Roland Garros 2019: i top 10 e gli italiani, cosa aspettarsi da loro?

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Roland Garros 2019: i top 10 e gli italiani, cosa aspettarsi da loro?

Nadal, soprattutto, e Djokovic favoriti sulla carta. Ma gli altri top 10? Come arrivano a Parigi Thiem, Sascha e gli altri. Fognini uno degli avversari più insidiosi anche per i big

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Fabio Fognini - Madrid 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)
 
 

Tra poche ore scatta l’attesissimo Slam sul rosso con tante novità. Prima fra tutte il ritorno di Roger Federer. E poi le nuove strutture dell’impianto, con un rinnovato Philippe Chatrier e il nuovo campo ‘Simone Mathieu‘. Con il Roland Garros si giunge al momento cruciale e finale della stagione sul rosso, una stagione che, finora, ha visto imporsi volti relativamente nuovi rispetto ai soliti, con le conferme “in ritardo” di Rafa Nadal al torneo di Roma e di Djokovic a Madrid. Come si muoveranno i top 10 e gli italiani in questo nuovo scenario parigino? Diamo un’occhiata alle loro condizioni.

N. 1 Novak Djokovic

Insieme a Rafa Nadal, l’attuale n. 1 del mondo è il grande favorito del torneo, forse un pelino dietro al maiorchino ma comunque uno dei due uomini da battere. Ricordiamo che lo scorso anno Djokovic, da testa di serie n. 22, venne eliminato ai quarti da Marco Cecchinato – match storico e memorabile per il tennis italiano. Da quella sconfitta però, è scattato qualcosa nel serbo in grado di rinascere come l’araba fenice e realizzare uno dei comeback più gloriosi della storia del tennis: vittorie a Wimbledon, US Open e Australian Open, grazie ai ritrovati meccanismi ‘robotici’ che lo avevano reso quasi invincibile dal 2011 al 2016. Arriva a Parigi con due trofei stagionali (Australian Open e Madrid): pur sfoderando in alcune partite un tennis di altissimo livello, non è stato sempre il miglior Djokovic. D’altronde lo aveva detto lui stesso dopo la vittoria in Australia, il Roland Garros sarebbe stato la sua priorità. Anche perché in palio c’è nientemeno che la possibilità di realizzare il Grande Slam (sarebbe il primo tennista a riuscirci dopo Rod Laver); se anche dovesse vincere solo in Francia, riuscirebbe comunque a vincere tutti e quattro i tornei consecutivamente, impresa peraltro già realizzata tra 2015 e 2016. E poi lui, a quota 15 major, si avvicinerebbe inesorabilmente a Nadal (17) e allo stesso Federer (20).

Però non è esattamente una passeggiata di salute quella che attende Djokovc visto il suo tabellone. Dopo il primo turno con Hurkacz (il serbo non dovrebbe aver problemi con il n. 43 del ranking, anche se il polacco recentemente ha battuto tre top 10), le cose si potrebbero complicare, visto che sul suo cammino potrebbe incontrare avversari del calibro di Thiem, Fognini, del Potro e Bautista Agut. Detto questo, Novak Djokovic non ha dubbi: “Il mio sogno è quello di battere Nadal in finale al Roland Garros” aveva dichiarato a Montecarlo. Motivazione e fiducia ancora più assolute nelle dichiarazioni di oggi nella conferenza stampa pretorneo: “Sono intenzionato a vincere questo torneo“. Impossibile dubitarne.

 
Novak Djokovic – Roma 2019 (foto via Twitter, @InteBNLdItalia)

