Australiani inferociti per l'arrivo dei tennisti, ma l'Australian Open si deve fare

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Australiani inferociti per l’arrivo dei tennisti, ma l’Australian Open si deve fare

Altissima la posta in palio: Melbourne potrebbe addirittura perdere lo Slam in caso di cancellazione

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Melbourne, Australia

I giocatori sono sbarcati in Australia, e sappiamo che i problemi sono già iniziati; tuttavia, le proteste della popolazione locale precedono qualsiasi tipo di difficoltà presentatasi nelle ultime 24 ore. Il quotidiano “The Age”, infatti, ha chiesto ai propri lettori un parere sul torneo, 2021 che ha portato nel Paese oltre un migliaio (1200, stando alle stime più recenti) di persone tra giocatori e staff provenienti da luoghi dove il Covid-19 è una presenza molto più ingombrante di quanto sia in Australia – in Victoria, i casi locali dal 31 dicembre sono stati 28 (vale a dire non dovuti a rientri di positivi da altri stati), l’ultimo dei quali il 6 gennaio.

Pur con alcuni che accolgono ben volentieri un ritorno alla normalità (o ad una sua parvenza), il responso è stato prevalentemente negativo, e ci si può solo aspettare che il parere dell’opinione pubblica vada ulteriormente in questa direzione dopo la notizia dei casi di positività trovati su due dei voli provenienti da Los Angeles ed Abu Dhabi.

Tanti, in particolare, hanno parlato di un doppio standard da parte del governo, visto che sono stati organizzati i voli per i giocatori ma allo stesso tempo ci sono dei cittadini australiani che stanno provando da mesi a rimpatriare senza successo (ben 37000 secondo ABC News, con Emirates che ha sospeso i voli verso Sydney, Melbourne e Brisbane da oggi) e altri che non possono tornare a Melbourne da un altro stato come il New South Wales o il Queensland. Altri, invece, hanno menzionato il forte rischio di una nuova ondata del virus portata dai giocatori (verso il cui comportamento sembra esserci una notevole sfiducia) e dall’affluenza di pubblico (al momento sono stati messi in vendita il 25 percento dei biglietti ma il CEO di Tennis Australia Craig Tiley aveva parlato di un obiettivo compreso fra il 50 e il 75) che potrebbe mettere a rischio i sacrifici della popolazione locale.

 

Inoltre, c’è polemica sul fatto che chi rientra in Australia deve fare la quarantena in un albergo designato, e, nonostante l’annuncio di 20 nuovi voli per chi non è ancora rimpatriato, il numero di persone che possono essere riaccolte è stato tagliato in vari stati (anche se non in Victoria e in South Australia, dove si trova Adelaide), un fatto che di sicuro non desta una grande impressione se si pensa che per l’Australian Open i mille e più posti sono sempre stati garantiti (pur con un cambio di residenza e con una sede aggiuntiva in un secondo stato).

La “ragion di stato”

Ormai, però, i giocatori sono arrivati, ed è evidente che il torneo si giocherà, seppur con il rischio di una competizione chiaramente falsata dall’impossibilità di allenarsi per due settimane di 47 giocatori (al momento) – basti pensare che secondo Sorana Cirstea, una delle giocatrici coinvolte, le sarebbero necessarie tre settimane di allenamento per rimettersi in condizione di giocare.

Che sia necessario giocare è stato messo in chiaro dal premier del Victoria, Daniel Andrews, secondo il quale saltare un anno di torneo metterebbe in serio pericolo lo status di Slam del torneo: “Pensare che lo status di torneo del Grande Slam del torneo sia qualcosa di immutabile è semplicemente sbagliato. Certo, si può dire che ci sarà sempre un Australian Open, ma potrebbe essere uno Slam o un torneo regionale, questa è la posta in palio“.

Ora, può anche darsi che le parole di un politico soggetto a recenti e feroci critiche scadano nell’iperbole e nell’esagerazione, ed è difficile pensare che l’Australia possa perdere il suo Major in tempi brevi (anche perché c’è un contratto fino al 2039 per la sua permanenza sull’isola), ma di sicuro se uno dei quattro può rischiare qualcosa, questo è Melbourne: è quello con meno storia, essendo stato disertato in massa dai migliori fino al 1982 (quando venne istituito un premio per chi fosse riuscito a completare il Grande Slam) e in qualche misura per ancora un decennio, fino al 1994, quando il montepremi si impennò per la prima volta; è quello che presenta le maggiori sfide logistiche per i giocatori in termini di viaggi; e le temperature elevate degli ultimi anni sono state un problema, un po’ per i collassi dei giocatori in campo, un po’ per gli incendi del 2020 che già avevano messo a repentaglio la disputa dell’evento.

