Il Next Gen non è poi così male. Jimmy Van Alen da lassù applaude

Editoriali del Direttore

Il Next Gen non è poi così male. Jimmy Van Alen da lassù applaude

MILANO – Le regole che credo verranno presto implementate e quelle che mi auguro non lo saranno mai. Il boomerang della morte dei giudici di linea

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Next Gen Finals: il primo match del futuro va a Medvedev, ok Coric
Next Gen Finals: cade un ottimo Quinzi, Chung inguaia Shapovalov

Il torneo della Next Gen è partito in salita, prima la cerimonia trash del sorteggio – di cui si è preso ogni responsabilità Chris KermodeCEO dell’ATP, ma in realtà il pessimo gusto è stato dei “creativi” della Red Bull che anziché ingaggiare vere modelle hanno raccattato starlettes impresentabili e volgarucce (quindi la FIT stavolta è innocente! Ma tutti quelli che nel mondo hanno twittato scandalizzati, da Amelie Mauresmo a Judy Murray, lo sapranno mai?) – poi l’impianto della Fiera che non era pronto e che ha fatto ritardare il primo match con mezzora di ritardo a spalti piuttosto vuoti perché, per motivi di sicurezza, la gente – incolonnata in code chilometriche – non veniva fatta entrare. La classica improvvisazione all’italiana, avrà pensato qualcuno.

Però poi piano piano, grazie anche ad un buon impatto coreografico, luci che hanno soddisfatto anche i fotografi più esigenti (Ray Giubilo), fra i quali alcuni reduci dalle finali WTA di Singapore che hanno detto che laggiù era peggio, e grazie a quella bella immagine della Scala in rosso sullo sfondo del lato corto del rettangolo di gioco, il torneo dalla salita è tornato in pianura, se non proprio in discesa. I biglietti sono carucci assai, soprattutto nel primo anello. Una sessantina di euro. Una famiglia che voglia venire tutti i giorni con i bambini e deve spendere 240 euro al giorno… viene scoraggiata. Certo ci sarà chi continuerà a considerarlo una pagliacciata, però sarebbe più “fair” considerarlo un esperimento da seguire con curiosità, perché se alcune regole sono “insopportabili” anche per i meno innamorati della tradizionale e della storia del tennis, ci scommetterei che qualche innovazione vista qui si farà strada anche nel tennis vero.

 

Certo è che quando un set finisce a 4, ci sono grandissime chances che si celebri un trionfo postumo per Jimmy Van Alen, l’inventore del tiebreak. Da Lassù, l’uomo di Neport che più di chiunque altro dai tempi del maggiore Clopton Wingfield ha rivoluzionato lo score del tennis, avrà sorriso soddisfatto e considererà certamente Milano come la sua seconda patria, perché fu proprio a Milano che diversi anni fa fu allestito al Forum di Assago lo “ShootOut”, un torneo di soli tiebreak. Mi pare che fu Cino Marchese e l’IMG ad allestirlo. Fu divertente, antesignano. Ma una tantum. Se questo torneo con queste regole sarà il prodromo di una grande rivoluzione non è facile sapere. Forse, più probabilmente una rivoluzione strisciante. Che attecchirà piano piano, con i bambini di oggi che di maratone vinte da questo o quello 9-7 o 11-9 al quinto non sanno nulla.

Di tiebreak ce ne sono stati un paio in tutti gli incontri della prima giornata. Otto quindi su un totale di sedici. Il cinquanta per cento. Forse un po’ troppi, anche se il punteggio del tiebreak si fa seguire anche da chi non ha mai visto il tennis e non sa spiegarsi le origini di quella buffa progressione, 15, 30, 40 e poi invece di andare avanti si torna indietro, 1-0! Vallo a spiegare alla famosa massaia di Voghera! Ma ancora oggi per molti il tiebreak (la rottura dell’equilibrio) è una conclusione innaturale, artificiosa e, se non proprio come declamò Giampiero Galeazzi (“È una roulotte russa!”, ma Bisteccone non doveva ancora esser passato da Montecarlo), sono ancora divise le posizioni fra chi ritiene che “chi ha più attributi il tiebreak lo porta a casa” e chi invece dice che “troppo spesso decide il caso, la fortuna”.

Non sono state tuttavia solo battaglie di servizio. Perfino nel derby russo dove c’erano due giganti che servono gran cannonballs, Medvedev e Kachanov, siamo riusciti a vedere 4 break in 16 game, rendendo quindi un po’ meno scontata la conclusione al tiebreak in ogni set. Merito anche di un campo che non è troppo veloce e consente anzi una sequela a volte perfino troppo prolungata di palleggi iper-bombardati da fondocampo, volée pochissime, con tanti saluti alla fantasia e ai Panda del serve&volley. Ma bisogna rassegnarsi, è il tennis di oggi. Giocano un po’ tutti uguale. I tempi di McEnroe e della sue carezze alla palla (“Così delicate che da lui mi farei carezzare pure io!” disse un grande Clerici finto gay e super-ispirato accanto a me in una cabina di Tele+), sono purtroppo finiti da un pezzo, direi con il “mago” Santoro. E… meno male che c’è Federer che ha fermato il tempo. Suo e degli altri.

