cilic b. C. Garin 6-1 7-6(5)
[2] K. Anderson b. C. Norrie 4-6 7-6(5) 6-4
D. Schwartzman b. [Q] A. Bublik 6-2 6-3
[Q] N. Mahut b. F. Tiafoe 6-3 7-6(5)
G. Simon b. [Q] J. Ward 3-6 6-3 7-6(2)

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Ad Halle cielo azzurro e bel tennis. Zverev tra spettacolo e brividi

HALLE – Monfils saluta subito, Khachanov e Zverev avanzano non senza soffrire. Sascha scivola e si teme per il ginocchio, ma il match con Haase è davvero bello

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Alexander Zverev - Halle 2019 (foto @NOVENTI OPEN_KET)

da Halle, il nostro inviato

La prima giornata del torneo di Halle, per la gioia di pubblico, organizzatori e (inutile nasconderlo) giornalisti, è caratterizzata da un sole costante e un cielo più italiano che tedesco. Nel primo match sul Gerry Weber Stadion gli spettatori devono inghiottire la prima mezza delusione, perchè l’esperto Philipp Kohlschreiber cede il passo al grande servizio di Steve Johnson, che chiude 6-3 6-3 con 13 ace. Il match successivo è molto atteso dai palati fini del tennis sull’erba, ma il derby francese tra Gael Monfils e Pierre-Hugues Herbert lascia a desiderare. Colpa di La Monf, che non risponde presente nei momenti fondamentali e viene eliminato da un ottimo Herbert in due set: fuori la tds n.5.

Anche se è una giornata lavorativa e l’estate deve ancora iniziare, il pubblico sugli spalti è folto e molto allegro, come da sempre qui nel verde della Vestfalia, ma oggi in particolare visto il tempo così gradevole. L’esordio di Karen Khachanov non è contro Dzumhur, fermato da un problema alla spalla, ma contro il ripescato dalle qualificazioni Miomir Kecmanovic, la giovane promessa serba di cui Ubitennis già vi aveva parlato ai tempi del Roland Garros 2017, ma che ha fatto parlare di sé quest’anno tra Miami e Indian Wells. Ebbene, il campione di Parigi-Bercy ha dovuto faticare non poco prima di staccare il biglietto per il secondo turno in cui sfiderà Struff o Djere.

 

Il match conclusivo ha visto l’esordio di Alexander Zverev, molto sostenuto dal pubblico di casa prima e durante la partita. L’orario favorisce un alto apporto di pubblico. Del resto, cosa chiedere di più all’uscita dall’ufficio? La tribuna confinante con la sala stampa è quasi al completo, così come la parte meno capiente del lato corto, dove sono presenti anche i box TV. Gli altri due lati delle tribune sono pieni poco meno della metà, con maggioranza di pubblico nell’anello più basso e vicino al campo.

Sascha deve prendere confidenza con l’erba, gli errori sono abbastanza contenuti ma la concentrazione è lontana da quella dei giorni migliori. Haase non è certo il cliente ideale per l’esordio sul verde e quando sente il suo fiato sul collo Zverev cade talvolta nel doppio fallo. Il suo primo set è pero buono, specie quando scarica il dritto lungo linea, autentico marchio di fabbrica risolutivo. I vincenti di questo tipo sono almeno 5. Anche il servizio è convincente, la prima si attesta sopra i 180 km/h e non di rado supera i 200. Proprio un bell’ace (non il primo) chiude il primo set, accompagnato da un grintoso “Come on”.

In termini musicali, gli stereotipi sono roba del passato: il tunz tunz tipicamente teutonico lascia spazio alla dance, autentica dominatrice della colonna sonora dell’esordio di Zverev. Tra i brani che fanno ballare di più il pubblico, “La Libertad” di Alvaro Soler, “Summer Air” degli ItaloBrothers, “Melody” dei Lost Frequncies, “Boys & Girls” cantato da Solveig e Dragonette. Peccato solo che tra questi ci sia anche il famigerato “Everybody”, dei Backstreet Boys… Nel secondo set, Haase è tutt’altro che rassegnato e sfrutta tutta la sua esperienza, mandando spesso fuori giri l’avversario nella sfida a back di rovescio.

