Il parere del data analyst: "Tra 5 anni tutti lavoreranno con le statistiche. Sinner sarà in top 10"

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Il parere del data analyst: “Tra 5 anni tutti lavoreranno con le statistiche. Sinner sarà in top 10”

Seconda parte dell’intervista con Fabrice Sbarro, esperto di dati: “Auger-Aliassime si svilupperà, ma oggi gioca ‘da solo'”. Sugli italiani: “Mi piacerebbe mostrare il mio lavoro a Sinner. Gianluca Nardi è un talento puro”

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Nella prima parte dell’intervista a Fabrice Sbarro, che potete leggere qui, abbiamo discusso con l’analista di dati dei successi ottenuti da Daniil Medvedev nel finale di 2020, a Bercy e alle ATP Finals. Nella seconda parte della chiacchierata abbiamo parlato di molto altro, a partire dal suo attuale rapporto con Gilles Cervara (allenatore di Medvedev) e con il resto dello staff del tennista russo.

Fabrice non è parte del team di Medvedev in qualità di esperto di dati, ma la sua collaborazione è stimata da Cervara, che lo ha inserito nel suo libro paga. Vediamo dunque, nel dettaglio, come Fabrice interagisce con Gilles Cervara (allenatore dell’anno 2019 e finalista del premio nel 2020) e in generale come un analista di dati può interagire con la squadra di un giocatore. Usando le parole di Fabrice, “Gilles Cervara è un artista“. Con Gilles è diverso, i due lavorano insieme da quasi un anno e mezzo e si conoscono bene. Nessun pdf, né dati complicati, solo lunghe conversazioni su WhatsApp.

Per altri clienti è diverso: prendiamo ad esempio Felix Auger-Aliassime. “Con Aliassime è tutto più formale, si passa attraverso un agente che fa da filtro tra me e il resto del team del giocatore. Mi sento come se fossimo in una grande azienda dove tutto deve essere professionale, inquadrato. Non ho ancora firmato con loro. Sto ancora aspettando la risposta, al momento siamo in prova”.

 

Cogliamo la palla al balzo per capirne qualcosa in più, poiché stiamo parlando di una delle promesse più limpide fra gli under 21.

Aspetta, quindi sei in trattiva con Felix? Come siete entrati in contatto? Attraverso il suo coach, il suo agente?

“Torniamo a Montreal 2019, quando ho incontrato Gilles. A quel tempo avevo un agente canadese (Robby Menard): in realtà avevo un agente e nessun cliente… ma comunque avevo un agente! Robby credeva che l’idea fosse buona. È un sostenitore delle statistiche, come te e come sempre più persone, e quando sono arrivato a Montreal lui stava già parlando con giocatori canadesi – Auger Aliassime, Andreescu, Shapovalov – poco prima di incontrare Gilles. Questi giocatori avevano un supporto statistico dalla Federazione canadese. Ma a causa del coronavirus – è quello che mi hanno spiegato – la federazione ha deciso di non aiutare più i giocatori professionisti con le analisi, i quali hanno dovuto rivolgersi altrove.

“Grazie a quel primo contatto nel 2019” continua Sbarro, riferendosi ai sopra menzionati tennisti canadesi, “sono quindi tornati dal mio agente e abbiamo cominciato a lavorare con loro. In questo caso ho portato con me anche un data scientist (Shane Lyanage; Ubitennis lo ha anche intervistato, ndr), quindi con il mio agente e il data scientist siamo andati da loro per fornire le statistiche. Con Felix Auger Aliassime abbiamo lavorato durante alcuni tornei, ma ad oggi non abbiamo ottenuto il risultato che volevamo. Questo ha dimostrato i suoi limiti di preparazione della partita; avevamo il prodotto perfetto per loro, ma Felix non ha vinto molte partite“.

Felix Auger-Aliassime – ATP Sofia 2020 (foto Ivan Mrankov)

Il giocatore deve essere pronto e maturo abbastanza per lavorare sul piano di gioco e Felix è ancora giovane” spiega Sbarro, che attribuisce la responsabilità dei risultati non soddisfacenti, almeno in parte, all’inesperienza del ventenne canadese. “Voglio dire, si svilupperà. Ma in questo momento è ancora un ‘boom boom boom player’. Sta ancora sviluppando le capacità per diventare un giocatore intelligente che riesce a trovare una soluzione durante una partita. Il suo piano di gioco si basa sul servizio e sul dritto, spingendo al limite. È molto più difficile sviluppare un piano di gioco con questo tipo di giocatori, ci vuole più tempo. In questo momento, Auger gioca da solo, in base all’equilibrio che di volta in volta trova fra vincenti ed errori non forzati“.