Le mie prime impressioni, cercando di togliermi di dosso quei pregiudizi che un amante dei record e delle statistiche come me non potrà mai del tutto abbandonare… – eh sì, perché se prendessero piede i set a 4 mi crollerebbe tutto un mondo costruito in 40 anni di lavoro e in oltre 60 di tennis giocato e osservato – sono le seguenti:

1. L’indigestione di tiebreak che richiede due punti di vantaggio per aggiudicarselo sembra un tantino in contraddizione con la regola del no-ad, cioè quella che attribuisce a chi serve il vantaggio di scegliere dove battere e di portarsi a casa il game con un sol punto. All’inizio della sua storia il tiebreak era chiamato Sudden Death, la Morte Improvvisa. Si arrivava a 5, i punti non potevano essere più di 9: sul 4 pari c’era setpoint, o anche matchpoint, per entrambi i contendenti. Quando io mi trovai a giocare i campionati intercolleges americani, si giocava con quella regola. Chi serviva i primi due punti in un tiebreak senza mini-break poteva trovarsi avanti 4-2 con tre matchpoint, ma l’avversario poteva servire tre volte. Chi era più avvantaggiato? Chi serviva per primo o chi per secondo?

2. L’orologio che segna il time-out verrà prima o poi adottato anche nei tornei “veri”. Il giocatore, come ha spiegato in modo eccellente anche Daniil Medveded (forse non diventerà un grande campione, non lo so, ma ragazzo intelligente e con tanta personalità di sicuro lo è), “non ha l’orologio in corpo” a dispetto di certi automatismi e comportamenti robotici. Vedere un orologio che scandisce i tempi farà accelerare chi impiega troppo tempo a prendere e restituire l’asciugamano… e tutto il resto.

3. Il coach sul campo è un altro provvedimento che ha anch’esso molte probabilità di venire adottato. Spingono per averlo i coach – e ci mancherebbe!, è tutta pubblicità… visibilità, ergo soldi – lo vogliono anche i giocatori professionisti che convivono con il coach tutto il tempo che non sono in gara e ad oggi sono costretti ad affidarsi a coach che si lisciano i baffi o tirano giù il lobo dell’orecchio per segnalare una tattica piuttosto che un’altra al proprio poulain. Coric ha detto che non gli piace l’idea di dover ascoltare quel che gli dice a fine set il coach con le cuffie. Infatti penso che li vedremo presto in campo. Come accade nel circuito WTA. Medvedev ha risposto a una mia domanda (“Non si dà un altro vantaggio ai giocatori più esperti e ‘arrivati’ che possono permettersi coach più cari ed affermati nei confronti dei giovani che già devono fare una gran fatica per emergere?) osservando che “anche Federer a 18 anni ha dovuto fare gavetta e trafila prima di arrivare a permettersi dei vantaggi”. Che è come dire: certi privilegi bisogna sudarseli.

4. Sullo schermo in fondo a un lato del campo appaiono statistiche molto accurate, non solo aces e vincenti, ma anche dati sugli angoli più frequentemente usati da chi serve, gli errori da certe posizioni… e queste statistiche sono consultabili anche dai giocatori al cambio di campo attraverso un apposito tablet. Che la visione delle statistiche appaia presto sui campi di tennis – in misura più approfondita rispetto a quanto viene talvolta fatto già oggi – secondo me è molto probabile. Perché attira anche l’interesse degli spettatori.

5. La regola del net, che piace a Coric soprattutto da ieri sera perché grazie a un net ha trasformato il matchpoint – peraltro dell’unico match a senso unico e concluso in tre set – invece a me non piace perché mi dà fastidio l’idea che un match possa essere deciso da un colpo certamente fortunato. Con i fili d’acciaio che oggi reggono con grande tensione la rete, oggi il net favorisce più spesso chi risponde piuttosto che chi batte. Io vorrei che vincesse sempre chi se lo merita di più e non il più fortunato. È vero peraltro che oggi molte discussioni e proteste dei giocatori sono proprio alimentate da chiamate arbitrali connesse al net. Talvolta la macchina che li segnala è troppo sensibile e stabilisce che il net sia stato sfiorato anche quando non lo è affatto. Ma anche il contrario. Per questo motivo, a parte il fatto che la sua imprevedibilità può giovare ad un momento di…”extra-fun”, non escludo che questa regola del net che – come Paganini – non si ripete, possa entrare in vigore abbastanza presto. Più presto di quando lo sarebbe diventata se il nastro fosse meno teso, come accadeva spesso una volta e che faceva sì che la palla potesse morire subito dopo la rete. In quel caso gli arrotini che stanno quattro metri dietro la riga di fondo non avevano difesa. C’è chi dice: perché il tennis no e la pallavolo sì? Nella pallavolo, il net (che una volta era un fallo che costava la perdita della battuta) non viene ripetuto, ma lì sotto rete ci sono tre giocatori su sei che possono riprendere rapidamente un pallone che muoia. Eppoi nel volley quella chance di sbattere sul nastro e passare dall’altra parte della rete senza avere immediatamente conseguenze negative, ha stimolato i giocatori a prendere più rischi al servizio, a tirare battute schiacciate spettacolari – come gli ace di Zaytsev in Brasile – migliorando la spettacolarità del gioco, prima abbastanza monotono soprattutto quando c’era il cambio palla.

