Nei dintorni di Djokovic “Down Under”: vedi Marin quant’è bello

Prima settimana senza sussulti particolari: la delusione Coric e l'exploit sfiorato da Jana Fett. Nella seconda, Nole non è ancora lui. Ed è tornato il Cilic “UsOpenesque”

Nei dintorni di Djokovic “Down Under”: vedi Marin quant’è bello
Marin Cilic - Australian Open 2018 (@RDO foto)

Come di consueto durante gli Slam, andiamo a vedere come si è comportata agli Australian Open la truppa di tennisti e tennisti proveniente dai paesi dell’ex Jugoslavia. Una truppa bella folta: ben diciassette, tre in più rispetto a New York e quattro rispetto alla scorsa edizione dello Slam australiano. Quasi ai livelli del 2016, quando a Melbourne arrivarono in diciannove. Numero che sarebbe stato raggiunto anche stavolta se Filip Krajinovic e Ana Konjuh, entrambi ammessi di diritto al tabellone principale, non avessero dovuto dare forfait all’ultimo momento per problemi fisici. D’altro canto stavolta nel calcolo si è potuto considerare Aljaz Bedene, tornato a difendere i colori sloveni dopo che negli ultimi anni aveva gareggiato sotto la bandiera britannica. Ma sfumato il sogno di giocare in Coppa Davis con Murray e compagni, per il 28enne tennista di Lubiana l’unica possibilità per realizzare l’altro suo sogno, quello di disputare le Olimpiadi del 2020, era tornare a giocare per la Slovenia.
Vediamo allora come è andata a Melbourne sino ad oggi, partendo dal singolare femminile.

Singolare femminile
Tra le donne quella che ha fatto più strada è stata Petra Martic, l’unica a raggiungere gli ottavi di finale, dove è stata sconfitta dalla 22enne belga Elise Mertens. Può sembrare poco, a chi ha ancora in mente la strepitosa cavalcata sino alla semifinale di Lucic-Baroni della passata edizione. Ma  in realtà,  a parte il citato exploit dell’ex bambina prodigio croata ed i quarti di finale di Ana Ivanovic nel 2014, negli ultimi  dieci anni – dopo quella edizione del 2008 in cui Ana Ivanovic arrivò in finale e Jelena Jankovic in semi, entrambe sconfitte dalla vincitrice Sharapova –  spesso gli ottavi di finale sono stato il massimo che il tennis balcanico in gonnella è riuscito a raggiungere da queste parti.
Per la neo 27enne giocatrice croata (compleanno festeggiato il 19 gennaio, proprio nel giorno della sua vittoria al terzo turno contro la thailandese Kumkhum) qualche piccolo rimpianto c’è, dato che il match perso contro la giovane belga è stato molto equilibrato (7-6 7-5 il punteggio finale). Per la terza volta negli ultimi quattro Slam (solo a New York è uscita al primo turno) Petra raggiunge il quarto turno: si potrebbe quasi pensare che se la tennista spalatina giocasse tutto l’anno come nei Major sarebbe una top 20. Intanto da lunedì rientrerà, dopo ben cinque anni, tra le prime sessanta giocatrici al mondo.

 

