La stampa italiana celebra l'impresa di Cecchinato a Parigi

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La stampa italiana celebra l’impresa di Cecchinato a Parigi

“L’intruso eroe”. “Extraterrestre”. “Pannata è sicuro: ‘Può battere Thiem'”. “Nole rende onore: ‘Eccezionale anche nelle difficoltà'”. “Ho voglia di continuare a sognare”

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Marco di trionfo. Favola Cecchinato, lacrime di gioia
Bertolucci su Cecchinato: “Maturità da campione. Una meraviglia”

Cecchinato, l’intruso eroe (Gianni Clerici. La Repubblica)

Si era concluso l’ultimo punto di Cecchinato, mentre io mi trovavo al mio vecchio Club di villa Olmo a Como, e ammiravo incredulo il siciliano, dimenticando la ragione fondamentale, una visita alla mia nipotina Anita di 8 anni, desiderosa di mostrarmi il suo nuovo rovescio. Non era improbabile che, vedendomi sconvolto dal tie-break finale, qualche vecchio consocio mi rivolgesse una domanda addirittura ovvia, e cioè: «Hai mai visto qualcosa di simile, Gianni?». Ero abbastanza emozionato per la più che inattesa vittoria di Marco, del quale avevo appreso solo oggi il nome di battesimo, anche se Sartori me ne aveva parlato molto bene, e anche Brandi, che ai suoi tempi mi aveva visto squalificato come suo coach, perché gli davo consigli ad alta voce. Così ho pensato un minuto, e nella mia smemoria mi son venuti in mente altri due inattesissimi semifinalisti di Slam. Un giorno del 1977, a Dallas, avevamo disputato un torneo di giornalisti, e tra questi avevamo accettato come wild card un avvocato presentatosi col nome di McEnroe. Dopo il torneino, l’avvocato aveva invitato Rino Tommasi e me a colazione, e ci aveva detto che il suo bambino avrebbe esordito a Parigi e a Wimbledon. «Keep an eye on my boy, please», ci aveva chiesto. Così facemmo, ma ci rendemmo presto conto che McEnroe jr non aveva bisogno di incoraggiamenti. Dopo aver vinto il doppio misto al Roland Garros con Mary Carrillo, il giovane Mac partito dalle qualificazioni a Wimbledon aveva raggiunto addirittura le semifinali dove c’era voluto nientemeno che la testa di serie numero uno Connors per fermarlo. L’altra volta si collega al nome del simpaticissimo Kuerten, che pareva nato come Lacoste vicino allo stadio, tale era stata la sua disinvoltura da regolarista sul rosso nel battere via via Medvedev, Muster, e infine Kafelnikov, il numero 3 che io avevo pronosticato vincitore. A colpi di lunghissimi rovesci ingiocabili. «Forse – ho concluso – ci saranno stati altri giocatori, a ritrovarsi a loro agio in un momento tanto cruciale, da sembrar nati sul Philippe Chatrier come a casa, ma non li ricordo altrettanto bene». McEnroe a Wimbledon, Kuerten a Parigi e adesso Cecchinato. Ottima compagnia.

 

