Come Scanagatta ha fatto divertire il mondo. “E Djokovic è in debito con me”

Interviste

Come Scanagatta ha fatto divertire il mondo. “E Djokovic è in debito con me”

La traduzione integrale dell’intervista rilasciata dal direttore a BBC Serbia. Da Laver e Rosewall a Federer, Nadal e Djokovic, passando per Nastase, McEnroe e Lendl: una strada lunga 154 Slam. Che continua…

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Novak Djokovic - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

QUI L’INTERVISTA ORIGINALE DI SLOBODAN MARTIC

Avrete sicuramente visto questo video. Un giornalista italiano fa una domanda a Djokovic in inglese – naturalmente con un accento italiano, dopo la finale di Melbourne. “7 Australian Ooopens, 15 Slaaams” la cantilena dell’italiano all’inizio della domanda. Not too baaad” (“Non così male”) lo interrompe Novak, anche lui in una cantilena inglese-italiana. Djokovic si mette poi a ridere per una ventina di secondi abbondanti, come tutta la sala, per poi aggiungere un “Niente di particolaaare”. Mancava solo il classico saluto italiano con la mano.

È diventato subito virale” afferma al riguardo Ubaldo Scanagatta, l’autore della domanda cantilenante e famoso giornalista, nell’intervista realizzata per la BBC. “Siete diventato una star mondiale” gli dico. “Sì, me lo dicono tutti, ma preferirei comunque diventare una star per la qualità del mio giornalismo” mi risponde con un sorriso. Scanagatta è esattamente questo: molto, molto di più di quella conferenza per i media che lo ha reso famoso in tutto il mondo. In agosto compirà settant’anni e nella sua testa custodisce tutta la storia del tennis: questo Wimbledon è il 154esimo torneo del Grande Slam che segue dal vivo. “Sì, sono vecchio, ma ho un’ottima memoria… In tre minuti potrei elencare tutti i finalisti di Wimbledon dal 1968 e forse anche i risultati”. E con una simile leggenda del giornalismo e del tennis si può parlare di tante cose.

Ubaldo Scanagatta – Wimbledon 2019 (foto S. Martic)

LA SFIDA Sì, abbiamo un buon rapporto” dice Ubaldo con un sorriso, dopo che ho citato Djokovic. “Lui parla italiano e dato che ancora adesso in tanti appena mi vedono mi dicono ‘not too baaad’, scherziamo sempre sulla cosa. Credo comunque che tutti i giocatori mi rispettino veramente”. Ci dice che è sempre stato indipendente e che “non ho mai fatto sviolinate a nessuno. “Se penso che qualcuno sbagli, anche Djokovic, lo scrivo. Indipendenza e spirito libero, sono due cose molto importanti per un giornalista” aggiunge Scanagatta, dando inconsapevolmente una importante lezione di giornalismo al novellino con cui sta parlando. Parliamo negli ampi spazi riservati ai giornalisti stranieri del Media Center di Wimbledon, pieno di monitor e di gente che corre in giro tutta agitata.

Avevo visto Scanagatta dal vivo per la prima volta qualche giorno prima, nella conferenza stampa di Djokovic dopo la vittoria al primo turno, dove anche si era sentita la cantilena. “Dobbiamo proseguire, il tempo è scaduto” aveva detto in quell’occasione l’anziano signore che aveva il ruolo di moderatore, cercando di concludere la conferenza stampa. Ecco, solo ancora il nostro amico dall’Italia” aveva aggiunto Djokovic, indicando con un sorriso alla sua destra. La domanda di Ubaldo era sulla pressione che il ruolo di favorito esercita sui giocatori, considerato che i giovani – come Tsitsipas e Zverev – era usciti al primo turno. “Bisogna conviverci“ aveva risposto Novak. “Not tooo baaad” aveva aggiunto Ubaldo.

Sì, lui e Djokovic hanno un buon rapporto, ma c’è di mezzo anche una specie di debito. “In Australia, prima della semifinale, gli ho detto di portare la racchetta per giocare un po’ e lui rispose che l’avrebbe fatto. Poi però il giorno dopo faceva talmente caldo che non si è allenato, e così ho perso l’occasione di giocare con lui afferma Scanagatta. “È in debito con lei” osservo. “Sì è in debito, spero se ne ricordi. Diglielo. Digli che ‘devi a Ubaldo una partita di tennis’. Tre minuti, di più non ce la farei” risponde sorridente. “Ho giocato con Monica Seles, con McEnroe, con Borg, con Navratilova, con Laver… Mi piacerebbe giocare un pochino con Djokovic”.

