Osaka batte Hsieh a Stoccarda e si conferma n. 1. Azarenka sta tornando

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Osaka batte Hsieh a Stoccarda e si conferma n. 1. Azarenka sta tornando

Affidandosi al servizio, Naomi mette a segno la prima vittoria con Nike. Bertens elimina Bencic a suon di ace e Vika fa fuori la campionessa in carica Pliskova

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Naomi Osaka - Stoccarda 2019 (foto via Twitter, @PorscheTennis)

OSAKA NON SOFFRE – Tre vittorie e altrettante sconfitte, dopo la fine della collaborazione con coach Bajin all’indomani della vittoria all’Australian Open, è il saldo con cui Naomi Osaka torna in campo per affrontare quella Su-Wei Hsieh che l’ha battuta all’ultima apparizione di Miami e contro cui aveva rischiato a Melbourne. Con una prestazione piuttosto convincente considerando la superficie per lei più ostica, Naomi è brava a sfruttare i due passaggi a vuoto dell’avversaria per una vittoria, la prima vestita da Nike, mai in discussione e con cui conferma la prima posizione del ranking.

Le condizioni indoor danno un certo vantaggio al primo servizio di Osaka, sempre ben piazzato e da cui ricava tanti punti diretti o, almeno, la possibilità di comandare lo scambio; è assolutamente innaturale, però, le rare volte che prova a scivolare. Anche Hsieh – “giocatrice difficile che non sai mai quello che farà” nelle parole della giapponese – preferirebbe essere sul duro (come puntualmente rilevato in questa analisi), ma non perde l’incredibile capacità di cambiare direzione alla palla, con quei braccini esili che generano vincenti lasciando ferma l’avversaria. La fortuna che evita a Naomi il doppio fallo sulla palla break al quarto gioco rimane nella testa di Su-Wei, che sparisce dal campo perdendo 11 dei successivi 13 punti.

La non altissima percentuale di prime è comunque sufficiente a Osaka per mantenere il vantaggio e incamerare il set. Hsieh è subito costretta a inseguire da un disastroso primo game, mentre Naomi prende fiducia anche in risposta. Qualche attimo di gioia per gli occhi regalato dalla taiwanese, un sorriso per un punto vinto con una smorzata dalla ragazza di Osaka, ma il vantaggio iniziale non corre rischi e, mettendo a segno un altro break, Naomi raggiunge ai quarti Donna Vekic, vittoriosa in due set su Daria Kasatkina, sempre più in balia del vortice di sconfitte che l’avvolge.

 

LA PAZIENZA DI SEVASTOVA – Dura quasi due ore il 6-4 6-3 necessario alla settima testa di serie Anastasija Sevastova per battere Laura Siegemund, n. 99 WTA e vincitrice a Stoccarda nel 2017. Entrambe amano costruire il punto, ragionare e variare; non a caso, vincono più sulla terra che sul duro. Gli scambi interessanti e le soluzioni da applausi non mancano, ma il saldo vincenti-gratuiti è decisamente negativo, soprattutto per Siegemund, “giocatrice non convenzionale” come la definirà a fine match Anastasija, “con smorzate che vedi solo all’ultimo”.

L’arbitro scende un paio di volte a sbugiardare hawk-eye, ma solo in un’occasione non perdona l’esasperante lentezza tedesca in battuta – rimarcata anche dalla lettone – quando sfora i 25 secondi tra l’avvio del cronometro e lo spostamento del peso sulla gamba arretrata. Sevastova, che mette in mostra un dritto incisivo, insegue un lob e si ribalta cercando il tweener quando aveva la palla comoda sul rovescio, ma brekka nell’interminabile nono gioco (che, in effetti termina, ma solo dopo un quarto d’ora) e chiude con il servizio. La frustrazione di Laura è manifesta durante il coaching dopo il terzo game, nonostante l’invito a “saltare” dei Van Halen sparato dalle casse. Sotto 1-5, l’orgoglio di Siegemund si desta, ma le frutta solo due game e Sevastova può raggiungere Kvitova, ai quarti già da 24 ore.

