ESCLUSIVA, Max Sartori a 360° gradi:”Andreas può tornare tra i top 20”

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ESCLUSIVA, Max Sartori a 360° gradi:”Andreas può tornare tra i top 20”

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Intervista esclusiva a Max Sartori, da quasi vent’anni allenatore di Andreas Seppi (“La lealtà reciproca è probabilmente il motivo per cui il nostro rapporto è durato così tanto”).  Ma con ancora tanta voglia di raggiungere insieme altri obiettivi ( “Finché non gli faccio battere il suo best ranking non mollo, e adesso lui ci tiene più di me”)

Zagabria. Sul campo Centrale del Dom Sportova, dove si stanno svolgendo gli Zagreb Indoors, Seppi ha appena terminato la sua sessione di allenamento con il francese Martin, finalista del torneo di doppio. In un’atmosfera distesa e cordiale (“Più di una domanda? Allora sediamoci”) l’allenatore dell’altoatesino, Massimo Sartori, accetta di parlare brevemente del passato, del presente e soprattutto del futuro del suo allievo, grande protagonista di questo inizio di stagione, e della loro collaborazione iniziata quasi vent’anni fa, nel giugno del 1995.

 

 

Come coach, dopo aver visto il tuo giocatore battere Roger Federer,  uno dei più grandi giocatori della storia del tennis, cosa hai pensato? Oltre ad essere soddisfatto della sua prestazione,  c’è stato un momento in cui ti sei fermato a pensare “Però, gli ho fatto battere Roger Federer”?

Più che altro, a qualsiasi livello, un allenatore deve cercare di vedere il livello di gioco del proprio giocatore.
Sicuramente Andreas ha sempre avuto le capacità  per giocare un tennis di quel livello. E infatti l’aveva già  dimostrato perché era riuscito a battere tutti i più forti giocatori del mondo. Federer quest’anno, ma aveva già battuto Nadal, Murray, Del Potro. Alla fine gli manca solo Djokovic. Speriamo che ce la faccia prima della fine della carriera, almeno una volta.

 

C’è mancato poco a Parigi nel 2012 (negli ottavi di finale del Roland Garros Seppi perse al quinto dopo essere stato in vantaggio due set a zero, ndr).

Sì, lì ci è andato vicino. Anche se forse la partita più bella contro Djokovic l’ha giocata a Vienna, in una semifinale qualche anno fa. Erano entrambi molto più giovani (l’incontro risale al 2007, Djokovic vinse quella partita 6-4 6-3 in quasi due ore di gioco, ndr) ed è stata una partita molto bella.
Quindi non dico me mi aspettavo che battesse Federer, ma pensavo che potesse farlo.
Ad un certo punto durante la partita si vedeva che c’era la chance per batterlo. Ecco, una riflessione che ho fatto durante la partita, quando Andreas è andato due set avanti, è stata che la partita di Parigi con Djokovic serviva per risolvere questa, per portarla fino in fondo.
L’ esperienza di quella partita – giocata benissimo tra l’altro, se l’avesse vinta non ci sarebbe stato niente da ridire – l’ha aiutato a vincere la partita con Federer.

 

Dal punto di vista tecnico, nel match contro Roger tutti hanno notato la maggiore aggressività di Andreas (alla fine ben 50 colpi vincenti per l’altoatesino in quella partita, ndr). So che è un aspetto su cui avete sempre lavorato: questo  risultato è dunque frutto di un processo lungo, di un percorso di crescita tecnica che finalmente ha visto “incastrarsi tutti i pezzi” o avete fatto un  ulteriore lavoro specifico quest’anno in fase di preparazione?

Negli anni, man mano che Seppi andava avanti nella sua carriera abbiamo lavorato sugli aspetti che mancavano al suo gioco e abbiamo perciò cambiato diverse cose, o comunque abbiamo lavorato per cercare di cambiarle. Soprattutto  negli ultimi anni, per riuscire a farlo rimanere ad alto livello.
L’aggressività del suo gioco dipende da quello che prova lui di carattere. In questo momento il suo carattere è più determinato. Quindi quello che lo abbiamo portato a provare a fare adesso lo fa perché il suo carattere ora glielo consente. Prima noi gli chiedevamo di far una determinata cosa, ma il suo carattere lo induceva a non prendere determinati rischi in partita.
Quindi il salto è dovuto ad una crescita anche come persona di Andreas?