6. Il mondo del tennis commetterebbe a mio avviso un clamoroso autogol se sposasse le chiamate elettroniche che ucciderebbero in un colpo solo un mondo intero di giudici di linea: 20.000 appassionati, fortemente appassionati davvero, che sono cresciuti con il sano spirito dei volontari che vogliono aiutare un torneo di tennis, tanti tornei di tennis che non potranno mai permettersi un campo da tennis controllato elettronicamente al prezzo di 40.000 euro. E se è vero che il ricchissimo torneo di Indian Wells si è potuto permettere di mettere l’Occhio di Falco su tutti i campi, è anche vero che di Larry Ellison, il grande boss di Oracle, ce n’è uno solo. Insomma, capisco che la tecnologia debba fare passi avanti, ma so bene quanti posti di lavoro siano stati sottratti agli uomini dal progresso tecnologico (non ho mai ben capito se ha bilanciato quelle perdite con opportunità di pari rilevanza).

7. Non c’è dubbio che l’aspetto più scioccante sia per me quello dei set a quattro, con il tiebreak sul 3 pari, e la distanza dei tre set su cinque. Ecco la prima giornata del Next Gen milanese ha mostrato che la durata del match Next Gen non è inferiore a quella di un normale match due su tre, se la partita si prolunga al quinto set. Gianni Clerici ha scritto che in un set che finisce a 4 non si fa a tempo a pensare. I giocatori hanno detto che, semmai, si pensa troppo, perché anche un break nel primo game nell’80 per cento dei casi è letale. Chi è favorevole ai 4 game – sorprendentemente anche un vecchio lupo di mare (vabbè, di tennis) come Richard Evans – dice che c’è maggior attenzione, e tensione, fin dai primissimi breakpoint. E quindi maggiore suspense per il pubblico.

8. Allora io concludo sostenendo però che il pubblico che si muove di continuo quell’atmosfera di suspense e di massima concentrazione e tensione la distrugge. E nel silenzio assoluto, quando non volano nemmeno le mosche, che un breakpoint, un setpoint diventa incredibilmente eccitante. Ma la gente che si muove non si limita a muoversi, parla, magari discute, fa casino. E aggiungo: in un torneo indoor con un solo campo e pochi motivi di distrazioni fuori da quel campo, la gente sta abbastanza tranquillamente seduta al proprio posto. Ma in uno Slam dove ci sono 17 campi… ve lo immaginate l’insopportabile frastuono, l’impossibile ricerca della dovuta concentrazione? Ecco, qui in queste due regole, la ricerca di maggiore suspense e di ripetuti momenti di attenzione da una parte, e tutti che possono chiacchierare e muoversi da un’altra parte, trovo che si tratti di una contraddizione inaccettabile. E insopportabile.

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Wimbledon: Nadal eroico, altra vittoria epica. Ma se perdesse 8 servizi anche con Kyrgios non vincerebbe mai

LONDRA – Taylor Fritz non è riuscito a ribatterlo. Ma Rafa ha 7 vite e il miraggio del 23° Slam è la molla (anche se lui nega). Il dottore farà il miracolo? Gli antidolorifici non bastano. Ha servito prime a 170 km orari, seconde a 152…

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Rafael Nadal – Wimbledon 2022 (foto via Twitter @ATPTour_ES)

Chi ha visto i miei video conosce già il mio pensiero. Per chi non li ha visti dico che Nadal è stato ancora una volta formidabile, direi quasi eroico, più o meno come quando in Australia ha rimontato Medvedev in quel modo.

Giocare con una contrattura (stiramento) addominale quando si dovrebbe servire sopra ai 200 km orari è una impresa titanica, alla fin fine quasi assurda perché per quante iniezioni antidoloriche uno possa decidere di prendere per…farsi del male, un conto è sopportare quel sacrificio nel corso di una finale, un altro è sottoporsi a quel supplizio in un quarto di finale, quando ben che vada ci saranno ancora due partite da giocare. Non c’è bisogno che Rafa si informi da Matteo Berrettini che è stato fermo mesi e quando ha ripreso un po’ troppo presto la cicatrice ha colpito ancora.

E poi quelle che aspettano Rafa non sono due partite qualsiasi. La prima contro un Kyrgios che non è mai più stato, in otto anni, in questo stato fisico e mentale e che giocherà la sua prima semifinale di sempre in uno Slam, 8 anni dopo i quarti raggiunti qui, la seconda molto eventuale contro Djokovic che ha vinto le ultime tre edizioni di Wimbledon e lotta come Rafa – ma dicendolo a chiare note (cosa che Rafa fa con un po’ meno trasparenza) – per aggiungere un altro Slam alla sua cintura.

