Come Scanagatta ha fatto divertire il mondo. “E Djokovic è in debito con me”

Interviste

Come Scanagatta ha fatto divertire il mondo. “E Djokovic è in debito con me”

La traduzione integrale dell’intervista rilasciata dal direttore a BBC Serbia. Da Laver e Rosewall a Federer, Nadal e Djokovic, passando per Nastase, McEnroe e Lendl: una strada lunga 154 Slam. Che continua…

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Novak Djokovic - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)
 
 

QUI L’INTERVISTA ORIGINALE DI SLOBODAN MARTIC

Avrete sicuramente visto questo video. Un giornalista italiano fa una domanda a Djokovic in inglese – naturalmente con un accento italiano, dopo la finale di Melbourne. “7 Australian Ooopens, 15 Slaaams” la cantilena dell’italiano all’inizio della domanda. Not too baaad” (“Non così male”) lo interrompe Novak, anche lui in una cantilena inglese-italiana. Djokovic si mette poi a ridere per una ventina di secondi abbondanti, come tutta la sala, per poi aggiungere un “Niente di particolaaare”. Mancava solo il classico saluto italiano con la mano.

È diventato subito virale” afferma al riguardo Ubaldo Scanagatta, l’autore della domanda cantilenante e famoso giornalista, nell’intervista realizzata per la BBC. “Siete diventato una star mondiale” gli dico. “Sì, me lo dicono tutti, ma preferirei comunque diventare una star per la qualità del mio giornalismo” mi risponde con un sorriso. Scanagatta è esattamente questo: molto, molto di più di quella conferenza per i media che lo ha reso famoso in tutto il mondo. In agosto compirà settant’anni e nella sua testa custodisce tutta la storia del tennis: questo Wimbledon è il 154esimo torneo del Grande Slam che segue dal vivo. “Sì, sono vecchio, ma ho un’ottima memoria… In tre minuti potrei elencare tutti i finalisti di Wimbledon dal 1968 e forse anche i risultati”. E con una simile leggenda del giornalismo e del tennis si può parlare di tante cose.

Ubaldo Scanagatta – Wimbledon 2019 (foto S. Martic)

LA SFIDA Sì, abbiamo un buon rapporto” dice Ubaldo con un sorriso, dopo che ho citato Djokovic. “Lui parla italiano e dato che ancora adesso in tanti appena mi vedono mi dicono ‘not too baaad’, scherziamo sempre sulla cosa. Credo comunque che tutti i giocatori mi rispettino veramente”. Ci dice che è sempre stato indipendente e che “non ho mai fatto sviolinate a nessuno. “Se penso che qualcuno sbagli, anche Djokovic, lo scrivo. Indipendenza e spirito libero, sono due cose molto importanti per un giornalista” aggiunge Scanagatta, dando inconsapevolmente una importante lezione di giornalismo al novellino con cui sta parlando. Parliamo negli ampi spazi riservati ai giornalisti stranieri del Media Center di Wimbledon, pieno di monitor e di gente che corre in giro tutta agitata.

Avevo visto Scanagatta dal vivo per la prima volta qualche giorno prima, nella conferenza stampa di Djokovic dopo la vittoria al primo turno, dove anche si era sentita la cantilena. “Dobbiamo proseguire, il tempo è scaduto” aveva detto in quell’occasione l’anziano signore che aveva il ruolo di moderatore, cercando di concludere la conferenza stampa. Ecco, solo ancora il nostro amico dall’Italia” aveva aggiunto Djokovic, indicando con un sorriso alla sua destra. La domanda di Ubaldo era sulla pressione che il ruolo di favorito esercita sui giocatori, considerato che i giovani – come Tsitsipas e Zverev – era usciti al primo turno. “Bisogna conviverci“ aveva risposto Novak. “Not tooo baaad” aveva aggiunto Ubaldo.

