Nadal: "Non posso sprecare energie per diventare n.1"

Interviste

Nadal: “Non posso sprecare energie per diventare n.1”

Rafa si racconta dopo il 19esimo Slam: “Non mi sento più vecchio della mia età. Ma devo prendermi cura di me stesso”. Lo spagnolo conferma: i tornei più importanti della vetta della classifica

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Rafael Nadal - US Open 2019 (via Twitter, @usopen)

In una lunga intervista concessa al sito ATP, Rafael Nadal, ora a Maiorca per riprendersi dalla estenuante finale giocata a New York contro Medvedev, ha raccontato le sue sensazioni dopo la vittoria degli US Open per la quarta volta in carriera. Trionfo che lo ha portato ad un solo titolo Slam di distanza dai 20 di Roger Federer, primatista assoluto. L’intervista di Rafa è un seguito ‘spirituale’ di quanto detto in conferenza stampa a Flushing Meadows, con un Nadal apparso molto fatalista ma soprattutto felice. Il tennista spagnolo si rende infatti perfettamente conto dello scorrere inesorabile del tempo e del fatto che il suo fisico sia sempre meno performante rispetto al passato, ma è proprio questo che rende ogni nuova vittoria un pizzico più speciale.

LE LACRIME DEL GUERRIERO“Dovete capirmi, avevo praticamente vinto. Tornando indietro ho ripensato a quando la partita è girata a favore di Medvedev nel terzo set, e a quanto velocemente le cose possano uscire dal mio controllo. La situazione era critica, sono passato dall’essere a un passo dalla vittoria all’essere a un tanto così dalla sconfitta. Mi sono reso conto non solo di quanto abbiamo lottato, ma anche di quanto siamo andati oltre mentalmente e fisicamente, finché non sono riuscito a rompere il muro al suo primo momento di debolezza”.

IL PESO DELL’ETÀ“Non mi sento più vecchio della mia età. Mi sento gli anni che ho: 33. Ho sempre pensato di non sapere quando arriverà la mia ultima vittoria. Ma penso di essere in una buona fase della mia carriera. Sono semplicemente consapevole che con il passare degli anni non posso perdere di vista la realtà. Devi prenderti più cura di te stesso, prendere decisioni più sagge. Quando sei più giovane sei in grado di giocare molte più partite, mentre è importante essere più selettivi man mano che invecchi. Devi riflettere molto su ciò che sarà più utile per prolungare la tua carriera. Se il mio corpo mi permetterà di allenarmi tutti i giorni a livelli alti continuerò a giocare, visto che sento ancora una grande passione per il tennis. Mi piace darmi obiettivi e assaporare il gusto della competizione.

 

PER CHI NON CI CREDEVADimostrare agli altri che si erano sbagliati non è mai stata una mia motivazione, né nel tennis né nella vita di tutti i giorni. Penso che la motivazione e l’ambizione debbano venire da se stessi e non da fuori. Mi circondo di energia positiva e provo a fare il meglio che posso”.

CHE FINALE È STATA“Non ho rivisto la partita! L’ho solo giocata e senza rivederla è difficile commentare. Quando sei là fuori sei teso ed è impossibile pensare ad altro oltre a quello che devi fare per vincere. La finale aveva sicuramente tutti gli ingredienti necessari per essere una partita avvincente e straordinaria che non sarà dimenticata presto, ma dovrei rivederla dall’inizio alla fine per dare il mio verdetto su dove si colloca tra le mie migliori partite. Sicuramente è tra i momenti più soddisfacenti della stagione, ma la cosa che mi rende più soddisfatto è come mi sono ripreso da Barcellona. Tra Barcellona e Montecarlo ho giocato malissimo (eliminato da Thiem e Fognini in semifinale) e sono orgoglioso di come sono riuscito a riprendermi mentalmente da quei due tornei”.

Rafael Nadal – Montecarlo 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

IL NUMERO 1“Il mio obiettivo è essere competitivo il più a lungo possibile nei grandi tornei, e per esserlo devo costringermi a giocarne meno. È vero che essere il numero 1 di fine stagione non è il mio obiettivo principale, anche se ovviamente mi piacerebbe. Non posso sprecare energie per diventarlo, devo concentrarle nell’allenarmi e per quando dovrò giocare. Se poi il numero 1 sarà una conseguenza di quello, ben venga, ma anche se non dovessi finire da numero 1 sarebbe comunque una grandissima annata per me”.