Quando giochi da solo”, conclude Fabrice, “penso che le statistiche siano molto più utili per fare un’analisi ex post, del tipo: ‘Sei molto bravo in questa cosa e meno bravo in quest’altra. Costruiamo il tuo gioco attorno ai tuoi punti di forza‘. La preparazione delle partite, invece, è molto più una questione di ‘giocare con qualcuno’. E se prendi tutti i ragazzi nella top 10, hanno tutti questa capacità di giocare con l’avversario. Federer, Nadal, Djokovic, Zverev sono capaci di prolungare gli scambi, di giocare con gli avversari se necessario. Felix in questo momento per me gioca un po’ da solo. Quindi, a questo proposito, la preparazione della partita non può essere così utile. Ma d’altra parte, penso che i dati siano utili per sviluppare il suo gioco. Quindi spero di iniziare con loro, ma niente è sicuro“.

Fabrice Sbarro

OBIETTIVO TRICOLORE NEL 2021

Per chiudere la nostra conversazione, dopo aver parlato di un astro nascente come Auger-Aliassime, è stato inevitabile chiedere a Sbarro un parere sulla nuova nidiata di talenti italiani che stanno arrivando, Sinner in testa.

Parlando di giovani talenti, qua in Italia sta scoppiando una vera Sinner-mania, per non parlare poi di altri giovani interessanti come Musetti. Quali sono le tue sensazioni su questi giocatori?

“Jannik Sinner è sicuramente una delle grandi grandi star in arrivo. Voglio dire, sarà almeno del livello di Felix o Shapovalov. Sarà sicuramente tra i primi 10. Questo è esattamente il tipo di giocatore con cui voglio lavorare; magari mi sbaglio, ma secondo me è un giocatore con la mentalità giusta, un ragazzo che pensa a vincere titoli Slam. Ci sono così tanti giocatori tra i primi 100 che non sognano in grande; ovviamente sono giocatori eccezionali, si guadagnano da vivere con il tennis – che è davvero difficile – ma non stanno sognando in grande. Non sognano di vincere titoli Slam. Credo invece che giovani come Auger Aliassime, Sinner e forse anche Berrettini abbiano questo grande sogno“.

“Sento che la statistica ha un ruolo importante. Perché Nicolas Mahut vuole lavorare con le statistiche? Perché vuole ancora vincere grandi tornei. Forse le statistiche possono far vincere magari un titolo in più, dare un dettaglio in più ed è così che pensa il campione. Gilles è un campione come allenatore. Queste persone sono disposte a cercare quella piccola percentuale di successo in più e pensano che le statistiche possano dargliela. Forse la squadra di Sinner ha questo tipo di mentalità. In questo caso potrebbero trovare interessante qualcuno come me. Magari anche loro credono che leggere i numeri serva e sognano in grande. Questa è la mentalità del campione e spero che Sinner lo diventerà. Mi piacerebbe avere la possibilità di mostrare il mio lavoro alla squadra di Sinner“. Beh, piuttosto facile: a chi non piacerebbe salire sul carro più promettente del tennis mondiale?

Con Musetti è lo stessocontinua Fabrice, confermando il suo interesse per l’universo tennistico italiano anche in virtù delle sue origini. “In Italia stanno venendo fuori grandi giocatori e altri ne arriveranno, come Gianluca Nardi. Fra l’altro sto lavorando con il suo allenatore (Roberto Antonini); Gianluca è un talento puro, forse sarà bravo come Sinner e Musetti. Mi piacerebbe molto vedere crescere questi giovani ragazzi, anche io sono mezzo italiano! Purtroppo sono andato in Argentina per allenarmi, e ora parlo molto bene lo spagnolo; l’italiano e lo spagnolo sono così simili, quindi per me è un vero casino passare all’italiano. Ma se inizio a lavorare con qualche giocatore italiano, farò uno sforzo per migliorare la lingua!.