Sì, lui e Djokovic hanno un buon rapporto, ma c’è di mezzo anche una specie di debito. “In Australia, prima della semifinale, gli ho detto di portare la racchetta per giocare un po’ e lui rispose che l’avrebbe fatto. Poi però il giorno dopo faceva talmente caldo che non si è allenato, e così ho perso l’occasione di giocare con lui afferma Scanagatta. “È in debito con lei” osservo. “Sì è in debito, spero se ne ricordi. Diglielo. Digli che ‘devi a Ubaldo una partita di tennis’. Tre minuti, di più non ce la farei” risponde sorridente. “Ho giocato con Monica Seles, con McEnroe, con Borg, con Navratilova, con Laver… Mi piacerebbe giocare un pochino con Djokovic”.

 

BOLOGNA, OTRANTO, ROMA, GORIZIA Scanagatta dice di sé che è “praticamente nato in un tennis club” a Firenze, di cui suo padre era presidente. Per questo motivo iniziò a giocare a tennis già a quattro anni, arrivando sino alla rappresentativa juniores italiana e alla borsa di studio per proseguire gli studi negli USA. “Sono stato un discreto tennista e poi direttore del torneo di Firenze, cosa che mi ha aiutato più avanti nel giornalismo. Come direttore del torneo ho conosciuto Ilie Nastase con la sua futura moglie, e anche con Lendl avevo un buon rapporto, perché una volta era in ritardo ad un match e pregai il suo avversario di attenderlo. “Ma dai” gli dissi “tanto lo batterai comunque. Perse” ricorda Scanagatta, ridendo di cuore.

Ora, dice, è tutto diverso. “È passato tanto tempo… Quando ho iniziato ad occuparmi di tennis le palline erano bianche, questo fa capire quanto tempo è passato. Oggi se si vuole parlare con un determinato tennista bisognare fare una specifica richiesta ed avere uno specifico permesso, che non si riuscirà ad ottenere se non supplicando”.Se questo è così diverso, che dire del giornalismo. “Quando ho iniziato, in alcune redazioni non c’era neanche la carta, dovevi portartela da casa. Dovevamo dettare il testo agli stenografi e fare lo spelling di ogni singolo nome, perché generalmente non sapevano di tennis e non sapevano come si scrivesse Bjorn Borg.” E come si scriveva?  “Borg – Bologna, Otranto, Roma, Gorizia e questo non era un problema, immagina Gerulaitis – Gorizia, Empoli, Roma, Udine, Livorno, Ancora, Imola, Torino, Imola, Savona” aggiunge subito.

Ubaldo Scanagatta nella sala stampa di Wimbledon (foto S. Martic)

I “LIKE” Dalla dettatura degli articoli, alle macchine da scrivere e internet, fino al conteggio dei “like” e delle condivisioni sui social. Come sopravvivere? Bisogna adeguarsi ogni giorno risponde Scanagatta, impartendo un’altra lezione di giornalismo. “Dodici anni fa – abbastanza presto, considerando la mia età – capii che Internet sarebbe diventato importante e pensai che poteva essere una buona idea creare un sito web di tennis. Iniziammo come blog, con circa 300 visitatori al mese, e ora Ubitennis ha 100.000 visite al giorno. Che non è per niente male, considerando che stiamo parlando di tennis e non di calcio”.

Qualche attimo dopo il 69enne si mette a parlare di argomenti di cui i suoi coetanei non sanno assolutamente nulla – i social network. “Conservo ancora adesso gli accrediti stampa di Wimbledon del 1974 e del 1976, nei quali non c’era la foto” dice, estraendo lo smartphone dalla tasca. Perché lo fa? Per mostrarmi la fotografia di questi accrediti sul suo profilo Instagram, naturalmente. “Ho messo l’accredito di quest’anno e l’ho pubblicato, ma mi hanno detto che è vietato, perché qualcuno potrebbe scansionarlo e creare problemi di sicurezza. Ho dovuto togliere questa foto… Ecco quanto tutto è cambiato”.

Comunque, Scanagatta qualche problema ce l’ha con alcune delle cose del mondo d’oggi. “È dura” risponde semplicemente alla mia domanda su cosa pensa del giornalismo attuale. “Ad esempio, non dovremmo accettare l’idea che tutta la conferenza stampa per i media, subito dopo la conclusione, sia già disponibile su YouTube. Federer dice qualcosa, noi gli facciamo le domande e qualcuno che sta seduto a casa vede tutto prima che il giornalista abbia il tempo di trascrivere la dichiarazione, senza parlare dell’articolo da scrivere. Per quale motivo, allora, i media dovrebbero mandare qualcuno ai tornei ed investire denaro?”.

