La battaglia dei maestri

Focus

La battaglia dei maestri

Ogni appassionato conserva nella mente istanti e immagini uniche del Masters, la mia è il campo da gioco senza i corridoi del doppio. Ripercorriamo a volo d’aquila quarantaquattro anni di un torneo spietato e riviviamo alcune delle storie che ha saputo raccontare

Pubblicato

il

 
 

“Nomen omen” sentenziavano i latini, il nome è un presagio. E Il Masters è il torneo dei maestri.
I migliori otto tennisti del pianeta “l’un contro l’altro armati” in una guerra serrata che non perdona errori o distrazioni, chi vince è il più forte. Quasi sempre.

1970 – 1989, le origini e il Madison Square Garden
In principio furono gli anni settanta, quelli dei basettoni e del rock psichedelico ma anche della strage di atleti israeliani alle Olimpiadi di Monaco e della crisi petrolifera.
Il primo Masters si giocò nel 1970 e in quel decennio di grandi speranze e delusioni enormi la parte del leone la fece un romeno di gran classe, giunto sul circuito da oltre cortina con una valigia, un fascio di racchette di legno e un collega baffuto, Ion Tiriac.
Ilie Nastase vinse quattro delle prime cinque edizioni del torneo, disputate in varie sedi prima di stabilirsi dal 1977 al 1989 al Madison Square Garden di New York, e rivoluzionò il mondo minore del tennis, ne sconvolse il perbenismo imperante e un tantino ipocrita con comportamenti mai visti sul rettangolo. Ma Ilie non era cattivo, aveva solo un gran senso dello spettacolo.
Nella sua biografia John McEnroe descrive il loro primo incontro.
US Open 1979, secondo turno, McEnroe-Nastase è l’ultimo match della serata e nessuno va via.
La partita è segnata ma Nasty è in vena, si aggiudica un set e fa impazzire il giudice di sedia che vorrebbe squalificarlo ma recede sotto il fitto bombardamento di oggetti da parte degli spettatori che vogliono vedere come andrà a finire. La partita termina ben oltre l’una di notte e negli spogliatoi Ilie gesticola verso Mac, “tu, io, mangiare”. John accetta e nasce un’amicizia.
A fine decennio sarà proprio Mac a raccogliere il testimone da Nastase vincendo il primo dei suoi tre Masters nel 1978. In lizza c’erano sei statunitensi piu soldatino Barazzutti e Raul Ramirez, messicano di talento ma troppo avvenente per spremerlo fino in fondo.
In una appassionante finale contro il gentleman Arthur Ashe McEnroe perde il primo set al tie-break, pareggia ma quando serve sul 4-5 del terzo Arthur va a match point e sulla classica curva esterna di John piazza una splendida risposta di rovescio. Sta alzando le braccia al cielo quando l’arbitro, con ritardo, chiama fuori la prima di servizio del suo avversario. McEnroe per l’unica volta nella sua vita accetta una chiamata avversa senza fiatare mentre Ashe domanda gentilmente all’arbitro se è sicuro.
È sicuro. Il destino ha deciso e Mac conquista tre giochi di fila e il trofeo.

Arriva il 1980, un ex attore hollywwodiano di b-movies diventa presidente degli Stati Uniti e l’otto dicembre Mark David Chapman placa la sua sete di notorietà freddando con cinque colpi di pistola John Lennon sulla soglia del Dakota Hotel di New York. Qualche giorno dopo e pochi isolati più in là tocca a Bjorn Borg aggiudicarsi il primo dei suoi due titoli consecutivi. L’orso di Sodertalje prevale in una combattutissima semifinale contro Connors e il giorno dopo annienta un giovane Lendl. Nessuno ancora lo sa ma Bjorn sta già meditando il ritiro, che di fatto arriverà al termine della finale persa nettamente contro McEnroe a Flushing Meadows 1981. Furono proprio Borg e Mac a trasformare definitivamente il tennis da sport d’élite in spettacolo planetario e la loro eredità sarà degnamente raccolta da una generazione di fenomeni.
Lendl, Wilander, Becker e Edberg regaleranno agli appassionati oltre dieci anni di sfide appassionanti, drammatiche e divinamente giocate. La sede del Masters rimane New York , ora la finale si gioca tre set su cinque ed è Ivan Lendl il dominatore del Madison con cinque successi.
Ma un re quando cade fa più rumore.
Nel 1988 il suo avversario in finale è Boris Becker, già sconfitto in due precedenti occasioni ma mai domo. I due si scambiano botte da orbi in oltre quattro ore di lotta all’ultimo sangue e quando inizia il quinto set sembrano entrambi Rocky all’angolo che dice a Mickey “Aprimi l’occhio, aprimi l’occhio”.
In un titanico scontro di volontà nessuno dei due molla un centimetro, sarà il tie break a decidere e lo farà in modo beffardo. Sul punteggio di 5-5 Boris mette tutto quel che gli rimane in un attacco che lo manda a servire per il match. Vuole l’ace ma è esausto, la prima palla muore a mezza rete. Su una timida seconda Ivan risponde e inizia uno scambio che non può essere dimenticato.
Lendl prende il comando e spinge col drittone anomalo sul rovescio di Boris che si difende con lunghe parabole in back. Contateli, sono 36 scambi tesi e drammatici, al termine dei quali il tedesco in apnea lascia partire un rovescio piatto e disperato, lo sguardo annebbiato dalla fatica.
Gli dei decidono con chi schierarsi, la pallina sbatte sul nastro all’altezza del cavo d’acciaio che regge la rete e rotola imprendibile di là.
È la fine, il primo piano sul volto di Ivan non ha bisogno di parole mentre Boris si limita ad alzare timidamente le braccia al cielo.

