Identikit statistici: Daniil Medvedev

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Identikit statistici: Daniil Medvedev

Giocatore imprevedibile ma dal grande acume strategico: uno sguardo “numerico” al tennis del vincitore dello US Open 2021

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Daniil Medvedev - US Open 2021 (Garrett Ellwood/USTA)

Dopo Berrettini, Zverev e Tsitsipas, in questo nuovo articolo per la rubrica “Identikit statistici” ci occupiamo di Daniil Medvedev, il giocatore in grado di negare a Djokovic la gioia del Grande Slam grazie ad un’eccezionale performance nell’atto conclusivo di Flushing Meadows. Certo, a Medvedev non fa difetto il carattere, e ci si poteva quindi immaginare che, specialmente dopo la brutta sconfitta nella finale dell’Australian Open di quest’anno per mano proprio di Djokovic (analizzata in dettaglio in un precedente articolo), il russo si presentasse in campo con il dente avvelenato.

Carattere e determinazione, però, pur essenziali per emergere ad alto livello, non bastano per sconfiggere tre set a zero uno dei giocatori più forti della storia del tennis in un momento in cui era al massimo della motivazione. Cerchiamo innanzitutto allora di ripercorrere brevemente la carriera di Medvedev per inquadrare meglio il giocatore.

PALMARÈS

 

Daniil Medvedev, classe 1996, gioca la sua prima partita a livello ATP nel 2016, a Nizza: verrà sconfitto in tre set da Guido Pella. La prima vittoria ATP arriverà poco dopo, sempre nel corso del 2016, sull’erba di ‘s-Hertogenbosch, contro Horacio Zeballos. Già a fine anno mostra i suoi progressi, raggiungendo per la prima volta i quarti di finale, nel torneo di Mosca. L’anno successivo centra la sua prima finale, al Chennai Open, e si qualifica per le Next Generation ATP Finals di Milano: supera il round robin e viene sconfitto da Chung (poi vincitore del torneo) in una combattutissima semifinale. Nel 2018 Medvedev compie un primo balzo in avanti: si aggiudica due titoli ATP 250 (Sydney e Winston-Salem) e addirittura un 500, quello di Tokyo. A fine anno, è il sedicesimo giocatore del mondo secondo il ranking ATP, un balzo di quasi cinquanta posizioni rispetto all’anno precedente.

L’anno successivo, una crescita fortemente legata ai risultati sul veloce (la terra battuta gli è ancora oggi piuttosto indigesta) lo porta alla vittoria di quattro titoli, tra cui il Masters 1000 di Cincinnati e quello di Shanghai, e anche a centrare la prima finale Slam allo US Open. Sarà sconfitto da Nadal, ma soltanto al quinto e dopo aver rimontato due set. Accede per la prima volta alle ATP Finals di fine anno, ma viene sconfitto nel girone. Nel 2020, vince il Master 1000 di Parigi-Bercy e, soprattutto, delle ATP Finals in cui mostra un livello di gioco veramente straordinario. Basti ricordare che nel corso del torneo sconfigge Djokovic, Nadal, Thiem e Zverev. Prima di allora, soltanto altri tre giocatori (Becker, Djokovic e Nalbandian) erano stati capaci di sconfiggere i primi tre giocatori del mondo nel corso dello stesso torneo.

E arriviamo così al 2021: l’anno inizia alla grande, con la vittoria della Russia nell’ATP Cup e con una grande cavalcata verso la seconda finale Slam, in Australia. Qui, come già ricordato, Medvedev viene sconfitto seccamente da Djokovic e sembra subire il colpo, perdendo in due set al primo turno di Rotterdam da Dusan Lajovic. Nei giorni successivi al torneo Master 1000 di Miami (in cui viene sconfitto nei quarti di finale da Bautista Agut), Medvedev risulta positivo al test del COVID-19, ed è dunque costretto a fermarsi. Come sempre, la stagione sulla terra di Medvedev è piuttosto incolore (sconfitto al primo turno a Roma, al secondo a Madrid), ma si chiude con l’acuto dei quarti di finale raggiunti al Roland Garros. Il russo si riprende del tutto la scena vincendo il Master 1000 di Toronto, e il resto è storia recente: con uno US Open straordinario dall’inizio alla fine, Medvedev si aggiudica il suo primo titolo Slam e consolida la seconda posizione nella classifica mondiale. Partendo dai dati, cercheremo ora di capire quali siano le armi tecniche e tattiche che gli hanno consentito di raggiungere tale straordinario traguardo e, forse, di poter immaginare qualcosa di ancora più ambizioso. 

