ATP Montreal: Nishikori facile, avanti Nadal e Murray. Berdych out in 2 set

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ATP Montreal: Nishikori facile, avanti Nadal e Murray. Berdych out in 2 set

La sorpresa del giorno è l’eliminazione di Berdych da parte di Young. Mikhail Youzhny sorprende Gilles Simon e al terzo turno trova Nadal, vincitore di Stakhovsky. Nishikori si libera agevolmente dello spagnolo Andujar. Murray di misura in due set su Robredo. Sock annulla un match point a Dimitrov e vince al terzo. Prosegue il cammino di Gulbis

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[16] J. Isner b. [WC] V. Pospisil 7-6(1) 4-6 6-3 (da Montreal, Vanni Gibertini)Un John Isner certamente non al 100% ma come sempre mortifero alla battuta riesce a superare l’ostacolo Pospisil, che già lo aveva impegnato la settimana scorsa a Washington, ed avanza al terzo turno della Rogers Cup. Esce così dal tabellone l’ultimo canadese rimasto in gara, dopo che nella giornata di martedì Raonic si era fatto sorprendere da Karlovic.Isner ha giocato con una vistosa fasciatura al ginocchio sinistro, lo ha spesso tenuto disteso al cambio di campo dal secondo set in poi ed ha certamente pagato le tante partite giocate nelle ultime settimane (vittoria ad Atlanta e finale a Washington) e le oltre due ore che gli sono servite per avere ragione di Becker al primo turno solo 24 ore fa. Ma al servizio è stato come al solito implacabile: 72% di prime palle, con l’80% di punti vinti sulla prima: difficile contrastarlo quando serve in questa maniera. Quattro ace su quattro punti di servizio nel tie break del primo set, un ace ed un serve and volley sulla prima per annullare le palle del controbreak nel terzo set, davvero difficile contrastare un giocatore così. Pospisil ce l’ha messa tutta, supportato da un grande pubblico che ha provato a riscaldare l’atmosfera dopo che, una volta sparito il sole dietro le tribune, la colonnina di mercurio aveva iniziato rapidamente a scendere confortevolmente al di sotto dei 20 gradi. Niente da fare, però, e se nel 2013 gli abitanti di Montreal avevano avuto due canadesi in semifinale ed uno in finale, quest’anno dovranno accontentarsi di fare il tifo per le altre ‘vedette’ che, nonostante le teste di serie già cadute, sono ancora tutte in corsa per il titolo.

[2] A. Murray b. T. Robredo 6-4 7-5 (da Montreal, Vanni Gibertini)La pioggia che non ha consentito la conclusione del match tra Murray e Robredo martedì sera ha fornito agli organizzatori, per il secondo giorno consecutivo, un match “pre-serale”, che ha consentito di regalare qualcosa in più agli spettatori della sessione notturna arrivati puntuali allo stadio, nonostante le difficoltà di raggiungere l’impianto per le 18.30, orario abbastanza insolito per una sessione serale.Fortunatamente per loro i due protagonisti non hanno ripetuto le maratone che hanno prodotto lo scorso anno durante la stagione indoor ed hanno evitato gravi inconvenienti alla programmazione. Robredo ha dimostrato grande volontà e si è spesso prodigato per cercare di mantenere l’iniziativa nello scambio, lasciando andare i colpi più spesso del suo avversario, ma purtroppo per lui è venuto a mancare nei momenti chiave dei due set, lasciando via libera a Murray.Lo spagnolo si è trovato in pochi minuti sotto di un set, dato che dopo il primo game tenuto da Murray dopo la ripresa, sul 4-5 si è inguaiato da solo perdendo un game di servizio da 40-15 regalando così il primo set al britannico.
Avviandosi al cambio di campo il buon Tommy si è tirato la pallina sul petto in segno di stizza per quel set così malamente concluso, ed è ripartito nel secondo parziale con il proposito di fare più gioco contro un Murray sempre più in versione muro di gomma. Il forcing di Robredo dà qualche frutto a metà parziale, quando prende un vantaggio di 4-2, ma la festa dura poco, e Murray impatta poco dopo sul 4-4. Il set si sta disputando ormai da più di un’ora quando Robredo serve per andare al tie-break, ma sul più bello l’iberico deve cedere alla grande resistenza da fondo dello scozzese e con 3 punti consecutivi si passa dal 30-15 al gioco-partita-incontro Murray. Emblematico l’ultimo quindici, con Murray arroccato a fondo a rimettere palla su palla e Robredo che cerca di fare gioco come può, per poi accorciare un poco su una palla più angolata e subire una smorzata beffarda che accarezza il nastro e muore nel suo campo. Ci si sarebbe potuto aspettare un replay del doppio dito medio sfoderato da Robredo dopo la finale di Valencia nel 2014, ma nulla di tutto ciò, solo una stretta di mano ed un rimpianto per una partita che forse poteva girare in maniera diversa.”Oggi sicuramente è stata la giornata migliore per quanto riguarda l’impatto sulla palla da quando ho iniziato a giocare sul duro [due settimane fa] – ha commentato Murray al termine dell’incontro – la risposta è andata sicuramente meglio, tuttavia ci sono alcune cose che bisogna migliorare, non ho sfruttato alcune occasioni che ho avuto, mi sono fatto rimontare un break nel primo set, per cui ci sono ancora diverse cose su cui lavorare“.[7] R. Nadal b. S. Stakhovsky 7-6(4) 6-3 (Michele Gasperini)