 

Rafa lotta per lo Slam n.23, Nole per il n.21, e chissà che poi fra i due litiganti non sia il terzo, Kyrgios, a godere. Chi può escluderlo? Vedrò che cosa ne pensano i bookmakers, ma anche loro mica ci azzeccano sempre. Basti vedere chi avevano decretato fortemente favorito fra Sinner e Alcaraz.

Tre quarti di finale su 4 sono finiti al quinto set. Forse alla fine quello meno incerto è stato quello perso da Sinner, perché oggettivamente negli ultimi tre set la superiorità di Djokovic, tale e quella a quella di Sinner prima del terzo set, è apparsa abbastanza netta e irreversibile.

Norrie aveva rimontato Goffin e vinto soltanto 7-5 al quinto, mentre Nadal è riuscito a spuntarla soltanto al tiebreak decisivo del quinto set su Fritz che era talmente disperato da confessare in tv: “Questa è la prima volta dopo un match di tennis che ho avuto voglia di piangere”.

A metà secondo set Nadal ha creduto di doversi ritirareSuo padre, forse più saggio di lui, ma anche meno guerriero, lo ha invitato a farlo. Rafa non gli ha dato retta. Ha deciso di continuare servendo a tre quarti di velocità. La media della velocità dei suoi servizi, influenzata dal primo set nel quale ancora non aveva avvertito eccessivo dolore, è stata di 106 miglia orarie sulla prima (170 km orari), e di 94,6 sulla seconda (fra 152 e 153 km orari).

Così ha perso 8 volte il servizio nel match. Ecco: se Rafa dovesse perdere 8 volte il servizio con Kyrgios si può scordare di raggiungere la finale.

I medici oggi sembrano capaci di fare miracoli. A volte. Abbiamo letto in passato di presunti strappi guariti con la velocità di uno stiramento, presunti stiramenti guariti con la velocità di una contrattura.

Le nostre esperienze di tennisti della domenica ci consiglierebbero riposo assoluto per 3 settimane almeno. Ma oggi la medicina, che è capace anche di anestetizzare un piede di un tennista in modo che questi che zoppicava visibilmente anche nel solo camminare, correva invece come una lepre, sembra capace di risolvere anche problemi irrisolvibili per la gente normale.

I campioni sembrano sempre più non essere gente normale. Nadal di sicuro, con i suoi 36 anni compiuti, normale non lo è, altrimenti non lo definrebbero tutti…Fenomeno, con la effe maiuscola. Ma anche Djokovic, Ma anche Federer fino a oltre i 37-38 anni. E Murray che lotta come un pazzo con un’anca di titanio?

Mah. Oggi come oggi, senza aver visto alcuna ecografia, senza avere la minima idea del dolore che può aver provato Rafa quando è finito l’effetto degli antidolorifici, penso onestamente – e superficialmente lo ammetto – che il suo generosissimo sacrificio sia stato inutile.

Lui stesso ha detto “Se gioco…” e “Spero di poter giocare…” e anche “Devo essere al 100 per 100…”.

Insomma io onestamente non vedo come possa essere al 100 per 100. Tuttavia posso capire che ci voglia ancora provare, perché chi può sapere se Kyrgios non si alzi venerdì mattina con la testa da un’altra parte, con il piede sbagliato.

Il problema che Rafa analizzerà di sicuro, però, sarà: “Ma se anche battessi Kyrgios in una delle sue giornate di mattana, folli…poi come faccio a battere anche Djokovic?”.

Vedremo. Non credo che oggi arrivi alcuna notizia, perché secondo me Rafa proverà fino all’ultimo a giocare. La mentalità è quella. Mi spezzo ma non mi piego. Un guerriero nato e cresciuto. Mai davvero invecchiato.

Ci proverà salvo che stia proprio a pezzi. Oppure se il suo dottore di fiducia gli dicesse: “Guarda che se ci giochi sopra starai fermo per 6 mesi e la cicatrice che indebolisce perennemente il muscolo addominale non te la toglierà più nessuno”.

Allora, in questo caso, verrà fatto consiglio di famiglia e si deciderà il daffarsi. Ritirarsi in semifinale è brutto, è triste, ma è capitato a tanti, Berrettini ne sa qualcosa anche se non era ancora semifinale,  anche se non a tennisti che hanno appena raggiunto l’ottava semifinale e contavano di fare la terza doppietta Roland Garros-Wimbledon nello stesso anno (come nel 2008 e nel 2010) oltre che di vincere il 23mo Slam. Anche se Rafa non lo dice, è la vera molla per tutto, la ragione per cui è venuto fin qui recuperando miracolosamente  dal piede malato.

Chi vivrà vedrà. L’augurio, naturalmente, è quello di assistere domani venerdì alla miglior semifinale possibile fra Kyrgios e Nadal, anche perché non mi aspetto granchè dall’altra semifinale Djokovic-Norrie perché penso che Nole vincerà 3 set a zero…se non si distrae per un set.

Per finire vi invito ad andare su Ubitennis.net a vedere la video intervista realizzata con Brad Gilbert, ex n.4 del mondo, ed ex coach di Agassi, Roddick, Murray e altri. Dà i suoi pronostici, parla di Sinner e Berrettini, di Cahill…insomma chi se la cava con l’inglese non se lo perda finchè non saremo riusciti a organizzarne la traduzione.

