Terra battuta al femminile: chi gioca meglio sul rosso?

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Terra battuta al femminile: chi gioca meglio sul rosso?

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Con il torneo di Stoccarda iniziano gli appuntamenti importanti sulla terra rossa: qualche dato per individuare le migliori sulla superficie

Vincono soltanto  Sharapova e Williams.
Arriva la stagione della terra rossa e con le cinque parole di apertura dell’articolo si potrebbe sintetizzare il tema. Negli ultimi tre anni  i grandi tornei sulla terra battuta, infatti, sono stati letteralmente monopolizzati dalle prime due del ranking, come non è accaduto per nessuna delle altre superfici.
Eppure undici anni fa, quando Serena e Maria si affrontarono sull’erba della finale di Wimbledon 2004, non so quanti avrebbero potuto immaginarlo. Forse più ancora che per la longevità, colpisce l’evoluzione tecnica che entrambe hanno compiuto per arrivare a questo dominio. Da aprile a giugno sono quattro i tornei importanti che si disputano sulla terra battuta: Stoccarda, Madrid, Roma, Roland Garros. Ebbene, dal 2012 in poi, Maria e Serena li hanno vinti tutti (7 Sharapova, 5 Williams).
Ecco la tabella relativa agli ultimi anni:

Principali tornei sulla terra
Curiosamente solo due volte si sono affrontate direttamente in finale (Madrid e Roland Garros 2013); ma hanno comunque sistematicamente respinto tutti gli assalti delle altre pretendenti arrivate all’atto conclusivo.

 

Per Serena la svolta decisiva è da individuare nel 2012. Il 29 maggio perde al primo turno del Roland Garros da Virginie Razzano, e credo sia stato quello choc a farle capire che se voleva davvero primeggiare anche sulla terra avrebbe dovuto impegnarsi in modo più profondo e specifico. In quegli stessi giorni inizia la collaborazione con Patrick Mouratoglou; e un coach francese non poteva certo trascurare il torneo di riferimento nazionale: Serena studia una preparazione mirata che le consentirà di rivincere il Roland Garros a distanza addirittura di undici anni (2002 – 2013) e poi di costruire un record sulla terra di 56 vittorie e 3 sole sconfitte. Una percentuale vicina al 95%, paradossalmente superiore a quella su qualsiasi altra superficie.
Dal 2012 in poi (oltre a quella con Razzano) le altre due sconfitte arrivano nel 2014, e una è anche un po’ anomala, visto che si riferisce a una fase di stagione differente, sull’Har-Tru di Charleston (la terra grigio-verde americana).
Riassumendo le due partite perse: a Charleston da Jana Cepelova (4-6, 4-6) appunto, e al Roland Garros da Muguruza (un sorprendente e perentorio 2-6, 2-6). La Williams vincente sulla terra è diventata più paziente, tatticamente più accorta, fisicamente più preparate e disposta al palleggio prolungato, più stabile sugli appoggi al momento di colpire. E aggiungerei anche con un po’ più di topspin nei colpi.

Per quanto riguarda invece i progressi di Sharapova, bisogna dire che l’evoluzione “terraiola” di Maria è risultata tanto sorprendente quanto inequivocabile: dall’agosto 2011 (Cincinnati) all’ottobre 2014 (Pechino) ha vinto 7 tornei sulla terra (e due erano Slam) e uno solo sul cemento (Indian Wells) Per chi avesse voglia di leggere un tentativo di analisi approfondita sulla questione rimando a questo articolo dell’anno scorso.

In estrema sintesi alcune delle ragioni che sembrano più plausibili potrebbero essere queste:
– la terra è la superficie fisicamente e soprattutto mentalmente più probante. Maria nel tempo è diventata particolarmente solida sul piano fisico e soprattutto una lottatrice quasi imbattibile a livello mentale.
– Alla ricerca del Career Slam (Parigi era l’ultimo Slam che mancava dei quattro) Sharapova potrebbe avere cercato il picco di forma nel periodo primaverile; e poi, dopo i primi successi, potrebbe aver deciso di mantenere un calendario simile anche nelle stagioni seguenti.
– Sulla terra il rimbalzo alto e più lento favorisce una giocatrice come lei: alta e non agilissima, ma con la potenza necessaria per ottenere i vincenti che altre ragazze meno forti faticano a produrre sul rosso.
– Altre giocatrici, che sono temibili concorrenti sul cemento o sull’erba, sulla terra calano di rendimento in modo sensibile, e così il campo di avversarie pericolose si riduce.