Esordio vincente per il campione dell’edizione 2005, 2008 e 2013 del Canadian Open, Rafa Nadal, reduce dalla vittoriosa campagna in terra (battuta) teutonica, in quel di Amburgo, solo due settimane fa. Vincente, sì, ma mettendo in mostra i soliti problemi di carattere psicologico e di scarsa fiducia palesati, ormai, molte volte in questo tribolato 2015 dal fuoriclasse iberico, soprattutto nei momenti di chiudere parziali e/o incontri. Anche oggi, con l’ucraino Sergiy Stakhovsky, No.60 del mondo, dopo un inizio piuttosto convincente soprattutto al servizio, arrivano questa tipologia di problema: break del maiorchino nel settimo gioco, dopo che i primi sei giochi erano filati lisci per il battitore, che si conquista la possibilità di chiudere il set sul 5-4: ma con un doppio fallo e tre errori grossolani di dritto cede la battuta, mostrando una tensione palpabile. Si arriva al tiebreak e qui Nadal torna a fare la voce grossa, grazie anche a brutte risposte dell’ucraino, portando a casa un fondamentale parziale per 7 punti a 4. Nel secondo set tutti facile per Rafa, il quale, approfittando dell’evidente scoraggiamento del proprio avversario, scappa rapidamente sul 5-1 con due break di vantaggio: ma, ancora, calo di tensione di Nadal, che cede nuovamente la battuta mentre serve per chiudere l’incontro, anche se risulterà indolore, visto che chiuderà, finalmente, al nono gioco.

Ancora molto lavoro da fare per lo spagnolo per tornare a pensare in grande, soprattutto di testa. Al prossimo turno affronterà Mikhail Youzhny.

[Q] D. Young b. T. Berdych b. 7-6(5) 6-3 (di Paolo Valente)

 

Arriva intorno all’1.20 italiana la più grande sorpresa di questo secondo turno a Montreal. In una sfida inedita sul campo n°1 il qualificato Donald Young, ex promessa del tennis a stelle e strisce oggi n°79 del ranking, elimina il n°6 del mondo, nonché novello sposo, Tomas Berdych. Un match che sembrava dovesse risolversi piuttosto facilmente a favore del ceco, che però si è inspiegabilmente spento all’improvviso sul 5-2 in suo favore nel primo set. Dopo aver mancato un’opportunità per il 5-1, la tds n°5 ha giocato infatti un game disgraziato quando è andato a servire per il primo parziale sul 5-3, commettendo tre gratuiti che hanno consegnato il controbreak all’americano. Young ha sfruttato l’inerzia per pareggiare i conti e guadagnarsi il tie-break, dove Berdych è riuscito a dilapidare un doppio minibreak iniziale con altri tre errori consecutivi, consegnando incredibilmente con un doppio fallo il set all’avversario. Young a quel punto si è galvanizzato (15/15 con la prima nel secondo set), mentre Berdych ha abbassato ulteriormente il livello di gioco, soprattutto sui suoi turni di battuta, dove è apparso molto impacciato e lento in uscita dal movimento del servizio. Il ceco ha salvato due palle break nel secondo game e altre tre nel sesto, ma sulla sesta occasione il suo dritto in rete ha regalato il 4-2 a Young. Salvato il game successivo da 0-30, l’americano non ha invece tremato al momento di servire per il match, chiudendo il game a zero con un ace per qualificarsi per i suoi primi ottavi in un MS1000, centrando la 3° vittoria in carriera contro un top10, la prima dal 2011 (vs Monfils a Kuala Lumpur). Per Berdych un’altra delusione dopo Wimbledon, nell’unico torneo MS1000 dove, non a caso, non ha mai raggiunto le semifinali.