UNO SGUARDO D’INSIEME

Prima di approfondire l’analisi, alla ricerca di pattern vincenti e perdenti, cerchiamo di averne una visione d’insieme, inquadrando lo stile di gioco di Medvedev con una serie di statistiche i cui valori medi sono mostrati in Figura 1, separatamente per superficie di gioco.

Figura 1. Statistiche medie di gioco per Daniil Medvedev, match di singolare in tornei del Grande Slam

Possiamo osservare, su cemento ed erba, l’ottimo saldo tra ace e doppi falli, così come tra vincenti ed errori non forzati. Tutte le statistiche, a cominciare da questa, mostrano un deciso peggioramento sulla terra battuta, sulla quale Medvedev fatica ad imporsi e raramente trova lo spunto per cercare di sorprendere l’avversario con una discesa a rete. In chiave tecnica, tale dinamica si può forse spiegare col fatto che, servizio escluso, Medvedev ha senz’altro la capacità di costruire un vincente, ma diventa straordinario nel farlo se può “appoggiarsi” alla palla dell’avversario, trasformando la sua eccezionale difesa, sorretta da grande mobilità ed infinità apertura alare, in attacco.

In un certo senso, da questo punto di vista Medvedev ricorda un po’ il suo connazionale Nikolay Davydenko (che raggiunse un best ranking di numero 3 al mondo a fine 2006), a cui Medvedev stesso ha dichiarato di ispirarsi dopo la vittoria delle ATP Finals 2020. La differenza sta forse nell’equilibrio tra braccia e gambe nella fase difensiva. Davydenko riusciva a muoversi sul campo (complice una diversa struttura fisica) con ancora più facilità di Medvedev (come dimostrano i risultati molto migliori sulla terra, su cui anche questo fattore diventa determinante) ma, una volta arpionata la palla, spesso finiva per giocare un colpo molto insidioso ma poco pesante e, per questo, difficilmente vincente – per questo motivo il suo successo dipendeva soprattutto dalla capacità di stare molto vicino alla riga di fondo e mettere così pressione agli avversari. Medvedev riesce invece a generare molta più velocità, inducendo anche una forte pressione psicologica sull’avversario, che può trovarsi in un attimo sbalzato dal ruolo di aggressore a quello di disperato difensore; questa abilità, unita alla palla dal rimbalzo molto basso, gli permette di fare gioco anche da molto lontano senza perdere incisività, almeno sulle superfici rapide. Un secondo set di statistiche, mostrato in Figura 2, può esserci d’aiuto nel farci un’idea ancora più precisa sul gioco del russo:

Figura 2. Ulteriori statistiche medie di gioco per Daniil Medvedev, match di singolare in tornei del Grande Slam

Osserviamo che, anche tra cemento e terra, le gerarchie, come ci ricorda la statistica sui match vinti, sono chiare: Medvedev preferisce il cemento, su cui ha vinto circa quattro match su cinque in carriera a livello di tornei del Grande Slam. Si è portati a dedurre che, data la velocità della superficie, la presenza di specialisti e il maggiore ricorso al gioco a rete, Medvedev abbia meno chance di portare gli scambi, in particolare quelli più critici, sul binario a lui più congeniale, quello della manovra e del contropiede. Dopo aver dato uno sguardo a diverse statistiche, considerate una alla volta, proviamo ora a chiederci quali combinazioni di variabili e valori, quali pattern, risultino più predittivi per la vittoria o per la sconfitta del russo.