Extraterrestre (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Un lampo abbagliante che è come una lama conficcata nel cuore della storia e si nutre della favola di un ragazzo venuto dal nulla e capace in quattro settimane letteralmente indescrivibili di ribaltare il tennis e la propria vita. Djokovic, disperato, segue la prima a rete e Cecchinato lo uccella con una risposta di rovescio che si spegne all’incrocio delle righe, regalandogli il 13° punto, quello decisivo, di un tie break del quarto set inimitabile e spaventoso per intensità, qualità ed emozioni, e schiudendogli dopo 3 ore e 26 minuti le porte dell’empireo, quarant’anni dopo Corrado Barazzutti e l’ultima semifinale di un italiano in uno Slam. Ricordatevi di Jurgen Zopp, onesto operaio estone della racchetta, perché rischia di diventare uno di quei nomi ricorrenti nei racconti delle meraviglie che da qui in poi accompagneranno le gesta del Ceck. Fu lui, a Budapest, alla fine di aprile, a batterlo nell’ultimo turno delle qualificazioni, prima che la sorte lo riportasse in tabellone da lucky loser. Una rivoluzione talmente dirompente che il Cecchinato rinnovato si ritrova faccia a faccia con un trionfatore di 12 Slam e campione su questa terra appena due anni fa e per due set lo accompagna a scuola, tenendolo lontano dalla riga di fondo con l’aggressione fin dal servizio, disorientandolo sull’asse apparentemente più debole per lui, la diagonale di rovescio, e poi torturandolo di continuo con l’uso delizioso della smorzata. Non lo insidiano neppure tre set point per Nole sul 6-5 del secondo parziale, l’ultimo annullato con un dritto vincente da spellarsi le mani: nel primo tie break che ne consegue, Ceck si esalta con almeno tre vincenti. Dopo 102 minuti, perciò, c’è un uomo solo al comando e il suo nome è Marco, che a inizio anno era 109 del mondo e che fino ad aprile aveva vinto quattro partite ATP in sette anni. È comprensibile, dunque, che d’improvviso Cecchinato si ritrovi addosso la stanchezza, fisica e mentale, di un livello che ha imparato a conoscere e maneggiare solo dall’altro ieri. Il servizio balbetta, i colpi si accorciano e Novak, di certo lontano dai tempi d’oro, finalmente libera il braccio e ritrova profondità prima del tutto inesplorate. A cavallo fra terzo e quarto set il serbo inanella una serie di 20 punti a due, nel quarto si ritrova ben presto sopra di un break e con tre palle per andare 5-1 e probabilmente riprendersi partita e blasone. Macché. Torna il Cecchinato senza macchia e senza paura. Break nel nono game (con dritto vincente) e parziale portato un’altra volta al tie break. Qui, una battaglia che si era spenta si trasforma d’improvviso nel più palpitante match della stagione. Nole annulla il primo match point a Ceck con una volée di rovescio che muore sulla riga, si procura il primo set point con un’altra volée di pura opposizione e poi sono scintille, magie, polsi che tremano e occhi di tigre. Altri due set point serbi se ne vanno, altri due match point azzurri svaniscono, il killer instinct di Nole evapora in un paio di dritti spediti al cielo fino a quella risposta di rovescio che riscrive la storia e apre la prima pagina della leggenda di Marco, in lacrime non appena si rende conto dell’enormità dell’impresa, che lo innesta intanto al numero 27 del mondo. Con lui, piange a dirotto anche Francesco, il cugino che lo portò a Caldaro da Palermo per fargli respirare un altro tennis e mostrargli la via obbligata verso la maturazione. Nole lo abbraccia fraternamente e poi sarà assai tenero nei complimenti: «L’ha vinta lui, devo riconoscerlo, è stato migliore di me e ha giocato una partita straordinaria». La delusione tuttavia brucia, scotta, ferisce e l’antico guerriero adesso deve convivere con le ombre di un futuro di nebbie: «Non so se giocherò sull’erba». Sotto i colpi di Marco forse si è chiusa un’era.


E Panatta è sicuro: «Può battere Thiem» (Massimo Grilli, Corriere dello Sport)

«Thiem? Lo può battere, certo. Partirà ancora sfavorito, è chiaro, ma dopo tutto quello che ha combinato finora, Cecchinato può benissimo arrivare in finale». Sarà anche lontano dal tennis, fisicamente e mentalmente («confesso di avere visto solo il secondo set, del match con Djokovic »), ma a Panatta – l’ultimo trionfatore in campo maschile al Roland Garros, anno di grazia 1976 – continuano a non piacere i compromessi e le frasi di comodo. «Ho visto la sua partita contro Goffin, ed ho trovato Marco enormemente migliorato. E poi è in quello stato di grazia che consente ad un giocatore di fare delle cose straordinarie. Ti scatta qualcosa nella testa, succede poche volte ma è bellissimo. Sei in fiducia e pensi di poter battere chiunque. E qualche volta succede».

