La stampa italiana celebra l'impresa di Cecchinato a Parigi

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La stampa italiana celebra l’impresa di Cecchinato a Parigi

“L’intruso eroe”. “Extraterrestre”. “Pannata è sicuro: ‘Può battere Thiem'”. “Nole rende onore: ‘Eccezionale anche nelle difficoltà'”. “Ho voglia di continuare a sognare”

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Marco di trionfo. Favola Cecchinato, lacrime di gioia
Bertolucci su Cecchinato: “Maturità da campione. Una meraviglia”

Cecchinato, l’intruso eroe (Gianni Clerici. La Repubblica)

Si era concluso l’ultimo punto di Cecchinato, mentre io mi trovavo al mio vecchio Club di villa Olmo a Como, e ammiravo incredulo il siciliano, dimenticando la ragione fondamentale, una visita alla mia nipotina Anita di 8 anni, desiderosa di mostrarmi il suo nuovo rovescio. Non era improbabile che, vedendomi sconvolto dal tie-break finale, qualche vecchio consocio mi rivolgesse una domanda addirittura ovvia, e cioè: «Hai mai visto qualcosa di simile, Gianni?». Ero abbastanza emozionato per la più che inattesa vittoria di Marco, del quale avevo appreso solo oggi il nome di battesimo, anche se Sartori me ne aveva parlato molto bene, e anche Brandi, che ai suoi tempi mi aveva visto squalificato come suo coach, perché gli davo consigli ad alta voce. Così ho pensato un minuto, e nella mia smemoria mi son venuti in mente altri due inattesissimi semifinalisti di Slam. Un giorno del 1977, a Dallas, avevamo disputato un torneo di giornalisti, e tra questi avevamo accettato come wild card un avvocato presentatosi col nome di McEnroe. Dopo il torneino, l’avvocato aveva invitato Rino Tommasi e me a colazione, e ci aveva detto che il suo bambino avrebbe esordito a Parigi e a Wimbledon. «Keep an eye on my boy, please», ci aveva chiesto. Così facemmo, ma ci rendemmo presto conto che McEnroe jr non aveva bisogno di incoraggiamenti. Dopo aver vinto il doppio misto al Roland Garros con Mary Carrillo, il giovane Mac partito dalle qualificazioni a Wimbledon aveva raggiunto addirittura le semifinali dove c’era voluto nientemeno che la testa di serie numero uno Connors per fermarlo. L’altra volta si collega al nome del simpaticissimo Kuerten, che pareva nato come Lacoste vicino allo stadio, tale era stata la sua disinvoltura da regolarista sul rosso nel battere via via Medvedev, Muster, e infine Kafelnikov, il numero 3 che io avevo pronosticato vincitore. A colpi di lunghissimi rovesci ingiocabili. «Forse – ho concluso – ci saranno stati altri giocatori, a ritrovarsi a loro agio in un momento tanto cruciale, da sembrar nati sul Philippe Chatrier come a casa, ma non li ricordo altrettanto bene». McEnroe a Wimbledon, Kuerten a Parigi e adesso Cecchinato. Ottima compagnia.

 

