Nole, perché Agassi? Marketing, tattica o contrappasso?

La scelta di Agassi è tanto affascinante quanto misteriosa. E se Djokovic volesse Andre per ottenere un nuovo tirannico Mike Agassi? Anche in pochi giorni un risultato può raggiungerlo subito…

Nole, perché Agassi? Marketing, tattica o contrappasso?
Andre Agassi premia Novak Djokovic, Australian Open 2013

Come ampiamente rivelato da domenica durante la finale degli Internazionali d’Italia e confermato da Novak Djokovic durante la successiva conferenza stampa, il campione di Belgrado sarà allenato al prossimo Roland Garros nientemeno che da Andre Agassi. In che modo l’ex kid di Las Vegas può contribuire alla rinascita del serbo e possibilmente alla difesa dello Slam rosso?

Da quanto trapelato a margine dell’intervista di Novak dopo la finale di Roma, pare che il serbo avesse pensato a collaborazioni anche con Pete Sampras o con Gustavo Kuerten. Di primo acchito, l’unica capacità comune che i tre grandi campioni hanno mostrato nelle loro carriere è stata quella di saper tornare a grandi livelli dopo i problemi che hanno dovuto attraversare. Guga è riuscito a superare, spesso a convivere, con problemi fisici che avrebbero potuto limitarne i successi molto di più di quanto alla fine il brasiliano abbia saputo conquistare (3 Roland Garros e un Masters non costruiscono una bacheca propriamente ordinaria). Sampras, invece, è riuscito nell’impresa di vincere un ultimo Slam alla fine della carriera (lo US Open 2002), quando tutti lo davano per finito dopo l’ultima tristissima apparizione a Wimbledon (battuto al secondo turno dal carneade svizzero George Bastl). Agassi, infine, è tornato completamente al top dopo aver risalito la china di una classifica che l’aveva visto sprofondare al n.141 del mondo nel Novembre ’97 prima di riprendersi la top ten nell’Agosto dell’anno successivo (n.9 ATP) e poi la vetta nel Luglio ’99, a distanza di tre anni dalla prima volta sul tetto del mondo. Dei tre, sembrerebbe quasi che il profilo più adeguato fosse quello del 7 volte campione di Wimbledon: Nole è l’ombra di se stesso dalla fine dello scorso Giugno, ma è pur sempre il n.2 del mondo, non deve prodigarsi in chissà quale recupero di posizioni del ranking e il suo fisico è decisamente integro, mentre il vistoso calo di motivazioni è il vero problema da risolvere e uno come Sampras, all’inizio degli Anni 2000 ormai arrivato ma capace di trovare l’orgoglio e la concentrazione per l’acuto finale, poteva apparentemente essere una buona spalla. Anche qui, d’altra parte, è evidente la forzatura: Sampras ha vinto il suo quattordicesimo e ultimo Slam a 31 anni, Novak ne ha appena compiuti 30 e l’allungamento della carriera del tennis contemporaneo lasciano al campione di Belgrado ancora potenzialmente tre-quattro anni di tempo per competere ai massimi livelli.

 

La ricerca dei motivi che hanno portato a scegliere l’ex kid di las Vegas si fa sempre più ardua. Non è da escludere che abbia contribuito, sempre in termini motivazionali, la necessità di avere vicino un personaggio che a lungo avrebbe voluto dedicarsi ad altro ma è stato in qualche modo costretto ad accanirsi verso il tennis sotto il giogo di una guida coercitiva come il padre Mike (qui la recensione di Ubitennis del celeberrimo “Open”). Quasi come se Nole vedesse in Andre lo stesso Mike Agassi che gli faccia da guida inflessibile e lo costringa a tirare fuori il sangue dalle rape, come ha fatto l’otto volte campione Slam. Chiaro che si tratta solo di una pura suggestione, peraltro molto fantasiosa se si considerano le enormi differenze tra le vite dei due, ma può essere utile per sollecitare il lettore a dire la sua, in una sorta di brainstorming di commenti che possano aiutare noi stessi autori e redattori a cogliere aspetti al momento difficili da scorgere in questa scelta tanto affascinante quanto misteriosa.

Abbandonando gli aspetti mentali ed entrando in quelli più tecnici, è stato lo stesso Djokovic a dichiarare che “Andre sul campo legge il gioco straordinariamente bene. L’aspetto analitico di Agassi è un fattore indubbio e da non sottovalutare. La capacità di ripercorrere perfettamente l’andamento di un match, riuscendo a individuare i momenti più critici e suggerendo cosa Nole avrebbe dovuto fare e non ha fatto non è per nulla secondaria, anche se parliamo di un campione affermato come lui. In una fase di carriera così difficile e confusa, essere in grado di leggere lucidamente cosa sta succedendo in campo e trovare subito le chiavi tattiche per rompere una situazione di sofferenza è fondamentale. Forse è proprio quello che manca a Djokovic per ritrovare la necessaria continuità, dopo aver dimostrato – soprattutto a se stesso – nell’eccellente semifinale di Roma con Thiem che ha ancora nelle corde il raggiungimento di picchi assoluti. Prendiamo la finale contro Zverev. Novak comincia male cedendo subito il break in apertura e Alexander lo soffoca immediatamente con la freddezza di un veterano, senza concedergli alcuna possibilità. Da lì in poi Djokovic non trova più lucidità e inanella errori su errori. Certo, con un avversario così perfetto come si è rivelato Sascha domenica sarebbe stato difficile per chiunque spostare l’inerzia del match, ma trovare la lucidità tattica e mentale per capire come cambiare qualcosa nel gioco per rompere gli schemi inattaccabili dell’avversario è una caratteristica che un analista come Agassi può trasmettere al campione di Belgrado.

–Segue a pag. 2 con la durata della partnership e i sospetti di una scelta legata al business–

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