Coric: “I Big Three sono capaci di cambiare marcia durante i match”

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Coric: “I Big Three sono capaci di cambiare marcia durante i match”

Le dichiarazioni di Borna Coric dopo l’incontro serale contro Djokovic (“Ho giocato bene, ma Novak è Novak”) nella prima giornata della tappa croata dell’Adria Tour (“Match come questi mi permettono di capire su cosa devo lavorare”)

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Borna Coric e Novak Djokovic - Adria Tour (foto: Mario Cuzic\HTS)
 

Giocando in casa e dopo la bella vittoria del pomeriggio su Grigor Dimitrov (seppur si è saputo dopo che il bulgaro era febbricitante), probabilmente Borna Coric un pensierino lo aveva fatto alla possibilità di imitare Krajinovic, che la scorsa settimana aveva battuto Djokovic nella prima tappa dell’Adria Tour. Ma il Novak di ieri, come da lui stesso confermato al termine del match, non era quello di Belgrado, e per Borna la prima vittoria sul n. 1 del mondo (3-0 a favore di Djokovic gli head to head nei match ufficiali), anche se solo in un’esibizione, è rimasta un sogno. “Ho giocato un buon match, non forse come contro Dimitrov, ma del resto Novak è Novak. Sapevo che se gioca al suo livello, sarebbe stato difficile mantenere il mio. È stato più forte, niente da dire. Ma questi match mi permettono di vedere su cosa devo lavorare e sono contento di avere due mesi per lavorare intensamente prima di riprendere”.

Sul paragone con le sfide ufficiali disputate contro il fuoriclasse serbo, il n. 33 del mondo ha risposto così: L’ultima volta che avevamo giocato contro era stato in finale a Shanghai, due anni fa (vinse nettamente Nole in due set, ndr). Ha giocato bene, ma non sicuramente al suo massimo. Questi mesi di stop si fanno sentire. Ma mi è difficile dare una percentuale, quello che è certo è che per quanto abbia disputato un match di livello, non ha giocato come negli Slam o in una finale di un Masters 1000 come Shanghai”.

Borna è stato come sempre schietto e sincero anche nel rispondere all’ultima domanda, quella sulla differenza tra i Big Three e gli altri: è data anche dal fatto che Federer, Nadal e Djokovic (in rigoroso ordine di Slam vinti, ndr) hanno la capacità di alzare il livello del loro gioco nel corso di un match: “Sì, sicuramente è una delle ragioni. In campo loro riescono ad alzare il livello, a cambiare marcia. Come ad esempio ha fatto oggi Novak alla fine del secondo set (il n. 1 del mondo ha chiuso il match con un parziale di 11-1 a suo favore, ndr)”.

 

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Il T.C. Pozzuoli sogna in grande: a settembre gli Internazionali da 25.000 $ per continuare a crescere

Presentato il torneo da 25.000 dollari in programma al T.C. Pozzuoli dal 11 al 17 settembre. Dopo aver ospitato l’Atp 250 di Napoli lo scorso autunno il circolo flegreo punta a traguardi sempre più ambiziosi

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Internazionali di Pozzuoli
Presentazione Internazionali di Pozzuoli ( foto Ubitennis)

Ad ottobre scorso il Tennis Club Pozzuoli si trovó catapultato nel grande tennis dalla sera alla mattina.
Le incredibili difficoltà sorte con i campi del Tc Napoli  costrinsero gli organizzatori della Atp Napoli Cup, torneo di categoria 250 dell’Atp,  a cercare una sede alternativa per ospitare i primi giorni di torneo.
Il circolo dei Campi Flegrei non si fece sfuggire l’occasione e con grande professionalità e spirito di iniziativa, pur senza alcun preavviso, riuscì ad ospitare l’intero tabellone di qualificazione e il tabellone principale di doppio sino alle semifinali.

E così sui campi del Tc Pozzuoli si affacciarono i campioni slam Fabio Fognini e Simone Bolelli, e i Davis-man Lorenzo Sonego e Andrea Vavassori, oltre a tanti talenti emergenti come il cinese Zhang e i nostri Passaro e Zeppieri, recenti protagonisti al Roland Garros.

Ad un anno di distanza, e forti di quella grande e positiva esperienza, il Tc Pozzuoli è pronto per il grande salto e dal 11 al 17 settembre ospiterà gli “Internazionali di Pozzuoli”, torneo Itf da 25.000 dollari.