L’ACE QUEEN INASPETTATA – 41 vincenti, tra cui 20 ace, e Kiki Bertens supera in rimonta una Belinda Bencic viepiù nervosa per non riuscire ad arginare l’avversaria né a limitare i troppi gratuiti. Sotto di un set, in cui hanno pesato le cinque occasioni non sfruttate nel settimo gioco, e subito il break in apertura, Bertens mette in pratica quel “lotta su ogni punto” suggeritole dal coach, alza il livello e mantiene l’iniziativa riuscendo al contempo a limitare gli errori, mentre Bencic è troppo passiva, come testimonia il solo vincente messo a segno nel secondo parziale. Nonostante l’intervento di papà Ivan, neanche nella partita decisiva Belinda trova contromisure sufficienti per contenere Bertens, a cui basta un break per guadagnarsi il turno successivo contro Angelique Kerber.

La quinta tennista del mondo si è infatti imposta in due set nel derby tedesco contro Andrea Petkovic, portando così sul 9-3 a suo favore il bilancio nelle sfide dirette. Troppi gli errori della n. 71 WTA che non è riuscita a evidenziare le lacune terraiole di Kerber, peraltro vincitrice a Stoccarda per due anni consecutivi, e ha vivacizzato l’incontro solo nell’ultimo game prima di cederlo al quarto match point.

VIKA IN FORMA – In chiusura di programma, Victoria Azarenka sfodera un’ottima prestazione, anche sotto il profilo atletico, per superare in rimonta la campionessa uscente Karolina Pliskova. Primo parziale di buon livello da parte di entrambe, con Vika che cede però al decimo game, complici un doppio fallo e un’ingenuità a rete su cui Karolina, proprio perché è la prima e unica occasione, concede una corsa con relativo passante. Azarenka sale di livello, quanto basta per giocare meglio i punti importanti (contando anche il primo break ottenuto con una smorzata involontaria), mentre Pliskova lentamente si impigrisce facendosi prendere campo dall’avversaria che pareggia il conto dei set.

La numero 4 del mondo si ritrova in fretta, almeno nei propri turni di battuta, ma in risposta spreca occasioni con decisioni discutibili, tra recuperi in lungolinea e appoggi morbidi che lasciano autostrade ai colpi bielorussi. Karolina perde il match al nono game, quando può giocarsi una palla break figlia della tensione di Vika: con lo sventaglio di dritto, tira una gran risposta che però resta a guardare, subendo il recupero dell’avversaria e, al gioco successivo, perdere la battuta diventa quasi inevitabile. Azarenka se la vedrà ora con Anett Kontaveit che ha lasciato cinque giochi ad Anastasia Pavlyuchenkova.

Risultati:

[7] A. Sevastova b. [WC] L. Siegemund 6-4 6-3
[1] N. Osaka b. S-W. Hsieh 6-4 6-3
D. Vekic b. D. Kasatkina 6-1 7-5
[6] K. Bertens b. B. Bencic 4-6 6-3 6-4
[5] A. Kerber b. [WC] A. Petkovic 6-2 6-4
V. Azarenka b. [4] K. Pliskova 4-6 6-3 6-4
[8] A. Kontaveit b. A. Pavlyuchenkova 6-3 6-2

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Cincinnati: trionfo made in USA per Madison Keys

Affermazione di grande prestigio per Keys che supera Svetlana Kuznetsova in due set

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Da Cincinnati, il nostro inviato

[16] M. Keys b. [WC] S. Kuznetsova 7-5 7-6(5)

Madison Keys ha trovato la quadratura del suo tennis e della sua forma fisica proprio nel momento più importante della stagione. Lei che è il prototipo del tennis a stelle e strisce e che aveva proceduto a strappi durante tutta la stagione, sembra aver raggiunto il picco della condizione alla vigilia dell’appuntamento più importante per il tennis “made in USA”, quello con l’US Open. Supportata da un poderoso servizio (13 ace in finale, 14 contro Kenin in semifinale, entrambi match di due set), Madison ha innestato nel suo tennis una condizione atletica che spesso l’ha abbandonata nel corso della sua carriera, in modo da poter piazzarsi ottimamente e tirare i suoi traccianti potentissimi.