A pochi posti di distanza da chi scrive, favoriti dall’immediato accesso dietro di loro alla Lounge Player, si alternano per pochi game prima Sergiy Stakhovsky e poi il nostro Andreas Seppi, accompagnato dalla moglie, sempre bella e discreta, come quando ignora il marito mentre alcuni bambini gli scattano alcune foto in primo piano dopo diligente richiesta. Sul 2-0 30-0 Haase, il finalista qui nel 2016 e 2017 rincorre una difficile palla corta e nello slancio scivola sull’erba. Il n.5 del mondo rimane a terra per diversi secondi, toccandosi il ginocchio sinistro. Accorrono avversario e giudice di linea, poi il fisioterapista. Zverev si rialza e gioca senza apparenti problemi il resto del match, dopo un massaggio che il tedesco ha definito “provvidenziale” in conferenza stampa, aggiungendo che “nonostante lo spavento credo sia tutto a posto e scivolare sull’erba è tutto sommato sempre possibile”.

Il campione di Ginevra 2019 aumenta gli errori (due volèe orribili gridano ancora vendetta) e il trentaduenne de L’Aia schizza sul 5-2. A quel punto però due gratuiti dell’olandese e due gran vincenti di dritto incrociato nel nono game permettono al Maestro 2018 di raggiungere il 5 pari, che diventa 6-5 e servizio grazie a una solidità ora davvero convincente, prima di esultare al primo match-point. Il suo secondo turno contro lo Steve Johnson visto oggi, così forte al servizio, promette davvero bene. 

Risultati:

[Q] J. Sousa b. H. Hurkacz 7-6(3) 6-1
P. Herbert b. [5] G. Monfils 7-6(6) 6-4
[3] K. Khachanov b. [LL] M. Kecmanovic 7-6(5) 6-4
R. Albot b. M. Ebden 5-7 6-1 6-4
S. Johnson b. P. Kohlschreiber 6-3 6-3
[2] A. Zverev b. R. Haase 6-4 7-5

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A Stoccarda Berrettini fa tris, Auger-Aliassime si arrende in due set [AUDIO SANTOPADRE]

Matteo diventa il secondo italiano a vincere un titolo su erba in Era Open. Eccezionale il tie-break del secondo set dove annulla 5 set point prima di chiudere. Best ranking di numero 22

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Matteo Berrettini - Stoccarda 2019 (foto via Twitter, @ATP_Tour)

M. Berrettini b. [7] F. Auger-Aliassime 6-4 7-6(11)

Per un giocatore che sull’erba ha giocato davvero pochissimi incontri in tutta la sua carriera, Matteo Berrettini ha dimostrato di saper imparare molto velocemente. Un torneo vinto senza cedere un set (come accaduto a Gstaad lo scorso anno e a Cecchinato lo scorso febbraio a Buenos Aires ), senza cedere la battuta e concedendo solamente due palle break in tutta la settimana fa davvero strabiliare e sognare allo stesso tempo, con tornei e traguardi ancora più prestigiosi che stanno per arrivare.

Una finale gestita da veterano ha regalato al ventitreenne romano il suo terzo titolo ATP in carriera, il secondo in questa stagione, controllando l’esuberanza giovanile di Felix Auger Aliassime, che dopo aver perso un set per colpa dell’unico passaggio a vuoto del match, ha saputo aumentare il livello della sua battuta, producendo il massimo sforzo in quello sfortunato tie-break del secondo parziale, sfuggito solo per un “out” troppo avventato di un giudice di linea.

Un solo break di servizio decide il primo set, quello subito al terzo gioco da Auger Aliassime a causa di tre errori non forzati, due di diritto e uno, decisivo, di rovescio. Ma Berrettini ci mette molto del suo per portare a casa il parziale: alla battuta è quasi intoccabile, come lo è stato nel corso di tutta la settimana. Solamente sei punti persi in cinque turni di battute per il romano, che perde solamente un punto su 14 quanto mette la prima di servizio. Sugli appoggi bassi in risposta, inoltre, riesce a tenere bene lo scambio e si mette in mostra anche con il miglioratissimo rovescio, soprattutto negli affondi in lungolinea.

 

All’inizio del secondo set ci sono subito due palle break per Berrettini, che però Auger Aliassime annulla bene con il servizio. Il giovane canadese è piuttosto nervoso, continua a parlare con se stesso mimando nell’aria i colpi sbagliati, brucia due “challenge” nei primi minuti del set, ma riesce comunque a tenere il controllo dei suoi game di battuta. Sul 2-2 Auger Aliassime si salva da 0-40 ancora con il servizio (importante il suo ace di seconda sulla seconda palla break), mantenendo comunque sempre il controllo dei punti proiettandosi costantemente a rete. Berrettini dal canto suo prosegue imperturbato nel consueto schema di gioco fatto di servizi e scambi essenziali.