Extraterrestre (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Un lampo abbagliante che è come una lama conficcata nel cuore della storia e si nutre della favola di un ragazzo venuto dal nulla e capace in quattro settimane letteralmente indescrivibili di ribaltare il tennis e la propria vita. Djokovic, disperato, segue la prima a rete e Cecchinato lo uccella con una risposta di rovescio che si spegne all’incrocio delle righe, regalandogli il 13° punto, quello decisivo, di un tie break del quarto set inimitabile e spaventoso per intensità, qualità ed emozioni, e schiudendogli dopo 3 ore e 26 minuti le porte dell’empireo, quarant’anni dopo Corrado Barazzutti e l’ultima semifinale di un italiano in uno Slam. Ricordatevi di Jurgen Zopp, onesto operaio estone della racchetta, perché rischia di diventare uno di quei nomi ricorrenti nei racconti delle meraviglie che da qui in poi accompagneranno le gesta del Ceck. Fu lui, a Budapest, alla fine di aprile, a batterlo nell’ultimo turno delle qualificazioni, prima che la sorte lo riportasse in tabellone da lucky loser. Una rivoluzione talmente dirompente che il Cecchinato rinnovato si ritrova faccia a faccia con un trionfatore di 12 Slam e campione su questa terra appena due anni fa e per due set lo accompagna a scuola, tenendolo lontano dalla riga di fondo con l’aggressione fin dal servizio, disorientandolo sull’asse apparentemente più debole per lui, la diagonale di rovescio, e poi torturandolo di continuo con l’uso delizioso della smorzata. Non lo insidiano neppure tre set point per Nole sul 6-5 del secondo parziale, l’ultimo annullato con un dritto vincente da spellarsi le mani: nel primo tie break che ne consegue, Ceck si esalta con almeno tre vincenti. Dopo 102 minuti, perciò, c’è un uomo solo al comando e il suo nome è Marco, che a inizio anno era 109 del mondo e che fino ad aprile aveva vinto quattro partite ATP in sette anni. È comprensibile, dunque, che d’improvviso Cecchinato si ritrovi addosso la stanchezza, fisica e mentale, di un livello che ha imparato a conoscere e maneggiare solo dall’altro ieri. Il servizio balbetta, i colpi si accorciano e Novak, di certo lontano dai tempi d’oro, finalmente libera il braccio e ritrova profondità prima del tutto inesplorate. A cavallo fra terzo e quarto set il serbo inanella una serie di 20 punti a due, nel quarto si ritrova ben presto sopra di un break e con tre palle per andare 5-1 e probabilmente riprendersi partita e blasone. Macché. Torna il Cecchinato senza macchia e senza paura. Break nel nono game (con dritto vincente) e parziale portato un’altra volta al tie break. Qui, una battaglia che si era spenta si trasforma d’improvviso nel più palpitante match della stagione. Nole annulla il primo match point a Ceck con una volée di rovescio che muore sulla riga, si procura il primo set point con un’altra volée di pura opposizione e poi sono scintille, magie, polsi che tremano e occhi di tigre. Altri due set point serbi se ne vanno, altri due match point azzurri svaniscono, il killer instinct di Nole evapora in un paio di dritti spediti al cielo fino a quella risposta di rovescio che riscrive la storia e apre la prima pagina della leggenda di Marco, in lacrime non appena si rende conto dell’enormità dell’impresa, che lo innesta intanto al numero 27 del mondo. Con lui, piange a dirotto anche Francesco, il cugino che lo portò a Caldaro da Palermo per fargli respirare un altro tennis e mostrargli la via obbligata verso la maturazione. Nole lo abbraccia fraternamente e poi sarà assai tenero nei complimenti: «L’ha vinta lui, devo riconoscerlo, è stato migliore di me e ha giocato una partita straordinaria». La delusione tuttavia brucia, scotta, ferisce e l’antico guerriero adesso deve convivere con le ombre di un futuro di nebbie: «Non so se giocherò sull’erba». Sotto i colpi di Marco forse si è chiusa un’era.


E Panatta è sicuro: «Può battere Thiem» (Massimo Grilli, Corriere dello Sport)

«Thiem? Lo può battere, certo. Partirà ancora sfavorito, è chiaro, ma dopo tutto quello che ha combinato finora, Cecchinato può benissimo arrivare in finale». Sarà anche lontano dal tennis, fisicamente e mentalmente («confesso di avere visto solo il secondo set, del match con Djokovic »), ma a Panatta – l’ultimo trionfatore in campo maschile al Roland Garros, anno di grazia 1976 – continuano a non piacere i compromessi e le frasi di comodo. «Ho visto la sua partita contro Goffin, ed ho trovato Marco enormemente migliorato. E poi è in quello stato di grazia che consente ad un giocatore di fare delle cose straordinarie. Ti scatta qualcosa nella testa, succede poche volte ma è bellissimo. Sei in fiducia e pensi di poter battere chiunque. E qualche volta succede».

Come spiegare il successo su Djokovic?
Beh, Nole non è più quello di qualche anno fa, ma Cecchinato ha giocato uno splendido match, soprattutto di testa, senza mai tremare o sentire l’emozione. Davvero bravo. È un tennista moderno, con due fondamentali molto robusti e un servizio più che buono. Gli ho visto fare punti di forza e di tocco, lascia andare il braccio ma gli piace pure fare le smorzate. E poi è un gran lottatore molto ben allenato, di fisico ha retto alla grande fino alla fine.

Cecchinato tornerà a giocare venerdì. Due giorni di intervallo dopo una impresa come questa possono essere lunghissimi. Cosa deve fare per mantenere la concentrazione?
Non parlare con voi giornalisti! Scherzo, ma non troppo. Deve isolarsi dal mondo esterno, restare in contatto solo con il suo staff e i suoi parenti. Un bell’allenamento, tanto riposo, una doccia, e poi a letto presto. L’occasione è troppo importante.

Cosa aspettarsi dalla semifinale con Thiem?
Sono due picchiatori da fondocampo, l’austriaco se è in palla può fare davvero molto male. Cecchinato però deve provare a fare il suo gioco, senza pensare a quello che ha costruito finora, e secondo me se la può giocare. Mi piacerebbe che vincesse perché così nessuno mi chiederebbe più come mai i tennisti italiani non vincono più da quando ho vinto nel 1976.

I successi del tennista palermitano sono un buon segnale per il tennis di casa nostra.
Per prima cosa, sono un buon segnale per Cecchinato, per la sua carriera, per la sua umiltà che l’ha spinto a migliorarsi costantemente. Poi è chiaro, qualcosa si sta muovendo. Fognini è sempre lui, a Parigi ha sfiorato i quarti, c’è Berrettini che è un giovane promettente. Sì, speriamo di poter avere di nuovo a breve una squadra di Davis competitiva.