ASHE VS CONNORS Il nostro colloquio viene interrotto improvvisamente da una voce femminile: “Comunicazione importante <una tennista di cui non mi ricordo il nome> sta per raggiungere la sala interviste per la conferenza stampa con i media”. Scanagatta, naturalmente, si interrompe un momento per ascoltare e capire se si tratta di una informazione importante per lui. Non lo è e si gira di nuovo verso di me. Dato che ha trascorso dei decenni nel tennis, mi interessa sapere se ha dei tennisti preferiti.

Come giornalista, più di tutti mi piaceva Ivanisevic” risponde subito. “È molto spiritoso ed ha sempre rilasciato ottime interviste. Dopo di lui, nella mia classifica dei primi tre, ci sono Roddick e Safin”. Se si parla solo di tennis sceglie McEnroe. “Siamo amici, l’ho portato in giro per Firenze con lo scooter. Era incredibile, aveva una sensibilità, un talento… Se dovessi di nuovo pagare il biglietto per guardare giocare qualcuno, lo pagherei per McEnroe”. Ed il torneo preferito? “Come giornalista, mi piacciono Wimbledon e Roland Garros, perché i match finiscono in tempo e non devo scrivere fino alle cinque di mattina. Come spettatore… Wimbledon è particolare, l’atmosfera e l’erba fanno di questo torneo un qualcosa di diverso da tutti gli altri”.

Si passa poi a parlare dei match che ricorda in maniera particolare, e anche qui ci sono solo nomi leggendari. “Uh, McEnroe quando nel 1984 vinse 82 partite su 85, la sua finale con Lendl al Roland Garros e la finale di Davis dove venne sconfitto. E quando il nostro Panatta vinse il Roland Garros, dopo aver annullato un match point nel primo turno, la vittoria di Ashe qui nel 1975 contro Connors. Non posso dimenticare le WCT Finals tra Rosewall e Laver nel 1972 e nel 1973, e l’incredibile vittoria di Chang al Roland Garros 1989… Ce ne sono tante”.

Slobodan Martic, autore dell’intervista, con Ubaldo Scanagatta

LO SPORT MIGLIORE Per la fine dell’intervista ho lasciato una semplice domanda: cos’è il tennis? Credo sia il miglior sport del mondo” risponde Scanagatta “È il più complesso. Per prima cosa, sei da solo – anche se hai tutto il team attorno a te, tutti i problemi in campo li devi affrontare da solo. Secondo cosa, devi affrontare molte sconfitte, devi essere forte mentalmente e fisicamente, e devi avere anche un po’ di talento. Questa combinazione non si trova in nessun altro sport. In una squadra puoi nasconderti, ma vinci se Messi o Ronaldo giocano con te, ma anche Cruijff poteva perdere se non aveva dei bravi compagni di squadra. Qui è semplice – se sei bravo, vinci. Per questo il tennis è il migliore“.

Queste sono le parole dell’uomo che ha seguito 46 Wimbledon, 44 Roland Garros, 35 US Open e 29 Australian Open e chissà quanti altri tornei di livello inferiore e quante conferenze stampa. Perciò non è importante se in una di queste, come ci dice,  “Ho chiuso un pochino gli occhi. Colpa del jet-lag.

Questo Wimbledon è il mio primo torneo del Grande Slam e in assoluto il primo torneo di tennis in cui sono inviato, merita imparare qualche trucco del mestiere dai colleghi più esperti. Qualche consiglio? “Non preoccuparti, imparerai di giorno in giorno e sono sicuro che non ci saranno problemi… Io avevo 24 anni quando ho iniziato… Tu solo impara, questo è quanto” dice Scanagatta.

