Osaka, l’attivista: “La soddisfazione maggiore? Quando mi dicono grazie”

Focus

Osaka, l’attivista: “La soddisfazione maggiore? Quando mi dicono grazie”

La giapponese cresciuta negli Stati Uniti prosegue la sua campagna in favore del movimento Black Lives Matter. Ma Kvitova non sembra essere sulla sua stessa lunghezza d’onda: “La priorità ora è la lotta al Covid”

Pubblicato

il

Naomi Osaka - US Open 2020 (via Twitter, @usopen)

Non senza qualche difficoltà, Naomi Osaka è approdata agli ottavi di finale dello US Open. Per placare la potenza e la irriverenza della 18enne ucraina Marta Kostyuk, la quarta testa di serie ha dovuto infatti faticare non poco. Dopo un primo set vinto tranquillamente per 6-3, Osaka ha rincorso nel secondo parziale, alla fine perso al tie-break per 7 punti a 4. E le cose si sarebbero messe veramente male se nel quarto gioco del set decisivo Kostyuk avesse sfruttato una di quelle cinque palle break per andare sul 3 a 1.

È stato un game molto importante. Non so come sarebbero andate le cose se lo avesse vinto lei e io avrei dovuto recuperare lo svantaggio. Per fortuna non ci devo pensare”, ha ammesso la campionessa nipponica. “Lei ha un gioco aggressivo e non si è fatta intimorire da me o dalla velocità della mia palla. Per una giocatrice della sua età è impressionante. Avrebbe potuto buttarsi giù nel secondo set ma ha giocato molto bene. È da tenere d’occhio di sicuro”. 

Oltre a battagliare sul campo, Osaka, nata in Giappone ma cresciuta negli Stati Uniti, si sta dando però molto da fare in termini di sostegno alla causa del movimento Black Lives Matter. La scorsa settimana, il suo boicottaggio della semifinale a seguito del ferimento di Jacob in Wisconsin da parte di un poliziotto, ha costretto la WTA e l’ATP ad aggiungersi alla protesta e annullare tutti i match. Il suo impegno su questo fronte le sta valendo il plauso dei colleghi e anche della leggenda del tennis femminile Billie Jean King, paladina dei diritti civili.

“Le risposte che mi fanno più piacere sono quelle in cui mi si dice grazie. Per me è una sorpresa perché non mi sembra di stare facendo granché. Ma la gente dice che è orgogliosa di me e questo mi emoziona”, ha affermato Osaka che esibisce prima di ogni match una mascherina sempre diversa, con i nomi delle persone afroamericane vittima di ingiustizie. Sarebbe il caso per la WTA di continuare a promuovere questo messaggio anche quando ci si sposterà dagli USA? “Sì, certo. Il tennis è uno sport internazionale, con un sacco di gente che ci gioca in giro per il mondo. È una piattaforma ideale per parlare di argomento molto importante. Penso che quando un giocatore comincia a parlarne, poi altri se ne aggiungano”, ha risposto la n.9 della classifica mondiale. 

A darle una mano in questa sua protesta potrebbe essere il suo nuovo amico Stefanos Tsitsipas. Una coppia strana all’apparenza ma a pensarci bene i due hanno in comune il fatto di essere veri cittadini del mondo oltre che stelle del tennis mondiale. Lei mezza haitiana e mezza giapponese, lui mezzo greco e mezzo russo. “Da parte mia sento che siamo molto simili. Ma dovreste chiedere anche a lui. Ci piace porci delle domande e siamo entrambi un po’ stralunati. Mi ci è voluto un po’ a capirlo sinceramente ma ora siamo amici”, ha detto Osaka. “Anche lui è una persona molto curiosa. Abbiamo culture molto diverse dato che lui è vissuto in Europa e io in America. Cose che io do per scontato non lo sono per lui e viceversa. Cerchiamo di superare queste barriere”. 