 

1990 – 1999, Becker porta i Maestri in Germania
Il 1990 saluta la fine dell’Apartheid in Sudafrica con la liberazione di Nelson Mandela dopo 28 anni di carcere, muore Greta Garbo e viene interrotta la produzione dei 45 giri mentre scoppia la Guerra del Golfo, trasmessa in TV come Happy Days.
Sull’onda della popolarità di Boris Becker la sede del Masters trasloca dalla Grande Mela e si stanzia prima a Francoforte e poi ad Hannover. Ma Boris non è già più il Goat, il decennio che conduce al nuovo millennio ha un padrone e solo uno. Il suo nome all’anagrafe è Petros Sampras ma per noi sarà sempre Pistol Pete, senza nulla togliere all’originario titolare del soprannome, il compianto cestista NBA Peter Maravich, morto d’infarto su un playground nel 1988.
Dritto e smash devastanti, l’attacco a rete come unica ragione di vita, e il servizio, soprattutto il servizio. Pete giocava di fatto due prime, certamente mémore delle parole di Jack Kramer, per il quale il colpo fondamentale per un campione era proprio la seconda palla.
Sampras non ha ancora vent’anni quando inaugura il suo decennio d’oro vincendo gli US Open e prendendosi gli scalpi di McEnroe in semi e Agassi in finale. Fra poco non ce ne sarà più per nessuno.
Cinque titoli al Masters certificano il suo domìnio ma Boris dai grandi piedi non si arrende mai e nel 1996 arriva a tanto così dal detronizzare lo statunitense. Quell’anno il torneo dei maestri si gioca ad Hannover, dove morì il filosofo Wilhelm Leibniz, quello delle Mònadi (non chiedetemi cosa sono…).
Sampras e Becker arrivano alla resa dei conti, col tedesco che schiuma rabbia e ha già perso abbastanza nettamente la finale di due anni prima. Si gioca.
Boris parte come un razzo, vince il primo 6-3 e potrebbe anche andare due set a zero ma perde il tie break del secondo di un’incollatura e anche il terzo ha lo stesso andamento. Il tedesco è a tavoletta da oltre due ore, gioca magnificamente ma è sotto perché il tie break è il regno di Sampras.
Un uomo meno orgoglioso avrebbe mollato, non Boris che lotta con ogni cellula del suo corpo contro un tennis oggettivamente superiore e porta anche il quarto set al sei pari. Si intona già il De Profundis in tedesco quando un mini-break manda The Pistol a servire per la coppa ma un banale errore in palleggio dell’americano rimette tutto in discussione. Ora è Becker che va a set point con la battuta a disposizione ma Pete annulla con una risposta vincente. Le emozioni unite a malto e luppolo portano l’arena in ebollizione, Sampras annulla un’altra palla set con la prima di servizio e subito dopo va a rete a prendersi un secondo match point che spreca però con un dritto lungo.
Boris si vede annullare altre due occasioni per chiudere il set da una gran prima e un super passante incrociato in corsa ma ha la forza di procurarsi una quinta opportunità e questa è la volta buona perché Pete mette incredibilmente fuori una facile volée.
Il pubblico in visibilio spinge il proprio alfiere ma Becker non ne ha più e a Sampras basta un break per conquistare la sua terza corona di Maestro. Lo statunitense chiuderà il decennio con altri due titoli vinti nel 1997 contro Kafelnikov e nel 1999 contro Agassi.
Ma il nuovo millennio è alle porte e reca con sé un dominatore assoluto.

2000 – 2015, il nuovo millennio e il suo padrone
Gli anni 2000 partono col terrore del “bug”, rivelatosi poi una bufala e in Italia viene stampata l’ultima banconota in lire. Va in onda la prima edizione del “Grande Fratello”, George Orwell si rivolta nella tomba e “Il Mattatore” Vittorio Gassman muore a Roma in estate.
Nel tennis il cambio della guardia ha una data e un luogo precisi.
Il 2 luglio 2001 Pete Sampras affronta negli ottavi di Wimbledon un ragazzino svizzero col codino e qualche residuo brufolo adolescenziale. Con pathos crescente il pubblico del Centre Court assiste ad una partita non bella ma storica e quando nel dodicesimo gioco del quinto set Roger strappa battuta e incontro al re con una risposta di dritto lungolinea erompe in un lungo oooh di meraviglia.
Federer è erede e custode dei dettami classici del gioco e dopo un paio di stagioni di assestamento imbocca la strada che lo condurrà ad essere considerato fra i più grandi di sempre. Roger fonde mirabilmente il bello con l’utile, non gli basta vincere ma vuole farlo in un certo modo e questo atteggiamento sarà paradossalmente il suo grande limite.

