Conchita Martinez torna sulla panchina di Muguruza per la stagione 2020

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Conchita Martinez torna sulla panchina di Muguruza per la stagione 2020

Dopo la rottura con lo storico coach Sam Sumyk, Garbine si affida nuovamente alle cure dell’ex tennista spagnola che ha da poco smesso di lavorare con Pliskova

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Garbine Muguruza - Roland Garros 2018 (foto Roberto Dell'Olivo)

In off season uno dei temi più caldi è sempre quello del “valzer delle panchine”. Dopo la notizia della collaborazione tra Dayana Yastremska e Sascha Bajin, un “nuovo” sodalizio balza alle luci della ribalta, quello tra Garbine Muguruza e Conchita Martinez. L’ex capitano di Davis e Fed Cup aveva infatti già avuto modo di sedere sulla panchina di Muguruza in due diverse occasioni: nel 2017, quando aveva contribuito a condurla alla vittoria del torneo di Wimbledon, secondo Slam della carriera di Garbine, e nel 2018, anche se solo per un paio di mesi scarsi.

Al termine di quella seconda parentesi, Muguruza decise di riprendere a lavorare a tempo pieno con lo storico coach Sam Sumyk, mentre Conchita è andata ad affiancare un’altra ex numero uno del mondo, Karolina Pliskova. Entrambe le collaborazioni si sono però interrotte nel corso del 2019: a luglio dopo la sconfitta al primo turno di Wimbledon contro Beatriz Haddad Maia, la prima, mentre poche settimane fa Karolina Pliskova ha annunciato che Martinez non avrebbe fatto parte del suo team nel 2020.

Dopo un 2019 piuttosto difficile che l’ha vista scivolare alla posizione numero 35 del ranking WTA con un bilancio di 23 vittorie e 16 sconfitte e il solo titolo di Monterrey come parziale consolazione, e dopo una rigenerante vacanza in Tanzania con tanto di scalata del Kilimangiaro, Muguruza proverà dunque un “ritorno all’antico” per risollevarsi in vista del 2020. Se son rose…

 

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ATP Santiago: fuori Caruso battuto da Delbonis

Il siciliano si arrende in due set negli ottavi di finale. Italia già senza giocatori nei tre tornei ATP della settimana

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Altra settimana da dimenticare per il tennis italiano in questo inizio di 2020. Salvatore Caruso viene eliminato dal torneo di Santiago del Cile negli ottavi di finali ed era l’ultimo superstite nei tre tornei ATP della settimana visto che a Dubai e Acapulco non è rimasto nessuno dei nostri. Caruso è stato sconfitto in due set dall’esperto Federico Delbonis, N.7 del seeding con il punteggio di 7-6(1) 6-1. Un match dove è stato in vantaggio solamente in avvio quando si è portato sul 2-0 facendosi poi recuperare immediatamente il break di vantaggio. Arrivati al tie-break del primo set l’argentino ha dominato chiudendo 7 punti a 1 per poi proseguire sul velluto nel secondo.
Eliminato anche Pablo Cuevas, N.4 del seeding battuto a sorpresa dall’argentino Renzo Olivo dopo quasi 3h30.

Risultati

[Q] R. Olivo b. [4] P. Cuevas 5-7 7-6(5) 7-6(8)
[6] H. Dellien b. [WC] M. Barrios Vera 6-3 7-6(2)
[7] F. Delbonis b. S. Caruso 7-6(1) 6-3
[WC] A. Tabilo vs [2] C. Ruud

 

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Djokovic, un’ora di lezione a Kohlschreiber. A Dubai avanza ancora un Evans miracolato

Nole gioca una gran bella partita: ora gli manca una sola vittoria per difendere il primo posto, almeno per questa settimana. Struff batte Basilashvili in appena 39 minuti, avanza Tsitsipas

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dal sito ufficiale del Dubai Duty Free Tennis Championships

Pare che Novak Djokovic stia affrontando il torneo di Dubai come il warm-up del Sunshine Double che sarà, tra un paio di settimane. Per meglio dire: la rilassatezza è quella con cui si scende in campo quando non c’è nulla in palio (e si prova ogni soluzione tecnica traendone profitto), ferocia e concentrazione tradiscono il facilmente intuibile motivo per cui il serbo ha fatto scalo negli Emirati. Difendere la prima posizione in classifica riconquistata in Australia, trono per la cui difesa dovrà spendersi verosimilmente con un certo ardore fino alle falde del torneo di Roma, quando per il suo rivale Nadal inizierà a suonare un allarme da 3000 punti (i 1000 degli Internazionali e i 2000 di Parigi).