Sì, secondo me, sì. Quello che noi abbiamo fatto è stato quello di continuare a mettere dentro i pezzi che gli mancavano. Se uno ricorda il Seppi di 5 anni fa, non faceva una smorzata, non faceva un serve&volley, non giocava benissimo a rete. Adesso è un giocatore molto più completo.
Se parliamo del servizio, ora serve in tutti gli angoli con tutti gli effetti, non ha alzato tantissimo la velocità ma comunque  batte una decina di km/h più forte. Nello scambio da fondo, adesso  quando comincia a spingere ha anche l’arma della smorzata e l’avversario non può  più stare  lontano ma deve avvicinarsi e questo per lui significa avere un margine di sicurezza più ampio. Adesso quando viene a rete sa come deve giocare. Tutti questi “pezzi” sono stati allenati.
Mi manca ancora un pezzo, che abbiamo allenato da tanto tempo ma che ancora non fa come vorremmo: il serve & volley. Gli chiediamo 5-6 servizi a set da seguire a rete ma ancora non riesce a sentirlo suo. Magari questa stagione, per come è iniziata, è  quella giusta per aggiungere anche questo pezzo:  durante l’anno potrebbe capire che gli serve e inserirlo con più continuità nel suo gioco.
Insomma, sono tanti anni che lavoriamo su queste cose,  anche se poi lui non  le mette in pratica nei match: noi  abbiamo sempre cercato di migliorare i suoi punti  deboli. Ad esempio, 3-4 anni fa abbiamo cambiato la preparazione perché secondo me aveva bisogno di più forza esplosiva ma non doveva essere troppo “ legnoso” nei movimenti. E infatti si vede che adesso è meno legnoso e la preparazione è molto diversa.

 

Mi hai così parzialmente risposto a quella che era la prossima domanda: un giocatore di 31 anni può ancora crescere a livello di gioco.

Sì. Sono due le cose che si possono cambiare ancora in Andreas. La prima è a livello tattico. La sua evoluzione tecnica ed il gioco che esprime in questo momento sul campo mi permettono di dargli delle nuove soluzioni tattiche, dato che ora ha la possibilità di giocare tattiche diverse da quelle che usa di solito. Questa è una cosa su cui siamo iniziando a lavorare.
L’altra cosa è quella di avere un attrezzo che spinga di più. Con la Pro Kennex (la ditta che fornisce la racchetta al tennista altoatesino, ndr) stiamo lavorando in questa direzione. Ci vorrà un po’ di tempo perché comunque ci sono da considerare quelle che saranno le sensazioni del giocatore,  però visto che la sua carriera si sta allungando dobbiamo dargli la possibilità di spingere ancora un po’ di più.

 

E fisicamente? Come cambia la preparazione fisica di un giocatore che ha superato i 30 anni? Mi dicevi che 3-4 anni fa avete cambiato la preparazione. Adesso con un giocatore over 30 cambiate di nuovo?

Si,  abbiamo cambiato di nuovo. Già dal marzo dello scorso anno, e quest’anno siamo partiti con la nuova preparazione modificata.

Quello che cambia molto è durante i tornei, non tanto nella preparazione invernale. L’obiettivo durante i tornei è quello di farlo star bene. Più lui sta bene, più lui rende in campo perché l’esperienza che ormai ha acquisito gli permette di giocare ad alto livello, Ma più sta bene fisicamente, più sta in campo volentieri. Noi cerchiamo di togliergli tutto  quello che lo  “consuma” e soprattutto non lasciamo più niente al caso: finisce l’allenamento  e  facciamo un determinato lavoro per recuperare, mangiamo in un certo modo per poter recuperare. Questo discorso vale chiaramente se il giocatore è ben allenato e Andreas lo è.

L’importante per noi,  ad esempio, è che finito questo torneo qui a Zagabria il giocatore sia fresco.

 

Seppi stesso mi ha detto che l’obiettivo quest’anno è di fare dei richiami, delle “mini sessioni” di preparazione fisica durante l’anno, per essere sempre al top dal punto di vista fisico, anche rinunciando a giocare qualche torneo.

Si, anche se adesso potranno esserci dei cambiamenti in questo senso. Siamo partiti a Natale, ora siamo quasi a metà febbraio e quindi siamo già in fase calante. Di conseguenza adesso dobbiamo allenarlo, tenerlo fresco. E io devo già pensare alla stagione sulla terra. Fino a marzo io so cosa fare ma la mia preoccupazione è che lui sia pronto per la stagione sulla terra, perché se gioca bene sulla terra torna sicuramente tra i primi venti.
Chiaramente tutto dipende da come vanno i tornei e di conseguenza di quando e come riusciamo a farlo “rifiatare”. Perché se lui rifiata ed è fresco, gioca bene, Se non è fresco, no. E questi meccanismi cambiano in base quello che succede nel corso della stagione.
Una partenza forte come quella di quest’anno ci permette di pensare a dei cambiamenti, cosa che è invece è difficile se parti meno bene. Ad esempio, se avesse vinto la partita in Australia contro Kyrgios dove ha avuto il match point probabilmente dopo questo torneo di Zagabria ci saremmo fermati per farlo riposare (invece Seppi questa settimana gioca  a Rotterdam,  dove affronterà al primo turno di nuovo  Robin Haase, sconfitto in tre set proprio al primo turno del torneo croato, ndr).

 

Non credo che però abbiate delle recriminazioni su quel match: Andreas ha giocato bene, in un match in condizioni ambientali difficili.

Si, veramente difficili. E bisogna fare i complimenti a Kyrgios. Due set sotto contro Seppi, che si sa che è uno che gioca cinque set senza problemi, e vincere al quinto, vuol dire che l’avversario era sicuramente un buonissimo avversario. E  nel quinto Seppi che era sotto 1-4 rimonta e va 4 pari, vuol dire che il giocatore Seppi era presente, Quindi  assolutamente nessuna recriminazione.