PROGRAMMAZIONE“Sono stanco. La verità è che non mi sono ancora completamente ripreso. Sono tornato a casa e abbiamo già fatto un piccolo lavoro di recupero. Sto riguadagnando le forze a poco a poco. A livello mentale mi basta riposare. Quando finisci una partita del genere devi recuperare facendo tutti gli step necessari per essere sicuro di riprenderti al meglio È troppo presto per elaborare i piani, perché dopo la finale non ho avuto la possibilità di discutere le varie questioni con la mia squadra. Dovrò vedere come risponderà il mio corpo, ma sicuramente la Laver Cup è cerchiata in rosso nel mio calendario”.

LA NEXT GEN “Il cambio della guardia che doveva esserci da anni è stato più lento del previsto, la vecchia guardia ha resistito per anni, ma i pilastri come Ferrer hanno cominciato a passare il testimone. La verità è che io, Roger e Novak abbiamo vinto così tanto negli ultimi 14 anni, e siamo ancora al top del ranking. Ora ci sono Auger-Aliassime, Shapovalov, Berrettini, Khachanov, Medvedev, Zverev e Rublev. Sono giocatori formidabili e la logica suggerisce che la nuova generazione sia già qua. Stanno attirando molta attenzione mediatica ed alcuni di loro sono già nella top 10. A parer mio sentiremo sempre più parlare di loro.

LA GIOVANE SPAGNA“Penso che quanto fatto dalla precedente generazione sia difficilmente replicabile. La federazione spagnola compete con quelle che organizzano gli Slam e i grandi tornei come gli Internazionali di Roma e la Rogers Cup. Hanno tutte un budget più alto della nostra federazione. Durante questi anni del boom mediatico del tennis in Spagna abbiamo fatto l’errore, come federazione, di non riuscire a capitalizzare questa popolarità nei tornei che ospitiamo. In modo da poterli rendere allo stesso livello di quelli che ho appena citato, così da poter generare annualmente più fondi con cui finanziare lo sviluppo dei giovani. Nonostante ciò, vedremo come si svilupperanno i nostri nuovi talenti come Carlos Alcaraz Garfia, Pedro Martinez e Jaume Munar.

UN ESEMPIO PER GLI ALTRI “Cerco sempre di essere me stesso e di fare le cose che mi sembrano giuste. Applico le lezioni che la mia famiglia mi ha dato fin da quando ero ragazzo. I ragazzi possono osservare le cose che fanno i loro idoli e provare a emularli. Allo stesso modo, si ha il potere di evitare comportamenti distruttivi. Mi sforzo sempre di prendere quello che è positivo e ho la consapevolezza di evitare ciò che potrebbe abbattermi. Mi fa molto piacere sapere che ciò che faccio può aiutare e ispirare gli altri. Dobbiamo tutti alzarci per andare al lavoro, combattere qualunque cosa la vita ci ponga davanti e mantenere una visione positiva, e se ciò che faccio in qualche modo ispira qualcuno a farlo, è gratificante. Non c’è niente di più soddisfacente per me che far sentire gli altri più potenti o risollevargli il morale”.

Traduzione dell’intervista e articolo a cura di Giorgio Di Maio

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Interviste

“Musetti mi ricorda un po’ Federer”. Parola di Gianluca Naso, responsabile tecnico del Tennis Park Club Genova

Terza tappa del nostro viaggio tra le accademie italiane. Da qualche mese, Gianluca Naso gestisce l’intera scuola tennis del circolo genovese, che tra pochi giorni proverà a vincere il campionato di serie A1

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La terza tappa del nostro viaggio virtuale alla scoperta di alcune delle più importanti accademie tennistiche italiane ci ha condotti all’interno di uno dei circoli più ricchi di storia e di tradizioni: il Park Tennis Club di Genova.