Per essere certo di volare in California da capoclassifica gli serve un’altra vittoria, e proverà a ottenerla ai quarti contro Karen Khachanov. Il russo costituirà certamente un banco di prova più affidabile, poiché né lo sfortunato Jaziri due giorni fa né tantomeno Kohlshcreiber oggi sono riusciti a costringere Nole al sudore. Anzi, il tedesco già sconfitto undici volte su tredici ha addirittura visto l’impietoso cronometro arrestarsi 33 secondi prima che scattasse l’ora di gioco, quasi il serbo avesse da onorare un appuntamento per cena. A lezione finita, Djokovic ha abbracciato l’avversario con fare guascone e vagamente consolatorio, somministratagli che aveva l’amara dozzina (sono infatti dodici, adesso, le sconfitte subite contro il serbo).

Kohlschreiber sicuramente non si è divertito, Djokovic – e i tifosi – certamente di più. Il serbo ha colpito con grande agio, per ricordare a chi ne lamenta un gioco troppo noioso che il suo modo di colpire la palla è un grande spettacolo, quando praticato con questa libertà d’esecuzione. E come spesso accade quando il serbo non ‘sente’ il timore di perdere, si è prodotto in vincenti di pregio assoluto. La splendida palla corta scoccata da lontanissimo – era quasi oltre il corridoio – e rivelatasi irraggiungibile per Kohli a inizio secondo set, per creare i presupposti di un immediato break, o il passante brutale con cui ha fulminato il tedesco che aveva incautamente guadagnato la rete nel terzo gioco .

Visibilmente e comprensibilmente scoraggiato, Kohlschreiber ha pure fallito un paio di comodissime benedizioni a rete (un devoto grazie a Rino per averci donato l’espressione) che se non altro hanno avuto il pregio di accorciargli l’agonia. Non era certo questo il giorno in cui dimostrare che a 37 anni può avere ancora qualcosa da dire nel circuito, sebbene il trend di classifica l’abbia visto sgusciare fuori – lo scorso maggio – da una top 50 difesa quasi ininterrottamente per dodici anni, e questo vorrà pur dire qualcosa.

GLI ALTRI INCONTRI – Nessuna grossa sorpresa, nessuno scossone consistente per il tabellone guidato da Djokovic. Degna di menzione la memorabile stesa subita da Basilashvili per mano di Struff, un 6-1 6-0 durante appena 39 minuti e 8 secondi che senza gli storici ventotto minuti dell’iconico Nieminen-Tomic di sei anni fa avrebbe forse ottenuto un piazzamento più dignitoso nella top 10 dei match più corti in Era Open. Tsitsipas ha annullato cinque palle break al tumultuoso Bublik senza per questo concedergli set, Rublev ha vinto il quindicesimo match stagionale contro Krajinovic e andrà a sfidare un sempre più miracolato Dan Evans.

Proprio il britannico è stato protagonista dell’unica partita davvero vibrante di giornata, nella quale si è permesso di annullare ben tre match point a Herbert nel tie-break del terzo set (è stato sotto 6-4 e poi 7-6). Da un lato è il francese che sta prendendo questa cattiva abitudine, se è vero che anche a Marsiglia ne aveva mancati tre contro Auger-Aliassime, dall’altro è Evans che dopo aver approfittato degli sciupii di Fognini ha trasformato un’altra sconfitta in una vittoria. Si dice che non ci sia due senza tre: dovesse ripetere l’impresa anche contro il centratissimo Rublev di queste settimane, avrebbe ottime possibilità di firmare un nuovo best ranking.

