Paire, la sconfitta e l'orgoglio: "Sono un campione, che vi piaccia o no"

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Paire, la sconfitta e l’orgoglio: “Sono un campione, che vi piaccia o no”

Fresco di convocazione in Davis, il numero 25 del mondo ha reagito al brutto KO di Basilea contro Laaksonen chiamando a raccolta il pubblico francese in vista di Bercy

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Benoit Paire - Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Non è un gran momento per Benoit Paire. La convocazione per le finali di Coppa Davis è arrivata ieri ad addolcire il brutto ko rimediato a Basilea, dove il numero 25 del mondo ha perso in poco più di un’ora (6-3 7-5) dal qualificato svizzero Laaksonen (105 ATP). Cinque break subiti con le statistiche a infierire: appena il 31% di punti conquistati sulla seconda di servizio e un misero 16% in risposta alla prima avversaria. In una stagione che ha visto il suo punto più alto in primavera con i successi di Marrakech e Lione (battendo in finale Auger-Aliassime), il rendimento del trentenne di Avignone è notevolmente peggiorato post US Open. Solo tre successi in otto incontri. Il focus si sposta adesso su Bercy, Masters 1000 di casa che non gli ha mai portato fortuna, non essendo mai andato oltre il secondo turno.

Su Instagram, però, Paire si concede un moto d’orgoglio. “Sono un campione, che vi piaccia o no. Rialzerò la testa e cercherò di arrivare in buone condizioni a Bercy. Avrò bisogno del vostro sostegno, voi (pubblico francese) mi avete fatto già vivere emozioni forti in questa stagione“.

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Roland Garros, Zverev fiducioso: “Ora so che posso vincere uno Slam”

La sconfitta agli US Open è stata pesante da digerire. “Sono stato in barca per giorni senza fare nulla”. Ma gli ha anche fatto capire di essere molto vicino a quel traguardo. Le condizioni di giorno? “Non ideali, ci dobbiamo adattare”

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Alexander Zverev - Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

“Gran talento, ma negli Slam fallisce sempre”: questo si diceva di Alexander Zverev. Zitto zitto, in questa stranissima stagione sconvolta dal Covid-19, il tedesco ha fatto semifinale e finale nei due Major fin qui disputatisi, rispettivamente Australian Open e US Open. A Flushing Meadows, giusto un paio di settimane fa, Sascha è arrivato letteralmente ad un passo dal titolo, trovandosi avanti per due set a zero contro l’amico Dominic Thiem. Una sconfitta che gli ha lasciato naturalmente tanta amarezza ma anche la consapevolezza che il suo primo grande trionfo non è per nulla lontano. 

“Quest’anno sono il terzo giocatore al mondo in quanto a risultati negli Slam direi. Subito dietro a Novak e Dominic. Ovviamente anche io vorrei vincere uno Slam. Ne vorrei vincere più di uno se è per questo. A New York sono stato più volte a due punti da farcela. È stata una grande delusione. Molto frustrante. Ma allo stesso tempo ora sono consapevole di esseri andato molto vicino. Avevo una mano sul trofeo. Questo mi fa credere di essere pronto per vincere ora”, ha detto Zverev, al termine dell’agevole successo nel match d’esordio al Roland Garros contro l’austriaco Dennis Novak. 

La sua preparazione all’Open di Francia è stata pressoché inesistente. Anche considerato i pochi giorni di pausa tra uno Slam e l’altro. “Sono stato in giro in barca a Montecarlo. Non ho fatto assolutamente nulla per alcuni giorni. Poi mi sono venuto qui a Parigi e mi sono allenato un po’. Ora spero di giocare sette incontri qua, sei dopo questo. Staremo a vedere”, ha continuato. C’è spazio anche per qualche confronto tra l’organizzazione dei due tornei Slam.Devo dire che a New York mi sono divertito un sacco. Hanno fatto un gran lavoro con la bolla. L’hotel era riservato a noi giocatori. C’erano tante attività di svago. Minigolf, campi da basket. Bisogna dargliene atto: sono stati bravi. Io ero molto scettico prima di andare là ma poi è stato fantastico. Qui è diverso. Nell’Hotel ci sono anche altri ospiti. Però c’è almeno un po’ di pubblico e questa è una cosa bella. Mi pare comunque che gli organizzatori del Roland Garros stiano facendo il massimo”, ha sottolineato. 

 

In tanti suoi colleghi si sono lamentati delle condizioni di gioco troppo lente, per via del clima freddo e piovoso in questi giorni a Parigi e delle nuove palle Wilson. Zverev per far fronte a questa situazione e non perdere potenza nel suo tennis ha deciso di abbassare in maniera sostanziale le corde delle sue racchette. “La tensione è di tre chili più bassa rispetto a New York. Una bella differenza”, ha rivelato la testa di serie n.6 del tabellone. “Tutti dobbiamo adattarci a questa situazione. Non è per nulla ideale per noi giocatori. Avremmo preferito giocare come al solito a maggio o giugno. Ma si fa quel che si può. E io sono contento di poter giocare”. Proprio grazie ad un gioco potente e pulito, Sascha potrebbe patire meno di altri questa situazione. Chissà che stavolta non riesca a mettere anche l’altra mano sopra un trofeo Slam. 