Fondato nel 1929, il Park ha vissuto una stagione di forte rilancio a partire dai primi anni del nuovo millennio; in particolare, dal 2003 il Park è coinvolto nell’organizzazione del torneo ATP di Valletta Cambiaso –  uno dei Challenger più belli e prestigiosi del circuito – e nel 2009 sui propri campi ospitò il confronto di Coppa Davis tra la nostra nazionale e quella svizzera rappresentata da Federer e Wawrinka.

Non meno importanti i risultati agonistici: nel 2016 la squadra schierata dal Park Tennis Club ha vinto il torneo di A1 maschile e il 13 agosto avrà la possibilità di bissare quel successo nella finale che disputerà a Todi contro il TC Italia Forte dei Marmi.

 

Il circolo è inoltre sede di una scuola tennis che coinvolge al momento oltre duecento ragazzi di età compresa tra i 4 e i 20 anni; all’inizio del 2020 Gianluca Naso – ex professionista con un best ranking 175 in singolare  raggiunto nel 2012 – insieme ad un socio ha preso in gestione l’intera scuola tennis (da lui definita “centro di allenamento” nel corso del nostro dialogo) che è stata così scorporata dalle altre attività del club.

Quella che segue è l’intervista video realizzata con Gianluca Naso durante una pausa dello stage tecnico organizzato dalla FIT a beneficio di giocatori italiani che hanno ricoperto una classifica compresa tra le prime 500 posizioni mondiali.

I momenti salienti dell’intervista:

01:00 – Struttura e obiettivi della “scuola di addestramento”.

03:00 – La convenzione con l’istituto scolastico “Marcelline” per permettere ai giovani atleti di gestire contemporaneamente sport e studio.

04:20 – L’area agonistica: prima fascia (dai 12 ai 16 anni) e seconda fascia (over 16).

05:55 – il momento della scelta: professionismo sì o no?

09:35 – Analisi tecnica dei pro e contro del rovescio ad una e due mani con una conclusione che (presumiamo) desterà  il plauso dei “classicisti”.

11:30 – Quali sono i fattori più importanti – oltre a quelli tecnici – che contribuiscono a formare un giocatore professionista. Staff tecnico e famiglia.

13:40 – Campionato di A1 maschile: come è organizzato e quale importanza riveste per il movimento tennistico italiano.

17:20 – Il più forte 2002 del mondo – l’italiano Lorenzo Musetti , membro della squadra di A1 del Park Tennis Club – visto ai raggi x: caratteristiche tecniche, psicologiche e potenzialità.

19:18 – Ancora su Lorenzo Musetti: un’affermazione che fa sobbalzare (di gioia) l’intervistatore e una considerazione tattica.

21:40 – Considerazioni relative alla sua esperienza nel circuito ATP e un curioso aneddoto relativo alle due volte in cui affrontò vittoriosamente un ex numero 1 del mondo.

25:25 – Un pronostico sul nome di chi siederà sul trono del tennis maschile dopo l’era dei “tre tenori”.

26:58 – Una dichiarazione d’amore (tennistico) per Berrettini.

28:23 – Sinner è potenzialmente un top ten.

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Flash

Oliviero Palma: “A Palermo orgogliosi di aver mostrato a 160 paesi che si può giocare a tennis”

PALERMO – Il direttore dal Ladies Open di Palermo traccia un bilancio del torneo: “Un grosso successo sanitario, prima che tecnico”. Su Vekic: “Non si possono obbligare le giocatrici a non andare in giro”

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Siamo orgogliosi: l’idea che possiamo mostrare a 160 paesi che ci seguono in TV che un torneo di tennis si può giocare rispettando le regole, ha convinto tutti a rispettarle“. Il consuntivo del direttore del Ladies Open di Palermo, sul finire del torneo, è questo. Con l’obiettivo, tra gli altri, di fare due chiacchiere con Oliviero Palma, ho raggiunto la Sicilia per le fasi finali del torneo. Potete ascoltare qui quello che ci ha detto.