Questo entusiasmo per exploit dl Fognini a Roma e di Cecchinato a Parigi, le fa venire un po’ di nostalgia per le sue stagioni d’oro?
Assolutamente no. Forse per i miei 26, 27 anni… Resto orgoglioso per quello che ho fatto nel tennis ma la vita va avanti e bisogna guardare oltre, sempre.


Nole rende onore: “Eccezionale anche nelle difficoltà” (Valentina Clemente, Corriere dello Sport)

Se Djokovic è uscito dal campo con un mezzo sorriso, dopo aver abbracciato Cecchinato e avergli fatto i complimenti per la vittoria, il giocatore che è giunto in conferenza stampa è apparso completamente assente, vuoto e di poche parole. Certo la sconfitta, difficile da digerire, ha lasciato un solco profondo, ma quello che ora appare più difficile da disegnare ora è il seguito, perché lo stesso Nole non sa di cosa sarà fatto. «Non so quando tornerò in campo e non so neanche se giocherò Wimbledon. Ci sono momenti difficili durante la vita e a volte non hai neanche le parole per spiegarli. Sono appena uscito dal campo e non so cosa fare prossimamente. Dopo tutti gli sforzi fatti di recente, tra allenamento e lavoro fuori dal campo, questa sconfitta fa davvero male». Poco loquace sulla sua situazione, che sembra comunque di difficile risoluzione al momento e che lo potrebbe portare ad un periodo di stop, il serbo ha saputo onorare Cecchinato non solo per il risultato, ma per la forza mentale dimostrata in campo. «La sua performance è stata eccezionale, è riuscito a tirarsi fuori dalle difficoltà in maniera perfetta. Io ho avuto problemi sin dall’inizio e solo dopo che mi sono “scaldato” sono riuscito a gestire meglio i miei colpi. È un peccato che non sia riuscito a capitalizzare le mie opportunità sul 4-1 nel quarto set, ma Marco è riuscito a ritornare in partita ed il merito è tutto suo. Arrivare in semifinale non è da tutti, ma la cosa che mi ha più impressionato è il modo in cui ha affrontato questa sfida, come fosse una partita qualunque. Ha gestito i suoi nervi in maniera perfetta nei momenti chiave. Ora contro Thiem per me parte sfavorito, ma nel tennis non si sa mai». Già sparring partner, l’allievo sembra aver rubato in questa occasione la concentrazione al maestro, giocando la partita quasi a ruoli invertiti. «Ripeto, non so cosa non abbia funzionato, è stata una partita che si è decisa in alcuni momenti chiave e forse a me è mancata anche un po’ di fortuna».


“Ho voglia di continuare a sognare” (Daniele Azzolini, Tuttosport)

È tutto nuovo, anche le conferenze stampa, e Marco si lascia cullare, gioca anche lui con le domande che gli vengono poste. Quando può cerca la battuta.

Sarai fra i primi trenta, lo sai? Andrai a Wimbledon da testa di serie.
Buono per il mio avversario. Io sull’erba non sono granché.

Potrai prepararla meglio dell’anno scorso.
Questo sì, giocherò dei tornei, forse arriverò a Wimbledon che ne saprò qualcosa di più. Ma scusate, perché parliamo di Wimbledon? Sono in semifinale al Roland Garros. O sbaglio?

Nessun sbaglio. Hai vinto, ma se fossi andato al quinto?
Mi sarei sentito perduto. Conosco bene Nole, se ti agguanta non ti molla più. Non credo davvero che sarei stato io il favorito in un quinto set. Però, me lo sarei giocato con tutto me stesso, è quello che ho imparato a fare.

Quante altre cose hai imparato in questi giorni?
Tante, ma su tutte quella di propormi con il mio gioco, di usare tutto quello che so fare. Mi sento bene, sono in una condizione fisica ottimale, e questo mi fa stare tranquillo. La stanchezza c’è, ma ho voglia di continuare a sognare.

Djokovic ti ha abbracciato, alla fine del match…
È stato molto carino, è venuto dalla mia parte del campo, mi ha fatto i complimenti, mi ha detto di continuare cosa. Una persona in gamba, che sa accettare una sconfitta. Anche da questi atteggiamenti c e molto da imparare.

Conosci Thiem?
Certo, lo conosco bene, ci ho giocato anche contro, e l’ho battuto in una finale di un Future. Lui era un ragazzino, ma aveva grandi colpi, grandi potenzialità. Sarà un match difficile, complicato ma non impossibile. Se lo pensassi, non avrei capito la lezione che viene da questo Roland Garros. Non ho più intenzione di pensare che un match, un torneo una vittoria, siano impossibili.

Sui tie break, niente paura?
Quello del quarto set è stato duro, lui spingeva a più non posso, io cercavo di fare altrettanto. Su uno dei match point mi è andato a prendere una palla con una volée quando credevo ormai di averlo passato. Lì ci sono rimasto male. Ma ho imparato a tirarmi su in fretta, e anche questa è una cosa che ho imparato in questi giorni. Ve l’ho detto. C’è un Ceck tutto nuovo in questo tennis.