Come spiegare il successo su Djokovic?
Beh, Nole non è più quello di qualche anno fa, ma Cecchinato ha giocato uno splendido match, soprattutto di testa, senza mai tremare o sentire l’emozione. Davvero bravo. È un tennista moderno, con due fondamentali molto robusti e un servizio più che buono. Gli ho visto fare punti di forza e di tocco, lascia andare il braccio ma gli piace pure fare le smorzate. E poi è un gran lottatore molto ben allenato, di fisico ha retto alla grande fino alla fine.

Cecchinato tornerà a giocare venerdì. Due giorni di intervallo dopo una impresa come questa possono essere lunghissimi. Cosa deve fare per mantenere la concentrazione?
Non parlare con voi giornalisti! Scherzo, ma non troppo. Deve isolarsi dal mondo esterno, restare in contatto solo con il suo staff e i suoi parenti. Un bell’allenamento, tanto riposo, una doccia, e poi a letto presto. L’occasione è troppo importante.

Cosa aspettarsi dalla semifinale con Thiem?
Sono due picchiatori da fondocampo, l’austriaco se è in palla può fare davvero molto male. Cecchinato però deve provare a fare il suo gioco, senza pensare a quello che ha costruito finora, e secondo me se la può giocare. Mi piacerebbe che vincesse perché così nessuno mi chiederebbe più come mai i tennisti italiani non vincono più da quando ho vinto nel 1976.

I successi del tennista palermitano sono un buon segnale per il tennis di casa nostra.
Per prima cosa, sono un buon segnale per Cecchinato, per la sua carriera, per la sua umiltà che l’ha spinto a migliorarsi costantemente. Poi è chiaro, qualcosa si sta muovendo. Fognini è sempre lui, a Parigi ha sfiorato i quarti, c’è Berrettini che è un giovane promettente. Sì, speriamo di poter avere di nuovo a breve una squadra di Davis competitiva.

Questo entusiasmo per exploit dl Fognini a Roma e di Cecchinato a Parigi, le fa venire un po’ di nostalgia per le sue stagioni d’oro?
Assolutamente no. Forse per i miei 26, 27 anni… Resto orgoglioso per quello che ho fatto nel tennis ma la vita va avanti e bisogna guardare oltre, sempre.


Nole rende onore: “Eccezionale anche nelle difficoltà” (Valentina Clemente, Corriere dello Sport)

Se Djokovic è uscito dal campo con un mezzo sorriso, dopo aver abbracciato Cecchinato e avergli fatto i complimenti per la vittoria, il giocatore che è giunto in conferenza stampa è apparso completamente assente, vuoto e di poche parole. Certo la sconfitta, difficile da digerire, ha lasciato un solco profondo, ma quello che ora appare più difficile da disegnare ora è il seguito, perché lo stesso Nole non sa di cosa sarà fatto. «Non so quando tornerò in campo e non so neanche se giocherò Wimbledon. Ci sono momenti difficili durante la vita e a volte non hai neanche le parole per spiegarli. Sono appena uscito dal campo e non so cosa fare prossimamente. Dopo tutti gli sforzi fatti di recente, tra allenamento e lavoro fuori dal campo, questa sconfitta fa davvero male». Poco loquace sulla sua situazione, che sembra comunque di difficile risoluzione al momento e che lo potrebbe portare ad un periodo di stop, il serbo ha saputo onorare Cecchinato non solo per il risultato, ma per la forza mentale dimostrata in campo. «La sua performance è stata eccezionale, è riuscito a tirarsi fuori dalle difficoltà in maniera perfetta. Io ho avuto problemi sin dall’inizio e solo dopo che mi sono “scaldato” sono riuscito a gestire meglio i miei colpi. È un peccato che non sia riuscito a capitalizzare le mie opportunità sul 4-1 nel quarto set, ma Marco è riuscito a ritornare in partita ed il merito è tutto suo. Arrivare in semifinale non è da tutti, ma la cosa che mi ha più impressionato è il modo in cui ha affrontato questa sfida, come fosse una partita qualunque. Ha gestito i suoi nervi in maniera perfetta nei momenti chiave. Ora contro Thiem per me parte sfavorito, ma nel tennis non si sa mai». Già sparring partner, l’allievo sembra aver rubato in questa occasione la concentrazione al maestro, giocando la partita quasi a ruoli invertiti. «Ripeto, non so cosa non abbia funzionato, è stata una partita che si è decisa in alcuni momenti chiave e forse a me è mancata anche un po’ di fortuna».