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Wimbledon: Jannik Sinner, un tennista così a 20 anni non l’abbiamo mai avuto. Sono stati 2 match in uno

I Championships dovrebbero aver spazzato via le perplessità sul suo conto. Lui e Berrettini, che fortuna per il tennis italiano. Peccato che Sinner e Djokovic non abbiano giocato al meglio nello stesso tempo

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Jannik Sinner - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)
Jannik Sinner - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)

Jannik ha perso, ma evviva Jannik. Un giocatore così a 20 anni non l’abbiamo mai avuto. So quel che dico. Lui ci ha fatto sognare la vittoria più importante di sempre di un tennista italiano a Wimbledon contro un supercampione. E ciò dovrebbe bastare per applaudirlo con tutto il cuore e l’entusiasmo che merita.

È vero che questo era “solo” un match di quarti di finale e che Pietrangeli qui ha fatto semifinale (1960) e Berrettini finale (2021), ma nessuno di loro due aveva battuto lungo il cammino un giocatore con lo status di Djokovic.

Non lo ha battuto nemmeno Jannik, alla fine, quindi il discorso va rimandato a tempi migliori. Ma quando uno è capace di giocare così, sia contro Alcaraz sia contro Djokovic, a soli 20 anni, anche se non ancora per tre ore e mezzo, beh merita certamente fiducia e non solo rispetto. Se poi Berrettini avrebbe potuto fare ancora meglio, nessuno può saperlo. Ma avere due giocatori così è una vera grande fortuna, lasciatevelo dire da chi per 40 anni non ne ha visto uno di questo livello.

 

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Jannik Sinner al microscopio

Il modo in cui Sinner ha giocato per un set e mezzo – dall’1-4 e palla break per l’1-5 del primo set fino al 7-5, 6-2 conquistando 11 game su 13 – contro il più forte tennista visto a Wimbledon negli ultimi 4 anni, giunto alla vittoria n.26 consecutiva sui prati dell’All England Club e in piena corsa per il settimo trionfo nei Championships che lo porterebbe a eguagliare il record del suo idolo di gioventù Pete Sampras, non può non aver chiarito le idee a tutti sull’enorme potenziale del ragazzo della Val Pusteria. Lui per primo sa di avere ancora grossi limiti. Lo sa anche Simone Vagnozzi, lo sa Darren Cahill che ha già cominciato a dare il suo concreto apporto. Tutti sembrano avere la necessaria umiltà, tutti sono consapevoli che soltanto con il duro lavoro – e non sono parole al vento – i progressi arriveranno. Così come sono arrivati nel tempo anche agli altri grandi talenti precoci, i Nadal, i Djokovic, i Federer.

E’ certo vero che abbiamo assistito a due match in uno. Sinner ha giocato molto bene da quel “quasi” 1-5 fino al 7-5, ma Djokovic era stranamente falloso perfino nella risposta che è per solito il suo colpo migliore, e poi invece dal terzo set in poi mentre cresceva a dismisura Novak, che ha servito in maniera pazzesca, Jannik ha sofferto un deciso calo. Al servizio e non solo. Secondo me anche di condizione fisica, non solo mentale come sembra aver suggerito Novak quando ha detto: “Fino al 7-5, 6-2 Jannik non aveva nulla da perdere, ma avanti due set a zero invece si è trovato all’improvviso con molto da perdere”.

La percentuale delle sue prime palle è infatti calata vistosamente, e la media, il 54%,  è chiaramente insufficiente se vuoi competere con un fenomeno come Djokovic che al contrario di Jannik è andato in costante crescendo. Nel quinto set ha servito il 71% di prime palle, la media era stata il 66%.

Invece, trascurando altri aspetti che sono più difficile da contabilizzare, Sinner nel primo set ha vinto sulla seconda palla il 65% dei punti, nel secondo il 56%, nel terzo il 40% e nel quarto il 33%. Una bella differenza no?


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Io poi mi sono proprio segnato nel mio bloc notes, all’inizio del quarto set quando Jannik ha esordito perdendo il servizio nel primo game a seguito di due doppi falli e di un primo errore su una risposta profonda ma non irresistibile di Djokovic e poi un secondo errore con una palla malamente steccata, che Jannik era improvvisamente diventato lento, poco reattivo. Ho scritto proprio su quei due errori: LENTO, a caratteri maiuscoli, in mezzo ai due punti persi.

Se sia stato tale per stanchezza o per calo di concentrazione – come i due doppi falli potrebbero far pensare – non so. Dico però che tale stanchezza sarebbe più che comprensibile, perché il tennis sull’erba, che costringe a stare sempre molto bassi, è faticosissimo. E di certo Jannik non era abituato a vincere quattro partite e mezzo di fila. Con tutto quel che segue, perché la stanchezza fisica si accompagna anche quella mentale. Lo stress, le interviste, le attenzioni, la gente che improvvisamente chiede e pretende spazio.