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ATP

Borna Coric: “Contro Nadal senza pressione, mi godrò il momento. Non è un problema fare quello che ami”

Il croato prepara la prima sfida dopo 5 anni contro un suo idolo, e parla delle proprie condizioni fisiche

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Borna Coric - US Open 2020 (via Twitter, @usopen)

Quando arrivi troppo in alto, poi puoi solo cadere. Borna Coric forse non è arrivato così in alto come avrebbe voluto (e potuto) ma la caduta, anche grave, l’ha presa eccome. Il 14 ottobre 2018 gioca la prima finale 1000 della carriera, qualche settimana dopo si attesta al n.12, il suo best ranking, sembra che finalmente quella grande promessa tanto attesa sia stata mantenuta. Da lì non c’è stato l’atteso salto di qualità, ma solo tanti problemi in serie, con l’infortunio alla spalla che lo ha tenuto fuori dal marzo del 2021 allo scorso marzo. Ora, però, qualche luce la vede: ieri una bella vittoria contro Lorenzo Musetti, e oggi il privilegio di sfidare il suo idolo Rafa Nadal, che batté a Basilea nel primo incontro nel 2014, perdendo l’ultimo precedente nel 2017 in Canada (in mezzo anche uno schiacciante 6-1 6-3 di Borna proprio qui a Cincinnati nel 2016, e una vittoria del maiorchino allo US Open 2015).

Lo stadio era pieno per il nostro quarto di finale“, racconta Coric ai microfoni dell’ATP dopo il successo su Lorenzo Musetti. “Mi ricordo che mi piaceva, ero super felice, mi sentivo come un bambino in un negozio di caramelle. Ero nel momento, stavo vivendo il mio sogno”. Quella vittoria, in quell’ottobre di 8 anni fa, arrivò nel momento in cui il croato stava salendo la scala del tennis, in cui doveva emergere, non ancora maggiorenne. Condizioni ben diverse da oggi, con un infortunio alla spalla in più, e gli anni che passano da reggere: “Non è mai facile tornare dopo un grave infortunio. Sono stato fuori per un anno e non è mai facile tornare e giocare un buon tennis, quindi ogni vittoria che si ottiene è estremamente importante anche per la mia fiducia e per la mia classifica, che non è ancora lì dove voglio che sia“.

La questione della sua spalla, oramai la principale quando si parla di Coric, viene ben approfondita dall’attuale n.152 al mondo, consapevole di quanto possa condizionarlo, e di quanto vada ben trattata e allenata: “Devo essere onesto, ben presto è diventato normale per me perché se voglio fare il mio lavoro, che è giocare a tennis, devo farlo. Non credo sia un enorme sacrificio avere 30 minuti in più di lavoro per arrivare a giocare a tennis. Puoi fare ciò che ami, non è un grosso problema. Se di solito vengo un’ora prima dell’allenamento, ora devo venire un’ora e mezza. Questo è tutto“. “Ma non ci penso più quando gioco ad essere sincero“, prosegue il croato, “perché anche se provo un po’ di dolore, e a volte capita, so che niente si può rompere. Non posso fare più danni, quindi a volte devo solo accettare che avrò un po’ di dolore e per me va bene“.

 

Certamente il suo gioco, soprattutto la sua mentalità e il suo approccio, si sono dovuti adattare ai problemi occorsi negli anni, come dimostrano queste parole. Parole di resilienza e abnegazione, quasi alla Nadal, la cui forza mentale è ciò che più lascia a bocca aperta: “Amavo tutto del suo gioco, in cui non c’è niente di sbagliato. Quindi puoi guardare ogni colpo e provare a farlo, perché è uno dei migliori del Tour. Riguarda più lo spirito combattivo, da cui penso che tutti possiamo imparare, e che può essere il nostro idolo“. Ma, dopotutto, va ricordato che stasera i due si affronteranno in campo, battezzando il ritorno in campo di Nadal più di un mese dopo il quarto a Wimbledon contro Fritz, per quella che in ogni caso sarà una partita speciale per Borna Coric, 9 vittorie in carriera contro top 5, l’ultima contro Thiem (n.4) all’ATP Cup 2020. “Giocherò senza alcune pressione“, conclude l’ex n.12 del mondo, “Ora posso divertirmi ancora di più perché non ho avuto questo tipo di partite e la competizione negli ultimi due anni. Mi diverto ancora di più rispetto a quando avevo 17 o 18 anni, e dato che sono stato a giocare a Challengers e tutto il resto, ora posso divertirmi ancora di più“.

