Roland Garros 2019: i top 10 e gli italiani, cosa aspettarsi da loro?

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Roland Garros 2019: i top 10 e gli italiani, cosa aspettarsi da loro?

Nadal, soprattutto, e Djokovic favoriti sulla carta. Ma gli altri top 10? Come arrivano a Parigi Thiem, Sascha e gli altri. Fognini uno degli avversari più insidiosi anche per i big

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Fabio Fognini - Madrid 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Tra poche ore scatta l’attesissimo Slam sul rosso con tante novità. Prima fra tutte il ritorno di Roger Federer. E poi le nuove strutture dell’impianto, con un rinnovato Philippe Chatrier e il nuovo campo ‘Simone Mathieu‘. Con il Roland Garros si giunge al momento cruciale e finale della stagione sul rosso, una stagione che, finora, ha visto imporsi volti relativamente nuovi rispetto ai soliti, con le conferme “in ritardo” di Rafa Nadal al torneo di Roma e di Djokovic a Madrid. Come si muoveranno i top 10 e gli italiani in questo nuovo scenario parigino? Diamo un’occhiata alle loro condizioni.

N. 1 Novak Djokovic

Insieme a Rafa Nadal, l’attuale n. 1 del mondo è il grande favorito del torneo, forse un pelino dietro al maiorchino ma comunque uno dei due uomini da battere. Ricordiamo che lo scorso anno Djokovic, da testa di serie n. 22, venne eliminato ai quarti da Marco Cecchinato – match storico e memorabile per il tennis italiano. Da quella sconfitta però, è scattato qualcosa nel serbo in grado di rinascere come l’araba fenice e realizzare uno dei comeback più gloriosi della storia del tennis: vittorie a Wimbledon, US Open e Australian Open, grazie ai ritrovati meccanismi ‘robotici’ che lo avevano reso quasi invincibile dal 2011 al 2016. Arriva a Parigi con due trofei stagionali (Australian Open e Madrid): pur sfoderando in alcune partite un tennis di altissimo livello, non è stato sempre il miglior Djokovic. D’altronde lo aveva detto lui stesso dopo la vittoria in Australia, il Roland Garros sarebbe stato la sua priorità. Anche perché in palio c’è nientemeno che la possibilità di realizzare il Grande Slam (sarebbe il primo tennista a riuscirci dopo Rod Laver); se anche dovesse vincere solo in Francia, riuscirebbe comunque a vincere tutti e quattro i tornei consecutivamente, impresa peraltro già realizzata tra 2015 e 2016. E poi lui, a quota 15 major, si avvicinerebbe inesorabilmente a Nadal (17) e allo stesso Federer (20).

Però non è esattamente una passeggiata di salute quella che attende Djokovc visto il suo tabellone. Dopo il primo turno con Hurkacz (il serbo non dovrebbe aver problemi con il n. 43 del ranking, anche se il polacco recentemente ha battuto tre top 10), le cose si potrebbero complicare, visto che sul suo cammino potrebbe incontrare avversari del calibro di Thiem, Fognini, del Potro e Bautista Agut. Detto questo, Novak Djokovic non ha dubbi: “Il mio sogno è quello di battere Nadal in finale al Roland Garros” aveva dichiarato a Montecarlo. Motivazione e fiducia ancora più assolute nelle dichiarazioni di oggi nella conferenza stampa pretorneo: “Sono intenzionato a vincere questo torneo“. Impossibile dubitarne.

 
Novak Djokovic – Roma 2019 (foto via Twitter, @InteBNLdItalia)

N.2 Rafa Nadal

È l’uomo da battere. Sì, al Roland Garros, se sta bene fisicamente, Rafa Nadal è sempre il favorito assoluto in ragione degli undici trofei conquistati sull’ocra di Porte d’Auteuil, nonché degli 86 match vinti a fronte di sole 2 sconfitte (con Robin Söderling nel 2009 e Novak Djokovic nel 2015). Record pazzeschi che fanno di lui il tennista più grande in assoluto su questa superficie. Però, c’è un però… Nel 2019, prima di vincere il suo nono trofeo romano, lo spagnolo era ancora a digiuno di titoli. Lo swing sul rosso non era cominciato affatto bene: sconfitto a Montecarlo da un ispiratissimo Fabio Fognini, a Barcellona da Dominic Thiem, a Madrid in semifinale da Tsitsipas. Poi, la svolta. Al Foro Italico ritrova finalmente misure e meccanismi micidiali per imporsi in finale su uno stremato Djokovic. Il campo di Parigi (seppur totalmente nuovo quest’anno) è casa sua. Il maiorchino si batterà fino all’ultima goccia di sudore per diventare ancora più irraggiungibile e sollevare la Coupe des Mousquetaires n. 12. E, in effetti, dovrebbe arrivare alla seconda settimana buttandone davvero poco di sudore, visto che al primo turno lo attende un qualificato (Hanfmann, n. 184 ATP), al secondo un altro giocatore oltre i primi 100 per affrontare il primo top 100 appena al terzo round.