Ecco il parere di Agassi all’apparire del nuovo sovrano.
Contro Federer, non ho una zona del campo dove rifugiarmi nei miei momenti di difficoltà. Con Sampras, ad esempio, era diverso: potevo trovare un po’ di respiro giocandogli sul rovescio

Dal 2003 in poi lo svizzero vincerà tutto, frustrando i sogni di grandezza di chiunque e rimanendo competitivo anche contro i fenomeni della nuova generazione come Nadal e Djokovic, che lo hanno contrastato costringendolo a colpire sempre una palla in più e a pensare maggiormente durante lo scambio, tutte cose poco gradite a chi è dotato di gran talento.
Roger con i suoi sei titoli è il Maestro dei maestri ma nella finale del 2005 perde in finale da David Nalbandian una partita da lettino psicanalitico. L’argentino è stato un gran tennista, dotato di potenza e tocco in pari grado ma problemi fisici e di continuità ne hanno limitato la carriera.
Roger è ai suoi massimi ma il 20 novembre 2005 sul sintetico di Shanghai sarà David ad abbattere sorprendentemente il Golia elvetico a colpi di fionda.
Federer vince i primi due set solo al tie-break, il secondo per 13 punti a 11, e lo sforzo inaspettato apre crepe preoccupanti nella sua corazza scintillante. Nalbandian non cede, gioca alla grande e riporta in pari il punteggio aggiudicandosi terzo e quarto set con un parziale di 12 giochi a 3.
Si va al quinto ma Roger non riesce più a scrollarsi di dosso l’avversario che ora ci crede e non molla una palla che sia una. È ancora il tie-break a decidere le sorti dell’incontro ed è l’argentino ad aggiudicarselo nettamente contro un Federer in piena crisi di fiducia. Questo è il tennis, prima non lo sai mai.
I nove anni seguenti sono cronaca dei giorni nostri, con quattro successi per parte di Roger e Nole e l’unica clamorosa intromissione di Nikolaj Davydenko, re per un giorno nel 2009.
E la storia continua.

Continua a leggere
Commenti

ATP

Roland Garros: buona la prima per Medvedev, Bagnis battuto con un triplice 6-2

Il russo approda al secondo turno dello slam francese superando in tre set l’argentino. Al secondo turno Djere o Berankis

Pubblicato

il

Daniil Medvedev - Roland Garros 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Daniil Medvedev - Roland Garros 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

Guarda il video integrale sul sito Intesa Sanpaolo

Dopo la sconfitta all’esordio sulla terra rossa in quel di Ginevra contro Richard Gasquet, ritrova il sorriso Daniil Medvedev che in un’ora e 38minuti liquida la pratica Facundo Bagnis, numero 103 del ranking ATP, e approda al secondo turno dello slam parigino, contro il serbo Laslo Djere.

 

Per il russo il successo è arrivato con un periodico 6-2; ha mostrato buona condizione fisica visti i recenti problemi fisici e l’intervento all’ernia, non cedendo alla fatica anche quando lo scambio si è allungato. Positive anche le statistiche con 35 vincenti messi a referto dal russo a fronte di 19 gratuiti, con ben 12 ace. Punto dolente i 7 doppi falli che con un avversario più ostico di Bagnis avrebbero potuto incidere in ben altra maniera. Dal canto suo l’argentino, anch’egli non al 100% della forma (era reduce dal ritiro al primo turno di Ginevra) ha provato a resistere alla potenza di Medvedev, cercando di muovere il russo. Tuttavia, Bagnis si è dimostrato troppo falloso e poco incisivo col servizio.

IL MATCH – Primo set dominato dal russo, che pronti via si procura il palla break. Bagnis ad inizio match è molto combattivo e con un’ottima combinazione servizio e attacco a rete si salva una prima volta, ma due vincenti uno di dritto e uno di rovescio al termine di due scambi durati rispettivamente 16 e 14 colpi regalano il break al numero 2 al mondo.

La seconda di Medvedev è poco incisiva e il russo paga dazio nel secondo game con Bagnis che si guadagna subito due occasioni per l’immediato contro break con un dritto incrociato che trafigge Medvedev a rete. Due aces ad oltre 190 km/h rimettono il game in equilibrio. Un rovescio out del russo e il primo doppio fallo dell’incontro rimettono la sfida in parità.