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ATP

ATP Cincinnati, Kyrgios: “Ho lavorato molto sui miei scatti di rabbia”

“Sento che la benzina nel serbatoio sta per finire”. Il tennista australiano dopo la vittoria su Davidovich analizza il 2022: “Giocherò lo US Open e poi tornerò a casa”. “Non ho mai davvero accettato di perdere, senza prendermela con me stesso”

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Nick Kyrgios - Washington 2022 (Twitter - @atptour)
Nick Kyrgios - Washington 2022 (Twitter - @atptour)

Continua a brillare la stella di Nick Kyrgios in questo 2022 di rinascita del bad boy australiano. Anche al Western & Southern Open Kyrgios non delude, sconfigge in due set il finalista di Montecarlo Alejandro Davidovich Fokina e continua la sua striscia di imbattibilità nei match di primo turno in questo 2022, con un bilancio di 11-0. Stagione di rinascita che lo ha visto raggiungere la finale a Wimbledon, trionfare a Washington per uno score stagionale che recita 31 vittorie sul campo (più 3 per walkover) a fronte di sole 9 sconfitte. E del nuovo Kyrgios di questo 2022 ha parlato nella conferenza post-match.

Il tabellone completo del Masters 1000 di Cincinnati

IL MODERATORE: Siamo al sedici agosto e tu hai giocato 15 partite, tra singolo e doppio, vincendone 14. Come ti senti?

 

NICK KYRGIOS: “Mi sento bene, soprattutto per quanto riguarda la fiducia in me stesso quando sono in campo. Mi sembra di colpire la palla abbastanza bene. Sto arrivando alla fine del mio viaggio. Mi sento come se fosse quasi finita. Dopo questo torneo, giocherò lo US Open e poi tornerò a casa. In fondo è questo quello che penso. Ho dato tutto ogni giorno sul campo di allenamento e durante i match. Sento che la benzina nel serbatoio sta per finire e devo solo andare avanti, devo andare avanti. Mancano solo due tornei.

D: Le tue tattiche sono sempre abbastanza varie. Penso che tu abbia menzionato di recente come alcuni altri giocatori stiano chiedendo la tua opinione. È qualcosa che ti è venuto naturale da bambino, o ad un certo punto hai capito come fare?

NICK KYRGIOS: “Mi sento come se facessi ricerche su tutti i giocatori e mi sento come se avessi un ottimo cervello da tennista. Guardando il tennis da bambino e considerando tutto il tennis che ho giocato e quanto lo guardo, conosco i punti di forza e di debolezza di tutti.

Mi sembra di conoscere bene il mio stile di gioco e so cosa funziona. Ovviamente contro qualcuno come Fokina o Medvedev, de Minaur, questo tipo di giocatori, se faccio troppi scambi, non è un tennis alto livello. Alcuni giocatori di tennis sentono di raggiungano percentuali elevate semplicemente allungando gli scambi. Ma per me, non è così. Non è così che vincerò le partite.

Per il 90% dei giocatori è una percentuale alta, ma per me è una percentuale di tennis molto bassa. Contro questo tipo di giocatori, so che devo stare al top, rimanere aggressivo, sai, provare ad accorciare gli scambi quando posso, serve & volley, variare il gioco, giocare slice. Devo giocare il mio tipo di tennis, e questo è alto livello.

Io credo che giocare ad alto livello per un tennista sia sapere cosa funziona nel tuo stile di gioco e cercare di eseguirlo al massimo livello. Per me è davvero chiaro cosa questo rappresenti per il mio gioco e so come le altre persone stanno cercando di giocare. Questa è la chiave. Sento che non avere un allenatore ha funzionato. Negli ultimi sei mesi non credo che molte persone abbiano raggiunto questi obiettivi senza un allenatore prima di me, e credo che sia qualcosa che derivi dalla fiducia e dalla conoscenza del tuo gioco.

D: Pensi che il Nick del 2022 possa avere gli scatti di rabbia o emotivi che ha avuto nel 2019?