N.2 Rafa Nadal

È l’uomo da battere. Sì, al Roland Garros, se sta bene fisicamente, Rafa Nadal è sempre il favorito assoluto in ragione degli undici trofei conquistati sull’ocra di Porte d’Auteuil, nonché degli 86 match vinti a fronte di sole 2 sconfitte (con Robin Söderling nel 2009 e Novak Djokovic nel 2015). Record pazzeschi che fanno di lui il tennista più grande in assoluto su questa superficie. Però, c’è un però… Nel 2019, prima di vincere il suo nono trofeo romano, lo spagnolo era ancora a digiuno di titoli. Lo swing sul rosso non era cominciato affatto bene: sconfitto a Montecarlo da un ispiratissimo Fabio Fognini, a Barcellona da Dominic Thiem, a Madrid in semifinale da Tsitsipas. Poi, la svolta. Al Foro Italico ritrova finalmente misure e meccanismi micidiali per imporsi in finale su uno stremato Djokovic. Il campo di Parigi (seppur totalmente nuovo quest’anno) è casa sua. Il maiorchino si batterà fino all’ultima goccia di sudore per diventare ancora più irraggiungibile e sollevare la Coupe des Mousquetaires n. 12. E, in effetti, dovrebbe arrivare alla seconda settimana buttandone davvero poco di sudore, visto che al primo turno lo attende un qualificato (Hanfmann, n. 184 ATP), al secondo un altro giocatore oltre i primi 100 per affrontare il primo top 100 appena al terzo round.

N. 3 Roger Federer

Uno dei giocatori più attesi del Roland Garros 2019, se non il più atteso, sarà Roger Federer che torna a calcare di nuovo la terra dello Slam parigino dopo tre anni di assenza. Sono passati dieci anni dallo storico Career Grand Slam e ben venti dalla prima partecipazione di Federer in un Major (che avvenne proprio al Roland Garros, nel 1999). La sua ultima partecipazione risale al 2015 quando perse nei quarti da Stan Wawrinka, poi vincitore del torneo. Quest’anno, a inaugurare il ritorno del “Maestro”, sarà l’azzurro Lorenzo Sonego. Un grande onore per l’italiano, a cui lo svizzero dovrà fare attenzione perché Lorenzo non ha nulla da perdere e ha dimostrato di possedere la mentalità giusta e un tennis dalle molteplici qualità. Dall’inizio del 2019, Roger ha vinto due titoli (Dubai e Miami) e disputato la finale a Indian Wells (persa contro Thiem). Reduce dall’incontro impegnativo vinto con Borna Coric a Roma, aveva deciso di dare forfait in semifinale contro Tsitsipas per un problema alla gamba. Tuttavia, ora pare abbia ritrovato un totale benessere e si è dichiarato pronto per scendere in campo domenica pomeriggio contro Lorenzo. Le sue chance di vincere il titolo? Non può ovviamente essere tra i favoriti, nonostante si chiami Federer. Roger ha vinto una sola volta il Roland Garros, dieci anni fa, nel 2009; con Rafa Nadal nel pieno della forma, un Novak Djokovic affamato di record e un Dominic Thiem sempre più favorito su questa superficie, le sue possibilità non possono essere troppo alte. Anche perché, dopo tre anni, lo svizzero ha disputato solo pochi match sul rosso tra Madrid e Roma. Ma alla classe di Roger Federer non c’è limite, quindi, chi lo sa…

N. 4  Dominic Thiem

Porebbe essere il guastafeste per Nadal e Djokovic. Il n. 4 ATP ha già disputato la finale l’anno scorso a Parigi (persa contro Rafa) e in questo momento è, dopo lo spagnolo e il serbo, il più forte giocatore sulla terra battuta. È reduce dalla vittoria a Barcellona, dove in semifinale ha sconfitto lo stesso Nadal (6-4 6-4) per poi imporsi in finale su Medvedev. Tuttavia, a Montecarlo e Roma ha disputato due tornei alquanto nettamente al di sotto delle aspettative. Ora, a Parigi, si dice pronto a difendere la finale e, anzi, il suo obiettivo è “quello di vincere il Roland Garros“. L’americano Tommy Paul (136 ATP) non dovrebbe essere un grosso ostacolo per rompere il ghiaccio sul nuovo Chatrier.