Si arriva al tie-break, dove nonostante due splendidi passanti di rovescio di Berrettini, è Aliassime ad arrivare per primo al set point sul 6-4 grazie a un raro errore di diritto di Matteo. Sul 6-5 il canadese pensa di aver chiuso il parziale con un servizio vincente, ma la sua prima è fuori di pochissimo e sulla seconda poi mette lungo il diritto. Si va ad oltranza, con Aliassime che avrebbe vinto il set sul 7-6 se il giudice di linea non avesse chiamato fuori un suo attacco sulla riga costringendo il giudice di sedia Carlos Bernardes a far ripetere il punto. Felix diventa quasi ingiocabile sul suo servizio, cancella due match point per Berrettini, il quale di contro annulla uno dopo l’altro altri tre set point per Auger Aliassime. Il tie break si chiude sul 13-11 quando l’azzurro, con una splendida risposta vincente, chiude la partita in un’ora e 47 minuti.

Con questa affermazione Berrettini sale al 22° posto della classifica ATP, appena dietro il suo avversario di oggi Auger Aliassime, che perde la sua terza finale della stagione, dopo le sconfitte di Rio contro Djere e di Lione contro Paire. È sicuramente confortante vedere che Felix è rientrato nel circuito in grande stile, dopo l’infortunio patito nella finale di Lione che lo ha costretto a saltare il Roland Garros. I due protagonisti di oggi hanno sicuramente ottime chance di ben figurare nei prossimi tornei sull’erba, oltre che nell’appuntamento più importante in Church Road tra due settimane.

Il tabellone completo

I 66 TRIONFI ITALIANI IN ERA OPEN

  • 1971 – A.Panatta (Senigallia)
  • 1973 – A.Panatta (Bournemouth)
  • 1974 – A.Panatta (Firenze)
  • 1975 – A.Panatta (Kitzbuhel, Stoccolma), Bertolucci (Firenze)
  • 1976 – Bertolucci (Barcellona, Firenze), A. Panatta (Roma, Roland Garros), Zugarelli (Bastad), Barazzutti (Nizza)
  • 1977 – Barazzutti (Bastad, Parigi indoor, Charlotte), Bertolucci (Firenze, Amburgo, Berlino), A.Panatta (Houston)
  • 1978 – A.Panatta (Tokyo)
  • 1980 – A.Panatta (Firenze), Barazzutti (Cairo)
  • 1981 – Ocleppo (Linz)
  • 1984 – Cancellotti (Firenze, Palermo)
  • 1985 – C.Panatta (Bari)
  • 1986 – Cane’ (Bordeaux), Colombo (S.Vincent)
  • 1987 – Pistolesi (Bari)
  • 1988 – Narducci (Firenze)
  • 1989 – Cane’ (Bastad)
  • 1991 – Camporese (Rotterdam), Cane’ (Bologna), Pozzi (Brisbane)
  • 1992 – Camporese (Milano), Pescosolido (Scottsdale)
  • 1993 – Pescosolido (Tel Aviv)
  • 1994 – Furlan (San Jose’, Casablanca)
  • 1998 – Gaudenzi (Casablanca)
  • 2001 – Gaudenzi (St. Polten, Bastad)
  • 2002 – Sanguinetti (Milano, Delray Beach)
  • 2004 – Volandri (St. Polten)
  • 2006 – Bracciali (Casablanca), Volandri (Palermo)
  • 2011 – Seppi (Eastbourne)
  • 2012 – Seppi (Belgrado, Mosca)
  • 2013 – Fognini (Stoccarda, Amburgo)
  • 2014 – Fognini (Vina del Mar)
  • 2016 – Lorenzi (Kitzbuhel), Fognini (Umago)
  • 2017 – Fognini (Gstaad)
  • 2018 – Fognini (San Paolo, Bastad, Los Cabos), Cecchinato (Budapest, Umago) Berrettini (Gstaad)
  • 2019 – Cecchinato (Buenos Aires), Fognini (Monte Carlo), Berrettini (Budapest, Stoccarda)


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