 

Vent’anni che lavorate insieme, non sono pochi, anzi. Se potessi tornare indietro, una cosa che non rifaresti nel percorso con Seppi?

Se potessi tornare indietro, creerei ancora meno di dubbi a Seppi nella crescita. Perché io ero giovane (Sartori è del 1967, ha iniziato a lavorare con Seppi, allora undicenne,  quando aveva meno  di trent’anni, ndr), lavoravo come un pazzo perché volevo arrivare all’obiettivo, lui era disposto a lavorare come un pazzo per arrivare all’obiettivo. Ci siamo trovati  ed eravamo sulla stessa lunghezza d’onda: volevamo arrivare.
Però nella mia “giovinezza” di allenatore ogni tanto ho avuto qualche dubbio su quello che stavamo facendo. Ecco, se tornassi indietro toglierei anche quei dubbi perché tanto il lavoro era buonissimo e Andreas per com’era sarebbe sicuramente arrivato da qualche parte. Quello che ora io vorrei adesso è che lui battesse il suo best ranking (Seppi è stato n.18 ATP due anni fa, ndr). Io sto lavorando per questo e finché non ci arrivo non mollo. E se qualche mese fa forse ero più io che spingevo per questo obiettivo, adesso penso che lui lo voglia anche più di me.

 

E Andreas ci può stare lì.

Sì, il Seppi oggi è nettamente più forte del Seppi che vinse il suo primo torneo a Eastbourne (nel 2011, sconfiggendo in finale Janko Tipsarevic, ndr). E’ più forte fisicamente, è più forte come giocatore, è più forte come persona.
Tornando al “se potessi tornare indietro”, dal punto di vista  tecnico forse dovevo risolvere prima le problematiche  che aveva nell’esecuzione del servizio.

 

Quelle su cui avete comunque lavorato alcuni anni fa?

Sì, esatto, quelle. Avrei dovute farlo prima.

 

E invece la cosa che più ti rende orgoglioso di quelle che hai insegnato o hai ottenuto da Andreas? Anche umanamente, non intendo solo tecnicamente.

Umanamente, la cosa più bella è che gli ho sempre detto la verità. Fin da quando lui era piccolino.
Quello che mi è tornato indietro, è che lui mi ha sempre detto la verità.
Ecco, una cosa che gli ho insegnato, con la quale siamo cresciuti insieme, è la lealtà del rapporto. E penso che il rapporto sia rimasto in piedi per così tanti anni per questo motivo. Perché sennò prima poi le incomprensioni capitano. Invece dicendoci sempre la verità ognuno ha sempre saputo che poteva fidarsi dell’altro.
Tecnicamente invece, il fatto di avergli insegnato a giocare su tutte le superfici. Questo gli consentito di  essere meno sotto stress durante la stagione rispetto a quei giocatori che giocano bene solo su determinati superfici .

 

Ultima domanda: Seppi ha 31 anni. Cominci a pensare al Sartori dopo Seppi?

Ho già spiegato a Seppi che quando smetterà di giocare a tennis sarà un giorno tristissimo della mia vita. Perché finirà un parte della mia vita. A parte il fatto che spero che Andreas abbia una vita meravigliosa  fuori dal campo e che gli venga restituito quello che ha dato nella sua carriera, quello che vorrei e che sto cercando di preparare assieme a Piatti e Ljubicic (con cui lavora nel Piatti Tennis Team, ndr) è  un suo inserimento nel nostro team, affinché lui continui a lavorare  con noi nell’ambiente del tennis. Poi sceglierà lui quale strada seguire: manager, allenatore o altro. Ma noi gli stiamo preparando  questo.
Per quanto mi riguarda, in questi anni ho visto che la cosa che più mi piace è insegnare. Ecco, vorrei tornare ad insegnare molto di più: quando insegno è il momento in cui riesco a riconoscere di più me stessoCredo sarà quella la strada, vedremo.
Comunque spero di continuare ancora qualche anno con Seppi. Se sta bene fisicamente, può giocare a questi livelli ancora per  2-3 anni. E se in questi  2-3 anni riesce a rimanere tra i primi  50 per me la sua carriera sarà stata strepitosa: una carriera così lunga, con una simile continuità di rendimento ad alto livello (il tennista di Caldaro  è entrato per la prima volta nei top 100 nel maggio 2005 e dal luglio del 2007 è costantemente tra i primi 80 giocatori del mondo, ndr), vuol dire  aver lavorato bene in tutti questi anni.

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Wimbledon, Sinner: “Allenarsi con Djokovic ha vantaggi e svantaggi. Credo di poter essere orgoglioso di quello che ho fatto”

Jannik Sinner non aveva mai vinto un match sull’erba a livello ATP prima di questo torneo. Oggi è andato ad un solo set dalla vittoria contro Djokovic, ma non è bastato

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Jannik Sinner - Wimbledon 2022 (Twitter @Wimbledon)
Jannik Sinner - Wimbledon 2022 (Twitter @Wimbledon)

Jannik Sinner è andato ad un passo dalla gloria, ha cullato l’idea di poter eliminare Novak Djokovic (che non perde a Wimbledon dal 2017), ma si è dovuto arrendere al rientro in partita del serbo, che lentamente ha girato il match a suo favore. Una partita che certamente lascia qualche rimpianto visto come si era messa, ma dalla quale certamente l’azzurro saprà ricavare le cose positive. Che non sono assolutamente poche.