I PATTERN PIÙ SIGNIFICATIVI, GLI ELEMENTI-CHIAVE DEL GIOCO DI MEDVEDEV

In particolare, chiediamoci quale o quali tra le varie statistiche di gioco (che rappresentano le nostre variabili di input) si rivelino decisive, e in che modo, rispetto alla vittoria o alla sconfitta nel match (che rappresenta la nostra variabile di output). Impostiamo cioè, in altre parole, un problema di classificazione. Per maggiore chiarezza, facciamo in modo che l’algoritmo di classificazione utilizzato restituisca automaticamente, sulla base delle variabili a disposizione, un modello costituito da un insieme di regole che rappresentano i pattern statisticamente più significativi che conducono Medvedev alla vittoria o alla sconfitta. Di seguito, illustriamo le tre regole più significative così calcolate:

  1. “Se Medvedev totalizza una percentuale di punti vinti sulla prima superiore di almeno il 5.3% rispetto all’avversario, allora si aggiudica la partita”. Il pattern è molto generale e preciso: si è verificato in 40 casi e, in tutti e 40, Medvedev ha vinto il match.
  2. “Se Medvedev vince almeno il 70.7% di punti sulla prima e non commette più di 31 errori non forzati, vince il match”. Il pattern ha buona generalità ed estrema precisione: si verifica in poco più dell’80% dei match vinti da Medvedev in tornei del Grande Slam (ovvero in 46 partite) e in nessuna delle sue 17 sconfitte.
  3. “Se Medvedev totalizza una percentuale di punti vinti sulla prima non superiore di almeno il 5.3% rispetto all’avversario e concede più di otto palle break, viene sconfitto”. La regola si è verificata, fino a oggi, sedici volte. In tutti i casi, Medvedev è stato effettivamente sconfitto.

Sulla base di regole come queste, considerando che quanto più una caratteristica del gioco compare come condizione rilevante all’interno di tali pattern, tanto più potremo definirla un elemento-chiave del gioco del campione russo. Potremo quindi, sulla base dei dati, stilare un feature ranking, ovvero una sorta di classifica dei vari aspetti del gioco, distinguendo quelli che, in misura maggiore, da soli o in combinazione con altri, si rivelano decisivi.

Figura 3. Feature ranking associato ai match di Grande Slam di Medvedev. La lunghezza della barra rappresenta la rilevanza della feature, la direzione rappresenta il verso della correlazione (diretta per barre che si sviluppano verso destra, inversa per barre che si sviluppano verso sinistra)

Come possiamo osservare in Figura 3, il tema sembra piuttosto chiaro: Medvedev incrementa le proprie probabilità di vittoria se mette l’avversario in condizione, fin da subito, di giocare “in salita”, ovvero a partire da un’efficacia inferiore sulla prima di servizio (feature più significativa), dalla seconda di servizio (seconda feature più significativa) o da un ridotto numero di palle break (terza feature più significativa). A questo punto, se il russo non commette un numero elevato di errori non forzati (quarta feature più significativa, naturalmente con correlazione inversa rispetto alla vittoria) ha ottime probabilità di portare a casa il match, visto che l’avversario sarà prima o poi tentato di alzare il ritmo, non soltanto commettendo più errori, ma anche esponendosi a sorprendenti difese e a micidiali contrattacchi. La quinta feature in ordine di importanza, ovvero la percentuale di punti vinti da Medvedev sulla prima in assoluto (e non la differenza rispetto alla medesima statistica dell’avversario) ci ricorda che, indipendentemente dal rendimento al servizio dell’altro giocatore in campo, se Medvedev porta a casa pochi punti con la prima, la partita può virare verso uno scontro per così dire a bassa intensità, che non è necessariamente favorevole al russo.

Difficile, ci ricordano anche i numeri, trovare un antidoto per questo cocktail di fattori: ottimi colpi di inizio gioco, grande capacità di difendere e ribaltare lo scambio, carattere forte al punto da restituire nell’ultimo Slam dell’anno a Nole il secco tre set a zero subito in Australia. Per il futuro, chiunque vorrà portarsi al vertice della classifica, quando tramonterà la lunga era di Federer, Nadal e Djokovic, dovrà senz’altro vedersela con Daniil Medvedev.