J. Sock b. [14] G. Dimitrov 5-7 7-6(5) 7-5 (da Montreal, Vanni Gibertini)

Il primo match in programma sul campo 9 in questo mercoledì di Rogers Cup a Montreal è sulla carta davvero succulento: Dimitrov-Sock rappresenta un match tra due dei giovani più interessanti che occupano le parti alte della classifica, ed il fatto che siano stati programmati sul campo 9 vuol dire che chiunque può in teoria assistere al match gratuitamente. Infatti su uno dei lati corti è stata predisposta una tribuna appena fuori dal recinto dei ground, e che quindi non necessita alcun biglietto d’entrata – un’iniziativa questa che Tennis Canada ripete da qualche anno e che fornisce una delle più clamorose opportunità per vedere grandi campioni in azione: il programma odierno infatti, dopo a Dimitrov-Sock, offre un interessantissimo Cilic-Tomic, seguito da due doppi che vedono sia Rafael Nadal (in coppia con Verdasco) e Novak Djokovic (in coppia con Tipsarevic). Il tutto al prezzo di zero dollari.

Ma veniamo alla partita in sé, che non ha certamente tradito le attese: 2 ore e 28 minuti pieni sì di alti e bassi, ma anche infarcita di momenti di grande tennis, soprattutto nel finale degli ultimi due parziali, quando entrambi i protagonisti hanno saputo tirare fuori il meglio del loro repertorio. Alla fine l’ha spuntata Sock dopo essere stato sotto di un set e dopo aver recuperato un break nel terzo, reagendo molto meglio di Dimitrov alla delusione per alcune chiamate arbitrali proprio in dirittura d’arrivo che hanno innervosito non poco due protagonisti.

Primo set di buona qualità che però ha tradito le attese nel finale, quando dopo 11 game senza palle break Jack Sock si è imballato in tre doppi falli negli ultimi quattro punti consegnando il parziale su un vassoio d’argento all’avversario. Dimitrov cerca di variare le rotazioni e le parabole dei colpi per togliere i punti di riferimento a Sock, così da non permettergli di martellare da fondo con il suo diritto arrotatissimo. Gli slice bassi e corti gli procurano qualche punto, ma il dominio delle battute è pressoché assoluto, dal momento che bisogna aspettare fino all’undicesimo game per vedere una palla break. Sul 5-5 infatti il bulgaro si trova 0-40 sul suo servizio, ma ne esce con grandissima autorità, andandosi a prendere i cinque punti successivi ed issandosi a match point nel game successivo. Qui però anche Sock non trema, lavora il punto con il suo diritto e trascina il set al tie-break, vincendolo per 7 punti a 5 grazie ad un doppio fallo finale di Dimitrov, che quasi restituisce il favore ricevuto nel game precedente.