“Ho voglia di continuare a sognare” (Daniele Azzolini, Tuttosport)

È tutto nuovo, anche le conferenze stampa, e Marco si lascia cullare, gioca anche lui con le domande che gli vengono poste. Quando può cerca la battuta.

Sarai fra i primi trenta, lo sai? Andrai a Wimbledon da testa di serie.
Buono per il mio avversario. Io sull’erba non sono granché.

Potrai prepararla meglio dell’anno scorso.
Questo sì, giocherò dei tornei, forse arriverò a Wimbledon che ne saprò qualcosa di più. Ma scusate, perché parliamo di Wimbledon? Sono in semifinale al Roland Garros. O sbaglio?

Nessun sbaglio. Hai vinto, ma se fossi andato al quinto?
Mi sarei sentito perduto. Conosco bene Nole, se ti agguanta non ti molla più. Non credo davvero che sarei stato io il favorito in un quinto set. Però, me lo sarei giocato con tutto me stesso, è quello che ho imparato a fare.

Quante altre cose hai imparato in questi giorni?
Tante, ma su tutte quella di propormi con il mio gioco, di usare tutto quello che so fare. Mi sento bene, sono in una condizione fisica ottimale, e questo mi fa stare tranquillo. La stanchezza c’è, ma ho voglia di continuare a sognare.

Djokovic ti ha abbracciato, alla fine del match…
È stato molto carino, è venuto dalla mia parte del campo, mi ha fatto i complimenti, mi ha detto di continuare cosa. Una persona in gamba, che sa accettare una sconfitta. Anche da questi atteggiamenti c e molto da imparare.

Conosci Thiem?
Certo, lo conosco bene, ci ho giocato anche contro, e l’ho battuto in una finale di un Future. Lui era un ragazzino, ma aveva grandi colpi, grandi potenzialità. Sarà un match difficile, complicato ma non impossibile. Se lo pensassi, non avrei capito la lezione che viene da questo Roland Garros. Non ho più intenzione di pensare che un match, un torneo una vittoria, siano impossibili.

Sui tie break, niente paura?
Quello del quarto set è stato duro, lui spingeva a più non posso, io cercavo di fare altrettanto. Su uno dei match point mi è andato a prendere una palla con una volée quando credevo ormai di averlo passato. Lì ci sono rimasto male. Ma ho imparato a tirarmi su in fretta, e anche questa è una cosa che ho imparato in questi giorni. Ve l’ho detto. C’è un Ceck tutto nuovo in questo tennis.

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Giorgi, il piacere di stupire (Bertellino). Pure la Osaka cede allo stress (Scognamiglio). Osaka, il fallimento e le lacrime. E il Giappone già prende le distanze (Imarisio)

La rassegna stampa di mercoledì 28 luglio 2021

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Giorgi, il piacere di stupire (Roberto Bertellino, Tuttosport)

Offrire il meglio del proprio repertorio alle Olimpiadi. Per molti atleti un sogno, per pochi la realtà. Tra questi eletti sta emergendo nelle giornate di Tokyo 2020 la 29enne maceratese Camila Giorgi, n°61 del mondo, capace di vincere tre match consecutivamente contro avversarie di grossa caratura senza perdere nemmeno un set. Sta colpendo la numero uno azzurra per quella continuità di rendimento che spesso le ha fatto difetto in carriera impedendole di raggiungere traguardi che il suo talento avrebbe invece meritato. L’ultima a cadere sotto i suoi colpi è stata la ceca Karolina Pliskova, recente finalista a Wimbledon e n° 7 WTA. A Camila sono stati sufficienti 75 minuti per avere la meglio 6-4 6-2 sull’ex n° 1 del mondo. Il primo set è stato il più equilibrato, con break e contro-break iniziali (2-2), nuovo break dell’azzurra tenuto fino al termine con grande autorevolezza. La seconda frazione è stata invece un assolo della marchigiana, avanti di due break e a segno al primo match point. Meno errori gratuiti della rivale, 4 palle break convertite su 4, grande efficacia con la risposta e costante capacità di spostare da una parte all’altra del terreno di gioco la nobile avversaria, condizione che da sempre poco predilige: «Molto bene oggi – ha detto in zona mista al termine – con tanto ordine. Qualche errore per alcune scelte sbagliate, ma nel complesso tutto positivo. Una sfida molto diversa dall’ultima, giocata e vinta poco più di un mese fa a Eastbourne sull’erba. Lì la palla rimbalzava poco, qui il cemento restituisce di più». II prossimo ostacolo sarà l’ucraina Elina Svitolina, testa di serie n° 4 e da poco signora Monfils.