Risultati:

[1] N. Djokovic b. P. Kohlschreiber 6-3 6-1
D. Evans b. P-H. Herbert 7-5 3-6 7-6(7)
[6] A. Rublev b. F. Krajinovic 7-6(3) 6-0
[2] S. Tsitsipas b. A. Bublik 7-6(1) 6-4
[7] K. Khachanov b. [Q] D. Novak 6-3 6-4
J-L. Struff b. Basilashvili 6-1 6-0
R. Gasquet b. [8] B. Paire 6-4 6-4
[3] G. Monfils b. [Q] Y. Uchiyama 6-1 6-2

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Il ritorno del ‘PopSock’: Sock e Pospisil torneranno a giocare il doppio insieme

La coppia nordamericana si ricomporrà in occasione dei tornei di Indian Wells e Miami, a quattro anni dall’ultima partita giocata assieme

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C’è una bella notizia per tutti gli appassionati del doppio maschile. Il tennista statunitense Jack Sock e il canadese Vasek Pospisil torneranno a giocare insieme quattro anni dopo la sconfitta subita agli ottavi di Wimbledon (era il 2016) dai francesi Roger-Vasselin e Benneteau.

La coppia si riformerà in occasione dei Masters 1000 di Indian Wells e Miami. Se in California difficilmente riusciranno ad entrare direttamente nel tabellone principale a causa del cut-off piuttosto basso, ma possono sperare in una wild card, in Florida il protected ranking potrebbe essere sufficiente per un ingresso diretto. Il tabellone di doppio di Indian Wells, peraltro, si prospetta ricco di stelle: dovrebbero farvi parte coppie di sicuro fascino quali Wawrinka/Zverev, Kyrgios/Evans, Goffin/Schwartzman e Dimitrov/Thiem.

LA STORIA DEL ‘POPSOCK’ – Nel corso del triennio 2014-2016, la coppia si è resa protagonista di quattro successi (con cinque finali perse). Il più importante è l’unico ottenuto a livello Slam, la vittoria di Wimbledon nel 2014 ottenuta senza i favori della testa di serie, seguita dal titolo di Atlanta e – l’anno successivo – da quelli di Indian Wells e Pechino. Gli infortuni di Pospisil e la volontà di Sock di concentrarsi sul singolare incisero sulla scelta di separarsi.

 

Curiosamente i due si sono poi scontrati proprio nel 2016 alle Olimpiadi, nella sfida valida per il bronzo olimpico. La coppia statunitense Johnson/Sock prevalse 6-2 6-4 sul doppio canadese formato da Daniel Nestor e Pospisil,che rimase dunque ai piedi del podio.

Questa reunion arriva in momenti della carriera molto diversi per i due tennisti. Pospisil ha avuto per anni dei problemi pesanti alla schiena, tali da richiedere un operazione nel gennaio del 2019. Il ritorno in campo sta però superando ogni aspettativa: il canadese è stato l’eroe della spedizione del suo paese in Davis (fermatasi solo in finale al cospetto della Spagna) e ad oggi è tornato in top 100, al numero 93 del mondo. Anche in doppio si è fatto valere, conquistando il titolo di doppio a Marsiglia in coppia con Mahut, due settimane aver disputato una finale in singolare a Montpellier che mancava da quasi sei anni.

Il discorso è completamente diverso per Jack Sock. Dopo lo scioglimento del duo PopSock ha raggiunto il picco della sua carriera in singolo nel 2017, vincendo il Masters di Bercy e partecipando alle ATP Finals da numero 8 del mondo. Non è più riuscito a ripetersi in singolare, precipitando in una spirale senza fine che dopo l’anonimato del ‘no ranking’ l’ha (re)spinto fino al numero 767 del ranking (merito della recente vittoria contro Radu Albot). In doppio è andata molto meglio, oltre al già citato bronzo olimpico Sock ha vinto Wimbledon, US Open e ATP Finals in coppia con l’inossidabile Mike Bryan.

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