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Davis, sfida agli USA (Crivelli, Bertolucci, Mastroluca, Piccardi)

La rassegna stampa di venerdì 26 novembre 2021

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Contro Isner e Opelka è una sfida ai giganti (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Là, oltre le montagne. L’avventura dell’Italia verso il desiderio Davis realizzato solo nel 1976 passa attraverso l’impervia scalata delle vette americane: i 2.08 di Isner, numero 24 del mondo e quindi il meglio piazzato in classifica degli yankee, e i 2.11 di Opelka, il più alto del circuito insieme a Karlovic. Sinner e Sonego avranno bisogno degli scudi, perché di fronte si troveranno i migliori battitori del circuito secondo il rating Atp: per dire, Isner in stagione ha tenuto il 92,16% di game sul suo servizio (primo), Reilly l’88,33% (terzo). È vero che a Vienna, il mese scorso, Jannik seppe disinnescare Opelka e dunque possiede senz’altro le contromisure per affrontare i razzi a stelle e strisce, però la superficie del Pala Alpitour è assai rapida. Soprattutto, quando giochi contro bombardieri di quel genere, difficilmente puoi trovare il ritmo negli scambi e hai grande pressione sui tuoi turni di battuta, perché ogni palla break potrebbe costarti il set. Un discreto battesimo del fuoco per i due debuttanti azzurri, mentre gli statunitensi sono comodi nel loro passo profilo: «Non siamo assolutamente tra i favoriti – ammette candidamente Opelka – siamo cambiati, abbiamo vinto molti titoli in Davis, ma questo non ha nulla a che vedere con la squadra di adesso». John Isner ha risposto alla convocazione in Davis dopo tre anni: in mezzo, per lui, ci sono stati tre figli e un approccio totalmente diverso al tennis. Raccontato così: «La mia famiglia adesso è la priorità, ormai la mia programmazione quotidiana dipende dalle esigenze dei bambini, ovviamente quest’anno ho giocato poco ma sono abbastanza soddisfatto della mia stagione». Dietro la scelta di tornare c’è sicuramente il capitano, Mardy Fish, che i suoi giocatori adorano per la personalità e la finezza nelle relazioni umane. L’ex numero 7 del mondo, capace di qualificarsi alle Finals nel 2011, l’anno dopo piombò nel baratro degli attacchi di panico e dell’ansia, fino a ritirarsi nel 2015 per problemi di cuore legati allo stress: «Vivevo la ricerca del successo come un disagio». Fu il primo a denunciare la pressione legata alle aspettative e il mondo lo venne a sapere agli Us Open del 2012, quando si ritirò negli ottavi prima di giocare contro Federer: quell’episodio, e poi il suo percorso di vita fino alla completa redenzione psicologica, sono diventati un documentario («Untold») su Netflix.

La nuova Davis non ci favorisce. Ma rimaniamo tra i più forti (Paolo Bertolucci, La Gazzetta dello Sport)

 

Non chiamatela Coppa Davis. II nome è rimasto, ma la nuova formula introdotta nel 2019 ha completamente snaturato la manifestazione originaria. Certamente, la vecchia Davis portava addosso tutti i segni del tempo e aveva bisogno di una riforma, ma in questo modo si è cancellato tutto ciò che la rendeva affascinante: il tifo del pubblico di casa, le partite tre su cinque che potevano cambiare inerzia da un momento all’altro, le sfide incrociate tra i numeri uno e i numeri due. Paradossalmente, l’Italia attuale avrebbe beneficiato maggiormente dell’antico format anziché del nuovo: due top ten (Berrettini e Sinner) e altri tre giocatori di alto livello (Sonego, Fognini e Musetti) avrebbero consentito rotazioni profondissime nei quattro singolari e nel doppio, ma in ogni caso anche nella Coppa in versione rivoluzionata siamo nel poker delle squadre più forti e sono convinto che nel giro di tre anni conquisteremo il trofeo o comunque ci metteremo nella condizione di riuscirci. Per quanto riguarda le sfide che ci attendono quest’anno, è evidente che quella odierna contro gli Stati Uniti rappresenti già uno spartiacque decisivo. L’assenza di Berrettini è pesante, intanto perché stiamo parlando di un top player e poi perché attorno al nostro numero uno il c.t. avrebbe potuto compiere scelte più ponderate negli altri match, ma anche gli Stati Uniti senza Fritz perdono potenziale. Certo, sul veloce indoor il servizio di Isner e Opelka può fare paura, il pronostico è ravvicinato ma secondo me per talento e qualità l’Italia si fa preferire.