 

BOLOGNA, OTRANTO, ROMA, GORIZIA Scanagatta dice di sé che è “praticamente nato in un tennis club” a Firenze, di cui suo padre era presidente. Per questo motivo iniziò a giocare a tennis già a quattro anni, arrivando sino alla rappresentativa juniores italiana e alla borsa di studio per proseguire gli studi negli USA. “Sono stato un discreto tennista e poi direttore del torneo di Firenze, cosa che mi ha aiutato più avanti nel giornalismo. Come direttore del torneo ho conosciuto Ilie Nastase con la sua futura moglie, e anche con Lendl avevo un buon rapporto, perché una volta era in ritardo ad un match e pregai il suo avversario di attenderlo. “Ma dai” gli dissi “tanto lo batterai comunque. Perse” ricorda Scanagatta, ridendo di cuore.

Ora, dice, è tutto diverso. “È passato tanto tempo… Quando ho iniziato ad occuparmi di tennis le palline erano bianche, questo fa capire quanto tempo è passato. Oggi se si vuole parlare con un determinato tennista bisognare fare una specifica richiesta ed avere uno specifico permesso, che non si riuscirà ad ottenere se non supplicando”.Se questo è così diverso, che dire del giornalismo. “Quando ho iniziato, in alcune redazioni non c’era neanche la carta, dovevi portartela da casa. Dovevamo dettare il testo agli stenografi e fare lo spelling di ogni singolo nome, perché generalmente non sapevano di tennis e non sapevano come si scrivesse Bjorn Borg.” E come si scriveva?  “Borg – Bologna, Otranto, Roma, Gorizia e questo non era un problema, immagina Gerulaitis – Gorizia, Empoli, Roma, Udine, Livorno, Ancora, Imola, Torino, Imola, Savona” aggiunge subito.

Ubaldo Scanagatta nella sala stampa di Wimbledon (foto S. Martic)

I “LIKE” Dalla dettatura degli articoli, alle macchine da scrivere e internet, fino al conteggio dei “like” e delle condivisioni sui social. Come sopravvivere? Bisogna adeguarsi ogni giorno risponde Scanagatta, impartendo un’altra lezione di giornalismo. “Dodici anni fa – abbastanza presto, considerando la mia età – capii che Internet sarebbe diventato importante e pensai che poteva essere una buona idea creare un sito web di tennis. Iniziammo come blog, con circa 300 visitatori al mese, e ora Ubitennis ha 100.000 visite al giorno. Che non è per niente male, considerando che stiamo parlando di tennis e non di calcio”.

Qualche attimo dopo il 69enne si mette a parlare di argomenti di cui i suoi coetanei non sanno assolutamente nulla – i social network. “Conservo ancora adesso gli accrediti stampa di Wimbledon del 1974 e del 1976, nei quali non c’era la foto” dice, estraendo lo smartphone dalla tasca. Perché lo fa? Per mostrarmi la fotografia di questi accrediti sul suo profilo Instagram, naturalmente. “Ho messo l’accredito di quest’anno e l’ho pubblicato, ma mi hanno detto che è vietato, perché qualcuno potrebbe scansionarlo e creare problemi di sicurezza. Ho dovuto togliere questa foto… Ecco quanto tutto è cambiato”.

Comunque, Scanagatta qualche problema ce l’ha con alcune delle cose del mondo d’oggi. “È dura” risponde semplicemente alla mia domanda su cosa pensa del giornalismo attuale. “Ad esempio, non dovremmo accettare l’idea che tutta la conferenza stampa per i media, subito dopo la conclusione, sia già disponibile su YouTube. Federer dice qualcosa, noi gli facciamo le domande e qualcuno che sta seduto a casa vede tutto prima che il giornalista abbia il tempo di trascrivere la dichiarazione, senza parlare dell’articolo da scrivere. Per quale motivo, allora, i media dovrebbero mandare qualcuno ai tornei ed investire denaro?”.