 

Inizio di match in salita per Keys, che commette sei errori gratuiti nei primi due giochi e lascia scappare l’avversaria sul 2-0. Il livello di gioco in avvio non è straordinario, e non può essere altrimenti: la temperatura è abbondantemente sopra i 30 gradi e l’umidita fa sì che l’aria sembri pesantissima e si fatica anche solo a respirare. In cima alle tribune del centrale c’è qualche refolo di vento, ma a livello del campo sembra di giocare in un acquario. Keys non riesce a giocare il suo tennis aggressivo, Kuznetsova gioca in difesa palle alte e liftate neutralizzando la maggiore potenza della statunitense, che ha due palle per il 3-3 ma le sciupa malamente. Dopo essersi salvata da due palle del doppio break (2-5), Keys riceve la visita del suo coach Todero che le dice di lasciar perdere la coscia che le fa male e di giocare più avanti: “Non ti può battere stando là in fondo”. Iniziando dalle risposte, Madison comincia a macinare il suo tennis e la sua potenza piano piano prende il sopravvento. Dal 3-5 infila quattro giochi consecutivi, portando a casa il primo set per 7-5 in 51 minuti.

Mentre il vento comincia a soffiare anche al livello del campo, Keys smarrisce il lancio di palla su alcune battute e finisce per perdere anche il servizio, mandando Kuznetsova avanti 2-1. Mentre Svetlana continua imperterrita con il suo tennis ad alta probabilità, alcuni degli errori che avevano costellato i primi game del match per Keys cominciano a riaffiorare. È più che evidente che è Keys ad avere la partita sulla racchetta: “Lasci scendere troppo la palla” le dice Todero durante un altro cambio di campo, e come per incanto ricominciano i vincenti. Come nel primo set Kuznetsova sente la tensione quando serve per il set, sul 5-4, e subisce il controbreak. Nel successivo tie-break le due giocatrici rimangono sempre a contatto: Keys arriva al match point sul 6-4, Kuznetsova annulla il primo con un vincente, ma sul secondo il suo diritto vola via oltre la linea di fondo, consegnando a Madison il suo primo successo a Cincinnati, il secondo torneo della stagione e il ritorno nella Top 10.

“Se mi aveste detto, all’inizio della settimana, che sarei stata qui a sollevare il trofeo non ci avrei mai creduto” ha detto durante la cerimonia di premiazione Madison Keys, che ora entra prepotentemente nella lista di favorite per la vittoria finale allo US Open. Per quanto riguarda Svetlana Kuznetsova, la sua cavalcata dalla wild-card alla finale sembra essere il lieto fine più adatto all’assurda vicenda che l’ha vista non difendere il suo titolo al Citi Open di Washington il mese scorso perché non le era stato concesso il visto in tempo. Questo risultato le permette di scalare ben 91 posizioni nella classifica WTA arrampicandosi fino al n.62, risolvendole in questo modo parecchi problemi di programmazione per la stagione autunnale post-US Open.

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WTA

Kuznetsova ruggisce ancora: è in finale a Cincinnati. Incontrerà Madison Keys

La russa gioca un altro grande match e dispone agevolmente di Barty, forse rallentata da un problema alla caviglia. 42esima finale in carriera per lei

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Svetlana Kuznetsova - Cincinnati 2019 (via Twitter, @WTA)

Continua la settimana da favola di Svetlana Kuznetsova. La russa, grazie al suo tennis vario e solido, si guadagna l’accesso alla finale di Cincinnati sconfiggendo in due comodi set la numero due del mondo Ashleigh Barty. Una prestazione davvero molto solida della russa che per la prima volta in carriera elimina tre top 10 nello stesso torneo (Stephens e Pliskova le altre due). Questa vittoria le vale la 42esima finale della carriera (18-23 il bilancio) e un salto in avanti di almeno 91 posizioni (numero 62), in attesa ovviamente del verdetto di domenica. Barty invece, probabilmente rallentata da un problema alla caviglia destra, manca il sorpasso a Naomi Osaka che mantiene dunque la vetta della ranking WTA per appena 105 punti. 