Certo è che negli ultimi 3 set Nole non ha mai dato l’impressione di essere sotto stress. Una performance impressionante, la sua. Una vittoria dell’esperienza, certo, ma non solo quella. E non è stata soltanto la visita nella toilette con lui che si guardava allo specchio e si chiedeva: “Ma dove sei Nole? Quello visto fin qui non è il vero Nole”.

Anche se da lì è ripartita la settima vittoriosa rimonta da sotto 2 set a zero.

Jannik ha più volte detto dopo il match, insieme al solito “non mi piace mai perdere”, di essere contento del suo torneo e anche del suo quinto set:  “Lui stava dettando il gioco, io ho tentato di riprenderlo in mano. Sono orgoglioso di quel che ho fatto in questo torneo, ma penso che potrò fare in futuro ancora meglio”.

Ed è stato proprio così. Sull’1 pari ha subito il break che ha di fatto deciso il set e il match. Ha sbagliato un dritto abbastanza semplice e si è trovato sotto 0-30, poi sul 15-30 ha fatto tutto giusto attaccando, ma ha messo in rete la volee. Annullata una prima palla break ha giocato una smorzata, che secondo me aveva fatto benissimo a giocare, ma purtroppo la palla non è andata oltre la rete.

Ma era tutto giusto. Fra un anno o due Jannik non sbaglierà più quelle volee, non sbaglierà neppure quella smorzata, anche se magari non gli verrà così naturale come capita a Alcaraz o, oggi, a Djokovic che ne ha giocate di stupende. Però io mi ricordo Novak ragazzino: non è che la palla corta di rovescio gli riuscisse così bene come adesso. E certamente non serviva allora come serve oggi.

Rivedo in Sinner un po’ me stesso” mi aveva detto Novak Djokovic nel corso di quella simpaticissima risposta in cui mi fa un po’ il verso e che è diventata virale sul nostro TikTok di Ubitennis avendo superato a ieri sera già le 300.000 visualizzazioni!

Ricordo sempre che cosa mi aveva detto in Slovacchia Gipo Arbino, il coach di Lorenzo Sonego: “Lorenzo ha giocato sia con Sinner sia con Djokovic e mi ha sempre detto che Nole ha maggiore varietà, angolazioni e fisicità, oltre a un miglior servizio, ma Jannik ha una potenza, un peso di palla, superiore a quello di Nole. Quando si scambia Jannik ti toglie la racchetta di mano”.

Sono convinto che Nole farà un sol boccone di Norrie – che ha battuto 7-5 al quinto un encomiabile Goffin – perché la verà semifinale della metà del tabellone è stata Djokovic-Sinner. Così come sono sicuro che nel prossimo duello fra Djokovic e Sinner i bookmakers non pagheranno più la vittoria di Jannik 6 volte e mezzo la posta.

Per oggi sono curioso di vedere come se la caverà Nadal con Fritz che non ha ancora perso un set, ma penso che Rafa vincerà perché ha troppa più personalità e carisma di Fritz, così come – salvo che gli faccia male la spalla come ha detto – son certo che Kyrgios batterà il già appagato cileno Garin.

E allora poi la semifinale Nadal Kyrgios sarà un bel vedere. Con Djokovic che se la potrà gustare senza troppo stress. Per chi tiferà Nole? Proverò a chiederlo ai suoi amici, perché lui non lo dirà facilmente neppure a me. Voi intanto provate a dirlo…

Buon tennis a tutti con un unico piccolo rimpianto: vedo la Maria n.103 WTA in semifinale (contro la Jabeur… evviva Ons, troppo brava e simpatica, magari vincesse il torneo!) per aver battuto la Niemeier n.97. In quella zona c’erano Trevisan e Cocciaretto, purtroppo non Camila Giorgi che sull’erba di solito gioca meglio… Ma non poteva arrivarci una delle nostre ragazze? O i tempi di Pennetta-Schiavone, ieri battute nel torneo delle leggende da Radwanska e Jankovic, non torneranno tanto presto?

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Editoriali del Direttore

Wimbledon: pochi avrebbero reagito come Jannik Sinner ai 2 match point mancati [VIDEO]

Sinner che non perde un game di servizio in 7 set fra Alcaraz, favorito a 3,15 dai bookmakers, e Isner, merita gli elogi di Djokovic che lo conosce bene: “Jannik ha tutti i colpi”. Ma Rafa Nadal oggi vuole conquistare il nono quarto di finale ai Championships e il… 23° Slam

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Spero proprio che Gianni Clerici abbia condiviso con noi da Lassù questa splendida giornata di festa per il tennis italiano. Sono quasi sicuro che lo ha fatto in questa serata che, in un torneo che sembrava compromesso quel martedì in cui si è scoperto che Matteo Berrettini aveva il Covid, non ci aspettavamo davvero di vivere. Come sarebbe stato contento di averlo visto dal vivo. Gianni, aveva seguito Jannik da sempre, amico e “consulente” come era da sempre di Riccardo Piatti, l’ex coach di Jannik.