Sport Tennis Roma Internazionali d’Italia, pre qualificazioni, Jannik Sinner e Lorenzo Musetti, 8 Maggio, 2019. Foto Felice Calabro’

Beh, credo che tu l’abbia espresso chiaramente: riuscire a lavorare con qualche italiano è un tuo obiettivo per il 2021. Ovviamente, qua in Italia tutti speriamo che il movimento continui a crescere.

“Sai, ci sono due obiettivi per me: il grande nome che vuole vincere e considera le statistiche come un dettaglio extra, o un allenatore che ama le statistiche. SAnche se i giocatori non sono ancora sulla stessa lunghezza d’onda, il rapporto con gli allenatori è buono; sempre più allenatori amano i numeri o vedono le statistiche come un aiuto. Sento che stiamo andando in questa direzione, c’è sempre più interesse per il mio lavoro. Ho fatto un’intervista con alcuni amici in Australia, un podcast per Tennis Legende in Francia – che ha avuto un impatto molto positivo – e ora questo e altri articoli in arrivo con te. (sì, vi anticipiamo che nelle prossime settimane pubblicheremo un’analisi specifica su Sinner condotta con Sbarro, ndr). Sono anche in contatto con un famoso canale sportivo francese interessato ad avermi in squadra per fare approfondimenti statistici. Quindi, le persone stanno diventando sempre più interessate alle statistiche. Credo proprio che tra cinque anni tutti lavoreranno con le statistiche“.

Volgendo lo sguardo al passato, sembra che le cose – pur lentamente – siano migliorate parecchio da questo punto di vista. “Cinque anni fa non era così chiaro. Non era affatto chiaro e ne sono un esempio vivente. Tutto quello che mi dicevano era “lavoro interessante…” e basta. Ora forse ho più possibilità che questo interesse si concretizzi fino a diventare qualcosa di essenziale che tutti vogliono avere. Questo fa parte della mia ‘battaglia’ per far accettare le statistiche; forse il 15-20% dei giocatori adesso ne è convinto. E in questo 15-20% devi trovare quello che sogna in grande, credo. Magari a loro non piacciono le statistiche, ma se possono offrire un vantaggio concreto le accetteranno. E quando si pensa alla preparazione della partita è di questo che si parla, qualcosa che dovrebbe darti un vantaggio. Se conosci alcune informazioni sul tuo rivale, ad esempio dove è meglio servire, voglio dire… è talmente semplice e logico!.

Ovviamente esiste ancora una certa quota di scetticismo associata all’utilizzo delle statistiche per provare a ottenere performance migliori sul campo (da parte dello staff dei giocatori) o per spiegare in modo più compiuto quello che sul campo è già accaduto (da parte dei media, cioè noi). Da parte nostra, ci teniamo a chiudere questa intervista rimarcando lo stesso concetto introtto nella nostra prima chiacchierata con Sbarro: quel piccolo 2% che separa Gasquet da Federer, Nadal e Djokovic. La differenza tra un ex top 10 che si appresta a concludere una buonissima carriera e tre leggende di questo sport, capaci di spartirsi 57 Slam in meno di vent’anni.

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Paganini, il trainer di Federer: “Se Roger non avesse avuto pazienza, si sarebbe ritirato molto tempo fa”

Bella intervista del preparatore atletico del campione svizzero al Tages Anzeiger. I muscoli di Federer “erano meno tonici rispetto allo stop del 2016. La sua passione mi sorprende ancora”

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Manca poco più di una settimana al rientro in campo di Roger Federer, dopo oltre un anno dall’ultima apparizione in un match ufficiale. C’è grande interesse non solo per rivedere i suoi colpi su un campo da tennis, ma anche per avere delle risposte ai tanti interrogativi che aleggiano attorno allo svizzero: che Federer vedremo in campo? Sarà pronto atleticamente per giocare diverse partite di seguito? Potrò giocarsi le sue carte anche nei grandi tornei? Ha provato a dare delle anticipazioni Pierre Paganini, il preparatore atletico di Roger da ormai tanti anni. Paganini ha rilasciato una lunga intervista al Tages Anzeiger, in cui ha parlato del recupero dal doppio intervento al ginocchio del 2020 e delle prospettive che il 39enne Federer può porsi.

