Il rientro di Alcaraz al microscopio: vittorie, sconfitte e quel qualcosa che manca

Quarti allo US Open, titolo a Tokyo. Ma i dubbi restano. Questa versione di Carlos Alcaraz non fa ancora paura. E con i tornei indoor che arrivano…

Di Andrea Binotto
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Il Carlos Alcaraz che conosciamo è tornato, oppure no? Difficile dirlo con certezza. Alcuni indizi porterebbero a pensare che lo spagnolo stia ritrovando piano piano la sua miglior forma. Altri, invece, sembrano dare spunti più negativi circa la sua attuale condizione. E non solo perché è uscito sconfitto in due set contro Zizou Bergs al terzo turno del Rolex Shanghai Masters. Tra le sensazioni che si ha guardandolo giocare, e i numeri delle sue partite, si nasconde infatti molto altro. Ma facciamo un passo alla volta.

Un rientro dolceamaro

Guarito dall’infortunio al polso che lo ha tenuto lontano dal circuito per quattro mesi e mezzo, il 23enne spagnolo fa ritorno nel Tour allo US Open. Partita dopo partita pare che stia ritrovando la condizione che a inizio stagione lo aveva portato a trionfare prima all’Australian Open – dove aveva chiuso il Career Grand Slam -, poi a Doha. Dopo il successo in tre set sul tennista di casa Tommy Paul, il candidato principale per la vittoria finale diventa per distacco Carlitos. Poi, però, arriva Ben Shelton. Il mancino statunitense gli fa lo sgambetto ai quarti di finale nel match del torneo, che termina a notte a fonda a seguito di circa quattro ore e mezza di gioco.  

“Non mi sento deluso per non aver ottenuto la vittoria”, afferma il sette volte campione Slam dopo l’incontro. “Sono semplicemente felice e orgoglioso di me stesso e di come ho lottato”. Di lì a poco arriva la parentesi della Laver Cup, nella quale Alcaraz spiega: “Ho fatto cambiamenti al servizio che nessuno ha notato”. Nonostante abbia apportato alcuni accorgimenti, il murciano fatica molto in battuta nel match contro lo statunitense Taylor Fritz. La superficie londinese è parecchio lenta, e quando poi l’iberico vola a Tokyo per prendere parte all’ATP 500, le cose non sembrano migliorare.

Tokyo: Alcaraz vince ma non convince

Atterrato in Giappone da campione in carica, Alcaraz si rende subito conto che il terreno di gioco non è dei più rapidi. Già all’esordio fatica contro l’americano Alex Michelsen, a cui cancella prima tre set point nel primo set per poi intascarlo. Si porta 4-2 in vantaggio nel secondo parziale, ma si fa rimontare e perde la frazione. Da lì in avanti dilaga, ma chiude il match con il 63% di conversione con la prima e cinque break subiti. Difficoltà anche nel secondo turno contro l’azzurro Matteo Arnaldi, al quale annulla quattro set point filati nel tie-break del set d’apertura. Vinto il parziale, prende il largo, ma termina l’incontro con il 25% di punti vinti con la seconda.

Quindi arriva Denis Shapovalov ai quarti. Ancora una volta, Carlitos si trova sotto 3-5 nel primo parziale. Sventa un set point al mancino canadese, che si ritira a inizio secondo set. Pure qui, per lo spagnolo, uno scarso 56% di realizzazione con il servizio principale. La storia si ripete per l’ennesima volta in semifinale, nel derby contro Jaume Munar. Quest’ultimo, in svantaggio 3-5 nella prima frazione, sfrutta un passaggio a vuoto di Alcaraz, che smarrisce la battuta a 0 per due volte consecutive. Perso il set, il numero 3 del mondo subisce il terzo break filato a inizio secondo parziale. Reagisce bene, piazza la rimonta, ma termina la sfida con il 34% di trasformazione con la seconda.

“Non so cosa mi stia succedendo ultimamente nei primi set, sto facendo fatica”, racconta Carlos a seguito della partita. L’avvio dell’ultimo atto contro il ceco Jiri Lehecka non è da meno, dato che Alcaraz subisce il break nel game inaugurale. A differenza degli altri incontri disputati, però, questa volta lo spagnolo confeziona una buona prova in battuta, che gli consente di trionfare a Tokyo per il secondo anno consecutivo. In risposta non sembrano esserci particolari problemi. Ma al servizio e nella capacità di mantenere la concentrazione da inizio a fine partita c’è senz’altro qualcosa da rivedere.