L’Italia sogna con Super Sinner (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

Scende in campo in maglia azzurra, Fabio Fognini. Si allena così, lancia un messaggio chiaro. Il nostro Davisiman è pronto a vestire ancora i panni del condottiero e guidare l’unica Nazionale con tre debuttanti in Coppa Davis fra le diciotto presenti alle Finals e distribuite tra Torino, Innsbruck e Madrid. Volandri gli ha parlato costantemente durante la sessione di ieri mattina. Negli ultimi giorni il capitano è particolarmente attento, prodigo di indicazioni e consigli per il più esperto dei singolaristi a disposizione. Non è escluso che possa decidere anche in singolare e non solo in doppio, anche perché Bolelli negli ultimi due giorni si è allenato poco, dopo essere stato involontariamente colpito al fianco da un compagno di squadra in una delle prime sessioni al Pala Alpitour. Il pubblico però aspetta Jannik Sinner. Il capitano ha fatto lavorare l’altoatesino soprattutto sul back di rovescio, sotto gli occhi degli appassionati che poi si sono accalcati per un autografo o un selfle. Sinner ha affascinato lo stesso Fognini, colpito dalla sua maturità. Un aspetto che ha attirato anche l’attenzione di Boris Becker: «Mi piacciono il suo tennis e la sua mentalità – ha rivelato al canale tv Eurosport nella versione tedesca – Il suo è un tennis mollo maturo, poi rimane molto calmo nelle fasi decisive delle partite. Forse quest’anno ha giocato troppo e si è stancato. Ma ha un grande talento e un enorme potenziale. Non sarei sorpreso se salisse ancora in classifica». […]

Sinner e i suoi fratelli alla scoperta della Davis sotto mentite spoglie (Gaia Piccardi, Corriere della Sera)

Chiamiamola pure, per convenzione, Coppa Davis. E proviamo a vincerla, da oggi a Torino, trascinati dalla gioventù straripante di Jannik Sinner rinvigorito dall’ossigeno purissimo delle Atp Finals e iniettati del fattore-casa di Lorenzo Sonego. Però è un’altra cosa. E’ un torneo per nazioni venduto dalla Federtennis internazionale al gruppo Kosmos di Gerard Piqué: nel 2019 ne fecero un Mundialito in sede unica (Madrid), viziato da una programmazione delirante e conquistato come da copione dalla Spagna, che quest’anno aveva rimpiazzato l’icona Rafa Nadal con il rampante Carlos Alcaraz, che però ieri è risultato positivo al Covid. Nel 2020 la pandemia spazzò via il torneo. Ci riprovano con sei gironi da tre squadre, spalmati in tre località diverse (Madrid, Innsbruck a porte chiuse e Torino), chi è fortunato potrà sfruttare il tifo locale, dalle semifinali in poi tutti in Spagna, a sbranarsi due set su tre per questa Coppa del Mondo che piace più ai giovani che ai maturi, perché non sanno (i giovani) cosa si sono persi con la morte della vecchia Davis. Che chiedeva un restyling necessario, di certo non l’eutanasia. Il business però non soffre di nostalgia, lo sport non aspetta i romantici, l’indiscrezione della manifestazione già venduta per i prossimi cinque anni ad Abu Dhabi, negli Emirati, come se fosse un gran premio di F1 o di moto, non fa una grinza. Oggi dalle 16 tocca a noi, la giovane Italia del neo capitano Filippo Volandri: tre ragazzi, Sinner, Sonego e Musetti, e due senatori, Fognini e Bolelli. Il debutto degli azzurri non sarà morbido. Dall’altra parte della rete ci aspettano gli Stati Uniti di Mardy Fish, il capitano che in un bel documentario di Netflix («Untold») ha alzato il velo su depressione e salute mentale nel tennis di alto livello, sulla scia di Naomi Osaka a Parigi e Simone Biles ai Giochi di Tokyo. E proprio contro gli Usa l’Italia si gioca il passaggio ai quarti di finale da prima del girone, con la possibilità di giocare lunedì, sempre a Torino. […]

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Sinner e l’Italia pronti (Bertellino). Simone l’intruso (Pierelli). Volandri: «Sarà un’Italia ambiziosa» (Grilli)

La rassegna stampa di mercoledì 24 novembre 2021

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Sinner e l’Italia pronti (Roberto Bertellino, Tuttosport)