Al di là di questo, però, le parole di Andrews possono essere ricondotte soprattutto alle esigenze dell’economia locale e a quelle di Tennis Australia, e sembra giustificare un sacrificio per il governo e per la federtennis, che dovrà fare leva sulle proprie riserve di 80 milioni di dollari australiani (circa 49 milioni di euro), già intaccate di un paio di milioni nel terzo trimestre del 2020, con le misure aggiuntive per i giocatori che avranno un costo stimato di circa 40.

Nel 2019, il Financial Review ha calcolato che il torneo abbia portato 2,3 miliardi di dollari australiani nelle casse dell’economia del Victoria nel decennio precedente, con un aumento sempre maggiore. Essendo rimasto indietro per anni, infatti, l’Happy Slam è quello che ha avuto la crescita recente più impetuosa: l’anno scorso per la prima volta è stato sfondato il muro degli 800.000 spettatori (812.174) e il prize money è cresciuto del 13 percento, per un totale del 60 percento in più rispetto a cinque anni fa – si è addirittura triplicato rispetto al 2007; in aggiunta, Tennis Australia stima che nel 2020 il torneo sia stato trasmesso in oltre 900 milioni di abitazioni al giorno; i milioni di minuti di partite trasmesse in streaming sulla piattaforma del canale televisivo Nine sono stati quasi il doppio rispetto al 2019; e il match fra Nadal e Kyrgios ha avuto un picco televisivo sulla TV australiana di 3,36 milioni di persone (il più alto dell’anno precedente).

I piani a lungo termine di Tennis Australia

Tuttavia, non si tratta solo di non mettere il freno a un treno in corsa (secondo Inside Sport, Tiley nel 2019 aveva puntato a sfondare il muro dei 500 milioni di fatturato in un anno), ma anche di coprire i corposi investimenti fatti negli ultimi anni. Il governo locale ha investito 271,55 milioni di dollari per la terza fase del rinnovo di Melbourne Park (la seconda ne era costati 338), e anche Tennis Australia ha investito largamente, se pensiamo che il surplus del periodo 1° luglio 2019-30 giugno 2020 è stato di soli 4,4 milioni.

Per coprire i costi, lo svolgimento del torneo diventa imperativo, se pensiamo che i guadagni totali da “Operations and events” (quindi i tornei dell’Australian Open Series) costituiscono oltre il 90 percento degli introiti di Tennis Australia (429 milioni di dollari australiani su circa 455), un fenomeno di dipendenza che ha messo in difficoltà molte federazioni che non hanno potuto organizzare i rispettivi tornei (Tennis Canada su tutti).

Tale dipendenza è acuita in questo caso dalle perdite per la scorsa Laver Cup di Boston (la manifestazione è co-organizzata da Tennis Australia), per la riduzione della ATP Cup da 24 a 12 squadre (gli incontri saranno 57 su 19 sfide fra nazionali invece di 129 su 43) e per il ridimensionamento dei tornei locali che precedono lo Slam, tornei la cui vendita dei biglietti è ancora in forse e la cui visibilità sarà un gioco a somma zero, visto che si giocheranno tutti in contemporanea.

Le difficoltà potrebbero essere aumentate dal fatto che, come detto, sono stati finora messi in vendita il 25 percento dei biglietti per l’Australian Open, ma Tiley aveva parlato di un obiettivo finale fra il 50 e il 75. Il problema è che si punterà solo sul mercato locale, che potrebbe saturarsi in fretta, perché quelli che potranno presenziare per tanti giorni saranno una bassa percentuale; non solo, ma anche quelli che vorranno presenziare per tanti giorni potrebbero essere pochi, se il timore nei confronti del virus e di un potenziale super-spreader event prenderà il sopravvento. Eppure non ci sarà altra via se non cercare di spremere il mercato interno: basti pensare che nel 2018, per esempio, il 49 percento degli spettatori erano esterni a Melbourne (anche se solo il 12 percento venivano da fuori dell’isola, e quindi una riapertura dei confini potrebbe teoricamente rendere più facili le vendite).