“È stato un match molto duro, ma lo sapevo già prima di scendere in campo. Stavo giocando bene, ma lui ha alzato il suo livello di gioco nel quarto set. Penso di aver giocato bene nel quinto, ho soltanto sbagliato alcuni colpi alla fine, ma penso di poter essere orgoglioso di quanto ho fatto. Comincia così la conferenza stampa di Sinner, che si dice poi “fiducioso per il futuro prossimo”.

D: Al termine del match Novak ha detto che era convinto di vincere la partita. A che punto del match invece tu hai pensato che l’incontro di stesse scivolando via?

 

Jannik Sinner: “È una partita al meglio dei cinque set. Quando sei in vantaggio di due set giochi ogni parziale nel miglior modo possibile. Nel terzo quando stavo servendo ed ero 0-15, ho mandato in rete un dritto semplice e sono andato sotto 0-30. Poi dopo lui ha giocato un buon punto e, invece di essere, 15-30 eravamo 0-40, poi ho subito il break. A quel punto lui ha iniziato a giocare meglio. Come ho detto, nel quinto set credo di aver giocato bene. Dovevo probabilmente fare qualcosa in più perché, alla fine, era lui a dettare gli scambi“.

D: Visto il modo in cui hai giocato a Wimbledon quest’anno e i diversi giocatori che hai battuto, pensi di poter tornare qui in futuro e fare nuovamente bene? E, chissà, magari un giorno vincere il torneo?

Jannik Sinner: Penso di aver giocato ogni partita meglio rispetto alla precedente, anche se gli avversari erano sempre diversi. Penso anche al futuro, tornare qui l’anno prossimo può aiutami molto. Ho imparato molte cose sull’erba e questo è stato il motivo per cui abbiamo scelto di giocare su questa superficie. Ho dimostrato di saper giocare un buon tennis, chissà che un giorno non riuscirò ad esprimermi ancora meglio. Cercherò di continuare a lavorare sodo, perché questa alla fine è la cosa più importante. Ora magari avremo qualche giorno libero, ma subito dopo torneremo a spingere di nuovo. Poi vediamo come andranno i prossimi mesi”.

D: Hai avuto la possibilità di allenarti spesso con Novak: in che modo ciò ti ha permesso di migliorare? E come ti ha aiutato oggi, in particolare, visto che nei primi due set colpivi veramente bene la palla?

Jannik Sinner: Credo che abbiamo uno stile di tennis simile, per certi versi. Mi piace sempre allenarmi con lui, ovviamente ti offre una buona palla da colpire. Penso di avercela anch’io, quindi riusciamo a mantenere un buon ritmo. In un certo senso può aiutarti, perché quando giochi contro sai che cosa aspettarti. Dall’altra parte, chiaramente si conoscono le debolezze reciproche. Dopo il primo turno ci siamo allenati insieme e, il giorno dopo, abbiamo vinto entrambi. È sempre una sensazione speciale poter soltanto allenarsi con lui. Poi il torneo è diverso, ci sono tante cose diverse, come la tensione e il pubblico, che è sempre speciale”.

D: Quando Nick Kyrgios era qui l’altro giorno (in sala stampa, ndr), ha parlato di te e di come ti non abbia paura nonostante tu sia giovane. Ti ha paragonato a lui, quando a 19 anni ha battuto Nadal qui, rendendo evidente che lui e Djokovic non erano degli dei, potevi far loro del male. Come ti senti a scendere in campo contro Novak Djokovic a livello psicologico?

Jannik Sinner: “Sicuramente quando scendi in campo sai di essere sul Centre Court con molta gente che ti guarda. Questo è quanto di buono sai prima della partita. Quando affronti questo tipo di giocatori è un po’ diverso dal solito, ma mi piace sfidare me stesso: sono un ragazzo a cui piace la competizione. Questo è ovviamente anche il motivo per cui mi alleno, ossia per poter arrivare a giocare partite speciali e in turni importanti, come i quarti di finale di oggi. So di avere ancora molto da migliorare, ma credo di poter essere felice dopo questo Wimbledon. Dopo che Djokovic ha perso il secondo set ha dovuto alzare il suo livello, altrimenti probabilmente avrebbe perso. Ma so bene che lui è uno dei migliori giocatori di tutti i tempi.

D: Ci potresti parlare degli aspetti che secondo te sono andati bene e di quelli che sono andati male in questa partita e che lavoro si fa con il tuo team per trarre insegnamenti da questo match?

Jannik Sinner: “Oggi non era semplice, perché lui [questo] campo lo conosce bene. Tutti e due eravamo tesi, tutti e due sapevamo che era una partita molto importante, soprattutto lo era per me, per capire tante cose. Mi sentivo che oggi avrei fatto una bella partita, poi non è andata come volevo. Ci sono state alcune cose nel terzo set che hanno cambiato la situazione, lui mi ha messo in difficoltà, poi nel quinto set ho fatto quello che dovevo fare. Dovevo andare io a comandare, poi sbaglio ancora le volée, sbaglio ancora le smorzate, sbaglio ancora un po’ il modo di servire, ma il modo di affrontare la partita è giusto. E si sbaglierà ancora tanto nella vita, ma non dubito che quello che ho fatto oggi sia giusto, poi ci saranno tante cose da analizzare, stasera o domani, della partita, ma la cosa più importante è quella di continuare a lavorare.”