NICK KYRGIOS: “Credo di essere stato un tennista emotivo per tutta la mia carriera. Da quando ho preso in mano una racchetta, mia madre mi guardava fare i capricci e piangere in campo ed essere emotivo quando perdevo. Penso che sia, in un certo senso, solo dimostrare che mi importa del risultato. Penso che sia importante. A un ragazzo dovrebbe importare del risultato, e non ho mai davvero accettato di perdere, senza prendermela con me stesso dopo la partita o durante la partita. Mi sono sempre preoccupato così tanto dei risultati.

Adesso raramente mi vedrete lanciare la mia racchetta. Di tanto in tanto capita qualche sfogo, ma non più di un altro giocatore. Sento che è qualcosa su cui ho lavorato, ovviamente in campo, perché fuori dal campo sono molto rilassato. Non hai mai scatti di rabbia. In campo, c’è voluto molto lavoro per arrivare a questo punto. Si può chiaramente dire che sono un ragazzo che ha lavorato su alcune cose, ha la sua personalità, ma a volte si muove su una filo sottile. Sono orgoglioso di questo, di poter giocare una partita come oggi. Ci sono stati un paio di scatti di rabbia qua e là, ma è una specie di mindset.

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Flash

Emma Raducanu, e l’ultima di Serena a Cincinnati: “Sono fortunata ad averci giocato contro. Questa vittoria mi dà fiducia”

Le parole emozionate della 19enne, e uno sguardo al prossimo turno: “Azarenka è una campionessa, l’ho guardata per tutta la mia carriera”

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Emma Raducanu - Cincinnati 2022 (foto Twitter @cincytennis)

Non è la fine di un’era, perché quella è già finita da un po’, il recente annuncio di Serena Williams è stato più una conferma che una reale notizia. Ma la vittoria di Emma Raducanu per 6-4 6-0 al primo turno del Western and Southern Open, con il sorriso della gioventù sul volto che ancora non è sfuggito del tutto all’adolescenza, segna un ulteriore passo di consapevolezza sulla via che porterà l’ex n.1 al mondo (già 4 volte campionessa Slam prima che la britannica nascesse) lontano dal tennis. Anche perché Emma Raducanu sarà l’ultima avversaria della carriera di Serena Williams a Cincinnati, questa sconfitta corrisponde all’ultimo saluto dell’Ohio a una delle più amate. Tutto questo peso sulle spalle di una 19enne, che in conferenza stampa sa, per una volta, di essere solo l’ “avversaria di”, nonostante abbia vinto, eppure tiene un comportamento integerrimo.

Il tabellone completo del WTA 1000 di Cincinnati

D: “Complimenti per la tua vittoria contro una delle più grandi di tutti i tempi. Come ti senti?

 

Raducanu: “È piuttosto sorprendente, ad essere onesti. Non posso credere di aver appena giocato contro Serena Williams. È qualcosa che penso di essere davvero fortunata ad essere stata in grado di fare, per il solo fatto che le nostre carriere si siano incrociate quando c’è un divario così grande. Guardandone la crescita, è stata un’esperienza straordinaria giocarci e basta. Dall’inizio alla fine, io forse sembravo calma, ma sapevo quanto fosse importante ogni singolo punto, perché molli un po’, e, sì, lei ti starà addosso; è una leggenda

D: “Quali erano le tue aspettative su come sarebbe stato là fuori? E com’è stato, paragonato a come ci si sente effettivamente sia in termini di tennis che anche di tue emozioni e tutto il resto?

Raducanu: “All’inizio di certo ero nervosa. Andando là fuori ero davvero pronta ad essere sulla mia risposta, e a volte era come se avessi la palla sulla racchetta, ma era semplicemente troppo potente. È un servizio davvero difficile da leggere, non puoi dire dove sta andando, il che rende le cose ancora più difficili. La folla era piuttosto elettrizzante, lo stadio era davvero pieno. Anche se facevano il tifo per Serena, io ero al 100%, ero preparata per questo: giocare contro la più grande nel suo paese d’origine in uno stadio del genere, ed ero favorita. Se smetterà di giocare presto, al 100% fai il tifo per lei

D: “Hai avuto un grande inizio, penso che hai fatto il break a zero, eri avanti 4-1. A cosa ti è servita la mentalità? Quanto è stata importante per te?