N. 5 Alexander Zverev

A Ginevra è arrivato il primo titolo stagionale per Alexander Zverev. Eppure Sascha non arriva a Parigi con lo stato d’animo tra i più sereni. Certo, la vittoria, peraltro sofferta, con Nicolas Jarry in Svizzera gli farà bene ma l’immagine in cui lo si è visto abbracciare, disteso a terra, le gambe di un ball boy per cercare conforto durante la semifinale, la dice lunga sulla frustrazione e le difficoltà di Zverev in questo momento. Nei Major deve ancora compiere il famoso salto di qualità (come è riuscito a fare Thiem) e in questi primi cinque mesi della stagione ha racimolato ben poche soddisfazioni; prima del titolo ginevrino il miglior risultato era il quarto di finale di Madrid (sconfitto da Tsitsipas) e la finale di Acapulco. Ricordiamo che a Roma è stato sconfitto dal nostro Matteo Berrettini al secondo round. All’Open di Francia, nel primo turno sfiderà John Millman. Tra i due non ci sono precedenti ma l’australiano, se in forma, potrebbe essere avversario fastidioso.

N. 6 Stefanos Tsitsipas

Il greco è in costante ascesa. Arriva a Porte d’Auteuil con il best ranking (6) e in piena fiducia dopo la finale a Madrid e la semifinale a Roma. A soli 20 anni ha già battuto i Fab 3 Federer, Nadal e Djokovic e vanta una semifinale Slam, quella di quest’anno in Australia dopo aver battuto agli ottavi proprio Roger Federer. Al primo turno del French Open incontra Marterer (23 anni e 110 ATP) con cui non dovrebbe soffrire un granché, anche se il tedesco proprio l’anno scorso si era messo in luce a Parigi arrivando per la prima volta in carriera agli ottavi di uno Slam, fermato poi da Nadal.

Stefanos Tsitsipas – Roma 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

N. 7 Kei Nishikori

Per ora, nel 2019, un solo titolo a Brisbane per Kei Nishikori. Negli altri tornei il giapponese non riesce a brillare, racimolando solo un quarto di finale a Roma (perso con Schwartzman). Tuttavia, il quasi trentenne nipponico ha dimostrato di sapersi destreggiare sulla terra, avendo disputato la finale a Montecarlo l’anno scorso, una finale a Madrid (2014) e avendo vinto ben due volte il torneo di Barcellona (gli unici titoli vinti sulla terra sui 12 conquistati). Nella parte bassa di tabellone, quella di Federer e Nadal, al primo turno parte favorito contro il 22enne francese Quentin Alys (153 ATP).

Niente Roland Garros per Kevin Anderson e John Isner (8 e 10 ATP). In aprile il 33enne sudafricano ha annunciato di dover saltare tutta la stagione sulla terra a causa di un infortunio al gomito. Kevin, che l’anno scorso è gunto in finale a Wimbledon, punta al rientro in occasione dei tornei sull’erba. Brutto infortunio anche per John Isner. Lo statunitense è alle prese con una frattura da stress al piede sinistro avvenuta durante la finale del torneo di Miami contro Roger Federer.

N. 9 Juan Martin del Potro

Rientrato da poco dopo l’infortunio alla rotula, Juan Martin del Potro dovrà difendere la semifinale dell’anno scorso (persa con Nadal). Giunto ai quarti a Roma, l’argentino, se in salute, può mettere in seria difficoltà anche i più forti, come ha dimostrato nel match di quarti di finale al Foro contro Djokovic, in cui ha avuto a disposizione due match point. Nel primo incontro parigino sarà opposto al 23enne cileno Nicolas Jarry, reduce dalla lottatissima finale ginevrina contro Zverev.

GLI ITALIANI

Fabio Fognini – 11 ATP (e Andreas Seppi – 66 ATP)

Un sofferto derby azzurro di primo turno tra Fabio Fognini e Andreas Seppi. I due sono 4-4 nei precedenti ma Fabio, per una serie di ragioni, partirà nettamente favorito. Non solo per l’ottimo tennis messo in campo in queste ultime settimane e culminato con il successo a Montecarlo, ma anche perché il ligure ha vinto gli ultimi quattro match contro Andreas che ha invece perso le ultime nove partite disputate quest’anno. (dopo la finale di Sydney si è sostanzialmente eclissato). A Parigi, Fognini, se libero da fastidi fisici, può essere senza dubbio uno degli avversari più pericolosi per i big e, forse, chissà, anche uno dei candidati al titolo se fisico, tennis e testa funzioneranno come si deve.