L’Italia di capitan Filippo Volandri, alla prima esperienza in tale veste dopo la lunga storia targata Corrado Barazzutti, ha proseguito ieri gli allenamenti in vista del primo incontro della fase a gironi del Gruppo E di Coppa Davis, che la vedrà opposta agli Stati Uniti venerdì dalle 16 al Pala Alpitour di Torino. Non una passeggiata perché la squadra capitanata dall’ex professionista Mardy Fish, nonostante la defezione di Taylor Fritz, presenta degli ottimi singolaristi e un doppio affiatato composto da Rajeev Ram e Jack Sock. Salvo cambiamenti dell’ultimo minuto il primo singolarista azzurro sarà Jannik Sinner, al suo esordio in Davis, e il secondo Lorenzo Sonego, giocatore di casa. Sinner dovrebbe affrontane Reilly Opelka. Per Sonego dovrebbe esserci la sfida con Frances Tiafoe, sostituto di Fritz, sempre che il capitano USA non propenda per far giocare da numero 1 l’esperto John Isner. Il doppio azzurro è una garanzia e dovrebbe veder schierati Simone Bolelli e Fabio Fognini, capaci di vincere nel 2015 il titolo Slam agli Australian Open. Match dunque da affrontare con tanta attenzione e che potrebbe essere decisivo nel Gruppo E. Sabato Italia nuovamente in campo, e sempre dalle 16, contro la Colombia che hain Daniel Galan il miglior singolarista, giocatore dotato di un tennis completo che parte dal servizio e non disdegna le discese a rete, soprattutto sul veloce. Temibile anche il doppio della Colombia, composto da Cabal e Farah, abbinamento partito tanti anni fa dal circuito dei futures e salito alla posizione di coppia numero 1 del mondo. L’obiettivo è vincere il girone e arrivare nei quarti, programmati, sempre a Torino lunedì contro la vincente del Gruppo D che è composto da Australia, Croazia e Ungheria.

Simone l’intruso (Matteo Pierelli, La Gazzetta dello Sport)

 

L’Italia dei giovani, l’Italia dei Sinner e del Musetti che hanno messo le basi per illuminare d’azzurro il tennis per almeno un decennio, non dimentica chi ha “tirato la carretta” prima dell’avvento di una generazione d’oro, che è sbocciata all’improvviso. Così, dopo il forfait di Matteo Berrettini, ecco che il capitano Filippo Volandri ha dovuto richiamare Simone Bolelli, 36 anni, uno che ha esordito in coppa Davis nel lontano 2007, nella dolorosa sconfitta in Israele. E la cosa curiosa è che a Torino sarà una pedina molto importante perché, con questa formula, il doppio pesa parecchio nell’economia di una partita. E se – come sembra – Bolelli giocherà con Fabio Fognini, altro “ragazzino” di 34 anni, l’Italia potrà contare su due giocatori esperti che assieme hanno vinto tanto, con la perla di uno Slam storico, l’Australian Open 2015. Tra l’altro, la coppia Bolelli-Fognini è quella del famoso match finito alle 4.03 del mattino (la partita più “nottambula” della pluricentenaria storia della Davis) nel 2019 a Madrid, proprio contro gli Stati Uniti (Querrey-Sock) che ritroveremo venerdì. Simone Bolelli, la cul carriera è stata falcidiata dagli infortuni, ha ormai abbandonato il singolare per puntare sul doppio in cui è il miglior italiano in classifica (è numero 25) nonché uno dei più forti specialisti in circolazione: assieme all’argentino Maximo Gonzalez, a luglio, ha raggiunto la semifinale a Wimbledon e ha sfiorato la qualificazione alle Finals di doppio: lui e Gonzalez erano a Torino come riserve. E lì Bolelli è rimasto, dopo il forfait di Berrettini: «Da una parte sono contento perché potrò difendere i colori dell’Italia – ha detto nei giorni scorsi Simone -, dall’altra mi dispiace per Matteo perché si era meritato di partecipare lui. Cercheremo di non farlo rimpiangere». […]

Volandri: «Sarà un’Italia ambiziosa» (Massimo Grilli, Corriere dello Sport)

Da Torino a Torino. Il Master cede il testimone alla Coppa Davis, che scatta domani in tre città. Torna in campo l’Italia che non gioca dal marzo del 2020, quando a Cagliari gli azzurri superarono 4-0 la Corea del Sud garantendosi la partecipazione alle finali di Madrid, poi cancellate a causa della pandemia. Tornano in campo gli azzurri e in panchina c’è un nuovo capitano, Filippo Volandri, al posto di Corrado Barazzutti. E così, undici anni dopo la sua ultima apparizione da giocatore tocca al debuttante Volandri provare a spingere il nostro squadrone almeno fino alle semifinali di Madrid. Prime tappe, venerdi contro gli Stati Uniti, poi sabato la Colombia.

Dal 2010 al 2021, è ancora Davis. Volandri, si emozionerà?

L’emozione in un grande avvenimento c’è sempre, anche Roger a Wimbledon sente che l’atmosfera è diversa. Mi emozionavo da giocatore e succederà anche venerdì, però avendo avuto mesi per metabolizzare la situazione ho cominciato da tempo a studiare come gestire l’appuntamento. Certo, quando partirà l’inno, non so cosa succederà…

Non abbiamo purtroppo Berrettini, e ricordando il suo primo set con Zverev, poi vincitore del Master, è un’assenza pesantissima. II nostro numero 1 è Sinner, altro debuttante in Coppa Davis.

Jannik ha fatto enormi progressi quest’anno, a Torino mi è piaciuto molto come ha saputo reagire alla chiamata in campo, il clima che è riuscito subito a creare con il pubblico. Ha dimostrato grande maturità, ci aspettiamo molto da lui in una situazione come la Davis in casa, dove la pressione e il tifo possono esaltare ma anche deprimere se le cose non vanno bene.