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Obbligo vaccinale per l’Australian Open? Parte il dibattito

Lo Stato di Victoria obbliga i lavoratori a vaccinarsi. Per ora gli sportivi provenienti da fuori dello Stato ne sono esclusi, ma con ogni probabilità non lo saranno a lungo: cosa faranno i tennisti scettici nei confronti del vaccino come Djokovic, Tsitsipas e Sabalenka?

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Novak Djokovic - Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

La strada verso il ventunesimo Slam per Novak Djokovic potrebbe trovare il suo primo ostacolo ancor prima che l’Australian Open inizi, e a porglielo davanti non sembra essere un collega tennista ma bensì il governo dello Stato di Victoria. Dal primo ottobre infatti è entrato in vigore un decreto che obbliga i lavoratori a dimostrare di aver ricevuto almeno una dose di vaccinazione contro il COVID-19 entro quindici giorni o verranno banditi dai luoghi di lavoro, in base alle nuove regole applicate dal governo statale. Quest’obbligo sul vaccino, come riporta il quotidiano australiano The Age, “è ritenuto uno dei più severi al mondo ed è stato accolto con favore da gruppi imprenditoriali ma messo in discussione da alcuni esperti di salute” e andrà a toccare ben oltre un milione di lavoratori, inclusi preti, personal trainer, giudici, e atleti che risiedono nello Stato. Inoltre si legge che “i lavoratori agricoli che sono nella lista hanno criticato la decisione, avvertendo che potrebbe portare a carenze di cibo e costringere gli agricoltori a lasciare il settore”. Ma cosa c’entra tutto questo col tennis e in particolare con un torneo previsto dal 17 al 30 gennaio 2022?

C’entra perché, seppur al momento gli atleti provenienti da fuori del Victoria siano esenti da questo mandato, ci sono voci consistenti su un ulteriore mandato ad hoc per gli sportivi che dunque potrebbe aver effetto sull’estate australiana e su tutti gli eventi che essa porta con sé. A seguire la vicenda con vivo interesse c’è ovviamente il direttore dell’Australian Open e CEO di Tennis Australia Craig Tiley, il quale, stando a quanto riportano i media locali, sta portando avanti negoziazioni confidenziali con il governo per trovare una soluzione che accontenti entrambe le parti. Il timore principale di Tiley è che un obbligo vaccinale possa portare all’esclusione di un numero troppo elevato di top player, ma a questa campana il governo dello Stato di Victoria non sembra voler dare molto ascolto.

Il Brisbane Times ha infatti riportato queste parole del Premier locale, Daniel Andrews: “Al virus non importa che lavoro una persona faccia. Che tu sia un membro del Parlamento o un giudice della Corte Suprema, se non ti vaccini correrai sempre lo stesso rischio di contrarre il virus e diffonderlo”. Riferendosi poi ai tennisti, ha dichiarato: “I titoli dello Slam non ti proteggono dal coronavirus”. Sembra dunque probabile che non ci saranno marce indietro sul tema, e che l’obbligo vaccinale per recarsi a Melbourne sia solo una questione di tempo.

 

Né il circuito maschile ATP né quello femminile WTA hanno esplicitamente espresso sostegno all’obbligatorietà vaccinale, ma entrambi gli organi incoraggiano fortemente i giocatori a farsi vaccinare. Il mese scorso l’ATP ha stimato che il 50% dei suoi giocatori fosse vaccinato, mentre la stima della WTA è di circa il 60%; alcuni report di giornalisti comunque rivedono al ribasso queste cifre portandole attorno al 30%. Quel che è certo è che parecchi tennisti, soprattutto negli ultimi tempi, hanno espresso il loro scetticismo sui vaccini, e tra tutti spiccano le parole del numero uno Djokovic, del numero tre Tsitsipas, e della neo-contagiata Sabalenka. Fortemente a favore invece c’è Victoria Azarenka, la quale durante lo US Open si auspicava al più presto un dialogo franco e aperto sul tema per risolvere il problema il prima possibile, e questa sembra proprio l’occasione giusta per intavolare la discussione. Di Slam ce ne sono quattro all’anno e per parecchi giocatori anche solo disputare il primo turno di uno di essi rappresenta una delle principali entrate economiche; fino a che punto dunque si è disposti a rinunciarci?