Prendo spunto da quest’ultimo aspetto per introdurre una serie di dati che riguardano le attuali prime 32 giocatrici del ranking. Chi gioca meglio sul rosso e chi invece fatica ad adattarsi?
In questa tabella ho preparato i valori riferiti alla intera carriera delle tenniste in base alle diverse superfici:

Superfici carriera
Poi ho provato a rendere i dati più attinenti alla situazione attuale. Per farlo ho preso in considerazione solo i risultati dal 2012 in poi (tre stagioni intere, più l’inizio di quella in corso), sempre divisi per superfici:

Superfici dal 2012

Prevedibilmente scendono i valori di alcune giocatrici verso fine carriera e ne salgono altri. A questo punto per evidenziare meglio il tema che ci interessa ho abbandonato l’ordine del ranking e costruito una classifica sulla base dal rendimento sulla terra battuta. Eccola:

Rendimento Terra dal 2012
Questa è esattamente la gerarchia delle migliori giocatrici su terra negli ultimi anni? Sì e no, perché è influenzata anche dalla diversa programmazione delle protagoniste. Alcune puntano alla stagione su terra in modo particolare, disputando tornei di fascia più bassa che, avendo una concorrenza meno qualificata, potrebbero consentire di migliorare il rendimento specifico sulla superficie.

Se scorro la classifica verso il fondo, mi colpisce il valore di Caroline Wozniacki. É stata finalista a Stoccarda e Roma nel 2011, ma nelle ultime tre stagioni sulla terra ha raccolto pochissimo. Un valore davvero molto basso (40%); ma forse più che un problema tecnico potrebbe essere stata una coincidenza di differenti periodi di scarsa forma.

Con questi stessi dati ho provato a stabilire un aspetto più specifico. Vale a dire: chi sono le “terraiole”? Per cercare di scoprire chi rende in modo particolare sulla terra ho individuato chi ha uno scarto particolarmente alto tra la percentuale di vittorie sul rosso rispetto alla migliore percentuale sulle altre superfici. (Ho accorpato i dati di cemento e carpet, visto che questi ultimi sono molto limitati):

Specialiste
In arancione sono le giocatrici con una differenza superiore al 10% di rendimento tra la terra e la migliore delle altre superfici. In giallo chi si attesta tra il 4 e il 10%. Valori inferiori al 4% li ho considerati non sufficientemente rilevanti per far pensare che si tratti di una sicura predilezione di superficie. Probabilmente non dovrei dirlo, ma confesso che alcuni risultati mi hanno sorpreso. Forse dipende dalla mia valutazione di partenza di alcune singole giocatrici (sbagliata?); o forse è il metodo ad essere troppo rozzo.

Spiccano i numeri di Sara Errani, con uno scarto clamoroso; e fin qui ci siamo.
Nel dato di Petkovic influisce anche l’ottimo rendimento a Charleston: terra americana un po’ differente, visto che è più veloce di quella rossa.
Il valore di Sharapova mi convince abbastanza: in questi ultimi anni i tornei vinti sul rosso sono stati senza dubbio preponderanti.
Non mi aspettavo invece differenze così alte per Bouchard e Jankovic. Eugenie è comunque una giocatrice ancora in formazione per cui sospendo il giudizio. Non pensavo invece che Jelena, recente finalista a Indian Wells, avesse una tale scarto di rendimento tra duro e terra. Purtroppo non so quanto si potrà verificare il dato nelle prossime settimane, visto che il problema fisico che l’ha costretta al forfait a Stoccarda potrebbe impedirle di esprimersi al meglio.
Del tutto attese le presenze di Suarez Navarro e Stosur, mentre non attendevo numeri simili per Safarova: semifinalista a Wimbledon e molto forte anche sull’indoor veloce; eppure i numeri la descrivono più efficace sulla terra. Cornet, Lepchenko e Kuznetsova sono nomi abbastanza prevedibili.
Halep infine ha il dato che aspettavo: un valore che privilegia leggermente il rosso, ma non smentisce certo la sua forza sul cemento.

