Challenger di Biella: Murray arriva in finale, Gaio eliminato

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Challenger di Biella: Murray arriva in finale, Gaio eliminato

L’ex numero uno del mondo rischia di perdere il secondo set, ma alla fine ha la meglio su Bourgue. Sfiderà in finale Marchenko. Da lunedì nuovo challenger: Murray-Gaio al primo turno

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La finale del Challenger 80 di Biella vedrà opposti Andy Murray e l’ucraino Illya Marchenko (n.212 ATP). 

Per lo scozzese la sfida contro Mathias Bourgue (n.213 ATP) si è risolta, almeno all’inizio, in una sorta di allenamento agonistico (6-0 7-5). Ricordavamo il francese come un gran bel battitore, anche se un po’ incostante (Luca Vanni prima di superarlo in novembre a Parma disse serve bene ma sbaglia tanto). Soprattutto ricordavamo il primo incrocio tra i due tennisti, andato in scena su un palcoscenico di ben altro prestigio: era il secondo turno del Roland Garros 2016 e il match si risolse in favore di Murray solo al quinto set.

Qui a Biella però i colpi di Bourgue rimbalzavano innocui sulla corazza di Murray, che sicuramente in carriera ha visto ben altro. Il britannico ha chiuso in scioltezza il primo set in soli 25 minuti, salvo distrarsi un po’ nel secondo parziale quando nel sesto game Bourgue si è procurato tre palle break consecutive. Murray le ha annullate però con autorità e, in applicazione della ben nota legge del contrappasso, ha brekkato subito dopo l’avversario andando a condurre per 4-3. Un sussulto d’orgoglio ha fruttato a Bourgue un veloce contro-break che lo ha rimesso in partita e sul 5-4 gli ha persino portato in dote un set point, che avrebbe potuto riaprire la partita considerando che in questi giorni Murray è spesso calato alla distanza. Una misera risposta in rete del francese ha però rimesso le cose a posto e l’incontro si è avviato alla sua logica conclusione.

 

Nell’altra semifinale Federico Gaio ha macchiato il suo magnifico torneo con un’inaspettata sconfitta (7-5 6-1) contro Illya Marchenko. L’incontro è filato via liscio fino al 5-5, se si eccettuano due medical timeout – uno per Marchenko sul 3-2 e l’altro per Gaio sul 4-3. Poi il nostro tennista, che in tutto il torneo non aveva perso nemmeno un servizio, ha subito il break a seguito di una palla corta finita malinconicamente in rete. La partita di Gaio è sostanzialmente finita lì. L’italiano non è più riuscito a difendere il servizio e ha dovuto abbandonare il torneo. Ma un altro è pronto a cominciare, il secondo challenger di Biella in programma da lunedì: l’urna gli ha riservato un accoppiamento per nulla tenero, poiché dovrà vedersela al primo turno proprio con Andy Murray.

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Challenger Ercolano: quattro italiani ai quarti di finale

Meno bene invece al Challenger di Alicante dove il solo Fabbiano riesce a superare un turno

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Alla Vesuvio Cup di Ercolano (Challenger 80, terra battuta) il primo italiano ad approdare ai quarti di finale è Flavio Cobolli che prima ha battuto il croato Duje Ajdukovic (n.261 ATP) e poi il bravo Matteo Arnaldi che, a soli vent’anni, sta dimostrando di poter già stare tranquillamente a questi livelli. Flavio nei quarti affronterà Lorenzo Giustino che a sua volta si è sbarazzato di Nino Serdarusic (n.235 ATP) e Andrej Martin (n.120 ATP). Un derby che promette scintille e che vede il teenager romano leggermente favorito. Jimbo Moroni supera in rimonta 3-6 6-1 6-4 Marco Cecchinato che non riesce ad onorare la sua testa di serie n.2 e continua ad inanellare risultati deludenti in una stagione che gli ha riservato poche gioie e lo ha visto perdere diverse posizioni in classifica. Da lunedì l’azzurro dovrebbe essere n.104 ATP, cioè ad un passo dal baratro. Perdendo solo un’altra posizione, nel tabellone degli AO dovrà cercare di entrare attraverso le qualificazioni. Di sicuro non lo aiuta l’atteggiamento in campo: lamentarsi di tutto con tutti non pare molto costruttivo.