 

In questi giorni sui campi  del circolo di Via Viviani si sta giocando la terza edizione dell’Open Città di Pozzuoli, con un montepremi di 5.000 euro, che a questo punto costituisce l’antipasto del più importante evento settembrino.

Proprio nel giorno dei quarti di finale dell’Open si è svolta la presentazione del Torneo Itf da 25.000 dollari che si svolgerà in una settimana (11-17 settembre) libera da grandi impegni del circuito Atp (sono in programma i gironi di qualificazione della Coppa Davis”) e Pozzuoli sogna qualche nome importante.

Alla presenza del Sindaco di Pozzuoli, ing. Luigi Manzoni, del Presidente del Comitato Campano della Fitp Virginia Di Caterino, il Presidente del Tc Pozzuoli Antonio Laezza, con i consiglieri Roberto Sorrentino e Sandro Lupi e il Direttore Tecnico Vincenzo Garbato hanno illustrato i dettagli della kermesse tennistica Flegrea.

“È un grande orgoglio e una grande soddisfazione poter ospitare a Pozzuoli un evento del grande tennis” – ha detto il Presidente Antonio Laezza – “L’obiettivo è far sì che questo sia un punto di partenza, sogniamo di ospitare un torneo ancor più importante nei prossimi anni”.

Nella “Terra dei Miti” dei Campi Flegrei erano anni che si attendeva lo sbarco del grande tennis ed il sodalizio del T.C. Pozzuoli, seppur con pochi anni di vita, si candida a diventare un punto di riferimento non solo a livello campano, ma nazionale ed internazionale.

La struttura del circolo puteolano ad oggi ha a disposizione quattro campi in cemento outdoor, dedicati alle isole del Golfo (Capri, Ischia, Procida e Nisida, quest’ultima collegata con un ponte alla terraferma di Bagnoli), due campi di terra, denominati il ” Vesuvio” ed il “Solfatara” ad omaggiare quella che Johann Wolfgang Goethe, nel suo “Viaggio in Italia” definì “la regione più meravigliosa del mondo, sotto il cielo più puro ed il terreno più infido” riferendosi al fenomeno del bradisismo che da sempre caratterizza i “Campi Ardenti” del Golfo di Pozzuoli tra Capo Miseno e Nisida e che abbraccia anche le Isole di Ischia e Procida. Tuttavia sono allo studio vari progetti di espansione con la possibilità di realizzare nuovi campi, rendendo il circolo di dimensioni davvero importanti.

Molte le iniziative in programma nella settimana del torneo e che saranno svelate nei prossimi giorni, e che avranno l’obiettivo di promuovere nel mondo le meraviglie del territorio flegreo, dal Tempio di Serapide all’Anfiteatro Flavio, dalla splendida rocca restaurata del Rione Terra, al parco sommerso di Baia, all’Acropoli di Cuma.

E se vorrete conoscere in anticipo il nome del vincitore del torneo, vi basterà recarvi nell’Antro della Sibilla di Cuma per sondare il suo famosissimo oracolo: ma attenzione, finanche il Dio Apollo ne rimasse ammaliato e le risposte della sacerdotessa sono da sempre misteriose e…sibilline! Quindi attenzione a non scommettere troppo!

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Editoriali del Direttore

Roland Garros – Il caldo opprimente, la libertà dello scooter, i posti vuoti per i troppi biglietti agli sponsor, il riscatto del tennis donne, Zverev-Ruud forse migliore di Alcaraz-Djokovic

Muchova-Sabalenka, Swiatek-Haddad Maia hanno creato spettacolo e suspence. La bielorussa però…sciupona. Djokovic, l’ultimo dei Mohicani lotterà per sé, per il 23mo Slam ma anche per gli altri Fab 4. E’ l’ultimo che può respingere l’assalto di Alcaraz e dei giovani rampanti. Sarà davvero un gran match?

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Il tris di Swiatek sembra aleggiare nell’aria calda, opprimente e insolita di Parigi. Non ricordo, in 47 anni che vengo al Roland Garros e negli ultimi 20 che ci vengo con uno scooter della Piaggio – in passato erano le classiche, tradizionali Vespe, adesso sono MP3 350cc  con le tre ruote, così non si casca e si parcheggia facile –  un altro torneo nel quale abbia fatto sempre così caldo da dover restare in maglietta anche la sera tardi. Fino a un paio d’anni fa non c’erano nemmeno le sessioni serali. Mi dilungo sul meteo…, perché sembra impossibile che invece nel Bel Paese, quando parlo con i miei familiari che vivono in diverse parti d’Italia mi dicono che il tempo continua a essere invece orribile. E non da ieri soltanto. Una rivoluzione climatica con uno scambio meteo Italia-Francia? Beh almeno questo non è colpa della politica, di questo o quel Governo.