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Un maestro (virtuale) per i maestri, ASICS lancia la sua Tennis Academy

Poco tempo per tenersi aggiornati. I maestri di tennis hanno bisogno di una mano. La casa d’abbigliamento giapponese, insieme a Patrick Mouratoglou, lancia una piattaforma in cui grandi esperti (come Thomas Johansson) condividono i loro consigli

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ASICS Tennis Academy

Un giocatore qualunque che vuole migliorare il proprio gioco si affida alle mani al maestro del circolo. Ma i maestri sono veramente in grado di dare i migliori consigli possibili? Senza voler togliere nulla alla loro preparazione e ai tanti corsi che magari hanno fatto per ottenerla, non sempre è così. Il problema sta nel fatto che i maestri spesso sono oberati di lavoro e non hanno tempo di mantenersi costantemente aggiornati sulle più avanzate tecniche di allenamento.

Nasce proprio dall’intenzione di risolvere questa problematica e dare una mano ai maestri sparsi in giro per il mondo, il progetto della ASICS Tennis Academy. Si tratta di una piattaforma virtuale in cui esperti di altissimo livello, come allenatori, preparatori atletici e anche psicologi daranno consigli su come far progredire al massimo diverse tipologie di tennista. Dietro questa iniziativa, ci sono appunto AISCS, azienda nipponica di spicco nel mondo del tennis, che sponsorizza tennisti come Novak Djokovic, Gael Monfils e David Goffin e Patrick Mouratoglou, coach di Serena Williams e fondatore dell’omonima accademia. 

“Entrando in contatto con i maestri di tutta Europa, speriamo di facilitare il loro lavoro nell’identificare lo stile di gioco di ogni tennista e di conseguenza offrire il miglior consiglio possibile”. Ha detto Rene Zandbergen, Responsabile Product Innovation, ASICS Tennis. Sappiamo quanto sia importante la figura del maestro per la crescita di un giocatore di tennis, sia in campo che fuori dal campo, e proprio per questo siamo entusiasti di lanciare ASICS Tennis Academy. Il nostro obiettivo è quello di supportare tutti i maestri con i consigli degli esperti, in modo da tenere alta la concentrazione sul giocatore e adattare i consigli sullo stile di gioco del singolo”, ha detto Gary Raucher, Executive Vice President, Categories, ASICS. 

 

Lo stesso Mouratoglou ha aggiunto:Essere un maestro significa aiutare i propri giocatori a raggiungere il più alto livello possibile e con la nuova piattaforma virtuale di ASICS sarà più facile farlo. Abbiamo iniziato la nostra partnership con ASICS un anno fa, con l’ambizione di sostenerci a vicenda in un obiettivo comune, per portare avanti il tennis. Supportando e investendo nei maestri, stanno mantenendo questa promessa”. A condividere la loro esperienza ci sarà un team di esperti di primissimo piano capitanato dallo svedese Thomas Johansson, ex n.7 al mondo e attuale coach di David Goffin. Insomma ASICS continua ad avere un occhio di riguardo per tutti i tennisti, di ogni età e generazione. E di conseguenza anche ai loro maestri. 

Per ulteriori informazioni: asics.com/tennis-academy

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Roland Garros, le parole dei protagonisti del Day 1. Paire: “Sono felice di poter giocare il torneo di casa”

Coco Gauff ha parlato dell’emozione di esordire a Parigi nonostante il freddo, mentre Jo Konta ha commentato sulla mancanza di eventi WTA da qui a fine anno

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Benoit Paire - Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Lo Slam parigino è iniziato ieri mattina, e si sono già delineate una serie di tematiche di rilievo, dalle basse temperature al giudizio sulle nuove palline targate Wilson, passando per il rischio-Covid. Vediamo cosa ne pensano alcuni dei protagonisti dei match di domenica.

PAIRE – Il percorso che ha portato Benoit Paire a giocare e vincere al primo turno dell’Open di Francia (7-5 6-4 6-4 a Kwon) non ha eguali nel mondo del tennis, come riassunto fattualmente da lui stesso: A New York sono risultato positivo due volte e negativo sei. A Roma, negativo tre volte. Ad Amburgo, due positivi seguiti da un negativo, e infine un negativo a Parigi. L’irsuto francese ha confermato che, come visto nei match contro Sinner in Italia e contro Ruud in Germania, le vicissitudini legate al coronavirus hanno avuto un impatto negativo: “Non è stato facile, sono stanco fisicamente e mentalmente, volevo solo tornare a casa ma non potevo perché anche ad Amburgo non avevo il permesso di lasciare la mia stanza perché ero risultato di nuovo positivo al test. Avevo paura di fare il test qui, perché sapevo che in caso di positività sarei stato escluso dal torneo di casa”.