Marco Cecchinato – 19 ATP

Riflettori puntati sulla grande sorpresa del Roland Garros 2018, Marco Cecchinato. Il siciliano – che si trova nella parte bassa del tabellone – comincerà a difendere i punti della semifinale dell’anno scorso sfidando al primo turno il “veterano” nonché beniamino dei francesi Nicolas Mahut, vittorioso nell’unico precedente (sul duro) tra i due. Il “Ceck” ha cominciato molto bene l’anno approdando alla semifinale a Doha (duro) e vincendo il torneo di Buenos Aires (terra). Nello swing sul rosso non si è messo però particolarmente in luce. A Montecarlo si è fermato agli ottavi (complice la febbre durante il match contro Pella) ma, sulla terra battuta, resta un giocatore dotato di geometrie invidiabili. Sulle quali però graverà il peso dei 720 punti da difendere.

Matteo Berrettini – 32 ATP

Grande attesa per Matteo Berrettini che sta disputando una prima parte di stagione coi fiocchi. Reduce dal successo di Budabest e dalla finale a Monaco, il 23enne romano dall’anno scorso non smette di stupire e di migliorare il proprio tennis, diventando sempre più potente, incisivo, aggressivo e dirompente al servizio (oltre i 200k/h). Con miglioramenti quasi inaspettati anche sul lato del rovescio. L’ascesa del ranking di Matteo cominciava proprio la scorsa primavera a Porte d’Auteuil dove, per la prima volta, giungeva al terzo turno in uno Slam, per poi vincere il primo titolo ATP a Gstaad. Quest’anno il suo primo avversario sarà Pablo Andujar. Non ci sono precedenti tra i due. Certo, lo spagnolo – che ha dieci anni in più di Matteo – è a suo agio sul rosso ma lo è anche l’azzurro che scenderà in campo da favorito. Del resto avere una testa di serie comporta onori e oneri.

Matteo Berrettini – Roma 2019 (foto Felice Calabrò)

Lorenzo Sonego – 73 ATP

Alquanto sfortunato Lorenzo nel sorteggio visto che il suo primo round parigino verrà disputato domenica contro un certo Roger Federer. Ma anche un grande onore quello di inaugurare il torneo del “Maestro” dopo tre anni di assenza. Insomma, Sonego ce la metterà tutta, non ha nulla da perdere e, se non si farà sopraffare dall’emozione e da un certo timore riverenziale, con le qualità del suo tennis e del suo atteggiamento in campo, potrebbe anche mettere in difficoltà lo svizzero. Il torinese, inoltre, non si lascia affatto spaventare dalla lotta, anzi, è esattamente il suo habitat. Federer è avvisato.

Thomas Fabbiano – 98 ATP

Esordio molto complicato per il pugliese che se la vedrà con Marin Cilic. Però, mai dire mai, perché il croato non sta producendo il suo miglior tennis e probabilmente non è mai stato più battibile di così negli ultimi mesi.

Bravissimi anche Bolelli (191 ATP), Travaglia (120 ATP) e Caruso (148 ATP) a superare le qualificazioni. Stefano Travaglia disputerà il primo turno con il francese Mannarino (49 ATP) e Caruso con il 22enne spagnolo Jaime Munar (52 ATP). Entrambi partono sfavoriti ma stanno dimostrando di poter disputare ottimi match. Il più sfortunato e Simone che è stato sorteggiato con Lucas Pouille (25 ATP). Però, mai dire mai… Il francese non sta attraversando un momento particolarmente brillante dopo l’inaspettata semifinale di Melbourne e Simone, con la sua esperienza e il suo braccio raffinato, potrebbe rovinargli la giornata.