Nonostante la vittoria nel parziale, Sock non sembra lasciar trasparire una grande fiducia nelle sue possibilità: sempre molto negativo nelle fasi di gioco, a volte quasi rinunciatario sui servizi, va subito sotto di un break e si trova a rincorrere. Dimitrov lavora molto bene con lo slice esterno da destra per aprirsi il campo e testare l’arma meno forte dell’americano, il passante di rovescio. Ma è proprio quel passante di rovescio che pochi game più tardi gli saprà regalare la chance di rientrare in partita, ottenendo il controbreak per il 4-4. Sul 5-4 Dimitrov il game più lungo ed emozionante del match (20 punti), nel quale succede di tutto: Sock si procura un match point, sul quale il diritto incrociato di Dimitrov atterra nelle immediate vicinanze della riga. Sock crede di aver vinto, ma il giudice di linea e l’arbitro Lichtenstein sono di altro avviso: “What are you doing?” grida il ragazzo del Nebraska, che si dispera per la vittoria negata. Ci sono altri due match point che se ne vanno, ed un quarto che arriva quando Dimitrov decide di lasciare andare un passante di rovescio di Sock che pizzica qualche millimetro di riga di fondo… o almeno così dicono i giudici di linea. Uno schema servizio-diritto cancella anche quello, e poco dopo arriva il 5-5. Tutti pensano che si arrivi al tie-break decisivo, ma qui è Dimitrov a crollare, quando sul 5-6 30-0 cede quattro punti consecutivi e lancia Sock al terzo turno.

M. Youzhny b. [9] G. Simon 6-1 6-4 (Ruggero Canevazzi)

Mikhail Youzhny vince a sorpresa contro il più quotato Gillles Simon, al termine di un match dominato dal russo per tutto il primo set e dopo un secondo parziale più equilibrato, dove i miglioramenti del francese si sono concretizzati nel break messo a segno sul 4-3 e servizio Youzhny, che però è subito riuscito a controbrekkare l’avversario portandosi a servire per il match sul 5-4. A quel punto, le piccole incertezze che l’attuale n.107 del mondo aveva mostrato nel set, più per i meriti di un ritrovato Simon che per i demeriti del russo, sono del tutto svanite: il semifinalista dello US Open 2010 (sconfitto allora dal miglior Nadal di sempre – quell’anno conquistò 3 Slam, mancandogli solo l’Australian Open per completare il Grande Slam) ha giocato 3 rovesci perfetti e sul match-point il transalpino, costretto a remare dal fondo sulla pressione dell’avversario, ha sparacchiato in rete un dritto da dietro la riga di fondo, dopo 1 ora e 15 minuti di partita. Per Youzhny una prova molto convincente, in netta controtendenza rispetto a quanto offerto sin qui in stagione: se continuerà di questo passo potrebbe rivelarsi un pessimo cliente per l’Italia nel prossimo turno di spareggio di Coppa Davis nella difficile trasferta siberiana. Decisamente da rivedere invece uno spento Gilles Simon, che si è svegliato troppo tardi dal torpore che lo aveva avvolto nel primo set. Al prossimo turno (ottavi di finale) il trentatreenne moscovita affronterà Nadal.

[4] K. Nishikori b. P. Andujar 6-3 6-3 (Michele Gasperini)
Continua la striscia positiva per la testa di serie No. 4 del seeding del Masters 1000 di Montréal, Kei Nishikori, il quale, dopo il successo ottenuto domenica scorsa nell’ATP 500 di Washington in finale su John Isner, ha sconfitto, in poco più di un’ora, lo spagnolo No.48 del mondo, Pablo Andujar, in quello che era l’esordio del nipponico nel torneo canadese.
Parte subito forte il giapponese, da questo lunedì nuovamente No.4 del mondo, il quale strappa immediatamente la battuta al proprio avversario, mettendo subito in mostra la propria evidente maggiore qualità. Dopo un quarto gioco disputato in maniera distratta, con il nipponico che regala letteralmente il controbreak ad Andujar, Kei si riprende subito, tornando solido e aggressivo, e sciorinando le incredibili capacità di accelerazione miste ad anticipi incredibili strappa due volte consecutivamente la battuta allo spagnolo, portando a casa il parziale al nono gioco.
Il secondo set parte con lo stesso copione del primo: break al primo game per Kei, ma stavolta non si distrarrà più, mantenendo con agio tutti i giochi successivi e conquistando, così, il pass per il terzo turno, dove affronterà David Goffin.