Pure la Osaka cede allo stress (Ciro Scognamiglio, La Gazzetta dello Sport)

 

Rimbomba l’eco del dolore di un popolo. Fortissimo. E chissà per quanto tempo ancora si sentirà. Questa doveva essere (anche) l’Olimpiade di Naomi Osaka, scelta per accedere il tripode – a forma di Monte Fuji – nella cerimonia inaugurale di venerdì scorso. Un pugno di giorni dopo, il mondo si è capovolto ed è finito dalla parte sbagliata: negli ottavi del torneo di tennis due rapidi set (6-1 6-4 in 68′) sono bastati alla ceca Marketa Vondrousova – numero 42 del mondo, finalista al Roland Garros 2019 – per sbattere fuori la campionessa idolo del Giappone, numero 2 del mondo. Un altro lutto sportivo da elaborare per il paese organizzatore al pari di quello per l’eliminazione dell’idolo della ginnastica Kohei Uchimura. Poche parole tra le lacrime, prima della fuga. Osaka ha detto: «Da tempo dovrei essere abituata a questa pressione, ma allo stesso tempo qui era più grande, anche a causa della pausa che mi ero presa. Non ho retto. Per me ogni sconfitta è una delusione, ma oggi sento che questa fa schifo più delle altre. Almeno, sono contenta di non avere perso al primo turno». L’ultima frase, prima ancora che di circostanza, suona surreale. Il resto è un romanzo pieno di nervi e lacrime, crisi esistenziali e fantasmi depressivi, paure e responsabilità insopportabili per una fuoriclasse capace comunque di vincere quattro tornei del Grande Slam, 2 Australian Open e 2 Us Open. Non si vede il cielo dal campo centrale, perché la pioggia ha obbligato alla chiusura del tetto, e con il senno del poi sembra un presagio. Non c’è luce nel cuore di Naomi, solo il buio. E il tema non è tanto riavvolgere la trama agonistica di un match in cul la favorita non ha mai trovato una contromossa alle palle corte della rivale, firmando 32 errori gratuiti. Semmai ricordare le origini della relazione non sempre facile tra Osaka e il Giappone a causa delle sue radici (è cresciuta negli Usa, da mamma giapponese e papà haitiano, è sempre stata contro il razzismo e ogni discriminazione) prima che il riconoscimento del ruolo di eroina le venisse certificato dal ruolo di ultima tedofora. Ad appena 23 anni. II massimo, così neanche il migliore degli sceneggiatori avrebbe potuto immaginare questo drammatico seguito. O forse sì? La fine di maggio 2021, in fondo, è l’altro ieri. Quando Naomi decide di disertare le conferenze stampa del Roland Garros, poi il ritiro dal torneo e la rivelazione: «Da dopo l’Us Open 2018 (primo grande trionfo, n.d.r.) soffro di lunghi periodi di depressione». Si era chiamata fuori pure da Wimbledon, mentre aveva deciso di confermare la presenza all’Olimpiade. Voleva che fosse ricordata per sempre e lo sarà, ma non per il motivo che desiderava.