 
Petra Kvitova – US Open 2020 (via Twitter, @usopen)

Chi invece sembra vedere le cose da una prospettiva leggermente diversa rispetto a quella di Osaka è Petra Kvitova, testa di serie n.6 del tabellone femminile, anche lei approdata al quarto turno grazie all’agevole successo sull’americana Jessica Pegula per 6-4 6-3. “Il mio pensiero è semplice. In questo periodo stiamo tutti cercando di affrontare il Covid. Penso che sarebbe bello se tutti fossimo in pace e ci occupassimo di una cosa alla volta. E non più cose allo stesso tempo. Io la penso così: prenderci cura di noi stessi, comportarsi bene, questa è la cosa più importante per me. Il Covid è la priorità e ci dovremmo concentrare su quello”, ha sottolineato la tennista boema in conferenza stampa. Generazioni diverse, opinioni diverse. 

Continua a leggere
Commenti

Australian Open

Ons Jabeur dà forfait agli Australian Open

Un problema alla schiena blocca la tennista tunisina testa di serie n. 9

Pubblicato

il

Ons Jabeur - Australian Open 2022 (foto Twitter @AustralianOpen)

Aveva iniziato bene la stagione con due vittorie nel WTA 500 di Sydney, ma poi Ons Jabeur era stata costretta al ritiro a partita in corso nei quarti di finale contro Anett Kontaveit. Il problema patito durante quel match evidentemente non ha trovato una rapida soluzione e poche ore fa è arrivato l’annuncio da parte di Jabeur del ritiro dagli Australian Open 2022. La tennista tunisina, numero 10 del mondo e testa di serie n. 9 nello Slam, è una grande perdita per il torneo perché con le sue ineguagliabili doti tecniche, rappresenta una delle tenniste più spettacolari e variegate del circuito. Questo il messaggio integrale rilasciato dalla giocatrice sui social:

“Ciao a tutti, purtroppo mi devo ritirare dal primo turno odierno degli Australian Open. Mi sono infortunata alla schiena a Sydney la scorsa settimana. Ho provato di tutto per essere pronta e pensavo di essere pronta per giocare qui. Sfortunatamente, il dolore è ancora molto presente e giocare in queste condizioni potrebbe mettere a rischio la mia intera stagione. Ora mi riposerò e mi curerò per tornare il prima possibile. Grazie a tutti i miei fan per il loro aiuto e supporto, sperando di essere al 100% per il prossimo appuntamento.”

Il suo posto nel tabellone è stato preso dalla lucky loser romena Irina Maria Bara (26 anni, n. 134) e quindi è toccato a lei scendere in campo contro la spagnola Nuria Parrizas-Diaz. Quest’ultima, attuale n. 63 del mondo, ha approfittato del cambio avversaria e ha vinto così il suo primo incontro a livello Slam a 30 anni imponendosi sulla romena per 6-3 6-1.

 

Continua a leggere

Editoriali del Direttore

Caso Djokovic – Ha prevalso la ragion di Stato. E’ stata una scelta politica ma credo sia giusto così

Dalla vicenda escono male tutti, Craig Tiley in testa. Poi Djokovic e non per essere andato a Melbourne. Ma per come ci è andato. Male anche l’Australia. Bravi soltanto tutti i giudici

Pubblicato

il

Mi spiace che manchi il n.1 del mondo ad uno Slam. Non uno qualsiasi, soprattutto in Australia, dal momento che Novak Djokovic lo aveva vinto 9 volte e le ultime tre. Ma sono anche d’accordo con Rafa Nadal quando dice con buon senso e senza voler infierire su un Djokovic in disgrazia, “Nessun giocatore al mondo, è più importante di un evento”.

E mi pare il caso di ricordare qui che quando, in solidarietà allo jugoslavo Nikki Pilic squalificato dalla sua federazione per essersi rifiutato di giocare gratis in Coppa Davis, un’ottantina di tennisti boicottarono l’edizione di Wimbledon 1973 – vinta dal ceco Jan Kodes sul russo della Georgia Alex Metreveli (nei loro Paesi allora guai a scioperare!) – il chairman dell’All England Committe H.David disse: “The Championships are more important than any player” (non credo ci sia bisogno di tradurre).