N. 3 Roger Federer

Uno dei giocatori più attesi del Roland Garros 2019, se non il più atteso, sarà Roger Federer che torna a calcare di nuovo la terra dello Slam parigino dopo tre anni di assenza. Sono passati dieci anni dallo storico Career Grand Slam e ben venti dalla prima partecipazione di Federer in un Major (che avvenne proprio al Roland Garros, nel 1999). La sua ultima partecipazione risale al 2015 quando perse nei quarti da Stan Wawrinka, poi vincitore del torneo. Quest’anno, a inaugurare il ritorno del “Maestro”, sarà l’azzurro Lorenzo Sonego. Un grande onore per l’italiano, a cui lo svizzero dovrà fare attenzione perché Lorenzo non ha nulla da perdere e ha dimostrato di possedere la mentalità giusta e un tennis dalle molteplici qualità. Dall’inizio del 2019, Roger ha vinto due titoli (Dubai e Miami) e disputato la finale a Indian Wells (persa contro Thiem). Reduce dall’incontro impegnativo vinto con Borna Coric a Roma, aveva deciso di dare forfait in semifinale contro Tsitsipas per un problema alla gamba. Tuttavia, ora pare abbia ritrovato un totale benessere e si è dichiarato pronto per scendere in campo domenica pomeriggio contro Lorenzo. Le sue chance di vincere il titolo? Non può ovviamente essere tra i favoriti, nonostante si chiami Federer. Roger ha vinto una sola volta il Roland Garros, dieci anni fa, nel 2009; con Rafa Nadal nel pieno della forma, un Novak Djokovic affamato di record e un Dominic Thiem sempre più favorito su questa superficie, le sue possibilità non possono essere troppo alte. Anche perché, dopo tre anni, lo svizzero ha disputato solo pochi match sul rosso tra Madrid e Roma. Ma alla classe di Roger Federer non c’è limite, quindi, chi lo sa…

N. 4  Dominic Thiem

Porebbe essere il guastafeste per Nadal e Djokovic. Il n. 4 ATP ha già disputato la finale l’anno scorso a Parigi (persa contro Rafa) e in questo momento è, dopo lo spagnolo e il serbo, il più forte giocatore sulla terra battuta. È reduce dalla vittoria a Barcellona, dove in semifinale ha sconfitto lo stesso Nadal (6-4 6-4) per poi imporsi in finale su Medvedev. Tuttavia, a Montecarlo e Roma ha disputato due tornei alquanto nettamente al di sotto delle aspettative. Ora, a Parigi, si dice pronto a difendere la finale e, anzi, il suo obiettivo è “quello di vincere il Roland Garros“. L’americano Tommy Paul (136 ATP) non dovrebbe essere un grosso ostacolo per rompere il ghiaccio sul nuovo Chatrier.

N. 5 Alexander Zverev

A Ginevra è arrivato il primo titolo stagionale per Alexander Zverev. Eppure Sascha non arriva a Parigi con lo stato d’animo tra i più sereni. Certo, la vittoria, peraltro sofferta, con Nicolas Jarry in Svizzera gli farà bene ma l’immagine in cui lo si è visto abbracciare, disteso a terra, le gambe di un ball boy per cercare conforto durante la semifinale, la dice lunga sulla frustrazione e le difficoltà di Zverev in questo momento. Nei Major deve ancora compiere il famoso salto di qualità (come è riuscito a fare Thiem) e in questi primi cinque mesi della stagione ha racimolato ben poche soddisfazioni; prima del titolo ginevrino il miglior risultato era il quarto di finale di Madrid (sconfitto da Tsitsipas) e la finale di Acapulco. Ricordiamo che a Roma è stato sconfitto dal nostro Matteo Berrettini al secondo round. All’Open di Francia, nel primo turno sfiderà John Millman. Tra i due non ci sono precedenti ma l’australiano, se in forma, potrebbe essere avversario fastidioso.