LE PARTI SALIENTI DELL’INTERVISTA

I protocolli sono stati ottimi ma sono suscettibili di modifiche. Ad esempio era previsto che si facessero tamponi fino a domenica, ma una tennista non potrebbe muoversi fino alla conferma della negatività” spiega Palma, che fa riferimento al fatto che domani comincia il torneo di Praga e le eventuali giocatrici testate di domenica non avrebbero potuto lasciare Palermo in tempo utile per andare a giocare. “Quindi, dopo aver fatto tamponi ogni cinque giorni, abbiamo fatto gli ultimi tamponi venerdì. Testare questi protocolli era importante per noi, per la WTA e per chi dovrà lavorarci in futuro”. Anche l’obbligo di fare la doccia lontano dal Country Club, vista la canicola palermitana, è stato rivisto per evitare alle giocatrici il fastidio di andare via dai campi zuppe di sudore nelle auto che le riaccompagnavano all’hotel Astoria Palace.

 

Questo perché, occorre specificarlo, i protocolli della WTA sono ‘consigli’ e non hanno valore di legge: chiaramente va rispettata quella del paese in cui si gioca. “La WTA non può obbligare Vekic a non andare in giro: sta alla sua sensibilità. Va ‘rimproverata’ perché ha messo la foto sui social e ha dato un messaggio sbagliato. Però non ha messo a rischio la salute di nessuno. La legge dice che all’aperto non è obbligatorio indossare la mascherina, anche se noi qui la facciamo indossare a tutti per dare un messaggio positivo“. Tanto per mettere le cose in prospettiva, Palma dedica una battuta simpatica anche a Gasquet, che aveva criticato duramente l’organizzazione palermitana per non aver creato, di fatto, una vera ‘bolla’ a protezione delle giocatrici che hanno alloggiato in un hotel assieme ad altri ospiti: “Sarà un ottimo tennista, ma non è un infettivologo...”.

Palma ha fatto anche un breve accenno all’assenza di delegati FIT a Palermo – c’era soltanto Tathiana Garbin, in Sicilia a titolo personale – e alla sfortuna di non essere riusciti a confermare la presenza di Halep, nonostante il contingente rumeno, alla fine, sia stato composto da ben nove giocatrici.

Il grosso successo di questo evento non è stato l’aspetto tecnico, che non ho neanche seguito attentamente, ma l’aspetto sanitario. Abbiamo fatto circa 500 test” riassume Palma. Che prima di esprimere un giudizio definitivo sul torneo, ci confessa che avrà la premura di attendere martedì o mercoledì, quando tutte le giocatrici che sono iscritte al torneo di Praga avranno svolto e ricevuto i risultati del tampone. Sarebbe un’importante conferma della buona riuscita del primo torneo in assoluto dopo la lunga pausa.

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Focus

Feliciano Lopez sulla cancellazione di Madrid: “Il tennis senza vaccino non è molto praticabile”

Il direttore del torneo di Madrid: “Non ha senso correre rischi”. E il futuro è buio: “Quest’anno è perso e il 2021 sarà uguale”

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Feliciano Lopez - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Ormai è il secondo anno per Feliciano Lopez da direttore del torneo di Madrid e questo ruolo di responsabilità è diventato ulteriormente difficile in tempi di coronavirus. Sul campo lo spagnolo è sempre stato un giocatore fumantino che senza troppe cerimonie mostra le proprie emozioni, ma in giacca e cravatta è la serietà a prendere il sopravvento e in nessun modo ha potuto evitare la decisione di annullare il Mutua Madrid Open, in programma dal 12 al 20 di settembre (che era programmato inizialmente in maggio, ed è diventato così il primo torneo ‘bi-cancellato’ del tour). Abbiamo fatto tutto il possibile, ma la situazione sanitaria deve essere la priorità ha detto al quotidiano spagnolo ABC.

“Quando abbiamo deciso che il torneo si sarebbe trasferito a settembre, abbiamo avuto dubbi su cosa sarebbe potuto accadere durante l’estate. Avevamo intuito che con la riapertura delle attività il numero di contagi sarebbe aumentato. Ma pensavamo che si sarebbe potuto controllare e che avremmo potuto giocare. Un mese fa l’abbiamo dato per scontato. Abbiamo pensato che fosse molto ragionevole giocare con il 30% del pubblico, credevamo di poterlo fare. Ma nelle ultime due settimane sono cambiate molte cose.. Lo scenario di Madrid è peggiorato e non possiamo correre rischi. Non ha senso” ha spiegato Lopez durante l’intervista.