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WTA Toronto: una nervosa e discontinua Halep rimonta Pegula, in finale andrà a caccia del 24°titolo

Simona Halep torna in finale al Canada Open dopo quattro anni, cercherà il primo titolo a Toronto nella sua 18esima finale ‘1000’

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Simona Halep – WTA Toronto 2022 (foto Gyles Dias via Twitter @NBOtoronto

[15] S. Halep b. [7] J. Pegula 2-6 6-3 6-4

Nella psicologia sportiva si utilizza spesso l’espressione nikefobia, termine di origine greca composto dalle parole nike e phobos, che significano rispettivamente vittoria e paura. Quindi unendo i due sostantivi in un unico concetto, ecco venire fuori quella sindrome che comunemente affligge gli atleti: ‘la paura di vincere’. Ebbene questo principio legato alla mentalità nello sport, è stato il vero leitmotiv della prima semifinale di scena a Toronto del National Bank Open presented by Rogers. Un match che ha visto prevalere la tds n. 15 Simona Halep sulla n. 7 del tabellone Jessica Pegula, in rimonta per 2-6 6-3 6-4 dopo 2h14, nel quale ci sono stati ben 11 game decisi ai vantaggi, di cui 5 nel terzo set (4 nei primi quattro giochi).

Ma soprattutto, ogni qualvolta si aveva la sensazione che una delle due protagoniste avesse sferrato il colpo decisivo, puntualmente l’altra riusciva a trovare energie inattese e a ribaltare l’inerzia. Basti pensare che l’americana ha avuto l’opportunità per salire sul 3-1 e servizio nella frazione finale, ritrovandosi invece sotto 4-2, o ancora non ha sfruttato due palle break in apertura di secondo parziale. Questa costante instabilità, che ha condizionato l’intero match, ha reso nervose le due giocatrici: specialmente Halep, quasi mai vista così su di giri, chiedere per credere alla sua povera racchetta. Alla fine l’esperienza ha fornito quello spunto in più alla rumena, complice una Pegula spentasi dopo una prima parte di gara dominata, con una performance in risposta e di dritto così opposta al resto della sfida difficilmente riverificabile. Tuttavia per Simona in ottica finale, c’è da registrare la seconda si servizio: 10 doppi falli, molti nei momenti più caldi, e solo il 44% di punti vinti.

 

L’ex n. 1 contro la vincente di Pliskova/Haddad Maia, andrà a caccia del 24°titolo in carriera, il nono a livello di categoria ‘1000’, nei quali quella di domani sarà la diciottesima finale in assoluto. Ritorna invece nell’ultimo atto del Canada Open dopo quattro anni, vittoria nel 2018 a Montreal su Stephens, e cercherà il terzo titolo – trionfò sempre nel Quebec e sempre contro un’americana, Keys, nel 2016 -. A Toronto vanta come miglior risultato, l’atto conclusivo del 2015 dove perse da Bencic; per la rumena è la seconda finale stagionale dopo il successo ad inizio anno a Melbourne su Kudermetova.

IL MATCH – Inizio da incubo per Halep, che nel primo game della partita commette due doppi falli da destra e più in generale vede la propria prima di servizio latitare parecchio: in un gioco da 8 punti per cinque volte la rumena è costretta a dover ripiegare sulla seconda. Dal canto suo ha invece tutt’altra partenza Pegula, che facendo leva sull’evidenti difficoltà dell’avversaria con il fondamentale d’inizio gioco ha un approccio alla sfida dirompente, attraverso una sistematica pressione imposta alla n. 7 del mondo mediante una favolosa risposta di dritto.

Jessica oltre a prendere immediatamente il controllo del punto, con queste ribattute eseguite in grande anticipo, dimostra fin da subito l’intenzione di variare maggiormente il gioco per evitare d’infilarsi negli scambi di resistenza e solidità da fondo, dove chiaramente l’ex n. 1 del ranking avrebbe vita sin troppo facile: così la statunitense modifica costantemente altezza e traiettoria delle proprie esecuzioni, alternando rovesci in top spin molto carici, con parabole abbastanza spinte, a quelli tagliati per fornire palle più basse e insidiose a Simo. Le straordinarie capacità difensive della tds n. 15 del tabellone, le permettono di salvarsi nel primo gioco del match annullando una palla break, che fa capire appieno la prospettiva del duello: una battaglia su ogni singolo quindici.