ASHE VS CONNORS Il nostro colloquio viene interrotto improvvisamente da una voce femminile: “Comunicazione importante <una tennista di cui non mi ricordo il nome> sta per raggiungere la sala interviste per la conferenza stampa con i media”. Scanagatta, naturalmente, si interrompe un momento per ascoltare e capire se si tratta di una informazione importante per lui. Non lo è e si gira di nuovo verso di me. Dato che ha trascorso dei decenni nel tennis, mi interessa sapere se ha dei tennisti preferiti.

Come giornalista, più di tutti mi piaceva Ivanisevic” risponde subito. “È molto spiritoso ed ha sempre rilasciato ottime interviste. Dopo di lui, nella mia classifica dei primi tre, ci sono Roddick e Safin”. Se si parla solo di tennis sceglie McEnroe. “Siamo amici, l’ho portato in giro per Firenze con lo scooter. Era incredibile, aveva una sensibilità, un talento… Se dovessi di nuovo pagare il biglietto per guardare giocare qualcuno, lo pagherei per McEnroe”. Ed il torneo preferito? “Come giornalista, mi piacciono Wimbledon e Roland Garros, perché i match finiscono in tempo e non devo scrivere fino alle cinque di mattina. Come spettatore… Wimbledon è particolare, l’atmosfera e l’erba fanno di questo torneo un qualcosa di diverso da tutti gli altri”.

Si passa poi a parlare dei match che ricorda in maniera particolare, e anche qui ci sono solo nomi leggendari. “Uh, McEnroe quando nel 1984 vinse 82 partite su 85, la sua finale con Lendl al Roland Garros e la finale di Davis dove venne sconfitto. E quando il nostro Panatta vinse il Roland Garros, dopo aver annullato un match point nel primo turno, la vittoria di Ashe qui nel 1975 contro Connors. Non posso dimenticare le WCT Finals tra Rosewall e Laver nel 1972 e nel 1973, e l’incredibile vittoria di Chang al Roland Garros 1989… Ce ne sono tante”.

Slobodan Martic, autore dell’intervista, con Ubaldo Scanagatta

LO SPORT MIGLIORE Per la fine dell’intervista ho lasciato una semplice domanda: cos’è il tennis? Credo sia il miglior sport del mondo” risponde Scanagatta “È il più complesso. Per prima cosa, sei da solo – anche se hai tutto il team attorno a te, tutti i problemi in campo li devi affrontare da solo. Secondo cosa, devi affrontare molte sconfitte, devi essere forte mentalmente e fisicamente, e devi avere anche un po’ di talento. Questa combinazione non si trova in nessun altro sport. In una squadra puoi nasconderti, ma vinci se Messi o Ronaldo giocano con te, ma anche Cruijff poteva perdere se non aveva dei bravi compagni di squadra. Qui è semplice – se sei bravo, vinci. Per questo il tennis è il migliore“.

Queste sono le parole dell’uomo che ha seguito 46 Wimbledon, 44 Roland Garros, 35 US Open e 29 Australian Open e chissà quanti altri tornei di livello inferiore e quante conferenze stampa. Perciò non è importante se in una di queste, come ci dice,  “Ho chiuso un pochino gli occhi. Colpa del jet-lag.

Questo Wimbledon è il mio primo torneo del Grande Slam e in assoluto il primo torneo di tennis in cui sono inviato, merita imparare qualche trucco del mestiere dai colleghi più esperti. Qualche consiglio? “Non preoccuparti, imparerai di giorno in giorno e sono sicuro che non ci saranno problemi… Io avevo 24 anni quando ho iniziato… Tu solo impara, questo è quanto” dice Scanagatta.

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Interviste

“Musetti mi ricorda un po’ Federer”. Parola di Gianluca Naso, responsabile tecnico del Tennis Park Club Genova

Terza tappa del nostro viaggio tra le accademie italiane. Da qualche mese, Gianluca Naso gestisce l’intera scuola tennis del circolo genovese, che tra pochi giorni proverà a vincere il campionato di serie A1

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La terza tappa del nostro viaggio virtuale alla scoperta di alcune delle più importanti accademie tennistiche italiane ci ha condotti all’interno di uno dei circoli più ricchi di storia e di tradizioni: il Park Tennis Club di Genova.