Bravissimo invece Moroni che, sotto di un set, non si è perso d’animo e anzi ha preso con decisione il comando delle operazioni. Un altro buon risultato per lui che ormai è abituale frequentatore delle fasi finali dei Challenger e il quarto di finale contro l’americano, di origine svizzera, Alexander Ritschard (n.302 ATP) appare del tutto alla sua portata. Franco Agamenone riprende la sua marcia inarrestabile dopo il piccolo passo falso di Napoli (sconfitto al primo turno da Andrea Vavassori). Questa volta nel suo mirino sono finiti i cugini francesi: prima la testa di serie n.3 Hugo Gaston che deve cedere in tre set 6-4 2-6 6-3.

Poi Mathias Bourgue (n.201 ATP) che, scopertosi privo del servizio, la sua arma migliore, è riuscito comunque a vincere il primo parziale, annullando un set point, e nel secondo a servire sul 5-3, portandosi avanti 30- 0, a due soli punti dalla vittoria. Agamenone sembra pronto per la doccia, ma quest’anno l’italo-argentino è davvero renitente alla sconfitta. Anzi questa è una parola che sembra proprio non conoscere, tanto che riesce a guadagnarsi il tie- break che finisce per dominare senza problemi. E domina anche il parziale decisivo dove il transalpino arriva un po’ scarico e forse demoralizzato, cedendo col punteggio di 5-7 7- 6(3) 6-1 al termine di oltre due ore e mezza di partita. Al prossimo turno Agamenone troverà lo spagnolo Bernabe Zapata Miralles (n.122 ATP e settima testa di serie) che in teoria si presenta da favorito, in teoria.

 

Al Challenger 80 di Alicante, nell’Academy di Juan Carlos Ferrero (cemento outdoor) i tre italiani in tabellone fanno ben poca strada. Roberto Marcora, dopo le ottime prestazioni di Indian Wells, offre poca resistenza a Feliciano Lopez che a 40 anni sarà pure a fine carriera, avrà anche perso parecchie posizioni in classifica (n.108 ATP), ma non è certo un avversario che puoi prendere sottogamba come il 6-3 6-1 finale ha dimostrato. Subito fuori anche Matteo Viola che perde 6-1 7-6(5) contro il portoghese Joao Sousa (n.182 ATP). Peccato perché nel secondo set il veneto era andato a servire sul 6-5 e avrebbe potuto dare un indirizzo diverso al match. Appena un po’ meglio Thomas Fabbiano che almeno supera un turno contro l’indiano Ramkumar Ramanathan (n.191 ATP) per poi fermarsi 6-1 6-4 contro il tedesco Oscar Otte (n.138 ATP) in un incontro che era ampiamente alla sua portata. Ma quest’anno al tennista pugliese niente sembra girare per il verso giusto, nonostante il recente cambio di coach.

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Challenger, si ferma in finale la corsa di Andrea Pellegrino: la Napoli Cup va a Griekspoor

Il tennista pugliese finisce la benzina proprio all’ultimo atto, consegnando a Tallon Griekspoor il quinto successo stagionale

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Andrea Pellegrino alla Napoli Cup 2021 (Credit: Tennis Napoli CUP on Facebook)

Andrea Pellegrino ha giocato un torneo magnifico al Challenger 80 di Napoli, probabilmente rinvigorito dalla nuova partnership con Luca Vanni che, alla sua prima esperienza da coach, sembra aver dato la scossa al tennista pugliese, reduce da un prolungato cono d’ombra dopo la vittoria al Challenger di Roma. I due ci sono parsi veramente molto affiatati: sempre assieme, assorti in un ininterrotto flusso di conversazione. Sono sicuramente buoni segnali per la nascente collaborazione. Che infatti ha dato subito risultati incoraggianti con la doppia finale in due settimane, prima Lisbona e ora Napoli. Purtroppo anche questa volta all’azzurro è mancato l’ultimo scatto e sul centrale del Tennis Club Napoli, gremito di gente, ha ceduto nettamente (6-3 6-2) in poco più di un’ora alla testa di serie N.4, l’olandese Tallon Griekspoor. Tutto si è deciso tra il sesto e l’ottavo game, quando una serie di break e contro-break ha consegnato il primo set all’olandese. Andrea è apparso un po’ demoralizzato, e il break subito nel terzo gioco del secondo parziale è stato il colpo di grazia. Del resto si sapeva come non fosse una partita facile, Griekspoor sta infatti giocando la miglior stagione della propria carriera e il quinto trionfo di questo 2021 lo pone immediatamente alle spalle del dominatore assoluto Benjamin Bonzi oltre a riportarlo alla posizione N.106 ATP, a ridosso del proprio best ranking. Best ranking ulteriormente migliorato invece per Pellegrino che sale al N.216, conquistando così la certezza di poter giocare le qualificazioni Slam, cosa che rappresenta un po’ lo spartiacque nella carriera di un giocatore.