Anche se, nel terzo game ritornano i problemi in battuta per la due volte campionessa Slam: questa volta la prima opportunità è fatale all’allieva di Mouratoglou, con la 28enne di Buffalo che ancora supportata da una stratosferica abilità nell’anticipare la risposta di dritto – straordinaria da vedere quando riesce a mettere i piedi in campo – breakka e sale 2-1. Jes è brillantissima, nonostante ciò nel game successivo perde un po’ le misure del campo dalla parte del dritto, fino a quel momento scintillante, e Halep non si fa pregare arrampicandosi sul 15-40. A questo punto, tuttavia, i ruoli si scambiano ed è Pegula ad entrare in versione muro di gomma: la giocatrice a stelle e strisce risale la china frantumando anche una terza opportunità di contro-break ai vantaggi.

La 30enne di Costanza è stranamente nervosa, ed inevitabilmente i suoi nervi cedono all’intemperie dell’adrenalina e della rabbia dopo aver visto le chance per rimettersi in scia, sfumare via inesorabilmente. Inoltre continuano a materializzarsi enormi grattacapi per la due volte campionessa del torneo, a causa di un servizio totalmente fragile, soprattutto sulla seconda Simona è veramente in perenne agonia. Non è un caso infatti che la n. 15 WTA sia autrice di doppi falli a ripetizione, che mandano Pegula addirittura avanti sul 4-1 pesante con il secondo break sigillato a 0.

Con il set ormai compromesso, Halep perde pienamente le staffe scaraventando ripetutamente la racchetta sul campo. La n. 1 del tennis femminile d’oltreoceano sta semplicemente fornendo una prestazione perfetta, condita anche da una strabiliante verticalizzazione del gioco che la porta a mostrare tutte le sue eccezionali doti al volo nei pressi della rete. E così dopo 35 minuti, nei quali la regina di Wimbledon 2019 riesce appena in tempo a conquistare il suo secondo turno di servizio, l’americana vince 6-2 il parziale inaugurale.

L’inizio del secondo set sembrerebbe ripercorrere le stesse orme dell’avvio di gara, con l’attuale top 10 in campo a guadagnarsi immediatamente due possibilità per l’allungo, anche nella seconda frazione. Ma come accaduto in precedenza – ad inizio partita – Halep rimonta dal 15-40 e va sul 1-0 con un ace, perché il cuore di una campionessa non muore mai. Ecco che però arriva puntuale il momento di rottura rispetto all’andamento del set d’apertura, in questa circostanza la rumena fa subito sentire sulle spalle di Jes il peso delle occasioni mancate: la 30enne di Costanza trova finalmente profondità nei colpi, ma anche maggiore penetrazione a livello di timing, e può perciò centrare il primo break della sua partita.

Questo strappo, in verità, da inizio ad un frangente della sfida dove la qualità della contesa cala vistosamente: si susseguono infatti altri due break consecutivi con Simona che prima restituisce e poi si riprende il vantaggio. Tanti errori la fanno da padrona in questo momento, ma in particolar modo crescono e non poco quelli di Pegula, la quale gioca due turni di fila in battuta completamente disastrosi. Ebbene, dopo 31 minuti di secondo set, l’inerzia si è totalmente invertita ed è bastato un attimo per far sì che Halep volasse sul 4-1. Simo ora dovrebbe piazzare l’accelerata decisiva facendo fruttare i gratuiti della newyorkese, prima che l’americana si riprenda dal torpore nel quale si è imbrigliata dopo aver dominato il primo set; la rumena arriverebbe pure a due punti dal doppio break – in termini di punteggio sarebbe valso il 5-1 – ma manca di killer instinct.

Perciò è costretta a fronteggiare quattro break point nel settimo game, che avrebbero rimesso nuovamente tutto in discussione, ma per sua fortuna dopo 14 punti un po’ per demeriti della n. 7, un po’ per la propria forza di volontà di non mollare mai; la 30enne di Costanza mantiene la testa del set. Si giunge dunque al momento della verità, e pur tormentata dal 5 doppio errore della sua partita, Halep non si scompone e rimanda il verdetto al terzo (6-3 in 45 minuti).