Fondato nel 1929, il Park ha vissuto una stagione di forte rilancio a partire dai primi anni del nuovo millennio; in particolare, dal 2003 il Park è coinvolto nell’organizzazione del torneo ATP di Valletta Cambiaso –  uno dei Challenger più belli e prestigiosi del circuito – e nel 2009 sui propri campi ospitò il confronto di Coppa Davis tra la nostra nazionale e quella svizzera rappresentata da Federer e Wawrinka.

Non meno importanti i risultati agonistici: nel 2016 la squadra schierata dal Park Tennis Club ha vinto il torneo di A1 maschile e il 13 agosto avrà la possibilità di bissare quel successo nella finale che disputerà a Todi contro il TC Italia Forte dei Marmi.

 

Il circolo è inoltre sede di una scuola tennis che coinvolge al momento oltre duecento ragazzi di età compresa tra i 4 e i 20 anni; all’inizio del 2020 Gianluca Naso – ex professionista con un best ranking 175 in singolare  raggiunto nel 2012 – insieme ad un socio ha preso in gestione l’intera scuola tennis (da lui definita “centro di allenamento” nel corso del nostro dialogo) che è stata così scorporata dalle altre attività del club.

Quella che segue è l’intervista video realizzata con Gianluca Naso durante una pausa dello stage tecnico organizzato dalla FIT a beneficio di giocatori italiani che hanno ricoperto una classifica compresa tra le prime 500 posizioni mondiali.

I momenti salienti dell’intervista:

01:00 – Struttura e obiettivi della “scuola di addestramento”.

03:00 – La convenzione con l’istituto scolastico “Marcelline” per permettere ai giovani atleti di gestire contemporaneamente sport e studio.

04:20 – L’area agonistica: prima fascia (dai 12 ai 16 anni) e seconda fascia (over 16).

05:55 – il momento della scelta: professionismo sì o no?

09:35 – Analisi tecnica dei pro e contro del rovescio ad una e due mani con una conclusione che (presumiamo) desterà  il plauso dei “classicisti”.

11:30 – Quali sono i fattori più importanti – oltre a quelli tecnici – che contribuiscono a formare un giocatore professionista. Staff tecnico e famiglia.

13:40 – Campionato di A1 maschile: come è organizzato e quale importanza riveste per il movimento tennistico italiano.

17:20 – Il più forte 2002 del mondo – l’italiano Lorenzo Musetti , membro della squadra di A1 del Park Tennis Club – visto ai raggi x: caratteristiche tecniche, psicologiche e potenzialità.

19:18 – Ancora su Lorenzo Musetti: un’affermazione che fa sobbalzare (di gioia) l’intervistatore e una considerazione tattica.

21:40 – Considerazioni relative alla sua esperienza nel circuito ATP e un curioso aneddoto relativo alle due volte in cui affrontò vittoriosamente un ex numero 1 del mondo.

25:25 – Un pronostico sul nome di chi siederà sul trono del tennis maschile dopo l’era dei “tre tenori”.

26:58 – Una dichiarazione d’amore (tennistico) per Berrettini.

28:23 – Sinner è potenzialmente un top ten.

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Flash

Oliviero Palma: “A Palermo orgogliosi di aver mostrato a 160 paesi che si può giocare a tennis”

PALERMO – Il direttore dal Ladies Open di Palermo traccia un bilancio del torneo: “Un grosso successo sanitario, prima che tecnico”. Su Vekic: “Non si possono obbligare le giocatrici a non andare in giro”

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Siamo orgogliosi: l’idea che possiamo mostrare a 160 paesi che ci seguono in TV che un torneo di tennis si può giocare rispettando le regole, ha convinto tutti a rispettarle“. Il consuntivo del direttore del Ladies Open di Palermo, sul finire del torneo, è questo. Con l’obiettivo, tra gli altri, di fare due chiacchiere con Oliviero Palma, ho raggiunto la Sicilia per le fasi finali del torneo. Potete ascoltare qui quello che ci ha detto.