D: Novak ha detto che i suoi 20 anni di esperienza sul circuito lo aiutano a gestire il flusso di emozioni nella partita e che questo gli ha permesso di rovesciare partite che erano molto compromesse. Credi che questa potrebbe essere una tua area di miglioramento?

Jannik Sinner: “Lui in questa situazione ci è stato tante volte, ha tanti anni nel circuito, ha giocato tante partite importanti, e questo sicuramente aiuta. È una domanda difficile, non so come lui si senta in quelle situazioni. Però i migliori al mondo hanno modo di cambiare la partita molto velocemente, tante scelte diverse. Alla fine sto provando anch’io a fare la stessa cosa: questo è giocare a tennis, cambiare il momentum della partita.”

D: Si è avuta l’impressione che negli ultimi tre set ti abbia abbandonato un po’ il servizio, la tua percentuale di prima sia calata e Djokovic è riuscito a prendere lui il comando delle operazioni.

Jannik Sinner: “Ti porta anche lui a cambiare il servizio, non è che sparisce di colpo. C’era una parte del campo nella quale si giocava a favore di vento e una nella quale si giocava contro vento, e io facevo molta fatica a giocare contro vento. Poi lui entrava molto bene, tirando piatto e molto profondo, però parlando del servizio credo di essere migliorato molto, anche nelle partite scorse, quindi il lavoro fatto è quello giusto.”

D: Cosa ti sei detto quando hai visto sul tabellone 7-5, 6-2 contro Djokovic? E cosa ha fatto Djokovic dal terzo set in poi per cambiare la partita?

Jannik Sinner: “Alla seconda domanda non rispondo, perché magari giochiamo ancora un po’ di volte l’uno contro l’altro. Lui lo sa, ma non voglio che gli altri avversari lo sappiano. Per quel che riguarda il punteggio, non guardo tanto il punteggio, ma il livello di gioco, e il mio era molto alto. Ho servito bene, ho mosso la palla io, volevo continuare in quel modo, poi lui ti porta a giocare il match nel modo che piace a lui, è molto bravo a fare questo.
Credo di poter essere contento di quello che ho fatto oggi. A me non piace perdere, ma è successo, tuttavia ho fatto tante cose positive nell’ultima settimana e mezzo, cose che magari non mi aspettavo perché non mi sentivo bene su erba, e spero che tutto questo mi possa aiutare per il prossimo anno e per le prossime edizioni. C’è un po’ la delusione per la sconfitta, ma alla fine lui ha vinto sei volte qui, e c’è un motivo, e lui ha giocato molto bene perché l’ho portato a giocare bene.

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Wimbledon, Simone Vagnozzi: “Jannik contro Djokovic non deve stravolgere il suo gioco” [ESCLUSIVA]

“Contro Alcaraz ha giocato un grande match facendo tutto quel che doveva. Due ragazzi che sono due fenomeni. E’ stato bravo tatticamente, ma non solo. Ha sorpreso Alcaraz”. I miglioramenti al servizio. “Soprattutto la seconda non è più attaccabile”  

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Jannik Sinner e Simone Vagnozzi – ATP Dubai 2022 (foto Aldo De Florio)

Incontro Simone Vagnozzi, per parlargli di Sinner, del suo exploit con Alcaraz, delle sue prospettive con Djokovic, nel giardino che sta sopra alla sala stampa, dopo che Lawrence Frankopan, il manager di Sinner, mi permette di parlargli, una volta che il media manager dell’ATP Nicola Arzani aveva invece cercato di impedirmelo.

Un giorno scriverò con dovizia di particolari perché Arzani arriva – anzi continua – a comportarsi in un modo inaccettabile, inventandosi addirittura – come ieri – che era stato il management di Sinner a programmare una tavola rotonda con Vagnozzi alla quale non ero benvenuto.

Mister Frankopan, da me per l’appunto incontrato casualmente 5 minuti dopo, non solo non ne sapeva nulla, ma mi ha risposto esattamente quel che mi aspettavo: “Mi è stato chiesto un incontro con la stampa italiana e ho detto sì, why not. Ma a me che ci fossero 4 o 5 o più giornalisti italiani, uno o un altro, ovviamente non cambiava assolutamente nulla”.

 

Infatti, molto cortesemente ed elegantemente, Frankopan subito dopo questo breve colloquio ha dato l’ok a Vagnozzi perché parlasse anche con me. No comment sulla bugia del media manager.

Frankopan, che con me è sempre stato gentilissimo, un vero signore, non aveva nessun motivo per escludermi da una chiacchierata con Simone, altro personaggio cortesissimo.