I colpi della n. 15 adesso sono incisivi, ha ritrovato quella sua consueta forza nel palleggio prolungato da fondo: ora Pegula non riesce più a sfondare, a differenza del primo parziale dove era la rumena a dover fare gli straordinari per vincere un punto. E difatti la rottura della 28enne di Buffalo prosegue anche in apertura del set decisivo, l’ex n. 1 è in assoluto controllo gestendo alla perfezione ogni singolo quindici tra soluzioni piatte e colpi più lavorati.

Jessica capisce allora che deve provare a compiere il forcing finale, altrimenti l’avversaria non sarebbe più raggiungibile, e ritorna così a scompaginare i piani rumeni attraverso la smorzata. Ma il problema di Simona continua a riscontrare le proprie radici nella seconda di servizio, altri due doppi falli forniscono sul piatto d’argento, alla settima forza del seeding, il contro-break. Addirittura potrebbe verificarsi il terzo strappo in altrettanti game nel set, ma la possibilità di nuovo allungo rumeno si frantuma, così come rischia di fare la stessa fine la racchetta di Simona. Oramai siamo entrati nella fase ‘psicodramma’, la costanza negativa torna a far visita – 8 doppio fallo – ad Halep, che è vittima di un passaggio a vuoto: va sotto 0-40, ma Pegula spreca le tre occasioni più anche una quarta ai vantaggi, per via di un dritto sopito dalla sindrome della paura di vincere.

Potevamo essere 3-1 per l’americana, ed invece Jessica dopo le chance gettate al vento per la prima volta vede i propri nervi perdere di lucidità: parziale di 10 punti a 1 per la n. 15, con l’ennesimo ribaltamento del match che certifica il 4-2 in favore di Halep. Jessica ormai ha smarrito completamente l’impatto con palla e concede il doppio break, ma se pensate che siamo vicini alla conclusione vi sbagliate di grosso; Simona non ha il giusto cinismo e si fa recuperare uno dei due break. Tuttavia si procura due match point nel nono game, ma la racchetta dell’ex n. 1 percossa svariate volte sul terreno fa capire come ambedue non vengano sfruttati. L’ultima risorsa per Halep è rifugiarsi sotto l’asciugamano, estraniamento dalla realtà che porta i suoi frutti: il secondo tentativo di servire per il match è quello buono, il terzo match ball pone fine ad un terzo set a dir poco thriller.

IL TABELLONE DEL WTA 1000 DI TORONTO

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Eugenie Bouchard stavolta torna davvero: è in tabellone al WTA 125 di Vancouver

La tennista canadese riparte grazie a una wild card: sfiderà Hartono dopo un lungo periodo di assenza dai campi

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Eugenie Bouchard torna in campo. Stavolta per davvero, a meno di sorprese mai da escludere. La canadese, 28 anni, è nel tabellone del WTA 125 in programma a Vancouver, Canada, a partire dal 15 agosto.

Sarà l’olandese Arianne Hartono l’avversaria di Genie nel suo primo match dal 17 marzo 2021, quando a Monterrey perse contro Lin Zhu; nel giugno seguente, la ventottenne canadese ha subìto un intervento alla spalla destra e poi c’è stata una riabilitazione andata per le lunghe più del previsto. Il rientro ai tornei era in un primo momento previsto per Wimbledon, ma l’assenza di punti in palio ha convinto Bouchard a rinunciarvi. 

Bouchard, che al top della forma – era il 2014 – raggiunse semifinale ad Australian Open e Roland Garros e finale a Wimbledon, tenta ora una lunga risalita. A 28 anni Genie ha ancora il tempo per ricominciare da capo. Servirà una grande costanza nel lavoro perché il percorso è di quelli durissimi: vedremo se la star canadese riuscirà nel suo intento. 