La partita in realtà inizia con un parziale di otto punti a due in favore di Barty che la portano sul 2-0. Kuznetsova sembra un po’ contratta, ma un paio di imprecisioni dell’australiana la rimettono in carreggiata. Dal 2-2, la situazione si inverte completamente: Kuznetsova gioca a braccio sciolto, mischiando benissimo le carte come suo solito, mentre Barty appare un po’ pesante nei movimenti e finisce sempre per sbagliare prima dell’avversaria. La russa piazza vincenti da entrambi i lati del campo e sulle ali dell’entusiasmo trova un secondo break, cui ne segue immediatamente un terzo. Sotto 5-2, Barty chiede un medical time out per farsi fasciare la caviglia destra. Probabilmente era questa la causa dei movimenti non proprio brillanti dell’australiana. Dopo il cambio di campo, Kuznetsova tiene agevolmente il servizio e in meno di mezz’ora si aggiudica il primo set col punteggio di 6-2

In avvio di secondo set, Kuznetsova allunga a otto la striscia di game consecutivi vinti, aiutata sempre dagli errori di una Barty a mezzo servizio. La russa, forte del vantaggio, ora gioca al risparmio i game in risposta e questo permette all’australiana di tornare finalmente a muovere il punteggio. Entrambe difendono abbastanza comodamente i turni di servizio. Barty tenta di accorciare il più possibile gli scambi ricorrendo sempre più insistentemente allo slice e variando al servizio, ma purtroppo in fase di risposta è vittima inerme dei colpi angolati di Kuznetsova. Senza sussulti dunque si arriva al 5-4 con la russa che tiene il servizio a zero e vola verso una inaspettata quanto meritata finale

 

LA “CHIAVE” DELLA STAGIONE – Dopo una primavera ed un’estate largamente deludenti (“solo” un quarto di finale al Roland Garros in mezzo a tante sconfitte al primo o al secondo turno) Madison Keys ha trovato la quadratura del suo gioco nella campagna dell’Ohio, raggiungendo per la prima volta in carriera la finale del Western&Southern Open di Cincinnati. La sua vittoria su Sofia Kenin (7-5, 6-4 in un’ora e 21 minuti) rappresenta la fine di un periodo negativo, che era iniziato dopo l’affermazione a Charleston in primavera, e la dimostrazione che qualcosa può essere scattato nel suo gioco. “Questa stagione ci sono stati momenti in cui sono riuscita ad ingranare con il mio gioco e altri in cui sono andata vicina a vincere partite ma non sono riuscita a mischiare tutti gli ingredienti del mio tennis nella maniera giusta – aveva detto Keys dopo il suo quarto di finale – Credo che rimanere calma e fiduciosa nei miei mezzi, sapendo che avevo fatto il lavoro necessario sul campo e in palestra sia stata la chiave per far sì che le cose ingranassero”. E sicuramente si può dire che in questo sabato pomeriggio a Cincinnati il suo gioco ha ingranato, mettendo a segno ben 14 ace e portando a casa ben l’83% di punti con la prima di servizio.

Partenza a tutto gas di Keys, che facendo leva sul suo solito tennis di potenza toglie la possibilità a Kenin di imbastire qualunque trama e va subito avanti di un break sul 3-1. Madison rintuzza gli attacchi dell’avversaria, che nel game seguente ha la chance del controbreak e si issa 4-1. Kenin, però, è in un ottimo momento di forma e in grande fiducia e non si dà per vinta: sul 3-5 approfitta di alcuni errori da fondocampo di Keys per ottenere il controbreak, e subito dopo, sul 4-5, annulla con grande coraggio due set point con altrettanti colpi vincenti. Due giochi più tardi, però, Keys arriva di nuovo a set point, e questa volta un rovescio in rete di Kenin chiude il primo parziale in favore di Madison dopo 43 minuti.