Innanzitutto, si riparte dal torneo di Doha, che l’ex numero uno mondiale ha vinto in tre occasioni: “Roger gioca solo quando sa di poter giocare bene” ha affermato il suo preparatore atletico. Ora dobbiamo vedere come reagisce il suo corpo. È importante proteggerlo. È già una grande vittoria poter tornare in campo e poter dire ‘Sto bene, non vedo l’ora che arrivi la prossima partita’. Al momento è sicuro che giocherà a Doha, poi vedremo se giocherà anche Dubai. Valuteremo gli sforzi e la reazione del suo corpo dopo i primi incontri”.

“Ci è voluta una pazienza incredibile per arrivare a questo punto” ha detto Paganini, arrivato assieme a Roger al termine del lavoro di riabilitazione e di potenziamento fisico. “È folle pensare quanto è stato lungo il percorso. In termini di forza è tornato al livello pre-infortunio. Il tennis però non è uno sport di forza, ma di resistenza ai continui stimoli di reattività. Stiamo lavorando molto sulla velocità: sarà un punto importante. Ora si sta allenando normalmente. Se lo vedessi diresti che non è infortunato e sta bene. Ma non bisogna dimenticare che solo quando tutte le tappe del recupero sono complete si riacquista anche la reattività. Questo nel tennis è molto importante e ci stiamo lavorando da tanto tempo. Solo allora puoi vedere se il puzzle è completo, in tutte le sue componenti: ora è lì che ci troviamo”.

 

Se nel 2016 Roger si infortunò al ginocchio sinistro (mentre faceva il bagno alle gemelle, a detta sua), stavolta ha dovuto risolvere le problematiche del ginocchio destro. Paganini ha dato il suo parere: “Non do mai informazioni sulle questioni mediche. Posso dire che se un problema esiste da diversi anni, è chiaro che il recupero sarà più complicato. Questo ginocchio gli dava problemi da diversi anni, ma riusciva a tenerli sotto controllo, con una programmazione adeguata ed esercizi specifici. Il processo è stato lento per non rischiare delle battute d’arresto. C’è stato bisogno di una seconda operazione perché l’articolazione era sovraccarica. È avvenuta nello stesso punto della prima e questo spiega il perché della totale inattività del periodo ampio con diverse fasi per iniziare la riabilitazione. Il ginocchio era particolarmente fragile dopo due operazioni. Adesso siamo nel punto finale del percorso, ma ci stiamo ancora lavorando”.

Pensare a Federer che rientra in campo dopo un infortunio al ginocchio non può che fare tornare in mente la magica cavalcata dell’Australian Open 2017, vinto in finale contro Nadal. Secondo Paganini, il fisico di Roger ora è in una posizione diversa rispetto a quel periodo: La grande differenza rispetto alla situazione vissuta nel 2016 è che quando si è fermato dopo Wimbledon nel 2016, i suoi muscoli erano sempre tonici. Ora abbiamo avuto una pausa totale in cui i muscoli si sono notevolmente deteriorati. È passato molto tempo tra la prima operazione e il periodo di luglio, quando avevamo stabilito che avremmo potuto ricominciare a lavorare gradualmente. I suoi muscoli non erano più nelle stesse condizioni e non potevano sopportare certi carichi di lavoro, c’era bisogno di più tempo. Quando abbiamo ripreso a lavorare, serviva farlo in modo graduale, in modo che il corpo impari a mantenere le ripetizioni a una certa intensità; poi devi fermarti e vedere come reagisce il corpo. Verso l’inizio di ottobre, siamo partiti dal livello più basso. È stata una lunga strada da percorrere”.

Una lunga strada da percorrere, che appare però più corta se si ama ciò che si fa: “Io stesso sono sorpreso dalla sua passione, a volte mi chiedo: perché
continua a farlo? È un fenomeno, non c’è molto altro da aggiungere. Quando abbiamo fatto la prima sessione di esercizi ha saltato il primo che gli abbiamo messo davanti con una certa titubanza, ma poi ha visto che andava tutto bene ed è diventato euforico, era davvero orgoglioso di averlo saltato. Quando vedi le emozioni spontanee che ancora prova per le cose più semplici, ti fa sentire giovane, è pieno di vita”.