Adesso, come tutti sanno, Jannik ha cambiato coach e team, ma certo Gianni avrebbe continuato a seguirlo e sostenerlo con l’abituale sostegno. 

Jannik Sinner era arrivato qui a Wimbledon senza aver mai vinto un solo match sull’erba. Ne ha vinti adesso 4 di fila nel torneo più importante di tutti, smentendo ogni pronostico – i bookmakers pagavano una sua vittoria contro Carlos Alcaraz, dal quale aveva perso due volte su due, 3,15 volte la posta – e lui che è stato spesso nell’occhio del ciclone per via di un servizio non irresistibile è riuscito a non perderlo mai in sette set, sì, neppure una volta, né con John Isner né con Carlos Alcaraz.

 

Contro lo spagnolo Jannik ha salvato 7 palle break, la prima nel secondo game del secondo set grazie a un missile super coraggioso di dritto sparato sulla riga, le altre sei tutte nel quarto sofferto set, nel quale tuttavia ha mostrato tutti gli attributi del miglior Thoeni nelle discese olimpiche, una solidità nervosa fuori dal comune perché non era davvero facile dimenticare di avere già avuto 2 matchpoint nel tiebreak del terzo set, un’ora e 7 minuti prima del sesto matchpoint finalmente trasformato.

CONFERENZA JANNIK SINNER

Non so quanti, all’esordio su quel Centre Court dove in mattinata erano sfilati tanti supercampioni di Wimbledon, avrebbero avuto la forza mentale  per dimenticare il piccolo grande trauma di due matchpoint non trasformati nel terzo set.

Sul primo aveva messo un rovescio in rete dopo uno scambio pesante, ma sul  secondo, 8-7 per Jannik dopo un servizio vincente e lo spagnolo alla battuta, il rimpianto poteva essere maggiore. Alcaraz ha battuto una seconda palla non irresistibile e lui che ne aveva intuito la traiettoria si era spostato per attaccare la risposta con un dritto potenzialmente vincente

Solo che lo ha messo malamente in rete. Dopo di che sull’8 pari Carlito si è inventato una demivolee incredibile diventata una sorta di dropshot stretto e incrociato assolutamente imprendibile. Cui ha fatto seguito un errore di rovescio di Jannik ed ecco tutto da rifare (come avrebbe detto Ginettaccio Bartali, ma anche il primo telecronista Rai degli anni sessanta, Giorgio Bellani).

Quanti sarebbero riusciti a non perdere la testa, a restare calmi? Alcaraz si era rifrancato, dopo i pessimi primi due set, Jannik che aveva perso nei primi 12 turni di servizio la miseria di 15 punti, non era più così incisivo. Tuttavia è stato bravo, bravissimo, a reggere l’urto dello spagnolo che naturalmente aveva cominciato a crederci.

Due palle break annullate nel primo game del quarto set, tre nel quinto da 0-40 quando ha servito alla grande, e poi un’altra ancora sul 5-3 quando serviva per il match. ma dopo aver mancato altri tre matchpoint sul 5-2 e servizio Alcaraz. Veniva allora di fare gli scongiuri se il tuo vicino ti diceva: “Vuoi vedere che ora che lui non ha mai perso il servizio lo perde proprio adesso?” E l’andamento del game lo faceva temere, 0-15,poi 15 pari ma anche 15-30, 30 pari e poi 30-40 quando con grande coraggio Jannik ha tirato un dritto a tutta randa. Poi un servizio vincente per conquistare l’insperato ma meritato quarto di finale.

Eccolo quindi raggiungere gli altri 5 azzurri che hanno raggiunto lo stesso suo risultato a Wimbledon, De Morpurgo nel 1922, Pietrangeli (1960), Panatta (1979), Sanguinetti (1998), Berrettini (2021).

Ma nessuno c’era riuscito così giovane. E in una giornata, oltretutto, cominciata sotto gli sguardi di tanti campioni del passato che si sono seduti, in gran parte, nel Royal Box e chissà che qualcuno di loro non lo abbia visto giocare dal vivo per la  prima volta.

Alla celebrazione del centenario del “centre court” hanno preso parte una venticinquina di campioni di Wimbledon che hanno fatto la storia dei Championships, Laver, Newcombe, Smith, Kodes, Borg, McEnroe, Borg, Cash, Edberg, Ivanisevic, Hewitt, Federer, Nadal, Murray, Djokovic e fra le donne Angela Mortimer (90 anni campionessa nel ’61), Billie Jean King, Chris Evert, Martinez, Venus Williams (non c’era Serena…), Bartoli, Hingis, Kvitova, Kerber, Halep, (non c’era Muguruza…), più Navratilova e Wade assenti per Covid. E’ stata Billie Jean King a menzionare il virus che ha colpito improvvisamente Martina che per l’appunto l’altra sera si era concessa dei selfie con i nostri collaboratori Antonio Ortu, deus ex machina del nostro Instagram, e Claudio Giuliani che invece è il nostro social media manager.  Credo che stiano entrambi toccando ferro.