Al momento però l’obbligo vaccinale nel sud-est dell’Australia non si estende a questa categoria di lavoratori. Un portavoce del governo ha affermato che il governo nazionale e il Commonwealth stabiliranno regole per i viaggiatori vaccinati e non vaccinati, ma le regole per i partecipanti agli Australian Open sono ancora in fase di decisione. “Altri requisiti di vaccinazione per l’Australian Open e altri eventi saranno presi in considerazione da [l’unità di sanità pubblica del Victoria] come richiesto”, ha affermato il portavoce. Dunque nulla è stato deciso e c’è persino chi parla di quarantena per coloro che decideranno di presentarsi a Melbourne senza vaccino. Se non altro l’esperienza di quest’anno e dell’estenuante periodo passato in hotel per molti tennisti potrà esser un memento per prendere la decisione giusta prima di salire in aereo a dicembre.

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Australian Open, qualificazioni a Natale fra Dubai e Abu Dhabi? Per ora niente obbligo vaccinale

Secondo il Daily Mail, ai giocatori sicuri dell’accesso al tabellone principale verrà richiesto di volare a Melbourne già a dicembre

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Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Con la pandemia ancora di là dal concludersi, Tennis Australia starebbe già finalizzando la pianificazione dell’Australian Open 2022 al fine di minimizzare il numero di giocatori che si recheranno a Melbourne: come nel 2021, le qualificazioni si dovrebbero infatti svolgere in Medio Oriente, come riporta il Daily Mail. Secondo il quotidiano britannico si giocherebbe negli Emirati Arabi Uniti, con gli uomini che giocherebbero ad Abu Dhabi (a gennaio erano volati a Doha, in Qatar) e le donne di nuovo a Dubai.

Le date saranno piuttosto diverse però. L’Happy Slam dovrebbe infatti tornare alla consueta collocazione nella seconda metà di gennaio (dal 17 al 30, per essere precisi, mentre la scorsa edizione si è giocata fra l’8 e il 21 febbraio), e questo significa che le qualificazioni saranno anticipate di conseguenza: il tabellone cadetto dovrebbe infatti svolgersi la settimana prima di Natale, con l’ultimo e decisivo turno in programma il 24. Dei voli charter provvederanno poi a portare i superstiti delle quali in Australia fra il 23 ed il 26, sempre di dicembre.

NATALE IN AUSTRALIA: NIENTE OBBLIGO VACCINALE?

Lo stacco fra la fine delle qualificazioni e l’inizio del torneo sarà quindi di tre settimane abbondanti. La ragione di questa separazione temporale è che ogni partecipante al torneo (qualificati e giocatori ammessi al main draw) dovrà trascorrere del tempo in una bolla che precederà l’inizio dei tornei di preparazione allo Slam, che dovrebbero tornare alla consueta suddivisione fra le principali città Down Under (Brisbane, Hobart, Adelaide, Sydney e Perth per l’ATP e il WTA Tour).

 

Questo significa che tutti i sopracitati dovranno volare in Australia durante le festività, probabilmente prima di Natale; questa volta, però, saranno in grado di allenarsi anche durante la quarantena, seppur in un ambiente rigidamente controllato – ricordiamo che la scorsa edizione è stata contrassegnata da una lunga serie di infortuni addominali che ha coinvolto anche Novak Djokovic e Matteo Berrettini.

Il Daily Mail ha confermato tuttavia che ci sarà una differenza sostanziale in termini di libertà fra vaccinati e non; anche se non sono arrivate specificazioni, sembra che la quarantena per chi ha (o avrà) ricevuto la doppia dose sarà decisamente più morbida. Sarebbero quindi smentite le voci su un obbligo vaccinale per chi vorrà giocare il torneo.

Queste decisioni arriva mentre Melbourne batte il record di Buenos Aires per il lockdown più duraturo: oggi sono 236 giorni dalle chiusure della capitale del Victoria che teoricamente dovrebbe riaprire i battenti il 26 ottobre, quando il 70% della popolazione locale dovrebbe aver ricevuto la doppia dose del vaccino.

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Steve Flink: “Osaka vincerà almeno 11 o 12 Slam”

Seconda parte del video di fine Australian Open con il Direttore Scanagatta, stavolta sul torneo femminile. Brady può vincere dei grandi tornei? C’è ancora speranza per il titolo N.24 di Serena?