Queste tabelle possono essere di aiuto per orientarsi in vista dei prossimi tornei? Me lo auguro, se non altro minimamente. Fra tutte, quella che dovrebbe sintetizzare meglio i valori complessivi è la penultima, ma direi che le superfici del tennis contemporaneo sono diventate più simili tra loro, e quindi a volte più che l’attitudine alla superficie può diventare fondamentale il momento di condizione della singola giocatrice. E vedremo se ci sarà qualcuna capace di interrompere il dominio di Williams e Sharapova.

P.S. I dati di partenza delle singole giocatrici sono ricavati da: tennisabstract.com
(Potrebbero mancare nel conteggio complessivo alcuni match di Fed Cup).

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I migliori colpi in WTA: le demivolée

Decima puntata della serie dedicata alle giocatrici migliori nel singolo colpo. Chi possiede le demivolée più efficaci del circuito?

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Ons Jabeur

Le puntate precedenti:
1. I migliori colpi in WTA: il servizio
2. I migliori colpi in WTA: la risposta
3. I migliori colpi in WTA: il dritto
4. I migliori colpi in WTA: il rovescio a due mani
5. I migliori colpi in WTA: i rovesci a una mano
6. I migliori colpi in WTA: la smorzata
7. I migliori colpi in WTA: il pallonetto
8. I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di dritto
9. I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di rovescio


Per la serie dedicata ai migliori colpi in WTA, ecco l’articolo che affronta il terzo tema del gioco di rete: le demivolée di dritto e di rovescio. Ricordo che la classifica è riservata alle tenniste in attività, comprese fra le prime 100 del ranking.

Trovate la spiegazione completa sui criteri utilizzati per definire le graduatorie nella prima parte dell’articolo dedicato al dritto. Mentre per quanto riguarda le logiche che mi hanno portato alla suddivisione del gioco di rete in quattro temi, rimando all‘articolo di due settimane fa. In sintesi, le categorie previste sono queste:
– Volée e schiaffo al volo di dritto
– Volée e schiaffo al volo di rovescio
– Demivolée
– Overhead

 

Le demivolée
Ormai in questa serie di articoli l’ho scritto infinite volte: nel tennis contemporaneo il gioco di rete è diventato minoritario, poco praticato rispetto a periodi del passato ricchi di giocatrici che adottavano il serve&volley o che comunque cercavano la rete con insistenza. Di conseguenza anche la demivolée è diventata un colpo più raro; anzi forse il più raro di tutti, visto che si devono verificare situazioni particolari perché venga utilizzato in uno scambio.

D’altra parte, nel tennis di oggi, basato sulla aggressività del gioco da fondo, sono aumentate le occasioni nelle quali si colpisce di mezzo volo dalla linea di fondo. Una scelta compiuta per non perdere campo e non lasciare l’iniziativa alla avversaria.

Occorre quindi un chiarimento, perché il colpo di controbalzo da fondo campo e quello nei pressi della rete richiedono doti un po’ differenti. In quello effettuato da dietro, che normalmente è eseguito su palle molto veloci, è necessario soprattutto un grande timing; in quello eseguito in avanti, di solito eseguito su palle più lente, è richiesta soprattutto una grande “mano”. Questo non significa che non possa capitare di giocare anche da fondo colpi tecnicamente molto simili alle demivolée “da rete”, ma si tratta di situazioni molto meno frequenti.

Per rimanere nel tema prestabilito, noi qui ci interessiamo del colpo giocato in avanti. Destrezza, sensibilità, rapidità di pensiero, capacità da giocoliere, sono alcune delle doti che aiutano a diventare abili esecutrici di demivolée nei pressi della rete. Ma aggiungerei anche una questione mentale. Per primeggiare nella demivolée è indispensabile un atteggiamento deciso e sereno: per riuscire in questo genere di colpi si deve essere convinte che attraverso il movimento in avanti si sta mettendo la maggiore pressione possibile all’avversaria.

Se, al contrario, chi si trova a rete si sente indebolita, come se fosse uscita dalla trincea inerme di fronte all’artiglieria nemica, allora è molto probabile che al momento di eseguire una demivolée si farà prendere dall’ansia, e finirà per sbagliare il colpo. Di recente in una intervista rilasciata a Eurosoport, Simona Halep ha detto testualmente: “Mi spavento quando sono nei pressi della rete” (“I get scared when I am around the net”). Si capisce che con uno stato d’animo del genere tutto diventa più difficile.