Risultati:

[4] K. Nishikori b. P. Andujar 6-3 6-3
[Q] M. Youzhny b. [9] G. Simon 6-1 6-4
J. Sock b. [14] G. Dimitrov 5-7 7-6(5) 7-5
J. Chardy b. L. Mayer 4-6 7-6(4) 6-2
[7] R. Nadal b. S. Stakhovsky 7-6 (4) 6-3
G. Muller b. [15] G. Monfils 6-3 3-6 7-6(4)
B. Tomic b. [6] M. Cilic 6-3 6-4
[13] D. Goffin b.  S. Querrey 6-4 6-4
[2] A. Murray b. T. Robredo 6-4 7-5
[Q] D. Young b. [5] T. Berdych 7-6(5) 6-3
[Q] E. Gulbis b. L. Rosol 6-2 5-7 6-3
[16] J. Isner b. [WC] V. Pospisil 7-6(1) 4-6 6-3
[10] J. W. Tsonga b. R. Bautista Agut 5-7 7-6(6) 7-5
N. Kyrgios b. [3] S. Wawrinka  6-7(8) 6-3 4-0 rit.

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Amburgo, arriva la prima vittoria di Fognini. Subito eliminato Sonego

Fabio rimonta un set a Kohlschreiber. Nulla da fare per Lorenzo contro Auger-Aliassime

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SULLA BUONA STRADA – Nel percorso di rientro di Fabio Fognini dopo l’operazione a entrambe le caviglie, è buona la terza. Sconfitto in Austria dallo sconosciuto (ma poi semifinalista) Huesler e a Roma da Humbert con evidenti passi in avanti, arriva la vittoria ad Amburgo contro Philipp Kohlschreiber, anch’egli lontano dal suo massimo splendore ma avversario ostico per Fognini, come testimonia il 7-2 dei confronti diretti. Un match piacevole, al netto di parecchi errori non forzati da parte dell’azzurro che ha però dispensato scampoli del suo tennis migliore davanti a un Kohlschreiber sempre bravo nell’usare il campo e avveduto nelle scelte, ma ormai soggetto a cali di rendimento nell’arco di un incontro.

Nella prima partita, non mancano le occasioni per Fognini. In un quarto game da 18 punti, Fabio si guadagna tre opportunità di allungare: per due volte è bravo Kohli, ma resta il rimpianto sulla terza per una complicata veronica sul lob molto probabilmente destinato a cadere in corridoio. Preciso quando si tratta di contenere ed efficace quando è il momento di accelerare, è il tedesco a effettuare il sorpasso, con il nostro che commette un doppio fallo dopo la chiamata del fallo di piede e perde i successivi tre punti. Philipp si dimostra sempre molto più attento nei punti decisivi (si salva poi da un 15-40) e riesce così a mantenere il distacco fino ad assicurarsi il parziale.

C’è bisogno di andare a prendersi il break e Fabio lo fa al secondo game. Tranquillizzato dal vantaggio, Fogna regala qualche magia, spreca qualcosa forse esagerando, ma ha ormai preso il controllo del gioco di fronte a un avversario meno lucido e dilaga alla sua maniera pareggiando il conto dei set con un perentorio 6-1.

 

Il troppo entusiasmo, sotto forma di un dritto in salto, rischia di costargli la possibilità di strappare il servizio tedesco al terzo game, ma i piedi girano veloci e la mano è on fire e il break arriva. Non la conferma, però, perché un paio di “foot fault!” non possono non significare un turno di battuta ceduto a zero. Il match è godibile nonostante alcuni errori di troppo da parte di entrambi, con Fognini che si prende più rischi e Kohlschreiber che, come spesso gli accade, deve fare i conti con il dritto a tratti ballerino. Non chiude una prima volta con il servizio, il Fogna, ma non si distrae alla seconda occasione e si prende il 7-5 che vale la prima vittoria dalla Coppa Davis di marzo e, in torneo, addirittura dall’Australian Open. Al prossimo turno, affronterà il vincente fra Casper Ruud e Benoit Paire, che giocheranno però mercoledì.