Arriviamo a queste sfide con grandi ambizioni, ha già un’idea della squadra che schiererà contro gli Usa?

Sì, ce l’ho, ma certe sensazioni possono cambiare. Mi piace ripetere che i miei giocatori sono tutti titolari, grazie a una qualità molto alta. Avremo il tutto esaurito, un ambiente ideale, vogliamo e possiamo fare grandi cose. Per ora nulla è ancora deciso. Voglio rivedere i giocatori al lavoro e poi deciderò.

Sonego in campo davanti ai suoi tifosi può essere una spinta in più, ricordando anche le vittorie agli Internazionali, l’empatia che stabilì con il pubblico.

Lorenzo garantisce sempre un ottimo rendimento, poi con il pubblico sa esaltarsi ed esaltare. Sicuramente è uno dei nostri punti di riferimento. Il Pala Alpitour sarà una bolgia, però nello staff abbiamo anche psicologi che ci stanno aiutando a confrontarci al meglio con queste emozioni.

Non c’è Fritz, il numero uno degli Usa, però su questi campi veloci Isner e Opelka sono più che temibili.

La forma di Isner è un’incognita. È diventato papà da qualche settimana, ha rinunciato a qualche torneo. Opelka è sempre pericoloso, l’ho visto perdere contro Sinner a Vienna, in quella occasione Jannik ha risposto davvero alla grande. Fritz? Negli ultimi due mesi aveva battuto tutti i nostri, Sonego, Berrettini, Sinner. […]

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L’Italia di Sinner: “Grande gruppo. E io alle Finals sono cresciuto” (Crivelli). Sinner, una spinta in più. Matteo: “Vincete per me” (Mastroluca). Diego Nargiso: “Sinner, che carisma è perfetto per la Davis. Il girone? Molto duro” (Semeraro)

La rassegna stampa di martedì 23 novembre 2021

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L’Italia di Sinner: “Grande gruppo. E io alle Finals sono cresciuto” (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

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Venerdì e sabato, infatti, sempre al Pala Alpitour, gli azzurri del c.t. Volandri affronteranno Stati Uniti e Colombia nel Girone E delle finali a 18 squadre della Coppa, per assicurarsi un posto nei quarti che in caso di successo nel gruppo ci terrebbe in città. Alfiere L’unica conquista dell’Insalatiera, è storia, risale al1976 e sarà tra l’altro celebrata domenica durante il Torino Film Festival con la proiezione della docuserie «La Squadra» di Domenico Procatri e una serata di memorie con i quattro moschettieri di allora (Panatta, Barazzutti, Bertolucci e Zugarelli) e capitan Pietrangeli. A 45 anni di distanza, il sogno di tornare in vetta al mondo era più vivido che mai, con due top ten contemporaneamente (Berrettini e Sinner) per la prima volta nella storia del ranking e altri tre elementi (Sonego, Fognini e Musetti) di raffinata e talentuosa sartoria tennistica. L’infortunio di Matteo al Masters cambia un po’ le prospettive (al suo posto Bolelli, per rendere granitico il doppio), anche perché si gioca sulla stessa superficie, assai rapida, della Finals, ma l’Italia resta decisamente sopra la media nei pronostici, chiedendo l’illuminazione al nuovo leader Sinner, alla prima convocazione in assoluto ma profeta designato verso la terra promessa: «Sicuramente Matteo ci mancherà – ha detto in questi giorni – e le sfide che ci attendono saranno dure, ma non ci sono tanti Paesi che hanno un gruppo unito come ii nostro, una squadra incredibile, in cui ognuno vuole dare il meglio di sé. E poi giochiamo in casa, tireremo fuori più di quello che abbiamo, intanto ci teniamo sudi morale e questa sarà la nostra arma migliore. Ovviamente c’è la pressione, ma mi aspetto una bellissima atrnosfera. D’altronde la pressione c’è in ogni partita, ma l’ho avuta anche durante l’anno e credo di averla gestita bene: quando queste cose succedono da giovani, aiutano nella crescita».

 

[…]

Spigliato e sorridente, Sinner ha raccolto con orgoglio la bandiera di alfiere azzurro in Davis: «Le due partite giocate alle Atp Finals sono state una grande esperienza che mi ha spinto a crescere ancora. Lo ammetto, quando ho sostituito Matteo avevo pensieri negativi, con l’attesa e la tensione che avevo accumulato pensavo che avrei giocato male. E invece sono stati match splendidi, che anche tatticamente mi hanno lasciato qualcosa. E sicuramente avere il pubblico dalla tua parte ti dà molta energia: prometto che tutta la squadra saprà sfruttare la spinta del tifo». Intanto tra i convocati degli Stati Uniti, dopo la rinuncia di Fritz, rispunta Tiafoe, il “cattivo” di Vienna che girò a suo favore la partita di semifinale gigioneggiando con la folla fin oltre i limiti