Purtroppo non è il primo episodio. Lo scorso anno, quando io ero stato il solo giornalista italiano presente per tutta la seconda settimana dei Championships coronati dalla finale raggiunta da Matteo Berrettini, lo stesso Arzani organizzò all’indomani della finale perduta una tavola rotonda via Zoom con 4 colleghi (due dei quali nemmeno erano venuti a seguire il torneo a Wimbledon) lasciando anche quella volta fuori dal gruppo il sottoscritto sebbene Ubitennis avesse dato straordinaria copertura di Wimbledon con oltre 15 articoli al giorno, video, etcetera.

Nei confronti del media p.r. in questione ho il torto originale di averlo rimproverato vivacemente nel lontano 2008 al Foro Italico per aver condotto malissimo la conferenza stampa di Djokovic, che aveva appena vinto gli Internazionali d’Italia.

Non me l’ha mai perdonato. E sì che quando era un ragazzino e voleva fare l’assistente di Telepiù gli avevo dato mano come nessuno. Vabbè, l’erba della riconoscenza non alberga in certe persone.

Novak aveva detto in tv, a Sky, cinque minuti prima di venire alla conferenza stampa, che c’era stato più di un momento nel quale aveva pensato di chiedere il passaporto italiano quando, diciottenne, faceva parte della scuderia di Riccardo Piatti e a quei tempi la federtennis serba non aveva i mezzi né troppa intenzione, con la guerra dei Balcani da poco conclusa, di curare da vicino la crescita agonistica di Nole.

Chiaro che avrei voluto approfondire l’interessantissima questione. E non solo io.

Ma dopo solo sei domande ovviamente collegate alla finale appena vinta e al torneo romano, invece dell’abituale dozzina di domande che vengono normalmente chieste al vincitore di un torneo, Arzani decretò chiusa la conferenza stampa e quindi non fu possibile a nessuno dei presenti di chiedere al tennista serbo campione al Foro Italico quel che avrebbe fatto davvero notizia se Nole avesse confermato appieno la rivelazione fatta poc’anzi in tv.

Tornando all’incontro con Vagnozzi, tutti, e non solo Nole Djokovic che ha visto la partita vinta da Sinner contro Alcaraz prima di scendere sul centre court contro l’olandese Van Rijthoven poi battuto in 4 set (“Jannik was dominant  for the first two sets, ha dominato per i primi due set… ma anche quando il match si è fatto più equilibrato Jannik è sempre stato in controllo” mi ha detto sabato sera Nole), sono rimasti super impressionati dalla sua performance e non solo Nole che ha anche detto: “Il gioco di Jannik è forse quello che assomiglia più al mio, mi ci rivedo un po’”.

Lo dico anche a Simone e lui: ”Ieri è stata una bellissima partita. Una partita fra due ragazzi già maturi con un comportamento esemplare da parte di tutti e due (ogni riferimento al match Kyrgios-Tsitsipas viene in mente a e di farlo e non a Simone, desidero precisare visto che in questi giorni non si è parlato d’altro), sono davvero due fenomeni, sono molto contento di come Jannik ha gestito la partita, sia sul piano tecnico, che come attitudine mentale. Ma sappiamo che domani sarà una partita durissima, giochiamo contro chi ha vinto gli ultimi 3 Wimbledon e sicuramente sarà lui il favorito, ma noi siamo contenti perché noi siamo venuti qui per imparare, lui lo sta facendo in fretta e quindi…”

-Ti aspettavi che lui riuscisse a giocare due partite per sette set complessivi senza mai perdere il servizio?

Naturalmente con Isner poteva anche essere un’opzione perché sapevamo che lui risponde meno bene, ma con Alcaraz sarebbe stata più dura. Ma Jannik ha servito benissimo il primo set, poi è calato un po’, però si vedono i suoi miglioramenti soprattutto sulla seconda di servizio. E’ una seconda di servizio molto meno attaccabile, anzi non lo è proprio perché fa male anche con la seconda perché è più varia, più veloce e sull’erba gli dà la possibilità di perdere meno il servizio

-Pensi che poi abbia forse anche più coraggio? O lo ha sempre avuto…?

No, credo che il coraggio lo abbia sempre avuto. E’ solo una questione di lavoro. Piano piano le cose su cui stiamo lavorando stanno venendo fuori”.

-E’ evidente che dovete lavorare un po’ su tutto… ce ne saranno tante, ma in particolare quali sono?

Sicuramente il servizio, anche dal alto tecnico, ci sono stati più passaggi, anche con Darren Cahill che ci ha aiutato in qualche cosa, videoanalisi, anche con i telefonini si segue tutto, non ci dobbiamo fermare, è work in progress, deve continuare a lavorare, migliorare ancora di più il suo gioco, per arrivare a essere un giocatore ancora più completo…”

-Che cosa ti ha detto, vi siete detti a fine partita?

Mi ha detto che era stato proprio un match di livello veramente alto, anche come atmosfera, una partita bella…”

Mi permetti di dire che Alcaraz, soprattutto nel primo set, non era il miglior Alcaraz…

Io penso che sia rimasto anche un po’ sorpreso per come Jannik giocava. Gli ha tolto un po’ di certezze… la verità sta un po’ a metà. Diciamo che il terzo set, ma anche il secondo poteva finire un po’ più facilmente, perché le occasioni le ha avute Jannik. E’ stato 0-40, diverse volte 0-30, poi alla fine poteva girare anche in un’altra maniera, poi Jannik è stato bravo a tenersi a galla su  due servizi difficili nel quarto, ma poteva anche venir fuori un risultato più netto e vincere in tre set”.