La partita è molto spezzettata, nessuna delle due riesce a dare continuità alla sua azione e anche se il match è stato ritardato di quasi tre quarti d’ora per uno scroscio, la temperatura è ancora molto calda e l’aria umida e pesante. È sempre più evidente che il match è sulla racchetta di Keys, che quando riesce a sviluppare con continuità la potenza dei suoi colpi non trova risposta dall’altra parte della rete. Per due volte Madison va sotto di un break, e in entrambe le occasioni riesce a recuperare rapidamente grazie alle sue accelerazioni da fondo. Kenin prova a rompere il ritmo con qualche slice e palla corta, soprattutto dalla parte del rovescio, ma spesso non ha proprio il tempo di giocare i suoi colpi. Sul 5-4 in suo favore Keys si procura due match point con una sequenza di palla-corta di rovescio a uscire e passante in cross slice dall’altro lato. Due punti più tardi esce il grido di “come on” che sancisce il suo ritorno alla semifinale di un Premier dopo il torneo di Charleston lo scorso aprile.

In finale contro Svetlana Kuznetsova, contro la quale non ha mai perso un set in tre precedenti confronti diretti (che sono però tutti piuttosto datati) cercherà di vincere il titolo più prestigioso di questa stagione.

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WTA

A Cincinnati, Kuznetsova rimonta Pliskova e vola in semi con Barty. Si ritira Osaka

Svetlana Kuznetsova ferma la rincorsa alla vetta della classifica di Karolina Pliskova, Ashleigh Barty vince in tre set su Maria Sakkari e Naomi Osaka si deve ritirare contro Sofia Kenin

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Svetlana Kuznetsova – Western & Southern Open (foto via Twitter @CincyTennis)

Sono almeno due i motivi di interesse per la giornata dei quarti di finale a Cincinnati: la promessa di match interessanti dopo alcuni godibilissimi incontri degli ottavi e la lotta a distanza (sempre più ravvicinata) per la vetta del ranking. Barty e Pliskova entrano infatti in campo anche per riprendersi il numero 1 WTA, mentre Osaka per non lasciare il trono che è tornata a occupare lunedì scorso.
Il giovedì, dicevamo, ha offerto alcune sfide pregevoli, come quella annunciata e tuttavia relegata sul campo 10 Su-Wei Hsieh e una Naomi che, risatine al limite dell’isteria a parte (anche un warning per la conseguente violazione di tempo), sembra poter tornare ai livelli precedenti alla rottura con coach Bajin. Oltre match tirato che ha visto Madison Keys prevalere su Simona Halep, c’è stata la vittoria in rimonta di un’incredibile trentanovenne di nome Venus Williams su Donna Vekic. E anche Barty e Sakkari, protagoniste del quarto d’apertura, se lo sono dovuto sudare parecchio contro, rispettivamente, Kontaveit e Sabalenka. Vediamo intanto cosa è successo nei primi due confronti e perché Pliskova sicuramente non si muoverà dal suo terzo posto…

LA TORRE DI IPSWICH? –Con l’esclusione di un breve passaggio a vuoto nel finale del primo set, un’Ashleigh Barty capace di salire inesorabilmente di intensità batte in rimonta Maria Sakkari, grazie anche a una resa al servizio con numeri che potrebbero essere propri di John Isner sul ghiaccio: 4 punti persi nei 7 turni di battuta tra secondo e terzo parziale in barba ai suoi 166 cm.
È proprio Ashleigh a partire meglio e, nonostante un dritto ancora da registrare appieno, piazza il break al secondo gioco. Maria muove finalmente il punteggio senza però a incidere minimamente in ribattuta e, sotto 1-4, chiede l’intervento di coach Hill che le consiglia di essere aggressiva in risposta e di tenere la diagonale sugli slice di rovescio australiani aspettando la palla giusta per tirare, senza farsi ingolosire subito. Finora inattaccabile al servizio, Barty lo cede addirittura a zero sul 5-3: prima, la ventiquattrenne di Atene sorprende l’avversaria (e tutti quanti) ricamando un rovescio tagliato strettissimo e imprendibile, un punto che deve fare malissimo ad Ash che poi “sbuccia” un dritto a campo aperto con la palla che le resta sulla racchetta. La gran corsa greca in avanti a scavare da terra un nastro fortunato dell’altra è premiata dal lob oltre la linea di fondo e, a quel punto, la fiducia a mille si concretizza in una risposta vincente. L’inerzia si è completamente invertita e Barty si è dimenticata di come vinceva i punti fino a pochi minuti prima, con l’inevitabile conseguenza di cinque giochi consecutivi e set per Sakkari.