N. 6 Stefanos Tsitsipas

Il greco è in costante ascesa. Arriva a Porte d’Auteuil con il best ranking (6) e in piena fiducia dopo la finale a Madrid e la semifinale a Roma. A soli 20 anni ha già battuto i Fab 3 Federer, Nadal e Djokovic e vanta una semifinale Slam, quella di quest’anno in Australia dopo aver battuto agli ottavi proprio Roger Federer. Al primo turno del French Open incontra Marterer (23 anni e 110 ATP) con cui non dovrebbe soffrire un granché, anche se il tedesco proprio l’anno scorso si era messo in luce a Parigi arrivando per la prima volta in carriera agli ottavi di uno Slam, fermato poi da Nadal.

Stefanos Tsitsipas – Roma 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

N. 7 Kei Nishikori

Per ora, nel 2019, un solo titolo a Brisbane per Kei Nishikori. Negli altri tornei il giapponese non riesce a brillare, racimolando solo un quarto di finale a Roma (perso con Schwartzman). Tuttavia, il quasi trentenne nipponico ha dimostrato di sapersi destreggiare sulla terra, avendo disputato la finale a Montecarlo l’anno scorso, una finale a Madrid (2014) e avendo vinto ben due volte il torneo di Barcellona (gli unici titoli vinti sulla terra sui 12 conquistati). Nella parte bassa di tabellone, quella di Federer e Nadal, al primo turno parte favorito contro il 22enne francese Quentin Alys (153 ATP).

Niente Roland Garros per Kevin Anderson e John Isner (8 e 10 ATP). In aprile il 33enne sudafricano ha annunciato di dover saltare tutta la stagione sulla terra a causa di un infortunio al gomito. Kevin, che l’anno scorso è gunto in finale a Wimbledon, punta al rientro in occasione dei tornei sull’erba. Brutto infortunio anche per John Isner. Lo statunitense è alle prese con una frattura da stress al piede sinistro avvenuta durante la finale del torneo di Miami contro Roger Federer.

N. 9 Juan Martin del Potro

Rientrato da poco dopo l’infortunio alla rotula, Juan Martin del Potro dovrà difendere la semifinale dell’anno scorso (persa con Nadal). Giunto ai quarti a Roma, l’argentino, se in salute, può mettere in seria difficoltà anche i più forti, come ha dimostrato nel match di quarti di finale al Foro contro Djokovic, in cui ha avuto a disposizione due match point. Nel primo incontro parigino sarà opposto al 23enne cileno Nicolas Jarry, reduce dalla lottatissima finale ginevrina contro Zverev.

GLI ITALIANI

Fabio Fognini – 11 ATP (e Andreas Seppi – 66 ATP)

Un sofferto derby azzurro di primo turno tra Fabio Fognini e Andreas Seppi. I due sono 4-4 nei precedenti ma Fabio, per una serie di ragioni, partirà nettamente favorito. Non solo per l’ottimo tennis messo in campo in queste ultime settimane e culminato con il successo a Montecarlo, ma anche perché il ligure ha vinto gli ultimi quattro match contro Andreas che ha invece perso le ultime nove partite disputate quest’anno. (dopo la finale di Sydney si è sostanzialmente eclissato). A Parigi, Fognini, se libero da fastidi fisici, può essere senza dubbio uno degli avversari più pericolosi per i big e, forse, chissà, anche uno dei candidati al titolo se fisico, tennis e testa funzioneranno come si deve.

Marco Cecchinato – 19 ATP

Riflettori puntati sulla grande sorpresa del Roland Garros 2018, Marco Cecchinato. Il siciliano – che si trova nella parte bassa del tabellone – comincerà a difendere i punti della semifinale dell’anno scorso sfidando al primo turno il “veterano” nonché beniamino dei francesi Nicolas Mahut, vittorioso nell’unico precedente (sul duro) tra i due. Il “Ceck” ha cominciato molto bene l’anno approdando alla semifinale a Doha (duro) e vincendo il torneo di Buenos Aires (terra). Nello swing sul rosso non si è messo però particolarmente in luce. A Montecarlo si è fermato agli ottavi (complice la febbre durante il match contro Pella) ma, sulla terra battuta, resta un giocatore dotato di geometrie invidiabili. Sulle quali però graverà il peso dei 720 punti da difendere.