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Naomi Osaka - US Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

La regina dell’Australian Open è per la seconda volta Naomi Osaka: la ventitreenne giapponese ha superato in finale Jennifer Brady, risultato che le è valso il quarto slam della carriera, tutti sul cemento, e sembra pronta a dominare il circuito, mentre la padrona di casa e attuale N.1 Ashleigh Barty non è riuscita a trovare il suo miglior tennis dopo un anno di stop, spegnendosi al primo momento di difficoltà. Questi sono alcuni dei temi che il direttore e Steve Flink hanno affrontato nella loro chat post-torneo. Di seguito il video:

00:00 – Ubaldo: “Steve, sono sicuro che tu non sia così sorpreso del fatto che abbia vinto la Osaka”. Flink: “No, non lo sono. Eravamo entrambi d’accordo che avesse ottime possibilità di vincere. Sta emergendo come la possibile dominatrice del circuito. Potremmo discutere di quanti Slam vincerà in carriera. Prima del torneo non era al top fisicamente per un piccolo infortunio, c’era qualche preoccupazione, ma ho sempre pensato che se fosse stata bene sarebbe arrivata in finale con ottime possibilità di vincere ed è andata così”.

01:55 – Ubaldo: “Osaka è stata in difficoltà una volta sola in tutto il torneo, con Muguruza quando ha dovuto salvare match point”. Flink: “Sicuramente è stato il match migliore del tabellone femminile. La spagnola ha giocato un grande match, ed è andata vicina a vincere. Per me la rimonta è stato merito di Osaka più che demerito di Muguruza. Credo sia stata spettacolare negli ultimi tre giochi dell’incontro, praticamente ingiocabile”. Ubaldo: “Sicuramente io mi aspettavo che Muguruza facesse qualcosa in più. Ha un po’ troppi alti e bassi, più di quelli che dovrebbe avere una vera campionessa. Lei del resto ha vinto degli Slam, ma nell’ultimo anno non ha fatto così bene. Hai ragione, tendo a credere che abbia commesso troppi errori gratuiti contro Osaka, anche se è vero che Naomi serve benissimo, tocca i 190 km/h, qualcosa che non riesce a molti uomini. Insomma, rispondere non è facile. Però quando hai match point e non li sfrutti forse un po’ di rimpianti li hai sempre. Osaka è stata aggressiva, ha approfittato delle opportunità che ha avuto, ma Muguruza forse è stata troppo conservativa”.

 

06:07 – Ubaldo: “Osaka è molto forte quando ha l’iniziativa, quando può comandare il gioco. Secondo me non lo è altrettanto quando deve difendersi”. Flink: “Sono d’accordo, ma è molto veloce, può migliorare molto nella difesa. Inoltre colpisce bene da entrambi i lati e ha un gran servizio. Ha un gran kick sulla seconda palla che spesso la toglie dai guai. Con questo servizio non vedo come non possa vincere Wimbledon prima o poi”.

09:15 – Ubaldo: “Parliamo ora di quello che Osaka può fare in carriera. Mats Wilander ha detto che può vincere tra i dieci e i quindici slam, se migliora sulla terra e sull’erba. Cosa ne pensi?”. Flink: “Sono d’accordo. Il mio pronostico è che possa vincere undici o dodici Slam, e mi sto tenendo stretto. Magari può diventare la Djokovic del circuito femminile. Non vedo perché non possa vincere diverse volte Wimbledon, e magari anche il Roland Garros un paio di volte. La vedo sicuramente andare in doppia cifra di Slam vinti e magari avvicinare Chris Evert e Martina Navratilova che ne hanno vinti 18”. Ubaldo: “Sono più ottimista sulle sue possibilità sull’erba piuttosto che su terra rossa. Sulla terra anche se servi forte ci sono difficoltà, lo abbiamo visto per Venus e Serena Williams. Bisogna muoversi bene, sapersi difendere, battere giocatrici forti sulla terra come può essere Halep”.

12.05 – Ubaldo: “Essendo un americano, e anche di quelli sciovinisti, ti aspettavi che Brady, la numero 26 del mondo, potesse centrare la finale dell’Australian Open dopo la semifinale a Flushing Meadows? Ora è numero 13 del mondo; non so tu, ma credo nessuno pensasse potesse fare un torneo così…” Flink: “Non sono rimasto scioccato, non mi aspettavo magari che arrivasse in finale, ma comunque ultimamente stava giocando molto bene sul cemento. Speravo che facesse bene, e dire che ha dovuto fare la quarantena per il discorso del Covid, ma si è ripresa molto bene, ha avuto un ottimo atteggiamento. Ha un diritto incredibile, poi una volta che è arrivata in finale contro Osaka si è fatta un po’ prendere dall’agitazione”. Ubaldo: “Sì, si è visto quando ha sbagliato quella palla del 5-5 sbagliando un diritto a un metro dalla rete. Un errore incredibile che l’ha un po’ scioccata perché poi ha perso i successivi due o tre game facilmente”. Flink: “Vedo Brady in grado di vincere due o tre Majors”.