Veniamo alla scelta dei nomi. Avessi scritto questo articolo un paio di anni fa, avrei segnalato innanzitutto due giocatrici, che purtroppo nel frattempo si sono ritirate: Agnieszka Radwanska e Magdalena Rybarikova. Radwanska racchiudeva in sé il meglio sul piano della improvvisazione e della delicatezza di mano; Rybarikova invece era una specie di giocoliera prestata al tennis: in diverse interviste aveva raccontato come sin da piccola eccellesse in qualsiasi attività di destrezza eseguita con la palla, ben al di là delle esigenze richieste dal suo sport professionistico.

Senza loro due in gara, la scelta è diventata più ardua. Anche perché sono così infrequenti le occasioni in cui si esegue una demivolée che risulta davvero difficile, almeno per me, stabilire una gerarchia precisa. Sinceramente faccio anche fatica a separare l’esecuzione di dritto da quella di rovescio, ed è la ragione per cui ho preferito definire una graduatoria comune.

In sostanza mi sono trovato a non avere certezze granitiche. Per cui se avrete da ridire su chi è stata esclusa e chi no, ammetto subito di non possedere argomenti davvero persuasivi per difendere le mie posizioni. Tra le escluse cito (in ordine alfabetico): Andreescu, Bertens, Garcia, Kontaveit, Kuznetsova, Kvitova, Mertens, Sevastova, Stephens, Townsend, Vekic, Vondrousova, Serena Williams, Zheng Saisai.

Per la stessa difficoltà a definire valori precisi, alla fine ho sì scelto dieci nomi, ma ho preferito rinunciare a una gerarchia di merito. Mi sono limitato all’ordine alfabetico. Se ne avrete voglia, lascio a voi stabilire chi dovrebbe occupare le posizioni più alte della classifica di questa settimana.

a pagina 2: I primi cinque nomi (dalla A alla L)

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I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di rovescio

Nona puntata della serie dedicata alle giocatrici migliori nel singolo colpo. Chi possiede i colpi al volo di rovescio più efficaci del circuito?

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Karolina Muchova - WTA Elite Trophy 2019

Le puntate precedenti:
1. I migliori colpi in WTA: il servizio
2. I migliori colpi in WTA: la risposta
3. I migliori colpi in WTA: il dritto
4. I migliori colpi in WTA: il rovescio a due mani
5. I migliori colpi in WTA: i rovesci a una mano
6. I migliori colpi in WTA: la smorzata
7. I migliori colpi in WTA: il pallonetto
8. I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di dritto


Per la serie dedicata ai migliori colpi in WTA, ecco l’articolo che affronta il secondo tema del gioco di rete: volèe e schiaffi al volo di rovescio. Ricordo che la classifica è riservata alle tenniste in attività, comprese fra le prime 100 del ranking. Trovate la spiegazione completa sui criteri utilizzati per definire le graduatorie nella prima parte dell’articolo dedicato al dritto. Mentre per quanto riguarda le logiche che mi hanno portato alla suddivisione del gioco di rete in quattro temi, rimando all’articolo della scorsa settimana. In sintesi, le categorie previste sono queste:
– Volée e schiaffo al volo di dritto
– Volée e schiaffo al volo di rovescio
– Demivolée
– Overhead

Volée e schiaffo al volo di rovescio
Cambiano le epoche, cambiano gli attrezzi, cambiano le tecniche e le esecuzioni dei colpi, e di conseguenza devono cambiare anche i criteri di valutazione. Nell’epoca delle racchette di legno e del rovescio prevalentemente a una mano, probabilmente era più semplice e naturale eseguire la volée di rovescio che quella di dritto. Oggi non sono sicuro sia più così. Del resto, nell’epoca della racchette di legno, non esisteva nemmeno lo schiaffo al volo (swinging volley) come colpo codificato; il primo a utilizzarlo regolarmente direi che è stato Andrè Agassi e poi si è diffuso con successo nel tennis femminile, per esempio grazie alle sorelle Williams.

 

Per quanto riguarda il gioco di volo, dalla parte del rovescio si sono avuti cambiamenti ancora più evidenti rispetto al dritto. Nel tennis contemporaneo la gran parte delle giocatrici esegue il rovescio da fondo a due mani in topspin, e una tecnica simile viene riproposta per lo schiaffo. Ma la volée classica prevede l’uso di una sola mano: in sostanza si è determinata una differenza profonda tra due opzioni che a volte possono essere quasi intercambiabili, almeno su alcune traiettorie.