Shanghai ancora indigesto

“Mi sento fresco mentalmente, voglio davvero vincere i prossimi tornei”, sottolinea Alcaraz alla vigilia del 1000 di Shanghai, nel quale non ha mai superato i quarti. Lo spagnolo si presenta in Cina con un nuovo look: baffi ben visibili, che secondo quanto spiegato dal giocatore rappresentano una sorta di fioretto fatto col team in caso di titolo a Tokyo. Al debutto, Carlitos gestisce con tranquillità il mancino argentino Juan Manuel Cerundolo, non offrendogli palle break. Ciononostante, l’iberico evidenzia come non sia ancora riuscito ad adattarsi al meglio alle condizioni di gioco, più rapide rispetto a Tokyo. Al turno successivo, infatti, arriva il patatrac. Il belga Zizou Bergs mantiene un livello di gioco decisamente alto. Si fa strappare due sole volte la battuta, ma solo dopo che è stato in grado di agguantare lui il break. Alcaraz, invece, è meno brillante al servizio. Non riesce a trovare la quadra e finisce così per perdere in due set tirati, con un differenziale di -12 tra vincenti ed errori e con il 66% di punti vinti con la prima.

“Non posso giocare così! Non è possibile che una pallina rimbalzi in un modo e quella successiva scivoli. Non posso giocare d’istinto!”, dice un Carlos infuriato nel corso del match. “Non è stata una buona partita da parte mia”, afferma invece al termine della sfida. “Ho giocato a un livello davvero basso. Non sono soddisfatto praticamente di nulla. Ho commesso tantissimi errori e non sono riuscito a trovare una buona posizione in risposta. Non mi sentivo a mio agio con i colpi. Sono davvero deluso, soprattutto perché non sono riuscito a trovare una soluzione”.

ATP Finals e Coppa Davis nel mirino. Ma serve qualcosa in più

Ci sono tre modi per leggere l’ultimo mese e mezzo di Alcaraz. Quello positivo, che tiene conto del fatto che sia tornato dopo un lungo stop, che abbia subito raggiunto un quarto di finale Slam e che sia stato già in grado di alzare un trofeo – per un totale di 10 vittorie e 2 sole sconfitte. Poi c’è quello negativo, che prende in considerazione i suoi due insuccessi. Due partite che molto probabilmente l’Alcaraz di inizio stagione non avrebbe mai perso. Una battuta meno incisiva rispetto al passato e una gestione poco attenta delle partite completano il tutto.

Infine, la terza via è quella che predilige una visione d’insieme. Mettere in evidenza i buoni piazzamenti a New York e Tokyo, soffermandosi allo stesso tempo su ciò che non sta permettendo ad Alcaraz di esprimersi al cento per cento.

Ora, per Carlitos, arriva però la parte di stagione storicamente più complicata: quella su cemento indoor. Dopo il Six Kings Slam – il cui svolgimento potrebbe essere a rischio -, lo spagnolo è atteso al 1000 di Parigi. Al momento, infatti, non risulta iscritto né a Basilea, né a Vienna; settimane del calendario che ha frequentato molto poco da inizio carriera – un’apparizione soltanto sia in Svizzera (2021, fece semifinale) che in Austria (2022, si fermò sempre al penultimo atto).

Il prossimo impegno ufficiale è quindi l’ultimo Masters stagionale, nel quale ha un record di 5 vittorie e altrettante sconfitte – è il 1000 nel quale ha performato peggio, insieme a quello canadese (2-2). I quarti di finale conquistati nel 2022 sono il suo miglior risultato in Francia. “In tanti giocano meglio di me indoor”, aveva ammesso lo stesso Alcaraz dopo aver messo la firma sul suo unico sigillo sul duro al coperto, a Rotterdam nel 2025.

Le sue parole sono confermate dai numeri: lo spagnolo non ha ancora mai vinto un grande torneo su cemento indoor. Non a Parigi, non alle ATP Finals, che quest’anno giocherà per la quarta volta in carriera. Il suo storico a Torino lo ha visto perdere in semifinale contro Novak Djokovic nel 2023, uscire ai gironi nel 2024 e venire sconfitto da Jannik Sinner all’ultimo atto nel 2025. Questo appuntamento e le finali di Coppa Davis con la Spagna saranno i suoi due obiettivi principali da qui a fine stagione. Sicuramente Alcaraz ce la può fare a essere competitivo per la vittoria finale in questi eventi. La versione mostrata nello swing asiatico ha però necessariamente bisogno di qualche ritocco. Solo a quel punto si inizierebbe a ragionare.

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