LE PARTI SALIENTI DELL’INTERVISTA

I protocolli sono stati ottimi ma sono suscettibili di modifiche. Ad esempio era previsto che si facessero tamponi fino a domenica, ma una tennista non potrebbe muoversi fino alla conferma della negatività” spiega Palma, che fa riferimento al fatto che domani comincia il torneo di Praga e le eventuali giocatrici testate di domenica non avrebbero potuto lasciare Palermo in tempo utile per andare a giocare. “Quindi, dopo aver fatto tamponi ogni cinque giorni, abbiamo fatto gli ultimi tamponi venerdì. Testare questi protocolli era importante per noi, per la WTA e per chi dovrà lavorarci in futuro”. Anche l’obbligo di fare la doccia lontano dal Country Club, vista la canicola palermitana, è stato rivisto per evitare alle giocatrici il fastidio di andare via dai campi zuppe di sudore nelle auto che le riaccompagnavano all’hotel Astoria Palace.

 

Questo perché, occorre specificarlo, i protocolli della WTA sono ‘consigli’ e non hanno valore di legge: chiaramente va rispettata quella del paese in cui si gioca. “La WTA non può obbligare Vekic a non andare in giro: sta alla sua sensibilità. Va ‘rimproverata’ perché ha messo la foto sui social e ha dato un messaggio sbagliato. Però non ha messo a rischio la salute di nessuno. La legge dice che all’aperto non è obbligatorio indossare la mascherina, anche se noi qui la facciamo indossare a tutti per dare un messaggio positivo“. Tanto per mettere le cose in prospettiva, Palma dedica una battuta simpatica anche a Gasquet, che aveva criticato duramente l’organizzazione palermitana per non aver creato, di fatto, una vera ‘bolla’ a protezione delle giocatrici che hanno alloggiato in un hotel assieme ad altri ospiti: “Sarà un ottimo tennista, ma non è un infettivologo...”.

Palma ha fatto anche un breve accenno all’assenza di delegati FIT a Palermo – c’era soltanto Tathiana Garbin, in Sicilia a titolo personale – e alla sfortuna di non essere riusciti a confermare la presenza di Halep, nonostante il contingente rumeno, alla fine, sia stato composto da ben nove giocatrici.

Il grosso successo di questo evento non è stato l’aspetto tecnico, che non ho neanche seguito attentamente, ma l’aspetto sanitario. Abbiamo fatto circa 500 test” riassume Palma. Che prima di esprimere un giudizio definitivo sul torneo, ci confessa che avrà la premura di attendere martedì o mercoledì, quando tutte le giocatrici che sono iscritte al torneo di Praga avranno svolto e ricevuto i risultati del tampone. Sarebbe un’importante conferma della buona riuscita del primo torneo in assoluto dopo la lunga pausa.

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Focus

Feliciano Lopez sulla cancellazione di Madrid: “Il tennis senza vaccino non è molto praticabile”

Il direttore del torneo di Madrid: “Non ha senso correre rischi”. E il futuro è buio: “Quest’anno è perso e il 2021 sarà uguale”

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Feliciano Lopez - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Ormai è il secondo anno per Feliciano Lopez da direttore del torneo di Madrid e questo ruolo di responsabilità è diventato ulteriormente difficile in tempi di coronavirus. Sul campo lo spagnolo è sempre stato un giocatore fumantino che senza troppe cerimonie mostra le proprie emozioni, ma in giacca e cravatta è la serietà a prendere il sopravvento e in nessun modo ha potuto evitare la decisione di annullare il Mutua Madrid Open, in programma dal 12 al 20 di settembre (che era programmato inizialmente in maggio, ed è diventato così il primo torneo ‘bi-cancellato’ del tour). Abbiamo fatto tutto il possibile, ma la situazione sanitaria deve essere la priorità ha detto al quotidiano spagnolo ABC.

“Quando abbiamo deciso che il torneo si sarebbe trasferito a settembre, abbiamo avuto dubbi su cosa sarebbe potuto accadere durante l’estate. Avevamo intuito che con la riapertura delle attività il numero di contagi sarebbe aumentato. Ma pensavamo che si sarebbe potuto controllare e che avremmo potuto giocare. Un mese fa l’abbiamo dato per scontato. Abbiamo pensato che fosse molto ragionevole giocare con il 30% del pubblico, credevamo di poterlo fare. Ma nelle ultime due settimane sono cambiate molte cose.. Lo scenario di Madrid è peggiorato e non possiamo correre rischi. Non ha senso” ha spiegato Lopez durante l’intervista.