Qua mi sono sempre bagnato molto più che a Wimbledon, però a giudicare dalle migliaia di scooter – in gran parte proprio Piaggio con le tre ruote (che hanno avuto qua evidentemente molto più successo che in Italia, chissà perché) – che circolano a Parigi e che parcheggiano fra Porte d’Auteuil, Porte Molitor e il Bois de Boulogne, si vede che lo scooter, e spesso sono davvero grossi gli scooter che sfrecciano sulle varie “Routes Periferique”, è un mezzo popolarissimo, tanto da farmi pensare che allora il maltempo nel quale io mi sono imbattuto in tanti passati Roland Garros non sia stato una regola, ma l’eccezione che la conferma. Altrimenti di scooter non se ne venderebbero così tanti e qui sono tantissimi parcheggiati proprio ovunque anche i motorini Uber (più vari competitor), a nolo orario,  come da noi in certe città italiane capita per le biciclette e le auto “Enjoy” , ma non mi è capitato ancora di vedere anche per i motorini.

 

Certo è anche che qui, in certe strade, e non solo sui perennemente ingolfatissimi Champs Elisèe, si resta facilmente imbottigliati nel traffico, in code insopportabilmente infinite. Ecco perchè lo scooter diventa un gran bel salvagente.

Va detto poi, e chiudo questa inutile parentesi, che la reputazione di Wimbledon ostaggio della pioggia è dovuta certamente anche al fatto che se lì, in Church Road, cade anche la pioggerellina più ridicola, purtroppo sull’erba non si può giocare e gli incontri vengono sospesi. Anche tre, quattro volte nello stesso giorno. Quando a Parigi, come a Roma, si continuerebbe tranquillamente a giocare. Insomma, salvo che per quest’anno nella Roma più acquazzonata di sempre, se piove da noi e a Parigi di solito non ci si fa caso. A Wimbledon ci se ne accorge tutti e soprattutto se ne accorgono quei poveri inservienti che tirano e srotolano su e giù di continuo quei pesantissimi tappeti che devono restare alti tipo tende sui courts, a scanso guazza sottostante.

Piuttosto anche qui come a Roma c’è la piaga dei posti venduti, e venduti assai a caro prezzo, agli sponsor e ai clienti degli sponsor. Così spesso – si sarà visto e notato in tv – quelli che sarebbero i posti migliori, sono spesso vuoti. Perché a quel tipo di quei clienti, evidentemente, interessa più fare atto di presenza al Roland Garros, un must, p.r. o semplici chiacchiere con un bicchiere di champagne in mano, piuttosto che guardare il tennis e scoprire chi siano Ruud e Rune.

Molti francesi che pure ho incrociato al Roland Garros, mica al Louvre, non sanno ancora chi sia Alcaraz. L’ho scoperto con un certo raccapriccio. E quando dico loro con aria un minimo scandalizzata: “Ma suvvia, è il numero uno del mondo!” reagiscono con un: “Ma davvero? E non è Djokovic?”.

L’altro giorno un signore che era appena uscito da una di quelle elegantissima suite ha chiesto a una hostess elegantissima in camiseta Lacoste: “Ma Nadal quando gioca?”.

Non ho voluto sentire la risposta. Temevo di sentire anche dalla hostess una risposta incerta, interlocutoria. Per carità, è meglio che sappiano chi sia stato Carlo Magno.

Soltanto per Roger Federer si va sul sicuro: tutti sanno che lui, il Mito, la Leggenda, si è ritirato. Meno male che almeno questo non è sfuggito a nessuno dei presenti.

Siamo messi così. Il tennis è sempre più un business colossale. E chi lo organizza mira a far ciccia, cioè soldi, e se l’immagine di uno stadio semideserto a bordo campo non è una buona immagine il promoter miope oggi dice: “Chissenefrega. L’importante è che loro comprino i biglietti e noi si aumenti l’incasso”. Ma alla lunga andrà sempre così?