Ashleigh torna incisiva in battuta, mentre Maria paga il calo di intensità al quarto game e si ritrova ancora a dover inseguire, così richiama in campo Tom Hill sullo stesso punteggio della prima partita. La mossa non funziona né dal punto di vista tattico né psicologico perché la numero 1 del seeding non sbaglia più, lascia due punti in battuta e pareggia il conto dei set andandosi a prendere un altro break, insperato dal 40-0, che le evita la pressione di servire per chiudere, magari con la testa a quanto successo prima. Entrambe cercano di mettere molta attenzione e dispensano qualche bella giocata, ma il match non si accende, anche perché i picchi dell’una coincidono con i cali dell’altra. Cali ormai dimenticati per Ashleigh, che continua a rasentare la perfezione nei suoi game di servizio, ha trovato contromisure ai kick e continuità in risposta e sale sempre più di livello. Sakkari non può evitare il bagel e Barty vola in semifinale contro una sorprendente Kuznetsova.

 

MISSION SVETLANA –È una rimonta quasi impossibile quella messa a segno da Svetlana Kuznetsova contro una Karolina Pliskova che ha vestito i suoi migliori panni da grande colpitrice per quasi due set, salvo poi disunirsi a due punti dalla vittoria. I suoi 47 vincenti sono stati annullati da altrettanti gratuiti e, soprattutto, da una Kuznetsova che non ha mai smesso di crederci a dispetto di un’avversaria che si era presentata subito in grande spolvero.

Aveva rischiato di addirittura di non essere qui, Svetlana, la cui età effettiva (34) inizia ad avvicinarsi a quella percepita – a quella percepita anni fa per una ragazza che è nel circuito dallo scorso millennio. Più forte delle vicende burocratiche e degli infortuni, Svetlana si è riavvicinata alla top 100 per essersi guadagnata i quarti battagliando da par suo nei primi due turni; e lo avrebbe fatto anche agli ottavi se non si fosse trovata di fronte una con l’entusiasmo di una stiratrice dipendente in una lavanderia il pomeriggio del 14 di agosto. Anzi, proprio a Ferragosto. Meglio così, un po’ di riposo per le gambe che le tornerà utile. Da parte sua, Pliskova ha sofferto un po’ o, forse, ha voluto dare l’impressione di doversela giocare contro Rebecca Peterson.

