Bagel Anthology - Wimbledon, week 2

Tennis da ridere

Bagel Anthology – Wimbledon, week 2

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TENNIS – In uno speciale di 8 puntate ripercorriamo i Bagel di questo 2014 attraverso una selezione dell’autore. Una puntata per ogni settimana di articoli attraverso gli Slam per terminare con il Masters. Cliccate sui titoli per accedere agli articoli originali

 

 

Il Bagel del giorno, Polemic Monday – La canzoncina dell’orologio

 Un’altra polemica riguarda Maria Sharapova e le sue Sugarpova, il brand di caramelle da lei prodotto e pubblicizzato. Secondo i nutrizionisti inglesi i dolciumi dovrebbero essere trattati alla stregua delle sigarette, con annunci sui pacchetti concernenti i danni che recano all’organismo: dopo “Il fumo nuoce gravemente alla salute” vedremo quindi in futuro la dicitura “I dolci causano l’obesità”. Rafa Nadal è di nuovo intervenuto sul tema sposando la proposta dei nutrizionisti. “Dovrebbe valere per tutti i prodotti: queste recenti polemiche sul tempo in battuta non ci sarebbero se sul mio intimo avessero scritto a tempo debito “queste mutande sono irritanti e vi faranno grattare il fondoschiena

Torna oggi in campo l’ultimo italiano rimasto in corsa, Simone Bolelli, nel prosieguo del match del terzo turno contro Nishikori. Il tennista di Bologna è a un passo da un record importante: potrebbe diventare il primo lucky loser a giungere agli ottavi dal 1995, anno in cui ci riuscì Dick Norman. Fanno il tifo per lui tutti gli organizzatori di Wimbledon, ovviamente puristi della lingua inglese, che sarebbero sollevati nell’annoverare fra le statistiche un primato del Simone piuttosto di un record del Dick.

Wimbledon Bagel day 8: vederci a un palmo dal naso greco

La notizia del giorno è sicuramente l’eliminazione del numero uno del Mondo Rafael Nadal, ad opera del teenager australiano Nick Kyrgios. L’ultima volta che lo spagnolo aveva perso sull’erba con un tennista fuori dai primi 50 era tre settimane fa.

Nadal esce così per il terzo anno consecutivo ad opera di un tennista con classifica 100 o superiore, ma non si scompone “Ora mi prendo una bella vacanza, andrò in spiaggia e a pescare assieme a mio zio Toni. A Maiorca ci sono tutti i comfort, posso impiegarci più di 20 secondi per preparare la canna da pesca e andare al bagno dopo aver preso la prima trota senza che nessuno mi rompa l’anima”.

Oggi derby svizzero ordunque: han suscitato curiosità le foto postate su twitter da un Federer tesissimo di fronte alla tv ieri intorno alle 19:30. Lo svizzero giura che in quel momento stava guardano il match tra Svizzera e Argentina e non l’incontro di Nadal. Anche la frase “Tornatene a Maiorca arrotino” che i vicini dello svizzero testimoniano di averlo udito urlare a squarciagola saltando sul divano e abbracciando un orsacchiotto di peluche sarebbe stata indirizzata all’allenatore argentino Hector Cuper, ex coach del Mallorca che con la partita di ieri non c’entra nulla ma che in gioventù svolgeva la professione di arrotino e calzolaio.

Il Bagel del giorno, day 9: Kyrgios Eleison

Ai puristi del bel tennis fatto di scambi lunghi e mazzate da fondo campo, non è piaciuto troppo il match fra bombardieri dell’ultimo quarto di giornata. Una caterva di aces e scambi spesso sotto i 5 colpi che han fatto esclamare ai commentatori “Sembra quasi che giochino sull’erba”. Uno spettatore del campo numero uno ad un certo punto ha urlato stremato “Kyrgios eleison” nella speranza di far finire il match prima di un interminabile quinto set.