In Francia forse è anche per il risultato di questa politica che ha fatto sì, però, che di tennisti francesi competitivi non se ne vede più neppure l’ombra. Quest’anno, come nel 2021, hanno perso tutti prima del terzo turno. Per una federazione ricca, ricchissima, come quella francese che ha un carico di dipendenti vicino al migliaio, e un cespite di entrate monstre come il Roland Garros è un bello smacco.

Per fortuna, e non solo per fortuna, sia dato a Cesare…(Binaghi) quel che è di Cesare, in Italia non è così. Però qui mi sono imbattuto in diverse persone che mi hanno chiesto: “Ma perché a Roma si vedeva spesso lo stadio così vuoto? Vendevano i biglietti troppo cari?”.

Ho spiegato a chi aveva la pazienza di ascoltarmi, che a) a Roma quest’anno avevamo avuto un tempo da lupi, mai vissuto prima a quel modo, b) ma anche che la programmazione non era stata spesso indovinata, c) che troppe volte si era creduto di far bene pensato piegandosi anche alle richieste dei giocatori italiani più viziati per programmarli sul più “cozy” Pietrangeli, straboccante di folla, mentre sul “centrale” venivano programmati incontri poco appetitosi. Assai prevedibilmente poco appetitosi, a dire il vero, se in contemporanea se ne giocavano altri con tutti gli azzurri sul Pietrangeli che la gente non abbandonava neppure quando diluviava perché…”chi va via perde il posto all’osteria”.

Errori che probabilmente l’anno prossimo non verranno ripetuti. Almeno non in questa misura, io spero. Anche qui, già che ci sono lo dico, i prezzi di chi passa 10 ore in questo magnifico posto…sono però fuori di testa, assolutamente esagerati, e la qualità del cibo non fa davvero onore alla tradizione della cucina francese. Per mangiare crepes, waffles, gelati (confezionati e dai 4,80 euro in su) e svuotare il portafogli si fanno code lunghissime. Del resto anche al Foro Italico l’alimentazione è davvero “very cheap”, pizze, panini, hamburger, hot-dog, come se abitassimo in America e non nel Bel Paese famoso nel mondo per la sua cucina. Ristoranti di modesta qualità e prezzi esosi, mal assistiti da servizi igienici non frequentabili. A quest’ultimo proposito organizzerei, durante i prossimi Internazionali d’Italia, una giornata in cui i dirigenti FITP e gli ospiti degli sponsor BNL, BMW, EMU e partner vari, fossero obbligati a servirsi dei servizi igienici che spettano ai normali spettatori. Chissà, forse le cose cambierebbero.

 Angelo Binaghi ha promesso che in futuro ci sarà qualche posto coperto in più (non solo il tetto per il 2026) di modo che quando piove come quest’anno l’unico riparo non sia più il proprio ombrello. Ma anche un ristorante in più di discreto livello senza che il conto si riveli un furto con scasso, non guasterebbe. Certo lì al Foro gli spazi sono quelli che sono.

Al Roland Garros, soprattutto dopo essersi allargati fino al Simonne Mathieu, sono ben altri. E all’Orangerie si mangia come in un ristorante serio. Chic.

Finalmente, portate pazienza, ora scrivo di tennis giocato. Non mi diverto sempre a vedere tennis femminile. Troppo spesso è a senso unico. Pensate alle precedenti partite di Iga Swiatek, 6-0, 6-0 a questa e a quest’altra una miseria di game concessi, 14 set di fila vinti in 7 match anche contro la promessa Coco Gauff, finalista un anno fa. Dov’è la suspense?

Ieri giovedì l’eccezione. Due partite piene di pathos, di situazioni avvincenti, ben giocate come nei primi due set di Sabalenka Muchova, prima di un terzo set con un calo di qualità e quell’altalena di tante partite femminili che non è facile spiegare se non sei un…coach mentale.

Quando Aryna Sabalenka sale a forza di missili, sul 5-2, prima di avere e mancare il matchpoint sul 5-2, il match sembra finito. La Muchova aveva già vinto comunque il suo sorprendente torneo, mi stavo apprestando a scrivere.

Macchè, “it is never over until is over”. La Sabalenka prima si distrae, poi dilapida, quindi si innervosisce.  Dal 5-2 in suo favore perderà 5 game di fila, la partita, l’approdo alla finale, il possibile n.1 WTA. A un certo punto la serie negativa la vede con 4 punti all’attivo e 16 al passivo. Quasi soltanto a lei, almeno fra le grandi sebbene sia capace di fare anche due doppi falli a fila quando il momento è capitale e ha un matchpoint, succedono certi improvvisi prolungati scivoloni.