Nota: l’analisi e i grafici inseriti nell’articolo sono realizzati per mezzo del software Rulex


Genovese, classe 1985, Damiano Verda è ingegnere informatico e data scientist ma anche appassionato di scrittura. “There’s four and twenty million doors on life’s endless corridor” (ci sono milioni di porte lungo l’infinito corridoio della vita), cantavano gli Oasis. Convinto che anche scrivere, divertendosi, possa essere un modo per cercare di socchiudere qualcuna di quelle porte, lungo quel corridoio senza fine. Per leggere i suoi articoli visitate www.damianoverda.it

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ATP

ATP San Pietroburgo, avanzano Bublik e Korda

Giornata di riscaldamento in Russia, in attesa di Rublev, Shapovalov, RBA e Aslan

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Sebastian Korda – ATP 250 Delray Beach 2020 (foto via Twitter @DelrayBeachOpen)

Un classico lunedì tranquillo al St. Petersburg Open, con tre soli incontri di singolare del tabellone principale. Sebastian Korda viene impegnato più del previsto da Nino Serdarusic, wild card croata che cede in due set molto tirati, con un solo break in tutto il match. Il primo parziale si decide al tie-break, con Korda che prende subito il largo aiutato dall’imprecisione del n. 248 ATP e mette a referto il 7-2. Nel secondo set, sul 5 pari, un paio di ottime risposte su altrettante seconde di Serdarusic e due gratuiti consentono a Korda di chiudere con la battuta. “Penso che lui abbia assolutamente giocato a un livello molto superiore alla sua classifica” spiega il classe 2000 di Bradenton. “Entrambi abbiamo servito molto bene, con tante prime in campo”. Tre su quattro, infatti, con percentuali di trasformazione più alte per Sebi, ma di tutto rispetto anche quelle di Nino che ha annullato 6 palle break delle 7 concesse. Non è invece mai riuscito a rendersi pericoloso in risposta e avrebbe forse dovuto provare a cambiare la posizione in ribattuta, sempre molto vicina al campo sulla prima statunitense e raramente aggressiva sulla seconda, contrariamente a quanto proposto da Korda, che ora affronterà il vincente fra van de Zandschulp e Nishioka, un duello tra qualificati.

Prima di loro, Jan-Lennard Struff ha fatto suo in due set il confronto inedito con James Duckworth, il ventinovenne di Sydney tormentato da mille infortuni che ha iniziato la stagione fuori dai primi 100 e ora è un solo passo dal varcare per la prima volta la soglia della top 50. Nell’occasione, ha faticato eccessivamente sulla propria seconda e non è riuscito a prendersi il primo parziale pur servendo sul 5-3 anche per merito della reazione tedesca. Struff si scatena anche nel tie-break per poi incamerare 6-3 la seconda partita in virtù dello strappo in un quarto gioco da ventisei punti. Al secondo turno troverà Alexander Bublik che senza alcun problema apparente supera Evgenii Tiurnev con un break per set in poco più di un’ora. Il numero 304, wild card alla seconda apparizione nel Tour, è in realtà coetaneo e concittadino del naturalizzato kazako nativo però di Gatchina, in Russia, e il bell’abbraccio sorridente fra i due a fine match fa intuire che qualcosa li lega: “Non ci volevo giocare” dirà infatti Bublik. “Siamo cresciuti insieme, è stato un incontro difficile e molto emotivo”.

Risultati:

 

J-L. Struff b. J. Duckworth 7-6(3) 6-3
[8] S. Korda b. [WC] N. Serdarusic 7-6(2) 7-5
[7] A. Bublik b. [WC] E. Tiurnev 6-3 6-4

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Oggi l’ultimo saluto ad Alessio Ceccarelli, il fisioterapista sorridente del tennis

Aveva frequentato il circuito per molti anni facendo parte anche dello staff medico delle nazionali

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Alessio Ceccarelli (foto tratta dal suo profilo Instagram)
Alessio Ceccarelli (foto tratta dal suo profilo Instagram)

Ha frequentato per anni il circuito maschile come fisioterapista di Aleksandr Dolgopolov jr, e quello femminile al seguito di Laura Siegemund e Andrea Petkovic. Non solo: fino al 2011 è stato membro dello staff medico delle nazionali maschili e femminili di tennis. Alessio Ceccarelli, il “fisioterapista sorridente”, è morto a soli 38 anni nella sua Pisa ed oggi è stato il giorno del suo funerale, al cimitero di Calci. A strapparlo all’affetto del padre Alfredo, della madre Daniela, del fratello Daniele e dell’amata Barbora è stato un tumore fulminante, che se l’è portato via nel giro di pochi mesi.

Ceccarelli era un giovane professionista qualificato e molto onesto che ha sempre portato il suo entusiasmo nelle players lounge in giro per il mondo. “Non ci posso credere. Sono profondamente triste nell’apprendere questa notizia – ha commentato Alexander Dolgopolov -. Era mio amico e mi ha sostenuto per molti anni della mia carriera. Alessio aveva un attitudine positiva ed è dura credere ci abbia lasciato”. A piangere Ceccarelli è anche la FIT, che sul suo sito ufficiale ha esternato le condoglianze della federazione e di tutto il movimento tennistico.

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Coppa Davis

Le convocazioni dell’Italia per la Coppa Davis: prima volta in azzurro per Sinner e Musetti

L’Italia esordirà a Torino il 26 novembre contro gli Stati Uniti, i quali hanno anch’esso reso noti i nomi dei tennisti convocati quest’oggi

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Jannik Sinner - Anversa 2021 - BELGA PHOTO LAURIE DIEFFEMBACQ

Jannik Sinner e Lorenzo Musetti per la prima volta in Nazionale. Il capitano Filippo Volandri ha diramato le convocazioni per la Coppa Davis, con la fase a gironi che per gli azzurri si disputerà al Pala Alpitour di Torino (le altre sedi sono Innsbruck e Madrid, sempre sul cemento indoor) dal 25 al 28 novembre contro Stati Uniti e Colombia nel Gruppo E. Volandri ha chiamato Matteo Berrettini (numero 7 ATP), Jannik Sinner (numero 11), Lorenzo Sonego (23), Fabio Fognini (36) e Lorenzo Musetti (67). Per Sinner e Musetti si tratta appunto della prima convocazione di sempre in maglia azzurra.

Gli incontri prevedono due singolari (si scontrano i numeri 2 e i numeri 1 delle nazioni fra loro) e il doppio. L’esordio dell’Italia è fissato per le 16 di venerdì 26 novembre contro gli Stati Uniti: il capitano a stelle e strisce, Mardy Fish, ha diramato anch’egli le convocazioni oggi, chiamando John Isner (oggi numero 26 ATP), Reilly Opelka (27), Taylor Fritz (28), Jack Sock (152) e Rajeev Ram (numero 4 ATP in doppio). L’ultimo incontro tra Italia e Stati Uniti in Coppa Davis risale all’ultima edizione disputata, quella del 2019, quando gli azzurri persero 2-1 con Berrettini sconfitto da Fritz e Fognini vincitore su Opelka (l’eliminazione fu sancita, per gli incroci del tabellone, prima del doppio, che vide Querrey e Sock battere Bolelli e Fognini).

Per quanto riguarda la Colombia del capitano Alejandro Falla, i nominativi sono i seguenti: Daniel Galan (attualmente numero 106 ATP), Nicolas Mejia (274) e i doppisti Robert Farah e Juan Sebastian Cabal (rispettivamente numeri 11 e 14 della classifica ATP di doppio). Il quinto nominativo sarà ufficializzato a ridosso della competizione, che vedrà i sudamericani esordire contro l’Italia il 27 novembre.

 

La vincente del Gruppo E affronterà nei quarti di finale, lunedì 29 novembre, sempre a Torino, la prima classificata del girone D – con Australia, Croazia e Ungheria – anch’esso ospitato al Pala Alpitour.

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