16:34 – Flink: “Muchova ha fatto un grande torneo. Barty la stava distruggendo per 6-1 nel primo set, pensavo vincesse facilmente in due set. Poi Muchova ha interrotto il gioco uscendo dal campo e questo forse ha deconcentrato l’australiana. Ma per essere onesti in semifinale contro Brady ha dimostrato di essere forte, avrebbe potuto essere lei a vincere. Ma per Barty è stato un peccato perdere quel match in Australia, quando tutti speravano potesse vincere davanti al suo pubblico”. Ubaldo: “Barty è stata sfortunata perché avrebbe dovuto giocare davanti ai suoi tifosi ma ci sono stati quei cinque giorni di lockdown per il Covid”.

18:28 – Ubaldo: “Parliamo di Serena Williams. Ha lasciato la sala stampa, dopo aver perso con Osaka, dicendo che forse è stato il suo ultimo Australian Open. Credi sia così? Ha comunque battuto la Halep, la numero due del mondo, 6-3 6-3, prima di perdere contro la Osaka per 6-3 6-4. Ha anche battuto Sabalenka, che arrivava da una striscia di vittorie”. Flink: “Per me è stata una grande vittoria per Serena, perché Sabalenka è una delle giocatrici emergenti”. Ubaldo: “Quindi adesso dobbiamo capire se siamo alla fine della leggenda di Serena o se ha ancora la possibilità di raggiungere il ventiquattresimo Slam”.

Flink: “Ha fatto finale a Wimbledon e allo US Open nel 2018 e nel 2019, nel 2020 semifinale allo US Open perdendo in tre set da Azarenka, ora nel 2021 ha perso in semifinale da una super Osaka. Quindi non penso che sia così male. Ma Serena è stata troppo severa con sé stessa davanti ai microfoni. Dall’altra parte della rete ci sono anche le avversarie e sembra che, da come ha parlato, non fosse così forte quella con cui ha perso. Si è concentrata solo sul suo dispiacere e sui suoi errori. Però Osaka, se in finale allo US Open l’aveva sconfitta in un match tirato e pieno di controversie, stavolta l’ha battuta nettamente”.

25:30 – Ubaldo: “Però c’è anche un problema psicologico a mio avviso, sin da quando ha perso con Roberta Vinci allo US Open 2015. Da quella sconfitta e poi da quando è diventata mamma fatica perché vuole così disperatamente raggiungere il record di Slam di Margaret Court che ogni volta diventa troppo nervosa”. Flink: “In qualche modo sono d’accordo con il concetto che esprimi, da quel momento non è stata più la stessa Serena. Ma comunque è vicinissima al suo obiettivo. La questione è, può gestire la pressione nei match più importanti?” Ubaldo: “Come successe ad Edberg e Navratilova, ogni grande giocatore quando invecchia ha molti alti e bassi. Quindi Serena può giocare bene come ha fatto contro Halep e Sabalenka e poi meno bene quando serve davvero. La cosa più difficile è giocare sette match di fila al top del proprio livello”. Flink: “Sono d’accordo, ma credo anche che Osaka sia un’avversaria difficile per chiunque, in qualche modo ti intimidisce. Mi piacerebbe vederle di nuovo giocare contro, magari a Wimbledon. Sicuramente Osaka ha una grande fiducia avendo battuto Serena sia in finale che in semifinale Slam. Pensi che Serena centrerà mai il ventiquattresimo Slam?”. Ubaldo: “Secondo me no, perché non credo che riuscirà a mettere insieme sette match al livello a cui vorrebbe giocare. La miglior vittoria possibile che sogno per lei sarebbe vincere Wimbledon in finale contro Osaka”.

31:53 – Ubaldo: “Ci sono state grandi delusioni in questo torneo? All’inizio ci sono state alcune sconfitte sorprendenti, ad esempio quella di Kenin”. Flink: “Ha poi detto che non giocherà il prossimo torneo perché si è sottoposta ad appendicectomia. Sì, è stata una sconfitta spiacevole perché l’anno scorso ha vinto il torneo. Presto tornerà a competere, non sono preoccupato. Sicuramente aveva molta pressione perché difendeva il titolo dell’anno scorso, ma non era così probabile che potesse vincere per due anni di fila”.


Transcript a cura di Gianluca Sartori

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