Alla domanda se abbia fiducia nel sistema, ha risposto: Non me ne frega niente del sistema, so solo che a volte sono positivo e altre negativo. Sarò felice quando potrò tornare a casa per un po’; l’unica cosa che penso ora è, se posso giocare, bene, se non posso giocare, andrò a casa e vedrò il mio cane e la mia famiglia”. Una domanda anche sul prossimo avversario, Federico Coria, fratello minore di Guillermo, finalista qui nel 2004: “Non lo conosco, ma spero che non sia forte come il maggiore! Ero un fan di suo fratello, ed ero sempre contento di vederlo giocare”. Per finire, anche il buon Benoit si è unito al coro dei critici delle palline Wilson: Sono d’accordo con Rafa, non sono le palle migliori per queste condizioni atmosferiche. Ciononostante, sono contento che il torneo si stia disputando; non ci sono i fan, ma potranno vederci in TV”.

 

GAUFF E KONTA – Uno dei match più attesi della giornata era quello fra Jo Konta, semifinalista lo scorso anno, e Coco Gauff, l’enfant prodige che esordiva nel tabellone principale di Port d’Auteuil. L’americana ha vinto per 6-3 6-3, chiudendo una stagione deludente negli Slam per la britannica (un secondo e due primi turni quest’anno, a fronte di una semifinale, proprio a Parigi, e di due quarti nel 2019), che però non ha cercato scuse: “Non posso lamentarmi per le condizioni climatiche, visto che non è un problema che condiziona me in particolare; semplicemente, non ho giocato bene. Se posso essere onesta, anche il solito slot di fine maggio è decisamente imprevedibile, quindi questo torneo non è troppo fortunato in termini di calendario. Idealmente avrei voluto un intervallo più ampio fra US Open e Roland Garros, soprattutto per il mio ginocchio, ma la situazione è questa, e come ho già detto è così per tutti”.

Interrogata sull’avversaria, Konta ha detto: Coco è un’atleta molto dotata, si muove bene ed è già matura sia fisicamente che mentalmente. Non è un problema affrontare una ragazza tanto giovane, quella è una cosa di cui parlate voi giornalisti e gli sponsor per alimentare l’interesse, ma per me si tratta solo di affrontare una tennista che merita di essere qui per via dei suoi risultati e del suo ranking”.

Il calendario WTA prevede solo un torneo dopo Parigi, il Premier di Ostrava (anche se altri due eventi, Seoul e Linz, dovrebbero essere calendarizzati nelle prossime settimane), e Konta sarà della partita, ma la prospettiva di poter giocare un solo torneo da qui a gennaio non è chiaramente ottimale: “Non posso venire a dirvi che la situazione sia ideale, ma stiamo tutti facendo del nostro meglio. Una volta cancellati i tornei in Cina, sapevamo che la strada sarebbe stata in salita“.

La vincitrice, molto deludente a New York ma parsa decisamente in palla sulla terra, ha parlato del suo rapporto con una notorietà che destabilizzerebbe qualunque altro bipede senziente suo coetaneo: “Questo è il mio primo Roland Garros, perciò ogni vittoria è importante; per questo motivo durante il match non ho pensato molto al fatto di stare affrontando una delle semifinaliste dello scorso anno. Quando sono in campo può sembrare che sia abituata a questi palcoscenici, ma la verità è che sono solo contenta di essere qui. Prima del match, mio padre mi ha detto, ‘stai vivendo il tuo sogno, non tutti hanno questa possibilità’, e le sue parole mi hanno tranquillizzata“.

Questo match era peraltro ancora più speciale per lei: “Parigi è la mia città preferita perché è stato il primo posto che ho visitato al di fuori degli Stati Uniti, visto che quando avevo 10 anni sono venuta qui per visitare una delle accademie di Patrick Mouratoglou. Mi piace tutto della città, la cultura, l’architettura, il cibo. In particolare mi piacciono tanto i croissant, mentre non ho ancora mangiato crêpes perché sto cercando di mangiare sano, ma quando finirà il torneo me ne concederò parecchie!”

Coco Gauff – Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Una cosa che Coco non ha sicuramente apprezzato della Ville Lumière è però il clima d’inizio autunno: Mi sono riscaldata per 20 minuti ad alta intensità, perché volevo scendere in campo già sudata – di solito me ne bastano quattro, ma oggi faceva davvero freddo. Gauff ha giocato con un paio di leggings per tenere i muscoli al caldo, una cosa che a suo dire non faceva dall’età di 10 anni (che, a ben pensarci, non è così tanto tempo fa nel suo caso…). Infine, anche due parole sull’impegno di Naomi Osaka: “Non è facile esporsi in quel modo e continuare a giocare e vincere. Non mi aspettavo quello che è successo a Cincinnati-New York, quando il torneo si è fermato per un giorno. Come ho detto tante volte, non è una questione di neri e bianchi, è una questione di fare fronte comune contro il razzismo.

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