Stefano Travaglia è stato anche lui vittima di Griekspoor (probabilmente con dei conti in sospeso con gli italiani, visto che in precedenza aveva fatto fuori anche Julian Ocleppo e Jimbo Moroni), il quale in semifinale lo ha superato in rimonta (2-6 6-4 6-2). Grande delusione per l’ascolano che però si consolerà con l’ulteriore progresso in classifica (adesso è N.83 ATP), che blinda di fatto la sua posizione in vista dei prossimi appuntamenti.

Che era poi lo stesso piano che ha portato Andreas Seppi a disputare il ricco Challenger 90 di Mouilleron le Captif (cemento indoor). L’altoatesino è stato molto brillante fino alle semifinali, dove nulla ha potuto contro l’esperto ceco Jiri Vesely (N.84 ATP) che lo ha fermato col punteggio di 6-4 7-6(1) senza mai lasciargli una vera chance. I punti conquistati permettono però ad Andreas di rimanere in top 100 (precisamente al N.97) e di continuare a sperare in un posto nel tabellone principale dei prossimi AO.

 

Intanto al Challenger 80 di Barcellona (terra battuta) il bulgaro Dimitar Kuzmanov ti confeziona la sorpresa che non ti aspetti e alla ‘Emilio Sanchez Academy’ alza il primo trofeo in carriera, al termine di una finale senza storia (6-3 6-0) contro Hugo Gaston (N.112 ATP e prima testa di serie). Certo, il seeding non era di prima fascia e Kuzmanov si è infilato in una parte di tabellone poco presidiata, ma per il ventottenne rimane un grande risultato che lo proietta tra l’altro alla posizione N.128 ATP, suo nuovo best ranking. Nuovo record anche per il ventunenne talento francese che, pur continuando a perdere finali (la quinta quest’anno, la sesta se calcoliamo anche l’ATP di Gstaad) sale al N.104 ATP, ormai a un passo dalla top 100.

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Challenger Napoli, il sodalizio fra Andrea Vavassori e Dustin Brown funziona alla grande

Secondo successo in poche settimane per la neonata coppia; Vavassori sfiora il best ranking

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Dustin Brown e Andrea Vavassori a Tulln (Credit: @ATPChallenger on Twitter)

Eccezionale vittoria nel torneo di doppio del nostro Andrea Vavassori che, in coppia con Dustin Brown, ha dato un’impressionante dimostrazione di forza portando a casa il trofeo senza lasciare per strada nemmeno un set. Per carità, le difficoltà non sono certo mancate, a cominciare dalla finale contro i bosniaco-croati Mirza Basic/Nino Serdarusic che proprio non ne volevano sapere di tornare a casa sconfitti. Il 7-5 7-6(5) è stato il frutto di uno scontro durissimo in cui Vavassori/Brown non hanno mai perso la calma dei forti (non per niente erano le prime teste di serie). Ma anche nei quarti di finale contro Ocleppo/Baldi non era stata una passeggiata di salute, come dimostra ampiamente il punteggio 6-4 7-6(5). Per il ventiseienne torinese la nuova partnership con Dustin, il tennista rasta, funziona alla perfezione, come dimostra la seconda vittoria in poche settimane (la precedente a Tulln an der Donau in settembre).

Ma il motore propulsivo delle vittorie ci sembra decisamente la chimica che si è creata tra i due. Il segreto è semplice: sono due bravissimi ragazzi che si stimano in campo e hanno scoperto che dopo la partita possono anche essere amici. Plastica dimostrazione di questo è che Dustin ha seguito integralmente tutte le partite di singolare di Andrea, soffrendo ed entusiasmandosi come un normale spettatore. Ne siamo stati personalmente testimoni nell’incontro di secondo turno contro Arnaldi, quando Dustin se ne è rimasto due ore in piedi, visto che non c’erano posti a sedere, senza mai allontanarsi. Proprio come fa un amico. Il tennista naturalizzato tedesco, a 36 anni compiuti, ha praticamente chiuso col singolare, ma pare che i due abbiano intenzione di fare una lunga strada assieme in doppio, soprattutto non appena le rispettive classifiche permetteranno loro di giocare a livello ATP. Intanto Vavassori alza il suo nono trofeo Challenger e risale al N.71 ATP, ad una sola posizione dal suo best, mentre Brown conquista la posizione N.124 dopo che era stato N.43 nel 2012.

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