Da quel momento è un monologo del russo, 92% di punti vinti con la prima (dodici su tredici), 6 aces e una aggressività in risposta che mette in difficoltà un buon giocatore da rosso come Bagnis. A fare la differenza è stata la quantità di errori di Bagnis ben 11 contro i 5 del russo, mentre Medvedev che alterna corsa e potenza non soffrendo neanche gli scambi lunghi. Infatti, quando lo scambio si allungava Medvedev ha vinto 12 punti su 17 scambi andati oltre i 9 colpi.

Il dominio di Medvedev è totale nel secondo set, con il russo che con un doppio break si issa facilmente sul 4-0. Unico passaggio a vuoto il sesto game, con Medvedev che recupera da 0-40, beneficiando prima di un gratuito di Bagnis e poi mettendo a segno tre vincenti di dritto.

Il russo dimostra anche una certa confidenza al gioco sul rosso, sia per l’ottima capacità di lettura dei dropshot tentati da Bagnis, che quasi mai si rivelano pericolosi, sia per la buona capacità nel variare gli scambi con dei dropshot ben eseguiti che spesso trovano impreparato l’argentino.

Anche nel terzo set, così come nei due precedenti, Medvedev piazza il break in apertura approfittando ancora degli errori di Bagnis col dritto. A rimettere in gioco l’argentino ci pensa Medvedev nel corso di un orribile quarto game, nel quale mette in campo solo due prime, commette tre doppi falli e innervosito dalla situazione sparacchia out un dritto che rimette il set in equilibrio.

Bagnis però cede subito alla pressione del russo in risposta, che in un attimo si ritrova 0-40. L’argentino si salva per ben due volte ma poi spreca tutto con un dritto mal eseguito che finisce fuori in lughezza. La fuga di Medvedev viene certificata con il break del 5-2 con l’argentino che prova a correre Medvedev per tutto il campo ma si incarta con una palla corta sulla palla break che finisce in corridoio. Per Medvedev è una formalità chiudere al servizio l’incontro per il 6-2 finale.

Buona prestazione dunque per il russo, ma forse non basta questo match per dire che Medvedev sia tornato al top della forma considerando che in questa prova Slam, prima dello scorso anno aveva uno score di zero vittorie e quattro sconfigge: “Amo il Roland Garros dallo scorso anno, prima non potevo dirlo, non sono mai rimasto molto ha dichiarato il russo a fine incontro spesso la domenica per me era già finito. Quest’anno per fortuna ho iniziato il martedì e sono contento di aver vinto. Ci rivediamo giovedì

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

Continua a leggere

ATP

Roland Garros, Nadal: “Wimbledon? Sia l’ATP che il torneo hanno una parte di ragione”

Le parole di Rafa dopo l’esordio vittorioso in tre set su Thompson: “E’ stato un buon esordio, ma devo migliorare in tutto”

Pubblicato

il

Rafael Nadal - Roland Garros 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Rafael Nadal - Roland Garros 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

Dopo i dubbi romani legati alle sue condizioni fisiche che hanno seguito la sconfitta contro Shapovalov, Nadal torna vincente e lo fa a Parigi con la vittoria n.299 in una prova slam, ai danni dell’australiano Jordan Thompson. Il piede che lo tormenta? Per ora è un ricordo lontano. La testa adesso è proiettata a fare bene, una partita alla volta, un passo alla volta. Ecco le parole dello spagnolo durante la conferenza stampa.

IL MODERATORE: Quanto eri felice della tua prima partita qui al Philippe Chatrier?

RAFAEL NADAL:Beh, è ​​un buon inizio, ovviamente, tre set filati. Questo è tutto. Voglio dire, ho giocato bene per un po’. Ci sono cose che potrei fare meglio e che devo fare meglio. Ma è un inizio positivo, e questo mi dà la possibilità di avere un altro giorno di allenamento domani e poi un’altra possibilità dopo domani”.

 

D. Passando al secondo round. Hai detto che c’erano alcune aree che vorresti migliorare. Quali sono queste aree? È questo il tipo di partita del primo turno che ti aspettavi di avere?

RAFAEL NADAL: “Non prevedo le cose (sorridendo). Non lo so. Ho bisogno di migliorare in tutti i modi. Penso di aver bisogno di migliorare il mio movimento, per qualche istante la velocità del mio diritto, la velocità di palla, che penso potrebbe essere migliore e dovrebbe essere migliore. È vero che ho fatto le cose bene, per un po’ è andata bene. È vero che oggi le condizioni erano più pesanti del solito qui, molto umido, il campo lento. Non so perché. Non so perché oggi il campo fosse molto umido, avendo il tetto sopra per molto tempo. Sì, voglio dire, sono contento della performance, comunque, no? È stato un inizio positivo. Poi ovviamente sono un tipo di giocatore che cerca sempre qualcos’altro, cose da migliorare. È quello che cercherò di trovare negli allenamenti di domani e poi nella prossima partita”.

D. Sembravi abbastanza in forma, almeno per il primo set e mezzo, ma come sta il tuo piede in questo momento? Come va l’infortunio? Con questo infortunio tu hai giocato solo cinque partite sulla terra rossa prima di Parigi, com’è il tuo livello di fiducia rispetto agli anni passati?