SONEGO OUT – Cede in due set a un avversario più quotato, Lorenzo Sonego, nonostante il Felix Auger-Aliassime della seconda parte di stagione non stia particolarmente impressionando. Non un buon momento per il venticinquenne torinese: è la quarta sconfitta negli ultimi cinque incontri, con la sola vittoria ottenuta a Roma contro quel poco che sta offrendo un Basilashvili dalla testa altrove. Il primo parziale è caratterizzato da troppi errori dell’azzurro sia nel palleggio sia quando ha in mano lo scambio e il 6-2 per un più concreto Auger-Aliassime arriva dopo trentasei minuti. Bravo Lorenzo nella seconda partita a trovare la misura dei colpi e a rimanere attaccato al servizio; è lui ad avere più opportunità, comprese due (non consecutive) sul 5 pari, ma è bravo Felix a prendersi i rischi e venire avanti per annullarle. Nel finale, tornano i gratuiti di Sonego che compromettono subito il tie-break; ne fa le spese una pallina scaraventata in direzione Brema, mentre Auger-Aliassime va al secondo turno contro Bublik o Ramos-Viñolas.

Risultati:
[4] R. Bautista Agut b. N. Basilashvili 6-4 6-3
[WC] Y. Hanfmann b. [3] G. Monfils 6-4 6-3
[6] F. Fognini b. [WC] P. Kohlschreiber 4-6 6-1 7-5
[8/WC] K.Khachanov vs J-L. Struff
[1] D. Medvedev vs U. Humbert
C. Garin b. K. Nishikori 6-0 6-3
[SE] D. Koepfer b.Y. Nishioka 7-60) 4-6 6-1
F. Auger-Aliassime b. L. Sonego 6-2 7-6(2)
[LL] A. Bublik vs A. Ramos-Viñolas
D. Lajovic vs A.Mannarino

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Schwartzman non si ferma: battuto anche Shapovalov, prima finale agli Internazionali di Roma

In una magnifica semifinale Diego Schwartzman ferma Denis Shapovalov a un passo dalla top 10. Sfiderà Novak Djokovic per il titolo

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Diego Schwartzman - Internazionali di Roma 2020 (foto Giampiero Sposito)

[8] D. Schwartzman b. [12] D. Shapovalov 6-4 5-7 7-6(4)

Chi l’ha detto che il tennis senza i Fab3 in campo è brutto? Chi si era procurato il biglietto per la sessione serale di domenica al Foro Italico, magari sperando di vedere Rafael Nadal, sicuramente non può dire di essere rimasto deluso dalla splendida partita disputata da Denis Shapovalov e Diego Schwartzman. Probabilmente il miglior match dalla ripresa del circuito, sicuramente la partita più emozionante del torneo fino a questo momento, il confronto di stili tra il massiccio canadese e il piccolo argentino ha regalato scambi mozzafiato, colpi stupendi ed emozioni forti per tre ore e un quarto. Probabilmente la lunghezza del match e il calo progressivo dell’efficacia del servizio di Shapovalov, che nel terzo set è diventato quasi un non-fattore, sono stati gli elementi decisivi della sfida che il canadese sembrava aver preso in mano dopo aver ceduto il primo set. Ma un po’ come gli era capitato una decina di giorni fa a Flushing Meadows contro Carreno Busta, non è riuscito a concretizzare le occasioni avute e, una volta che il match si è trasformato in una maratona, alla fine ha dovuto cedere il passo a un giocatore meno brillante ma sicuramente più solido.

Rimane solo da sperare che questo match non abbia eliminato due giocatori invece che uno solo: Schwartzman avrà poco meno di 18 ore per recuperare prima di tornare in campo per la finale, speriamo che siano sufficienti per potergli consentire di difendere le sue chance.

 

IL MATCH

Partenza a razzo di Schwartzman che approfitta di un turno di servizio d’avvio poco convincente da parte di Shapovalov (due doppi falli e solo una prima su cinque) per andare subito avanti 3-0. Il canadese non sembra in grado di trovare una regolarità accettabile e i gratuiti continuano ad arrivare in sequenza. Il “Peque” dal canto suo è invece centratissimo, non si fa stravolgere dai tentativi di variazione di Shapovalov, che prova con sempre maggiore frequenza la via della rete, e tiene con autorità la sua battuta. Quando arriva a servire per il set sul 5-3, Schwartzman si trova però sotto 0-40, causa uno splendido passante lungolinea di rovescio di Shapovalov: annulla le prime due palle break, ma alla terza deve mettere lungo un difficile diritto in allungo. Tuttavia nel gioco seguente, dopo aver fallito la palla del 5-5 mettendo in rete una voleé di rovescio piuttosto difficile, il canadese incappa in altri due errori di diritto che gli costano il set.