Come ormai tutti sapete – abbiate o non abbiate visto i quattro video che ho fatto per questa home page, ma anche per quella inglese nonché per Instagram e TikTok (da qualche parte ho detto che Sinner aveva battuto Sinner invece di Isner !… Ma mi perdonerete se non ho rifatto il video alle una di notte, e non solo per mio egoismo, ma per “risparmiare” chi lo doveva montare!) –  Jannik dovrà giocare contro Djokovic nei quarti. 

Il campione serbo a caccia del ventunesimo Slam e del settimo Wimbledon ha vinto con l’olandese Tim Van Rijthoven la sua venticinquesima partita di fila sull’erba di Wimbledon, avendo vinto le ultime tre edizioni del torneo, 2018-2019, 2021 e 4 partite quest’anno. Ovvio che sarà favorito con Jannik, da lui battuto 6-4,6-2 nell’unico precedente a Montecarlo un anno fa.

Ma Novak ha risposto in maniera assai cortese e lunga a una mia domanda su Sinner, quando ero rimasto l’unico italiano ancora in sala stampa e quando chi conduceva la conferenza stampa avrebbe voluto interromperla per far parlare i colleghi serbi.

No, lasciate che mi faccia la sua domanda… – ha chiesto esplicitamente un comprensivo Novak sorridendo – anche se sei arrivato in ritardo…”

Stavo infatti registrando i video e sono arrivato di corsa a conferenza avviata.

Jannik ha molto talento, è già certamente un top-player, l’ho visto giocare su diverse superfici ed è maturato molto. Non sembra neppure soffrire la pressione nei grandi palcoscenici…cosa che può capitare ai più giovani. Ha fiducia nelle proprie possibilità, pensa di poter vincere contro chiunque, ed è importante. E’ già un tennista esperto pur essendo così giovane, ha già affrontato più di un top-player. L’ho visto giocare oggi, la sua performance è stata dominante nei primi due set. Poi è diventata una battaglia, più ravvicinata. Ma era sempre nel controllo del match. E’ molto solido, ha tutti i colpi; servizio, risposta, dritto, rovescio. Mette pressione sugli avversari di continuo. Vedo in lui un po’ del mio gioco. Da fondocampo rovesci piatti, subito dopo la riga di fondo…sarà un match complicato per entrambi. Lui gioca veloce, gli piace il ritmo. Ci siamo allenati insieme qualche volta. So che cosa aspettarmi. Ma sarò pronto per questa sfida…

Accennando a queste strisce e questi record formidabili, beh oggi Rafa Nadal cercherà di battere l’olandese Botic van de Zandschulp (mai che abbiano un cognome facile da pronunciare questi olandesi!) per conquistare il suo 47mo quarto di finale in uno Slam e l’ottavo qui a Wimbledon dove ha trionfato nel 2008 e nel 2010. Se vincerà sarà il terzo più anziano quartofinalista dell’era open, dopo Roger Federer e Ken Rosewall.

Nella giornata odierna scendono in campo ben tre australiani. Kyrgios contro Nakashima, Kubler contro Fritz, De Minaur contro Garin (il cileno che ancora ringrazia il COVID di Berrettini!). Vincessero tutti e tre sarebbe la prima volta che 3 Aussies ce la fanno dal 1971 e la prima volta che succede a in uno Slam dall’Australian Open del 1981.

Per i due americani, Fritz e Nakashima, beh nessuno di loro due ha mai centrato i quarti in uno Slam. Infine se Garin arrivasse nei quarti sarebbe il primo dai tempi (2009) di Fernando Gonzalez, Mano de Pedra.

Queste infine le teste di serie eliminate:

Primo turno

Uomini
7 Hurkacz (Davidovich Fokina)
6 Aliassime (Cressy)
16 Carreno Busta (Lajovic)
18 Dimitrov (Johnson)
24 Rune (Giron)
28 Evans (Kubler)

Donne
7 Collins (Bouzkova)
14 Bencic (Wang)
18 Teichmann (Tomljanovic)
21 Giorgi (Frech)
22 Trevisan (Cocciaretto)
23 Haddad Maia (Juvan)
27 Putintseva (Cornet)
30 Rogers (Martic)
31 Kanepi (Parry)



secondo turno

Uomini

3 Ruud (Humbert)
12 Schwartzman (Broady)
13 Shapovalov (Nakashima)
15 Opelka (van Rijthoven)
17 Bautista Agut (COVID)
26 Krajinovic (Kyrgios)
31 Baez (Goffin)
Donne 
2 Kontaveit (Niemeier)
6 Pliskova (Boulter)
9 Muguruza (Minnen)
26 Cirstea (Maria)
29 Kalinina (Tsurenko)

Terzo turno

Uomini
4 Tsitsipas (Kyrgios)
22 Basilashvili (Van Rijthoven)
29 Brooksby (Garin)

Donne
1 Swiatek (Cornet)

5 Sakkari (Maria)
8 Pegula (Martic)
11 Gauff (Anisimova 20)

15 Kerber (Mertens 24)
28 Riske (Bouzkova)
33 Zhang (Garcia)Ottavi
Uomini
5 Alcaraz (Sinner 10)
23 Tiafoe (Goffin)
Donne
12 Ostapenko (Maria)

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