RAFAEL NADAL: “Ovviamente la fiducia è maggiore quando vinci Monte-Carlo, Barcellona, ​​Madrid o Roma. Senza dubbio le cose in questo mondo sono facili da capire, no? Quando vinci più partite e più tornei, hai più fiducia. Anche gli avversari lo sentono e alla fine sei più abituato al livello che devi giocare per vincere le partite. Quando questo non è il caso, le cose sono diverse. Ma non mi sarei mai aspettato di vincere 15 Monte-Carlo e Roma, quindi questa è la situazione oggi. Mi sono infortunato, e basta. Quello che è successo è passato, ed eccoci qui. Siamo al Roland Garros. Sono qui per fare del mio meglio. E come è il mio livello di fiducia, come sarebbero le cose o se non mi fossi fatto male, non lo so. Non lo sapremo mai. Non sono un grande fan del pensare alle cose che potrebbero accadere se — “se” è una parola pericolosa. E poi è il momento di accettare il momento, di accettare la situazione e di avere la fiducia per mettere tutti i miei sforzi in ogni singolo giorno, per migliorare sempre di più. Vediamo fino a che punto posso andare avanti”.

D. La mia domanda non riguarda la partita di oggi, ma Toni, tuo zio ed ex allenatore, che ora è consigliere di Felix Auger-Aliassime. Cosa ti ha dato all’inizio della tua carriera e che tipo di allenatore è? Cosa può dare a Felix nella sua carriera?

RAFAEL NADAL: “Beh, più di ogni altra cosa è mio zio, quindi quello che mi ha dato è: tutto. Gioco a tennis grazie a lui. Se sono un giocatore professionista, senza dubbio è merito suo, no? Per il resto è una domanda per Felix, non più per me. Puoi chiedergli quali sono le cose che sente che Toni gli porta, e sono sicuro che Toni può aiutarlo e lo sta aiutando in modo positivo. Ha molta esperienza ed è appassionato di questo sport. È intelligente, no? Sa molto di tennis, quindi sono sicuro che sarà in grado di aiutarlo“.

D. Qual è la tua opinione sulla decisione dell’ATP di rimuovere i punti in classifica da Wimbledon?

RAFAEL NADAL: “Non ho un’opinione chiara. Il problema da parte dei giocatori è sempre lo stesso. C’è sempre una persona e un board, una persona o un board che prendono le decisioni. E il resto delle persone che gestiscono l’evento seguono quella posizione. Nel nostro tour, ogni singolo giocatore ha un’opinione diversa, ed è per questo che non raggiungiamo mai le cose che potremmo ottenere se fossimo coesi. Alla fine, in questo mondo, è necessario che qualcuno prenda decisioni. Se io sono d’accordo o meno, oggi non importa. Il consiglio, il consiglio dell’ATP prende una decisione. Dobbiamo accettare questa decisione. Per il resto non sarò il giocatore che viene qui e che mette il mio board in una posizione difficile per la decisione che prende. Questo è il mio punto di vista. Penso che noi giocatori, non siamo preparati abbastanza bene per prendere decisioni importanti, perché alla fine è uno sport individuale. Ognuno ha la propria opinione personale in termini di quanto profitto ottiene da ogni singola decisione presa dall’ATP. Alla fine, capisco entrambe le parti. Rispetto e capisco la posizione di Wimbledon, senza dubbio, ma d’altra parte capisco e rispetto anche che l’ATP stia proteggendo i suoi membri. Questo è tutto. Non è che uno sta facendo una cosa negativa e l’altro sta facendo la cosa buona. A mio parere personale, hanno entrambi buone ragioni per prendere le decisioni che prendono oggi. Si spera che ATP e Wimbledon possano stare insieme e sedersi insieme e negoziare un futuro migliore per entrambe le parti”.

Q. Ho una domanda sul tuo avversario oggi. Ha servito in kick molto bene da sinistra. Quale pensi sia stata la cosa più difficile da superare per te in questa partita?

RAFAEL NADAL: “Beh, la partita è iniziata bene per me, no? Immediatamente ho avuto dei break, quindi i risultati dicono che è stata più o meno una partita solida da parte mia. È vero che quando sta servendo bene le cose diventano più difficili, no? È veloce. Ha buone gambe e può essere veloce e può essere pericoloso. Ma è vero che qui con un campo così grande come questo e giocando sulla terra battuta si hanno più possibilità contro un giocatore come lui che può fare grandi punti e grandi colpi, ma allo stesso tempo sbaglia anche lui. Quindi sulla terra è difficile”.