-Gli altri aspetti dei suoi progressi? Servizio a parte ieri ha giocato dei dritti straordinari con movimenti corti, fantastici…-

Sicuramente si sta adattando all’erba, gioca un po’ più piatto rispetto al solito, palle più penetranti, questa era un po’ la tattica, togliere il tempo ad Alcaraz per evitare che si potesse girare di dritto, potendo poi sparare botte di dritto o smorzate, può farti l’inside out, l’inside in…Ha fatto bene tutto il piano partita, come era stato deciso”.

-L’ultima cosa… che cosa si pensa di fare contro Djokovic. Quale è il tipo di approccio diverso nell’affrontare Alcaraz o Djokovic?

Non penso che ci sia tantissima differenza nel modo di affrontarli. Djokovic ha più esperienza su questa superficie, la conosce meglio, di rovescio ha più varietà di Alcaraz, può giocare più spesso e meglio il lungolinea, può fare la smorzata, però non penso che sia un match nel quale Jannik debba stravolgere il suo gioco”.

Vero è che Djokovic forse gioca meglio sull’erba che da qualunque altra parte, perfino meglio che sul cemento australiano dove ha trionfato tante volte. Lo aiuta il suo fisico naturalmente elastico, la capacità di stare giù ben piegato sulle gambe nonché i rimbalzi del tennis su erba che sono bassi, perfetti per lui.

Vedremo martedì alle 14,30 in Italia come finirà. Senza troppe illusioni, magari, ma nemmeno con eccessivo pessimismo. Le prove di Jannik sono state troppo confortanti per non sperare nell’exploit. Ma sarebbe già una gran bella cosa se ci fosse lotta e suspense.

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Wimbledon, Nadal: “Sono venuto qui, consapevole che sarebbe servito un grande sforzo da parte mia”

Il maiorchino parla dei progressi a rete: “Quando perdi qualcosa in termini di prestanza fisica, è necessario aggiungere cose al tuo gioco”

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Nadal Wimbledon 2022

Dopo il successo ai danni di Botic Van De Zandschulp, nel quale ha rischiato solo nel finale del match, il due volte campione del torneo Rafael Nadal si è presentato in sala stampa per rispondere alle domande dei giornalisti presenti. Tanti i temi toccati dal fenomeno di Manacor, dal percorso svolto per arrivare ai quarti di Wimbledon dopo aver dovuto attraversare varie vicissitudini di natura fisica, passando per il prossimo incontro con Taylor Fritzintervenuto anche in lui in conferenza, ha individuato nell’aggressività la chiava di volta per avere almeno una chance di battere l’ex n. 1 del mondo – che rievoca allo stesso tempo sia ricordi felici che ricchi di amarezza, (i due precedenti con il 24enne di San Diego, la finale vinta da Rafa nel 2020 ad Acapulco e quella persa dalla leggenda iberica nella stagione corrente a marzo ad Indian Wells, complice la frattura da stress alla costola, in una sfida fra incerottati) fino a sollecitare il 22 volte vincitore Slam sulla tematica dell’adattamento alle condizioni di gioco che l’erba prevede dopo tre anni di latitanza dai prati, e sui miglioramenti compiuti a rete anche per via dell’età che avanza. Infine chiusura lapidaria di Nadal, che ha stroncato sul nascere l’ennesima sequela di domande sul stato fisico, per – citando le sue parole – rispettare la competizione e gli avversari.

D: Hai vissuto un vero viaggio nelle ultime sei settimane in termini fisici e d’infortunio. Hai giocato quattro partite adesso. Come ti senti? Sembra che ti stai avvicinando sempre di più al tuo livello migliore

Rafael Nadal: “L’importante è pensare al lavoro quotidiano, giorno per giorno. E” sempre la stessa routine, anche qui a Wimbledon. Non si tratta di quanto sono vicino al mio livello migliore o meno. Non posso prevedere cosa succederà. Ma la cosa positiva è che mentre le prime due partite non sono state buone, due giorni fa credo di aver giocato ad alto livello per la prima volta nel torneo. E anche oggi per gran parte della partita, ancora una volta, mi sono espresso ad un livello molto positivo e ne sono felice. Questo mi dà la possibilità di avere un giorno in più domani, per andare in campo ad allenarmi ad aggiustare le cose che vanno migliorate, oltre ad esercitarmi sugli aspetti sui quali devo continuare a lavorare. Il miglioramento durante del torneo si sta vedendo. Ovviamente poi sono felice di essere tornato ai quarti di finale, dopo tre anni che non giocavo qui. E’ un risultato positivo per me, quindi molto contento per questo”.

 

D: Cosa hai imparato su Taylor Fritz quando ha giocato contro di lui e quali sono le tue sensazioni nell’affrontarlo di nuovo, con questa tua attuale condizione fisica, in un match su erba?