E i Championships – gli inglesi chiamano così il torneo di Wimbledon come se nessun altro “campionato” potesse lontanamente pretendere di valere quanto quello dell’All England Lawn Tennis Club – nel ’73 batterono il record d’affluenza, dando più che ragione al loro Chairman.

 

A questo punto lasciatemi anche dire un bel “meno male!”… che finalmente torneremo a scrivere e parlare di tennis giocato dopo questa lunga saga che ha stressato particolarmente tutto Ubitennis per via del continuo affluire di notizie imprevedibili e contradditorie fra loro, ma anche delle migliaia di commenti che ci hanno sommerso, giorno dopo giorno. Talvolta abbiamo addirittura dovuto chiuderne l’accesso perché non ce la facevamo a moderarli tutti. E’ stato uno sforzo immane anche perché alcuni lettori hanno scritto papiri infiniti, mentre altri non si sono stancati di ripetere lo stesso concetto decine di volte, così come non hanno cessato di lanciarsi strali e “beccarsi” fra pro-Djokovic e anti-Djokovic, fra SìVax e NoVax.

 E queste ultime baruffe ci hanno messo sovente molto più in difficoltà all’atto di moderarli, perché implicavano spesso competenze da medici, da giuristi, perfino da statisti, quali certo non siamo.

Devo dire che non mi ha sorpreso affatto la conclusione della saga Djokovic. Chi mi aveva chiesto nei giorni scorsi un pronostico conosce la risposta che gli ho dato.

Era francamente contro ogni logica pensare che Djokovic potesse sfangarla  contro il Governo australiano dopo tutto quello che ha attraversato l’Australia, il Paese più rigido del mondo nell’affrontare la pandemia e anche il Paese dove le regole vengono applicate generalmente con un rigore tale che io mi sono permesso spesso in passato – anche per esserne stato vittima  in un’occasione – di considerarlo assolutamente esagerato.

Ci sono ragioni storiche che hanno dato origine a questa tendenza: i primi abitanti australiani “deportati” dall’Inghilterra non erano davvero persone che si potessero mandare in giro a briglia sciolte.

Pochi ricorderanno ormai l’editoriale che scrissi quando la saga Djokovic cominciò. Il titolo era (e sono dovuto andare a cercarlo in cima alla home page, sotto la voce di menu Editoriali): Il caso Djokovic: Sospettare è populismo? Mostrare equilibrio è pilatesco? Forse sono Ponzio Pilato.

Si scrivono tante cose, facendo questo mestiere, e non sempre si ricordano. Così ho voluto controllare se avessi scritto qualche bestialità. Può capitare.

Se vi va leggetelo oggi (rileggetelo?) anche voi. Non mi pare di dover fare sostanziali correzioni.

Allora Djokovic non aveva ancora compromesso la sua immagine col commettere tutta quella serie di comportamenti poco esemplari e certamente superficiali in epoca pandemica: mancati distanziamenti a volto scoperto, interviste da “positivo” nascondendo di esserlo ai colleghi dell’Equipe, nessun controllo sulla crocetta che barrava il “non ho effettuato alcun viaggio negli ultimi 14 giorni” prima del volo Marbella-Dubai-Melbourne.

A pagina 2 Djokovic tradito da Tiley

Continua a leggere

Australian Open

L’Australian Open in esclusiva su Eurosport e discovery+: 250 ore di diretta integrale

Su Eurosport 1, in diretta ogni giorno dall’1:00 e in sessione serale alle 9:00, i migliori match del giorno. Eurosport 2 avrà una regia dedicata alle partite degli italiani.