Ma per quanto tempo ancora vedremo in campo Re Roger, prima che appenda la racchetta al chiodo? Quando deciderà di fermarsi, si fermerà. Certo, c’è un limite. Si sta allenando molto duramente in questo momento perché vuoi sapere dov’è questo limite. È Roger Federer che lo decide, non io. Stiamo parlando di una persona incredibile. Ciò che viene spesso sottovalutata è la sua pazienza. Senza questa pazienza, il suo ritiro sarebbe arrivato molto tempo fa. Quando ha deciso di operarsi ha scelto un percorso che avrebbe richiesto diversi mesi puntando a tornare, non a dire addio. I suoi piani per il 2022? Ottima domanda… Posso dire che abbiamo sempre un piano A e un piano B. Ma abbiamo ancora pochissime risposte ad alcune domande emerse durante gli allenamenti. Abbiamo bisogno di maggiori informazioni prima di sapere in quale direzione sta andando il programma e solo provando in campo avremo queste risposte. È presto per pensare a lungo termine”.

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Montepremi giù, Isner non ci sta: “Perché noi dobbiamo guadagnare di meno e i dirigenti no?”

Lo statunitense critica la mancanza di trasparenza da parte dei tornei

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John Isner - Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

All’inizio della settimana è stato annunciato che il prize money del Masters 1000/Premier Mandatory di Miami (il primo della stagione in virtù del rinvio di Indian Wells) verrà decurtato del 60 percento. Si tratta di una notizia particolarmente fosca per i giocatori, perché Miami è uno dei tornei più redditizi per chi sta fra la cinquantesima e la centesima posizione del ranking assieme agli Slam e ad Indian Wells, visto il tabellone combined da 96 giocatori ciascuno.

Sarà anche la prima volta dall’inizio della pandemia che i guadagni degli atleti verranno ridotti in maniera sensibile anche per chi perderà nei primi turni in un torneo di questa dimensione che si sia effettivamente svolto (al Roland Garros il montepremi era sensibilmente inferiore nel complesso, ma più alto per gli sconfitti delle qualificazioni e del primo turno): da 16.400 a 10.000 dollari per i perdenti al primo turno, da 26.400 a 16.009 per chi si ferma al secondo. Certo, è vero che la decrescita sarà relativamente inferiore rispetto a quella patita da chi arriverà in fondo, ma stiamo parlando di guadagni reali per giocatori di media classifica, giocatori per i quali ogni tipo di taglio  può essere un problema. Un taglio così drastico è dovuto alla seguente formula legata alla presenza del pubblico in situ:

Visto che il torneo di Miami avrà un accesso (al massimo) del 20 percento, l’aggiustamento sarà al 40 percento del prize money, ed è probabile che questa diventerà la norma fino a giugno, come confermato da Herwig Straka (manager di Dominic Thiem e membro del Board ATP) al Tiroler Tageszeitung: “I tornei si giocheranno, il calendario maschile dovrebbe essere consolidato. Il pubblico tornerà solo a giugno probabilmente, fino al Roland Garros la situazione appare negativa”.

 

La specificazione di Straka sulla relativa salute del tennis maschile è confermata da questo confronto fra il numero di tornei che stanno garantendo la soglia minima di 25.000 dollari per i rispettivi montepremi:

I tornei maschili a rimanere sopra la suddetta soglia sono stati 52 finora, contro 30 per il circuito femminile.

LE CRITICHE DI ISNER

In questo frangente, John Isner è quello che si è fatto sentire di più. Ex-membro del Players Council e ora affiliato con la PTPA di Djokovic e Pospisil, lo statunitense è particolarmente affezionato al Miami Open, dove ha conquistato il titolo più importante della propria carriera nel 2018 e raggiunto la finale anche nell’edizione successiva. In un thread pubblicato su Twitter, Long John ha parlato di un “broken system” in riferimento all’ATP:

“Giocatori e tornei dovrebbero lavorare insieme come ‘partner’, ma un taglio del 60 percento del montepremi totale e dell’80 per i vincitori non è una partnership, perché parliamo di uno dei più grandi eventi del circuito. I guadagni dai diritti TV, dalla distribuzione dati, dagli sponsor e dal nuovo accordo sulle scommesse rimarranno identici”, ha scritto, per poi aggiungere nel tweet successivo: “Perché non verificare ufficialmente quanto stiano soffrendo i tornei? In questo modo si potrebbe rivedere il montepremi proporzionalmente ai loro guadagni. Non ha senso che i tornei più importanti non abbiano questo tipo di scrutinio”.