Matteo Berrettini – 32 ATP

Grande attesa per Matteo Berrettini che sta disputando una prima parte di stagione coi fiocchi. Reduce dal successo di Budabest e dalla finale a Monaco, il 23enne romano dall’anno scorso non smette di stupire e di migliorare il proprio tennis, diventando sempre più potente, incisivo, aggressivo e dirompente al servizio (oltre i 200k/h). Con miglioramenti quasi inaspettati anche sul lato del rovescio. L’ascesa del ranking di Matteo cominciava proprio la scorsa primavera a Porte d’Auteuil dove, per la prima volta, giungeva al terzo turno in uno Slam, per poi vincere il primo titolo ATP a Gstaad. Quest’anno il suo primo avversario sarà Pablo Andujar. Non ci sono precedenti tra i due. Certo, lo spagnolo – che ha dieci anni in più di Matteo – è a suo agio sul rosso ma lo è anche l’azzurro che scenderà in campo da favorito. Del resto avere una testa di serie comporta onori e oneri.

Matteo Berrettini – Roma 2019 (foto Felice Calabrò)

Lorenzo Sonego – 73 ATP

Alquanto sfortunato Lorenzo nel sorteggio visto che il suo primo round parigino verrà disputato domenica contro un certo Roger Federer. Ma anche un grande onore quello di inaugurare il torneo del “Maestro” dopo tre anni di assenza. Insomma, Sonego ce la metterà tutta, non ha nulla da perdere e, se non si farà sopraffare dall’emozione e da un certo timore riverenziale, con le qualità del suo tennis e del suo atteggiamento in campo, potrebbe anche mettere in difficoltà lo svizzero. Il torinese, inoltre, non si lascia affatto spaventare dalla lotta, anzi, è esattamente il suo habitat. Federer è avvisato.

Thomas Fabbiano – 98 ATP

Esordio molto complicato per il pugliese che se la vedrà con Marin Cilic. Però, mai dire mai, perché il croato non sta producendo il suo miglior tennis e probabilmente non è mai stato più battibile di così negli ultimi mesi.

Bravissimi anche Bolelli (191 ATP), Travaglia (120 ATP) e Caruso (148 ATP) a superare le qualificazioni. Stefano Travaglia disputerà il primo turno con il francese Mannarino (49 ATP) e Caruso con il 22enne spagnolo Jaime Munar (52 ATP). Entrambi partono sfavoriti ma stanno dimostrando di poter disputare ottimi match. Il più sfortunato e Simone che è stato sorteggiato con Lucas Pouille (25 ATP). Però, mai dire mai… Il francese non sta attraversando un momento particolarmente brillante dopo l’inaspettata semifinale di Melbourne e Simone, con la sua esperienza e il suo braccio raffinato, potrebbe rovinargli la giornata.

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Djokovic, un’ora di lezione a Kohlschreiber. A Dubai avanza ancora un Evans miracolato

Nole gioca una gran bella partita: ora gli manca una sola vittoria per difendere il primo posto, almeno per questa settimana. Struff batte Basilashvili in appena 39 minuti, avanza Tsitsipas

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dal sito ufficiale del Dubai Duty Free Tennis Championships

Pare che Novak Djokovic stia affrontando il torneo di Dubai come il warm-up del Sunshine Double che sarà, tra un paio di settimane. Per meglio dire: la rilassatezza è quella con cui si scende in campo quando non c’è nulla in palio (e si prova ogni soluzione tecnica traendone profitto), ferocia e concentrazione tradiscono il facilmente intuibile motivo per cui il serbo ha fatto scalo negli Emirati. Difendere la prima posizione in classifica riconquistata in Australia, trono per la cui difesa dovrà spendersi verosimilmente con un certo ardore fino alle falde del torneo di Roma, quando per il suo rivale Nadal inizierà a suonare un allarme da 3000 punti (i 1000 degli Internazionali e i 2000 di Parigi).

Per essere certo di volare in California da capoclassifica gli serve un’altra vittoria, e proverà a ottenerla ai quarti contro Karen Khachanov. Il russo costituirà certamente un banco di prova più affidabile, poiché né lo sfortunato Jaziri due giorni fa né tantomeno Kohlshcreiber oggi sono riusciti a costringere Nole al sudore. Anzi, il tedesco già sconfitto undici volte su tredici ha addirittura visto l’impietoso cronometro arrestarsi 33 secondi prima che scattasse l’ora di gioco, quasi il serbo avesse da onorare un appuntamento per cena. A lezione finita, Djokovic ha abbracciato l’avversario con fare guascone e vagamente consolatorio, somministratagli che aveva l’amara dozzina (sono infatti dodici, adesso, le sconfitte subite contro il serbo).