Denis Shapovalov a Roma 2020 (foto Twitter @InterBNLdItalia)

Nel secondo parziale il tema tattico non cambia, ma il livello sale: Shapovalov limita gli errori e continua il pressing a tutto campo che sul 2-2, grazie anche a un paio di belle conclusioni da fondo, gli procura il break. Schwartzman accusa il colpo, inizia a commettere qualche errore di più negli scambi da fondocampo e si trova anche a fronteggiare una palla del 2-5 pesante, sulla quale però il canadese mette in rete una risposta di rovescio. Si arriva fino al 5-4, quando Shapovalov serve per il set e dal 15-0 commette tre errori e un doppio fallo concedendo al suo avversario il 5-5. Nessuno dei due però è fatto di acciaio: anche l’argentino nel gioco seguente non sfrutta due palle del 6-5, una delle quali regalata con il primo doppio fallo della serata, e subisce quattro punti consecutivi rimandando Denis a servire per il set sul 6-5. Questa volta il giovane canadese non fallisce la missione, nonostante debba annullare una palla del 6-6, e dopo un’ora e 48 minuti di gioco il match va al terzo set.

Shapovalov si fa massaggiare la schiena prima dell’inizio dell’ultimo parziale: il biondino è stato impegnato anche in diversi turni di doppio questa settimana a Roma ed è sicuramente il giocatore che ha giocato più tennis tra quelli ancora in gara. I game sono tutti combattuti, gli scambi meriterebbero ben più persone sugli spalti di quelle permesse all’ultimo minuto, ma chi è presente mostra di apprezzare, compresa una cicala che non smette di cantare dall’inizio del secondo set e si fa sentire in mondovisione. Shapovalov trova il break per il 2-1 con uno splendido game, poi sciupa tutto restituendolo con un doppio fallo finale, ma se lo riprende subito dopo con un altro game di grande sostanza. Questa volta il canadese consolida sul 4-2 dando l’impressione di poter straripare, ma Schwartzman non molla, tiene la battuta e alla terza chance riaggancia la parità sul 4-4.

Il match veleggia rapidamente (si fa per dire) verso le tre ore di gioco, e la differente consistenza delle sue battute comincia a vedersi: l’argentino deve faticare sempre di più per tenere la sua battuta, annulla due palle break con un colpo quasi magico (rovescio d’incontro su uno smash), ma poi deve capitolare cedendo ancora la battuta per la terza volta negli ultimi quattro turni.  Però nemmeno questa è la volta buona per “Shapo”, che non riesce a trovare il guizzo vincente e si fa riprendere sul 5-5.

La fine più giusta per questo match è quella del tie-break, cui si arriva dopo 185 minuti di grande spettacolo. Ormai il servizio non conta più: tre minibreak nei primi tre punti, poi Shapovalov prova una palla corta che finisce sotto la rete e dà il 3-1 a Schwartzman. Il suo vantaggio non va però mai sopra i due punti, e diventa nullo quando Shapovalov rimonta fino al 4-4. Sulla volata finale sono tre errori di diritto del canadese che emettono la sentenza e danno via libera al “Peque” e alla sua prima finale in un torneo Masters 1000.

IL PARADISO DEVE ATTENDERE

Vincendo questa partita Shapovalov si sarebbe assicurato matematicamente l’accesso alla Top 10 la settimana prossima. Tuttavia ora il suo ingresso è condizionato alla sconfitta di Schwartzman in finale contro Djokovic, dal momento che se l’argentino dovesse aggiudicarsi il titolo sarebbe lui a fare l’ingresso tra i primi 10 per la prima volta in carriera.

I precedenti contro il suo avversario in finale, il n.1 del mondo Novak Djokovic, non sono però troppo incoraggianti. I due si sono incontrati quattro volte ed ha sempre vinto il serbo. L’ultimo incontro risale all’ultimo Austrlian Open, ed è stato vinto in tre set da Djokovic, mentre l’ultima sfida sulla terra è stata proprio la semifinale degli Internazionali BNL d’Italia 2019 nella quale Schwartzman strappò il secondo set al suo fortissimo rivale.