Muchova, 27 anni, 2 di più di Sabalenka, non crede ai suoi occhi. Anni fa il suo medico, dopo l’ennesimo infortunio, le aveva suggerito di abbandonare il tennis. Di ritirarsi. Lei era precipitata oltre il 200mo posto. Ma non si è ritirata. E sabato lei.n.43 del mondo, giocherà la sua prima finale Slam contro quella Swiatek che lei battè nel 2018 nell’unico precedente. Solo che Iga era ancora una bambina e lei, ventiduenne, solo una promessa incompiuta

Iga in questo torneo era a rischio trono: la Sabalenka minacciava di spodestarla. Invece la sconfitta della bielorussa e la contemporanea vittoria della polacca sulla tenace brasiliana Haddad Maia le garantisce il possesso della corona anche dopo questo Roland Garros sia che lei vinca il quarto Slam e il terzo RG di fila, sia che perda dalla sorprendente Muchova.

Beatriz sognava di emulare Maria Ester Bueno, la campionessa del suo Paese che trionfò in 7 Slam, ma non è ancora arrivato il momento del suo primo. Ha perso nettamente il primo set, ma nel secondo si è arrampicata al tiebreak e perfino a un setpoint. Le è mancata un po’ di agilità, annullarle due matchpoint con grande garra non le è bastato.

Ha fatto tremare Iga e si può rallegrare per un grande torneo che probabilmente, con la nuova fiducia acquisita, non sarà l’ultimo.

Oggi c’è attesa spasmodica per la prima semifinale, Alcaraz-Djokovic, Next Gen vs Old Gen. Conflitto più generazionale di questo non si poteva programmare. Ognuno giocherà per sé, ma un pochino anche per i coetanei. Alcaraz ha preferito fare ieri giovedì un po’ di palestra, senza tennis. Invece Djokovic ha giocato un’oretta abbondante sul campo 5 con uno sparring partner, Carlos Gomez Herrera.

E se invece la semifinale più bella fosse quella che giocheranno dopo Ruud e Zverev? Se uno dei protagonisti della prima semifinale giocasse molto al di sotto della propria reputazione, Djokovic per uno stato di forma ancora incerto messo magari a dura prova per il caldo, Alcaraz per uno stato di tensione cui non può essere ancora del tutto abituato – un conto è aver vinto 22 Slam, un altro averne vinto uno solo – ecco che la seconda semifinale potrebbe inopinatamente diventare la migliore. Per come ho visto giocare Ruud contro Rune e Zverev in questi giorni, sono quasi certo che giocheranno entrambi molto bene. E per il contrasto di stile dei due giocatori lo spettacolo non mancherà. Il duello fra il diritto a sventaglio di Ruud e il magnifico rovescio di Zverev sembra poterlo garantire. Nella prima semifinale, invece, lo show potrebbe essere eccelso, ma anche deludente. Quando le attese sembrano eccessive…tante volte in passato è accaduto che siamo rimasti con un palmo di naso. Speriamo allora invece che tutti e due giochino al meglio. 

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Roland Garros, verso Alcaraz-Djokovic: alcuni numeri della semifinale più attesa [VIDEO]

Parigi si ferma, c’è la sfida tra lo spagnolo e il serbo. Analizziamo le cifre e le chance di ognuno dei due

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Novak Djokovic – Roland Garros 2023 (foto Roberto dell'Olivo)

Dopo un giovedì di semifinali femminili che non ha comunque lesinato in termini di emozioni, eccoci giunti al giorno che tanti aspettavano, probabilmente da ben 2 settimane, quando venne sorteggiato il tabellone: il giorno delle semifinali maschili, ma soprattutto in cui Carlos Alcaraz affronta Novak Djokovic. Ore 14.45 sul Philippe Chatrier: c’è la semifinale da vedere (in diretta tv e streaming su Eurosport e Discovery+), il penultimo atto da non perdere, quella partita che ancor prima scendessero in campo per il primo turno tutti pronosticavano. É innegabile che sarà la partita del giorno e che, soprattutto, c’è tanta aspettativa sul fatto che chi la spunterà tra il cannibale serbo e il giovane spagnolo sarà ritenuto il favorito verso la conquista del Roland Garros. Ma vediamo come ci arrivano, come se la giocheranno, chi dei due può considerarsi avvantaggiato e perché.