Le altre tre rappresentanti croate si sono tutte fermate al secondo turno. Mirjana Lucic-Baroni non ha saputo replicare la performance di un anno fa e dopo una faticosa vittoria contro Rogers è stata nettamente sconfitta dalla russa Sasnovich 6-3 6-1. Non che, a dire il vero, ci si aspettasse molto di più dalla 35enne tennista nata di Dortmund, visto che dopo Melbourne la sua passata stagione – eccetto per i quarti di finale a Miami – non è certo stata entusiasmante. Il problema è che perderà circa una quarantina di posizioni in classifica, scivolando attorno alla settantesima posizione: insomma la stagione inizia in salita per lei. Non è stata molto fortunata Donna Vekic, considerato che dopo Nao Hibino, superata in due set, si è trovata di fronte la Kerber in gran spolvero di questo periodo. 6-4 6-1 il punteggio a favore della giocatrice tedesca, nonostante all’angolo della 21enne di Osijek ora ci sia quel Torben Beltz che fino a poco tempo fa allenava proprio l’ex n.1 del mondo. Chi invece una ex n. 1 del mondo stava per batterla è Jana Fett. La 21enne zagabrese, proveniente dalle qualificazioni, è arrivata infatti ad un solo punto da una clamorosa sorpresa, dato che si è trovata a servire due match point consecutivi contro la Caroline Wozniacki sul 5-1 a suo favore nel terzo set. Probabile che Jana stia ancora ripensando al primo dei due, nel quale la sua prima palla di servizio è atterrata molto vicina alla riga, così vicina che forse quella chiamata “out” del giudice di linea è arrivata così inaspettata che lei di fatto è rimasta ferma lì, visto che da quel momento è letteralmente uscita dal match, permettendo alla danese di conquistare sei game di fila e quindi il match (3-6 6-2 7-5 il punteggio finale per la n. 2 del seeding). La prestazione di Fett dimostra comunque come si stia avvicinando anche lei ai livelli già raggiunti dalle altre due “ragazze terribili” croate Vekic e Konjuh (quest’ultima speriamo recuperi presto del tutto dall’operazione al gomito).

Il resto della truppa in gonnella aveva lasciato Melbourne ancora prima: erano state eliminate infatti al primo turno le serbe Krunic e Jorovic e la slovena Hercog. Da top 50 Aleksandra Krunic magari sperava in un esordio un po’ più morbido, invece si è trovata ad affrontare una ispirata Anett Kontaveit, n. 32 del seeding, che ha avuto la meglio per 6-4 7-5. La 20enne Ivana Jorovic probabilmente era già contenta di essere entrata nel main draw, da n. 279 WTA, e non poteva forse chiedere più dei cinque game (6-3 6-2) raccolti contro la n. 4 del seeding Svitolina. Voleva invece di più Polona Hercog, dichiaramente insoddisfatta della sua prestazione al termine del match perso 6-4 7-5 contro la 23enne russa Alexandrova, che si trovava subito dietro di lei nella classifica mondiale (n. 91 Hercog, n. 92 Alexandrova). Reduce dai quarti di finale ad Auckland, la 27enne di Maribor (anche lei li ha appena compiuti, il 20 gennaio) sperava di dare continuità ai suoi risultati. Considerando però che lo scorso anno in questo periodo aveva dovuto guardarli da casa per un improvviso problema fisico, l’ennesimo della sua carriera, e che ha ripreso ha giocare solo alla fine del maggio scorso, è già importante che sia tornata a competere a questi livelli.

Singolare maschile
Non aveva particolarmente impressionato nei primi turni, Marin Cilic. Le solite prestazioni fatte di alti e bassi – diverse situazioni di vantaggio nel gioco e nel punteggio non finalizzate, con un paio di set lasciati per strada (Pospisil al primo turno, Carreno Busta negli ottavi) e cinque conquistati solo al tie-break – avevano fatto pensare che avevamo ancora una volta davanti la classica versione del tennista di Medjugorje, quella a cui manca sempre quel qualcosa in più. Invece nei quarti di finale si è d’improvviso palesato il Marin Cilic formato US Open 2014, quello in grado di diventare ingiocabile per tutti. Nadal si è ritirato per un problema fisico, ma ad usurarlo avranno indubbiamente contribuito i missili croati che gli arrivavano dall’altra parte della rete: sono stati ben 83 i vincenti di Marin su 157 punti conquistati. Per lui, ora, una semifinale contro Kyle Edmund in cui c’è tanto in ballo: la terza finale Slam, la prima di un croato agli Australian Open, ed il terzo posto del ranking, suo personal best che eguaglierebbe quello di Ivan Ljubicic. Insomma, per il timido ragazzo di Medjugorje sarebbe un’altra tappa di avvicinamento all’icona del tennis croato Goran Ivanisevic. Come personalità e carisma non c’è e non ci sarà mai partita molto probabilmente, ma a livello di risultati, piano piano, Marin può legittimamente aspirare a diventare il n. 1 croato di tutti i tempi. Serve ancora qualcosa: come ad esempio un secondo Slam, che oggi, improvvisamente, non sembra un traguardo così lontano.