Ma questo è solo un aspetto, le cose sono più complesse di così. Per la giocatrice che si presenta a rete, infatti, non si tratta semplicemente di decidere se staccare o no una mano prima di colpire, perché schiaffo o volée implicano non solo gesti differenti, ma anche differenti impugnature (e questo vale anche per il dritto). Alla fine tutto questo si traduce in un ulteriore problema per chi decide di abbandonare lo scambio da fondo e avventurarsi in avanti.

Per chi nello scambio da fondo si affida quasi esclusivamente al rovescio bimane in topspin, l’esecuzione della volée classica è diventata qualcosa di molto lontano, dalla meccanica del tutto a sé stante, a volta anche abbastanza indigesta. Tanto è vero che capita di vedere perfino volée bimani; anche se la presa doppia implica limiti oggettivi e ineliminabili negli allunghi.

Una volée bimane di Barbora Strycova a Wimbledon

Se aggiungiamo che quando si è a rete i tempi per decidere sono più ristretti, si capisce quanto diventi importante possedere un istinto capace di scegliere in un attimo l’esecuzione più adatta a cui affidarsi. E forse per alcune tenniste la difficoltà nel districarsi tra le diverse opzioni contribuisce alla riluttanza nel muoversi in avanti.

Tutto sommato, oggi si percepisce una maggiore sicurezza nei confronti della volée classica di rovescio da parte delle giocatrici che da fondo campo sono abituate a colpire anche slice a una mano; questo perché ritrovano anche nel colpo senza rimbalzo una esecuzione affine.

A tutto ciò va aggiunta una questione fondamentale, che vale sia per i colpi di dritto che di rovescio: per essere una buona giocatrice di rete in singolare, è indispensabile sapere eseguire nel modo migliore la transizione. Ne ho già parlato a lungo la scorsa settimana, qui ci ritorno in sintesi. Innanzitutto questo: per scendere a rete, se si è veloci e scattanti è meglio, ma in realtà per eseguire una buona discesa occorre innanzitutto avere sensibilità tattica. Sensibilità per capire quando partire in avanti, quando effettuare lo split step, e quando terminare l’avanzamento con l’esecuzione del colpo vero e proprio.

Chi è più tempista, ed è capace di far coincidere al centesimo di secondo lo split step con la lettura della direzione del colpo avversario, poi si troverà con i tempi ideali per direzionare la corsa e finalizzarla con l’esecuzione del colpo. Chi invece non riuscirà a sviluppare la sequenza in modo appropriato, trovandosi in ritardo (o peggio ancora in controtempo) probabilmente avrà perso il punto prima ancora di avere raggiunto la rete.

Ecco perché non conta poi così tanto essere buone doppiste: è molto diverso eseguire la volée o lo schiaffo al volo in continuità con la corsa in avanti, rispetto alla situazione più statica del gioco di coppia. E così, se dovessi dire chi sono oggi le migliori volleatrici di rovescio, più che alle doppiste penserei alle giocatrici in possesso di due caratteristiche. Primo: la capacità di effettuare la transizione al meglio. Secondo: avere familiarità con le esecuzioni in backspin, cioè con il rovescio slice da fondo campo.

Prima di presentare la classifica delle prime dieci, il solito spazio dedicato alle escluse dell’ultima scrematura. Citerei intanto qualche singolarista ottima anche nel doppio: Elise Mertens, Kiki Mladenovic, Hsieh Su-Wei. Ma a loro aggiungerei anche Top 30 meno vincenti nel tennis di coppia come Johanna Konta, Garbiñe Muguruza e Donna Vekic.

Ultima nota. Sono stato tentato di inserire fra le prescelte Camila Giorgi, penalizzata però da una stagione 2019 opaca; di sicuro nel 2018 aveva dimostrato di avere sviluppato una ottima fase di transizione, caratterizzata da tempi precisi e grande rapidità. E questa dote le aveva permesso di vincere partite importanti a Wimbledon, sino a raggiungere i quarti di finale. Ricordo una statistica di quel torneo: fra le otto giocatrici approdate almeno ai quarti, nessuna aveva vinto tanti punti a rete quanto Camila. Come interpretare il dato? Anche se con una tecnica di volo non proprio fluidissima (però molto decisa), Giorgi aveva dimostrato che grazie alla qualità nella transizione si possono ottenere risultati significativi a rete.

a pagina 2: Le posizioni dalla 10 alla 6

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I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di dritto

Ottava puntata della serie dedicata alle giocatrici migliori nel singolo colpo. Chi possiede i colpi al volo di dritto più efficaci del circuito?