Infine, Isner ha ribadito la mancanza di trasparenza vigente nel tennis e ha concluso: “I promoter dei tornei possono monetizzare i loro asset all’infinito, mentre i giocatori hanno solo qualche anno per massimizzare il proprio talento. Questo è il motivo per cui il sistema è rotto, soprattutto quando i giocatori devono subire tagli dei montepremi del 60 e dell’80 percento mentre i dirigenti continuano a guadagnare le stesse cifre“.

Le sue parole su Miami sono state supportate dal connazionale Reilly Opelka, il quale ha chiosato affermando che se riuscirò a non perdere soldi vorrà dire che sarà stata una grande settimana per me!.

Isner ha dunque risollevato diverse questioni che hanno dominato la conversazione sindacale nel tennis degli ultimi anni (decenni?). Le due tematiche andrebbero però separate: da un lato, sembra abbastanza logico che ci dovrebbe essere maggiore trasparenza da parte dei tornei su quali siano i loro reali guadagni, argomento che Pospisil ha sottolineato più volte quando ha spiegato l’idea dietro alla PTPA. In un’associazione in cui i tornei sono sotto la stessa egida e i giocatori hanno teoricamente il 50 percento del potere decisionale, non dovrebbero esserci particolari dubbi sulla necessità di maggiore trasparenza, e, nonostante il tennis non sia mai stato inappuntabile da questo punto di vista, c’è da augurarsi che qualcosa possa cambiare nei prossimi anni.

Anche quella degli stipendi dei dirigenti è una problematica citata frequentemente (da Opelka stesso e da Simon): è vero che il lavoro degli amministratori del gioco non è diminuito durante i mesi più difficili (il contrario, probabilmente), ma allo stesso tempo non è un bel segnale non decurtare i propri guadagni in un periodo di tagli in ogni altro settore. D’altro canto, tuttavia, si potrebbero sollevare dei dubbi sull’associazione/allusione fatta dall’americano fra mancanza di trasparenza e montepremi troppo bassi (in particolare per un torneo come il Miami Open per il quale Stephen Ross, proprietario dei Miami Dolphins della NFL e di IMG, avrebbe già investito oltre 550 milioni di dollari per rinnovare l’Hard Rock Stadium e altri 60 abbondanti per portarvi il torneo di tennis).

In tempi ordinari, è possibile (o anche qualcosa più di possibile) che la redistribuzione dei guadagni non sia favorevole ai giocatori, ma questi non sono tempi ordinari, e altri giocatori si dicono più dubbiosi sul fatto che i tornei siano in grado di pagare di più al momento. Il membro del Players Council Kevin Anderson, in particolare, aveva spiegato: “Ovviamente capiamo che la fonte guadagno principale dei tornei sia la presenza degli sponsor sul posto più che quella dei fan. Nel momento in cui non ci sono gli sponsor, gli incassi scendono. […] Da quello che so, diversi eventi sono in rosso, quindi credo che i giocatori dovrebbero capire e accettare di guadagnare cifre più basse. Credo che il sistema di aggiustamento legato al numero di persone presenti sia un buon sistema. […] Ovviamente non è la situazione ideale, ma credo che sia necessario far sì che i tornei si possano svolgere”.

Uno degli utenti che hanno commentato il thread di Isner ha suggerito che si potrebbero usare degli ologrammi per aumentare il numero degli sponsor visibili sul campo, ovviando così alla loro assenza sul posto, una proposta molto interessante (già adottata dalla NBA nella bolla di Orlando) che però necessiterebbe della presenza della domanda da parte di sponsor con la disponibilità economica per produrre contenuti di questo tipo. In sintesi, quindi, Isner ha sicuramente ragione quando parla dell’opacità del sistema tennis e della redistribuzione dei guadagni, ma forse il momento storico non è dei più adatti, perché finché i due tour non saranno tornati alla normalità non c’è garanzia che ci sia abbastanza da redistribuire.