Raducanu: “Sicuramente importante, perché lo è sempre iniziare bene, ma allo stesso tempo tempo, hai come questi dubbi quando sei sopra, quando all’inizio sta andando quasi troppo bene, perché stai giocando contro Serena, molli un po’, e i pensieri iniziano a venirti in mente. Quando ho subito il break dopo essere stata 4-1, sapevo che era come una piccola apertura che le ho dato, lei ha capitalizzato e penso che abbia iniziato a giocare meglio. Io ero solo molto concentrata su come mantenere la mia compostezza e tenere il mio prossimo gioco di servizio. Per questo buon inizio, ti dai spazio per due break, e ne ho subito uno

D: “Dalle tue risposte, sembra che oggi sia stato più qualcosa di mentale che una sfida fisica. Sono curioso di sapere come sia stato fisicamente il tuo gioco nel primo turno, se fossi soddisfatta della tua performance di oggi in campo e come prendi la partita di oggi andando avanti?

Raducanu: “Penso che gran parte della partita di oggi è stata sicuramente sul lato mentale, nel non essere intimidita da tutti i suoi successi. Era quello su cui mi stavo concentrando di più, proprio come essere davvero presente e pensando al mio gioco, a cosa dovevo fare. Fisicamente penso di aver resistito abbastanza bene, come c’erano alcuni scambi più lunghi, pochi, ho resistito e l’ho fatta lavorare. A volte ho vinto il punto quando contava, qualche volta ha vinto il punto lei, come avendo il sopravvento. Mi sento bene in questo momento, ora solo un ricambio veloce per domani mattina per giocare, provo solo a recuperare. In realtà non ho nemmeno fatto la doccia

D: “In termini di confidenza verso New York, tra un paio di settimane, quanto ti senti meglio dopo aver avuto un momento come questo e una vittoria contro una giocatrice del genere stasera?

Raducanu: “Sì, penso che aiuti giocare contro Serena e riuscire a vincere. Ovviamente sono davvero orgogliosa di me stessa, e questo mi dà fiducia. Penso che a questo livello, contro chiunque giochi, è davvero una partita difficile. Ognuna di queste vittore dà un po’ di fiducia, indipendentemente dal livello in cui stai giocando, ogni singola vittoria conta. Ma certo questa ancora di più, perché stai giocando contro la più grande. Ma non sto cercando di andare troppo in alto o troppo in basso in questo momento, sto solo cercando di rimanere su un percorso e una traiettoria, perché mi sento come se fossi stata su entrambe le estremità e sono solo felice, orgogliosa di me stessa

D: “Domani tornerai e giocherai contro un’altra grande campionessa come Azarenka. Sono curioso di quali siano i tuoi pensieri su di lei, di cosa sai

Raducanu: “Ho visto Vika giocare per tutta la carriera, non tutta la sua, intendo la mia intera carriera. Lei stessa è una grande campionessa. Mi ricordo più recentemente quando stava giocando agli US Open e ha fatto la finale, penso nel 2020, durante la bolla. Io stavo studiando per i miei esami, non giocavo a tennis da due tre mesi, e stavo solo sognando di giocare sull’Ashe un giorno, e di essere a quel livello giocando io stessa contro queste grandi giocatrici.; tutto sembrava così lontano. Ovviamente con l’ultimo anno ho avuto grande esposizione a queste grandi giocatrici, e ogni volta che arrivi a giocarci, impari anche da loro e cosa fanno davvero bene che le ha aiutate nelle loro carriere. Domani sarà una partita difficile, di sicuro

D: “Ora che hai l’esperienza di Serena nella lista dei desideri, contro chi vorresti di più giocare in tour? Senza contare Azarenka domani. Contro chi vuoi giocare, e non hai ancora avuto la possibilità di farlo?

Raducanu: “Direi una persona: mi piacerebbe giocare con Simona, perché penso che lei intorno sia la giocatrice più completa. Si muove molto bene, è aggressiva, può difendere. Ti fa lavorare molto duramente per ogni punto. Potrebbe essere lento, doloroso, se ti prendesse (sorride). Ma penso che solo essere in grado di sentirlo sarebbe fantastico

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