In conferenza stampa Roger è parso raggiante. “Sono davvero felice di questa vittoria, adesso ho una giornata intera per riposarmi e andare a postare su twitter foto di me avvolto in asciugamani strani. Ne ho appena rubati altri di Will Coyote e Paperoga e non vedo l’ora di provarli”.

Non do molta importanza a chi dice che mi devo ritirare, che sono vecchio eccetera. Anche Gesù a 33 anni sembrava spacciato e invece ha dominato ancora a lungo su molte superfici”.

Pare soddisfatto del suo torneo anche Stan Wawrinka.

Questo torneo mi lascia comunque buone sensazioni e cose positive sono accadute durante queste due settimane. Ad esempio Donna Vekic è diventata maggiorenne

Ieri si è vista anche la famiglia reale nel royal box, da sempre ospite fissa delle fasi finali di Wimbledon. Alcuni giornalisti si son divertiti a tracciare dei paralleli fra i tennisti in campo ieri e i membri della famiglia reale. Ne è sorto che Federer è un principe William, sempre regale nelle movenze, Djokovic è come una Kate un po’ sfacciato ma sempre consono al suo ruolo, mentre Murray è indubbiamente una Pippa.

Il Bagel del giorno, Day 10 – Il nuovo che avanza

Grigor il bulgaro, alla sua prima semifinale slam è ormai una star in patria; anche i suoi concittadini di Haskovo comprendono come il torneo londinese sia per lui una seconda casa, tanto da avergli dedicato l’onore di una via a lui intitolata, chiamata appunto Via Dimitrov da Wimbledon.

Milos Raonic dal suo canto è pronto, e rende merito ai suoi due allenatori che ne han trasformato negli ultimi mesi l’atteggiamento, la mobilità e anche il tocco. “Mi piace poter dire che le mie vittorie sono anche loro. Quando vinco un match, quello è anche un match di Ljubicic. E quando chiudo un set, quello è un set di Piatti”.

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Tennis da ridere

I manrovesci di Wimbledon 2017

Raccolta di battute semiserie sul terzo slam dell’anno. Le lacrime di Federer, l’ammissione di Cilic, l’organizzazione del team Djokovic e l’amuleto Baldissera

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1. Australian Open, Indian Wells e Wimbledon, cos’hanno in comune i tre successi più importanti dell’anno per te Roger? “Semplice, Luca Baldissera. Anzi, mi ha detto che viene anche a New York: volete che faccia il discorso della premiazione già ora?”.

2. Spiegato il motivo del tifo tutto pro-Roger sul Centre Court: tra gemelli, genitori, sorelle e via discorrendo durante la finale circa metà degli spettatori si chiamavano Federer di cognome.

3. Djokovic tranquillo sul suo recupero psico-fisico: “Ho capito che per risolvere tutti i problemi è ora di alzare il gomito”.

 

4. “Ciao Andy, come va?”. “Beh Nole, potrebbe andare meglio…”. “Ah guarda, io mi sa che mi ritiro”. “Anca me!”.

5. Berdych fa presente ai commentatori di Ubitennis e a Vittorio Sgarbi che ci tiene al suo soprannome: “Meglio Perdych che Goat! Goat! Goat!”.

6. Rod Laver incoraggiato dalla #NextGen: “Ho deciso, torno a giocare: secondo me ai quarti a New York ci arrivo in carrozza. O in carrozzina. Però ci arrivo”.

7. Federer stizzito con Barilla: “Mi avevano detto che avrei dovuto provare una pennetta, ma qui di Flavia manco l’ombra”.

8. Garbine Muguruza rammaricata al party conclusivo: “Dovevo ballare con Roger, poi lui ha scambiato Conchita Martinez per Mirka e tutto è andato a rotoli”.

9. Nadal spiega il motivo della sconfitta con Muller: “Ho capito male la pubblicità, e ho fatto l’amore con il telone”.

10. Roger in lacrime dopo aver visto Leo e Lenny in tribuna: “E adesso chi glielo dice a Mirka che non ce la posso fare a mettere in bacheca anche otto gemelli?”.