Kohlschreiber sicuramente non si è divertito, Djokovic – e i tifosi – certamente di più. Il serbo ha colpito con grande agio, per ricordare a chi ne lamenta un gioco troppo noioso che il suo modo di colpire la palla è un grande spettacolo, quando praticato con questa libertà d’esecuzione. E come spesso accade quando il serbo non ‘sente’ il timore di perdere, si è prodotto in vincenti di pregio assoluto. La splendida palla corta scoccata da lontanissimo – era quasi oltre il corridoio – e rivelatasi irraggiungibile per Kohli a inizio secondo set, per creare i presupposti di un immediato break, o il passante brutale con cui ha fulminato il tedesco che aveva incautamente guadagnato la rete nel terzo gioco .

Visibilmente e comprensibilmente scoraggiato, Kohlschreiber ha pure fallito un paio di comodissime benedizioni a rete (un devoto grazie a Rino per averci donato l’espressione) che se non altro hanno avuto il pregio di accorciargli l’agonia. Non era certo questo il giorno in cui dimostrare che a 37 anni può avere ancora qualcosa da dire nel circuito, sebbene il trend di classifica l’abbia visto sgusciare fuori – lo scorso maggio – da una top 50 difesa quasi ininterrottamente per dodici anni, e questo vorrà pur dire qualcosa.

GLI ALTRI INCONTRI – Nessuna grossa sorpresa, nessuno scossone consistente per il tabellone guidato da Djokovic. Degna di menzione la memorabile stesa subita da Basilashvili per mano di Struff, un 6-1 6-0 durante appena 39 minuti e 8 secondi che senza gli storici ventotto minuti dell’iconico Nieminen-Tomic di sei anni fa avrebbe forse ottenuto un piazzamento più dignitoso nella top 10 dei match più corti in Era Open. Tsitsipas ha annullato cinque palle break al tumultuoso Bublik senza per questo concedergli set, Rublev ha vinto il quindicesimo match stagionale contro Krajinovic e andrà a sfidare un sempre più miracolato Dan Evans.

Proprio il britannico è stato protagonista dell’unica partita davvero vibrante di giornata, nella quale si è permesso di annullare ben tre match point a Herbert nel tie-break del terzo set (è stato sotto 6-4 e poi 7-6). Da un lato è il francese che sta prendendo questa cattiva abitudine, se è vero che anche a Marsiglia ne aveva mancati tre contro Auger-Aliassime, dall’altro è Evans che dopo aver approfittato degli sciupii di Fognini ha trasformato un’altra sconfitta in una vittoria. Si dice che non ci sia due senza tre: dovesse ripetere l’impresa anche contro il centratissimo Rublev di queste settimane, avrebbe ottime possibilità di firmare un nuovo best ranking.

Risultati:

[1] N. Djokovic b. P. Kohlschreiber 6-3 6-1
D. Evans b. P-H. Herbert 7-5 3-6 7-6(7)
[6] A. Rublev b. F. Krajinovic 7-6(3) 6-0
[2] S. Tsitsipas b. A. Bublik 7-6(1) 6-4
[7] K. Khachanov b. [Q] D. Novak 6-3 6-4
J-L. Struff b. Basilashvili 6-1 6-0
R. Gasquet b. [8] B. Paire 6-4 6-4
[3] G. Monfils b. [Q] Y. Uchiyama 6-1 6-2

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Nadal riparte bene ad Acapulco. Il polso fa male, si ritira Kyrgios

Il dolore al polso sinistro costringe Nick Kyrgios all’abbandono dopo un set contro Ugo Humbert. Nessun problema per Rafa nel derby con Andujar, al prossimo turno sfiderà Kecmanovic

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Rafa Nadal - Acapulco 2020 (via Twitter, @AbiertoTelcel)

La sessione serale della seconda giornata all’Abierto Mexicano di Acapulco ha visto in cartellone i rispettivi match di primo turno di quelli che nel 2019 avevano dato vita al match del torneo, ovvero il campione uscente Nick Kyrgios e la prima testa di serie Rafael Nadal. Un piatto succulento, almeno sulla carta, per gli spettatori del Princess Mundo Imperial, che però hanno lasciato le tribune poco dopo le 23 locali con un po’ di amaro in bocca.