Continua a leggere

Editoriali del Direttore

Gilles Moretton, presidente Federtennis francese: “Vogliamo persuadere l’ITF a rivedere la Coppa Davis. Era più bella prima!” Oggi 8 italiani in campo: finirà 4 pari? Musetti-Tsitsipas clou by night

Mentre Djokovic domina Nishioka e poi parla dei 2000 punti che non potrà recuperare, una super Martina Trevisan sogna di diventare una top-32 a fine anno. Oggi Sonego e Sinner non devono fare brutti scherzi

Pubblicato

il

Il presidente della federtennis francese Gilles Moretton con il direttore di Ubitennis Ubaldo Scanagatta
Il presidente della federtennis francese Gilles Moretton con il direttore di Ubitennis Ubaldo Scanagatta

Guarda il video integrale sul sito Intesa Sanpaolo

Il primo lunedì delle due settimane del Roland Garros per me è un giorno bellissimo, perfino quando piove o pioviscola, come è accaduto oggi a più riprese.

 

Da non so più quanti anni, dei 46 che ho coperto dal 1976 (l’anno del trionfo di Panatta) a oggi, senza altra soluzione di continuità che il 2020 causa Covid, al lunedì mattina vado a Clichy agli uffici Piaggio per ritirare uno scooter che mi rende molto più facile la vita in questo torneo dove per via del nuovo Philippe Chatrier, del tetto e delle sessioni notturne, si fanno le ore piccole e la caccia al taxi diventa una pura questione di sopravvivenza.

Mi è bastata la serata di domenica, dove mi sono dovuto arrangiare con i mezzi, per sognare questo lunedì e il primo giorno con il “mio” MP3 500 Piaggio (tre ruote e non serve il cavalletto per posteggiarlo!).

Chi esce dalla nuova uscita del Roland Garros è imprigionato per 1.600 metri e una serie di transenne fino alla Metro di Porte D’Auteuil. Ti vedi scorrere davanti i taxi ma non puoi fermarli e se tu avessi l’agilità di Sotomayor e provassi a saltare le transenne, ci sono decine di flics pronti a farti la multa.

Da Clichy-Clignancourt attraverso la circonvallazione “periferica”  si arriva all’uscita del Roland Garros in circa 23 minuti se sei in macchina, in meno di una dozzina in moto. Tutti i lunedì di tanti Roland Garros sorpasso migliaia di auto sulle quattro corsie. Non centinaia, migliaia. Un traffico pazzesco ma veloce. Da far paura se ci devi scorrere nel mezzo. In mezzo alle corsie c’è un po’ più di un metro per le moto. Se appena appena rallenti un po’, ecco che le moto da dietro cominciano a suonare. O vai a minimo 60 l’ora, ma parecchi sfilano a 100 e fanno ginkane pazesche, o te ne dicono di tutti i colori. Però è bello. Ti senti libero. E poter parcheggiare vicino al Roland Garros, se non sotto al Suzanne Lenglen come mi veniva concesso una volta, dà una soddisfazione impagabile. So che non vi importa nulla di tutto ciò, però cominciare bene la giornata e andare via alla svelta dopo più di 12 ore fra campi, sala stampa e conferenze stampa che si susseguono a ritmo da…moto sulla “periferica”, è una gioia impagabile. Anche se il ricordo di quando Internet non c’era, l’articolo per La Nazione era in tipografia per le 20 o le 21, e riuscivo a raggiungere gli amici a un ristorante di St. Germain de Pres a un’ora decente, dopo aver costeggiato la Senna con i suoi Bateaux Mouche e sfilato davanti alla Tour Eiffel ancora illuminata, suscita incredibile nostalgia. Bei tempi.

Non si pensava allora che da anziani si sarebbe lavorato meno e che alla mia età sarei stato in pensione da un pezzo? Macchè! Ma guai a lamentarsi. Anche perché tanti di voi che hanno la pazienza di leggermi – e oggi vi ce ne vuole più del solito – vorrebbero essere qui, a vedere questo grande spettacolo con le più grandi racchette del mondo, in questo complesso straordinario e sempre più affascinante, sempre meglio strutturato e organizzato, più moderno, efficiente e popolato. Io stesso, del resto, mi considero un privilegiato. Faccio il lavoro che mi piace, nessuno mi obbliga a farlo visto che sono padrone di me stesso e anche se ogni tanto (poco?) sogno di lavorare un po’ meno, poi in fondo se non fossi in grado di farlo (con o senza MP3 a tre ruote) sarei molto più triste.

Non posso, ad esempio, non pensare ai miei compagni di avventure tennistico-giornalistiche e televisive, Rino Tommasi e Gianni Clerici, e anche Roberto Lombardi,  che purtroppo non possono essere qui a godersi questo Roland Garros insieme a me. E quante volte li ho portati sui vari modelli delle mie Vespe qui come a Wimbledon. Mi mancano e so che pagherebbero per poter essere qui. Ecco perché dico: guai a lamentarsi prima di passare a parlare di cose diverse. Comprese alcune che magari vi interessano il giusto.