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Sinner, una spinta in più. Matteo: ‘Vincete per me” (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

L’Italia si prepara per il debutto in Coppa Davis a Torino. Gli azzurri si sono allenati sui campi del Cral Reale Mutua in attesa dell’esordio contro gli Stati Uniti in programma al Pala Alpitour. Sabato 27, poi la sfida contro la Colombia. Se l’Italia dovesse vincere il girone, giocherà il quarto a Torino lunedì 29. Altrimenti, se sarà fra le due migliori seconde, per i quarti si trasferirà a Madrid. PALCO. In serata, poi, la squadra è salita sul palco del Teatro dei Ragazzi, non lontano dal Pala Alpitour; per il gala dei SuperTennis Awards, i premi Oscar del tennis italiano. Ci sono Jannik Sinner, Lorenzo Sonego, un elegantissimo Lorenzo Musetti in vestito nero e papillon, Simone Bolelli e Fabio Fognini

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VERSO LA DAVIS. Al posto di Taylor Fritz, infatti, giocherà Frances Tiafoe che l’ha battuto nella rocambolesca semifinale dell’ATP 500 di Vienna condusa fra le polemiche per suo atteggiamento fin troppo esuberante con il pubblico austriaco. Il formato infatti prevede che in singolare si affrontino i numeri 1 e i numeri 2 fra loro. Sinner, dopo il forfait di Berrettini, è il primo singolarista azzurro. Tiafoe, invece, è il terzo statunitense dopo John Isner (24) e Reilly Opelka (26). Dunque, Tiafoe potrebbe più facilmente sfidare Lorenzo Sonego, il padrone di casa che dovrebbe scaldare l’amosfera giocando di fronte alla famiglia e agli amici. Completano invece la rosa USA Jack Sock e Rajeev Ram, che dovrebbero essere chiamati in causa per il doppio. Nel girone anche la Colombia che schiera Daniel Galan e Nicolas Mejia in singolare e in doppio la coppia ex numero 1 del mondo composta da Juan Sebastián Cabal e Robert Farah. I due grandi amici sono già stati protagonisti a Torino delle Nino ATP Finals. GRANDE ASSENTE. Il grande assente è il numero 1 azzurro Berrettini, premiato per l’impresa dell’anno, la storica prima finale italiana a Wimbledon. «Mi sarebbe piaciuto essere lì, ma devo prendermi cura di questo corpo. Speriamo di chiudere in bellezza con la Davis, ci vediamo il prossimo anno ha detto il romano, ancora provato e deluso dopo l’infortunio che l’ha costretto al forfait alle Finals e in Davis, in un video-messaggio.

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Diego Nargiso: “Sinner, che carisma è perfetto per la Davis. Il girone? Molto duro” (Stefano Semeraro, la Stampa)

Diego Nargiso, ex davisman azzurro, oggi è una voce di SuperTennis, e ormai un rodatissimo intervistatore in campo. Diego, chi è il più bravo con le parole degli otto maestri? «Be’, Djokovic è fantastico, con lui devi prepararti sempre 2 o 3 domande in più perché te le brucia con la sua simpatia e i suoi siparietti. Medvedev è come gioca: con risposte mai scontate può lasciarti fermo». Zverev e Tsitsipas? «Sascha è molto educato, ma secco, poco fluido nelle interviste, Tsitsipas il più “americano” di tutti, sa che la gente vuole anche lo `show’ e risponde fuori dai denti, aiutato da una presenza incredibile»

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Rublev e gli altri? «Andrey è un finto cattivo, si nasconde dietro un aspetto freddo ma è molto simpatico. Ruud un bravissimo ragazzo, umile ma già campione, ‘Hubi’ è cortese ma un po’ scolastico».

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Parliamo di Davis: Sinner è un top 10, saprà diventare anche uomo di Coppa? «Sì. Tutte le sue prime volte le ha giocate sempre al massimo, dai Future ai Challenger, alle prime esperienze Atp, al debutto a Roma. È una qualità che hanno i campioni. Anche a Torino abbiamo visto come è riuscito a trascinare il pubblico. Lui va in campo senza pensare a chi ha davanti, anch’io ero un po’ così. Per me sarà un davisman perfetto, e il suo futuro è da n.1 del mondo». Con lui ci sarà un altro esordiente, Lorenzo Sonego. «Lore è un altro che si accende con il pubblico. Giocare nella sua Torino sarà un’emozione in più. Ma il nuovo formato ti stressa meno, non ci sono i match al quinto set: può essere un aiuto». Siamo nel girone con Usa e Colombia: la spunteremo? «È dura. Con Berrettini avrei detto sicuramente di sì, così possiamo farcela ma occhio a Tiafoe, che ha dei precedenti con Jannik, a Opelka e Isner che sulveloce fanno valere il loro servizio, al doppio forte di Sock e Ram». Lei era un grande doppista, chi schiererebbe? «Punterei sull’esperienza e la classe di Fognini e Bolelli».

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