Roland Garros, Djokovic contro Alcaraz punta sull’esperienza a questi livelli

Da un punto di vista di esperienza, come ampiamente prevedibile, non c’è storia: per Carlitos, n.1 del mondo attuale, si tratta della seconda semifinale Slam in carriera, la prima al Roland Garros, con il record in questi eventi che recita 24-7. Numeri comunque non trascurabili…evanescenti però se paragonati a quelli dell’uomo che oggi, da n.3 del mondo, giocherà la quarantacinquesima semifinale Major, corrispondente alla dodicesima in terra parigina, con la prima che risale a sedici anni fa, quando Alcaraz di anni ne aveva quattro. Il gap generazionale c’è, è innegabile, ma lo spagnolo è uno che per la sua giovane età sa già come si vince e come si gestisce la pressione, avendo portato a casa otto incontri su nove al quinto set (l’unico ad averlo battuto Matteo Berrettini in Australia). Così come Nole sa bene come giocare sotto pressione, avendo un gran record di 36-10 al quinto, con l’ultima sconfitta del genere proprio in semifinale al Roland Garros, nel 2019 contro Dominic Thiem.

In quel Roland Garros Djokovic arrivò al secondo venerdì senza perdere neanche un set, quest’anno invece ne ha smarrito uno per strada, ai quarti contro Khachanov, in una partita molto complicata per il serbo, che aveva faticato anche al terzo turno contro un ottimo Davidovich. Certamente più netto il percorso del 20enne di Murcia, che ha concesso solo un set al secondo turno a Taro Daniel, per noia, fornendo prestazioni impressionanti contro Musetti e Tsitsipas negli ultimi due turni. Certamente come forma, fisica ma anche attitudinale, di gioco mostrato, è Carlitos a partire leggermente avanti. Poche le crepe nel gioco dello spagnolo in queste ultime due settimane, sempre incisivo a partire dal servizio, per poi manovrare prima insistendo da fondo e improvvisamente mischiare le carte con variazioni lungolinea o palle corte. Tattica che certamente dovrà applicare anche oggi il n.1 al mondo, riflettendo però anche sull’opzione freschezza e su quanto scambi lunghi ed estenuanti possano pesare più al suo avversario che a lui. É probabile che Nole correrà qualche rischio in più, cercherà più vincenti così da accorciare gli scambi e impedire allo spagnolo di prendere in mano il pallino del gioco.

 

Alcaraz ha vinto l’unico precedente e punta sulla maggior freschezza

Così come l’unico precedente già ha fatto storia (3h e 35 nella semifinale di Madrid 2022, vinta da Alcaraz) è giusto pensare che anche questa semifinale sarà una di quelle partite difficili da dimenticare. Si tratta di due giocatori dominanti, uno che (difficile prevedere il contrario) prenderà in mano il circuito nell’avvenire, e uno che lo ha già tenuto ben saldo in mano per gli ultimi 12 anni, ed è ancora qui a dettare legge. Il record di Nole nelle semifinali Slam fa abbastanza paura: 33-11, con diciannove vittorie e due sconfitte nelle ultime 21. Ridurre il dato al Roland Garros potrebbe però far sorridere Alcaraz: 6-5, dunque quasi la metà della sconfitte a questo livello di Nole sono arrivate sulla terra parigina, e anche in questo caso l’ultima è proprio quella con Thiem nel 2019 in 4h e 13 (l’altra semifinale persa delle ultime 21 risale al 2014, contro Nishikori allo US Open).

Carlitos sa che dovrà fare una partita perfetta, tendenzialmente niente di più di quanto non abbia già fatto in questo torneo finora. Nole dovrà un po’ alzare il tiro, specie alla luce del suo quarto di finale, dato che Alcaraz sa essere ben più deciso del buon Khachanov. In ultimo, diamo uno sguardo anche alle quote per percepire l’opinione generale: quella diffusa è che a vincere sarà lo spagnolo, con Bet365, Snai ed Eurobet che ne danno rispettivamente a 1,44, 1,47 e 1,50 l’affermazione. La settima finale parigina di Djokovic varrà invece 2,55 volte la posta su Eurobet, 2,70 su Snai, 2,75 su Bet365. Ore 14:45, Court Philippe Chatrier, l’orologio del destino e gli occhi del mondo del tennis si fermeranno lì. Una partita che vale tanto, o, forse, potrebbe valere tutto.

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