Eccone una di quelle. Domenica sera sono stato al tradizionale cocktail dell’International Club di Francia. Invitato quale segretario onorario dell’International Club d’Italia, il cui presidente (e inesauribile “motore”) è Marco Gilardelli, ex prima categoria italiano, sono diventato membro onorario di quello di Francia…ma siccome pochi sanno cosa sia l’International Club, fondato il 26 novembre 1924 dagli inglesi, con il club francese che gli fece seguito il 24 luglio 1929, e quello statunitense che si è aggiunto nel 1931, vi inserisco qui un link molto datato ma che ne spiega la storia, non senza avervi detto che attualmente i club nazionali che vi aderiscono nel mondo sono nel frattempo diventati 42.

Questi club hanno la vocazione di restaurare attraverso incontri tennistici (e conviviali…) amichevoli di buon livello, i rapporti di amicizia sorti in tanti anni di gare fra tennisti di svariati International Club di vari Paesi. All’inizio quei rapporti erano sorti primariamente fra le nazioni che avevano sofferto le tragedie della guerra 15-18. Il primo presidente dell’International Club di Francia è stato uno dei quattro moschettieri, Jean Borotra. Poi lo sono stati anche Brugnon, Bernard e Cochet (tutti nomi che hanno fatto la storia del tennis francese e mondiale). Quindi Pierre Darmon, antico rivale di mille battaglie contro Nicola Pietrangeli, Beppe Merlo e Fausto Gardini. L’Italia ha sempre fatto fatica ad allineare squadre competitive dell’International Club, nonostante i mille sforzi del suo presidente Gilardelli. Ma le trasferte a volte sono onerose, anche se di solito viene offerta l’ospitalità dal club di casa, e non è facile coinvolgere i nostri migliori giocatori anche per motivi – per così dire – culturali.

Ogni anno si disputano decine e decine di incontri amichevoli bilaterali in tutto il mondo, dalle Bahamas all’Australia (il cui presidente è Frank Sedgman, ma ultimamente in un incontro a Sydney fra Australia e Francia padrone di casa è stato Ken Rosewall, ottantottenne lucidissimo che ogni tanto mi telefona per chiedere degli amici italiani), ma talvolta anche minicompetizioni a squadre, come la Potter Cup che si disputa sempre in Spagna, prima a Maiorca e in tempi più recenti a Barcellona. Recentemente, ad esempio, si è giocato Italia-Francia al TC Parioli alla vigilia degli Internazionali d’Italia. I francesi, nostro ospiti, e per un giorno ospiti anche al Foro Italico in tribuna d’onore, hanno vinto il confronto per 8 incontri a 5. Ha partecipato all’incontro anche Sandrine Testud che ha naturalmente giocato per la Francia. Per l’Italia c’era Vincenzo Franchitti, il solo tennista italiano ad aver battuto Bjorn Borg. E anche lui ha vinto. Giocano di solito questi incontri ex campioni, che hanno vestito i colori delle nazionali (anche junior, anche veterani), ma con il tempo sono stati nominati membri anche dirigenti, personaggi che hanno contribuito al successo del tennis.

E’ stato il presidente francese dell’International Club di Francia Thierry Pham a darmi la cravatta argentea con le sole due strisce rosa.  

Quello britannico ne ha una, quello americano 3, e poi c’è tutta una complicatissima grafica che con gli stessi colori disegna le cravatte di ognuno dei 42 club.

L’altra sera qui a Parigi c’erano più di 200 membri dell’IC di Francia. Incluso il presidente della Federazione Francese Gilles Moretton che mi ha ricordato di aver battuto Adriano Panatta nel mio circolo di Firenze nel 1981: “Ma Adriano cominciava ad essere vecchietto…” ha scherzato. Beh,a vedere certi “vecchietti” di oggi, i Federer che ha vinto fino a 37, Djokovic che vince a 35, Nadal a 36…Adriano nel maggio ’81 non aveva ancora 31 anni! Ma aveva fatto un’altra vita, Adriano. Meno da atleta. Più da bon-vivant. Ognuno fa le sue scelte.

Moretton ha detto alcune cose interessanti: “Stiamo collaborando molto di più di quanto si facesse prima noi dei 4 Slam, cerchiamo di uniformare più cose, ad esempio i tiebreak del set finale a 10, ma anche altro. Poi, però ogni Slam mantiene la sua autonomia, tant’è che noi abbiamo accolto i tennisti russi e bielorussi al Roland Garros, mentre a Wimbledon sono stati di diverso avviso. Stiamo cercando di collaborare maggiormente anche con ATP e WTA, mentre per quanto riguarda l’ITF non siamo in genere contenti di come è stata trasformata la Coppa Davis…vorremmo tornare all’antico. Era più bella prima. Faremo pressioni sull’ITF in tal senso. Anche questo fatto che prima la fase finale dovesse essere a Abu Dhabi, poi in Spagna (Malaga…), o che per la Billie Jean King Cup non sappiamo ancora dove dovremmo giocare…Mah…!” 