 

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ATP

ATP Montreal, Casper Ruud e la passeggiata contro Auger-Aliassime: “Un giorno perfetto in ufficio”

Il norvegese commenta la mattanza rifilata al canadese e si proietta alla semifinale contro Hurkacz: “Lui sa come si vince un Masters 1000”

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Casper Ruud – ATP Montreal 2022 (foto via Twitter @OBNmontreal)

L’inaspettato e deludente (soprattutto per il pubblico di casa) 6-2 6-1 con cui Casper Ruud ha liquidato Felix Auger-Aliassime ha richiesto solo mezzora in meno rispetto al 7-6 6-7 6-1 di Hurkacz su Kyrgios: c’è stata più lotta di quanto dica il punteggio tra il fantasmino e FAA oppure Kyrgios andava così di fretta tra un punto e l’altro che il tempo effettivo dei suoi turni di battuta quasi eguagliava quello complessivo? La seconda è piuttosto vera e non c’è dubbio che, a proposito della prima, in conferenza stampa il vincitore spiegherà che non è stato così facile. Non c’è dubbio, abbiamo azzardato, sia perché è quello che si dice di solito in questi casi, sia perché Casper lo aveva anticipato nell’intervista sul campo. Andiamo allora a controllare se è davvero così e cos’altro ha raccontato l’unica delle prime quattro teste di serie rimasta in piedi dopo il primo match e che quest’oggi giocherà la semifinale, contro Hurkacz, sul cemento canadese: in una parola, anzi tre, il terraiolo Ruud.

Domanda: Sembravi molto a tuo agio oggi in campo. Com’è stato per te?

Casper Ruud: “Non è stato così agevole come la gente potrebbe pensare. Tutto è più o meno girato a mio favore: chiamate vicino alla riga, scambi lunghi. Questo certo aiuta contro un grande giocatore come Felix. Sapevo di dover mettere in campo il mio tennis migliore per avere una possibilità di batterlo. L’ho fatto e pure qualcosa in più. Un giorno perfetto in ufficio.”

 

D. Sentivi che era la tempesta perfetta per te perché Felix faticava a colpire e tu hai sfoderato alcuni colpi spettacolari?

CR: “Non sono partito alla grande, Felix sì. Per fortuna, sono stato in grado di capovolgere la situazione. Siamo tutti d’accordo, abbiamo visto Felix giocare meglio di quanto abbia fatto oggi. Faceva diversi errori qua e là. Allo stesso tempo, io gli facevo colpire parecchie palle in più. Io recuperavo palle rispedendole con buona profondità. Dev’essere stato piuttosto complicato per lui trovare vincenti o punti facili contro di me. Quello era l’obiettivo, fargli giocare tanti punti e funzionava. Da parte mia, sono stato capace di piazzare il dritto dove volevo, trovare dei vincenti. E ho anche servito bene. Felix sa giocare meglio, ma io ho messo in atto il mio piano. Ho fatto un buon lavoro.”

D. Una bella vittoria su un grande tennista, con il pubblico a favore. Come rimani concentrato sapendo che la folla tiferà per quell’altro?

CR: “A volte, la notte prima mi piace visualizzare me stesso nel match che devo giocare. Ieri notte, mi vedevo sul centrale, proprio nel momento in cui entravamo in campo, quando sai che Felix riceverà un’ovazione. Se finisco con il perdere scambi tirati o punti spettacolari, impazziranno per lui. Mi piace farlo perchè così in quei momenti ci sono già passato, almeno nella mia testa. Credo sia un modo per gestire luoghi o incontri speciali come oggi. Per fortuna, sono riuscito a giocare così bene che il pubblico non ha avuto forse modo di tifare come avrebbe voluto. Suona un po’ crudele, ma…”

D. Cosa ti aspetti dal match contro Hubert? Ha battuto Nick che era in striscia vincente.

CR. “Sarà difficile. Hubert è sempre pericoloso, su ogni superficie, specialmente sul duro. Ha vinto Miami, sa come vincere un Masters 1000. È di nuovo in semifinale e sembra al meglio, ha giocato molto bene contro un avversario tosto. Lo conosco bene, è un tipo a posto. Spero che riusciremo a mettere in campo una bella semifinale sabato.”

QUI IL TABELLONE AGGIORNATO DEL MASTERS 1000 DI MONTREAL

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