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WTA

Swiatek e Bencic in finale al WTA di Adelaide

La polacca regola in due comodi Jil Teichmann, Belinda emerge da una lotta di quasi tre ore con Coco Gauff

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Belinda Bencic - WTA Adelaide 2021 (via Twitter, @WTA_insider)

Sarà una bella partita, l’ultima partita dell’estate australe. Il match conclusivo della stagione down under sarà quello tra Iga Swiatek e Belinda Bencic, che si contenderanno il titolo di Adelaide nella nottata italiana di domani. Stesso risultato, per Iga e Belinda, ma percorsi quanto mai diversi per raggiungerlo: la polacca ha avuto vita piuttosto facile nello sbarazzarsi in due set della mancina svizzera Jil Teichmann; la svizzera più famosa, invece, ha avuto bisogno di quasi tre ore per emergere vincitrice dalla furibonda lotta cui è stata obbligata da Coco Gauff, sempre più vogliosa di lanciarsi a folle velocità sulla rampa di lancio.

Swiatek ancora una volta non è parsa affatto a disagio nei panni della favorita: vinto il primo set grazie al solitario break del quarto gioco, la polacca ha dovuto tribolare maggiormente nella seconda frazione per colpa di un paio di game da dieci minuti l’uno nella fase centrale. Poco male, comunque: Iga giocherà la terza finale in vita sua, e il tutto ha il sapore dell’antipasto stagionale. “Sono arrivata in fondo poche volte nella mia carriera – ha dichiarato Swiatek in conferenza -, ma tempo al tempo. L’obiettivo per l’annata? Essere solida, concentrata, e giocare più finali, ovviamente“. L’ostacolo di giornata, in apparenza semplice solo per chi guarda poco tennis, è stato saltato con sicurezza. “Ma non è stato facile, all’inizio ho dovuto adattarmi, succede sempre quando affronti una mancina che serve con molto spin, ma ne sono uscita bene direi“. Concordiamo.

In finale sarà ancora Svizzera, stavolta rappresentata da Belinda Bencic. L’ex stellina da Flawil ha dovuto sudare qualche camicia in più per accedere al ballo finale, ma del resto l’avversaria aveva un pedigree prestigioso. Giunta tra le ultime quattro partendo dalle qualificazioni e dopo essere sopravvissuta a quattro match al terzo consecutivi, Gauff ha offerto la resistenza più feroce per meritarsi la seconda finale della carriera, ma il serbatoio le si è svuotato all’improvviso, sul rettilineo conclusivo. Prima, il match si era conquistato una posizione di rilievo tra i migliori dell’anno. Subito avanti tre a zero, Gauff non è riuscita a difendere il vantaggio accumulato nel primo set finendo per perderlo al tie break, e la mazzata ha prodotto conseguenze nefaste in avvio di secondo.

 

La fenomenale teenager, esibendo la solita grinta da fuoriserie, ha però reso la pariglia alla rivale, rimontando dal tre a cinque con tanto di match point annullato sul cinque-quattro, prima di vincere il tie break spazzolando le righe con il ragguardevole dritto. Nel terzo, solo Bencic, ma la tigna mostrata lungo tutta la furibonda settimana rappresenta un’altra tacca di non poco conto nel curriculum della star in pectore.

Sapevo che avrei trovato un’avversaria difficile – ha fatto sapere Bencic ai giornalisti – ma sono contenta di come ho giocato. Mi sono allenata duramente nelle ultime due settimane per ritrovare la condizione dopo la quarantena, e i risultati incominciano a vedersi. All’Australian Open non avevo fiducia, avevo perso gli automatismi, dovevo continuamente pensare a ciò che dovevo fare togliendo tempo alla strategia. Non ero lucida quando dovevo prendere le decisioni utili a contrastare le avversarie. Il mio gioco è molto fisico, non posso vincere tirando venti ace e altrettanti vincenti. Devo stare bene per giocare bene e adesso, finalmente, mi sento in forma“.

Finale aperta, dunque? “La favorita è Iga, non penso ci siano dubbi a riguardo“. Mani posizionate un po’ troppo avanti al corpo, ci permettiamo: una finale è una finale, nonostante la gran forma di una ragazza che a fine 2021 dovrebbe avere una classifica a una cifra sola.

Il tabellone completo di Adelaide

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