Osaka, il fallimento e le lacrime. E il Giappone già prende le distanze (Marco Imarisio, Corriere della sera)

Quando Naomi Osaka si è avviata a testa bassa verso la rete, il capo della squadra di tennis giapponese ha cominciato a singhiozzare. All’inizio tenendosi la testa tra le mani e scuotendola, poi alzandosi e mostrando il viso rigato di lacrime, mentre si batteva sempre più forte con il pugno sulla bocca dello stomaco, quasi a simulare un seppuku, l’antica punizione che i samurai si infliggevano per espiare le proprie colpe. C’era un patto tanto implicito quanto crudele tra il Giappone e questa campionessa fragile cresciuta negli Stati Uniti, nipponica solo per parte di madre, che non parla la lingua del Paese che l’ha adottata. Tu avrai l’onore di accendere la torcia olimpica durante la cerimonia inaugurale, anche se non sei fino in fondo una di noi. Ma in cambio devi vincere, per diventare il volto di un Giappone moderno e cosmopolita. Soltanto che Naomi non sta bene. Al Roland Garros fu quasi obbligata dalla reazione violenta degli organizzatori dello Slam francese dopo il suo ritiro a rivelare l’esistenza di un disagio mentale che spesso sconfina nella depressione. All’esordio nel torneo olimpico, aveva rivelato di sapere dallo scorso marzo che sarebbe toccato a lei. E chissà se questa lunga attesa ha contribuito a scavarle dentro ancora di più. Ieri non è stata una partita di tennis, ma una agonia. Osaka non ha perso contro l’onesta Marketa Vondrousova, ma contro sé stessa, cedendo al peso che la opprime ormai da mesi. Stringeva il cuore, vederla mentre nella zona mista all’uscita dal campo tentava di trovare le parole. «Non sono stata capace di reggere questa pressione» è riuscita a dire. Gli occhi le si sono riempiti di lacrime. Non è riuscita a proseguire. Per lei il peggio deve ancora venire. C’erano due medaglie che per il Giappone dovevano contenere tutte le altre: Osaka e il ginnasta Kohei Uchimura, 7 medaglie olimpiche, campione a Londra 2012 e Rio 2016. Hanno fallito entrambi, ma solo per Osaka non ci sarà perdono. Mentre la aspettavano, i giornalisti locali già sostenevano in diretta che non essendo una vera giapponese, ignora cosa sia lo Shokunin, il termine che spiega la dedizione di questo popolo per il lavoro. La sua scelta era legata all’immagine di un Giappone più inclusivo e aperto. La sua sconfitta ha generato un’onda contraria non solo sui social. Molti commentatori hanno messo in dubbio la legittimità di una hafu, così vengono definiti i giapponesi di sangue misto, a rappresentare il Paese. All’improvviso, dopo una partita di tennis sbagliata, siamo tornati agli stereotipi, all’orgoglio nazionalista, con tanti saluti alla diversità. Dal finestrino della berlina nera che la portava via, sembrava quasi che Osaka stesse dando un’occhiata al Giappone che la giudicava. E intanto, continuava a piangere.

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Collins è la nuova regina di Palermo (Vannini)

La rassegna stampa di lunedì 26 luglio 2021

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Collins è la nuova regina di Palermo (Paolo Vannini, Corriere dello Sport)

Una finale vera, stizzosa anche, fatta di urla reciproche fra due giocatrici che ad Amburgo 20 giorni fa, se n’erano dette di tutti i colori. Ma alla fine è la favorita Danielle Collins a iscrivere il proprio nome sul 32simo Palermo Ladies Open e a diventare la prima americana a vincere il torneo siciliano. Il suo primo titolo Wta,

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Crolla sul piano fisico Elena Gabriela Ruse

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Ma la Collins ha replicato il copione della semifinale, rimontando nel 1° set da 2-4, con una serie di risposte di rovescio di altissima scuola. Nel 2°, la Rusé sul 2 pari ha avuto quasi un mancamento, sono intervenuti i medici con sosta di una decina di minuti, poco gradita dalla Collins che se n’è lamentata col supervisor ma non si è smontata e alla ripresa ha chiuso 6-4, 6-2. Oggi la sua classifica salirà fino al n. 35 del Mondo.

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Troppo caldo: Djokovic sposta l’orario del match (Mastroluca). La Collins spezza la meledizione (Vannini)

La rassegna stampa di domenica 25 luglio 2021

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Troppo caldo: Djokovic sposta l’orario del match (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

Ai Giochi Olimpici, diceva Pierre De Coubertin, l’importante non è tanto vincere quanto partecipare. Hugo Dellien, battuto da Novak Djokovic all’esordio nel torneo olimpico di tennis, ha confermato che il principio può valere ancora. Al momento della stretta di mano, infatti, gli ha chiesto la maglia come ricordo del giorno più importante della sua carriera. Il numero 1 del mondo l’ha accontentato, come il boliviano ha potuto documentare sui suoi profili social.