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Djokovic spegne i bollori di Ruud. Decima finale agli Internazionali di Roma

Nole annulla due set point al norvegese in un primo set di grande intensità poi prende il controllo del match

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[1] N. Djokovic b. C. Ruud 7-5 6-3

Un antico adagio vuole che a fare la differenza tra un buon giocatore e un campione siano i dettagli. Oggi più che mai Novak Djokovic ha insegnato a Casper Ruud quando questo sia crudelmente vero. Per un set il norvegese ha condotto il gioco con una prestazione pressoché perfetta, ma al momento di chiudere, ha lasciato la porta aperta quel tanto che bastava per far rientrare Nole in partita. Ruud ha reso il pane duro al serbo anche nel secondo set, ma Djokovic, una volta messa la testa avanti, non si è più voltato, riuscendo a gestire abbastanza bene anche il solito nervosismo che sembra accompagnarlo ormai in ogni match (oggi invero alimentato anche dalla brutta giornata del giudice di sedia Adel Nour, reo di aver clamorosamente sbagliato tre palle a sfavore del serbo).

Una delle chiavi della vittoria di Nole è stato il servizio, sempre pronto ad aiutarlo nei momenti di difficoltà: su dodici ace totali, ben quattro sono arrivati su palla break. Peccato per Ruud invece che sicuramente ha molti rimpianti per quanto riguarda il primo set, ma può comunque consolarsi con un torneo davvero eccellente che gli porta in dote anche il miglior ranking della carriera (numero 30 ATP).

 

Djokovic giocherà dunque per la decima volta la finale agli Internazionali d’Italia (4-5 il bilancio), nella quale partirà da chiaro favorito contro chiunque esca vincitore dalla sfida tra Denis Shapovalov e Diego Schwartzmann

IL MATCH – Sin dall’inizio si capisce che Ruud non è sceso in campo solo per fare bella figura, già soddisfatto dell’ottimo risultato ottenuto. Il norvegese parte subito fortissimo, dettando il ritmo degli scambi con il proprio dritto. Djokovic soffre questa iniziativa e si ritrova subito sotto 3-1. Il serbo non sembra al massimo, ma riesce comunque a rendersi pericoloso in risposta. Nello scambio però gli errori arrivano con preoccupante frequenza, non solo in spinta, ma anche con il rovescio incrociato in manovra. Nel sesto gioco, durato undici minuti, Ruud salva due palle break e riesce a salire 4-2.

Il norvegese continua a comandare il gioco e va a servire per il set sul 5-4: avanti 40-15, Nole piazza un gran rovescio e una superba smorzata per annullare i due set point, prima di incassare il break grazie a due rovesci lunghi dell’avversario. Nel game successivo, il numero uno del mondo si trova ancora in difficoltà e nonostante cinque ace, di cui due sulle palle break (tre quelle annullate in questo game), impiega comunque dodici minuti per andare 6-5. A un passo dal tiebreak, Ruud sbanda e perde il servizio, mentre Djokovic lascia andare un urlaccio a pieni polmoni che rimbomba nel Centrale.

Inizia il secondo set, ma Ruud sembra ancora fermo a pensare a come abbia passato un’ora e dieci a costruire una pentola, dimenticandosi però il coperchio. Nole tiene a zero il primo turno di battuta e si procura due palle break nel secondo game. Ruud però le annulla e con molta fatica riesce a tenere il servizio. Lo scampato pericolo sembra rimettere in gioco il norvegese che torna a martellare col dritto, prendendo l’iniziativa sin dalla risposta. Quattro volte arriva a palla break, quattro volte è ricacciato indietro da Djokovic (due con l’ace). Il serbo si salva al termine di un gioco durato 12 minuti, mentre Ruud, revitalizzato, tiene il servizio a zero.

Djokovic vuole chiudere i conti e prova a dare un’accelerata alla partita. Ruud gli dà una mano steccando un paio di rovesci e cedendo a zero la battuta nel sesto gioco. Forte del vantaggio, Nole gioca molto più libero e si procura addirittura due match point sul 5-2, annullati entrambi con orgoglio dal norvegese che però è costretto ad un’onorevole resa un gioco più tardi.

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