L’impressione è ben diversa, ora: partenza travolgente di Karolina che sale subito 3-0 con un break che custodirà fino ad assicurarsi la prima partita, grazie a tre prime su quattro in campo ; la ragazza di Louny (e moglie di Michal) aveva sottolineato la necessità di essere aggressiva e mantiene fede al suo piano, come dimostrano i 16 vincenti in nove game. Pliskova colpisce che è un piacere, però c’è anche Kuznetsova, brava ad annullare una potenzialmente letale palla break al terzo gioco con un gran passante di rovescio e a farsi pericolosa al game successivo, ma le sue prime tre occasioni sono schiacciate da gialli comodini made in Czechia. Sul 3 pari, Karo accelera in risposta e consolida il vantaggio salvando un’altra palla break con il servizio; contrariamente al primo set, ora si gioca almeno sulla seconda battuta di Karolina, ma il risultato pare non cambiare. Come nella miglior tradizione tennistica, l’ultimo treno per Svetlana passa quando Pliskova deve chiudere sul 5-4: la nativa dell’allora Leningrado ha il biglietto giusto, praticamente offerto dall’avversaria che sente il momento e deve addirittura risalire da 15-40 (due set point contro) per agguantare il 6 pari. Fatica inutile perché il feeling con la palla appare al momento irrimediabilmente perduto, come dimostra il tie-break a senso unico che porta Kuznetsova al terzo. Com’era logico aspettarsi, la leggerezza è tutta della russa che concretizza il vantaggio al terzo gioco e, con l’avversaria che pare inerme, si procura addirittura due palle del 4-1 pesante. La ceca le annulla e ciò basta per farla ridestare dal torpore ma, nonostante i consigli “base” di Conchita Martinez (guarda la palla, due-tre passetti non uno lungo, aspetta prima di cambiare direzione), manca l’opportunità dell’aggancio, prima al sesto poi all’ottavo game. Karolina accusa il colpo e Svetlana non si fa pregare oltre, prendendosi un altro break e il match dopo due ore e un quarto. E, ça va sans dire, rientra prepotentemente (e abbondantemente, n. 82 virtuale) fra le prime 100 del mondo.

OSAKA ABBANDONA E RISCHIA LA VETTA – Giornata davvero sfortunata per i tennisti giapponesi quella odierna al Western&Southern Open di Cincinnati: dopo il forfait per intossicazione alimentare che ha messo fuori gioco Yoshihito Nishioka, si è dovuta ritirare a partita in corso anche la n.1 del mondo Naomi Osaka durante il suo quarto di finale contro Sofia Kenin.

Sofia Kenin

Naomi ha iniziato la partita senza in maniera piuttosto distratta: il servizio era sicuramente a posto, tanto da mettere a segno due ace nel primo turno di battuta, ma il rovescio non ne voleva sapere di ingranare. Ben tre gratuiti le costavano il break al terzo gioco in un match che vedeva scambi molto scarni, molto probabilmente a causa del gran caldo (i paramedici hanno dovuto soccorrere un paio di persone colte da malore nel corso della giornata). Kenin proseguiva nella sua partita ordinata, alternava i rovesci coperti a quelli tagliati e gli errori da parte di Osaka continuavano ad arrivare, come sul 4-3, quando la nippo-americana metteva in rete un facile rovescio sulla palla del controbreak. Sofia mostrava grande carattere annullando con la battuta l’altra palla break di quel game (saranno tre in tutto nel set quelle cancellate) e poco dopo incamerava il primo parziale per 6-4 in 38 minuti.

Tutt’altra musica nel secondo set: Osaka vinceva i primi sette punti del set, si portava subito avanti 2-0, resisteva al ritorno di Kenin nel game successivo e poi finiva per dilagare: 5-0 per lei, con i colpi che d’incanto sembravano trovare gli angoli giusti. Purtroppo per Naomi però, nel corso del secondo parziale iniziavano ad affiorare dei fastidi alla gamba sinistra, che sullo 0-1 del terzo set la costringevano a fermare il gioco ed a chiedere l’intervento del fisioterapista. Dopo un medical time-out Osaka riprendeva con la zona intorno al ginocchio visibilmente fasciata, ma riusciva a giocare solamente altri due punti prima di stringere la mano all’avversaria e prendere mestamente la via degli spogliatoi.

Con questa vittoria Kenin conquista la seconda semifinale consecutiva di un Premier 5, dopo quella della settimana scorsa a Toronto, e si assicura per la prima volta in carriera l’ingresso nella Top 20 della classifica WTA. Osaka, invece, potrebbe perdere la vetta del ranking se Ashleigh Barty dovesse sconfiggere Kuznetsova sabato e arrivare in finale.

Risultati:
[1] A. Barty b. M. Sakkari 5-7 6-2 6-0
[WC] S. Kuznetsova b. [3] K. Pliskova 3-6 7-6(2) 6-3
S. Kenin b. [2] N. Osaka 6-4 1-6 2-0 rit.

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