A far da madrina alla serata dell’IC al Roland Garros nel Club des Loges l’ex campionessa australiana (avversaria di Lea Pericoli) Gail Sherriff che è stata poi sposata a due tennisti francesi di prima categoria, Lovera e Chanfreau, ma ora ha un italiano Benedetti. Una signora simpatica e molto vivace più a suo agio con francese e inglese di Moretton. Fra i nuovi membri dell’IC de France, con nuova cravatta anche lui, anche il marocchino Youness el Aynaoui (ricordate il suo match maratona contro Roddick all’Australian Open: 21-19 cito a memoria…). Youness che parla benissimo italiano, fu uno degli allievi di Alberto Castellani, ora vive a Nantes: “Mio figlio è centrocampista nel Nantes, ha 18 anni e già diverse richieste da procuratori italiani…”. E io: “Stai attento, c’è un sacco di gente senza troppi scrupoli…”. Lui: ”Lo so, lo so!”

Chiudo questo editoriale diverso dal solito rimandandovi al prossimo perché questo era già fin troppo lungo. In sintesi hanno perso altre teste di serie importanti, dopo la Jabeur domenica e cioè la Krejcikova testa di serie n.2 campionessa in carica ma ferma per il tennis elbow da Doha, quindi da tre mesi,  e k.o. anche la Kontaveit testa di serie n.5 e battuta dall’ex compagna di Matteo Berrettini, Ajla Tomljanovic. La sconfitta di Naomi Osaka con la Anisimova invece non può destare grande sorpresa. Dopo la Swiatek la Anisimova è la ragazza che ha vinto più match di tutte sulla terra battuta. Neppure lei ci aveva fatto caso.

Ho visto vincere alla grande Martina Trevisan cui non sarà dispiaciuta la sconfitta della Jabeur che avrebbe dovuto affrontare al secondo turno. La polacca Linette che l’ha battuta è certo avversaria più addomesticabile. Martina non ricordava di averci giocato in…casa sua, al torneo di Santa Croce sull’Arno diversi anni fa. Meno male che ha avuto l’ispirazione di andare a vederla giocare contro la Jabeur. “Di solito non guardo mai oltre al mio round in tabellone…ma stavolta ho guardato quella partita”.

Io non ho mai capito perché non si debba guardare un tabellone. Mi sembra pura superstizione. Basta non pensare alle semifinali, o anche agli ottavi, quando si deve giocare ancora il primo turno. Però dare un’occhiata ai propri potenziali avversari non dovrebbe distrarre troppo un giocatore e potrebbe invece essere molto utile quando non si sa come giochino tutti e si può andare a studiarseli un pochino. Se poi si perde potrà servire per una prossima volta, no?

Martina, dopo l’exploit di Rabat che l’ha issata a n.59 WTA, punta a raggiungere un posto tra le prime 32 del mondo a fine anno, in modo da essere testa di serie all’Australian Open. Battere la Linette, e poi la vincente di Kvitova-Saville, e poi già che c’è anche la Raducanu (che ha vinto in 3 set sulla Noskova che confesso di non conoscere…) vorrebbe dire essere sulla buona strada. Mi sembra miglioratissima e in fiducia, soprattutto al servizio su cui ha lavorato molto e si vede.

Hanno perso, e avrete letto le cronache i due italiani ripescati dalle qualificazioni, Agamenone (cui è difficile non pronunciare una enne in più se appena si è letto Omero) e Giannessi, quest’ultimo dopo 4 ore e 58 minuti. Decisamente il croato Gojo a noi non porta bene. Peccato perché se avesse vinto lo spezzino avrebbe affrontato poi un argentino dal nome italiano, Carebelli, uscito dalle qualifizionei e protagonista di un’altra maratona (con Karatsev, la prima conclusa al tiebreak a 10 punti nell’ultimo set).

Stava un set pari invece Paolini con Begu. Oggi otto italiani in campo, sette dall’inizio più Paolini per il terzo set con la Begu. E i sette sapete chi sono. Ovviamente il match che ci interessa di più sembra essere Musetti-Tsitsipas. Magari Lorenzo riuscisse a dare battaglia al greco come un anno fa qui contro Djokovic quando vinse i primi due set. Se giocano cinque set e si fa le due di notte …io ci sto. Tanto ho lo scooter Piaggio che mi riporta a casa!

Nel mezzo spero e credo che Sinner non ci faccia brutti scherzi con Fratangelo, idem Sonego con Gojowczyk, Giorgi con Zhang. Sulla carta il Cecchinato d’una volta potrebbe battere Andujar che ha più anni di lui, mentre temo sia molto dura per la Bronzetti con la Ostapenko e per Zeppieri con Hurkacz. E’ – dopo il 2 a 2 di questi primi due giorni, ok Fognini e Trevisan, ko Agamenone e Giannessi, in attesa del terzo set fra Paolini e Begu –  giornata azzurra da 4 pari, 3-5 o 5-3. Un quarto e diverso risultato mi stupirebbe.

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

Il tabellone femminile del Roland Garros 2022

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement

⚠️ Warning, la newsletter di Ubitennis

Iscriviti a WARNING ⚠️

La nostra newsletter, divertente, arriva ogni venerdì ed è scritta con tanta competenza ed ironia. Privacy Policy.

 

Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement