ATP Indian Wells 2021, edizione storica: è il primo Masters 1000 di sempre senza Top 25 in semifinale

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ATP Indian Wells 2021, edizione storica: è il primo Masters 1000 di sempre senza Top 25 in semifinale

L’unica altra edizione del torneo californiano senza big in semifinale fu nel 2000. Le carriere diFederer, Nadal e Djokovic volgono al termine: queste sorprese diventeranno un trend?

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Grigor Dimitrov a Indian Wells 2021 (Credits: @BNPPARIBASOPEN on Twitter)

In 31 anni di storia, di cui 21 con l’obbligo di partecipazione per i migliori giocatori del mondo, non era mai successo che in un Masters 1000 (o Super 9 o Masters Series, le vecchie denominazioni della categoria più importante di tornei di tennis sotto gli Slam) arrivassero in semifinale quattro giocatori fuori dai primi 25 del ranking ATP. Il circuito maschile continua a dare motivi di interesse anche dopo la caccia al Grande Slam fallita da Novak Djokovic allo US Open, in una fase di transizione tra l’epoca dei Big Three e quella successiva che deve ancora assumere una fisionomia ben precisa.

Il venerdì di Indian Wells ci ha infatti consegnato i ko di Stefanos Tsitsipas e Alexander Zverev per mano di Nikoloz Basilashvili e Taylor Fritz, giocatori che non avevano mai raggiunto una semifinale in un Masters 1000.  Il georgiano è arrivato in Coachella Valley da numero 36 del mondo, l’americano da numero 39. Ma la stessa cosa vale anche per Cameron Norrie (numero 26 ATP): il britannico è anch’egli alla prima semifinale in un 1000, e se la vedrà con il giocatore più esperto ad alti livelli del quartetto, quel Grigor Dimitrov che nel palmares personale vanta ATP Finals e Cincinnati.

 

E allora Indian Wells 2021 scrive una piccola pagina di storia. Come detto, si tratta del primo Masters 1000 di sempre senza Top 25 in semifinale. Solo in quattro occasioni c’era stato un solo Top 25 a questo punto del torneo: Amburgo 1990, Montecarlo 1992, Amburgo 1993 e Canada 2000. Scorrendo i libri di storia partendo proprio dal 2000, l’anno dal quale i Masters 1000 sono diventati obbligatori (ad eccezione di quello monegasco), in 19 occasioni c’erano state delle semifinali senza giocatori compresi tra le prime cinque teste di serie: 4 volte ad Amburgo, 3 volte a Bercy, 3 volte a Cincinnati, 2 volte a Montecarlo, Miami e Canada, una volta a Stoccarda, Roma e Indian Wells. A Montreal nel 2000, l’unico altro torneo che in questo arco di tempo è paragonabile a Indian Wells 2021 per la quantità di outsider arrivati in fondo, i Last 4 furono Marat Safin (testa di serie numero 8 che poi fu il vincitore), gli unseeded Jiri Novak e Wayne Ferreira e il qualificato Harel Levy. Persino a Bercy 2017, che molti ricorderanno come un torneo denso di Carneadi, arrivarono comunque in semifinale due dei migliori venticinque, vale a dire John Isner e il poi vincitore Jack Sock, che agguantò un posto alle ATP Finals in zona Cesarini.

Soffermandoci su Indian Wells, sempre nel 2000 ci fu l’unica edizione senza “big” in semifinale: quell’anno ci arrivarono Nicolas Lapentti (testa di serie numero 8), Thomas Enqvist (10), Mark Philippoussis (14) e Alex Corretja. Fu proprio quest’ultimo a spuntarla in finale su Enqvist. In tutte le altre edizioni IW è sempre stato teatro delle imprese dei migliori del mondo, e non a caso per prestigio e montepremi è stato da molti ribattezzato “il quinto Slam”. Quest’anno, probabilmente per l’insolita collocazione a ottobre, quello della California è stato il torneo delle sorprese (anche in campo femminile).

Ma forse non è fuori luogo pensare che ci si stia avviando in una fase – chissà quanto lunga – senza un circolo ristretto di grandi dominatori, in cui può esserci gloria per molti. In questo senso anche nell’edizione 2021 di Miami i supposti eredi della vetta e dei big titles (Medvedev, Zverev, Tsitsipas e Rublev, mentre Berrettini era assente) hanno deluso, mentre si sono imposti a Montecarlo, Madrid, Toronto e Cincinnati; si può quindi supporre che, se da un lato i migliori giocatori del futuro prossimo sembrano delineati, dall’altro potrebbero non avere la continuità mostruosa a cui ci avevano abituati i Big Three/Fab Four, e forse sarebbe anche sbagliato pretendere che possano emulare gesta che rappresentano un unicum nella storia del tennis maschile.

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Billie Jean King Cup

Billie Jean King Cup: Belinda Bencic premiata con l’Heart Award. Soldi devoluti ai canili

La tennista svizzera vince il premio dedicato a chi si è distinto di più durante la coppa per lo spirito di appartenenza alla sua nazionale

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La carrellata di premi di fine stagione continua con la Billie Jean King Cup, che ha annunciato oggi di aver premiato la tennista svizzera Belinda Bencic con l’Heart Award, il premio assegnato alla giocatrice che si è distinta nella BJK Cup per coraggio e passione per la propria nazionale. La tennista svizzera ha trionfato su una rosa di candidate che vedeva la statunitense Danielle Collins, la slovacca Viktoria Kuzmova, la russa Ljudmila Samsonova e l’australiana Storm Sanders. Bencic succede nell’albo d’oro ad Ashleigh Barty, vincitrice del premio nella Billie Jean King Cup 2019, l’ultima disputata visto che l’edizione 2020 non si è disputata causa COVID-19. Tra i meriti di Bencic citati nel comunicato del premio della BJK il passaggio del gruppo della Svizzera dal “girone della morte”, il girone D con Repubblica Ceca e Germania, con Bencic vincitrice sulla tedesca Kerber e la ceca Krejcikova, una delle rivelazioni della stagione. La Svizzera ha raggiunto la finale della coppa grazie alle prestazioni di Bencic, persa in finale contro la Russia di Kasatkina e Samsonova.

Bencic ha commentato così il premio ricevuto: “Sono davvero felice di aver ricevuto l’Heart Award della Billie Jean King Cup. Amo giocare per la mia nazionale e ricevere un premio di questo tipo per me è un onore. Donerò tutti questi soldi ai canili, anche perché il nostro cane Paula è stata presa lì.“. La tennista svizzera ha deciso di dividere i suoi 10.000 dollari di premio tra cinque canili vicini alla sua casa slovacca: Utulok Trnava, Utulok Trencin, SAOZ, Pes v Nudzi e Sloboda Zvierat, l’ultimo è il canile da cui Bencic ha adottato il suo cane Paula. Belinda Bencic è anche la prima tennista svizzera a vincere questo premio dalla sua creazione nel 2009, e corona così il suo ottimo bilancio nelle coppe a squadre. Dal 2015 la numero 23 del mondo ha accumulato un record di diciotto vittorie e otto sconfitte nei quindici tie a cui ha preso parte dalla sua prima convocazione, nel 2012.

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Risolto il giallo dell’orologio sparito di Medvedev: per la Procura non è furto

Secondo la ricostruzione della pm torinese Livia Locci l’addetto agli spogliatoi avrebbe trovato e non rubato il prezioso Bovet, avvertendo immediatamente il suo superiore

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Daniil Medvedev - Nitto ATP FInals 2021 (foto Twitter @atptour)

Tanto rumore per nulla? Sembra così delinearsi la vicenda riguardante la sparizione dell’orologio di Daniil Medvedev subito dopo l’atto conclusivo delle ATP Finals di Torino. Una vicenda, (che qui ricordiamo) appassionante e intrisa di mistero, fatta di alcuni passaggi non chiari, ricostruiti dalla procura del capoluogo piemontese che ha chiesto la chiusura del fascicolo aperto contro ignoti. Secondo le indagini portate a termine proprio in questi giorni, chi ha preso il prestigioso Bovet OttantaSei, lo ha fatto con lo spirito del buon padre di famiglia (le reminiscenze legate agli studi economico/giuridici ancora mi pervadono), per evitare che presunti malintenzionati potessero invece appropriarsene in via definitiva. Ma cosa è successo nello specifico?

Stando alla ricostruzione della pm Livia Locci e riportate dal quotidiano “La Repubblica”, l’addetto agli spogliatoi, nello specifico incaricato di ritirare i phon messi a disposizione agli atleti da una famosa ed importante casa di elettrodomestici, avrebbe ritrovato il segnatempo su un termosifone ed evidentemente riconoscendone il valore ha pensato bene di portarlo con sé, avvertendo immediatamente un suo superiore. Questi avrebbe avvisato a sua volta un dirigente ATP del ritrovamento. Quest’ultimo avrebbe deciso di tenere l’orologio in custodia salvo poi riconsegnarlo qualche settimana dopo a Madrid dove avrebbe rivisto il giocatore russo per le battute finali di Coppa Davis; questa, piuttosto arzigogolata, tecnica di riconsegna però era in contrasto con la denuncia per furto sporta dal giocatore russo, presso la polizia italiana, che ha contattato subito il manager invitandolo a riconsegnare alle forze dell’ordine il bene, restituito illico et immediate al legittimo proprietario.


Ora sarà il gip a chiudere definitivamente la questione, anche se quest’ultimo passo è quasi una formalità che mette una volta per tutte la parola fine ad una vicenda comunque complessa, pur nella sua banalità, che non si sposa con il processo alle intenzioni di ciò che poteva essere e non è stato. Che dire? Fu vero furto? Secondo la procura no, a cui è affidata l’ardua sentenza. I posteri se ne faranno una ragione.

 

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WTA Awards 2021, annunciate le vincitrici: Ashleigh Barty giocatrice dell’anno

Doppio successo per Barbora Krejcikova: miglior doppista con Siniakova e singolarista più migliorata. Premiate anche Raducanu e Suarez Navarro

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Ashleigh Barty con il trofeo - Wimbledon 2021 (credit to AELTC_Thomas Lovelock)

Da St. Petersburg in Florida, sede del quartier generale della Women’s Tennis Association, arriva l’annuncio delle vincitrici dei WTA Awards 2021, i premi riservati alle migliori tenniste del Tour, suddivisi in cinque categorie. Migliore giocatrice dell’anno è la numero 1 del mondo Ashleigh Barty, premiata con il prestigioso riconoscimento già ottenuto nel 2019. Durante questa stagione, la venticinquenne di Ipswich ha vinto a Wimbledon il suo secondo titolo Slam dopo il trionfo al Roland Garros 2019. Ha inoltre alzato il trofeo a Miami dov’era campionessa uscente, a Cincinnati, allo Yarra Valley Classic e a Stoccarda. Prima anche nella Race, ha chiuso al primo posto la classifica per il terzo anno consecutivo – nel 2020 praticamente senza giocare, ma quelle erano le regole.

Dalla regina alle regine: le ceche Katerina Siniakova e Barbora Krejcikova vincono il premio per il doppio dell’anno. Rispettivamente numero 1 e 2 del ranking di specialità e prima coppia nella Race. Anche per loro si tratta di una seconda volta dopo il riconoscimento del 2018. Nel palmarès stagionale di Barbora e Katerina spiccano i titoli del Roland Garros e delle WTA Finals di Guadalajara, oltre alla medaglia d’oro olimpica.

Tocca adesso alla giocatrice più migliorata dell’anno, premio destinato alla tennista che “finisce l’anno in Top 50 dopo aver dimostrato significativi miglioramenti nell’arco della stagione”: è Barbora Krejcikova che, oltre a essersi fatta valere in doppio, in singolare ha alzato tre trofei, i primi della carriera. Protagonista dell’accoppiata vincente singolo/doppio al Roland Garros, ha vinto anche i tornei di Strasburgo e Praga. Più che in Top 50, Barbora ha chiuso l’anno in Top 5, dopo aver toccato persino la terza posizione in classifica.

 

Suona meglio in inglese, ma lo traduciamo comunque: il premio per la nuova arrivata del 2021 va a Emma Raducanu. Newcomer of the Year, “colei che è entrata in Top 100 e/o ha conseguito risultati degni di nota”; quindi, considerando che aveva finito il 2020 al 343° posto mentre ora è al 19° e che ha vinto lo US Open con una straordinaria cavalcata iniziata dalle qualificazioni, possiamo affermare che ha soddisfatto – e pure ampiamente – entrambe le condizioni, in barba alla possibilità ammessa da quel “e/o”. Inoltre, in Church Road, è stata la più giovane tennista britannica a raggiungere gli ottavi nella storia di Wimbledon. Come se non bastasse, in ottobre a Cluj-Napoca ha addirittura vinto il suo primo incontro in un torneo WTA.

Ultima nell’elenco delle categorie ma certo non nei cuori degli appassionati è Carla Suarez Navarro, premiata come Comeback Player of the Year, tennista al rientro dopo che la sua classifica era precipitata a causa di infortuni o motivi personali. Un ritorno particolarmente gradito, non solo perché una delle atlete più sportive e corrette del circuito, ma perché la scorsa stagione, quella in cui aveva programmato il ritiro, è stata interrotta dalla pandemia prima e dal linfoma di Hodgkin poi. La volontà di guarire e tornare a giocare per essere ricordata sul campo e “non in un letto di ospedale” è stata premiata e Carlita ha impugnato la racchetta a Parigi, Wimbledon, Olimpiadi, US Open e in Billie Jean King Cup.

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