Rafael Nadal: “In realtà quello che ho imparato nell’ultima occasione in cu ci siamo affrontati, non ha alcun valore perché in quella situazione giocai con una frattura da stress alla costola ed è stato dunque difficile imparare alcune cose, onestamente. Il dolore è stato terribile quasi insostenibile giocando quella partita. Non sapevo di aver avuto una frattura da stress alla costola durante l’incontro, ma sapevo che qualcosa stava andando storto, visto che il dolore era veramente tanto. In merito alla nostra prossima sfida, beh è abbastanza naturale constatare che stia giocando ad un livello molto alto, ma molto alto, avendo disputato finora una grande stagione con vittorie ovunque. Non a caso ha vinto un torneo la settimana precedente a Wimbledon. Ora è ai quarti di finale qui avendo già vinto un Masters 1000 quest’anno. E’ quindi già arrivato ad un punto molto avanzato del torneo. Purtroppo per lui non potrà guadagnare punti qui ed è una cosa molto negativa per lui, perché raggiungere i quarti di finale, vuol dire ottenere tanti punti. Ma ciò nonostante è comunque già in una posizione molo alta della classifica. Sarà una partita difficile con un grande giocatore. Mas allo stesso tempo siamo ormai giunti ai quarti di finale, quindi non puoi aspettarti un avversario facile da dover affrontare”.

D: Stai giocando il primo torneo sull’erba dopo tanto tempo. Qual è stata la parte più piacevole, per te, nell’adeguarti nuovamente a queste condizioni di gioco particolari?

Rafael Nadal: “Non lo so. Sono venuto qui, consapevole che sarebbe servito un grande sforzo da parte mia. Giocare sull’erba, mi richiede molto sforzo, sia mentale che fisico per provare a giocare in questo grande torneo, dopo i problemi che ho dovuto fronteggiare negli ultimi due mesi. Ma come tutti sanno, Wimbledon è un torneo che mi piace tanto, erano tre anni che non giocavo qui. Avevo davvero grande voglia di tornare. Ecco perché significa molto per me, essere di nuovo ai quarti di finale. Penso di essere migliorato a livello generale, inizio ad avvertire che la mi palla è più penetrante rispetto all’inizio del torneo. Penso che sto, di nuovo, facendo viaggiare la mia palla più veloce sia con il diritto, sia con il rovescio. Penso che stia funzionando bene anche lo slice. Mentre credo che mi manchi ancora un pò il gioco a rete. In generale, però sono felice del mio adattamento all’erba, non è mai facile la transizione dalla terra ai prati. Una difficoltà resa ancora più complessa, per quanto mi riguarda, soprattutto dal mio periodo d’inattività su questa superficie. Ora è il momento di continuare a fare i passi giusti in avanti, se ho intenzione di continuare ad avere delle possibilità“.

D: In questa fase della tua carriera, stai andando a rete molto di più di quanto hai fatto in passato. Quando eri più giovane, quanto ti sembrava naturale giocare al volo? Come si è sviluppata negli anni, questa parte del tuo gioco?

Rafael Nadal: “Beh, ho vinto qui nel 2008. Ho giocato la finale nel 2006 e nel 2007. Devo dire che durante quel periodo di tempo, mi sono disimpegnato veramente molto bene nel gioco al volo. Ci sono stati quindi dei miglioramenti, si può parlare di questo. Ma d’altra parte, nelle primissime fasi della mia carriera, ho giocato bene anche su questa superficie. Ovviamente sto correndo meno di prima, è ovvio, quindi devo migliorare in quell’aspetto lì se voglio continuare a vincere e mantenermi ad alti livelli. Quando perdi qualcosa in termini di prestanza fisica, è necessario aggiungere per mantenersi competitivi. E’ quello che ho fatto per tutta la mia carriera, lavorare e provarci sempre per aggiungere cose al mio gioco, per migliorare le cose di cui avevo bisogno per essere ancora competitivo, anche dopo aver perso un pò della mia capacità fisica o altri aspetti che fisiologicamente perdi durante la carriera. Ma allo stesso tempo una delle cose che mi rendono più orgoglioso è il modo in cui ho saputo adattarmi e accettare la sfide, dettate dai miei continui problemi fisici, essere in di grado di trovare sempre un modo per essere competitivi e migliorare il mio gioco”.

D: Parli di problemi fisici. Ne hai accusati alcuni anche qui a Wimbledon, perché ho visto che avevi, quella che credo fosse una fasciatura o un nastro adesivo sull’addome o sulla pancia. Come mai ce l’hai? Hai un problema lì

Rafael Nadal: Grazie per la domanda, ma ne ho parlato l’altro giorno. In compenso sono un po’ stanco di trattare il tema del mio corpo. Non è che non voglia rispondere al tua domanda, ma è che a volte sono stanco di parlare di tutti i problemi che sto avendo. Preferirei non parlarne ora. Scusami, ma sono nel mezzo del torneo e non ho voglia di continuarlo così, parlando sempre di questo argomento perché non sarebbe rispettoso per il resto degli avversari. Sto solo facendo del mio meglio ogni singolo giorno. Per il momento in cui mi trovo, ovvero abbastanza in salute, ho la possibilità per andare avanti e lottare fino alla fine per gli obbiettivi che voglio raggiungere”.

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