Attualmente il tennista si trova a Luarca nel nord della Spagna con la sua famiglia, ma è sempre rimasto in contatto con le personalità politiche interessate alla questione. “Con la Comunità di Madrid abbiamo avuto una comunicazione molto fluida e molto sincera” ha fatto sapere Feliciano, che da loro inizialmente aveva ricevuto l’invito ad annullare il torneo. “La Comunità, voglio chiarire questo aspetto, ci ha aiutato in ogni momento. Quando abbiamo consegnato il protocollo, lo hanno apprezzato e ci hanno detto che tutto ciò che avevamo proposto era molto ragionevole. Quando la situazione è peggiorata, abbiamo parlato con Antonio Zapatero (Vice Ministro della Salute, ndr) e il suo team, e ci hanno messo di fronte alla realtà. È stato lì che ci siamo posti la domanda: che senso ha andare avanti visto come stanno le cose a Madrid?”.

 

L’obiettivo principale è sempre stato quello di ridurre i rischi, ma quando è parso evidente che ciò andava oltre le possibilità degli organizzatori, non c’erano soluzioni alternative alla cancellazione. Del resto, va preservata anche l’immagine del torneo. “Non volevamo correre rischi. Nessuno nell’organizzazione voleva che si parlasse del torneo a causa di un contagio o di un focolaio, ma soprattutto nessuno voleva che le persone si trovassero in una situazione pericolosa. Non volevamo apparire sui giornali o fare notizia a causa di qualsiasi contagio, che si trattasse di giocatori, allenatori o arbitri, né di mettere a rischio lo staff. La cosa principale è proteggere la salute di tutti”.

La decisione del resto è stata condivisa anche da Ion Tiriac, proprietario del Mutua Madrid Open, come ha spiegato Feliciano. “La situazione è stata molto sfavorevole per noi. Questo fine settimana sono stato con Ion Tiriac a Nizza e più tardi l’ho incontrato a Madrid e ha detto: ‘Senti, Feli, non metteremo a rischio la salute di nessuno. Per me, è quella la priorità. Ho questa licenza da 50 anni e mi dispiace molto, ma non posso mettere a rischio la salute di nessuno'”.

Al momento il tennis professionistico è proiettato in Nord-America dove dal 22 agosto a New-York dovrebbe andare in scena la doppietta Masters 1000 e Slam, e Lopez sembra cautamente fiducioso. Penso che negli Stati Uniti si giocherà, ma non vedo la cosa con molta chiarezza. Non è facile. È uno Slam e ci sono 3.000 o 4.000 persone che devono arrivare da tutto il mondo. Vediamo cosa succederà… Ci sono molti giocatori che non vogliono andare, e anche questo è un punto di vista da rispettare (in realtà la maggior parte dei top 100 è iscritta, ndr). Altri hanno bisogno di soldi… però disputare uno Slam in quelle circostanze è un dramma. Capisco anche l’organizzazione, in quanto vi sono molte entrate in denaro per la televisione e altri interessi. Un major può sopravvivere con i diritti televisivi.”

La domanda a questo punto viene spontanea: quando si potrà giocare un torneo… normale, se è vero che bisogna accettare il fatto che al momento si può seguire soltanto una ‘nuova mormalità’? E la risposta purtroppo è altrettanto spontanea quanto lapidaria. Il tennis, senza vaccino, non è molto praticabile. Le persone si concentrano su quest’anno, ma quest’anno è perso. E per quello che verrà, sarà la stessa cosa. Il tour australiano inizia il 1 gennaio e siamo nella stessa situazione. Dobbiamo sopravvivere nel 2021 fino all’uscita del vaccino e nel 2022 ripristinare la normalità. Il tennis soffre molto e ci resta ancora molto tempo. Cosa faranno le persone dopo l’Australia? Vai a Rio de Janeiro? In Argentina? Ad Acapulco? A Miami a marzo? Senza vaccino…” .

Questi puntini di sospensione rappresentano un’incertezza sul futuro condivisibile, e per questo ogni tentativo di ripartenza va ben accolto.

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