11. Un premio meritato anche per Marin Cilic: i piedi più brutti del torneo sono i suoi.

12. Federer: “I gemelli ancora non capiscono bene. Pensano che questo sia il prato di un parco giochi”. Leo e Lenny: “Mamma mamma, anche noi vogliamo andare a tirare le palline all’orso come papà!”.

13. Cilic alla conferenza post match: “Sì, lo ammetto, è stato un problema di vescica. Farsela addosso davanti a 15mila persone, beh, immaginatevi come può essere”.

14. Proverbio tibetano: se rincorsa a numero uno è rincorsa a Andy Murray allora meglio stare fermi e aspettare che Andy Murray torna indietro a sua dimensione vera.

15. Svelato il nuovo team di Novak Djokovic: Agassi lo allenerà solo nei giorni dispari dei mesi pari dalle 9 alle 10 e dalle 18 alle 19, Vajda lo manderà a quel paese nei weekend, Pepe Ymaz gli telefonerà a ore pasti per accertarsi che non mangi carne, Ancic gli sistemerà il giardino al lunedì e al mercoledì prima del tramonto. Pare che il traguardo dei 20 slam sia cosa fatta.

Alessandro Trebbi

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Don’t let me down, don’t net me down

Il compleanno di Dustin Brown, i tristi numeri da circo all’IPTL, Feliciano Lopez che vuole abolire il let e Nadal che invece la rete voleva alzarla. Cara, vecchia, bistrattata rete

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Oggi è il compleanno di Dustin Brown. Auguri DreddyTenniscome hai saggiamente deciso che la gente debba chiamarti su Twitter. 32 anni ben spesi, nella totale consapevolezza di praticare un tennis che sfiora l’autolesionismo sportivo ma ci fa sentire tutti un po’ più vivi e coraggiosi. Adesso sembri anche un reietto, la federazione tedesca ha escluso soltanto te dalle convocazioni di Davis – graziando Kamke e Mischa Zverev, che come te avevano disertato a settembre contro la Polonia – ma figurati se questo ti fa perdere il sorriso. Al massimo, anzi, è motivo per sfoderarne uno nuovo.

https://twitter.com/DreddyTennis/status/806507216186515457

Qui però la questione della responsabilità non c’entra, si parla di rete. Dustin la onora, vive e gioca per l’obbligo di frequentarla. Un patto che non può essere disatteso, è evidente che non si tratta soltanto di una scelta che può essere revocata nel bel mezzo di una partita, di una carriera, di un tie-break. A rete Dustin semplicemente ci deve andare, peraltro è chiaro che non sempre ci va con in mente un piano preciso: una forza più grande lo schioda da quella zona di campo che per molti tennisti rappresenta l’unico comfort e per lui è soltanto un inevitabile punto di partenza, il gate di un aereoporto che ha fretta di lasciare. Una volta lì è istinto, riflessi, tocco e quella creatività che non guasta. La diapositiva della sua carriera? Ha battuto Nadal due volte su due sfide, ha perso da Benneteau in due occasioni su tre. La rete come necessità.

 

Un altro è Feliciano Lopez, eleganza e gesti classici con spiccata propensione offensiva. Servizio mancino ad uscire, rovescio coperto solo come extrema ratio e fede incondizionata nei colpi tagliatiQui la rete, sì, è una scelta. È ottimizzazione delle proprie potenzialità, naturale prosecuzione di un’impostazione tennistica che oggi tende all’estinzione. Qualche giorno fa lo spagnolo ha paventato addirittura la possibilità di modificare la regola del let a servizio, complici le bizzarrie dell’IPTL – in corso di svolgimento – in cui questa regola non viene utilizzata. “Non ha senso che se la palla tocca la rete sul servizio il punto viene ripetuto, mentre negli scambi normali non è così“. Qualcosa affascina Feliciano nelle corse affannose a cui sarebbero costretti i tennisti in caso di prima di servizio che pizzica il nastro e scavalca la rete. La rete come espressione.