In apertura di serata Rafael Nadal ha rimediato a una partenza estremamente imprecisa e titubante che lo aveva visto andare subito in svantaggio per 2-0 0-30 con un rapido aggiustamento di rotta che gli è valso un prevedibile 6-3, 6-2 di routine nei confronti del suo connazionale Pablo Andujar, n. 54 del ranking ATP. Una volta presa la mira sulle prime accelerazioni di diritto, l’attuale n. 2 del mondo non si è più guardato indietro e non ha mai avuto momenti di difficoltà se non nel tentare di tamponare la sua abbondantissima sudorazione nella calura dell’umidità messicana. La sua cavalcata è stata soltanto temporaneamente rallentata dal break subito sul 4-1 “pesante” del secondo set, quando comunque il suo vantaggio era già molto consistente.

In 90 minuti Nadal ha concluso il suo primo match dall’Australian Open, sconfiggendo Andujar per la quarta volta su quattro incontri e avanzando al secondo turno dove incontrerà il serbo Miomir Kecmanovic, n. 50 del ranking ATP, vincitore al primo turno dell’australiano Alex de Minaur.

Ma il piatto forte della serata, almeno per il pubblico messicano, doveva essere l’esordio del campione uscente Nick Kyrgios, che lo scorso anno estrasse dal cilindro una delle più improbabili rincorse al titolo sconfiggendo uno dietro l’altro il nostro Andreas Seppi, Rafael Nadal appunto, poi Stan Wawrinka, John Isner e Sascha Zverev, ovvero tre Top 10 su cinque incontri.

Kyrgios era impegnato contro il giovane e talentuoso francese Ugo Humbert, n. 43 del mondo, ma con grande disappunto di tutta la folla presente non è riuscito a portare a termine il proprio impegno, vedendosi costretto al ritiro dopo la perdita del primo set a causa del persistere del problema al polso sinistro che già lo aveva costretto al forfait la settimana scorsa a Delray Beach.

Nick Kyrgios – Acapulco 2020 (foto Twitter @Abiertotelcel)

Humbert, dal canto suo, ha messo in campo una solidissima prestazione, soprattutto nei suoi game di battuta nei quali ha concesso solamente quattro punti in tutto il set, e sicuramente non si è meritato tutti i fischi che hanno accompagnato la sua uscita dal campo. L’australiano è apparso in difficoltà sin dall’inizio, soprattutto dalla parte sinistra ovvero dalla parte del suo rovescio bimane dove ha bisogno della mano sinistra: si è fatto fasciare il polso dal fisioterapista sull’1-4, ma dopo aver giocato qualche altro game e completato il primo set ha capito che era perfettamente inutile continuare ed ha stretto la mano ad arbitro e avversario avviandosi verso gli spogliatoi, non prima però di essersi tolto le scarpe da tennis come di consueto e infilato le scarpe da basket direttamente sul campo.

Il torneo (e con lui anche tutti i party di contorno) perde così il proprio campione uscente ed un sicuro potenziale protagonista che ora però dovrà cercare di recuperare in vista dell’impegno di Davis della settimana prossima ad Adelaide contro il Brasile. Humbert avanza quindi al secondo turno dove trova l’americano Taylor Fritz, vincitore in tre set di John Millman.

 

Risultati:

[1] R. Nadal b. P. Andujar 6-3 6-2
S. Kwon b. [LL] T. Daniel 6-2 2-6 6-3
[8] D. Lajovic b. S. Johnson 6-7(5) 6-4 6-3
P. Martinez b. R. Albot 6-3 6-2
[7] G. Dimitrov b. [Q] D. Dzumhur 6-3 6-3
U. Humbert b. [6] N. Kyrgios 6-3 rit.
T. Fritz b. J. Millman 7-5 3-6 6-1
[4] F. Auger-Aliassime b. [LL] A. Bolt 6-3 7-6(5)
[5] J. Isner b. [WC] M. Zverev 6-3 7-6(4)
[2] A. Zverev b. [Q] J. Jung 7-6(6) 6-1

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I numeri della settimana: segnali dal futuro

I tornei ATP della scorsa settimana hanno messo in mostra tanti giovani di primo livello oltre al mircolo di Gianluca Mager in Brasile