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Dopo la partita, Djokovic ha chiesto di iniziare il programma più tardi, rispetto all’orario fissato per le undici del mattino ora di Tokyo, a causa del caldo insopportabile all’Ariake Tennis Park. «Non capisco perché non partire alle tre del pomeriggio, ci sarebbero sette ore di luce almeno e poi ci sono i riflettori su tutti i campi» ha detto il numero 1 del mondo. CAOS CALDO. A causa del caldo estremo, la locale agenzia per l’ambiente ha invitato i cittadini a non praticare attività fisica all’aperto per il rischio di infarti.

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Anche il russo Danil Medvedev, numero 2 del mondo, si è lamentato delle durissime condizioni e ha protestato per la durata dei cambi campo, di soli sessanta secondi e non di un minuto e mezzo come nei tornei Atp. MARATONA SONEGO.II russo potrebbe affrontare negli ottavi Lorenzo Sonego, che sotto questo sole opprimente ha rimontato un set salvato un match point prima di completare il 4-6 7-6(6) 7-6(3) sul giapponese Taro Daniel, dopo una partita durata tre ore e sette minuti.

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Sonego è in stanza con i grandi amici Lorenzo Musetti e Fabio Fognini. BENE FOGNINI, KO ERRANI. Il ligure, che non ha partecipato alla cerimonia d’apertura senza pubblico e con le delegazioni in forma ridotta, ha sconfitto un altro giocatore di casa, Yuichi Sugita, sostenuto anche dal carrarino (che poi si è spostato a tifare Sinego), battuto invece dall’esperto australiano John Millman.

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Al prossimo turno, incontrerà il bielorusso Egor Gerasimov, numero 79 del mondo, che non ha mai incontrato in carriera. Il caldo ha messo in difficoltà anche la russa Anastasia Pavlyuchenkova, che ha chiesto assistenza medica durante il 6-1 6-0 su Sara Errani.

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La Collins spezza la maledizione (Paolo Vannini, Corriere dello Sport)

La prima finale della carriera per Danielle Collins, 27 anni, risultati eccellenti negli Slam (semifinale in Australia 2019. quarti a Parigi l’anno scorso), ma mai la soddisfazione di alzare un trofeo; la seconda in venti giorni per Elena Gabriela Ruse, romena esplosa con il successo di Amburgo partendo dalle qualificazioni, esattamente come adesso a Palermo.

[…]

Semifinali diverse per caratura e durata La prima si è trascinata per tre ore con la Ruse che contro la francese Dodin pareva avvertire la fatica, andava sotto di un set e nel secondo chiamava il medical time out.

[…]

Altra qualità nella sfida fra due tenniste che hanno frequentato le prime 25 del mondo. La Collins cambiava marcia vincendo sette giochi consecutivi dal 2-4 iniziale per la Mang, chiudendo il primo set con quattro fenomenali risposte di rovescio. La cinese sembrava non crederci più, e la statunitense, reduce ad aprile da un intervento per endometriosi, spezzava la maledizione delle semifinali perse. Un precedente fra le due, molto recente ad Amburgo: vinse la Ruse in tre set. BRONZETTI. Palermo ha consacrato la crescita di una nuova promessa italiana. l quarti di Lucia Bronzetti, i secondi di fila dopo Losanna, sono uno raggio di luce. Spiega Francesco Piccari, allenatore della 23enne riminese: «Fanno notizia questi 15 giorni, ma i miglioramenti di Lucia sono evidenti da almeno quattro mesi. Ha cominciato l’anno con due vittorie e una semifinale nei tornei minori e da allora ha preso fiducia.

[…]

“Ora riposerà per qualche giorno, ieri ha fatto il vaccino, poi ad Anzio prepareremo la stagione sul cemento. Per classifica non entrerà nei tornei americani pre-US Open, e giocherà direttamente le qualificazioni a New York”.

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