L’altro giocatore in grado di raggiungere la seconda settimana (ricordiamoci che l’ultima volta a New York al secondo lunedì non c’era arrivato nessuno) non poteva che uno dei personaggi più attesi di questa edizione degli Australian Open, il rientrante Novak Djokovic. Purtroppo la strada per ritrovare il Nole che fu è ancora lunga. Se nei primi tre incontri – contro Young, Monfils e Ramos-Vinolas – era bastata la versione attuale, non brillante ma sufficientemente solida e concentrata da lasciare per strada solo un set (il primo contro il francese), contro il suo clone coreano Chung sarebbe servita una versione molto più vicina a una delle sei che avevano trionfato qui a Melbourne. Ma più della sconfitta, che ci poteva stare al rientro dopo sei mesi, preoccupa il fatto che il gomito continua a tormentare il 30enne fuoriclasse serbo, tanto da farlo riflettere sull’opportunità di un nuovo stop.

Si sono fermati al terzo turno il bosniaco Damir Dzumhur e l’eterno Ivo Karlovic.
Dopo essersi salvato per il rotto della cuffia nella sfida di primo turno contro Paolino Lorenzi, dato che si era trovato sotto di due set, e aver faticato nei primi due parziali nel successivo match contro Millman prima di dilagare e vincere in quattro set, il 25enne di Sarajevo si è trovato di fronte Rafa Nadal. Le statistiche pre-match evidenziavano come Dzumhur fosse stato in grado di vincere gli ultimi tre match contro dei top 5 e gli ultimi quattro contro avversari mancini, ed in entrambe le statistiche rientrava l’unico precedente contro rafa del 2016 a Miami quando il maiorchino si ritirò, ma i soli cinque game (6-1 6-3 6-1 il punteggio finale) raccolti stavolta da Damir evidenziano invece che c’è ancora molto da lavorare per avvicinarsi al livello dei top player.
Dr. Ivo invece qualche rimpianto logicamente ce l’ha, considerato che è uscito sconfitto 9-7 al quinto contro Andreas Seppi e avrebbe potuto giocarsi contro Edmund quella che probabilmente sarebbe stata la ultima grande occasione – a quasi 39 anni – di arrivare ai quarti di finale di uno Slam, quasi nove anni dopo dalla prima ed unica volta, a Wimbledon nel 2009. Anche se ormai con il gigante zagabrese, che ricordiamo nel turno precedente aveva già fatto gli straordinari battendo 12-10 al quinto il nipponico Sugita, mai dire mai…

Al secondo turno, dopo che all’esordio aveva dovuto rimontare due set contro la wild card locale Alex Bolt, aveva fatto i bagagli Viktor Troicki: 7-5 6-4 7-6 il punteggio a favore di Nick Kyrgios, in un match che non è mai stato in discussione anche se lo score non appare così netto a favore dell’australiano.

In cinque invece erano rimasti fermi ai blocchi di partenza. Da pronostico le sconfitte dei serbi Dusan Lajovic, che però si è arreso a Schwartzman solo 11-9 al quinto dopo quattro ore di lotta, e Lazlo Djere, impallinato in tre set dai servizi di Karlovic, e degli sloveni Aljaz Bedene e Blaz Kavcic, anche loro battuti in tre set, rispettivamente da Sua Maestà Roger Federer e da Richard Gasquet. Non ci si aspettava invece quella altrettanto netta (7-5 6-4 6-1) di Borna Coric contro il giocatore di casa John Millman, n. 122 ATP. Evidentemente ci vuole ancora un po’ di tempo prima che la “cura Piatti” inizi a produrre i suoi benefici effetti sul tennis del 21enne zagabrese. Attenzione però che cominciano ad essere sempre di più i coetanei – o giù di lì – che lo sopravanzano in classifica (e, cosa più preoccupante, nelle valutazioni in prospettiva degli addetti ai lavori): dopo Zverev e Rublev, ora lo scavalcherà anche Chung. E Khachanov, Medvedev e Donaldson sono subito dietro. Insomma non c’è tempo da perdere, neanche per uno nato nel 1996.

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