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5- i tennisti non ancora ventenni ad aver vinto la scorsa settimana almeno una partita. Tra questi, chi ha fatto meglio è stato Felix Auger-Aliassime, che a Marsiglia ha perso la quinta finale (su altrettante giocate) a livello ATP. Un piazzamento raggiunto dal canadese annullando cinque match point complessivi nelle partite giocate contro Travaglia e Herbert e che gli ha permesso di confermarsi saldamente nella top 20. Una settimana fa, oltre al nostro Jannik Sinner – a Marsiglia, pur senza brillare, bravo a confermare quanto di buono fatto vedere a Rotterdam, sconfiggendo il 102 ATP Gombos, per poi strappare un set al quinto giocatore al mondo, Medvedev – tre tennisti molto giovani si sono imposti a livello ATP. Il più “anziano” è il brasiliano Thiago Seyboth Wild, giocatore che compie 20 anni il prossimo 10 marzo: l’ex numero 8 juniores e vincitore della versione cadetta degli US Open nel 2018 (quando in finale sconfisse il nostro Musetti) ha vinto nell’ATP 500 di Rio la sua seconda partita nel circuito maggiore, sconfiggendo Davidovich Fokina, quinto top 100 superato nella sua giovane carriera, già impreziosita qualche mese fa dalla vittoria del primo Challenger. A Delray Beach, invece, dove proprio la scorsa settimana iniziava la sua collaborazione con l’ex numero 4 del mondo e campione di Wimbledon, Pat Cash, Brandon Nakashima ha vinto le sue due prime partite a livello ATP.

Il tennista nato a San Diego tredici giorni prima di Sinner (agosto 2001) è stato capace di onorare la wild card concessagli dagli organizzatori arrivando ai quarti, dove è stato a tre punti dalla vittoria anche nel match con Nishioka. Fattosi notare nelle ultime settimane per essersi imposto su giocatori in difficoltà ma dal passato nobile come Tomic e Harrison – oltre che per una vittoria sfiorata con Tiafoe e due semi e la vittoria di un torneo a livello Challenger – a Delray Beach si è imposto all’attenzione generale con due vittorie archiviate senza perdere set contro Vesely e Norrie, primi top 100 da lui sconfitti in carriera. A Rio si è poi avuta la grande sorpresa della partita vinta, in un match durato quasi quattro ore, da Carlos Alcaraz, tennista nato a Murcia il 5 maggio 2003 e capace di vincere le sue prime partite a livello Challenger già nel marzo scorso (quando sconfiggeva Sinner e poi il primo tennista nella top 150, Martinez) e poi, lo scorso settembre nel Challenger di Siviglia, di divenire il più giovane tennista dai tempi di Auger-Aliassime nel 2015 a raggiungere i quarti di finale in un torneo di questa categoria. Il sedicenne spagnolo dopo aver sconfitto (7-6 4-6 7-6) Ramos Vinolas, 41 ATP, ha inscenato una nuova lotta al terzo set in ottavi, ma si è poi arreso contro Federico Coria.

6- i tennisti italiani nella top 100 della Race di questa settimana, con uno solo, Gianluca Mager, presente tra i primi 40. L’ottimo risultato del nostro movimento maschile, capace di piazzare nella classifica ufficiale, come gli Stati Uniti, otto tennisti tra i primi cento al mondo – solo Spagna, con 9 rappresentanti, e Francia, con 12, fanno meglio – non smentisce quello che è stato un brutto inizio di 2020 per i nostri giocatori. Se la trasferta australiana generalmente non ci ha mai portato fortuna, maggiori soddisfazioni si potevano attendere dalle prime tre settimane di terra battuta sudamericana e dall’indoor europeo. Influiscono senz’altro le difficili condizioni fisiche dei nostri due migliori giocatori: Berrettini -quest’anno sin qui in campo solo in due partite ufficiali per i problemi alla zona compresa tra addominali, pube e adduttori – e Fognini, il quale dopo gli ottavi raggiunti a Melbourne ha giocato (in non perfette condizioni fisiche) solo il primo turno di Rotterdam e di Dubai.

Un rendimento deludente, rispetto alle attuali potenzialità dei nostri giocatori, come mostra in maniera inequivocabile il differenziale negativo tra la Race e la classifica ufficiale delle ultime 52 settimane. Quando febbraio è al termine, i tennisti italiani hanno raccolto nel 2020 solo due finali (Seppi all’ATP 250 di New York e Mager a Rio) e tre quarti (Sonego, che con questo piazzamento nella capitale brasiliana ha interrotto una serie di 11 sconfitte consecutive, Marcora a Pune e Sinner a Rotterdam). Il bilancio complessivo dei tennisti italiani nei tabelloni principali, fermo alla settimana scorsa, indica 28 vittorie e 43 sconfitte ed è negativo, anche più del fisiologico handicap dovuto ai tanti nostri giocatori intorno alla centesima posizione (nel dettaglio, Berrettini ha 1 partita vinta e 1 persa, Fognini 4-5, Sonego 2-6, Sinner 3-5, Mager 5-2, Travaglia 2-4, Marcora 2-1, Seppi 6-3, Caruso 1-4, Cecchinato 1-6, Lorenzi 1-2, Gaio 0-2, Fabbiano 0-1, Giustino 0-1).