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Taylor Townsend

Le puntate precedenti:
1. I migliori colpi in WTA: il servizio
2. I migliori colpi in WTA: la risposta
3. I migliori colpi in WTA: il dritto
4. I migliori colpi in WTA: il rovescio a due mani
5. I migliori colpi in WTA: i rovesci a una mano
6. I migliori colpi in WTA: la smorzata
7. I migliori colpi in WTA: il pallonetto


Per la serie dedicata ai migliori colpi in WTA, ecco l’ottavo articolo, che affronta il primo tema legato al gioco di volo. Ricordo che la classifica è riservata alle tenniste in attività, comprese fra le prime 100 del ranking. Per una spiegazione completa sui criteri utilizzati per definire le graduatorie rimando alla prima parte dell’articolo dedicato al dritto, che illustra nel dettaglio la questione.

Come trattare il gioco di rete?
Questo articolo comincia ad affrontare il gioco di rete. Come organizzare il tema? Avrei potuto cavarmela con un solo articolo, riunendo tutti i colpi in un’unica classifica; del resto la definizione complessiva esiste (appunto “gioco di rete”) e quindi non sarebbe stata una decisione illogica.

 

Ma questo metodo non mi soddisfaceva. Troppe qualità diverse da confrontare, troppe situazioni di gioco accorpate. Tanto che mi sono convinto che, alla fine, più che sui punti di forza avrei dovuto cominciare a ragionare sulle diverse debolezze: capire quali sarebbero state meno gravi per arrivare a una lista conclusiva piena di falle e di controindicazioni. Insomma, a mio avviso un approccio troppo generico e brutale.

All’estremo opposto ci sarebbe stata la via che considerava a sé stante ogni singolo colpo eseguibile nei pressi della rete: un colpo, un articolo. Ma penso che il risultato sarebbe stato eccessivo. Ecco un elenco sommario:
– Volée di dritto
– Schiaffo al volo di dritto
– Demivolée di dritto
– Volée di rovescio
– Schiaffo al volo di rovescio
– Demivolée di rovescio
– Smash
– Gancio
– Veronica (volée alta dorsale di rovescio)

E questo sarebbe solo il punto di partenza, visto che le volée normalmente si suddividono ancora, considerando il punto di impatto:
– Volée bassa (se colpita sotto al livello della rete)
– Volée “normale”
– Volée alta

Potenzialmente ci sarebbe stata la possibilità di dividere il tema in una decina o più categorie. Davvero troppo, anche perché oggi gli scambi che portano a colpi nei pressi della rete non sono così frequenti. Alla fine ho scelto una via intermedia, e così ho suddiviso il tutto in quattro temi:

1. Volèe di dritto + schiaffo al volo di dritto
2. Volée di rovescio + schiaffo al volo di rovescio
3. Demivolée (di dritto e di rovescio)
4. Overhead (smash, veroniche, ganci)

Capisco chi mi criticherà per avere accorpato volée e schiaffo al volo (swinging-volley per gli inglesi), ma nel momento in cui si sovrapponevano alcune categorie ho preferito tenere separati i due lati del del corpo (diritto e rovescio) piuttosto che la modalità esecutiva (schiaffo o volée classica). Anche perché a volte la stessa giocatrice sceglie esecuzioni diverse sulla stessa identica traiettoria.

Categoria a sé le demivolée, gli unici colpi al rimbalzo usati nei pressi della rete, e quindi inevitabilmente da trattare a parte. Infine gli overhead; definizione inglese, che non ha una diretta traduzione italiana, ma che invece a mio avviso identifica una caratteristica piuttosto precisa del giocatore di tennis: la capacità di gestire le parabole al di sopra della testa (appunto over head), in condizioni di equilibrio e con riferimenti diversi da tutti gli altri colpi. Normalmente overhead è sinonimo di smash, ma può capitare di dover ricorrere a opzioni differenti: veroniche, ganci. Colpi rari che però alcune tenniste sanno utilizzare nel momento opportuno.

a pagina 2: Volèe e schiaffo di dritto

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