Sempre dalla Spagna, sempre col mancino ma meno in sintonia con le volèe di opposizione è Rafael Nadal. Tempo fa anche lui aveva pensato che si potesse modificare l’approccio del tennis alla rete, addirittura alle fondamenta. Come? Andandoci ancora meno. E come? Alzando la rete, per allungare ulteriormente gli scambi. Il maiorchino se non altro si è dimostrato parecchio diligente, proseguendo sull’onda delle dichiarazioni dello zio Toni che voleva rallentare le palline perché “non si può aspettare un’ora e mezza per applaudire“. La rete come “ma che stiamo dicendo?”.

Dicevamo invece dell’IPTL, il circus itinerante a cui Federer aveva prima promesso una passerella e poi ha fatto ciao con la manina. Elaborate le cinque fasi del lutto il carrozzone lascia in queste ore Singapore per trasferirsi a Hyderabad, nel cuore dell’India. C’è Berdych, c’è uno scatenato Verdasco assolutamente desideroso di far bene ogni qual volta non c’è il rischio di vincere qualcosa di concreto, c’è Martina Hingis che regola agilmente avversarie che a tennis ci giocano eccome, c’è un bizzoso Safin che si tuffa alla Becker e poi si dedica al turpiloquio, c’è Kyrgios e c’è un nugolo di doppisti che traina il pubblico a suon di tweener e lob liftati. Nishikori, per esempio, fa i ricami. Non si può fare a meno di pensare al velo di tristezza che ricopre il (non) fascino dell’esibizione fine a sé stessa, in cui i tennisti provano a sembrare quello che proprio non hanno il coraggio di essere durante l’anno, quando la palla scotta troppo e una prima di servizio può valere migliaia di dollari. La rete come pretesto, la rete come ipocrisia.

No, non vuole essere un de profundis, più che altro un tributo elargito con grande anticipo. Nel caso sia necessario, s’intende: è vivo il desiderio di aver preso una cantonata, di poter ripensare a questo incauto pessimismo tra cinque anni davanti a una finale di Wimbledon disputata tra due volleatori. Nel dubbio, ci si porta avanti con i saluti.

Addio net, e grazie per tutto il pesce.

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Tennis da ridere

Addio Vine, alla fine è stato… divertente

Vine chiude. Noi abbiamo raccolto i mini-video più divertenti dal mondo della racchetta. Avete le ore contate (forse)

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Duecento milioni di utenti attivi e un miliardo e mezzo di visualizzazioni al giorno non sono bastati a salvare Vine. La piattaforma di condivisione di mini-video da sei secondi sarà prossimamente dismessa. La notizia è arrivata circa un mese fa, quando Twitter, che aveva acquistato Vine nel 2013, ha comunicato la decisione di chiudere i battenti. A detta dei vertici del micro-blogging con sede a San Francisco, l’applicazione rimarrà online e i contenuti saranno ancora disponibili per un po’. Noi non ci fidiamo e abbiamo così scelto di raccogliere i più divertenti e stilare una breve classifica di siparietti in-court e off-court.

10Nadal e i suoi problemi di sudorazione eccessiva. Serve una mano?

9“Genie, è il tuo turno” – “Devo proprio?”

 

8 – Palombella danese di inizio stagione

7A Charleston Andrea Petkovic ha sempre dato il meglio (e lo scorso anno con Jelena Jankovic, fu protagonista di questa folle intervista)

6 – Quando esattamente Murray ha deciso di diventare numero uno del mondo

5Ancora Alizè Cornet (Il campo era lo stesso del famoso “come fai a darmi warning“)

4 – Challenge!

3Adele o Madonna?

2Kyrgios & Kokkinakis

Tris di Vine al numero 1. Ladies and Gentleman, l’uomo che ha dato il la alla crisi di Novak Djokovic

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