24- la media dell’età dei dodici semifinalisti dei tre tornei ATP (Marsiglia, Delray Beach, Rio De Janeiro) programmati la scorsa settimana. In una Race che vede ai primi venti posti sette giocatori che ancora devono compiere 24 anni, è stata confermata la tendenza dei tornei meno importanti di manifestare le avvisaglie di un ricambio generazionale. Un dato che sarebbe stato ancora più rilevante senza la meritata presenza a Marsiglia tra i migliori di Gilles Simon, tornato, nel torneo vinto in passato due volte (2007 e 2015) a sconfiggere un top 5, Daniil Medvedev, a tre anni e mezzo dall’ultima volta in cui c’era riuscito (Shanghai 2016 contro Wawrinka). Oltre al ventinovenne Raonic, incapace di sfruttare un match point nella sua semifinale a Delray Beach contro Opelka, tra i dodici tennisti a fare meglio la scorsa settimana, c’erano solo altri due giocatori ad aver compiuto i 25 anni. Il primo è il semifinalista di Rio, Attila Balazs, che, dopo una carriera vissuta nel purgatorio dei Challenger (con l’unica eccezione rappresentata dalla semifinale raggiunta a Bucarest nel 2012) l’anno scorso a Umago, salvando sette match point nel primo turno contro Galovic, divenne il primo ungherese a raggiungere una finale ATP dal 1984, quando a riuscirci fu Taroczy.

Il secondo è invece il nostro Gianluca Mager, da sempre valutato dagli addetti ai lavori come tennista tecnicamente meritevole di giocare nel circuito maggiore, ma che, a 25 anni compiuti lo scorso dicembre, aveva dato la prima svolta alla carriera solo l’anno scorso, vincendo tre Challenger. Mager era però ancora incapace di imporsi a livello ATP: la prima partita vinta nel circuito maggiore è arrivata contro il modesto Ficovich solo un paio di settimane fa, a Cordoba. Proprio nel torneo della città argentina Mager aveva dato segnali molto incoraggianti sfiorando nel turno successivo la vittoria contro Cuevas, ma nemmeno lui poteva immaginare di -partendo dalle quali – arrivare in semifinale in un ATP 500 senza perdere nemmeno un set. Un risultato arrivato non solo con vittorie contro specialisti fuori dalla top 100 come Collarini e Domingues, ma anche avendo la meglio su un fresco vincitore di un torneo ATP (Buenos Aires) sul rosso, Cristian Ruud, e sul 4 ATP (virtuale numero 2 del mondo sulla terra), Dominic Thiem. La finale conquistata con il successo in rimonta in semifinale su Balazs, e giocata contro un altro tennista giovane, il ventitreenne e scatenato Garin di questo periodo -giunto domenica scorsa alla nona vittoria consecutiva e al secondo titolo di fila dopo quello di Cordoba, successi grazie ai quali è balzato al quarto posto della Race – è stata comunque combattuta ed equilibrata, sebbene persa. Tra due under 21 è stata invece disputata la finale vinta da Tsitsipas a Marsiglia su Auger-Aliassime, con il greco per la seconda volta consecutiva vincitore del torneo francese senza perdere nemmeno un set e capace di dare una svolta a un 2020 sin qui mediocre (tre sole partite vinte).

Infine, a Delray Beach, lo sfortunato -perse quando era al best ranking di 58 ATP quasi un anno tra il 2017 e il 2018, per un’operazione al legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro- classe’95 Nishioka ha confermato, dopo il primo terzo turno raggiunto in uno Slam il mese scorso a Melbourne, di stare vivendo il miglior momento della carriera raggiungendo la seconda finale nel circuito maggiore (dopo il successo a ottobre 2018 a Shenzhen) e con essa, per la prima volta, ha guadagnato l’accesso nella top 50. Nell’ultimo atto del torneo giocato in Florida il giapponese si è però arreso a Opelka, che a 22 anni ha messo nella propria bacheca il secondo titolo della carriera (dopo quello di New York dell’anno scorso) garantendosi anche il rientro nella top 40.

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