Attualmente il tennista si trova a Luarca nel nord della Spagna con la sua famiglia, ma è sempre rimasto in contatto con le personalità politiche interessate alla questione. “Con la Comunità di Madrid abbiamo avuto una comunicazione molto fluida e molto sincera” ha fatto sapere Feliciano, che da loro inizialmente aveva ricevuto l’invito ad annullare il torneo. “La Comunità, voglio chiarire questo aspetto, ci ha aiutato in ogni momento. Quando abbiamo consegnato il protocollo, lo hanno apprezzato e ci hanno detto che tutto ciò che avevamo proposto era molto ragionevole. Quando la situazione è peggiorata, abbiamo parlato con Antonio Zapatero (Vice Ministro della Salute, ndr) e il suo team, e ci hanno messo di fronte alla realtà. È stato lì che ci siamo posti la domanda: che senso ha andare avanti visto come stanno le cose a Madrid?”.

 

L’obiettivo principale è sempre stato quello di ridurre i rischi, ma quando è parso evidente che ciò andava oltre le possibilità degli organizzatori, non c’erano soluzioni alternative alla cancellazione. Del resto, va preservata anche l’immagine del torneo. “Non volevamo correre rischi. Nessuno nell’organizzazione voleva che si parlasse del torneo a causa di un contagio o di un focolaio, ma soprattutto nessuno voleva che le persone si trovassero in una situazione pericolosa. Non volevamo apparire sui giornali o fare notizia a causa di qualsiasi contagio, che si trattasse di giocatori, allenatori o arbitri, né di mettere a rischio lo staff. La cosa principale è proteggere la salute di tutti”.

La decisione del resto è stata condivisa anche da Ion Tiriac, proprietario del Mutua Madrid Open, come ha spiegato Feliciano. “La situazione è stata molto sfavorevole per noi. Questo fine settimana sono stato con Ion Tiriac a Nizza e più tardi l’ho incontrato a Madrid e ha detto: ‘Senti, Feli, non metteremo a rischio la salute di nessuno. Per me, è quella la priorità. Ho questa licenza da 50 anni e mi dispiace molto, ma non posso mettere a rischio la salute di nessuno'”.

Al momento il tennis professionistico è proiettato in Nord-America dove dal 22 agosto a New-York dovrebbe andare in scena la doppietta Masters 1000 e Slam, e Lopez sembra cautamente fiducioso. Penso che negli Stati Uniti si giocherà, ma non vedo la cosa con molta chiarezza. Non è facile. È uno Slam e ci sono 3.000 o 4.000 persone che devono arrivare da tutto il mondo. Vediamo cosa succederà… Ci sono molti giocatori che non vogliono andare, e anche questo è un punto di vista da rispettare (in realtà la maggior parte dei top 100 è iscritta, ndr). Altri hanno bisogno di soldi… però disputare uno Slam in quelle circostanze è un dramma. Capisco anche l’organizzazione, in quanto vi sono molte entrate in denaro per la televisione e altri interessi. Un major può sopravvivere con i diritti televisivi.”

La domanda a questo punto viene spontanea: quando si potrà giocare un torneo… normale, se è vero che bisogna accettare il fatto che al momento si può seguire soltanto una ‘nuova mormalità’? E la risposta purtroppo è altrettanto spontanea quanto lapidaria. Il tennis, senza vaccino, non è molto praticabile. Le persone si concentrano su quest’anno, ma quest’anno è perso. E per quello che verrà, sarà la stessa cosa. Il tour australiano inizia il 1 gennaio e siamo nella stessa situazione. Dobbiamo sopravvivere nel 2021 fino all’uscita del vaccino e nel 2022 ripristinare la normalità. Il tennis soffre molto e ci resta ancora molto tempo. Cosa faranno le persone dopo l’Australia? Vai a Rio de Janeiro? In Argentina? Ad Acapulco? A Miami a marzo? Senza vaccino…” .

Questi puntini di sospensione rappresentano un’incertezza sul futuro condivisibile, e per questo ogni tentativo di ripartenza va ben accolto.

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