Pubblicato

il

  • Solo su discovery+, da lunedì 17 alla finale maschile di domenica 30 gennaio, l’Australian Open è in versione integrale per un totale di 250 ore LIVE.
  • Alizé Lim e Johanna Konta s’aggiungono nel Cube alla storica squadra talent di Discovery con Mats Wilander, Chris Evert, John McEnroe e per l’Italia Roberta Vinci.
  • Altra novità da Melbourne: il numero 8 Casper Ruud porterà gli spettatori di Discovery dietro le quinte dell’Australian Open.
  • Discovery ha siglato un accordo con Tennis Australia per trasmettere in esclusiva le prossime 10 edizioni dell’Australian Open.

Discovery+ ed Eurosport trasmetteranno in esclusiva italiana uno degli Australian Open più attesi nella storia del tennis con una nuova generazione di campioni, come il vincitore dello US Open Daniil Medvedev e delle ATP Finals Alexander Zverev, pronti a sfidarsi nel primo Slam del 2022 che vede rientrare anche Rafael Nadal.

Da lunedì 17 gennaio con il primo order of play alle finali femminile e maschile di sabato 29 e domenica 30 gennaio, solo discovery+ trasmetterà l’Australian Open in diretta integrale con oltre 250 ore di tennis LIVE dai campi di Melbourne Park.

Su Eurosport 1, in diretta ogni giorno dall’1:00 e in sessione serale alle 9:00, i migliori match in programma, mentre Eurosport 2 avrà una regia dedicata alle partite degli italiani per tifare Berrettini, Sinner, Sonego, Fognini, Musetti, Mager, Travaglia, Cecchinato, Seppi; Giorgi e Paolini.

 

Nuova stagione, nuovi volti in campo – come la campionessa dello US Open Emma Raducanu al suo esordio in Australia – nuovi talent a far parte della squadra di Eurosport: mentre Barbara Schett e Mischa Zverev saranno on-site, Alizé Lim è pronta ad affiancare Mats Wilander, Johanna Konta (prima settimana) e Tim Henman (seconda settimana) nel Cube di Londra, teletrasportandosi a Melbourne per intervistare i protagonisti dell’Australian Open e commentare con loro lo Slam Down Under.

Inoltre, saranno due icone senza tempo del tennis ad analizzare tutti i temi dell’Australian Open: Chris Evert e John McEnroe in esclusiva per Eurosport e in occasione anche dei prossimi due Slam targati Discovery, il Roland Garros e lo US Open 2022.

Roberta Vinci sarà invece il volto italiano di Eurosport al commento dell’Australian Open con gli ormai storici telecronisti, capitanati da Barbara Rossi, Jacopo Lo Monaco e Federico Ferrero.

Novità di Melbourne: uno dei tennisti più forti ed emergenti del circuito, il ventitreenne norvegese Casper Ruud numero 8 del ranking ATP, rilascerà a Discovery alcune interviste esclusive dai campi dell’Australian Open, protagonista della rubrica Players’ Voice di Eurosport.com dietro le quinte del primo Slam dell’anno.

E per gli spettatori più esigenti dell’Australian Open sono in arrivo due nuovi format brevi in esclusiva per l’OTT discovery+ e l’APP di Eurosport: My Social Network, per conoscere il lato social dei migliori tennisti al mondo tra vite di campo e sfere personali – e Legends Voice con i pensieri, commenti e ricordi delle leggende del passato.

Discovery Sports ha rinnovato il suo accordo con Tennis Australia come broadcaster dell’Australian Open live e in esclusiva in Europa fino al 2031: una partnership a lungo termine che, a partire dall’edizione 2022, includerà tutti i diritti lineari, streaming e digital del primo Slam dell’anno, trasmesso da Eurosport fin dal 1995.

Nel 2021 l’Australian Open ha registrato un’audience da record di streaming video tramite l’APP di Eurosport, con un aumento del 36% e un incremento dell’84% dei minuti di visione rispetto al 2020. Moltissimi anche i visitatori unici dell’Australian Open sulle piattaforme digitali di Eurosport +61% (rispetto al 2020), con una crescita significativa registrata in Italia del 90%.

I due canali Eurosport sono disponibili sulle piattaforme SKY (Canali 210-211), DAZN e TIMVision

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement